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| Figura 80. Carta del Polo Nord basata sui viaggi di Barents, 1598 |
La presenza in questo secondo volume della trilogia di Masters & Commanders di un autentico parterre du roi di navigatori è strutturata per attrarre la massima curiosità e l'interesse scientifico del lettore. John Ross, Bellingshausen, Parry, Franklin, Nils Nordenskjöld, Sverdrup, Nansen: ecco alcuni dei nomi più prestigiosi dell’esplorazione marittima qui raccolti. Si tratta di figure storiche di immenso spessore, particolarmente attratte dai deserti ghiacciati del Polo Sud come del Polo Nord, spesso cimentatesi nella ricerca estenuante di una via settentrionale verso l’Oriente: i mitici “Passaggi” a Nord-Ovest e a Nord-Est.
Accanto a loro, il volume introduce altri protagonisti che solo superficialmente potremmo considerare “minori”. Tra questi, la coppia russa composta da Lisianski e Krusenstern che, all’inizio del XIX secolo, realizzò la prima circumnavigazione del mondo dell’Impero zarista.
Spazio centrale è dedicato a Matthew Flinders (antenato di uno dei più grandi egittologi inglesi, Flinders Petrie, di cui a Londra è possibile ammirare un minuscolo quanto straordinario museo); il navigatore britannico scoprirà, dopo averla integralmente circumnavigata, come l’Australia in realtà sia una gigantesca isola.
Scienza, scoperte e missioni diplomatiche
L'opera dimostra come l'esplorazione scientifica sia nata spesso lontano dalle accademie ufficiali. Nel capitolo dedicato a William Scoresby Junior emerge l’identikit di un baleniere con un’innata propensione per la scienza, l’osservazione empirica e gli esperimenti. Curiosissimo autodidatta, la sua ragguardevole esperienza marittima e polare diede vita ai primi lavori scientifici strutturati mai pubblicati sull’Artico.
Allo stesso modo, l'opera del norvegese Elling Carlsen — provetto cacciatore di foche e frequentatore dei mari artici — dimostra il ruolo del caso nella storia delle esplorazioni: fu lui a scoprire, nella remota isola della Nuova Zemlja, l’accampamento invernale in cui il navigatore Willem Barents aveva svernato quasi tre secoli prima.
Il volume affronta poi il celebre periplo della Terra compiuto dalla fregata Novara, comandata dall’Arciduca Ferdinando Massimiliano d’Asburgo (per brevissimo tempo Imperatore del Messico), la celebre fatal nave cantata da Giosuè Carducci che in seguito avrebbe riportato in patria le sue spoglie mortali.
La presenza italiana è garantita dalle imprese di Enrico D’Albertis, che al suo attivo conta tre viaggi intorno al mondo, crociere per la Regia Marina, esplorazioni fluviali e storici scontri navali.
Infine, il libro ripercorre la missione diplomatica in Asia dello squadrone navale della Ostasiengeschwader prussiana, a bordo della quale viaggiava il giovane Ferdinand von Richthofen (futuro grande sinologo e zio di Manfred, il famoso "Barone Rosso" dell’aviazione germanica), lo scienziato a cui si deve la coniazione dello storico termine, oggi universale, di “Via della Seta”.
Il grande dramma di Sir John Franklin e l'antropologia forense
La parte principale del libro è costituita dalla cronaca e dall'analisi della grande spedizione del navigatore britannico Sir John Franklin, scomparsa misteriosamente nel nulla a metà Ottocento mentre si accingeva a inoltrarsi all’interno del caotico meandro di isole, stretti e canali che formano l’arcipelago artico canadese. Per decenni non si seppe nulla della sorte toccata alle due navi e ai loro equipaggi, concretizzando il tragico verdetto della marineria inglese: ships lost with all hands.
Solo a distanza di anni le missioni di ricerca, via mare e via terra, cominciarono a ritrovare in un immenso territorio materiali, tombe e resti umani. A queste indagini appartengono altre tre figure cardine trattate nel volume:
- Elisha Kane: lo statunitense che nel 1850 scoprì sull’isola Beechey il quartiere invernale della spedizione e le tombe dei primi tre marinai deceduti.
- Robert McClure: il navigatore che, affrontando lo Stretto di Bering e superando quattro inverni tra i ghiacci, fu il primo a compiere il periplo delle Americhe e a scoprire, a piedi e su slitte, il Passaggio a Nord-Ovest.
- Sir Francis McClintock: l'esploratore che nel 1857-1858 recuperò la prima significativa testimonianza scritta e ufficiale riguardante l’inizio della tragedia.
A loro si unisce l'orcadiano John Rae, esperto funzionario della Compagnia della Baia di Hudson. Le sue lunghissime traversate terrestri e marittime gli permisero di raccogliere gli oggetti personali della spedizione e di ottenere preziose informazioni dagli Inuit, che descrissero i tragici atti di cannibalismo estremo a cui i marinai furono costretti per sopravvivere.
I numerosi ritrovamenti non avevano però chiarito le reali cause del fallimento della più grande spedizione mai allestita dal governo britannico. Per conoscere la verità scientifica si è dovuto attendere gli anni '80 del Novecento, quando un antropologo forense canadese effettuò analisi di laboratorio sulle salme ibernate di due marinai estratte dal permafrost.
Infine, in anni recenti, complice il riscaldamento del pianeta, l’utilizzo di sonar sofisticati e la rivalutazione delle testimonianze storiche degli Inuit — a lungo ignorate dalla burocrazia britannica —, i ricercatori sono riusciti a localizzare i relitti sul fondo marino: l’ammiraglia Erebus nel 2014 e la Terror nel 2016, individuata incredibilmente all'interno della baia che proprio da lei aveva preso il nome: Terror Bay (sic).
Indice dei capitoli • I protagonisti del secondo volume
1. William Bligh (1754-1817)
- L’inserimento "in corner": Analisi di una figura complessa e controversa della storia navale. Il suo nome rimane indissolubilmente legato al celebre ammutinamento del Bounty, ma la sua figura viene qui rivalutata per via di una delle più grandi imprese di navigazione e sopravvivenza in mare aperto mai compiute.
2. Urey Fyodorovich Lisianski (1773-1837) e Johann von Krusenstern (1770-1846)
- La rotta degli Zar (1803-1806): Da San Pietroburgo alle coste dell'America. La cronaca della prima storica circumnavigazione del globo compiuta dalla Marina Imperiale Russa, concepita come una "scorciatoia" marittima per evitare due anni di estenuanti viaggi trans-siberiani via terra con oltre ottomila cavalli.
3. Matthew Flinders (1774-1814)
- La nascita dell'Australia: La prima circumnavigazione assoluta della Terra Australis. Il viaggio scientifico che dimostrò empiricamente come il continente fosse in realtà una gigantesca isola.
4. John Ross (1777-1856)
- Il Polo Magnetico: L'epopea del grande navigatore ed esploratore scozzese, pioniere delle rotte polari, che per primo riuscì a localizzare e raggiungere il Polo Nord Magnetico all'interno dell'arcipelago artico canadese.
5. Fabian Gottlieb Thaddeus von Bellingshausen (1778-1852)
- L'estremo sud: Le rotte del navigatore estone al servizio della corona russa, la cui spedizione scientifica passò alla storia per la scoperta formale del continente antartico (Polo Sud).
6. Sir John Franklin (1786-1848) • La scomparsa della grande spedizione
- Il mistero e la tragedia: L'analisi della più imponente spedizione allestita dall'Ammiragliato britannico per forzare il Passaggio a Nord-Ovest, la cui misteriosa scomparsa ha rappresentato per oltre un secolo il più grande enigma delle esplorazioni polari.
- Fase 1: Le missioni di soccorso e ricerca via mare e via terra (1847-1880)
- 6.1 Elisha Kent Kane (1820-1857): L'eroe americano dei ghiacci che individuò sull'isola Beechey il primo quartiere invernale di Franklin e le tombe dei primi marinai deceduti.
- 6.2 Robert McClure (1807-1873): Il navigatore che, affrontando i ghiacci dallo Stretto di Bering, completò il periplo delle Americhe scoprendo, a piedi e su slitte, il Passaggio a Nord-Ovest.
- 6.3 Sir Francis Leopold McClintock (1819-1907): Lo “Sherlock Holmes” dell’Artico, l'ufficiale che recuperò l'unico documento scritto originale sull'inizio della tragedia.
- 6.4 John Rae (1813-1893): Soprannominato dagli Inuit Meeteelik ("colui che ha lo spirito di un'anatra"). L'esploratore scozzese che percorse 37.000 chilometri a piedi raccogliendo i cimeli della spedizione e le prime drammatiche verità dai nativi.
- Fase 2: Gli anni ’80 e l'antropologia forense: La ricostruzione in laboratorio delle reali cause fisiche del fallimento (saturnismo, scorbuto, fame) tramite lo studio delle salme ibernate nel permafrost.
- La sopravvivenza nell'Artico: Gli insegnamenti fondamentali derivanti dall'antropologia culturale e dallo studio delle tecniche adattive eschimesi (Inuit).
- Fase 3: Gli anni ’2000 e il mutamento climatico: L'utilizzo delle moderne tecnologie sottomarine favorito dallo scioglimento dei ghiacci, che ha condotto al ritrovamento sul fondale dei relitti dell'ammiraglia Erebus (2014) e della Terror (2016).
7. William Scoresby Jr. (1789-1857)
- Il baleniere scienziato: La figura del curiosissimo autodidatta che seppe unire l'immensa esperienza sul pack alla pubblicazione dei primi storici trattati scientifici sull'ambiente artico.
8. William Edward Parry (1790-1855)
- L'assalto al Polo: Gli arditi tentativi nautici del navigatore britannico nel forzare il mare artico per mappare il Passaggio a Nord-Ovest e marciare verso la conquista del Polo Nord geografico.
9. Elling Carlsen (1819-1900)
- I tre secoli sul pack: La straordinaria scoperta archeologica compiuta nel 1871 dal capitano cacciatore di foche norvegese, che individuò nella Nuova Zemlja l'accampamento invernale originale di Willem Barents risalente al 1596.
10. Arciduca Ferdinando Massimiliano d’Asburgo (1832-1867)
- Oltre l'orizzonte: La celebre circumnavigazione scientifica globale compiuta dalla fregata battente bandiera austriaca Novara (1857-1859), la nave che anni dopo avrebbe tragicamente riportato in Europa la salma dell'Arciduca dal Messico.
11. Nils Adolf Erik Nordenskjöld (1832-1901)
- Il Passaggio a Nord-Est: L'impresa del grande scienziato e navigatore svedese, primo uomo nella storia a forzare e completare l'intera rotta artica settentrionale lungo le coste della Siberia.
12. Enrico Alberto D’Albertis (1846-1932)
- Il navigatore dei cinque continenti: La presenza italiana nell'epopea oceanica dell'Ottocento, tra crociere scientifiche, viaggi intorno al mondo in yacht ed esplorazioni geografiche.
13. La Missione dell’Ostasiengeschwader (1860-1862)
- La diplomazia prussiana: La spedizione navale in Asia Orientale a bordo della quale viaggiava il giovane geografo Ferdinand von Richthofen, lo scienziato che coniò per la storia il termine universale di “Via della Seta”.
14. Otto Sverdrup (1854-1930)
- Il principe dei ghiacci: Il comandante polare norvegese le cui monumentali imprese ed esplorazioni scientifiche nel Grande Nord non furono inferiori a quelle di Nansen o Amundsen.
15. Fridtjof Nansen (1861-1930)
- La deriva transpolare: La straordinaria spedizione scientifica compiuta tra il 1893 e il 1896 a bordo della Fram, la solida nave progettata per incastrarsi nel pack e lasciarsi trascinare dall'imprevedibile movimento del tappeto di ghiaccio polare.
- Bibliografia
L'archivio visivo della ricerca: una galleria etno-antropologica tra Europa e Alaska
La stesura di questo secondo volume si è avvalsa di un immenso lavoro di documentazione fotografica sul campo, effettuato dall'autore all'interno di una fitta rete di istituzioni museali, polari e scientifiche tra le più importanti al mondo. Le 22 fotografie storiche ed etnografiche inserite nel testo provengono direttamente dalle collezioni di:
- Sitka (Alaska sud-orientale)
- Scott Polar Research Institute di Cambridge (Regno Unito)
- National Maritime Museum di Greenwich, Londra (Regno Unito)
- Museo Polare di Tromsø (Norvegia settentrionale)
- Fram Museet di Oslo (Norvegia)
- Museo Etnologico e Museo di Storia Naturale di Vienna (Austria)
- La Cattedrale di Tallinn (Estonia)
- Castel Tirolo (Italia), in occasione della mostra sulla circumnavigazione della Novara.
Il catalogo delle immagini e dei reperti documentati nel testo
- L'Alaska e il mondo Tlingit (Sitka)
- Figura 7. Rara corazza in osso utilizzata dai nativi Tlingit nella storica battaglia dell'Indian River; il manufatto era progettato per resistere ai colpi di bastone, ma si rivelò inefficace contro le palle dei moschetti.
- Figura 8. Armi utilizzate dai Tlingit durante i combattimenti, ottenute tramite scambi commerciali con i mercanti inglesi e americani. In alto figurano parti di fucili (canne, grilletto, otturatore e base per baionetta); a sinistra un frammento a forma di serpente di una piastra laterale di corazza; in basso un eccezionale coltello d'osso intagliato per il corpo a corpo e una testa d'ascia in pietra.
- Le memorie e i cimeli dell'Artico britannico (Londra e Cambridge)
- Figura 25 (Cambridge). Uno dei due preziosi volumi originali delle memorie del navigatore John Ross, custodito presso lo Scott Polar Research Institute.
- Figura 32 (Cambridge). Storiche fotografie d'epoca che ritraggono gli ufficiali della spedizione Erebus prima della tragica partenza da Londra. Tra i volti: Sir John Franklin, James Fitzjames, Graham Gore, Harry D.S. Godsir, Charles Hamilton Osmer e Henry Thomas Dundas le Vesconte.
- Figura 37 (Londra). I protettivi occhialoni da neve originali utilizzati dagli equipaggi polari, conservati al National Maritime Museum di Greenwich.
- Figura 40 e 41 (Londra). Il monumento nazionale a Sir John Franklin eretto nel 1866 dal Parlamento britannico a Waterloo Place (vicino a Trafalgar Square), con il dettaglio della base bronzea che raffigura l'immaginario funerale del navigatore.
- Figura 55 (Londra). La drammatica riproduzione della barca trascinata nel 1848 sui ghiacci dai marinai esausti e decimati dalla fame, dove troverà la morte lo stesso Franklin, nel celebre dipinto di T. Smith custodito a Greenwich.
- Etnografia Inuit, reperti scandinavi e l'Estone von Krusenstern (Cambridge, Tallinn e Tromsø)
- Figura 15 (Tallinn). La monumentale tomba del navigatore Adam Johann von Krusenstern, situata all'interno della Cattedrale di Tallinn in Estonia.
- Figura 76 (Cambridge). Un ulu (il tipico coltello semilunare delle donne) acquisito presso gli Inuit Igloolik nella penisola di Melville e riportato dall’Artico da Joseph Nias, partecipante alle spedizioni di Parry (1819-1823).
- Figura 77 (Cambridge). Un finissimo pettine d’avorio degli Inuit Igloolik, acquisito direttamente da Parry nel corso della sua seconda spedizione polare (1821-1823).
- Figura 86 (Tromsø). Dettaglio della vetrina dedicata a Willem Barents presso il Museo Polare: sono visibili i sigilli in piombo per i rotoli di tessuto destinati al commercio in Cina, le misure per la polvere da sparo e parti di una slitta originale.
- La rotta asiatica e oceanica della "Novara" (Vienna e Castel Tirolo)
- Figura 93 e 94 (Castel Tirolo). Gli splendidi acquerelli storici del pittore di bordo Joseph Selleny, che ritraggono rispettivamente il molo di Manila e il suggestivo Tempio di Tjintak-Kjong a Singapore.
- Figura 95 (Vienna). Due preziose collane dei Dayak del Borneo conservate al Museo Etnologico: quella di sinistra è composta da canini di leopardo maculato, di scimmia e conchiglie cauri; quella di destra include denti di Orangutan.
- Figura 96 (Vienna). Un antico abaco cinese in legno da calcolo commerciale.
- Figura 97 (Vienna). Scudo cerimoniale delle Isole Salomone (Melanesia), finemente costruito in canna d’India, madreperla e tartaruga. Riservato alle persone di alto rango come simbolo di potere spirituale e autorità, mostra una figura antropomorfa (un antenato clanico o una divinità) con tre volti ai piedi, interpretabili come simboli di caccia alle teste, cannibalismo o celebrazione di gesti eroici.
- Figura 98 (Vienna). Tre crani storici conservati al Museo di Storia Naturale: due di origine giavanese e uno neozelandese (Maori).
- La grande epopea norvegese (Oslo, Fram Museet)
- Figura 124. La celebre e piccola imbarcazione Gjøa di Roald Amundsen, esposta all'esterno del museo, con la quale il grande esploratore completò per la prima volta nella storia la leggendaria traversata del Passaggio a Nord-Ovest (1903-1906).
- Figura 128 e 129. La possente e celebre nave polare Fram; la sua bellissima alberatura svetta fino a toccare la volta della struttura museale, costruita "su misura" attorno allo scafo.
- Figura 130 e 131. Le armi da caccia e da difesa in dotazione alla spedizione, insieme al "kit" chirurgico originale e ai medicinali utilizzati a bordo.
- Figura 132. Preziosi reperti etnografici eschimesi raccolti da Fridtjof Nansen nella Groenlandia meridionale (1888). Dopo aver completato la traversata sugli sci dell'inlandsis, Nansen svernò tra i nativi studiandone la cultura, per poi pubblicare i risultati nel celebre volume Eskimoliv ("La vita degli eschimesi") del 1891.
MASTERS & COMMANDERS VERSO L’IGNOTO. NAVIGAZIONI STRAORDINARIE AI CONFINI DELLA TERRA. PARTE II: XIX SECOLO
E-Book, versione cartacea a colori e in bianco e nero, I e II ediz., 165 pp, 31 note, 150 immagini, di cui 75 a colori (24 sono dell'A.)

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