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sabato 9 maggio 2026

382. PARTE III (E ULTIMA): Ancora Tawfikyya. Il forte del Sobat, fondato da Gessi nel 1874. Nel villaggio Shilluk di Dur. Sulla pista verso il canale e il "mostro" di ferro (la escavatrice), non vedrò leoni, ma solo uno struzzo. L'arrivo alla meta finale. A Roma, al rientro dal Sudan, incontro Paolo Portoghesi. RISALENDO NEL GENNAIO DEL 1981, IN SUD SUDAN, IL NILO BIANCO IN PIROGA: CRONACA DAL PROFONDO E MARTORIATO SUD DEL MONDO

 

"Il fiume Sobat e parte del Nilo Azzurro"
(da H.H. Austin, Among Swamps and Giants in Equatorial Africa, Londra, 1902)

Ancora Tawfikyya. Il forte del Sobat, fondato da Gessi nel 1874

Nativi di Tawfikyya (da: Fothergill, Edward, Five years in the Sudan Londra 1910) 

Il celebre Gordon Pacha, nella sua veste di Governatore delle Province Equatoriali del Nilo, fece fondare dal Gessi nel 1874 anche la stazione del Sobat, a circa quattro chilometri a sud di Tawfikyya, in una zona altamente strategica, capace perciò di controllare tutto il traffico fluviale. 

Si trovava alla confluenza dell'omonimo fiume con il Nilo Bianco. 

Vi fece altresì funzionare una colonia agricola grazie all'apporto di numerosi schiavi che nel frattempo aveva provveduto a liberare. 

Ben presto l'intera area dovette essere abbandonata in favore di Tawfikyya. La zona in effetti era troppo piatta, facilmente soggetta alle frequenti inondazioni del Nilo.

Romolo Gessi, ca. 1880 (1831-1881), da: Richard Buchta [fotografo di una delle spedizioni di Gessi], Romolo Gessi Pasha: Seven Years in the Soudan, Londra 1892

Il Nilo Bianco, stracolmo di vegetazione galleggiante, ripreso dall'area di Tawfikyya (foto digitalizzata dalla copertina di Rinnovarsi) (© Franco Pelliccioni) 

Brevemente ricordo come in quell'occasione ebbi la possibilità di scoprire come l'edificio più grande di Tawfikyya, da me intravisto dalla piroga [i] [In effetti "in loco" avrei verificato la presenza di un'altra piccola costruzione]., e che poi esaminai accuratamente[ii] [Un missionario, da anni residente nella zona, aveva sempre ritenuto trattarsi dei resti di una vecchia missione.], in realtà fosse l'ufficio postale della cittadina. 

Sulle pareti interne erano state eseguite, forse da alcuni Shilluk della zona, dopo il totale abbandono della cittadina, alcuni interessanti graffiti, raffiguranti europei con cappelli di vecchio stampo coloniale.

Vi si potevano leggere anche alcune semplici scritte in arabo[iii] [Del tipo:"Suakin", "La Repubblica del Sudan è una democrazia" ,"cavalli arabi", "Mosè", "Gezira". "Egitto".]

E tra la sponda del Nilo e la costruzione sorgeva un modesto "santuario" (uno steccato circolare) dedicato al Reth degli Shilluk John Dak wad Padyet [iv] ["Re divino" tra il 1945 e il 1951].  

Nelle immediate adiacenze dell'edificio, avrei anche fotografato i resti dei basamenti circolari, anch'essi in muratura, dei tukuls: erano gli alloggi dei sottufficiali di "colore". 

Inoltre, come nei tempi passati, quando i bianchi si dedicavano alla cura delle piantagioni di Acacia Arabica (vi avrebbero fatto giungere persino un trattore, secondo quello che poi avrà modo di riferire il mio informatore locale), vi esisteva una sorta di riforestazione.

Nel villaggio Shilluk di Dur

All'ombra dell'antico albero, lungo la sponda del Nilo Bianco, si finisce di registrare l'interessante "storia di vita" dell'anziano Ajwok Bwol: l'assistente Albino, sempre fiero del suo vistoso cappello, e l'A. prendono appunti; l'anziano intreccia una corda vegetale. Due guerrieri assistono: uno fuma la pipa, l'altro ha due lance 
(© Franco Pelliccioni)

Nel villaggio di Dur, qualche chilometro più all'interno, incontrai ed intervistai un anziano Shilluk, Ajwok Bwol ("figlio di Bwol"), che mi fornì preziosi particolari sul passato della città, risalenti fin all'epoca del Reth Padyet wad Kwathker (1903-1917), allorché la popolazione di Tawfikyya risultava già composta da ex schiavi del Mahdi e del Califfo e da soldati[v] 

[Importante, per la ricerca, è stata la registrazione della "storia di vita" di questo vecchio. 

Altri indispensabili e successivi riscontri furono naturalmente da me effettuati, sia sul campo, che in Italia, consultando la scarsa letteratura esistente. 

Determinante, tuttavia, fu il materiale da me raccolto nell'Archivio del Sudan esistente presso l'Università inglese di Durham. 

Grazie a tutti gli elementi in mio possesso riuscii infine a delineare i reali motivi dell'improvviso e misterioso abbandono della città sul finire della Grande Guerra. 

Se originariamente le informazioni messe insieme individuarono nelle cattive ed impreviste condizioni ecologiche locali la causa del forzato spostamento (presenza di colonie di terribili e divoratrici termiti, che avrebbero attaccato e distrutto, non solo la foresta esistente a Tawfikyya all'inizio del secolo, ma anche i tetti in legno dei tukuls degli abitanti - il tutto anche suffragato da quanto rilevò il D'Albertis:1904:104), la principale ragione dell'abbandono del centro risiedeva nella circostanza che, al contrario di Tawfikyya, Malakal ha l'antistante specchio d'acqua del Nilo sgombro da isole e canali [come si vede dalla mappa, che ho appena incluso].

La nuova zona era, perciò, ben più idonea per controllare più agevolmente l'intera navigazione fluviale. 

A sinistra, l'area centrale di Malakal, lungo la sponda del Nilo Bianco (Democratic Republic of the Sudan. Southern region. Malakal Urban Area, Scale 1:10.000, gennaio 1977. Survey fotogrammetrico realizzato da fotografie aeree, Mefit-Italrilievi, Roma) 
Ancora in questo secolo (XX) il problema delle imbarcazioni negriere (nuggar e dahabie), che scendevano il fiume con schiavi a bordo, era purtroppo così importante da far decidere l'ulteriore spostamento del principale centro amministrativo dell'area]..

Qualche rischio lo corsi allorché, al termine dell'intervista, vennero inaspettatamente, artificiosamente e minacciosamente sollevate obiezioni, circa la nostra stessa presenza in quel luogo, da parte di alcuni guerrieri, armati di lance e, purtroppo, ubriachi a causa della troppa merissa (distillata dalla durra) ingurgitata. 

Situazione piuttosto pericolosa che ebbe modo di protrarsi per circa mezz'ora. 

Villaggio Shilluk sul fiume Sobat, 1906 

La Missione Americana del Sobat
(da: Fothergill, Edward, Five years in the Sudan, 1910)

La Missione Americana del Sobat, 1906 (TIMEA)

Per quanto riguarda, infine, i resti del forte del Sobat, essi sono da tempo ormai scomparsi. 
Tra l'altro proprio nell'area dove un tempo sorgeva il forte, vi si trovava il quartiere generale della società francese che allora stava costruendo quello che sarebbe dovuto diventare il più lungo canale artificiale del mondo, quello dello Jonglei[i].
[Doveva essere lungo 360 Km, contro i 161 di Suez, i 98 di Kiel e gli 81,3 di Panama. 

Vapore e imbarcazioni nel sudd bloccate dalla vegetazione
(da: 
From The Congo To The Niger And The Nile An Account Of The German Central African Expedition Of 1910-1911 by Adolf Friedrich Duke of Mecklenburg, vol. I, Londra, 1913)
La necessità di costruire un canale artificiale, al fine di ovviare all'enorme dispendio di acqua (per evaporazione ed altre cause), che il Nilo subisce allorché entra nell'immensa distesa acquitrinosa del sudd, venne intuita nel lontano 1904 dall'allora Sottosegretario ai Lavori Pubblici per l'Egitto, Sir William Garstin, che presentò un rapporto circostanziato alle Camere Britanniche (anche se il suggerimento avrebbe avuto origine dal Beresford, già Ispettore Generale per l'Irrigazione in India). 
In tempi più vicini a noi è stimata in ben 42 miliardi di metri cubi annui la perdita d'acqua del Nilo. 
L'escavazione di un canale tra la confluenza con il fiume Sobat, a nord, e una zona situata poco prima della città di Bor, a sud, e che doveva essere largo 52 metri e profondo 4, avrebbe dovuto portare un notevole beneficio alla navigazione, riducendone il percorso, sgombro di vegetazione, di circa 300 Km. 
Contemporaneamente c'era la possibilità di destinare all'agricoltura vaste aree ad esso limitrofe, grazie alle notevolissime potenzialità irrigue che si sarebbero in tal modo create. 
In definitiva il Nilo, con il canale dello Jonglei "operativo", avrebbe avuto una portata che, da 20 milioni di mc al giorno sarebbe arrivata in una seconda fase ai 43 milioni. 
Il progetto fu ideato dalla MEFIT italiana. 
Nel 1979 era stato previsto un costo complessivo relativamente contenuto pari a 90 miliardi di lire, finanziato in parti uguali dai governi egiziano e sudanese. 
Tecnicamente ed operativamente la sua esecuzione era stato affidata alla CCI (Compagnie de Constructiones Internationales).

Uno dei tecnici della CCI gentilmente mi condusse a vedere lo stato dei lavori inizio 1981. 

Sulla pista verso il canale e il "mostro" di ferro (la escavatrice), non vedrò leoni, ma solo uno struzzo

Parlammo della diffusa presenza dei leoni in quei paraggi, imbattendoci però ad est del canale solo in uno struzzo. 

Percorremmo ad una media superiore ai cento Km l'ora la pista in terra battuta, che sarebbe divenuta estremamente pericolosa al tempo della stagione delle piogge, che costituiva una delle due sponde. 

A quell'anno erano stati scavati 45 Km in tutto, ad una media di 25 metri al giorno, grazie ad una possente e mastodontica escavatrice precedentemente utilizzata in Pakistan.

Già preannunciato da alcuni episodi di sequestro di personale tecnico e operaio, il brusco aggravamento delle condizioni locali, a causa della recrudescenza della guerriglia nel sud Sudan, provocò nel 1983 - e, forse, per sempre! - l'imprevista fine dei lavori di una grandiosa opera, che si doveva ultimare nel 1985/86].

The Sobat Basin OSM, Based up on US Army map NC36, NB36 (CC Some Rights Reserved Hans Braxmeier & Peter in s) 

L'arrivo alla meta finale

"Il fiume Sobat viene raggiunto al tramonto, dopo ben undici ore pressoché ininterrotte di navigazione. Riusciamo a stupire i tecnici francesi che, increduli, ci accolgono con viva simpatia".

A Roma, al rientro dal Sudan, incontro Paolo Portoghesi

Il 31 maggio 2023 avevo dedicato un post al grande architetto Paolo Portoghesi, la cui scomparsa il giorno prima mi aveva rattristato.

Innanzitutto dal punto di vista umano.

Poi perché mi ero improvvisamente ricordato che nel 1981, al rientro dalla mia seconda ricerca in Sudan, avevo avuto il privilegio di incontrarlo nella sede della Mefit Consulting Engineers (Portoghesi era il responsabile per l’Architettura).

Perché proprio nell’immenso paese afro-arabo ero venuto a conoscenza delle molteplici attività portate avanti là dalla Mefit.

Dopo aver accennato alla mia ricerca sudanese, Portoghesi mi “affiderà” ad uno dei diversi collaboratori intenti a lavorare attorno ad un lungo tavolo stracolmo di carte e mappe.

Il quale mi consegnerà un paio di grossi volumi, preziosi per il mio lavoro su Malakal (Mefit, Regional Development Plan, vol. 2, Socio-Ethnographic Analysis, Rome, 1977 e Second Phase, vol.3, Patterns of Comsumption, Rome, 1978). 

BIBLIOGRAFIA

ANONIMO, "Flow Motion", Sudanow, 1981, gennaio, pp.62-65;

AA.VV., Il Nilo, Novara: Istituto Geografico De Agostini, 1978;

F. B., "Il designer rifà il letto al Nilo", L'Espresso, 1979, 34, 26 agosto, p.91;

S.W. BAKER, Ismailia. A Narrative of the Expedition to Central Africa for the suppression of the slave trade, London: Macmillan and Co., 1874;

M.O. BESHIR, The Nile Valley Countries, Continuity and Change, 2 voll, Khartoum: Institute of African and Asian Studies, University of Khartoum, 1984.

M. BRYANT, "Jonglei- New line on the Map", Sudanow, 1979, Marzo, p.29;

E.A. D'ALBERTIS, Una crociera sul Nilo, Torino: Paravia, 1904;

W. GARSTIN, The Basin of The Upper Nile: Despatch from His Majesty's Agent and Consul General at Cairo inclosing a Report by..., London: Printed for His Majesty, 1904;

H. JOHNSTON, The Nile Quest. A Record of the exploration of the Nile and its Basin, London: Lawrence and Bullen, 1903;

A. MOORHEAD, Non c'è posto nell'arca, Milano: Valentino Bompiani, 1961.

A. MOORHEAD, Il Nilo Azzurro, Milano: Garzanti, 1972;

A. MOORHEAD, The White Nile, Harmondsworth: Penguin Books, 1973;

F. PELLICCIONI, "Schiavitù e città nel Sudan meridionale. Genesi e sviluppo dell'urbanizzazione nel XIX e nel XX secolo e sue interrelazioni con la storia della "tratta", Bollettino della Società Geografica Italiana, XI, VIII, 1991, pp. 499-523.

F. PELLICCIONI, "L'attuale rete urbana del Sudan meridionale. Città e zeribe schiaviste, stazioni e forti antischiavisti", Bollettino della Società Geografica Italiana, XI, IX, 1992, pp. 689-720.

F. PELLICCIONI, Ufficiali governativi coloniali, missionari e studiosi alla scoperta del difficile mondo del Sudan meridionale", Rivista Geografica Italiana, 1996, in corso di pubblicazione.

J. PETHERICK, Egypt, The Soudan and Central Africa. With explorations from Khartoum on the White Nile..., Edimburgo e Londra: W. Blackwood and Sons, 1861;

E. SALERNO, Fantasmi sul Nilo, Milano: SugarCo, 1979;

THE DEMOCRATIC REPUBLIC OF THE SUDAN, Ministry of Culture and Information, Jonglei Project (Phase I), Khartoum: Government Printing Press, 1975.

Fonti archivistiche, Durham University, UK: Upper Nile Province, Malakal, 1938. Lettera del 30 marzo, UNPW 2-39.

tre post sono tratti da un mio articolo inedito del 1996

Oltre che nelle comunicazioni a congressi internazionali e negli articoli scientifici e di divulgazione scientifica, il Sudan figura in alcuni miei libri.

Nel Vol. 3 delle GRANDI AVVENTURE DELL’ANTROPOLOGIA è presente Padre STEFANO SANTANDREA (1904-1990), tra i più grandi esperti del Sudan, grazie al trentennale soggiorno missionario nel remoto Bahr-El-Ghazal. 

Nel GIRO DEL MONDO… IN 15 TRENI. TRANSCONTINENTALI E DI LUSSO, DI PENETRAZIONE COLONIALE E MILITARE, DEI CERCATORI D’ORO, DEGLI HAJJI, “ALPINISTICI” conosceremo la "Ferrovia del deserto", Egitto-Sudan, che porterà i britannici a riconquistare il Sudan. Da molto tempo nelle mani delle orde Mahdiste, che a Khartoum avevano trucidato il grande Gordon Pasha (1833-1885).

Nel Vol. 2: AFRICA della tetralogia dell’esplorazione: ALLA SCOPERTA DEL MONDO, sono presenti:

 CARLO PIAGGIA, 1827-1882 (Tunisia, Egitto e Sudan; In Sudan, tra i “famigerati” cannibali Niam Niam; Tra Eritrea, Etiopia e Sudan; Ancora in Sudan).

SIR E. A. WALLIS BUDGE, 1857-1934. Egitto, Sudan e Iraq;

JEAN-BAPTISTE MARCHAND, 1863-1934. (La Mission Congo-Nil giunge a Fashoda, sul Nilo Bianco (Sudan); La visita di Fashoda nel corso della mia seconda sessione di ricerca antropologica sul campo a Malakal).

JAMES BREASTED, 1865-1935 (La spedizione epigrafica in Egitto e Sudan del 1905-07).

PAGINA AUTORE AMAZON:Amazon.it: Franco Pelliccioni: libri, biografia, ultimo aggiornamento 

LA I PARTE: Lenta navigazione, tra isole stracolme di papiri, ambatch, uccelli e serpenti velenosi, a bordo del mio Boeing 707, che non viene da Seattle, ma è un tronco scavato, spinto da due giganti nilotici; si cerca di evitare le pericolose isole galleggianti di giacinti d'acqua  

 https://pelliccionifranco.blogspot.com/2026/05/377-risalendo-nel-gennaio-del-1981-in.html  

LA II PARTE: I Centurioni di Nerone alla ricerca delle sorgenti del Nilo, I sec. d.C.; Il Sudd, labirinto di acque stagnanti e di caotica vegetazione, fenomeno forse unico al mondo per la sua vastità; Il Nilo Bianco, un fiume ricco di storia e di avventura; Tawfikyya, stazione antischiavista fondata dall’esploratore Samuel Baker nel 1870, viene abbandonata fino al 1900, e definitivamente sostituita da Malakal nel 1918. 

https://pelliccionifranco.blogspot.com/2026/05/380-parte-ii-i-centurioni-di-nerone.html

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venerdì 8 maggio 2026

381. 31 capitoli per scoprire l'Islanda segreta: AI CONFINI D’EUROPA. VIAGGIO-RICERCA NELL’ISLANDA DEI VULCANI, DEI GHIACCIAI, DELLE SAGHE, DEL MONDO VICHINGO

Mappa dell'Islanda con l’itinerario seguito dall'A. Meno evidente è la linea che indica la rotta aerea tra Reykjavík e l'arcipelago delle Vestmannaeyjar, a sud-ovest dell'isola

Immaginate un luogo dove la terra trema sotto i ghiacciai e le antiche storie dei vichinghi sembrano ancora sussurrare nel vento. 

Ai Confini d’Europa non è solo un diario di viaggio. 

E’  una mappa precisa in 122 paragrafi per chi vuole capire l'Islanda nel profondo.

Islanda: Terra di Fuoco, Ghiaccio e... Ricerca

Il libro nasce da un autentico viaggio-ricerca (Cap. 1), con un approccio antropologico unico che include "case-studies" e indagini sul campo (side-surveys). 

Non è una guida turistica comune, ma un'opera che scava nell'anima del luogo.

Il libro è anche un "tour vulcanico" che attraversa secoli di storia e include vulcani come: 

lo Snæfellsnesjökull (Cap. 11): celebre punto di partenza del Viaggio di Jules Verne al Centro della Terra

Mucche al pascolo con lo Snæfellsnesjökull finalmente visibile sullo sfondo (© Franco Pelliccioni)

l’Hekla (Cap. 17): considerata nel Medioevo la "Porta dell'Inferno";

il Laki (Cap. 19): con la sua eruzione catastrofica, che rischiò di spopolare l'intera isola nel XVIII secolo; 

il Krafla e l'Askja (Cap. 22 e 24), quest’ultimo talmente alieno da essere stato scelto come palestra dagli astronauti dell'Apollo.

Il libro rintraccia luoghi e fattorie citati nelle antiche saghe e si interessa ai musei di Reykjavík (Cap. 4-8) e al Museo Marittimo di Hafnarfjörður (Cap. 9).

Rappresenta anche un Viaggio nel Tempo. 

Perché, analizzando i racconti dei viaggiatori dal XV al XIX secolo (Cap. 27-28), permette di capire come la percezione dell'Islanda sia cambiata nel tempo.

Perché leggerlo? 

Per la sua ricchezza tecnica, ma pur sempre accessibile. I suoi 31 capitoli densi di informazioni includono un mini-glossario geografico (Cap. 31), per non perdersi tra i nomi impronunciabili, ma affascinanti della geografia islandese, oltre ad una bibliografia (Cap. 30), per chi vuole approfondire ancora di più.   

1. Dall'Islanda alla Luna  (Capitolo 22)

Sapevate che gli astronauti dell’Apollo, prima di calpestare il suolo lunare, si sono addestrati in Islanda? 

Così il libro Ai Confini d’Europa ci porta nella remota regione dell’Askja, un luogo così alieno da essere stato scelto dalla NASA come palestra naturale. 

Un capitolo incredibile, che unisce la conquista dello spazio ai deserti di lava islandesi.

2. Hans Jonatan, una storia invero inaspettata (Capitolo 29)

Chi è stato il primo uomo di colore a stabilirsi tra i ghiacci dell'Islanda? 

All'inizio del XIX secolo, un viaggiatore singolare di nome Hans Jonatan approda sull'isola, sfidando convenzioni e isolamento geografico. 

Il libro dedica un intero capitolo a questa figura straordinaria, raccontando un'Islanda meno nota e profondamente umana.

3. Dove finisce il mondo? La "Porta dell'Inferno" (Capitolo 17)

Nel Medioevo si credeva che l’inferno avesse un ingresso fisico, e si trovasse in Islanda. 

Il vulcano Hekla era temuto come la Porta dell’Abisso. 

In questo viaggio-ricerca, scoprirete come la potenza dei vulcani non abbia solo modellato il paesaggio, ma anche i miti e le paure più profonde dei popoli del Nord.

...

Se state pianificando un viaggio in Islanda, o se volete semplicemente viaggiare con la mente tra ghiacciai e leggende, non potete perdervi questo libro.

Ai Confini d’Europa è molto più di un racconto: è una bussola per l'anima.

AI CONFINI D’EUROPA. VIAGGIO-RICERCA NELL’ISLANDA DEI VULCANI, DEI GHIACCIAI, DELLE SAGHE, DEL MONDO VICHINGO

E-Book, versione cartacea a colori e in bianco e nero, 346 immagini, di cui 304 a colori (284 sono dell'A.),150 note, Bibliografia, Mini-Glossario geografico 

ediz.: volume di grande formato (16.99 x 1.91 x 24.41 cm), 299  pp.   

 

E-Book: https://www.amazon.it/dp/B01I7623LW

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......
II ediz.: formato 15.6 x 1.96 x 23.39 cm, 339 pp. 


giovedì 7 maggio 2026

380. PARTE II: I Centurioni di Nerone alla ricerca delle sorgenti del Nilo, I sec. d.C.; Il Sudd, labirinto di acque stagnanti e di caotica vegetazione, fenomeno forse unico al mondo per la sua vastità; Il Nilo Bianco, un fiume ricco di storia e di avventura; Tawfikyya, stazione antischiavista fondata dall’esploratore Samuel Baker nel 1870, viene abbandonata fino al 1900, e definitivamente sostituita da Malakal nel 1918. RISALENDO NEL GENNAIO DEL 1981, IN SUD SUDAN, IL NILO BIANCO IN PIROGA: CRONACA DAL PROFONDO E MARTORIATO SUD DEL MONDO

                                                                               

Centurione del 70 a.C. della Legio XV, ricostruzione storica, Pram, Austria, 2014 (CC Some Rights Reserved, Medium69)
[non sono riuscito a trovare un'immagine del 70 d.C. di dominio pubblico, o CC. Comunque anche un secolo prima i centurioni avevano l
a vitis, il bastone di comando in legno di vite, la cresta  sull'elmo e le phalerae, le decorazioni militari sul petto]

I Centurioni di Nerone alla ricerca delle sorgenti del Nilo, I sec. d.C.

"La spedizione comandata dai centurioni [probabilmente appartenenti alla Legio XXII Deiotariana o alla Legio III Cyrenaica, solitamente di stanza ad Alessandria o nel sud dell'Egitto], c dalla città di Siene (l'odierna Assuan), era in possesso di lettere di raccomandazione firmate dai Prefetti romani per i Capi amici Nubiani ed Etiopi, uno dei quali governava su Meroe, lungo il corso principale del Nilo, tra l'Atbara e il Nilo Azzurro. 

La spedizione dapprima si mosse con barche fatte di tavole di legno, poi sostituite da piroghe monoxili dal basso pescaggio, con le quali arrivarono senza grande difficoltà in vicinanza di Fashoda. 

Essa giunse molto a sud, tanto da venire a contatto con la grande palude che si estende dalle adiacenze di Fashoda fino alla frontiera con il Protettorato dell'Uganda, 

Il passaggio delle canoe fu fermato dall'accumulo della vegetazione fluviale, il Sudd; ma c'è ragione per ritenere che grazie a viaggi via terra attraverso le regioni abitate dagli allevatori di bestiame Dinka, i due centurioni possano aver raggiunto latitudini più meridionali, fino a 6°Lat N, alle porte del paese dei Bari, o ancora più a sud, fino alle cascate del Nilo sopra Rejaf. 

In ogni modo essi si avventurarono in profondità nella terra dei nudi Nilotici e i capi della spedizione vissero tanto da rientrare in Egitto. 

I loro scoraggianti rapporti sulle difficoltà di attraversare questa regione acquitrinosa senza speranza misero fine ad ogni ulteriore tentativo di penetrazione romana nella regione" (Johnston, 1903:108-109).

"La Saifia tra i barragi": è la nave di Romolo Gessi bloccata nel sudd nel 1880 (da  Romolo Gessi, Sette anni nel Sudan Egiziano, Milano, 1891)
Il Sudd, labirinto di acque stagnanti e di caotica vegetazione, fenomeno forse unico al mondo per la sua vastità

Da questa mappa si vede con chiarezza posizione  e vastità del sudd (da Richard Wyndham, The Gentle Savagew. A Sudanese Journey in the Province of Bahr-el-Ghazal, commonly called "The Bog", Londra, Toronto, Melbourne and Sidney, 1936)

Isudd, questo intricato labirinto di acque stagnanti e di caotica vegetazione, fenomeno forse unico al mondo per la sua vastità, costituisce un prezioso habitat per numerose specie di animali, acquatiche, terrestri e volatili, che vi abbondano. 

Queste aree del sud Sudan inoltre, e da sempre, rappresentano un fondamentale punto di riferimento ecologico per diversi popoli pastori, come Dinka e Nuer, nel corso delle stagionali transumanze che essi effettuano nell'isola delle giraffe (Zeraf).  

In definitiva il sudd forma un equilibrato ecosistema che l'ipotetico completamento dei lavori di scavo del canale dello Jonglei avrebbe radicalmente sconvolto. 

La scavatrice in funzione, 1981 (© Franco Pelliccioni)

La gigantesca scavatrice nel 2006
             (
United States Agency for International Development)

Esso avrebbe con ogni probabilità comportato una notevole riduzione, non solo delle acque di superficie dell'immensa regione, ma anche del grado attuale di evaporazione. 

Ciò avrebbe finito per provocare, attraverso una conseguenziale e sostanziale diminuzione dei ritmi piovosi, anche l'ulteriore riduzione, non solo delle stesse acque di superficie, ma anche di quelle sotterranee, condannando forse a morte uomini ed animali[i]

È comunque vero che al tempo della mia permanenza in Sudan, gli esperti non avevano raggiunto l'esatta certezza di ciò che prevedibilmente sarebbe potuto un giorno accadere (Beshir, 1984).

Il Nilo Bianco, un fiume ricco di storia e di avventura

Ritorno ora alle pagine del mio diario, proseguendo nella descrizione del viaggio fluviale. 

Il percorso, a detta di tutti coloro che avevo interpellato in proposito prima della partenza, era da considerarsi abbastanza pericoloso, per la facilità di venir rovesciati da qualsiasi minimo, seppure anomalo, movimento interno. 

O per colpa di un ippopotamo desideroso di tornare a crogiolarsi in superficie. 

Per amore della verità va detto come, durante tutto quel giorno, che a me parve fortunatamente lunghissimo, non ho avuto alcuna possibilità di vederne. 

Continua la lenta risalita del Nilo Bianco (© Franco Pelliccioni) 

Sia pure invano ho cercato di fotografare i tre coccodrilli che ero riuscito ad individuare nell'intrico semibuio e dalle ombre ingannevoli della fitta vegetazione. 

Ciò perché il rumore provocato, sia dalle pagaie, che dalle cantilene dei pagaiatori, costituiva un ottimo segnale di avvertimento. 

Per tempo i grossi rettili si sarebbero ogni volta velocemente dileguati tra i canneti o sott'acqua".

Il Nilo Bianco è un fiume ricco di storia, che ha visto le sue acque percorse da tutta una quanto mai affollata serie di personaggi di ogni risma e nazionalità, più o meno oscuri o illustri, più o meno famigerati o insigni: esploratori, cercatori d'avorio, schiavisti, colonizzatori e fondatori di imperi, avventurieri "tout court", mercanti, missionari e soldati. 

 Sir Samuel W. Baker e Signora in un'esplorazione africana (da: D.M. Kelsey, Stanley and the White Heroes in Africa..., St. Louis/Philadelphia,1890)

E lo straordinario racconto di quella che è stata la complessa epopea (con le loro vicende umane) dei "navigatori del Nilo Bianco" sappiamo aver trovato un'immensa eco, anche a livello internazionale, grazie all'omonimo best seller dello scrittore australiano Alan Moorhead.

Mi sembrò straordinariamente allettante la possibilità di organizzare questa breve spedizione fluviale, che mi avrebbe condotto fino all'imboccatura con il fiume Sobat. 

Avrei toccato luoghi che avevano visto l'avvicendamento di personaggi del calibro di un Gordon Pacha e dell'esploratore Samuel Baker. 

Charles George Gordon Pasha con l'uniforme di Governatore Generale del Sudan, ca. 1875-1879, Khartoum


Forse per alcuni ciò potrebbe anche sembrare anacronistico, forse addirittura non "scientifico" o "neutrale". 

Ma solo quando non si conoscano alcune realtà delle zone meridionali del Sudan: la quasi inesistenza di natanti a motore, la cronica mancanza di combustibile. 

Banchina del "molo delle piccole imbarcazioni" di Malakal. Il giorno prima della partenza della mini-spedizione, i miei assistenti mi indicano alcune zattere nilotiche di ambatch (© Franco Pelliccioni)

La piroga rappresentava, per il sottoscritto, oltre all'opportunità di assaggiare il sapore dell'Avventura, il che certamente "non guastava", anche l'unica possibilità di potermi muovere e di effettuare una breve indagine storica sui siti che avevano in qualche modo preceduto la fondazione della città di Malakal: Tawfikyya, fondata dal Baker nel 1870 e il forte del Sobat, costruito nel 1874 dal nostro Gessi dietro ordine del Gordon.

Tawfikyya, stazione antischiavista fondata dall’esploratore Samuel Baker nel 1870, viene abbandonata fino al 1900, e definitivamente sostituita da Malakal nel 1918

"Taufikia", 1906 (da: De Guerville, A. B., New Egypt, New York- TIMEA, Travelers in the Middle East Archive)

Prese il nome da Muhammad Tawfiq Pacha (1852-1892), figlio di Ismail Pacha, al quale successe nel 1879 come Khedivè d'Egitto (in Shilluk Tawfikyya è conosciuta come Kengo). 

Ismail aveva nominato il famoso esploratore Samuel Baker Mudir'umum (Governatore Generale), e gli aveva conferito l'incarico di assestare un duro colpo alla florida organizzazione schiavista, che allora prosperava nel sud Sudan - un illimitato serbatoio di schiavi - ed alla quale si dedicarono, oltre a sudanesi, egiziani, e siriani, persino diversi europei. 

È stato calcolato che nel 1870 il numero degli schiavi catturati e trascinati verso il nord del paese si aggirasse intorno ai 12/15.000 individui. 

Baker nel firmano ricevuto dal Khedivè veniva anche autorizzato ad introdurre un regolare sistema commerciale e a creare una catena di stazioni militari e di depositi commerciali siti, gli uni dagli altri, ad una distanza di tre giorni di marcia. 

Partito nel 1870, dopo aver raggiunto Fachoda, non potendo immediatamente proseguire verso il sud a causa degli ostacoli frapposti dalla vegetazione, fu costretto a fermarsi in una zona favorevole e rialzata, dove in quell'anno fondò la stazione di Tawfikyya, a circa quattro chilometri a sud dell'odierna Malakal.

 La stazione venne abbandonata fino al 1900, anno in cui vi fu installata una stazione militare comandata da un bimbashi britannico (comandante di battaglione). 

La cittadina ben presto sarebbe diventata il centro europeo strategicamente più importante dell'intera regione dell'Alto Nilo. Vi si trovavano un ospedale e magazzini. 

Una fiorente colonia greca vi avrebbe detenuto il monopolio del commercio. 

Nel 1914 forze del IX Sudanese partirono da qui per andare a liberare il centro di Duk Fadiat assediato dai Lau Nuer. 

Nel 1918 sarebbe stata infine declassata a causa dell'insediamento di Stigand, in qualità di Governatore Provinciale, nella nuova città di Malakal.

tre post sono tratti da un mio articolo inedito del 1996

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LA I PARTE: Lenta navigazione, tra isole stracolme di papiri, ambatch, uccelli e serpenti velenosi, a bordo del mio Boeing 707, che non viene da Seattle, ma è un tronco scavato, spinto da due giganti nilotici; si cerca di evitare le pericolose isole galleggianti di giacinti d'acqua  

 https://pelliccionifranco.blogspot.com/2026/05/377-risalendo-nel-gennaio-del-1981-in.html              ...

 [i] E' parimenti vero come gli esperti non avessero l'esatta certezza su ciò che prevedibilmente sarebbe potuto un giorno accadere. Interessante è la lettura dei contributi pubblicati nella miscellanea curata dal compianto Beshir, The Nile Valley Countries, del 1984.