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Greenwich Hospital dalla sponda
nord del Tamigi, 1750. Canaletto
(1697–1768), Royal Museums Greenwich
Non pensiamo che possa essere
smentito il fatto che il Museo Marittimo Nazionale di Greenwich sia il più
importante di questo tipo al mondo, più importante perfino di quelli esistenti
in paesi ben più ricchi e grandi, come gli Stati Uniti e la Russia. D’altronde
la fama acquisita nei secoli passati dalla marina britannica in tutti i mari
del globo, in pace come in guerra, non poteva che rispecchiarsi in
un’istituzione altrettanto valida e brillante. Qual è appunto il National Maritime Museum.
La scelta di Greenwich non fa che
ribadire, anche “virtualmente”, questa sua “supremazia”. Qui, a non molta
distanza da Londra, nacquero Enrico VII, Elisabetta I e Maria Tudor. Qui passa
l’omonimo meridiano fondamentale e, quindi, qui l'Oriente incontra l'Occidente.
Qui è nato il nuovo Millennio,
indubbiamente un altro primato. L’osservatorio
fondato nel 1675 su una vicina collina è ben visibile dal compound del museo. Va infine ricordato come qui, tra il London Bridge e Greenwich, tra il XVIII
e il XIX secolo, ci fosse il porto più grande del mondo.
Il De Amicis, imbarcatosi nel
1873 su un veliero nei pressi della Torre, per raggiungere Greenwich impiegò
due ore: "si entrò in mezzo a due
file di grandi bastimenti, si oltrepassò in pochi minuti quei docks di Santa Caterina che abbraccia lo spazio
occupato una volta da dodici mila abitanti...si lasciarono quei London-Docks che contengono nei loro bacini trecento
bastimenti di alto bordo e nei loro magazzeni duecentomila tonnellate di
mercanzia, e danno lavoro a tre mila operai di tutti i paesi del mondo; e si
andò innanzi rapidamente, rasentando i bastimenti, i piroscafi di rimorchio, i
barconi, le navi d'ogni forma che vanno e vengono per il largo fiume…. Mucchi
enormi e file sterminate di sacchi, botti, di casse, di balle che ingombran le
rive… infinite case nere, e per tutto fumo di officine, moto di macchine, e
affaccendarsi d'operai e di marinai…appena svoltati, vedendo ancora nella nuova
dirittura alberi e vele a perdita d'occhio, si prova una viva meraviglia…quando
ci si accorge che al di là da questi alberi e da queste vele…vi sono altre
foreste di bastimenti, fitte, profonde, confuse; a sinistra, i grandi bacini
dei docks delle Indie occidentali,
che coprono la superficie di cento ettari…ma ai docks succedono ancora i docks, i bacini ai bacini, i magazzeni ai
magazzeni, gli arsenali agli arsenali…" (Ricordi di Londra, 1874).
Di fronte a Greenwich, nell'Isola dei cani, sorgeva uno dei più
importanti cantieri navali, dove nel XIX secolo venne varata la Great Eastern, la più grande (207 m)
delle navi in ferro mai costruite fino ad allora.
Un tempo questo era un luogo di
sofferenza. Ma anche di risanamento. Infatti era il Reale Ospedale per marinai.
Il Canaletto lo ritrasse in un celebre dipinto del 1750. Era formato da due ali
che, a partire dall’inizio del XIX secolo, si collegarono ad uno splendido
edificio di stile palladiano, la Queen’s
House (1635), diventando la Greenwich
Hospital School. D’altronde i londinesi che volevano sfuggire il “mal
d’aria” e le ricorrenti pestilenze, che di tanto in tanto imperversavano nella
grande metropoli, usavano rifugiarsi proprio in questo luogo.
Negli anni 1870 si aggiunsero
altre due ali. Il complesso cambiò destinazione d’uso, diventando il Reale
Collegio Navale, anche se solamente nel 1933 l’istituzione sanitaria si spostò
nel Suffolk.
Si è accennato al trascorso
“sanitario” del museo, poiché anche l'Orlogsmuseet,
il Reale Museo Navale Danese, che visitammo a Copenaghen, è sito in un'ala di
quello che un tempo era un famoso ospedale, che nel 1801 accolse i morti e i
feriti provocati dal massiccio bombardamento navale inglese.
Anche se una qualche relazione
“ospedale-museo marittimo” potrebbe essere meramente casuale, la disponibilità
di numerose e spaziose corsie ospedaliere doveva apparire ad architetti e
progettisti altamente auspicabile per la dislocazione delle diverse gallerie
espositive.
Un ulteriore, non secondario,
nesso tra i due potrebbe forse essere insito nel fatto che mortalità, morbilità
e incidenti sulle navi ed in mare fossero assai frequenti. Specialmente
all’epoca delle navi a vela, un tempo autentiche trappole letali. Ad esempio
alla fine del XVIII secolo le principali cause di mortalità degli equipaggi
della Marina britannica furono le seguenti: 10,2% (incendi, affondamenti,
naufragi); 31,5% (incidenti); 50% (malattie). Solo l’8,3% era dovuto al nemico.
La toppa nera sull’occhio, la
mano ad uncino e la gamba di legno, caratteristiche del pirata da teatro, sono
particolari aventi un’origine storica.
Il Museo Marittimo Nazionale di
Greenwich è un’istituzione del tutto recente, se pensiamo che essa data
formalmente solo dal 1934, quando un atto del parlamento istituì il museo,
specificando come la nuova istituzione si sarebbe dovuta dedicare alla “illustrazione e allo studio della storia
marittima della Gran Bretagna”. Nonostante ciò va ricordato come esso abbia
ereditato l’Archivio Tecnico dell’Ammiragliato (esistente dal 1720) e le
origini delle sue collezioni si possono rintracciare nel Royal Naval Museum stabilito nel XVIII secolo nella Somerset House di Londra. Ufficialmente
inaugurato da Giorgio VI nel 1937, restò chiuso quasi subito (1939-1946) per
cause belliche.
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Il clipper "CUTTY SARK" a vele spiegate, prima del 1916 (State Library Victoria)
Ad accogliere il visitatore allo sbarco a Greenwich ci pensa immediatamente lo stupendo clipper Cutty Sark, lanciato nel 1869 per il commercio del tè cinese, con la sua slanciata silhouette. Che stupendo approccio per chi intende poi recarsi nell'attiguo museo marittimo! Nel 1999 esso è stato modernizzato e notevolmente ampliato con la creazione di dodici nuove gallerie, che si sono aggiunte alle quattro già esistenti.
Quanto accuratamente esposto dà
modo al visitatore di rendersi pienamente conto del vitalissimo ruolo
esercitato in questo insulare paese dal mare, ieri come oggi. Ma il museo è
anche un qualcosa di assai più grandioso, poiché costituisce un vero e proprio
monumento alla storia della navigazione di tutto il mondo.
Va ancora sottolineato come la
sua recente ristrutturazione abbia reso ancora più affascinanti e completi,
oltre che didatticamente ineccepibili, i suoi abili percorsi conoscitivi,
indirizzati sia agli adulti, che ai giovani. L’affluenza di questi ultimi è
assai elevata grazie per la crescente partecipazione delle diverse scuole del
Regno Unito.
Una ristrutturazione non solo
fisica, ma anche mentale. Poiché
esposizioni e collezioni sono stati interamente “ripensati”. Fino al 1999 le
poche sale esistenti erano stracolme di oggetti, sia pure storicamente e
nauticamente pregevoli, ma per assurdo tale abbondanza andava a scapito della
loro “visibilità”. Soprattutto grazie ai finanziamenti derivati da una lotteria
popolare (ben dodici milioni di sterline su venti!), è stato ricoperto il
cortile interno (Neptune Court) con
una struttura in acciaio e vetro di 2.500 mq. Il museo ha così la superficie
vetrata più ampia d’Europa, superiore anche allo stesso Louvre (Richelieu).
E nel cortile troviamo il faro di
Tarbat Ness (1892-1984), la Suahili,
l’imbarcazione di Robin Knox-Johnston, la prima che abbia fatto il giro del
mondo in solitario senza tappe nel 1968/69, la stupenda barca scolpita del
Principe di Galles Frederick (1732), oltre ad un cannoncino lanciarpioni di una
baleniera.
Quattro le pre-esistenti
collezioni: Nelson (risalente al
1995: il mito viene illustrato da oltre 500 oggetti), Potenza Marittima nel XX secolo (Marina e commercio marittimo), Navi da Guerra (modelli dal 1650 al
1815), All Hands (galleria
video-interattiva dedicata ai ragazzi, che possono sbizzarrirsi a toccare,
manovrare, sparare con un cannone, mandare segnali, caricare un mercantile).
Ecco invece le nuove collezioni: HMS Implacable (con la poppa della nave
da guerra battutasi a Trafalgar), Futuro
del Mare (effetto serra, sfruttamento petrolifero, inquinamento), l’Arte e il Mare (dall’arte marinara
olandese del XVII secolo in poi), Passeggeri
(migrazioni di massa nel XIX e XX secolo), Esploratori
(esploratori del XVI secolo, Franklin e l’artico, l’esplorazione sottomarina
del Titanic), Commercio e Impero
(commercio marittimo, schiavitù, commercio del tè, guerre dell’oppio), il Giardino globale (la ricerca delle
piante esotiche: Cook e Bligh, il cattivo
dell’ammutinamento del Bounty), Londra Marittima, Mercantili, Camminata nei
Containers, il Ponte (altra
galleria interattiva dedicata ai bambini), Rango
e Stile (il vestito navale, ovvero come clima e ruolo condizionino lo stile
di un’uniforme), Stazione di Ricerca
(database informatico).
Qualche cifra che, più di tanti aggettivi, riesce a dare un’idea meno approssimativa del museo: oltre due milioni di oggetti; 2.500 modelli navali (molti di grandi dimensioni); 4.000 dipinti (la più grande collezione esistente al mondo); 50.000 carte nautiche; 700.000 piani di costruzione delle più diverse navi ed imbarcazioni… Tra i preziosissimi strumenti scientifici in suo possesso c’è il primo cronometro realizzato nel 1735 da John Harrison (H1), oltre quello utilizzato da Cook (H 4) per disegnare le prime mappe dei Mari del Sud.
Da: 2001 "Un autentico monumento alla storia della navigazione di tutto il mondo. Visita al Museo Marittimo di Greenwich dopo la recente ristrutturazione", L'Osservatore Romano, 9 Giugno, 3 [solo testo]
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