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lunedì 3 agosto 2026

417. Conquistadores, esploratori, naturalisti, archeologi, etnologi alla scoperta dell’Ovest


 Figura 23. George Catlin, Stu-mick-o-súcks, Buffalo Bull's Back Fat, Capo tribù, Blood Tribe, 1832 (Smithsonian American Art Museum) [Questo magnifico ritratto fu dipinto a Fort Union "a partire dalla realtà libera e vivida della vita", piuttosto che dalle "deformità e distorsioni emaciate dovute alla malattia e alla morte" che George Catlin aveva notato tra gli indiani di frontiera. Buffalo Bull's Back Fat (che prendeva il nome da un taglio pregiato di bisonte) era un capo dei Piedi Neri, una tribù delle pianure più settentrionali il cui territorio si estendeva a cavallo dell'attuale confine tra Stati Uniti e Canada]


Il presente volume arricchisce e integra le rotte geografiche ed ecologiche tratteggiate in Nel West grazie a una rigorosa galleria scientifica di 15 personaggi che, nel corso dei secoli, andarono alla sua scoperta. Alcuni di essi sono celebri e noti al grande pubblico, altri forse meno; tutti, tuttavia, hanno saputo offrire un enorme e insostituibile contributo alla conoscenza di quei territori straordinariamente affascinanti e dei loro abitanti, disvelando gradatamente un ignoto, sia ambientale che etnico-culturale, che oggi si mostra a noi in tutta la sua complessa grandiosità.

Le terre e i popoli del West, dopo aver attratto in un primo tempo soltanto figure spinte da mera cupidigia e bramosia di ricchezza materiale, hanno successivamente richiamato l'attenzione di studiosi e scienziati che intendevano acquisire una migliore comprensione biologica, geografico-esplorativa, naturalistico, etno-antropologica e archeologica dell'ecosistema americano.
Un ciclo plurisecolare: da Coronado a Rosebud Yellow Robe
Questa virtuale “sfilata” dello spirito e della ricerca è stata organizzata secondo un rigoroso ordine cronologico, l'asse più lineare e fecondo da seguire. Il percorso si apre a metà del XVI secolo con Francisco Vásquez de Coronado, un celebre, testardo e altrettanto truce conquistador spagnolo, e si chiude sul finire del XX secolo con Rosebud Yellow Robe, una Lakota Sioux pronipote di Toro Seduto. Un ciclo plurisecolare che mette in luce i più classici corsi e ricorsi storici della Frontiera. 
I quindici protagonisti di questa galleria si muovono sullo sfondo di praterie sconfinate e di gigantesche catene montuose apparentemente insormontabili, operando quasi sempre in solitudine (nel caso degli scienziati) o all'interno di missioni multidisciplinari e grandi spedizioni militari. Uomini e donne che, mettendo a repentaglio la propria stessa esistenza, hanno avuto come obiettivo principe l'acquisizione di una corretta informazione transculturale su tutto ciò che si muoveva attorno a loro.
Al secondo raggruppamento di questa virtuale sfilata appartengono studiosi che possiedono un regolare e solido background accademico, o che comunque non possono essere considerati dei semplici etnografi. Si tratta di scienziati che hanno effettuato prolungate ricerche sul campo utilizzando la tecnica classica dell’osservazione partecipante, spingendosi in un caso specifico addirittura oltre la linea di confine disciplinare. È il caso emblematico di Frank Hamilton Cushing, uno dei più singolari e d’avanguardia esponenti della storia dell'antropologia, il quale “andò nativo”, cercando quanto più possibile di assimilarsi ai membri della cultura che stava studiando.
Indice analitico • I 15 protagonisti della ricerca
1. Francisco Vásquez de Coronado (1510-1554)
  • La febbre dell'oro e l'archeologia: Il conquistador spagnolo che, alla guida della celebre spedizione militare del 1540-1542, si inoltrò nell'interno alla ricerca dell'oro e delle favolose Sette Città di Cibola. Il fallimento del suo obiettivo primario si tradurrà, storicamente, nella scoperta dello straordinario "giacimento" archeologico, ecologico e culturale del Sud-Ovest degli Stati Uniti.
2. Meriwether Lewis (1774-1809) e William Clark (1770-1838)
  • L'avventura transcontinentale (1803-1806): Su diretto impulso del Presidente Thomas Jefferson (ritenuto a buon diritto il "padre dell'archeologia americana"), i due ufficiali dell’esercito guidarono la spedizione alla scoperta del Nord America. Muovendosi da est verso l'ovest inviolato, oltrepassarono le Montagne Rocciose fino a raggiungere le coste dell'Oceano Pacifico. Il loro carnet vanta 7.689 miglia percorse a piedi, a cavallo e in canoa, raccogliendo i primi preziosi dati etnografici su decine di tribù e fumando la pipa della pace con Sioux e Shoshoni.
3. John James Audubon (1785-1851)
  • La pittura naturalistica e l'ambientale: Ornitologo, etologo e ambientalista ante-litteram, Audubon si impose il compito di catturare sulla tela le mille specie di uccelli nidificanti negli Stati Uniti. A partire dal 1820, il suo cammino si estese dal Canada al Golfo del Messico, inoltrandosi profondamente nei territori nativi per documentare in modo sistematico anche i grandi mammiferi americani (1843).
4. George Catlin (1796-1872)
  • Il cantore dell'etnografia visiva: Una delle figure più imponenti e commoventi dell'intero saggio. Pittore-etnografo d'eccezione, Catlin ha speso l'intera esistenza nel tentativo di difendere e far comprendere alla civiltà bianca il mondo in rapida e tragica scomparsa degli indiani d'America (Sioux, Pawnee, Potawatomi). Per otto lunghi anni si spinse in territori remoti dove solo l'esercito si muoveva in armi, aprendo una via maestra di conoscenza transculturale e arrivando ad avvicinare quaranta tribù differenti, molte delle quali non avevano mai incontrato un uomo occidentale prima d'allora.
5. John Wesley Powell (1834-1902)
  • La misurazione del Grand Canyon: Celebre per le sue avventurose e coraggiose esplorazioni idrografiche lungo i fiumi del West, in particolare sul Colorado. Nonostante la perdita di un braccio in guerra, Powell esplorò a fondo le gole del Grand Canyon, imprimendo successivamente un enorme impulso all’U.S. Geological Survey e fondando il fondamentale Bureau of American Ethnology, l'istituzione scientifica che permise di avvicinare le complesse culture dei nativi al mondo occidentale.
6. Frank Hamilton Cushing (1857-1900)
  • L'etnologo adottato: Tra il 1879 e il 1884 Cushing scelse di vivere stabilmente tra i Pueblos Zuñi del Nuovo Messico. Venne adottato nel clan Macaw con il nome sacro di Ténatsali ("Fiore medicinale") ed entrò a far parte dell’esoterica confraternita guerresca dell’A-pi-thlan-shi-wa-ni (dopo l'acquisizione rituale di uno scalpo). Una vita avventurosa spesa a difendere la cultura nativa anche con le armi, interrottasi tragicamente a soli 42 anni a causa di una lisca di pesce.
7. Frederick Webb Hodge (1864-1956)
  • La decodificazione dei miraggi: Archeologo inglese naturalizzato americano, Hodge dedicò le sue campagne di scavo ad Hawikku — la fantomatica e dorata città di Cibola inseguita invano da Coronado — conducendo storiche ricerche archeologiche nel 1888 e successivamente nel lungo ciclo del 1917-1923.
8. Frances Theresa Densmore (1867-1957)
  • L'etnomusicologia delle Pianure: Prima presenza femminile della galleria, la Densmore ha realizzato una monumentale opera di salvaguardia sonora, registrando e trascrivendo i canti tradizionali degli Indiani delle Pianure nel corso di migliaia di sessioni musicali tra il 1907 e il 1954.
9. Robert Lowie (1883-1957)
  • Il maestro delle praterie: Storico dell’etnologia e massimo studioso degli Indiani delle Pianure. Il capitolo ripercorre le susseguenti e storiche ricerche sul campo, a partire dalla prima indagine tra gli Shoshoni fino alle celebri e sistematiche monografie sui Crow condotte tra il 1910 e il 1916.
10. Gladys Amanda Reichard (1893-1955)
  • L'autorità sul mondo Navaho: Antropologa e glottologa di straordinario rigore, la Reichard è considerata la maggiore autorità scientifica nel campo degli indiani dell'Arizona, avendo dedicato un quarto di secolo allo studio linguistico, sociale e rituale del popolo Navaho.
11. Ralph Linton (1893-1953)
  • Un antropologo cittadino del mondo: Celebre per le sue ricerche transoceaniche nelle isole Marchesi e in Madagascar, Linton iniziò la sua carriera già nel 1911 effettuando scavi archeologici in Nuovo Messico e Colorado. Nel 1933 visse tra i Comanche dell’Oklahoma, dai quali venne solennemente adottato nel corso della tradizionale Brush Dance.
12. Clyde Kay Maben Kluckhohn (1905-1960)
  • Le tremila miglia a cavallo: Fin da giovane (1922), Kluckhohn percorse a cavallo oltre 3.000 miglia all'interno delle terre Navaho, inaugurando una consuetudine scientifica che lo portò a cavalcare ogni estate attraverso le regioni del Sud-Ovest per condurre approfondite sessioni di ricerca sul campo.
13. Laura Maud Thompson (1905-2000)
  • L'etica ecologica comparata: Dopo aver condotto ampie ricerche etnografiche in Oceania e in Europa, la Thompson applicò i suoi modelli teorici ed etici lavorando intensamente, tra il 1941 e il 1947, tra le comunità dei Navaho, dei Papago, degli Hopi, degli Zuñi e dei Pine Ridge Sioux.
14. Fred Eggan (1906-1991)
  • La sintesi strutturale: Antropologo moderno capace di coniugare l'etnologia storica americana con lo struttural-funzionalismo di scuola britannica. Il capitolo ne ripercorre le campagne archeologiche del 1930 e i lunghi studi tra gli indiani Hopi, Zuñi, Acoma e Laguna (1932), intervallati dalle ricerche tra i Choctaw del Mississippi e tra i Cheyenne e Arapaho dell’Oklahoma nel 1933. Nel corso della sua attività proseguirà le indagini fino al 1950, mantenendo vivi gli studi sugli indiani del Sud-Ovest anche dopo il pensionamento avvenuto nel 1974.
15. Rosebud Yellow Robe (1907-1992)
  • La voce della divulgazione nativa: Una splendida chiusura in perfetto accordo con i corsi e ricorsi storici. Lakota Sioux, pronipote di Toro Seduto e nipote di un guerriero che combatté a Little Big Horn contro il Generale Custer (Pahuska, "Capelli Lunghi"). Dedicò l'intera esistenza a veicolare il corretto messaggio culturale sui pellerossa tramite conferenze nei musei, programmi radio-televisivi e libri. Dal 1930 al 1950, vestita con gli abiti tradizionali davanti ai suoi tepee in un parco di Long Island, seppe rapire ed emozionare migliaia di giovani con i suoi racconti storici e le sue dimostrazioni artigianali.
  • Bibliografia

COMPANION BOOK DI NEL WEST, CONQUISTADORES, ESPLORATORI, NATURALISTI, ARCHEOLOGI, ETNOLOGI ALLA SCOPERTA DELL’OVEST AMERICANO 

E-Book e versione cartacea, 2 ediz. riveduta, corretta e aggiornata (111 pp., 70 foto, 50 note)







domenica 2 agosto 2026

416, Two Archipelagos and two islands at the mirror. Sea-ones (Faroe and Mykines, Denmark), Land-ones (Carnia and Sauris, Italy)

 

Left: Figure 54. Faroese men wearing the traditional islander costume of the eighteenth century in the historic event for the St. Olav National Day (Olavsøka), Tórshavn. You see the traditional, and still used, long poles with nets for fowling: the fleyg; Right: Figure 76. Detail of a fresco, outside a house in Forni di Sopra, depicting the departure of an emigrant


In 1976, Emil Thomsen, the Director of the Faroe Isles Review, wrote in his inaugural editorial: «Their isolated location in the midst of jealous tides and currents made their access from the sea treacherous, and only the most eager of spirit and stout of heart would venture the journey. Only a few years ago the Faroes were so little known outside Scandinavia that many people weak in spelling were inclined to place them somewhere along the Nile instead of the North Atlantic.»
Years later, the Danish Academy in Rome (Det Danske Institut for Videnskab Og Kunst I Rom) suggested a stimulating research idea: to compare, from an historical, political, ethnical, geographical, and economical perspective, the remote location of the Faroe Islands in the Northern Atlantic with a comparable Italian territory. This academic proposal laid the groundwork for an international Italian-Danish seminar, which has culminated today in the publication of this volume.
As anthropologists, we are systematically trained to compare cultural realities belonging to distant societies. This study offered a unique opportunity to mirror the socio-cultural survey carried out in the Faroese Archipelago with a comprehensive cultural recognition of Carnia, a mountainous sub-region of the Alps in North-Eastern Italy.
A Mirror of Cultural Indicators and Shared Realities
By deep-diving into the relevant literature and field data, this comparative analysis identifies a series of significant cross-cultural indicators and problematic areas that bridge these "valley and sea islands":
  • Geographical Hardships: Extreme isolation, heavy rainfalls, and historical transport and communication difficulties.
  • Linguistic Persistence: The survival across centuries of their own specific languages and a rich oral tradition of "evening fire tales" (including the folkloric presence of trølls and sbilfs).
  • Socio-Economic Crises: A shared demographic consistency, past conditions of poverty, and the dramatic waves of temporary or permanent emigration that defined both communities until the late 20th century.
  • Identity & Architecture: A powerful community identity, administrative autonomy, and the preservation of a rich, spontaneous vernacular architectural apparatus perfectly integrated with the wilderness.
Core Book Structure • Analytical Framework
A. Foundations and Identities
  • An historical, geo-climatic, administrative, ethno-anthropological, and linguistic introduction to both the Faroe Islands and Carnia.
  • Deciphering the ethno-cultural identities: the Faroes as a resilient small community-nation versus Carnia’s powerful regional alpine identity.
B. Tradition and Structural Change
  • The Faroe Islands: The traditional self-sufficient economy of the bygd (fishing, farming, cultivation, fowling, and the grindadráp ritual) transitioning toward modern deep-sea fishing, industrial shipbuilding, and sustainable tourism.
  • Carnia: A modern post-industrial economy keeping tight structural ties with the mountain habitat (wood industry, local handicraft, alpine farming), while progressively opening up to targeted touristic development.
C. The Great Crises and Emigration
  • A comparative analysis of the Great Faroese Economic Crisis of the 1990s and its demographic impact, mirrored against Carnia's centuries-old history of systematic seasonal and permanent emigration lasting up to the 1960s and 1970s.
D. Extreme Isolation: Mykines and Sauris
  • Mykines (Faroe): A maritime island heavily threatened by depopulation, where the harsh man-environment relationship requires a strict respect for natural patterns and dangerous fishing duties.
  • Sauris (Carnia): A mountain "island" valley within the alpine archipelago, showcasing an ethno-cultural and linguistic separateness from the rest of Carnia. Established as a German-speaking community in the 13th century by Bavarian farmers, its four high hamlets (reaching 1,400 meters above sea level) remained so isolated and financially independent that they could not afford an outside road until the Great War, with a standard route built only in 1934.
Core Methodological Indicators & Definitive Table of Contents
To establish a rigorous comparative cross-cultural analysis, this research isolates seven core methodological indicators and reading keys. While the ecological differentiations between an Atlantic archipelago and an Alpine mountain system are manifold, the structural analogies between these two worlds are numerous and striking:
  • 1. Geo-historical Margins: A nearly identical surface area (1,399 sq. km for the Fær Øer versus 1,220 sq. km for Carnia). Both "archipelagos" share a deep geographical eccentricity and political marginality regarding their respective capital cities and central government territories. They share a history of past poverty and socio-cultural isolation, lasting up to the 1960s for Carnia, and defined in the Faroes by three turning points: the end of the Royal Trade Monopoly (1856), the British occupation during WWII, and the economic crash of the 1990s.
  • 2. Transport & Infrastructure: Historical hardships in transport and communications. The Faroese archipelago lacked a connected internal road network until the 1950s, when modern tunnels and bridges began to pierce the fjords. Conversely, apart from isolated enclaves, Carnia's standard alpine carriage roads were mostly established at the end of the 19th century.
  • 3. Demographic Trajectories: An equal numerical consistency of approximately 40,000 to 50,000 inhabitants for both regions. However, their migratory patterns differ chronologically: the Faroese experienced a very recent emigration wave triggered by the financial crisis of 1989, while Carnia suffered a secular, structural emigration lasting from the Middle Ages until the 1960s and 1970s.
  • 4. Administrative Autonomy: A mirrored political achievement occurring simultaneously in 1948. The Fær Øer obtained Home Rule autonomy within the Kingdom of Denmark, while Carnia was integrated into the Special Statute Autonomous Region of Friuli-Venezia Giulia.
  • 5. Ecological Economies: Both traditional economic systems were strictly tied to the constraints of the immediate habitat, and both are currently transitioning toward targeted, sustainable, and eco-compatible forms of cultural tourism.
  • 6. Language & Spontaneous Architecture: The survival of specific native languages (Faroese and Carnic Friulian), bilingualism, and linguistic teaching in local schools. Both territories display a powerful vitality of cultural traditions and the persistence of a rich, spontaneous vernacular architectural apparatus.
  • 7. Oral Literature & Folklore: The preserving of community performance arts: the ancient Faroese chain dance (Føroyskur dansur) paired against the traditional polyphonic villotta carnica. A very tight man-environment relation has allowed the preservation of a shared "fantastic" folkloric apparatus, populated by trølls in the Atlantic and sbilfs in the Alps.
Table of Contents 
1. Preface
2. An ethno-anthropological approach to two cultural distances
3. Historical-geographical introduction
  • 3.1. The archipelago of the Fær Øer
  • 3.2. Carnia (Cjargne)
  • 3.3. Discussion and Comparative Framework
4. The ethnic-cultural and linguistic identities
  • 4.1. Fær Øer: a small "community-nation"
  • 4.2. Carnia: a strong regional identity
  • 4.3. Discussion
5. Man-environment relationship
  • 5.1. In the Fær Øer: the sea and the islands
  • 5.2. In Carnia: the wood and the mountain
  • 5.3. Discussion
6. The two economies between tradition and change
  • 6.1. Fær Øer: the bygd and the traditional community subsistence economy
    • 6.1.1. Fishing and grindadráp (the community whale hunting), fowling, cultivation and breeding
    • 6.1.2. The changing economy: oceanic fishing, shipyards, and tourism
  • 6.2. Carnia: the traditional economy and alimentary self-sufficiency
    • 6.2.1. The Carnian modern economy and the wood: industry and craftsmanship; tourism
  • 6.3. Discussion
7. The great existential crises of yesterday
  • 7.1. The great Faroese crisis of the 1990s and the subsequent emigration
  • 7.2. Carnia as a land of temporary and permanent emigration up to the 1960s and 1970s
  • 7.3. Discussion
8. Two “islands” at the mirror: Mykines (Fær Øer) and Sauris (Carnia)
  • 8.1. Mykines (Fær Øer): Extreme maritime isolation, avian resources, and community survival.
  • 8.2. Sauris (Carnia): The alpine enclave, high-altitude hamlets, and the preservation of German-Bavarian linguistic separateness.
9. Bibliography
  • 9.1. Fær Øer
  • 9.2. Carnia

ARCHIPELAGOS AND ISLANDS AT THE MIRROR. SEA-ONES (FAROE and MYKINES, DENMARK), LAND-ONES (CARNIA AND SAURIS, ITALY)

E-Book, paper version in colour, I and II ed., and in black and white, 111 pages, 90 notes, 105 images (66 belong to the Photo Library of the A.)

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- August 3  2026, 09:13 CEST. The blog has had 3,620 views in the last 24 hours...


417. Conquistadores, esploratori, naturalisti, archeologi, etnologi alla scoperta dell’Ovest

  Figura 23 . George Catlin, Stu-mick-o-súcks, Buffalo Bull's Back Fat, Capo tribù, Blood Tribe , 1832 (Smithsonian American Art Museum)...