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venerdì 22 maggio 2026

387. Viaggio nel Maghreb: la Tunisia millenaria tra Medine, oasi e fortezze perdute (DAL TELL AL SAHARA VIAGGI IN TUNISIA, TRA LE TESTIMONIANZE ARCHEOLOGICHE DEL PASSATO E CULTURALI ARABO-BERBERE-ISLAMICHE ODIERNE)

 

Raffigurazione centrale del mosaico di Ulisse, IV secolo d. C., Dougga. È un frammento di impluvium. Sala XXVII.
Museo del Bardo, Tunisi (© Franco Pelliccioni)


   Non avevo mai pensato di effettuare un viaggio in Tunisia.

 Perché, oltre all’Egitto, i miei ricordi dell’Africa a nord del Sahara sono stati sempre indissolubilmente legati al Sudan, grande paese a cavallo tra deserto, savana e giungla. 

Anche se da molti anni, addirittura da decenni, in cuor mio avevo accarezzato il desiderio di spingermi nel cuore stesso del “Nulla” (è il significato del termine Sahara), nell’Hoggar, nel profondo sud algerino.

   In passato quante e quante volte fui in procinto di organizzarvi una spedizione. 

E dire che mi sarei perfino accontentato di partecipare ad una bella e pronta. 

Anche perché l’Avventura con la A maiuscola attende comunque laggiù il viaggiatore, con i suoi fascinosi richiami, non scevri da imprevisti, difficoltà, pericoli.

   In seguito le vicende della vita avrebbero inferto al mio itinerario scientifico e ai miei interessi teoretici un brusco cambiamento di rotta, che mi avrebbe decisamente allontanato dal continente africano (...)

 Anche se in cuor mio avrei conservato pressoché intatto quel desiderio giovanile. 

Per giunta l’Algeria, rimanendo sempre più coinvolta in tragiche vicende religioso-politiche, tanto che i Ministeri degli Esteri di vari paesi euro-americani da molto tempo, ormai, ne sconsigliavano caldamente i viaggi, si era collocata al di fuori dei normali circuiti turistici.

   (…)  Qualcosa, comunque, anni addietro si era mossa. L’inaugurazione di un collegamento aereo diretto Italia-Tamanrasset, capoluogo dell’Hoggar, dava al viaggiatore la possibilità di giungere nel cuore del Sahara senza dover cambiare aereo ad Algeri. 

Era quindi giunta infine l’ora di esaudire l’antico progetto, quel sogno così sospirato? 

Ritenendo di sì, con diversi mesi di anticipo prenotai un posto con un tour operator specializzato in mini-spedizioni. 

Sarei dovuto partire a dicembre (...), uno dei mesi più consoni ai viaggi nel deserto, nonostante sia caratterizzato da una considerevole escursione termica diurna data la rigidità delle ore notturne. 

Purtroppo si era nel 2001...   

   Ce va sans dire, anche se in precedenza avevo percorso in Sudan quello nubiano e conoscevo quello esistente appena al di là della fascia fluviale del Nilo egiziano, la mia iniziazione al “vero” deserto sahariano, quello che l’immaginazione di noi tutti considera come autentico: quello sabbioso dell’Erg, avrebbe dovuto aver luogo nel sud-ovest della Tunisia

Qui, nelle regioni del Bled el-Djerid e del Nefzazoua, dove sorgono le stupende oasi di Tozeur, Nefta e Douz, si spingono infatti, con le loro gigantesche dune, le estreme propaggini del Grande Erg Orientale…

   Certo, sia pure osservando solo superficialmente le mappe è evidente come il paese maghrebino rappresenti solo un modestissimo cuneo, che si insinua verso sud. 

Ma questa mia prima e breve immersione – o, meglio, “tuffo” – maghrebina mi ha consentito, comunque, di “assaggiare” con il cervello, lo sguardo, l’olfatto, l’udito e il gusto: colori, sapori, silenzi, panorami e quant’altro si “affolla” in quella regione. 

Quasi una sorta di “aperitivo” al Sahara, che ha reso, se possibile, ancora più desiderabile una mia futura, seppure del tutto improbabile discesa nel profondo sud algerino (...)

   Quello che è stato il mio primo viaggio in Tunisia ha avuto anche altri risvolti. 

Innanzitutto ha costituito la mia prima partecipazione ad un viaggio organizzato da altri. 

Ebbene sì, anch’io mi sono infine dovuto servire delle prestazioni offerte da un’agenzia (...)

   E dire che negli anni avevo sempre considerato quasi con sufficienza il turismo di massa, veicolato in tutti gli angoli del mondo da agenzie e tour operators.   

D’altronde in quell’anno ero reduce da un defatigante viaggio di studio nel Mediterraneo Orientale, che mi aveva condotto prima a Creta e poi a Rodi. 

Con tranquillità volevo perciò osservare, conoscere e apprezzare i diversi e interessanti lineamenti della Tunisia, cominciando dalla capitale, fino ad arrivare alle immense dune del Sahara.

   Il tour, così come programmato, in base a quanto già sapevo dalla letteratura, possedeva indubbie attrattive. 

Offrendo al viaggiatore motivato una sintesi, anche corposa, del meglio che il paese ha da esibire.

   A partire dalle caratteristiche umanizzate: dal celebre Museo del Bardo di Tunisi con gli innumerevoli, meravigliosi (per fattura, composizioni e rappresentazioni) mosaici romani provenienti dalle diverse aree archeologiche del paese, alla “città santa” di Kairouan, la quarta dell’Islam (dopo La Mecca, Medina e Gerusalemme); dai resti archeologici punici (Cartagine) e romani (il “Colosseo” ad el-Djem, gli splendidi templi di Sufetula), agli originari nuclei urbani (le Medine di TunisiSfax Houmt Souk nell’isola di Djerba), alle fortificazioni: arabe (il ribat di Monastir) ed europee (Borj el-Kebir, sempre a Djerba).

   Per non parlare delle cittadine e dei villaggi tradizionali, sia arabi – nel nord –, che berberi – a sud –. 

Compreso quell’incredibile villaggio trogloditico che è Matmata

Senza dimenticare quelli “fantasma”, poiché abbandonati per i più vari motivi: terremoto del 1885 (Midés); alluvione-inondazione del 1969 (ChebikaTameghza); sedentarizzazione delle popolazioni seminomadi - inizio XX secolo-anni ‘1970 - (Ancienne Kébili).

   E che dire dei suqs (Tunisi, Sfax, Tozeur), dei mercati settimanali non turisticizzati (Mareth), della linea ferroviaria che spunta dal deserto e che convoglia il fosfato dalla ricca regione mineraria di Metlaoui fino a Gafsa e, poi, a Sfax, importante porto e città industriale?

   Per quanto riguarda la parte naturalistica, naturalmente il clou è stato rappresentato, non solo per me, dal deserto del Sahara, con le grandi dune di Douz, quelle non meno affascinanti e imponenti esistenti tra Tozeur e il lago salato (chott) di Gharsa (...)

Ma vanno ancora ricordati: i miraggi intravisti in lontananza; gli straordinari, se non “unici”, tramonti nel deserto; le oasi di pianura (come Tozeur e Douz), di montagna (Chebika, Tameghza, Midés) e marittime (Gabès, Mareth); lo sterminato lago salato dello Chott el-Djerid; l’incantevole isola di Djerba; le “lunari” montagne Matmata dell’interno, la steppa a sud della regione di Kairouan; le tracce lasciate dalla “guerra del deserto”. 

Incisione ottocentesca raffigurante l'oasi di Nefta e lo Chott el-Djerid

  Due anni dopo con un volo diretto dall’Italia avrei raggiunto l’isola tunisina di Djerba

Questa volta l’utilizzazione della jeep mi avrebbe consentito di percorrere strade e piste del deserto, così da raggiungere località altrimenti inaccessibili. 

Poiché mi porterà fin dentro il Sahara, nel Grande Sud tunisino.

   Inoltre mi avrebbe permesso di approfondire località e aspetti, che tanto mi avevano attratto nel corso del precedente viaggio invernale, lo Chott el-Djerid, ad esempio, o le oasi di montagna e marittime. 

Mentre avrebbe anche rafforzato la mia conoscenza delle aree popolate dai berberi. 

Poiché visiterò i “castelli” (ksour) di Medenine, Ksar HaddadaTataouineChenini

Le straordinarie ed entusiasmanti roccaforti dei “berberi scalatori” e dei “trogloditi artificiali”.

Infine nel Grande Erg Orientale sarei addirittura entrato all’interno del castrum di Tisavar, localizzato al confine meridionale dell’Impero romano, il Limes Tripolitanus

Qui era di stanza una guarnigione della III Legio Augusta... 

DA: DAL TELL AL SAHARA. 

VIAGGI IN TUNISIA, TRA LE TESTIMONIANZE ARCHEOLOGICHE DEL PASSATO E CULTURALI ARABO-BERBERE-ISLAMICHE ODIERNE

I ediz.: Libro di grande formato (16.99 x 1.91 x 24.41 cm), 178 pp., 198 immagini, di cui 179 a colori, 83 note, Bibliografia



Versione cartacea a colori e in bianco e nero, II ediz. (formato 15.6 x 1.35 x 23.39 cm)




SOMMARIO

PARTE PRIMA 

DALLE SPONDE DEL MEDITERRANEO AL SAHEL SAHARIANO 

1. PREAMBOLO: DAL “SAHARA ALGERINO” AL SAHARA TUNISINO. VIAGGI VIRTUALI E REALI NEL MAGHREB 

2. INTRODUZIONE AL PAESE 

3. LA MEDINA DI TUNISI, CON I SUOI PIÙ DI SETTECENTO MONUMENTI STORICI, PATRIMONIO MONDIALE DELL’UMANITA’ 

4. NEL MUSEO NAZIONALE DEL BARDO DI TUNISI Il "TEMPIO" MONDIALE DEL MOSAICO ROMANO; Breve cronologia del Museo; La visita 

5.CARTAGINE; La visita 

6. SIDI BOU SAÏD 

7. MONASTIR TRA ANTICO E PRESENTE: DALL'ENIGMA DI UN NOME ALLA RICOMPARSA A SORPRESA DI UNA FORTEZZA PERDUTA 

8. LA “CITTA’ SANTA” DI KAIROUAN 

9. LA CITTA’ ROMANA DI THYSDRUS (EL-DJEM) 

10. LA CITTA’ ROMANA DI SUFETULA (SBEITLA)

11. L’ISOLA DI DJERBA: OASI DI RIFUGIATI, TERRA DI INVASORI; La visita 

12. NEL SUD, TRA I VILLAGGI “INVISIBILI” DEI “BERBERI SCAVATORI” MATMATA;  Mareth; Gabès; Verso Matmata 

13. NELLA REGIONE DEGLI CHOTTS;  Introduzione; Douz; Kébili (e Ancienne Kébili); Nel Bled el-Djerid 

L’OASI DI PIANURA DI TOZEUR 

L’OASI DI PIANURA DI NEFTA 

PARTE SECONDA 

RITORNO NEL PAESE DEI GELSOMINI 

14. OASI DI MONTAGNA; Introduzione; Nello Chott el-Gharsa la Mos Espa, cittadina del deserto del pianeta Tatooine di Star Wars; Verso le oasi di montagna 

15. IL LÉZARD ROUGE DEI BEY DI TUNISI; Le ferrovie tunisine 

16. IL LUNGO VIAGGIO DEL FOSFATO TUNISINO: DAL TRIANGOLO MONTUOSO AL CONFINE CON L’ALGERIA AL PORTO DI SFAX, PASSANDO PER L’ANTICA CAPSA ROMANA 

17. I KSOUR, LE ROCCAFORTI BERBERE DEL GRANDE SUD TUNISINO; Medenine; Ksar Haddada; Tataouine; Chenini 

18. PERCORRENDO LA REGIONE DOVE SI COMBATTE’ LA “GUERRA DEL DESERTO” 

19. INCURSIONE TRA LE SABBIE DEL SAHARA, AI CONFINI MERIDIONALI DELL’IMPERO ROMANO, IL LIMES IMPERII; Ksar Ghilane 

20. NEL FORTE ROMANO DI TISAVAR; I romani e il Limes Tripolitanus 

21. APPENDICE;   1. VIAGGIATORI IN TUNISIA TRA IL XVII SECOLO E LA FINE del XIX;   2. VIAGGIATORI IN TUNISIA TRA LA SECONDA META’ DEL XIX SECOLO E L’INIZIO DEL XX 

22. BIBLIOGRAFIA SELEZIONATA 

 ...

TUTTI I DATI (ECONOMICI, STATISTICI, DEMOGRAFICI, ETNOGRAFICI, ECC.) CONTENUTI NEI MIEI LIBRI SONO STATI ACCURATAMENTE VERIFICATI, INTEGRATI E AGGIORNATI AL MOMENTO DELLA LORO PUBBLICAZIONE.


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sabato 16 maggio 2026

386. Il Giro del Mondo in 15 treni: quando la storia "binaria" si fa avventura


Figura 132. Superba immagine della Royal Hudson 2860, Squamish, Canada (© Franco Pelliccioni) 

Chi, avendo raggiunto la mezza età, non ha mai giocato da fanciullo, e perfino dopo, con i trenini alzi la mano! 

Ho modo di ritenere come a questa mia domanda la "maggioranza silenziosa" dei lettori dia una risposta pressoché univoca, e corrispondente a zero! 

   Un tempo da bambini si voleva essere portati alla stazione per "vedere i treni" in movimento e si desiderava ardentemente, da grandi, fare i capistazione o i macchinisti di fiammanti locomotive.

 Allora bastava poco per farci sognare. 

Ricordo ancora oggi con emozione come un modesto binario dalla forma ad otto, neanche troppo lungo, dove facevo correre un modello di trenino merci della Märklin, con la sua brava locomotiva a vapore, mi entusiasmò per lunghi anni.

   La mia è una più che doverosa premessa, per far comprendere quanto il "mondo dei treni" abbia giocato una funzione di primissimo piano nell'aspetto ludico di ogni bambino.

   Questo volume rappresenta per me una vera e propria scommessa.

 Iniziata quando ho preferito modificare l’originario titolo: “Treni, tra Leggenda e Avventura”, in “Giro del Mondo”. 

Poiché il lettore, salendo virtualmente a bordo di ciascuno di essi, sarà in grado di effettuare un tour quasi completo intorno alla terra.

 Non nei canonici 80 giorni, ma in 15 convogli ferroviari: reali, virtuali, storici. 

Treni sui quali, a partire dal 1976, sono salito a bordo, o di cui ho ricostruito la storia, quasi sempre avvincente, singolare, a volte unica... 

Se su alcuni di loro ho viaggiato seduto comodamente in carrozza, in un caso l’ho fatto in piedi nel tender, assieme, e accanto, ai due macchinisti-fuochisti.

   Sia pure abbastanza sommariamente, il sottotitolo sottolinea come ci si trovi davanti a treni storici e importanti, straordinari, addirittura leggendari, come possono essere i treni transcontinentali e di lusso, di penetrazione coloniale e militare, dei cercatori d’oro, degli hajji.

   E per quanto riguarda quelli da me definiti “alpinistici”? 

Essi costituiscono una vera e propria “chicca”, un bonus in più, riservato a coloro che avranno la curiosità di entrare gradatamente con me all’interno di un mondo, che è sì fantastico, ma che, fin da quando eravamo fanciulli, fa parte integrante della nostra memoria collettiva. 

Una porta aperta in grado di mostrare a tutti noi come quasi sempre vincenti siano stati l’ingegnosità e la puntuale, esatta comprensione dell’universo intorno, da parte di uomini che, giorno dopo giorno, si sono dovuti confrontare con l’ignoto, con le avversità naturali, con i pericoli. 

Cercando di proseguire e, via via, risolvere i numerosi problemi incontrati, che potevano intralciare e/o bloccare l’opera, attraverso deserti, savane, dislivelli altimetrici, montagne, fiumi e foreste.

 Eppure c’è anche stato chi ha invece cercato di distruggere sistematicamente ciò che, con tanta dedizione e lavoro, altri avevano appena realizzato, ma pour cause

Il nostro giro del mondo inizia in Africa, in Egitto. 

Con la ricostruzione storica e d’ambiente di quella che è stata la prima ferrovia del paese, dell’Africa e del Levante: l’Alessandria-Cairo. 

La ferrovia del deserto contro i dervisci

È seguita dalla “Ferrovia del Deserto”, che porterà i britannici a riconquistare il Sudan, da molto tempo nelle mani delle orde Mahdiste, che a Khartoum avevano trucidato il grande Gordon Pasha (1833-1885). 

I leoni dello Tsavo

Ma africano è pure il nostro terzo treno, anche se si trova dalla parte opposta del continente. 

D’altronde è quello che ha aperto la colonizzazione dell’Africa Orientale. 

Parte dall’Oceano Indiano e, dopo aver raggiunto Nairobi, arriva fino a Kampala, in Uganda.

Oltre ai soliti immancabili problemi incontrati nella sua costruzione, ha dovuto risolvere un’inaspettata complicazione in più, che nessuno aveva mai sperimentato altrove, né tantomeno immaginato potesse esistere…  

Figura 41. Museo ferroviario di Nairobi: la carrozza d'ispezione n. 12 (Uganda Railways) del 1899, dalla quale il leone "mangiatore d'uomini" trasse il corpo senza vita del sovrintendente Ryall (Archivio A.)

Poiché la linea era infestata dai leoni che, a quanto pare, preferivano mangiarsi gli indifesi operai indiani addetti alla sua costruzione… 

Questo è stato il primo dei quindici treni sul quale ho viaggiato, sia pure in senso contrario: da Nairobi fino a Mombasa. 

Nei paraggi non ho scorto alcun leone, ma so bene che ce ne sono parecchi nel vicinissimo Parco Nazionale Tsavo

Il treno dei Bey di Tunisi

   Un rapido movimento sulla carta geografica ci consente di puntare ora l’indice verso il nord dell’Africa, nel Maghreb tunisino. 

Dove in una stazione dell’entroterra mi attende la storica Lucertola Rossa del Bey di Tunisi (inizio XX secolo), sulla quale salgo, per ammirare alcune delle sue splendide carrozze.

   Superato il Canale di Suez, siamo già in Asia, che ci aspetta con ben tre treni ma, soprattutto, con un’Avventura all inclusive.  

La ferrovia dell'Hejaz, indissolubilmente legata a Lawrence d'Arabia

Perché qui incontreremo una delle figure più straordinarie che la Grande Storia ci ha regalato. 

Un personaggio che un filone filmico assai di moda, e gradito ai più giovani, definirebbe oggi un “Supereroe”… 

Figura 61. Poster per il film Lawrence of Arabia, 1963 (Howard Terpning) 

D’altronde vorrà pur dire qualcosa se, di norma, al suo cognome preferiamo apporre, non il vero nome, ma quello di un immenso paese desertico. 

Del resto Lawrence d’Arabia (1888-1935) è una delle figure più leggendarie emerse dalla Grande Guerra. 

Un paladino che si è battuto contro i turchi, ma anche contro l’establishment britannico, in favore delle più che giuste rivendicazioni politiche dei popoli arabi, dei bedu, i beduini del deserto. 

Popoli e genti che iniziò a conoscere e a rispettare fin da quando girò in lungo e in largo il Medio Oriente, per la sua tesi sui castelli crociati e, poi, per scavare come archeologo in Siria. 

Diventando ben presto per tutti loro Laurens Bey o El Laurens, indifferentemente. 

Sarà lui ad impadronirsi della famosa Aqaba e a far sì che i suoi raids sferrati contro la Ferrovia dell’Hejaz, che congiungeva Damasco (Costantinopoli) a Medina, costituiranno la prima pallina di neve scivolata sul pendio innevato, che alla fine si trasformerà in una gigantesca valanga, che tutto e tutti travolgerà.

L’Asia mi dà così la possibilità di accennare alla Ferrovia dell’Hejaz. Costruita per portare i pellegrini (hajji) originariamente alla Mecca, ma che invece si dovette arrestare a Medina. 

A più riprese ho osservato binari, stazioni, locomotive, carrozze, sia in Giordania, che ad Istanbul. 

Raccogliendo nel contempo testimonianze di un’altra ferrovia, costruita anch’essa dai tedeschi, la Berlino (Costantinopoli)-Baghdad, i cui treni partivano dalla medesima, stupenda stazione di Haydarpaşa di Istanbul. 

 E che dire dell'Orient Express?

A sua volta strettamente collegata, dalla parte europea del Bosforo, alla stazione di Sirkeci, dove arrivava l’Orient Express

In Nord America, l'epopea del White Pass & Yukon Route durante la mitica "corsa all'oro"

Con un salto ancora più grande della nostra fantasia, superiamo l’Atlantico, per portarci fin sulle coste americane del Pacifico settentrionale. 

Fermandoci a Skagway, nell’Alaska sud-orientale (Stati Uniti), ai confini con lo Yukon canadese. 

Perché era esattamente da questo posto remoto, che migliaia di cercatori di ogni parte del mondo partirono durante la corsa all’oro del Klondike. 

Inerpicandosi faticosamente e pericolosamente sui passi delle Rocciose (...) 

In piedi, a bordo della cabina della storica locomotiva Royal Hudson, in Canada

Il nostro tour prosegue ora in Canada. 

Esattamente a Vancouver (Colombia Britannica), dove mai avrei immaginato che, sul finire di un’intensa giornata dedicata alla “scoperta” dell’hinterland della metropoli canadese, sarei andato incontro ad un’esperienza certamente singolare. 

Anche perché non immaginavo che le “credenziali” avute a Roma dalla Canadian Pacific (e dall’Ambasciata USA) fossero in grado di realizzare un mio desiderio, anche ingenuo, se vogliamo, che avevo rivolto al capotreno. 

Eppure si è concretizzato! 

Poiché il management della linea ferroviaria Squamish-Vancouver diede immediatamente l’assenso affinché salissi a bordo della Royal Hudson, una storica e “reale” locomotiva. 

Non su una carrozza qualsiasi, bensì sul tender… 

Nascita e morte della "ferrovia della gente," nell'isola di Terranova 

   Quattro anni dopo nell’immensa isola canadese di Terranova sarei stato invece l’involontario testimone della morte del “treno della gente”, che a suo tempo permise di sviluppare, non solo le regioni attraversate, ma anche le remote aree esistenti lungo la frastagliatissima, spesso ancora selvaggia, linea costiera, con i suoi numerosi outports (villaggi di pescatori), dove le comunicazioni avvenivano per lo più via mare. 

Solo qua e là riuscii a vedere e fotografare tratti di binari, che si inoltravano nelle foreste o costeggiavano qualche pond.

Quel treno per Santa Fe: tra le bellezze naturalistiche del West e i pueblos indiani

   Scendendo ancora più a sud, negli Stati Uniti mi sarei imbattuto nelle tracce di una storica ferrovia transcontinentale, della quale basterebbe solo pronunciarne il nome per “qualificarla” più che giustamente come leggendaria: il Treno per Santa Fe

Da subito il suo tracciato, che attraversava i grandiosi spazi del West e del Sud Ovest, caratterizzati da eccezionali panorami naturali unici al mondo, e popolati dalle più diverse tribù di Indiani delle Pianure e Pueblos, con le loro tipiche costruzioni multipiani in adobe, generalmente poste sui pianori delle mesas, farà di questa ferrovia un autentico mito (...) 

Ma il treno per Santa Fe presto divenne anche un Tour Operator ante litteram, perché si inventò l’Indian Detour, grazie al quale i suoi passeggeri (tra cui un Einstein) erano in grado di visitare confortevolmente le bellezze naturalistiche del Sud Ovest e i pueblos indiani, utilizzando autobus, autoveicoli, alberghi, guide, messi a disposizione dalla ferrovia…

Il nostro viaggio intorno al mondo continua ora in Europa. 

Ripercorrendo la prima ferrovia francese

A bordo di un moderno convoglio ripercorriamo dapprima quella che è stata la prima ferrovia francese, la Parigi-Saint-Germain-en-Laye.

Nell'isola di Smeraldo, quando le belle e i belli della metropoli irlandese andavano in treno a Kingstown, a vedere e ad essere visti...

 “Esperimento” che replicheremo in Irlanda, salendo a bordo del primo treno dell’isola di Smeraldo, la Dublino-Kingstown, oggi chiamata in gaelico Dún Laoghaire. 

Località sulla costa irlandese prossima a Dublino, famosa dalla fine del XIX secolo per il suo mare e le sue spiagge, dove le “belle e i belli della metropoli irlandese andavano a vedere e ad essere visti…”.

L'ingegneria che sfida il Monte Bianco

   Quasi arrivati al capolinea del nostro lungo viaggio, facciamo ora un’inversione ad U, per tornare in Francia.  

Dove avevo saltato a piè pari un paio di treni, che invece meritano un “trattamento” particolare. 

Sono quelli che, nel sottotitolo del libro, non a caso ho definito “alpinistici”: il Tramway du Mont-Blanc e il treno per Montenvers e la Mer de Glace

Infatti all’inizio del XX secolo il primo doveva addirittura spingersi fin sulla vetta del Monte Bianco, grazie all’utilizzo di un ascensore scavato all’interno della montagna. 

La sua è una storia incredibilmente curiosa e senz’altro affascinante, perfino fantascientifica, che ci racconta come uomini determinati, ben motivati, consci delle grandi potenzialità insite negli strumenti messi a disposizione dalle nuove tecnologie scaturite dalla Seconda Rivoluzione Industriale, cercarono di spingersi ben al di là di ogni limite consentito. 

Per tentare di realizzare ciò che, fino ad allora, ma ancora oggi, doveva rimanere per lo più nell’ambito dei sogni più arditi, degni della sfrenata fantasia del loro compatriota Verne. 

       In treno per il Mare di Ghiaccio 

Invece il treno per Montenvers fu costruito per portare i visitatori ad ammirare quello che, a quei tempi, costituiva il più grande ghiacciaio d’Europa, che era stato semplicemente chiamato Mer de Glace, il Mare di Ghiaccio. 

Infine, per osservare da vicino il Monte Bianco, non mi resta che salire a bordo della funivia dell'Aiguille du Midi 

Dopo aver viaggiato nella stagione invernale su entrambi i treni, per osservare da vicino il Monte Bianco all’A. non resterà che salire a bordo… della funivia dell’Aiguille du Midi!  

IL GIRO DEL MONDO… IN 15 TRENI: TRANSCONTINENTALI E DI LUSSO, DI PENETRAZIONE COLONIALE E MILITARE, DEI CERCATORI D’ORO, DEGLI HAJJI, “ALPINISTICI” 



E-Book: https://www.amazon.it/dp/B07XPFQGLW

Versione cartacea a colori: https://www.amazon.it/dp/1692957171 

Versione cartacea in bianco e nero: https://www.amazon.it/dp/1693164949 
(241 pp., 223 foto, di cui 136 a colori, 254 note, bibliografia)


INTRODUZIONE         
AFRICA            

Cap. 1 Alessandria-Cairo, prima ferrovia dell’Egitto, dell’Africa, del Levante  

Antefatto: una Crociera sul Nilo fin de siècle        

La ferrovia Alessandria-Cairo          

“Signori, tutti in carrozza, si parte”!             

Storia della rete ferroviaria egiziana            

Cap.2 La "ferrovia del deserto", Egitto-Sudan        

La caduta di Khartoum e del Sudan per opera dei dervisci          

La costruzione della “ferrovia del deserto”, 1896-1898, e la Riconquista del Sudan

Le ferrovie sudanesi

Cap. 3 A bordo di un treno della celebre “ferrovia di penetrazione” Mombasa-Kampala: l'Uganda Railways, Kenya           

Il viaggio          

Un doveroso aggiornamento            

Storia dell’Uganda Railways, 1896-1901  

Quasi un'esercitazione in imperialismo    

Un ostacolo certamente non previsto: i leoni “mangiatori d’uomini” dello Tsavo              

Nascita della città di Nairobi            

Attraverso la “Valle Spaccata” il treno giunge infine sulle sponde dell’immenso lago Vittoria   

Cap. 4 Il Lézard Rouge dei Bey di Tunisi, Tunisia  

Le ferrovie tunisine  

ASIA

CAP. 5 TRA ORIENTE E OCCIDENTE: DAMASCO (COSTANTINOPOLI)-MEDINA, BERLINO-BAGHDAD, ORIENT EXPRESS    

INTRODUZIONE         

Il Pellegrinaggio verso la Mecca, l’hajji       

LA FERROVIA DELL’HEJAZ: LA DAMASCO (COSTANTINOPOLI)-MEDINA          

La Ferrovia dell’Hejaz, Lawrence d’Arabia e la Rivolta Araba     

WADI RUM     

L’ATTACCO AD AQABA           

MA'AN

La Ferrovia dell’Hejaz oggi e la stazione di Amman          

LA FERROVIA COSTANTINOPOLI (BERLINO)-BAGHDAD

La stazione di Haydarpaşa, Kadiköy, Istanbul       

LA RUMELI DEMIRYOLU E L’ORIENT EXPRESS      

La stazione di Sirkeci, Istanbul        

AMERICA

Cap. 6 White Pass and Yukon Route (Alaska, Stati Uniti -Yukon, Canada)         

Skagway, Terminale Settentrionale dell'Alaska Marine Highway System, Southeastern Route

In viaggio verso gli Inuit dell’Artico canadese, l’ultima tappa alaskana

La “corsa all’oro” verso la regione del Klondike: la pista dello White Pass e il più duro Chilkoot Trail, tra Alaska statunitense e Yukon canadese 

La ferrovia del White Pass & Yukon Route (WP&YR), 1898-1900

Il mio viaggio su per lo White Pass 

Cap. 7 Viaggio nella Colombia Britannica a bordo della cabina della storica locomotiva Royal Hudson, Canada             

La Royal Hudson       

In partenza    

Cap. 8 “C'era una volta il treno”... Storia della "Strada della Gente", la ferrovia dell’isola di Terranova, Canada      

Testimone, mio malgrado, del crepuscolo del treno di Terranova           

La storia della “ferrovia che non c’è”: i difficili inizi           

L’impatto della ferrovia con gli Indiani Mi'kmaq   

La rete ferroviaria di Terranova        

Le tappe della ferrovia a Terranova

Verso il tramonto       

Cap. 9 "Quel treno per Santa Fe": l'Atchison, Topeka e Santa Fe & Railway System nel "selvaggio" Sud-Ovest degli Stati Uniti, tra Natura e Cultura              

La Pista per Santa Fe             

“Quel treno per Santa Fe”   

La Storia delle ferrovie transcontinentali, Buffalo Bill e gli Indiani          

La Atchison, Topeka & Santa Fe      

L’Indian Detour          

EUROPA

Cap. 10    Viaggio sulla storica ferrovia Parigi-Saint-Germain-en-Laye, Francia              

Cap. 11 Il treno “alpinista” che voleva giungere fin sulla cima del Monte Bianco, Francia             

1. Premessa: breve digressione nostalgico-alpinistica   

2. Chamonix, Alta Savoia    

3. Le Tramway du Mont-Blanc (T.M.B.): il tram che voleva arrivare sulla sommità del Monte Bianco      

3.1 Breve cronistoria del progetto  

3.2 Il treno oggi           

3.3 Il mio viaggio       

4. Treno per Montenvers e la Mer de Glace             

4.1 Grand Hôtel du Montenvers      

5. Finalmente vedo il Monte Bianco, non con il treno, ma con la funivia dell’Aiguille du Midi  

Cap. 12 In viaggio da Dublino a Kingstown, oggi Dún Laoghaire, sul primo treno del paese (1834), Irlanda     

Bibliografia



 

 

387. Viaggio nel Maghreb: la Tunisia millenaria tra Medine, oasi e fortezze perdute (DAL TELL AL SAHARA VIAGGI IN TUNISIA, TRA LE TESTIMONIANZE ARCHEOLOGICHE DEL PASSATO E CULTURALI ARABO-BERBERE-ISLAMICHE ODIERNE)

  Raffigurazione centrale del mosaico di Ulisse, IV secolo d. C., Dougga. È un frammento di impluvium . Sala XXVII. Museo del Bardo , Tunisi...