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sabato 5 aprile 2025

313. PAUL-ÉMILE VICTOR, 1907-1995. Groenlandia orientale, 1934-35, 1936-37: Eschimesi Agmagssalik. Tra i Lapponi (Sami), 1939. Marocco, Martinica, Stati Uniti: 1940-1944. Nascono le Expéditions Polaires Françaises (EPF), 1947: Groenlandia, Polo Sud. A Bora Bora, Polinesia francese, 1977-1995. DA: LE GRANDI AVVENTURE DELL’ANTROPOLOGIA.. Vol. 3: da KNUD RASMUSSEN A ROSEBUD YELLOW ROBE

 

Paul-Émile Victor durante le prime ricerche etnologiche groenlandesi   

Cosa c'è nel libro:

INTRODUZIONE

1. KNUD RASMUSSEN, 1879-1933 (Danske Literaere Grönlands Ekspedition, Groenlandia 1902-1904: Eschimesi (Inuit) ; La nascita in Groenlandia; Le sette spedizioni Thule; Le prime quattro spedizioni: 1912-13, 1916-1917, 1919; La Quinta Spedizione, la più grandiosa di tutte: Groenlandia-Siberia, 1921-1924; Dall’Isola dei Danesi: molteplici indagini etnografiche, etnologiche, archeologiche; Rasmussen racconta; Sesta e Settima Spedizione: 1931, 1932-33) 

2. FRIEDRICH RATZEL, 1844-1904 (I viaggi, 1869-1875: Mediterraneo, Cuba, Messico, Stati Uniti; L’antropogeografia e la teoria dei cicli dei popoli: Völkerkreise; L’Ambiente) 

3. GLADYS AMANDA REICHARD (1893-1955): Tra i Navaho 

4. WILLIAM HALSE RIVERS, 1864-1922 (La Cambridge Expedition to the Torres Straits (CAETS), 1898: Australia, Nuova Guinea; Le caratteristiche che hanno fatto entrare di diritto la CAETS nella Storia dell’Antropologia; Tra i Toda dell’India e nelle isole Salomone, 1901-1908; La Grande Guerra, l’Oceania, in Gran Bretagna come Capitano Medico, 1914-1917)  

5. GÉZA RÓHEIM, 1891-1953 (Un “ponte” tra psicoanalisi e antropologia; Budapest; Melanesia, Australia centrale, Somalia e Arizona, 1919-1931; Il “Tempo del Sogno” tra gli aborigeni australiani)  

6. STEFANO SANTANDREA, 1904-1990 (Una consulenza per un raid fluviale (Nilo Azzurro) sportivo-etnologico, tra Etiopia e Sudan; Missionario-Etnografo-Etnostorico-Glottologo nel Bahr-el-Ghazal, sud Sudan, 1928-1957)

7. FRITZ SARASIN, 1859-1942 E PAUL SARASIN, 1856-1929 (Due facoltosi e potenti cugini svizzeri; L’epopea asiatica dei cugini Sarasin, Ceylon (oggi Sri Lanka), 1883-1925: Vedda; A Celebes (Sulawesi), 1893-1896: Buginesi, Macassaresi, Toraja; La nuova spedizione a Celebes del 1902-03 è possibile solo grazie all’intervento di un Reale incrociatore e della fanteria olandese; La ricerca del 1902-03: Toála; Fritz Sarasin e i Canachi della Nuova Caledonia, 1910-11; Paul Sarasin e l’Ecologia; Fritz Sarasin, Tunisi e Thailandia, 1923, 1931) 

8. ISAAC SCHAPERA, 1905-2003 (La carriera universitaria; Le ricerche sul terreno nel Bechuanaland (oggi Botswana), 1929-1950: Tswana) 

9. PAUL SCHEBESTA, 1887-1967 (Nell’Africa orientale portoghese (Mozambico), 1912-16; In Malesia, 1924-25: Semang e Sakai; Congo, 1929-1930; 1934-1935: Pigmei dell’Ituri; Filippine, 1938-39 e 1949-50: Negritos; “Baba wa Bambuti” è ancora una volta in Congo, tra i Pigmei dell’Ituri, 1954-55) 

10. CHARLES G. SELIGMAN, 1873-1940 (La partecipazione alla Cambridge Expedition to the Torres Straits, 1898: Australia, Nuova Guinea; Nuova Guinea, 1904; Il sistema commerciale del kula: Massim; A Ceylon, assieme alla moglie Brenda, 1906-07: Vedda e Tamil ; Sud Sudan e Kordofan meridionale, 1909-10, 1911-12, 1921-22: Dinka, Shilluk, Nuer, Bari, Anuak, Acholi, Baria, Lario, Gwallam, Madi, Moru, Lango, Latuka, Langerio, Eliri, Lafofa, Talodi, Shambe, Gwola, Gura) 

11. BALDWIN SPENCER, 1860-1929 e FRANCIS J. GILLEN, 1855-1912 (Cursus honorum di Baldwin Spencer; Spedizione nell’Australia Centrale, 1894; Incontro ad Alice Springs, nel centro dell’Australia, con Francis J. Gillen, 1894; Da Alice Springs le ricerche di Spencer e Gillen tra gli aborigeni australiani, 1894, 1895, 1896, 1897; Le ricerche tra gli aborigeni proseguono attraversando da sud a nord tutto il continente australiano, 1901, 1911: Arunta et alia. La morte di Gillen nel 1912. Spencer ancora nel centro dell’Australia: 1922, 1926; Spencer muore tra i fuegini della Terra del Fuoco, 1929) 

12. VILHJALMUR STEFANSSON, 1879-1962 (Islanda, 1904-05; Alaska e Artico occidentale canadese, con la Anglo-American Polar Expedition, 1906-07; Artico occidentale canadese, 1908-12: Eschimesi del Mackenzie e del Rame; La Canadian Arctic Expedition (CAE), la più lunga esplorazione polare della Storia, tra Alaska e Artico canadese, 1913-18; L’odissea della Karluk) 

13. LAURA MAUD THOMPSON (1905-2000) (Figi, Germania e Guam: 1933-1939; Indiani d’America: 1941-1947; Islanda: 1952, 1960) 

14. SIR LAURENS VAN DER POST, 1906-1996 (Tra Africa e Europa; Nella Seconda Guerra Mondiale, prigioniero dei giapponesi, rischia l’esecuzione, poiché appartenente allo spionaggio britannico; Spedizione nel Nyasaland (oggi Malawi), 1949; Spedizione nel deserto del Kalahari, Bechuanaland (Botswana), 1955: Boscimani) 

15. PAUL-ÉMILE VICTOR, 1907-1995 (Groenlandia orientale, 1934-35, 1936-37: Eschimesi Agmagssalik; Tra i Lapponi (Sami), 1939; Marocco, Martinica, Stati Uniti: 1940-1944; Nascono le Expéditions Polaires Françaises (EPF), 1947: Groenlandia, Polo Sud; A Bora Bora, Polinesia francese, 1977-1995) 

16. VICTOR WOLFANG VON HAGEN, 1908-1985 (Messico, 1931-32; Arizona, 1933; Tra i cacciatori di teste Jivaros dell’Equador, 1934; Galapagos, 1935; Strada Reale incaica, 1954-55; Ripercorrendo le strade romane: Italia, Algeria, Tunisia, Libia, Egitto, Spagna, Francia, Balcani, Medio Oriente, Inghilterra, Germania, Nord Africa, Grecia e Turchia, 1962-1967; La strada reale Persiana, 1974-75: Turchia, Iraq, Iran) 

17. CAMILLA HIDEGARDE WEDGWOOD (1901-1955) (Londra, Cambridge; Australia, Sud Africa, Londra: 1928-1932; Nuova Guinea: 1934, 1935; Isola di Nauru: 1935; Di nuovo in Australia, Papua e Nuova Guinea: 1935-1947; Australia: dal 1949) 

18. DIEDRICH HERMANN WESTERMANN, 1875-1956 (Togo, 1900-03, 1907: Ewe; Senegal e Sud Sudan, 1910-13: Gbe, Nuer, Kpelle, Shilluk, Dinka, Golo, Zande, Haussa e Guang; Liberia, 1914: Gola, Kpelle, Mende) 

19. EDWARD MOFFAT WEYER, 1904-1998 (La Stoll-McCracken Siberian Arctic Expedition, isole Aleutine, Mare e Stretto di Bering, 1928: Aleuti; Ricerche archeologiche e antropologiche nel Sud-Ovest degli USA, 1929: Navaho; Peary Memorial Expedition, Groenlandia, 1932: Eschimesi (Inuit); Brasile, 1953: indios Chavante e Camayurà; Svezia e Messico, 1956: Lapponi (Sami) e Lacandoni; Arizona, 1957: Navaho) 

20. PAUL WIRZ, 1892-1955 (Nuova Guinea, tra il 1915 e il 1955: Marind-Anim, Asmat; Canarie, Tibet, Caraibi, Ceylon, India, isole Salomone, Indonesia, tra il 1938 e il 1955)  

21. ROSEBUD YELLOW ROBE (1907-1992) (South Dakota; New York: 1927).  

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15. PAUL-ÉMILE VICTOR, 1907-1995 

 Suo è stato il primo libro sull’Artico e sugli eschimesi letto da ragazzo, nella prima metà degli anni ‘1960: Banchisa. Il giorno senz’ombra del 1955 (1939). 

Racconto delle sue prime ricerche (1934-35, 1936-37) effettuate tra un gruppo di cacciatori artici della costa orientale groenlandese, scoperto solo nel 1884. 

Da allora ho iniziato ad apprezzarlo, sia in letteratura, che assistendo ai suoi numerosi, ben confezionati, documentari televisivi. 

 Pev, acronimo dall’assonanza vagamente “plastica”, come semplicemente lo chiamarono coloro che gli furono più vicini, nel contempo è stato etnologo, esploratore e polarista. 

Attratto in ugual misura dai deserti ghiacciati degli opposti “confini del mondo”, nell’ultima parte della sua vita vivrà in Polinesia. Realizzando, così, l’altro suo sogno da bambino... 

 Paul-Emile Victor nasce a Ginevra, in Svizzera, nel 1907 (...)

(...) è la Francia che gli deve riconoscenza per quanto di straordinario ha fatto tra i due Poli (...), in decenni di esplorazioni scientifiche effettuate dalle sue EPF: Expéditions Polaires Françaises, la cui denominazione si completa con: Missions Paul-Emile Victor... 

 Un’eccezionale “creatura” che dirigerà per ben ventinove anni, dal 1947 al suo ritiro (1976), e che darà luogo a 150 missioni, di cui ne comanderà personalmente 17 al Polo Sud e 14 in Groenlandia. Impiegando 4-5.000 uomini, compresi 2.500 ricercatori, oltre agli equipaggi di aerei, elicotteri e battelli… 

(...) Approfondendolo, veniamo a sapere che Victor è stato un Innovatore: massiccio impiego di mezzi meccanici; 

Mobilizzatore di uomini in favore delle EPF: autorità, scienziati, tecnici, Esercito, Marina, stampa, opinione pubblica; 

 Organizzatore: procura risorse finanziarie e personale, supervisiona l’acquisto di materiali, coordina i gruppi, si circonda di collaboratori competenti (...) 

Comunicatore: oratore e divulgatore di talento, ha un’innata predisposizione per il racconto ed è consapevole del ruolo giocato dai media per ottenere il supporto delle autorità (...)

 Inoltre è un ottimo Fotografo e Documentarista e si servirà ampiamente di radio e televisione.

 Victor trascorre l’infanzia a Saint-Claude, nell’Alto Giura (...)

(...) Nel granaio, dove spesso si rifugia, legge libri e articoli su avventure, esplorazioni, etnologia. 

Appassionandosi ai Poli e alla Polinesia. 

(...) Nel 1928 entra nella Scuola Nazionale di Navigazione Marittima di Marsiglia, per poi passare, nel 1929-30, alla Marina Militare come aspirante tenente. 

 (...) Nel 1931 ottiene il brevetto di pilota d’aereo. 

In seguito segue i corsi dell’Istituto di Etnologia del Museo di Etnografia del Trocadéro (futuro Museo dell’Uomo), interessandosi alla Polinesia e attratto particolarmente dalle lezioni del celebre Marcel Mauss (1933). 

Laureatosi in Lettere, si diploma anche in Etnologia nel 1934. L’anno in cui, grazie a Paul Rivet, direttore del Museo, incontra l’altrettanto famoso polarista Jean-Baptiste Charcot. 

Due figure che, assicurandogli un doppio patrocinio (...), saranno di importanza fondamentale per il suo futuro. 

Groenlandia orientale, 1934-35, 1936-37: Eschimesi Agmagssalik 

 Nel 1934, assieme a tre compagni (antropologo Gessain, geologo Perez, cineasta Matter), si imbarca sul Pourquoi pas?, storica nave del Comandante Charcot. 

 Sbarcando sulla remota e infida costa orientale della Groenlandia, dove rimane per un anno tra i poco conosciuti eschimesi di Agmagssalik, scoperti solo nel 1884. 

Qui Victor segue alla lettera i suggerimenti del Maestro: essere curioso, annotare, disegnare e fotografare tutto. 

(...) Tornato in Francia nel 1935, riscuote un ampio successo, grazie alle numerose conferenze e articoli sulla ricerca. 

Nel 1936 con Gessain, Perez e il danese Knuth è nuovamente sull’isola. 

 Attraversato da ovest ad est l’inlandsis per 800 km, su slitte trainate da cani, e rimasto solo, per un anno vive in una famiglia a Kanghersetoatsiak “come un eschimese tra gli eschimesi”. Alla fine si esprimerà perfettamente nel dialetto inuktitut locale (...), 

Tornato in patria, riporta 4.000 reperti etnografici al Museo. Ottenendo, ça va sans dire, ulteriore successo in campo scientifico e popolarità. 

 Nel 1938 con un raid transalpino da Nizza a Chamonix su slitte dimostra come le tecniche di trasporto eschimesi possano vantaggiosamente applicarsi in caso di inverni eccezionalmente rigidi in Europa. 

 Tra i Lapponi (Sami), 1939 

 Nel 1939 studia i Lapponi nel nord di Norvegia, Svezia e Finlandia. Poi lo scoppio della guerra (...)

Richiamato dalla Marina, presta servizio come assistente dell’Addetto Navale a Stoccolma. 

 Marocco, Martinica, Stati Uniti: 1940-1944 

 Dopo l’armistizio (1940), è prima incaricato di missioni etnologiche in Marocco e Martinica, poi si trasferisce negli Usa (1941).

 Diventando tenente nell’Air Force (1943) e pilota e istruttore nella Scuola di Addestramento Polare, dopo aver seguito corsi di paracadutismo (1944). 

In quest’anno crea una squadra di “ricerca e soccorso” per Alaska, Canada e Groenlandia e ottiene la cittadinanza americana. Torna infine in Francia (...). 

Nascono le Expéditions Polaires Françaises (EPF), 1947: Groenlandia, Polo Sud 

 Grazie al suo carisma, al talento per le relazioni pubbliche, ad un’abile campagna di stampa e all’appoggio del Ministro dell’Economia, nel febbraio del 1947 nascono le Expéditions Polaires Françaises (EPF). 

Il governo è stato convinto dell’utilità scientifica e strategica di una spedizione scientifica meccanizzata in Groenlandia, alla quale Victor ne aggiunge una seconda verso la Terra Adelia (Polo Sud), scoperta nel 1840 da Dumont d’Urville, per riaffermarvi la sovranità della Francia. 

 Così il Consiglio dei Ministri: “accetta il principio di inviare spedizioni polari francesi nell’Artico e nell’Antartico” (...). 

 La prima missione antartica del 1948-49 (...) fallisce, perché i ghiacci bloccano la nave Commandant Charcot. 

Solo nel 1950 Liotard e Douget potranno piantare la bandiera francese nella Terra Adelia. 

 Nel 1951, in qualità di Consigliere Speciale dell’esercito statunitense per la Groenlandia, scopre che l’inlandsis, l’immenso ghiacciaio che la ricopre, è composto da tre grandi “isole”. 

Nel 1952-53, sempre in questa veste, partecipa alle campagne dell’Operazione Nord. 

(...)  Victor andrà per la prima volta nel 1956 al Polo Sud, dove nel 1959 sarà costruita la base permanente francese d’Urville. 

Anno in cui il governo dà formali assicurazioni circa la continuità delle spedizioni al Polo Sud, che avranno cadenza annuale fino al 1975-76. 

Nel 1955-1960 concepisce la grandiosa ECIG (Expédition Glaciologique Internationale au Groenland)

Sulla scia delle spedizioni EPF, che ne conservano la leadership, le missioni diventano infatti internazionali (...). 

Nel 1959 Victor dirige quella principale. 

Ottenendo riconoscimenti da tutto il mondo, per via della logistica perfetta e del sistematico e integrale studio dell’inlandsis. 

 A partire dal 1962 si interessa alla difesa dell’Uomo e dell’Ambiente. 

In quest’ambito fonda nel 1974 un suo Gruppo, al quale aderiranno personalità come Cousteau, Herzog, Tazieff. 

 A Bora Bora, Polinesia francese, 1977-1995 

 Nel 1977 realizza infine il sogno polinesiano. 

Andando a vivere sull’isolotto deserto di Motu Tane, all’interno della laguna della fascinosa Bora Bora, nell’arcipelago francese della Società. 

(...) Dieci anni dopo, ad 80 anni, torna al Polo Sud. 

Poi (...) raggiunge anche il Polo Nord! 

 Nel 1995 Victor muore sull’isolotto ad 87 anni. 

Come era suo desiderio, con ogni onore riceverà il classico funerale della marineria: la salma sarà fatta scivolare nell’oceano dalla fregata Dumont d’Urville… 

LE GRANDI AVVENTURE DELL’ANTROPOLOGIA

Antropologi culturali, sociali, fisici, applicati, etnologi, etnografi, etnomusicologi, etnostorici 

Vol. 3: da KNUD RASMUSSEN A ROSEBUD YELLOW ROBE (E-Book e versione cartacea, 188 pp, 124 note, 157 immagini)


E-Book https://www.amazon.it/dp/B07L5PFFF1


Versione cartacea https://www.amazon.it/dp/1790972345

martedì 1 aprile 2025

312. NARSAQ (COSTA OCCIDENTALE DELLA GROENLANDIA MERIDIONALE, DANIMARCA). Dalla caccia alle balene dei “preistorici” THULE a quella degli odierni KALAALLIT. La Groenlandia Occidentale e la caccia alle balene nello Stretto di Davis. DA: BALENE E BALENIERI, TRA NORD ATLANTICO, PACIFICO SETTENTRIONALE, MAR GLACIALE ARTICO. VAGABONDAGGI ALLA RICERCA DELLE TESTIMONIANZE DELL’ERA DELLA CACCIA ALLE BALENE

  

La cittadina groenlandese meridionale di Narsaq, già Nordprøven
(© Franco Pelliccioni)

Cosa c'è nel libro: 

1. PREMESSA ; 2. INTRODUZIONE - LA CACCIA NELLA PREISTORIA: ALTA, NORD NORGE - I BALENIERI E L'ESPLORAZIONE - LA CACCIA ALLE BALENE, TRADIZIONALE ATTIVITÀ ECONOMICA DI ALCUNE COMUNITÀ MARITTIME EUROPEE 3. LA CACCIA ALLE BALENE PRESSO ALCUNE POPOLAZIONI AUTOCTONE AMERICANE 4. GLI AVVISTAMENTI DI BALENE; 5. LA CACCIA ALLE BALENE: STORICA- NELLA COLOMBIA BRITANNICA (CANADA) - A SAINT-PIERRE ET MIQUELON (FRANCIA) - LE STAZIONI BALENIERE DI TERRANOVA (PROVINCIA DI TERRANOVA E LABRADOR, CANADA) - LE STAZIONI DI CACCIA ALLE BALENE DEL CUMBERLAND SOUND - KEKERTEN, IL CUMBERLAND SOUND E L’INIZIAZIONE ANTROPOLOGICA SUL CAMPO DI FRANZ BOAS - NELLE ISOLE SHETLAND (SCOZIA, UK) - NELLE ISOLE ORCADI (SCOZIA, UK) - NELLE ISOLE SVALBARD, NORVEGIA - NELLE EBRIDI ESTERNE (SCOZIA, UK) 6. LA CACCIA ALLE BALENE: ATTUALE - IQALUIT (GIÀ FROBISHER BAY, ISOLA DI BAFFIN, ARTICO ORIENTALE, NUNAVUT, CANADA) - A RESOLUTE BAY (OGGI QAUSUITTUQ, CORNWALLIS ISLAND, HIGH ARCTIC, NUNAVUT, CANADA) - NARSAQ (COSTA OCCIDENTALE DELLA GROENLANDIA MERIDIONALE, DANIMARCA) - NELLE ISOLE FÆR ØER (DANIMARCA): IL GRINDADRÁP, LA CACCIA COMUNITARIA - IN ISLANDA - IN NORVEGIA, QUANDO LA CACCIA ALLE BALENE NON È COSÌ PUBBLICIZZATA, COME L’ISLANDESE, LA FAROESE (O LA GIAPPONESE) 7. BALENE, UNA SCHEDA PICCOLE: MEDIE: GRANDI: 8APPENDICE LA CACCIA ALLE BALENE NELL’ARCIPELAGO DI MADEIRA (PORTOGALLO), 1941-1981 IL GIGANTESCO FLOP DELLA CACCIA ALLE BALENE NELL’ARCIPELAGO DELLE CANARIE (SPAGNA), 1784-1806 9. BIBLIOGRAFIA

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NARSAQ (costa occidentale della Groenlandia meridionale, Danimarca) - 

Dalla caccia alle balene dei “preistorici” Thule a quella degli odierni Kalaallit 

 Dopo aver visitato sulle due sponde dell’Eiriks Fjord (oggi Tunugliafirdik) quanto rimane dell'Østerbygden, l’insediamento orientale vichingo: prima Brattahlið (con la fattoria di Eirík il Rosso - Eirík Rauði - e la chiesa di Thjóðhild), poi la Cattedrale di Gardar (oggi Igaliko), mi porto verso la foce di uno dei fiordi della frastagliatissima costa occidentale della più grande isola del mondo. 

Il paesaggio che osservo assomiglia molto all’Inside Passage, tra Colombia Britannica e Alaska sud-orientale, che molti anni addietro avevo navigato (cap.4). 

Ho infatti intenzione di raggiungere Narsaq sulla punta della sponda orientale del fiordo. 

Dopo Qaqortoq (già Julianehaab), capoluogo del distretto, localizzato poco più a sud, è il centro più importante della Groenlandia Meridionale. 

 Rispetto ad altre cittadine groenlandesi, l’insediamento è relativamente recente. 

 Nordprøven, così all’inizio si chiamava, venne fondata nel 1830 come succursale commerciale della vicina Julianehaab, poiché dotata di un porto naturale, in grado di ospitare navi importanti. 

 Così i locali cacciatori di balene e foche riusciranno a barattare grasso e pelli, con caffè, zucchero, pane e grano saraceno.

Anders La Cour Vahl, Direttore dell'Ufficio Turistico di Narsaq, mi guida nella visita a quella che è considerata la “perla della Groenlandia meridionale”. 

Così sono anche in grado di osservare, alla periferia della cittadina, i resti di alcune tombe del popolo dei “cacciatori di balene” di Thule. 

Mentre nel Narsap Katersugaasivia, il piccolo Museo adiacente al porto vecchio, ospitato all’interno del vecchio spaccio danese, posso apprezzare, sia le ricostruzioni storiche vichinghe, con relativi reperti originali, che la cultura Inuit. 

Testimoniata anche dall’esposizione di alcuni kayak e da un grande umiak. 

Probabilmente l’ultimo esistente nella comunità e, a suo tempo, utilizzato anche per la caccia alle balene (...)

(...)     La Groenlandia Occidentale e la caccia alle balene nello Stretto di Davis 

 Gli Inuit dall’inizio del XVIII secolo avrebbero avuto parecchie occasioni di osservare il sopraggiungere annuale delle navi degli upernaallit (“gli uomini della primavera”). 

Balenieri europei ed americani, che risalivano le coste dell'isola, per dare la caccia ai cetacei. 

 Già nel 1700 i balenieri americani erano presenti nello Stretto di Davis, tallonati mezzo secolo dopo dai britannici. 

Mentre la colonizzazione danese dell’isola prenderà le sue prime mosse un paio di decenni più tardi, nel 1721. 

Quando verrà attrezzata una nave come baleniera. 

Più tardi nell’isola verrà imposto il monopolio commerciale del Den Kongelige Grønlandske Handel (1776), come già era avvenuto per l’Islanda e le isole Fær Øer. 

Nel frattempo (1770) lungo la costa erano state già fondate alcune stazioni baleniere. 

Alla fine del 1780 otto stabilimenti utilizzavano 12 navi e un numero imprecisato di barche, impiegando un folto numero di addetti, sia europei, che nativi. 

 La guerra tra Danimarca-Norvegia e l'Inghilterra (1807-1814) impose un freno alla caccia. 

Anche se i balenieri danesi erano ancora attivi sul finire del XIX secolo.

DA: BALENE E BALENIERI, TRA NORD ATLANTICO, PACIFICO SETTENTRIONALE, MAR GLACIALE ARTICO.     VAGABONDAGGI ALLA RICERCA DELLE TESTIMONIANZE DELL’ERA DELLA CACCIA ALLE BALENE

(163 pp., 156 foto, 79 sono dell'A.)

E-Book: https://www.amazon.it/dp/B0C446WJWH

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TUTTI I DATI (ECONOMICI, STATISTICI, DEMOGRAFICI, ETNOGRAFICI, ECC.) CONTENUTI NEI MIEI LIBRI SONO STATI ACCURATAMENTE VERIFICATI, INTEGRATI E AGGIORNATI AL MOMENTO DELLA LORO PUBBLICAZIONE.


sabato 22 febbraio 2025

310. A PROPOSITO DEL MIO ULTIMO LAVORO IN CORSO DI ELABORAZIONE: PIRATI, CORSARI E CONTRABBANDIERI, TRA ATLANTICO DEL NORD E MEDITERRANEO, XV-XIX SECOLO. IL SINGOLARE ITINERARIO DELL’AUTORE, ALLA SCOPERTA DI LUOGHI, AVVENIMENTI, “COSE NOTEVOLI” E PERSONAGGI, CHE HANNO CARATTERIZZATO UNO DEI LATI OSCURI DELL’UMANITA’

 

Mercato di Fèz, 1932 di fronte alla Bab Semmarine

(foto Walter Mittelholzer, ETH-Bibliothek, Zurigo)

Dalla Premessa

(...) Infine ho dovuto suddividere il libro in due volumi (Atlantico e Mediterraneo). Poiché, al già considerevole materiale riguardante l’Atlantico, alla marocchina Rabat (e Salé) ho aggiunto anche le altre tre città imperiali: Meknès, Féz e Marrakech. Per la presenza di mercati e prigioni riservate agli schiavi europei, catturati dai corsari di Rabat-Salé.
Ogni capitolo è corredato da una rapida presentazione  dell'isola-arcipelago-città. 

2. Prima di iniziare, uno sguardo alle “tappe” e “cose” salienti, che il lettore troverà nelle pagine dei due volumi

Nel corso del nostro lungo viaggio, ci imbatteremo nei luoghi dove si tenevano i mercati di schiavi: Istanbul, naturalmente, ma anche Marrakech, Tunisi, Heraklion, Malta, Rabat. Qui, assieme ai turisti, passeggeremo lungo un’importante e affollata strada stracolma di negozi. Il suo nome è Rue de Consuls. Vi risiedevano i Consoli europei, che cercavano di riscattare gli schiavi cristiani. Il cui mercato era pochi passi più avanti, sul piazzale, al termine della via.

Poi apprenderemo come uno più importanti Sultani del Marocco non disdegnasse di utilizzare una flotta di un centinaio di navi per approvvigionarsi di schiavi bianchi. Nel contempo schiavizzando gli africani sub-sahariani, che entreranno a far parte dell’Abīd al-Bukhārī, la “Guardia Nera”, la sua Guardia personale. Ed è lo stesso che nel suo Palazzo di Meknès, grande come una città, per anni avrebbe tenuto gli schiavi cristiani all’interno delle matamore (maṭmūra), le prigioni sotterranee. Mentre in superficie, a non molta distanza, un’abitazione ospiterà i diplomatici europei là inviati per riscattarli. 

In Islanda ci attrarrà una statua scolpita in un modo del tutto originale. Rappresenta una schiava dei corsari barbareschi. Ma ci colpiranno anche altre statue. Ad esempio, quelle erette in onore di famigerati corsari, a Saint-Malo, come ad Istanbul. 




sabato 25 gennaio 2025

39 TER. Attraverso la giungla equatoriale si costruisce in Congo una pista di centinaia di chilometri, grazie al millenarismo collegato a Bula Matari, l'esploratore Stanley. Da: GRANDI RAIDS AUTOMOBILISTICI DELLA STORIA: QUANDO L’AVVENTURA SI FA LEGGENDA. LA PECHINO-PARIGI E LE “CROCIERE” CITROËN, TRA AFRICA, ASIA E AMERICA DEL NORD

 

La colonna della Crociera Nera davanti alla residenza del Governatore, Stanleyville, Congo Belga (12 marzo 1925)

Cosa c'è nel libro:
 PREMESSA 

PARTE PRIMA: LA CORSA PECHINO PARIGI, 1907 

L’INVEROSIMILE SCOMMESSA! 

L’itinerario; I concorrenti; Il team italiano; La macchina; Il via; Al di là degli Urali; L’arrivo a Mosca; L’arrivo a Parigi 

PARTE SECONDA: LE CROCIERE CITROËN 

I QUATTRO RAIDS AUTOMOBILISTICI CITROËN, TRA VECCHIO E NUOVO MONDO; André Citroën, I leaders sul terreno: Georges-Marie Haardt, Louis Audouin-Dubreuil, ma anche Victor Point

LA “CAPOSTIPITE” DELLE CROCIERE CITROËN: LA CROCIERA DELLE SABBIE (MISSION TUGGOURT-TIMBUCTÚ), 1922-23 Introduzione; Le macchine; Si parte; Si oltrepassa Abalessa, dove tre anni dopo si effettuerà la straordinaria scoperta della tomba di Tin Hinan, regina dei Tuareg; a missione Citroën continua ad avanzare nel Sahara; Arrivo nella leggendaria Timbuctú 

L’AVVENTURA CONTINUA: L’INCREDIBILE CROCIERA NERA (CITROËN CENTRE-AFRIQUE) DEL 1924-25. UN VAGABONDAGGIO NEL CONTINENTE SENZA UGUALI! .

Introduzione; Le finalità della Crociera Nera; I partecipanti; L’itinerario; I preparativi; Le macchine; Infine si parte dalla Legione Straniera…; Attraverso la giungla equatoriale si costruisce una pista di centinaia di chilometri, grazie al millenarismo collegato a Bula Matari, l’esploratore Stanley; Sulle sponde del Lago Victoria, nell’Africa orientale britannica

LA MITICA CROCIERA GIALLA (MISSION CENTRE-ASIE),1931-1932. L’ESALTAZIONE CONTINUA! Introduzione: il progetto originale lungo la Via della Seta; Il 1931 è l’anno dell’Esposizione Coloniale di Parigi, la grande “vetrina” dell’Impero francese; i modifica il progetto; Il gruppo Pamir: da Beirut all’Himalaia e oltre; Il gruppo Cina, con Victor Point e il celebre teologo-paleontologo Teilhard de Chardin; Il gruppo Cina attraversa la Porta del Gobi inoltrandosi nel Sinkiang (Xinjiang); Pamir e Cina insieme verso Peiping (Pechino); La missione continua verso l’Indocina .

UN FLOP COMPLETO: LA CROCIERA BIANCA (BEDAUX CANADIAN SUB ARCTIC EXPEDITION, ALIAS THE CHAMPAGNE SAFARI), 1934 Introduzione; I preparativi; Tassello dopo tassello si costruisce la grande “macchina” della spedizione; La partenza da Edmonton. L’itinerario; Il racconto “originale” della disfatta, ovvero la versione eurocentrica; La verità è una “finzione” cinematografica? Ovvero la versione canadese! Si torna ad Edmonton; Lo Champagne Safari, biografia filmica di uno stravagante megalomane e avventuriero, che è anche uno straricco industriale e un geniale inventore, un amico di re e di Hitler, forse un collaborazionista: ecco svelato il lato oscuro di Bedaux… .

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE Pechino-Parigi; Crociere Citroën  Africa (e Sahara) 

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Attraverso la giungla equatoriale si costruisce in Congo una pista di centinaia di chilometri, grazie al millenarismo collegato a Bula Matari, l'esploratore Stanley

   "Il primo marzo, oltrepassato il fiume N’Bomou, la Crociera Nera giunge a Bangassou, zona che “anticipa” la giungla equatoriale del Congo Belga. 

Già per arrivare a Bondo sono stati costretti ad inoltrarsi con difficoltà nelle paludi. 

Recupereranno nella tappa successiva, con la quale giungeranno a Buta. 

Tra Buta e la città di Stanleyville (Kisangani), capoluogo della provincia dell’Equatoria, attraverseranno una regione popolata anche dai pigmei. 

In tutto per arrivare a Stanleyville dalla frontiera con l’A.E.F. percorreranno centinaia di km su una pista aperta dal lavoro di 40.000 uomini, “stimolati” dagli amministratori belgi del Congo.

 Che artatamente hanno fatto circolare voci su un imminente arrivo nella regione di inviati di Bula-Matari o, più propriamente, Bula Matale (“Frangitore di rocce”).

   Soprannome in Swahili del celebre esploratore statunitense Stanley. Affibbiato nel 1879 dai capi del villaggio congolese di Vivi, dopo che con una mazza aveva spezzato per primo una roccia, per iniziare a costruire una strada fino a Vivi. 

Soprannome “con il quale, dal mare fino alle cataratte, Stanley, tutti gli indigeni del Congo si sono adesso familiarizzati”.

   Del resto Stanley, che per conto di re Leopoldo II del Belgio più volte ha percorso, e a lungo, la regione del fiume Lualaba-Congo, nel 1883 fonderà alle Stanley Falls, a 1.300 km dalla foce del fiume, il primo nucleo della città, che per quasi un secolo porterà il suo nome. 

E le genti congolesi per decenni avevano sentito parlare di Bula Matari nei racconti di padri e nonni. 

Così che Stanley da tempo era considerato alla stregua di un profeta, in grado di annunciare una nuova era… 

Sfruttando la curiosità e ingenuità di gente accorsa da ogni angolo della colonia, per un mese gli africani si daranno da fare con panga e machete per far giungere il convoglio francese a Stanleyville il 12 marzo. 

Dove la Crociera Nera si ferma 11 giorni, avendo già percorso ca. 9.000 km dalla partenza.

   Il 28 marzo, si ripassa nuovamente per Buta, raggiungendo Niangara, nell’Haut-Ouellé. Regione abitata dai Mangbetu, etnia sudanese in terra Bantu. 

Dove donne (e uomini) mostrano strane teste allungate a causa di una caratteristica deformazione artificiale del cranio. Ottenuta fasciando i neonati fin dall’infanzia. 

Così, anche a causa della loro dolicocefalia, sembra che “con esso abbiano voluto maggiormente differenziarsi già nell’aspetto dalle genti brachioidi circonvicine”. 

Nelle donne il singolare aspetto risulta ancora più accentuato per l’elaborata capigliatura sviluppata all’indietro, che dà loro maggiore risalto

Un costume che colpirà molto gli ambienti artistici europei, allorché la Crociera rientrando in patria lo renderà noto. 

Infatti Iacovleff, Poirier e Specht si fermeranno nel villaggio del capo Ekibondo e così potranno riportare numerosi disegni, foto e filmati delle donne Mangbetu, il cui straordinario aspetto figurerà nelle locandine del film di Léon Poirier.

   Il 10 aprile il convoglio è a Kasenyi, sulla sponda del lago Alberto, che si attraversa a bordo del vapore Samuel Baker. 

Non prima di aver incontrato la Duchessa d’Aosta, Hélène d’Orléans (1871-1951), cognata di Vittorio Emanuele II, Re d’Italia, accompagnata dal figlio, il Duca di Pouilles".

Da: GRANDI RAIDS AUTOMOBILISTICI DELLA STORIA: QUANDO L’AVVENTURA SI FA LEGGENDA. LA PECHINO-PARIGI E LE “CROCIERE” CITROËN, TRA AFRICA, ASIA E AMERICA DEL NORD

(E-Book e versione cartacea in bianco e nero - seconda edizione riveduta, corretta e aggiornata -, 113 pp., 81 note, 105 immagini)



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mercoledì 22 gennaio 2025

43 TER. ATTRAVERSO IL DESERTICO SKEIÐARÁRSANDUR, UNA DELLE REGIONI PIÙ REMOTE DELL’ISLANDA, SI GIUNGE A SKAFTAFELL, LA PORTA D’ACCESSO AL PIÙ GRANDE GHIACCIAIO D'EUROPA, IL VATNAJÖKULL, CHE NASCONDE LA POTENZA DISTRUTTIVA DI TRE VULCANI. La spedizione dell’Università di Nottingham degli anni 1950. Da: AI CONFINI D’EUROPA. VIAGGIO-RICERCA NELL’ISLANDA DEI VULCANI, DEI GHIACCIAI, DELLE SAGHE, DEL MONDO VICHINGO

 

 
L’attraversamento a guado di un fiume. Dovevano essere come questi i vatnahestar dello Skaftafell, i famosi “cavalli d’acqua” menzionati dal glaciologo Ives (Incisione di F.W.W. Howell, 1893)


Cosa c'è nel libro:

1.PREMESSA; 2. INTRODUZIONE ALL'ISLANDA. PARTE PRIMA: NATURA; 3. INTRODUZIONE ALL'ISLANDA. PARTE SECONDA: CULTURA; 4. REYKJAVÍK, UN'OASI NEL DESERTO DI GHIACCIO; 5. REYKJAVÍK: DA FATTORIA VICHINGA A CAPITALE DELLA REPUBBLICA ISLANDESE; 6. ÁRBÆJARSAFN, IL MUSEO ALL’APERTO DI REYKJAVÍK; 7. IL ÞJÓÐMINJASAFNIÐ ÍSLANDS, Il MUSEO NAZIONALE ISLANDESE; 8. NÁTTÚRUFRÆÐISTOFNUN ÍSLANDS, IL MUSEO DI STORIA NATURALE DI REYKJAVÍK E I PINGUINI DELL'EMISFERO SETTENTRIONALE; 9. LA CITTA’ DI HAFNARFJÖRÐUR E LO SJÓMINJASAFN ÍSLANDS, IL MUSEO MARITTIMO ISLANDESE; 10. SECOLI DI "GUERRA DEL MERLUZZO" TRA INGLESI E ISLANDESI NELL'ATLANTICO DEL NORD; 11. LO SNÆFELLSNESJÖKULL, PUNTO DI PARTENZA DELLE IMPRESE VICHINGHE IN TERRA AMERICANA; 12. I VULCANI HELGAFELL E ELDFELL A HEIMAEY, ARCIPELAGO DELLE ISOLE VESTMANNAYJAER: CRONACA DI UNA DRAMMATICA ERUZIONE ISLANDESE "A LIETO FINE"; 13. LA GRANDE FESTA POPOLARE DI ÞHJÓÐHÁTÍÐ, HEIMAEY; 14. SURTSEY, L'ISOLA VENUTA DAL MARE; 15NEL “TRIANGOLO D’ORO” ISLANDESE; 16. SKÁLHOLT, PRIMA SEDE EPISCOPALE DELL’ISOLA; 17. L'HEKLA: LA "PORTA" MEDIEVALE DELL'INFERNO; 18. NELL'ISLANDA MERIDIONALE, LA TERRA DELLE SAGHE E I VULCANI EYJAFJÖLL E KATLA; 19. LA CATASTROFICA ERUZIONE DEL LAKI DEL 1783-84 RISCHIÒ DI FAR SGOMBRARE L'INTERA ISOLA; 20. SOTTO IL VATNAJÖKULL SI NASCONDE LA POTENZA DISTRUTTIVA DI TRE VULCANI; 21. VIAGGIO AL CENTRO DELL’ISLANDA SULLA RING ROAD, DALLA COSTA MERIDIONALE AL LAGO MYVATN; 22. SPEDIZIONE NELLA REMOTA REGIONE ISLANDESE DELL'ASKJA: DA SECOLARE RIFUGIO DEI FUORILEGGE A PALESTRA DEGLI ASTRONAUTI STATUNITENSI DELL'APOLLO; 23. NELLA STORIA DELLE ESPLORAZIONI SCIENTIFICHE DUE MISTERI "GEOLOGICI" TRA EUROPA E AFRICA; 24. UNA "DISCESA" NELL'INFERNO DANTESCO DEL VULCANO KRAFLA IL LAGO MÝVATN. LA CASCATA DI GOÐAFOSS; 25. ALLA SCOPERTA DELLA CITTA’ DI AKUREYRI, CARATTERIZZATA DA UN MICROCLIMA PARTICOLARMENTE MITE PER GLI STANDARD DELL'ISOLA; 26L’ISOLAMENTO GEO-STORICO DELL’ISLANDA; 27. VIAGGIATORI IN ISLANDA (XV-XVIII SECOLO); 28. VIAGGIATORI IN ISLANDA DEL XIX SECOLO; 29. ALL’INIZIO DEL XIX SECOLO GIUNGE UN VIAGGIATORE INVERO “SINGOLARE”: È HANS JONATAN, PRIMO UOMO DI COLORE IN ISLANDA; 30RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI; 31MINI-GLOSSARIO GEOGRAFICO 

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ATTRAVERSO IL DESERTICO SKEIÐARÁRSANDUR, UNA DELLE REGIONI PIÙ REMOTE DELL’ISLANDA, SI GIUNGE A SKAFTAFELL, LA PORTA D’ACCESSO AL PIÙ GRANDE GHIACCIAIO D'EUROPA, IL VATNAJÖKULL, CHE NASCONDE LA POTENZA DISTRUTTIVA DI TRE VULCANI

"Per un lunghissimo periodo di tempo questo era uno dei più remoti distretti dell'isola. 

Non a caso la principale strada ad anello dell'Islanda - la n.1 – venne completata solo nel 1974. 

Collegando l'Islanda orientale al resto del paese, grazie alle moderne tecnologie ingegneristico-costruttive, che resero possibile realizzare tre lunghissimi ponti nell'immensa area dello Skeiðarársandur.

Da uno dei ponti che attraversano la pianura alluvionale dello Skeiðarársandur, alcune delle dighe che hanno lo scopo di frenare la furia degli jökulhlaup. Sullo sfondo due ghiacciai del Vatnajökull
(© Franco Pelliccioni)

 

   Un terreno fino ad allora percorso dai coraggiosi viaggiatori, che lo attraversavano in sella ai forti ponies islandesi, servendosi soprattutto delle guide della fattoria di Núpsstaður. 

Come per secoli si era sempre fatto per poter arrivare nell'est, dall’altra parte dell'isola, seguendo il profilo costiero. 

Viaggiatori che, non volendo sobbarcarsi l'alternativo giro settentrionale lungo 1100 Km, sfidavano spesso la sorte effettuando l'infido attraversamento. 

Reso ancora più temibile, se possibile, da venti violenti e tempeste di sabbia o neve in ogni mese dell'anno...

Viaggiatori sostano in un villaggio. La donna seduta sul Kvensöðull, il sellino laterale, ha il tradizionale cappello “crestato”…

   Con ancora maggiore forza si esprimerà nel 1991 l’inglese Ives, che questa regione conosce bene. 
Per motivi scientifici c’è stato almeno quattro volte: come studente undergraduate (BA in Geografia) dell’Università di Nottingham e leader di una spedizione geologica e glaciologica composta da colleghi e due docenti nel lontano 1952, 1953, 54, la quarta volta nel 1987: oggi la costa sud-orientale dell’Islanda, dalla vecchia fattoria di Núpsstaður (...) fino alla prospera cittadina portuale di Höfn i Hornafjördur, potrebbe essere considerata tra le aree maggiormente desolate del mondo abitato. 
Qui una stretta, irregolare e accidentata striscia di terra, circa 120 km da ovest ad est e ampia tre chilometri, tra il grande ghiacciaio del Vatnajökull e il grigio Atlantico, dà asilo in fattorie sparse a poche centinaia di islandesi”.

   (...) Da questa fattoria oggi, grazie alla Ring Road, ha inizio il mio attraversamento del più grande dei sandur meridionali (circa 1000 Kmq di fango, sabbia e ghiaia), nella regione quasi completamente desertica dell’Austur-Skaftafellssýsla, dove c’è il concreto rischio di venire attaccati, nel caso si ritengano minacciati, dai grandi e aggressivi stercorari (Stercorarius skua), che qui hanno uno dei luoghi preferiti di riproduzione.

   (...) Il geomorfologo e glaciologo Ives ricorda come durante gli anni 1930 diversi studiosi a dorso di ponies attraversarono lo Skeiðarársandur (le “sabbie” occidentali dell’Hérad milli sanda”) per recarsi a Skaftafell. 

In questo “gli agricoltori di Skaftafell con i loro famosi vatnahestar (“cavalli d’acqua”) erano vitali per riuscire a superare il pericoloso ostacolo dello Skeiðará (...) ma alcune piccole cose sono cambiate (...) tra il 1929 e il 1936 si stabiliva una linea telefonica; nel 1935 diverse unità mini-idroelettriche, sfruttando i corsi d’acqua, accendevano qualche lampadina; c’era la radio. 

Ma il postino arrivava una dozzina di volte l’anno, non c’era né il dottore, né il sacerdote. 

Solo una levatrice e un insegnante itinerante, che viveva nelle diverse fattorie per brevi periodi di intensa istruzione. 

Gli uomini con i loro ponies viaggiavano attraverso sandur e fiumi un paio di volte l’anno, sia verso ovest, a Vík i Mýrdalur, che verso est, ad Vopnafjördur”. 

Viaggio per vendere i prodotti e acquistare provviste, che richiedeva giorni o addirittura settimane. 

Una dura necessità che terminò nel 1916, quando lo Skaftafellingar, piccola imbarcazione a motore, ancorandosi sul lato orientale di Ingólfshöfði, giungerà con le provviste da Reykjavík che, non senza qualche rischio, saranno portate a riva su piccole imbarcazioni a remi.

   Nel 1987, nel corso dell’ultima missione, Ives osservava come ormai “sono rimasti solo tre dei famosi “cavalli d’acqua”, Hæðir non ne ha nessuno e l’automobile regna anche in quest’inverosimile paesaggio.

La spedizione dell’Università di Nottingham degli anni 1950

   Nel 1952 Ives arrivò a Skaftafell su un pony. 

Anche se il viaggio da Reykjavík, non solo sarebbe stato più breve del solito, ma soprattutto avrebbe evitato di attraversare lo Skeiðará.

 Grazie al volo settimanale del Douglas DC 3 Dakota delle Flugfélag Íslands, che dal 1946 atterrava su una primitiva pista sita sulla striscia di sabbia nera di Fagurholsmyri, nei pressi dell’omonima fattoria e del villaggio di Hof.

   Nel 1953, dopo un volo di 1,30 ore, i dieci membri della spedizione dell’Università di Nottingham e un paio di tonnellate di materiale “atterrarono su una piccola pista accanto ad una fattoria chiamata Fagursholmy, l’accampamento fu stabilito alcune miglia a sud del Vatnajökull e si fece un altro campo sul ghiacciaio. 

Le provviste e l’equipaggiamento furono caricate su un vecchio camion a sei ruote, i dieci si arrampicarono a bordo e partimmo diretti a nord attraverso il sandur, un’area composta da detriti fatti scendere nei secoli dagli sfoghi dei ghiacciai del Vatnajökull.

 Abbiamo impiegato 4 ore per fare 10 miglia lungo il lato orientale del sandur, passando una dozzina di piccole fattorie dislocate tra il sandur e le inospitali montagne, 

Il nostro progresso era impedito da fiumi e torrenti che precipitavano dalla calotta di ghiaccio. 

L’unica strada era una pista consumata sulle parti più asciutte e i fiumi turbinosi dovevano essere guadati dove il letto era più ampio e senza canali profondi. 

Ad un certo punto in questo viaggio tortuoso il camion si impantanò per un quarto d’ora, in mezzo ad uno dei fiumi più ampi. 

I letti dei fiumi cambiano giorno per giorno, perché i detriti sono trascinati via da un posto e depositati in un altro; spesso canali profondi sono scavati sul fondo dei fiumi ed è impossibile per i veicoli attraversare. 

I ponies sono gli unici mezzi di trasporto”.

Da: AI CONFINI D’EUROPA. VIAGGIO-RICERCA NELL’ISLANDA DEI VULCANI, DEI GHIACCIAI, DELLE SAGHE, DEL MONDO VICHINGO

E-Book, versione cartacea a colori e in bianco e nero, I e II ediz., 297 pp., 150 note, Bibliografia, Mini-Glossario geografico, 346 immagini, di cui 304 a colori (284 sono dell'A.)

 




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TUTTI I DATI (ECONOMICI, STATISTICI, DEMOGRAFICI, ETNOGRAFICI, ECC.) CONTENUTI NEI MIEI LIBRI SONO STATI ACCURATAMENTE VERIFICATI, INTEGRATI E AGGIORNATI AL MOMENTO DELLA LORO PUBBLICAZIONE.

martedì 21 gennaio 2025

309. Da alcuni mesi sto lavorando alla stesura del mio nuovo libro: PIRATI, CORSARI E CONTRABBANDIERI, TRA ATLANTICO DEL NORD E MEDITERRANEO, XV-XIX SECOLO. IL SINGOLARE ITINERARIO DELL’AUTORE, ALLA SCOPERTA DI LUOGHI, AVVENIMENTI, “COSE NOTEVOLI” E PERSONAGGI, CHE HANNO CARATTERIZZATO UNO DEI LATI OSCURI DELL’UMANITÀ

Dipinto raffigurante la cattura nel Canale di Malta di un vascello ottomano da parte di alcune galee maltesi , comandate dal Gran Balì [Magnus baiulivus, o "Tesoriere". Capo della "Lingua" di Alemagna, Ordine dei Cavalieri di Malta] Russo, anno 1652

Da alcuni mesi sto lavorando alla stesura del mio nuovo libro: PIRATI, CORSARI E CONTRABBANDIERI, TRA ATLANTICO DEL NORD E MEDITERRANEO, XV-XIX SECOLO. 

IL SINGOLARE ITINERARIO DELL’AUTORE, ALLA SCOPERTA DI LUOGHI, AVVENIMENTI, “COSE NOTEVOLI” E PERSONAGGI, CHE HANNO CARATTERIZZATO UNO DEI LATI OSCURI DELL’UMANITÀ

1. PREMESSA

   Il libro non vuole costituire un’altra Storia della Pirateria e della Guerra di Corsa.   

La mia intenzione è invece quella di accompagnare il lettore in alcune zone del mondo. 

A me note, per avervi effettuato indagini antropologiche. 

A cominciare dalle isole e comunità marittime dell’Atlantico del Nord, inserite nel mio Programma di ricerche: Islanda, Fær Øer, Shetland, Orcadi, Svalbard, Ebridi Esterne.

   Ad esse sono stato in grado di aggiungere altri luoghi e aree, grazie a viaggi e lunghi soggiorni.

 In Atlantico

 In Atlantico: le isole spagnole di Lanzarote e Fuerteventura (Canarie), l’arcipelago portoghese di Madeira, la città bretone di St-Malo, quelle marocchine di Rabat, Salé, Meknes, Fez, Marrakech..

 NEL MEDITERRANEO, tra Maghreb e Istanbul: gli schiavi (tratta e mercati)

   Nel Mediterraneo: Tunisi e l’isola di Djerba, l’isola di Montecristo, l’isola di Creta, le isole di Rodi e Malta.

Infine, quando la schiavitù si è sorprendentemente manifestata come uno dei principali fili conduttori del mio “vagabondaggio” tra Pirati e Corsari, arriveremo dove tutto ebbe inizio e… termine! 

La città di Istanbul, al tempo dell’Impero Ottomano (...).