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domenica 10 maggio 2026

383. Avventura, storia e mistero nei mari del Nord. Scopri il libro: BALENE E BALENIERI, TRA NORD ATLANTICO, PACIFICO SETTENTRIONALE, MAR GLACIALE ARTICO. VAGABONDAGGI ALLA RICERCA DELLE TESTIMONIANZE DELL’ERA DELLA CACCIA ALLE BALENE

Figura 1. Da: Holmes L., The Arctic whaleman; or, Winter in the Arctic Ocean Being a Narrative of the Wreck of the Whale Ship Citizen Ocean of New Bedford, in the Arctic Ocean, Lat. 68В° 10' N., Lon. 180В° W., Sept. 25, 1852. Together with a Brief History of Whaling (Smithsonian Libraries)

Nel corso dei viaggi di ricerca che mi hanno condotto in diversi settori dell'emisfero boreale, mi sono spesso imbattuto nei resti e nelle, più o meno vistose, tracce di stabilimenti e di stazioni di caccia alle balene. 

Sovente abbandonate da molto tempo, altre volte solo da pochi decenni, costituiscono il simbolo di un'era ormai lontana nel tempo, alla quale la maggioranza di noi si sente oggi totalmente estranea.

Nonostante le numerose e complesse implicazioni inerenti alla tecnica e all'oggetto stesso della caccia, la sanguinosa mattanza dei cetacei, per lunghi secoli e per diversi popoli (...), ha rappresentato una parte invero non secondaria, se non di determinante importanza, della loro cultura. 

Caratterizzata da uno stretto rapporto con l'habitat e l'ambiente marittimo.   

Bisogna infatti ricordare (...) come del tutto "recenti" siano le conquiste operate da ecologi ed etologi, da "verdi" ed animalisti. 

A parte pochi casi ascrivibili agli usuali precursori. 

Membri di una "illuminata" avant-garde, senza bandiere e senza frontiere.

Il problema nacque e si impose all'attenzione dell'opinione pubblica internazionale e dei governi (...), non a causa della caccia in se stessa

Ma, come al solito, dal "progresso", che anche in questo campo ha comportato l'impiego di tecnologie sempre più devastanti e distruttrici. 

A partire dall'invenzione, nel 1864, del celebre cannoncino fiocinatore esplosivo, ad opera del norvegese Svend Foyn. 

Per cui quello che era un "prelievo" di risorse marine, più o meno giusto, nel tempo si sarebbe trasformato nell’indiscriminato sterminio dei cetacei (...)

Se le vecchie stazioni baleniere abbandonate, che mostrano oggi abbondanti tracce  del degrado provocato dallo scorrere del tempo e dalle avverse condizioni climatiche, ci ricordano anche "realtà" che possono anche non piacerci, poiché indissolubilmente collegate alla morte di tanti grandi mammiferi marini, l'avvistamento delle balene, sia volontario, nel corso di appositi e gradevoli whale-watching, o casuale,  ha sempre provocato, in chi scrive, un'eccitazione ed un'esaltazione indescrivibili, quasi fanciullesche, che mai erano state altrove provate. 

Nei confronti di altri stupendi abitatori del mare (delfini, foche o lontre, ad esempio) o, magari, terrestri.

In Africa il paragone va ai tanti elefanti, rinoceronti, od addirittura ai leopardi, intravisti, fotografati, e perfino inseguiti, tra Kenya settentrionale e Sudan meridionale. 

Strano a dirsi, ma l'incontro con i grandi abitatori della savana non riesce a reggere il confronto con quello delle balene. 

È un contatto visivo, ma non solo..., che trascende il rapporto occhi-cervello: è emotivo, istintivo. 

Si collega alla parte più nascosta di noi, quella che gli psicanalisti definiscono l'io, che riesce a smuovere perfino le "acque" del nostro subconscio.  

E quella, in effetti, rappresenta un'imprevedibile e sorprendente realtà del mare che è riuscita sempre a stupirmi. 

Ad attrarmi per tutte le sue implicazioni, di fantasia e di mistero (...),  ma anche per quell'alone di poesia, che pure quel mastodontico abitatore delle profondità oceaniche, con i suoi comportamenti di superficie, a volte flessuosi come quelli di una ballerina d'opera, è riuscita sempre a evidenziare. 

Suscitando profondi, indimenticabili, turbamenti.

Negli anni i miei diversi incontri, nelle regioni più diverse, di questa realtà, mi hanno offerto la possibilità di riflettere sull'importante ruolo che la caccia alle balene ha avuto in passato nei campi più disparati. 

Dalle esplorazioni di terre ignote e lontane (i volumi scritti dal baleniere scozzese Scoresby sono entrati di diritto nella storia delle scoperte geografiche), e quindi dall'apertura di nuove vie. 

Sia marittime, che terrestri, che hanno condotto ad una più accurata ricognizione di territori e passaggi marittimi, e all'incremento delle conoscenze geografiche (...) e climatiche, come di quelle etnografiche. 

Grazie ai molteplici incontri ed alle descrizioni che venivano fatte degli "usi e dei costumi" delle diverse popolazioni artiche indigene.

Su quest'ultimi fa, però, notevole aggio l'aspetto negativo sui risvolti positivi. 

Ciò per la continua e costante opera di acculturazione e di disgregazione culturale che i popoli artici avrebbero sperimentato sulla propria pelle fin dal principio del XIX secolo. 

(...) Negative dinamiche culturali, che sarebbero state innescate anche a prescindere dalla volontarietà, o meno, degli stessi cacciatori di balene. 

Figuriamoci se una presunta "superiorità" della razza bianca o la ricerca di un maggior profitto si fossero andate ad aggiungere con forza nell'incontro, anche culturale, tra balenieri e gli Inuit

Tanto da tramutarlo ben presto in un autentico scontro (...)

Il libro si focalizzerà su alcuni aspetti, storici od attuali, ai quali ho potuto accedere direttamente, nei settori nord-atlantici, del Pacifico settentrionale e dell'Artico canadese, groenlandese, norvegese.

   Ecco le tappe del nostro lungo itinerario nello spazio e nel tempo: Alaska sud-orientale (USA); isola di Vancouver (Colombia Britannica, Canada); Tuktoyaktuk (Mare di Beaufort, Artico occidentale, Canada); Qausuittuq (Alto Artico canadese); Iqaluit e Pangnirtung (isola di Baffin, Artico orientale, Canada); Narsaq (costa occidentale della Groenlandia meridionale); Svalbard (Norvegia); Norvegia; Islanda; Shetland, Orcadi, Ebridi Esterne, St Kilda (Scozia, UK); Fær Øer (Danimarca); Saint-Pierre et Miquelon (Francia), Terranova, Québec (Canada), Madeira (Portogallo); Canarie (Spagna).

Invece, per quanto riguarda le popolazioni autoctone, il libro si interesserà agli Inuit e agli Indiani del Nord-Ovest (...). 

Figura 19. Wrangell, Alaska sud-orientale, già America Russa: la tomba del Capo Tlingit Shakes V (1840-1878) dalla caratteristica bassa recinzione in stile russo, sormontata da due pali raffiguranti le balene assassine (orche=keet), simbolo del suo clan (Archivio A.)

Per quanto invece concerne gli europei, spazio sarà dato a canadesi, norvegesi, scozzesi e faroesi, nonché agli equipaggi delle diverse nazioni europee che, a partire dal XVII secolo, si interessarono, e "con profitto", alle fisheries delle Svalbard e del Mare di Barents.

In ultimo, non ci dimenticheremo del ruolo pionieristico esercitato dai baschi (...). 

Tra i primi a cimentarsi nella caccia alle balene, specialmente alla Eubalaena Glacialis

Spingendosi fin sulle sponde nord americane, a partire dal XV secolo (...)  

I baschi ben presto diventeranno, tra le varie marinerie, i maggiori esperti della caccia alle balene. Grazie soprattutto al sistema delle stazioni a terra, poi largamente imitato[i] dai balenieri di altre nazioni. 

Anche se già nel 1635 cercarono di processare le balene direttamente offshore, al largo della costa della Norvegia settentrionale, nel 1659 baleniere basche francesi cacciavano balene à flot, “a galla”.

- La caccia nella preistoria: Alta, Nord Norge

   Come possiamo "leggere" nei graffiti e nei dipinti esistenti nella zona del fiordo di Alta, nella Norvegia settentrionale, la caccia alle balene ha origine lontanissime, risalendo ai tempi preistorici. 

Gli uomini per sopravvivere hanno sempre cacciato. Numerose popolazioni di regioni costiere e isole hanno ricavato la loro sussistenza, anche grazie alla certamente pericolosa caccia ai grandi mammiferi marini (...) 

DA: BALENE E BALENIERI, TRA NORD ATLANTICO, PACIFICO SETTENTRIONALE, MAR GLACIALE ARTICO.     VAGABONDAGGI ALLA RICERCA DELLE TESTIMONIANZE DELL’ERA DELLA CACCIA ALLE BALENE

(163 pp., 156 foto, 79 sono dell'A.)

E-Book: https://www.amazon.it/dp/B0C446WJWH

versione cartacea a colori (“premium”), volume di grande formato (16.99 x 1.91 x 24.41 cm): https://www.amazon.it/dp/B0C522JP54

versione in bianco e nero, volume di grande formato (16.99 x 1.91 x 24.41 cm): https://www.amazon.it/dp/B0C52BPD2B


1. PREMESSA

2. INTRODUZIONE - LA CACCIA NELLA PREISTORIA: ALTA, NORD NORGE - I BALENIERI E L'ESPLORAZIONE - LA CACCIA ALLE BALENE, TRADIZIONALE ATTIVITÀ ECONOMICA DI ALCUNE COMUNITÀ MARITTIME EUROPEE 

3. LA CACCIA ALLE BALENE PRESSO ALCUNE POPOLAZIONI AUTOCTONE AMERICANE 

4. GLI AVVISTAMENTI DI BALENE

5. LA CACCIA ALLE BALENE: STORICA- NELLA COLOMBIA BRITANNICA (CANADA) - A SAINT-PIERRE ET MIQUELON (FRANCIA) - LE STAZIONI BALENIERE DI TERRANOVA (PROVINCIA DI TERRANOVA E LABRADOR, CANADA) - LE STAZIONI DI CACCIA ALLE BALENE DEL CUMBERLAND SOUND - KEKERTEN, IL CUMBERLAND SOUND E L’INIZIAZIONE ANTROPOLOGICA SUL CAMPO DI FRANZ BOAS - NELLE ISOLE SHETLAND (SCOZIA, UK) - NELLE ISOLE ORCADI (SCOZIA, UK) - NELLE ISOLE SVALBARD, NORVEGIA - NELLE EBRIDI ESTERNE (SCOZIA, UK) 

6. LA CACCIA ALLE BALENE: ATTUALE - IQALUIT (GIÀ FROBISHER BAY, ISOLA DI BAFFIN, ARTICO ORIENTALE, NUNAVUT, CANADA) - A RESOLUTE BAY (OGGI QAUSUITTUQ, CORNWALLIS ISLAND, HIGH ARCTIC, NUNAVUT, CANADA) - NARSAQ (COSTA OCCIDENTALE DELLA GROENLANDIA MERIDIONALE, DANIMARCA) - NELLE ISOLE FÆR ØER (DANIMARCA): IL GRINDADRÁP, LA CACCIA COMUNITARIA - IN ISLANDA - IN NORVEGIA, QUANDO LA CACCIA ALLE BALENE NON È COSÌ PUBBLICIZZATA, COME L’ISLANDESE, LA FAROESE (O LA GIAPPONESE) 

7. BALENE, UNA SCHEDA PICCOLE: MEDIE: GRANDI: 

8. APPENDICE LA CACCIA ALLE BALENE NELL’ARCIPELAGO DI MADEIRA (PORTOGALLO), 1941-1981 IL GIGANTESCO FLOP DELLA CACCIA ALLE BALENE NELL’ARCIPELAGO DELLE CANARIE (SPAGNA), 1784-1806 

9. BIBLIOGRAFIA

TUTTI I DATI (ECONOMICI, STATISTICI, DEMOGRAFICI, ETNOGRAFICI, ECC.) CONTENUTI NEI MIEI LIBRI SONO STATI ACCURATAMENTE VERIFICATI, INTEGRATI E AGGIORNATI AL MOMENTO DELLA LORO PUBBLICAZIONE

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sabato 9 maggio 2026

382. PARTE III (E ULTIMA): Ancora Tawfikyya. Il forte del Sobat, fondato da Gessi nel 1874. Nel villaggio Shilluk di Dur. Sulla pista verso il canale e il "mostro" di ferro (la escavatrice), non vedrò leoni, ma solo uno struzzo. L'arrivo alla meta finale. A Roma, al rientro dal Sudan, incontro Paolo Portoghesi. RISALENDO NEL GENNAIO DEL 1981, IN SUD SUDAN, IL NILO BIANCO IN PIROGA: CRONACA DAL PROFONDO E MARTORIATO SUD DEL MONDO

 

"Il fiume Sobat e parte del Nilo Azzurro"
(da H.H. Austin, Among Swamps and Giants in Equatorial Africa, Londra, 1902)

Ancora Tawfikyya. Il forte del Sobat, fondato da Gessi nel 1874

Nativi di Tawfikyya (da: Fothergill, Edward, Five years in the Sudan Londra 1910) 

Il celebre Gordon Pacha, nella sua veste di Governatore delle Province Equatoriali del Nilo, fece fondare dal Gessi nel 1874 anche la stazione del Sobat, a circa quattro chilometri a sud di Tawfikyya, in una zona altamente strategica, capace perciò di controllare tutto il traffico fluviale. 

Si trovava alla confluenza dell'omonimo fiume con il Nilo Bianco. 

Vi fece altresì funzionare una colonia agricola grazie all'apporto di numerosi schiavi che nel frattempo aveva provveduto a liberare. 

Ben presto l'intera area dovette essere abbandonata in favore di Tawfikyya. La zona in effetti era troppo piatta, facilmente soggetta alle frequenti inondazioni del Nilo.

Romolo Gessi, ca. 1880 (1831-1881), da: Richard Buchta [fotografo di una delle spedizioni di Gessi], Romolo Gessi Pasha: Seven Years in the Soudan, Londra 1892

Il Nilo Bianco, stracolmo di vegetazione galleggiante, ripreso dall'area di Tawfikyya (foto digitalizzata dalla copertina di Rinnovarsi) (© Franco Pelliccioni) 

Brevemente ricordo come in quell'occasione ebbi la possibilità di scoprire come l'edificio più grande di Tawfikyya, da me intravisto dalla piroga [i] [In effetti "in loco" avrei verificato la presenza di un'altra piccola costruzione]., e che poi esaminai accuratamente[ii] [Un missionario, da anni residente nella zona, aveva sempre ritenuto trattarsi dei resti di una vecchia missione.], in realtà fosse l'ufficio postale della cittadina. 

Sulle pareti interne erano state eseguite, forse da alcuni Shilluk della zona, dopo il totale abbandono della cittadina, alcuni interessanti graffiti, raffiguranti europei con cappelli di vecchio stampo coloniale.

Vi si potevano leggere anche alcune semplici scritte in arabo[iii] [Del tipo:"Suakin", "La Repubblica del Sudan è una democrazia" ,"cavalli arabi", "Mosè", "Gezira". "Egitto".]

E tra la sponda del Nilo e la costruzione sorgeva un modesto "santuario" (uno steccato circolare) dedicato al Reth degli Shilluk John Dak wad Padyet [iv] ["Re divino" tra il 1945 e il 1951].  

Nelle immediate adiacenze dell'edificio, avrei anche fotografato i resti dei basamenti circolari, anch'essi in muratura, dei tukuls: erano gli alloggi dei sottufficiali di "colore". 

Inoltre, come nei tempi passati, quando i bianchi si dedicavano alla cura delle piantagioni di Acacia Arabica (vi avrebbero fatto giungere persino un trattore, secondo quello che poi avrà modo di riferire il mio informatore locale), vi esisteva una sorta di riforestazione.

Nel villaggio Shilluk di Dur

All'ombra dell'antico albero, lungo la sponda del Nilo Bianco, si finisce di registrare l'interessante "storia di vita" dell'anziano Ajwok Bwol: l'assistente Albino, sempre fiero del suo vistoso cappello, e l'A. prendono appunti; l'anziano intreccia una corda vegetale. Due guerrieri assistono: uno fuma la pipa, l'altro ha due lance 
(© Franco Pelliccioni)

Nel villaggio di Dur, qualche chilometro più all'interno, incontrai ed intervistai un anziano Shilluk, Ajwok Bwol ("figlio di Bwol"), che mi fornì preziosi particolari sul passato della città, risalenti fin all'epoca del Reth Padyet wad Kwathker (1903-1917), allorché la popolazione di Tawfikyya risultava già composta da ex schiavi del Mahdi e del Califfo e da soldati[v] 

[Importante, per la ricerca, è stata la registrazione della "storia di vita" di questo vecchio. 

Altri indispensabili e successivi riscontri furono naturalmente da me effettuati, sia sul campo, che in Italia, consultando la scarsa letteratura esistente. 

Determinante, tuttavia, fu il materiale da me raccolto nell'Archivio del Sudan esistente presso l'Università inglese di Durham. 

Grazie a tutti gli elementi in mio possesso riuscii infine a delineare i reali motivi dell'improvviso e misterioso abbandono della città sul finire della Grande Guerra. 

Se originariamente le informazioni messe insieme individuarono nelle cattive ed impreviste condizioni ecologiche locali la causa del forzato spostamento (presenza di colonie di terribili e divoratrici termiti, che avrebbero attaccato e distrutto, non solo la foresta esistente a Tawfikyya all'inizio del secolo, ma anche i tetti in legno dei tukuls degli abitanti - il tutto anche suffragato da quanto rilevò il D'Albertis:1904:104), la principale ragione dell'abbandono del centro risiedeva nella circostanza che, al contrario di Tawfikyya, Malakal ha l'antistante specchio d'acqua del Nilo sgombro da isole e canali [come si vede dalla mappa, che ho appena incluso].

La nuova zona era, perciò, ben più idonea per controllare più agevolmente l'intera navigazione fluviale. 

A sinistra, l'area centrale di Malakal, lungo la sponda del Nilo Bianco (Democratic Republic of the Sudan. Southern region. Malakal Urban Area, Scale 1:10.000, gennaio 1977. Survey fotogrammetrico realizzato da fotografie aeree, Mefit-Italrilievi, Roma) 
Ancora in questo secolo (XX) il problema delle imbarcazioni negriere (nuggar e dahabie), che scendevano il fiume con schiavi a bordo, era purtroppo così importante da far decidere l'ulteriore spostamento del principale centro amministrativo dell'area]..

Qualche rischio lo corsi allorché, al termine dell'intervista, vennero inaspettatamente, artificiosamente e minacciosamente sollevate obiezioni, circa la nostra stessa presenza in quel luogo, da parte di alcuni guerrieri, armati di lance e, purtroppo, ubriachi a causa della troppa merissa (distillata dalla durra) ingurgitata. 

Situazione piuttosto pericolosa che ebbe modo di protrarsi per circa mezz'ora. 

Villaggio Shilluk sul fiume Sobat, 1906 

La Missione Americana del Sobat
(da: Fothergill, Edward, Five years in the Sudan, 1910)

La Missione Americana del Sobat, 1906 (TIMEA)

Per quanto riguarda, infine, i resti del forte del Sobat, essi sono da tempo ormai scomparsi. 
Tra l'altro proprio nell'area dove un tempo sorgeva il forte, vi si trovava il quartiere generale della società francese che allora stava costruendo quello che sarebbe dovuto diventare il più lungo canale artificiale del mondo, quello dello Jonglei[i].
[Doveva essere lungo 360 Km, contro i 161 di Suez, i 98 di Kiel e gli 81,3 di Panama. 

Vapore e imbarcazioni nel sudd bloccate dalla vegetazione
(da: 
From The Congo To The Niger And The Nile An Account Of The German Central African Expedition Of 1910-1911 by Adolf Friedrich Duke of Mecklenburg, vol. I, Londra, 1913)
La necessità di costruire un canale artificiale, al fine di ovviare all'enorme dispendio di acqua (per evaporazione ed altre cause), che il Nilo subisce allorché entra nell'immensa distesa acquitrinosa del sudd, venne intuita nel lontano 1904 dall'allora Sottosegretario ai Lavori Pubblici per l'Egitto, Sir William Garstin, che presentò un rapporto circostanziato alle Camere Britanniche (anche se il suggerimento avrebbe avuto origine dal Beresford, già Ispettore Generale per l'Irrigazione in India). 
In tempi più vicini a noi è stimata in ben 42 miliardi di metri cubi annui la perdita d'acqua del Nilo. 
L'escavazione di un canale tra la confluenza con il fiume Sobat, a nord, e una zona situata poco prima della città di Bor, a sud, e che doveva essere largo 52 metri e profondo 4, avrebbe dovuto portare un notevole beneficio alla navigazione, riducendone il percorso, sgombro di vegetazione, di circa 300 Km. 
Contemporaneamente c'era la possibilità di destinare all'agricoltura vaste aree ad esso limitrofe, grazie alle notevolissime potenzialità irrigue che si sarebbero in tal modo create. 
In definitiva il Nilo, con il canale dello Jonglei "operativo", avrebbe avuto una portata che, da 20 milioni di mc al giorno sarebbe arrivata in una seconda fase ai 43 milioni. 
Il progetto fu ideato dalla MEFIT italiana. 
Nel 1979 era stato previsto un costo complessivo relativamente contenuto pari a 90 miliardi di lire, finanziato in parti uguali dai governi egiziano e sudanese. 
Tecnicamente ed operativamente la sua esecuzione era stato affidata alla CCI (Compagnie de Constructiones Internationales).

Uno dei tecnici della CCI gentilmente mi condusse a vedere lo stato dei lavori inizio 1981. 

Sulla pista verso il canale e il "mostro" di ferro (la escavatrice), non vedrò leoni, ma solo uno struzzo

Parlammo della diffusa presenza dei leoni in quei paraggi, imbattendoci però ad est del canale solo in uno struzzo. 

Percorremmo ad una media superiore ai cento Km l'ora la pista in terra battuta, che sarebbe divenuta estremamente pericolosa al tempo della stagione delle piogge, che costituiva una delle due sponde. 

A quell'anno erano stati scavati 45 Km in tutto, ad una media di 25 metri al giorno, grazie ad una possente e mastodontica escavatrice precedentemente utilizzata in Pakistan.

Già preannunciato da alcuni episodi di sequestro di personale tecnico e operaio, il brusco aggravamento delle condizioni locali, a causa della recrudescenza della guerriglia nel sud Sudan, provocò nel 1983 - e, forse, per sempre! - l'imprevista fine dei lavori di una grandiosa opera, che si doveva ultimare nel 1985/86].

The Sobat Basin OSM, Based up on US Army map NC36, NB36 (CC Some Rights Reserved Hans Braxmeier & Peter in s) 

L'arrivo alla meta finale

"Il fiume Sobat viene raggiunto al tramonto, dopo ben undici ore pressoché ininterrotte di navigazione. Riusciamo a stupire i tecnici francesi che, increduli, ci accolgono con viva simpatia".

A Roma, al rientro dal Sudan, incontro Paolo Portoghesi

Il 31 maggio 2023 avevo dedicato un post al grande architetto Paolo Portoghesi, la cui scomparsa il giorno prima mi aveva rattristato.

Innanzitutto dal punto di vista umano.

Poi perché mi ero improvvisamente ricordato che nel 1981, al rientro dalla mia seconda ricerca in Sudan, avevo avuto il privilegio di incontrarlo nella sede della Mefit Consulting Engineers (Portoghesi era il responsabile per l’Architettura).

Perché proprio nell’immenso paese afro-arabo ero venuto a conoscenza delle molteplici attività portate avanti là dalla Mefit.

Dopo aver accennato alla mia ricerca sudanese, Portoghesi mi “affiderà” ad uno dei diversi collaboratori intenti a lavorare attorno ad un lungo tavolo stracolmo di carte e mappe.

Il quale mi consegnerà un paio di grossi volumi, preziosi per il mio lavoro su Malakal (Mefit, Regional Development Plan, vol. 2, Socio-Ethnographic Analysis, Rome, 1977 e Second Phase, vol.3, Patterns of Comsumption, Rome, 1978). 

BIBLIOGRAFIA

ANONIMO, "Flow Motion", Sudanow, 1981, gennaio, pp.62-65;

AA.VV., Il Nilo, Novara: Istituto Geografico De Agostini, 1978;

F. B., "Il designer rifà il letto al Nilo", L'Espresso, 1979, 34, 26 agosto, p.91;

S.W. BAKER, Ismailia. A Narrative of the Expedition to Central Africa for the suppression of the slave trade, London: Macmillan and Co., 1874;

M.O. BESHIR, The Nile Valley Countries, Continuity and Change, 2 voll, Khartoum: Institute of African and Asian Studies, University of Khartoum, 1984.

M. BRYANT, "Jonglei- New line on the Map", Sudanow, 1979, Marzo, p.29;

E.A. D'ALBERTIS, Una crociera sul Nilo, Torino: Paravia, 1904;

W. GARSTIN, The Basin of The Upper Nile: Despatch from His Majesty's Agent and Consul General at Cairo inclosing a Report by..., London: Printed for His Majesty, 1904;

H. JOHNSTON, The Nile Quest. A Record of the exploration of the Nile and its Basin, London: Lawrence and Bullen, 1903;

A. MOORHEAD, Non c'è posto nell'arca, Milano: Valentino Bompiani, 1961.

A. MOORHEAD, Il Nilo Azzurro, Milano: Garzanti, 1972;

A. MOORHEAD, The White Nile, Harmondsworth: Penguin Books, 1973;

F. PELLICCIONI, "Schiavitù e città nel Sudan meridionale. Genesi e sviluppo dell'urbanizzazione nel XIX e nel XX secolo e sue interrelazioni con la storia della "tratta", Bollettino della Società Geografica Italiana, XI, VIII, 1991, pp. 499-523.

F. PELLICCIONI, "L'attuale rete urbana del Sudan meridionale. Città e zeribe schiaviste, stazioni e forti antischiavisti", Bollettino della Società Geografica Italiana, XI, IX, 1992, pp. 689-720.

F. PELLICCIONI, Ufficiali governativi coloniali, missionari e studiosi alla scoperta del difficile mondo del Sudan meridionale", Rivista Geografica Italiana, 1996, in corso di pubblicazione.

J. PETHERICK, Egypt, The Soudan and Central Africa. With explorations from Khartoum on the White Nile..., Edimburgo e Londra: W. Blackwood and Sons, 1861;

E. SALERNO, Fantasmi sul Nilo, Milano: SugarCo, 1979;

THE DEMOCRATIC REPUBLIC OF THE SUDAN, Ministry of Culture and Information, Jonglei Project (Phase I), Khartoum: Government Printing Press, 1975.

Fonti archivistiche, Durham University, UK: Upper Nile Province, Malakal, 1938. Lettera del 30 marzo, UNPW 2-39.

tre post sono tratti da un mio articolo inedito del 1996

Oltre che nelle comunicazioni a congressi internazionali e negli articoli scientifici e di divulgazione scientifica, il Sudan figura in alcuni miei libri.

Nel Vol. 3 delle GRANDI AVVENTURE DELL’ANTROPOLOGIA è presente Padre STEFANO SANTANDREA (1904-1990), tra i più grandi esperti del Sudan, grazie al trentennale soggiorno missionario nel remoto Bahr-El-Ghazal. 

Nel GIRO DEL MONDO… IN 15 TRENI. TRANSCONTINENTALI E DI LUSSO, DI PENETRAZIONE COLONIALE E MILITARE, DEI CERCATORI D’ORO, DEGLI HAJJI, “ALPINISTICI” conosceremo la "Ferrovia del deserto", Egitto-Sudan, che porterà i britannici a riconquistare il Sudan. Da molto tempo nelle mani delle orde Mahdiste, che a Khartoum avevano trucidato il grande Gordon Pasha (1833-1885).

Nel Vol. 2: AFRICA della tetralogia dell’esplorazione: ALLA SCOPERTA DEL MONDO, sono presenti:

 CARLO PIAGGIA, 1827-1882 (Tunisia, Egitto e Sudan; In Sudan, tra i “famigerati” cannibali Niam Niam; Tra Eritrea, Etiopia e Sudan; Ancora in Sudan).

SIR E. A. WALLIS BUDGE, 1857-1934. Egitto, Sudan e Iraq;

JEAN-BAPTISTE MARCHAND, 1863-1934. (La Mission Congo-Nil giunge a Fashoda, sul Nilo Bianco (Sudan); La visita di Fashoda nel corso della mia seconda sessione di ricerca antropologica sul campo a Malakal).

JAMES BREASTED, 1865-1935 (La spedizione epigrafica in Egitto e Sudan del 1905-07).

PAGINA AUTORE AMAZON:Amazon.it: Franco Pelliccioni: libri, biografia, ultimo aggiornamento 

LA I PARTE: Lenta navigazione, tra isole stracolme di papiri, ambatch, uccelli e serpenti velenosi, a bordo del mio Boeing 707, che non viene da Seattle, ma è un tronco scavato, spinto da due giganti nilotici; si cerca di evitare le pericolose isole galleggianti di giacinti d'acqua  

 https://pelliccionifranco.blogspot.com/2026/05/377-risalendo-nel-gennaio-del-1981-in.html  

LA II PARTE: I Centurioni di Nerone alla ricerca delle sorgenti del Nilo, I sec. d.C.; Il Sudd, labirinto di acque stagnanti e di caotica vegetazione, fenomeno forse unico al mondo per la sua vastità; Il Nilo Bianco, un fiume ricco di storia e di avventura; Tawfikyya, stazione antischiavista fondata dall’esploratore Samuel Baker nel 1870, viene abbandonata fino al 1900, e definitivamente sostituita da Malakal nel 1918. 

https://pelliccionifranco.blogspot.com/2026/05/380-parte-ii-i-centurioni-di-nerone.html

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venerdì 8 maggio 2026

381. 31 capitoli per scoprire l'Islanda segreta: AI CONFINI D’EUROPA. VIAGGIO-RICERCA NELL’ISLANDA DEI VULCANI, DEI GHIACCIAI, DELLE SAGHE, DEL MONDO VICHINGO

Mappa dell'Islanda con l’itinerario seguito dall'A. Meno evidente è la linea che indica la rotta aerea tra Reykjavík e l'arcipelago delle Vestmannaeyjar, a sud-ovest dell'isola

Immaginate un luogo dove la terra trema sotto i ghiacciai e le antiche storie dei vichinghi sembrano ancora sussurrare nel vento. 

Ai Confini d’Europa non è solo un diario di viaggio. 

E’  una mappa precisa in 122 paragrafi per chi vuole capire l'Islanda nel profondo.

Islanda: Terra di Fuoco, Ghiaccio e... Ricerca

Il libro nasce da un autentico viaggio-ricerca (Cap. 1), con un approccio antropologico unico che include "case-studies" e indagini sul campo (side-surveys). 

Non è una guida turistica comune, ma un'opera che scava nell'anima del luogo.

Il libro è anche un "tour vulcanico" che attraversa secoli di storia e include vulcani come: 

lo Snæfellsnesjökull (Cap. 11): celebre punto di partenza del Viaggio di Jules Verne al Centro della Terra

Mucche al pascolo con lo Snæfellsnesjökull finalmente visibile sullo sfondo (© Franco Pelliccioni)

l’Hekla (Cap. 17): considerata nel Medioevo la "Porta dell'Inferno";

il Laki (Cap. 19): con la sua eruzione catastrofica, che rischiò di spopolare l'intera isola nel XVIII secolo; 

il Krafla e l'Askja (Cap. 22 e 24), quest’ultimo talmente alieno da essere stato scelto come palestra dagli astronauti dell'Apollo.

Il libro rintraccia luoghi e fattorie citati nelle antiche saghe e si interessa ai musei di Reykjavík (Cap. 4-8) e al Museo Marittimo di Hafnarfjörður (Cap. 9).

Rappresenta anche un Viaggio nel Tempo. 

Perché, analizzando i racconti dei viaggiatori dal XV al XIX secolo (Cap. 27-28), permette di capire come la percezione dell'Islanda sia cambiata nel tempo.

Perché leggerlo? 

Per la sua ricchezza tecnica, ma pur sempre accessibile. I suoi 31 capitoli densi di informazioni includono un mini-glossario geografico (Cap. 31), per non perdersi tra i nomi impronunciabili, ma affascinanti della geografia islandese, oltre ad una bibliografia (Cap. 30), per chi vuole approfondire ancora di più.   

1. Dall'Islanda alla Luna  (Capitolo 22)

Sapevate che gli astronauti dell’Apollo, prima di calpestare il suolo lunare, si sono addestrati in Islanda? 

Così il libro Ai Confini d’Europa ci porta nella remota regione dell’Askja, un luogo così alieno da essere stato scelto dalla NASA come palestra naturale. 

Un capitolo incredibile, che unisce la conquista dello spazio ai deserti di lava islandesi.

2. Hans Jonatan, una storia invero inaspettata (Capitolo 29)

Chi è stato il primo uomo di colore a stabilirsi tra i ghiacci dell'Islanda? 

All'inizio del XIX secolo, un viaggiatore singolare di nome Hans Jonatan approda sull'isola, sfidando convenzioni e isolamento geografico. 

Il libro dedica un intero capitolo a questa figura straordinaria, raccontando un'Islanda meno nota e profondamente umana.

3. Dove finisce il mondo? La "Porta dell'Inferno" (Capitolo 17)

Nel Medioevo si credeva che l’inferno avesse un ingresso fisico, e si trovasse in Islanda. 

Il vulcano Hekla era temuto come la Porta dell’Abisso. 

In questo viaggio-ricerca, scoprirete come la potenza dei vulcani non abbia solo modellato il paesaggio, ma anche i miti e le paure più profonde dei popoli del Nord.

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Se state pianificando un viaggio in Islanda, o se volete semplicemente viaggiare con la mente tra ghiacciai e leggende, non potete perdervi questo libro.

Ai Confini d’Europa è molto più di un racconto: è una bussola per l'anima.

AI CONFINI D’EUROPA. VIAGGIO-RICERCA NELL’ISLANDA DEI VULCANI, DEI GHIACCIAI, DELLE SAGHE, DEL MONDO VICHINGO

E-Book, versione cartacea a colori e in bianco e nero, 346 immagini, di cui 304 a colori (284 sono dell'A.),150 note, Bibliografia, Mini-Glossario geografico 

ediz.: volume di grande formato (16.99 x 1.91 x 24.41 cm), 299  pp.   

 

E-Book: https://www.amazon.it/dp/B01I7623LW

versione cartacea a colori: https://www.amazon.it/dp/1520685890
Versione cartacea bianco e nero: https://www.amazon.it/dp/1520757409
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II ediz.: formato 15.6 x 1.96 x 23.39 cm, 339 pp. 


383. Avventura, storia e mistero nei mari del Nord. Scopri il libro: BALENE E BALENIERI, TRA NORD ATLANTICO, PACIFICO SETTENTRIONALE, MAR GLACIALE ARTICO. VAGABONDAGGI ALLA RICERCA DELLE TESTIMONIANZE DELL’ERA DELLA CACCIA ALLE BALENE

Figura 1 . Da: Holmes L., The Arctic whaleman; or, Winter in the Arctic Ocean Being a Narrative of the Wreck of the Whale Ship Citizen Ocean...