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| Il Treetops nel 1935 (CC Some Rights Reserved, Robin Clay) |
La prima volta che percorremmo la strada che, passando per gli altipiani centrali, porta verso il nord del Kenya, fu a bordo di un matatu. Un Peugeot lungo con tre file di posti. Un mezzo veloce, stracolmo di passeggeri e a buon mercato.
“Viaggiano come il vento”, ci avvertì il collega dell’Università di Nairobi, come poi sperimentammo.
Leggiamo nel nostro diario: “sulla strada per Nyeri e Nanyuki siamo sette adulti, una bambina e l’autista, forse un Masai, dal lobo traforato. Dietro di lui c’è un somalo con la figlia. Il mezzo marcia su una stretta strada di montagna a 112/120 km l’ora...Il Peugeot rosso è scassato e balla tutto. Si ferma ad una delle rare pompe di benzina e il conducente fa gettare acqua sul motore per raffreddarlo. Il paesaggio è molto vario. Shambas e grosse piantagioni si alternano a pascoli. Dappertutto le caratteristiche capanne cilindro-coniche Kikuyu.”
Questa degli altipiani centrali, che fanno perno sul gigantesco Monte Kenya, è infatti terra densamente abitata, ben irrigata e coltivata dai Bantu Kikuyu, i cui villaggi si susseguono, uno dopo l’altro. Come i mille rivoli d'acqua, torrenti e fiumi che, precipiti, scendono dalle montagne, dando vita, spesso, a stupende cascate, come le Chania Falls di Thika.
E’ una regione piena di foreste e dal clima assai salubre tanto che
attrasse i primi coloni bianchi subito dopo il completamento della ferrovia
Mombasa-Kampala: le coltivazioni erano possibili durante tutto il corso
dell’anno!
Numerose piantagioni di caffè, tè, piretro e sisal lasceranno poi il posto agli innumerevoli, più modesti orti Kikuyu.
Si arriva a Nyeri, città nata nel 1902 come acquartieramento di una spedizione punitiva contro i Kikuyu, che avevano appena massacrato una carovana.
Un tempo era a cavallo tra le terre dei Kikuyu e quelle dei Masai. Nel 1912, per creare “un paese dell’uomo bianco”, questi ultimi furono deportati a sud, a Narok.
In seguito si espropriarono molte delle terre dei Kikuyu: i bianchi volevano essere i soli a godersi il “grande giardino”, come i primi esploratori avevano descritto la regione.
Era stato così gettato il seme dell’odio che, decenni dopo, avrebbe visto nascere il sanguinoso movimento di rivolta Mau Mau (più di 13.500 morti, tra guerriglieri, civili e soldati africani, oltre a 100 europei).
E Nyeri
naturalmente assunse un’importanza strategica al tempo dell’Emergenza, poiché
sede del quartiere generale e di due brigate con migliaia di soldati.
Nyeri è a 1879 m d'altezza, a 154 km da Nairobi e a circa due ore e mezzo di macchina.
Con il treno, un ramo
della Mombasa-Kampala che però si attesta a Kiganjo, a circa 16 km di distanza,
si impiegano oltre sette ore di arrampicate faticose, che si allungano in curve
senza fine. Fu appositamente completato nel 1927 per i bianchi. Poiché trascura
Nyeri, privilegiando, invece, sia Karatina (ricca area agricola), che Nanyuki
(centro degli insediamenti bianchi), dove la ferrovia ha termine.
A Nyeri nel corso dei nostri soggiorni kenioti, rendemmo doveroso omaggio al tempio-ossario nei pressi della missione cattolica del Mathari.
Le sue alte pareti laterali accolgono le salme
di 674 italiani e ascari caduti nei
diversi campi di prigionia dell'allora Africa orientale inglese e, ai piedi del
presbiterio, una croce di marmo bianco di Carrara accoglie quella del Duca
d'Aosta.
Ma Nyeri rappresenta anche la base per un’immersione del tutto inconsueta nella natura selvaggia.
Dopo una sosta nello storico Outspan Hotel dallo smaccato stile "vecchia Inghilterra", fondato nel 1927 dal capitano E.S. Walker. Un albergo ben frequentato, anche da Lord Baden-Powell, il fondatore del movimento dei boy scouts, che ne fu un assiduo frequentatore, tanto da trascorrervi gli ultimi anni della sua vita.
Visto il successo raccolto tra turisti e coloni, il capitano decise di “volare alto”. Costruendo nel 1930, sopra gli alberi nella foresta degli Aberdare, una dependance, il celebre Treetops, per permettere l’osservazione della fauna.
E’ qui che andremo, dopo aver lasciato quasi tutto il bagaglio all’Outspan. Ci imbarchiamo su una jeep che ci conduce fino alla foresta montuosa degli Aberdare, un tempo inespugnabili "santuari" Mau Mau, 16 km ad ovest di Nyeri.
Per poi continuare a piedi fino all’albergo, un tempo sugli alberi, ora su alte (12 m) palafitte in mezzo a giganteschi Castagni del Capo.
Qui, raccontano le cronache, il 5 febbraio del 1952 “nacque” la Regina Elisabetta II d'Inghilterra.
Andatasi a riposare come principessa, si risvegliò come regina alla notizia della morte del padre Giorgio VI.
Un
racconto tradizionale Kikuyu ricorda come invece essa sia diventata Regina
sotto un sacro mugumo (albero di
fico).
E’ un imprevedibile posto di osservazione, privilegiato dalla fauna africana, che va ad abbeverarsi nelle vicine pozze d'acqua.
Infatti ecco giungere in processione all'imbrunire gli animali selvatici. Una teoria senza fine durata tutta la notte, che avremo la possibilità di vedere, in quanto illuminata da una "luna" artificiale.
Nel corso del nostro breve soggiorno (visita n. 10181, composta da un gruppo di 65 persone più 2), la conta notturna - dopo le 18,15 - fu di: 13 elefanti, 5 rinoceronti, 68 bufali, 2 waterbuck, 4 bushbuck, 4 bushbaby (Galago crassicaudatus, un piccolo lemure), 5 manguste, 5 iene, 1 genetta.
Rimasti in piedi fino alle 23,30, continuammo a guardare per un'altra mezz'ora dalla microscopica camera assegnataci.
Alle 5 e 15 sordi colpi provocati dalle cornate di due grossi bufali ci svegliano: uno dava colpi al collo dell'altro e, ad un certo punto, piazza addirittura una zampa sopra il corno del rivale, costringendolo ad allontanarsi. Il tutto dura un quarto d'ora.
All’alba vedremo due rinoceronti soffiarsi lungamente, senza mai attaccarsi. Nel frattempo un branco di elefanti si avvicina non più di tanto alla pozza, a causa della loro presenza.
Ad un tratto, quasi come uno “sfottò”, un piccolo si avvicina velocemente, per ritrarsi subito dopo.
Quella
mattina siamo stati incuriositi dai numerosi facoceri che, muovendosi
lentamente sulle ginocchia delle zampe anteriori, leccano il terreno salato nei
pressi della pozza.
I nostri vagabondaggi in Kenya ci portarono, poi, fino alle pendici del secondo monte più alto dell’Africa, dal quale il paese trae il suo nome, il Kenya, dal Kikuyu kere-Nyaga, “ciò che possiede splendore”, o la “montagna dello splendore”.
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| Da Isiolo, Kenya settentrionale, 135 km a nord di Nyeri. Il monte Kenya fotografato con il tele dalla barriera che blocca l'accesso alla pista, che conduce verso l'estremo nord del paese africano (© Franco Pelliccioni) |
E’ infatti la sede del Dio Ngai per i Kikuyu, oltre che per i Masai e i Kamba. Un autentico faro che, già a metà del XIX secolo, attrasse verso l'interno i missionari-esploratori, come Franz J. L. Krapf che, per primo, lo avvistò il 3 dicembre 1849.
E’ un vulcano spento, regno di ghiacciai e nevi eterne, con le due cime del Batian e del Lenana. Entrambe riportano i nomi di due grandi laibon (guide spirituali) Masai, padre e figlio. Il primo aveva profetizzato l’arrivo dell’uomo bianco.
Fu per la prima volta scalato nel 1899 da Sir H. MacKinder, con l’aiuto di due guide di Courmayeur, Cesare Ollier e Giuseppe Brocherel, probabilmente i primi italiani a giungere in Kenya.
Seguiti, poi, da quattro missionari della Consolata di
Torino, che nel 1903 si stabilirono alle pendici degli Aberdare, iniziando
l’esplorazione del paese sotto la guida di P. Filippo Perlo.
In effetti desideravamo ardentemente avvicinarci il più possibile alle pendici della montagna, allo scopo di ammirarne la singolare, straordinaria flora tropicale d'altitudine, di cui negli anni passati avevamo tanto letto.
Poiché in quel periodo il nostro soggiorno in Africa avveniva inizialmente sotto l'ombrello di vip, a chi approntò il nostro viaggio al Monte Kenya sembrò lapalissiano un nostro inconfessato desiderio di andare invece al Mount Kenya Safari Club, anziché al Naro Moru River Lodge, un ostello che, seppure più distante, rappresentava invece la tradizionale base di partenza per le escursioni.
Ci dovemmo quindi “accontentare” di ciò che, in cuor nostro, abbiamo sempre rifuggito in tutta la nostra vita.
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Mount Kenya
Safari Club nei pressi di Nanyuki, 2005 (CC Some Rights Reserved, ChriKo) |
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Mappa delle vie di arrampicata e dei rifugi attorno al Monte
Kenya, con il Naro Moru sulla sinistra (CC Some Rights Reserved, Sémhur) |
Il MKSC, definito il "gioiello del turismo dell'Africa orientale" (pista d'atterraggio privata, 3 campi da golf (18 buche), piscina riscaldata, maneggio, ecc.), è inserito in un contesto di laghetti e prati estremamente ben curati.
Mecca per il jet set internazionale, la lista dei suoi membri si legge come un Who's Who di reali, nobili, ricchi e famosi.
Fu fondato nel 1959,
assieme all'eccentrico americano R. Ryan e al finanziere svizzero C.
Hirschmann, dal celebre attore William Holden, che ne fu Presidente fino al
1975, quando divenne proprietà della catena Inter-Continental.
Nel corso della prima giornata che siamo stati al Mount, il gigante del Kenya si è nascosto tra le nuvole.
Ci avevano detto che verso il tramonto si sarebbe visto, e fu così, sia pure per poco: “fuoco in camera, dal colore oro e blu. Scoppietta incredibilmente. Che sollievo scoprire che anche qui l’acqua che sgorga dai rubinetti è marrone, come ci era dato di accadere in pressoché tutte le zone africane da noi avvicinate…
Alle 20 si cena. Inizialmente ci avrebbero voluto mettere in un angolo, poiché senza cravatta, ma le nostre proteste hanno avuto effetto!
Il direttore ce ne impresta una e così facciamo il nostro ingresso “trionfale” nel lussuoso, esotico ma pressoché vuoto lounge del MKSF.
Alle 17 e 45 eravamo riusciti a scorgere i picchi innevati del Monte Kenya che, per tutta la giornata, era stato coperto da una grossa nuvolaglia. Il tutto annunciato verso est da un bellissimo arcobaleno, come mai l’avevamo visto nella nostra vita.
Il giorno dopo alle 7 la montagna era ancora là, visibilissima. Ma alle 9,45 scompare definitivamente dalla nostra vista.”
Da: 2001 "Estese piantagioni di caffè, thé e piretro alle pendici della "montagna dello splendore". Viaggio negli Altipiani del Kenya centrale, "cuore" del territorio dei Kikuyu", L'Osservatore Romano, 17 Giugno, 3.[solo testo]
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![]() (174 pp., 258 note, 173 foto) |
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