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sabato 7 marzo 2026

356. 8 MARZO 2026: GLI AVVENTUROSI VIAGGI ATTORNO AL MONDO DELLA SIGNORA VIENNESE IDA PFEIFFER (1797-1858). Spesso capita di affezionarmi ai miei “personaggi”. Come nel caso di questa grande viaggiatrice. Una donna estremamente determinata, coraggiosa, naturalmente curiosa che, sfidando l’opposizione della famiglia e le rigide convenzioni dell’epoca e sprezzante dei pericoli, a cui più volte va incontro, si è spinta verso l’impossibile, aprendo una nuova “frontiera” all’altra metà del cielo! Da: L'AVVENTURA AL FEMMINILE.

 

Figura 10. Ida Pfeiffer

Spesso capita di affezionarmi ai miei “personaggi”

Come nel caso di questa grande viaggiatrice. 

Una donna estremamente determinata, coraggiosa, naturalmente curiosa che, sfidando l’opposizione della famiglia e le rigide convenzioni dell’epoca e sprezzante dei pericoli, a cui più volte va incontro, si è spinta verso l’impossibile, aprendo una nuova “frontiera” all’altra metà del cielo!

Anche se membro della piccola borghesia ottocentesca, non è certo ricca, anzi… 

Specie all’inizio, quando ha modestissimi mezzi e sopravvive grazie anche al cibo che elemosina. 

I libri che più tardi scriverà, presto diventati autentici best sellers, le permetteranno di viaggiare da sola per il mondo, con maggiore tranquillità. 

Visitando gli angoli più remoti del globo: è il primo appartenente all’Europa a penetrare all’interno della terra dei Dayaki temibili cacciatori di teste del Borneo; è la prima donna ad avvicinare i cannibali Batak a Sumatra. 

È anche una puritana che disprezza spesso ciò che vede, ma che verrà irresistibilmente attratta dai Dayak per la loro totale libertà.

Nei suoi cinque viaggi: 1842, 1845, 1846-48, 1851-54, 1856-58 percorrerà 240.000 chilometri, nonostante rapine e malattie (...). 

Ida Laura Reyer nasce a Vienna nel 1797. 

Il padre, un mercante, la tratta come gli altri suoi cinque figli maschi.

Perciò viene vestita ed educata di conseguenza. 

Incoraggiata a praticare attività all’aperto e a sviluppare forza fisica e indipendenza.

Probabilmente è questa sua singolare “personalità di base” ed inculturazione che decenni dopo indirizzerà verso l’avventura la sua vita! 

Scomparso il padre quando ha nove anni, la madre cerca di rimediare. 

Trasformando il “ragazzaccio” con vestiti idonei e lezioni di piano…

Nel 1820 sposa Pfeiffer, alto funzionario governativo. 

È con questo cognome che Ida sarà conosciuta in futuro!

Dopo che il marito perde il lavoro, la famiglia si impoverisce, tanto che per mandare i figli a scuola deve ricorrere ai fratelli.

La scomparsa della madre (1831) e una modesta eredità, la separazione dal marito (1835), l’autonomia dei figli (1842) la esentano improvvisamente dagli obblighi famigliari. 

Così decide di viaggiare. 

Perché: “quando ero solo una bambina, avevo un fortissimo desiderio di vedere il mondo. Ogni volta che vedevo un mezzo di trasporto, involontariamente mi fermavo, fissandolo fino a quando era scomparso…”. 


                      In Terrasanta (Costantinopoli ed Egitto): 1842

   La sua prima meta sarà la Terrasanta. 

La raggiungerà in pellegrinaggio, così da non destare preoccupazione in una famiglia già allarmata per il fatto che viaggerà sola. 

Il viaggio è comunque pericoloso, tanto che fa testamento prima di lasciare Vienna (marzo 1842). 

Risalito il Danubio fino al Mar Nero, tocca Costantinopoli, dove si ferma per tre settimane, giungendo infine a Gerusalemme.   

In Palestina rimane per alcuni mesi. 

Poi va nel Sinai e al Cairo. 

Visita le piramidi di Giza e la Sfinge. Impara a cavalcare i dromedari per avventurarsi nel deserto. 

Risale il Nilo. Visita la tomba della regina Hatshepsut [il tempio funerario di Deir el-Bahri] (...) 

 In Islanda: 1845

   A quel tempo la remota Islanda è collegata all’Europa grazie ai cinque viaggi annuali del postale danese che, con vento a favore, dopo undici giorni di navigazione, attracca nel porto di Hafnarfjördur, nei pressi di Reykjavík

Dopo aver superato le isole Shetland, sostato nelle Fær Øer, e raggiunto la costa meridionale dell’isola: in tutto 1.200 miglia nautiche in linea retta per i vapori (1.500-1.600 per i velieri).

L’ultima nave lascia ad ottobre Copenaghen e rimane in Islanda fino al mese di marzo.

   Rispetto ai viaggiatori che l’hanno preceduta nell’isola, la Pfeiffer viaggia da sola, con un bilancio ridotto all’osso: usa carri trainati da ponies; vive come gli islandesi; si lamenta per la loro grossolanità, la sporcizia delle case, la monotonia del cibo (porridge e pesce) (...)


Il primo viaggio intorno al mondo: 1846-1848

   Nel 1846 effettua un viaggio intorno al mondo (...) con le sue preziose molteplici lettere di presentazione si imbarca ad Amburgo sul brigantino danese Caroline (...)

Fortunatamente nel corso dei miei precedenti viaggi avevo trascorso a bordo dei velieri un periodo considerevole, per cui ero abituata alla loro ben più spartana vita, rispetto a quella dei vapori, dove tutto è gradevole e lussuoso. 

Poiché il vascello prosegue il suo rapido cammino indipendentemente dal vento, mentre i passeggeri godono di provviste fresche, hanno cabine spaziose e la compagnia è eccellente. 

I velieri sono assai diversi, a parte i grandi vascelli della Compagnia delle Indie Orientali. 

Non sono adatti ai passeggeri. 

Il carico è considerato la cosa principale e agli occhi dell’equipaggio i passeggeri rappresentano solo un problema in più.

 Lo spazio è così limitato che nelle cabine ci si gira con difficoltà. Inoltre il passeggero è completamente schiavo di ogni capriccio del capitano, 

  Un sovrano assoluto che detiene una manovra incontrollata su tutto.   

   Perfino il cibo dipende dalla sua generosità” (...).

In Brasile: 1846 (...)

Figura 14. Capo Horn

Continua il viaggio in Sud America: 1847

   Il 26 gennaio, mentre si scorgono le montagne della Patagonia, si superano le isole Falkland, che non si vedono, poiché la nave rasenta la costa per non lasciarsi scappare l’imboccatura dello Stretto di Magellano che, comunque, ci si accorgerà poi, è “sfuggita” il giorno 27...  

(...) il 3 febbraio “siamo così fortunati da raggiungere il punto più meridionale dell’America, così temuto da tutti i marinai (…) 

Dopo aver lottato per quattordici giorni con venti e onde, pioggia e freddo, siamo infine arrivati all’ingresso occidentale dello Stretto di Magellano, avendo superato la parte più pericolosa del nostro viaggio. 

Durante queste due settimane abbiamo visto poche balene e albatros e nessun iceberg. Alle 6 del mattino del 2 marzo raggiungiamo il porto di Valparaíso (…) 

L’intenzione, giungendo in Cile, era di fermarsi per poche settimane, per avere il tempo per effettuare una visita nella capitale Santiago e, dopo, continuare per la Cina. 

(…) Il 17 marzo seppi che la nave era ormai pronta per la traversata (…) notizia che non accolsi bene, poiché negli ultimi due giorni avevo sofferto di colera inglese”.

Tahiti: 1847

   Visitati gli altri paesi del Sud America, a Tahiti è scandalizzata dal comportamento delle donne. “Il 19 aprile raggiungiamo l’Arcipelago delle Isole della Società. 

Nella mattina del 26, il 39° giorno del nostro viaggio, avvistiamo Tahiti. 

L’avvicinamento a Papeiti, il porto di Tahiti, è estremamente pericoloso; come una fortezza è circondato da scogliere di corallo, mentre selvaggi e schiumosi frangenti rotolano da ogni lato.

 Lasciando aperto poco spazio. 

Attraverso cui può dirigersi un vascello. 

Prima che gettassimo l’ancora, fummo circondati da una mezza dozzina di piroghe, o barche, condotte da indiani, che da tutti i lati si arrampicarono su, fino al ponte, per offrirci frutta e crostacei, e non per ottenere pezze rosse o perline di vetro. 

I tempi d’oro per i viaggiatori sono finiti. 

Chiedevano denaro (…) 

Papeiti era piena di truppe francesi e diverse navi da guerra erano all’ancora (…) 

Cinque simili colossi muovevano le parti superiori del corpo in una maniera orribile e violenta, e, maggiormente, braccia, mani e dita (…) dopo poco due donne balzarono verso gli spettatori e danzarono freneticamente come due maniache; i più improbabili, audaci e indecenti i loro gesti (…) 

Questa sera ho visto la regina Pomare per la prima volta (...)”.

 In Cina (e i pirati): 1847

   Lasciammo il porto di Papeiti la mattina del 17 maggio”. Per proseguire per la Cina (...). 

Figura 17. Hong Kong


Il giorno dopo la nave riprende la navigazione diretta ad Hong Kong. 

A causa dei bassi fondali, la nave fu costretta a navigare a grande distanza dalla costa, dove sarebbe stata esposta ad un attacco dei pirati, che qui sono molto audaci e numerosi. 

Così venne presa ogni precauzione e la guardia fu raddoppiata di notte. 

Non più tardi del 1842 questi pirati hanno assalito un brigantino ancorato nelle Macao Roads, massacrando l’equipaggio e saccheggiando il vascello.  

Il capitano era dovuto rimanere a terra e i marinai erano andati senza problema a dormire, lasciando un solo uomo di sentinella. 

Nel mezzo della notte un sampan, come si chiama un’imbarcazione più piccola di una giunca, si accostò al brigantino.  

Uno dei rematori salì a bordo, con la scusa di avere una lettera del capitano e, come il marinaio si avvicinò alla lanterna per leggere la lettera, fu colpito da una pallottola alla testa (…) Gli altri si arrampicarono subito sul brigantino, massacrando in poco tempo i marinai.” (...)

A Canton si imbatte nel famoso naturalista Louis Agassiz, estremamente sorpreso dalla sua apparizione in quel luogo. 

Da lui appresi quali rischi, come donna, avevo corso nell’attraversare le strade di Canton senza la scorta, ma solo con una guida cinese. 

Per cui mi dovevo sentire straordinariamente fortunata nel non essere stata insultata nel modo più volgare dalla gente o, perfino, presa a sassate. 

Se ciò fosse accaduto, la guida sarebbe immediatamente scappata, lasciandomi al mio destino (…) 

Da poco aveva appena appreso che due suoi amici diretti ad Hong Kong erano stati attaccati dai pirati: uno era stato ucciso, l’altro ferito (…) ”.

Figura 19. Singapore

Singapore, Ceylon, India: 1847,1848

   La sua prossima tappa è l’India. Prima però giunge a Singapore il 3 settembre (...). 

 Quando si imbarca sul vapore inglese Braganza (equipaggio cinese, malese, cingalese, bengalese, indostano, europeo), che in 10 giorni la porterà fino a Ceylon, a 1.900 miglia di distanza.  

Qui vede la storica città di Candy e Colombo. 

Il 27 è a bordo di un altro vapore inglese, il Bentinck diretto in India(...). 

Il 30 è a Madras. 

Ma alla Pfeiffer non basta, perché da là si porta il 4 novembre fino all’Hoogly, uno dei sette rami del delta del Gange, che risale fino a Calcutta, capitale del Bengala (...)

   In India trascorrerà diversi mesi, portando appresso solo una ghirba per l’acqua, padella, sale, pane, riso, ma a volte è la gente che la sfama.

  In navigazione verso il Medio Oriente, scoppia il vaiolo a bordo: 1848

   Dopo numerose visite nelle più importanti ed interessanti località, tra cui Agra e Delhi, il 23 aprile 1848 lascia il porto di Bombay (oggi Mumbai) sul piccolo vapore Sir Charles Forbes, diretto a Bassora, in Mesopotamia (Iraq). 

   Il vapore è sovraccarico di persone: “solo l’equipaggio conta 45 marinai. 

Poi ci sono 124 passeggeri, principalmente Persiani, Maomettani e Arabi (...) 

Quando questa folla fu radunata, non c’era il più piccolo spazio libero sul ponte; per passare da un posto all’altro era necessario arrampicarsi su innumerevoli ceste e scatole, stando attenti a non montare sulle teste e i piedi della gente (…) 

Fu scoperto il terzo giorno di viaggio. 

Il vaiolo era in una grande cabina dove erano stipati 7 bambini e 18 donne. 

Avevano meno spazio dei negri su una nave schiavista. 

La malattia aveva già colpito i bambini prima di imbarcarsi.

 Nessuno però poteva sospettarlo. Infatti il morbo era già scoppiato quando le donne si erano imbarcate nel corso della notte pesantemente velate e avviluppate in larghi mantelli, sotto i quali portavano i bambini (…) il corpo del bambino venne avvolto in un panno bianco, legato su un asse di legno appesantito da alcuni pezzi di carbone o di pietra e calato in mare. Ci furono altri due morti”(...).


Russia e Turchia. Ancora in navigazione, scoppia il colera: 1848

   Stanca di paesi sottosviluppati, ora si dirige verso la Russia ma, scambiata per una spia, è trattenuta in prigione (21 agosto). 

Quando sarà in grado di ripartire, attraversa il Mar Nero, per raggiungere Turchia, Grecia e, infine, Italia. 

21 settembre, che terribile notte! 

Uno dei marinai è stato improvvisamente attaccato dal colera. Nonostante tutta l’assistenza muore nel giro di 8 ore (…) la salma viene sbarcata nella mattina a Bschada (…) di nascosto degli altri passeggeri (…)". 

    Il 28 è a Jalta (piccolo villaggio), il 29 a Sebastopoli (grande e bella fortezza), mentre il 30 settembre raggiunge Odessa. 

Quindi attraverso il Bosforo si porta a Costantinopoli (...). 

Dal tempo del suo ultimo soggiorno ora tra le due sponde del Corno D’oro c’è un nuovo e bel ponte di legno. Mentre le “donne sembrano meno pesantemente velate rispetto alla mia prima visita a Costantinopoli [1842]. 

Il suburbio di Pera appare molto desolato.

 C’è stato un numero di incendi cresciuto nel corso del mio soggiorno(...) ”. 

 (...) Dopo due anni di assenza infine è nuovamente a Vienna.


Il secondo giro del mondo 1851-1854: Africa, Indie Orientali olandesi, Australia, Stati Uniti, Sud America (...)

  (...)  Procede, quindi, verso Singapore e Borneo. 

Dove rimane sei mesi. Effettuando il suo grandioso exploit nell’impenetrabile giungla dei tagliatori di teste Dayak

Del resto "mi sarebbe piaciuto trascorrere più tempo tra gli indipendenti Dayak, poiché li ho trovati, senza eccezioni, onesti, di buon temperamento e modesti nel comportamento. 

Sarei portata a collocarli, per queste qualità, sopra ogni razza da me conosciuta”.

Viaggiando nelle Indie Orientali olandesi (oggi Indonesia), a Sumatra visita i cannibali Batak, che la gestiscono come curiosità da “passarsi” di tribù in tribù. 

Per la prima volta Ida è terrorizzata. 

Alcuni gesti le fanno ritenere che vogliano ucciderla per mangiarla! Ma non si perde d’animo… 

In rudimentale Batak scherza sul fatto che è vecchia e dura per un buon pasto. 

Il che li diverte, tanto che la lasciano sola, consentendole di scappare. 

Scriverà una delle prime descrizioni dei loro usi e costumi!(...) 

 

L’ultimo viaggio, 1856-1858: Mauritius e Madagascar

Nel 1856 è a Mauritius e, quindi, in Madagascar. 

L’ottima iniziale accoglienza della regina Ranavalona si trasforma presto in un incubo. 

Allorché viene involontariamente coinvolta in un complotto per rovesciarla. 

Arrestata, sarà espulsa nel 1858 ormai preda di una malattia tropicale. 

Morirà poco dopo il rientro a Vienna.

Da: L'AVVENTURA AL FEMMINILE. VENTI RITRATTI DI DONNE STRAORDINARIE, CHE HANNO PERCORSO LE VIE DEL MONDO ALLA RICERCA DI CONOSCENZA 

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giovedì 5 marzo 2026

355. LA "GUERRA DI CORSA" DEGLI OLANDESI PER DERUBARE IN MARE INGLESI E SPAGNOLI. ASCESA E DECLINO DELLA COMPAGNIA DELLE INDIE OCCIDENTALI

Il corsaro Piet Hein cattura la flotta spagnola dell'argento
 (da: William Elliot Griffis, The Story of New Netherland, 1909) 

 LA DE WESTINDISCKE COMPAGNIE (WIC), LA COMPAGNIA OLANDESE DELLE INDIE OCCIDENTALI

Pare proprio che la WIC (De Westindiscke Compagnie), la Compagnia Olandese delle Indie Occidentali, sia un’illustre sconosciuta anche per il personale di alcune tra le più importanti librerie del centro di Amsterdam! 

Cercando di approfondire l’argomento, invariabilmente mi sono stati invece proposti libri sulla VOC (Compagnia delle Indie Orientali). Perfino dopo le mie obiezioni, pochi sembravano conoscerla. 

Con ciò confermando quanto tempo prima riscontrai su Internet.

Infatti, allorché ricercai ulteriori notizie su Roggeveen, lo scopritore dell'isola di Pasqua, mi apparve inverosimile e bizzarra la sua incarcerazione subito dopo lo sbarco a Giava. 

Anche perché, a suo tempo, aveva ricoperto a Batavia un ruolo di tutto rilievo, in qualità di magistrato per la VOC

In seguito ho appurato come, contrariamente alle indicazioni del Web, non fosse stata la VOC a sponsorizzargli il viaggio, bensì la concorrente WIC, competente per il Pacifico. 

Naturalmente ad Amsterdam non potei non fare un salto allo 's-Gravenhekje 1. 

Dove, a non molta distanza dalla Montelbaanstoren, tradizionale base di partenza per gli equipaggi delle grandi navi ancorate nel Mare del Nord, ci sono ancora integri i suoi magazzini (Pakhuisen), risalenti al 1621-1647.

Disegnata sulla falsariga della VOC, la sua storia, anche se certamente non comparabile con quella della Compagnia asiatica, contiene diversi capitoli affascinanti. 

Non solo perché ha aperto le terre dell’America settentrionale (Nieuw Nederlandt) alla colonizzazione. 

O nell’isola di Manhattan ha fondato Nuova Amsterdam, la futura New York. 

Nieuw Amsterdam di Johannes Vingboons (1664), "una delle prime immagini di Nieuw Amsterdam scattata nell'anno in cui fu conquistata dagli inglesi di Richard Nicolls

Alla WIC sono connessi fatti, personaggi e situazioni, che l’hanno profondamente caratterizzata, differenziandola dalla VOC, non solo geograficamente. 

D’altronde la sua stessa esistenza non si deve proprio alla VOC quando, sia pure involontariamente, ricevette da lei il “testimone”?

Nel 1609 il navigatore inglese Hudson, al servizio della VOC, è alla testarda ricerca del Passaggio a Nord Ovest. Individua, invece, risalendolo sulla Halve Maen (Mezza Luna) per 150 miglia, il fiume che oggi ha il suo nome. Una scoperta del tutto inutile, ma che ha l’indubbio merito di agire da battistrada alla breve stagione olandese in terra d’America. La sua relazione risveglia, infatti, i gagliardi appetiti dei mercanti olandesi, che in quelle regioni intravedono supplementari fonti di guadagno. 

Nel 1611 un gruppo di mercanti luterani di Amsterdam (Van Tweenhuysen Compagnie) invia  la St. Pieter nell’Hudson. Presto imitata nel 1613 dalla Hans Claesz Compagnie di Amsterdam, da due compagnie di Hoorn, oltre che da una spedizione dell’Ammiragliato di Amsterdam. Peccato che i singoli interessi non collimino tra loro. E’ così che nel 1614 si arriva a costituire la Nieuw Nederlandt Compagnie, che incorpora le preesistenti compagnie. 

Nel 1615 una Carta concede per tre anni il monopolio del commercio delle pellicce su quelle aree. Il termine non sarà però prorogato, scatenando ulteriori rivalità. Fino a quando la WIC prende timone, monopolio e diritti: il 16 luglio 1623 la Mackereel salpa da Texel diretta verso la Nieuw Nederlandt.

The West India House, Amsterdam, Quartiere generale della Dutch West India Company (1623-1647), 2007 (Some Rights Reserved, Sepp)

Fondata nel 1621, all’inizio gli Stati Generali accordano alla Compagnia il monopolio per 24 anni del commercio con America, Indie occidentali e Africa occidentale. Là deve stabilire delle colonie. La sua area di influenza comprende, così, l’America (Brasile, Caraibi, Suriname, Guyana), l’Africa occidentale, oltre ai territori del Pacifico (Australia, Tasmania, Nuova Guinea orientale). In Africa occidentale (Ghana e Angola) costruirà porti, forti e insediamenti. Ma una diabolica e sinergica liaison legherà le due sponde dell’Atlantico. Oltre all’oro e all’avorio si “raccoglieranno”, infatti, schiavi da utilizzare nelle piantagioni di zucchero di Antille e Suriname.

La WIC è dotata di ampi poteri: ha potestà contrattuali, può dar vita ad alleanze, costruire forti, nominare governatori, disporre di soldati e magistrati. Contrariamente alla VOC, non può eseguire operazioni militari senza l’approvazione governativa. Gli Stati Generali, che la finanziano in cambio di parte dei profitti, la difenderanno con una flotta di 16 grandi navi, oltre a 14 navi minori, ma la loro manutenzione spetta alla Compagnia.

Anche la WIC ha un Consiglio di Gentlemen (Heren XIX), due in più rispetto alla VOC e cinque Camere, in rappresentanza di Amsterdam, Middelburg, Rotterdam, Hoorn e Groningen. 

Un ulteriore, inquietante elemento deve essere ancora aggiunto al quadro. Se in Nord America inevitabilmente la WIC andrà a pestare i piedi agli inglesi, in Sud America troverà ostacoli altrettanto insidiosi in portoghesi e spagnoli, che da secoli si sono spartite quelle terre. Del resto sarà ineluttabile nel Mare dei Caraibi, dagli spagnoli considerato un Mare Clausum, trovarsi di fronte ai loro cannoni… 

La Compagnia delle Indie Occidentali è così una colonizzazione commerciale armata. Per fronteggiare gli alti costi, non bastando i profitti, dovrà forzatamente far ricorso a quel formidabile ariete, utilizzato istituzionalmente sui sette mari. 

Quindi, non alla sanguinosa pirateria, bensì alla più “regolamentare”, anche se non meno cruenta, guerra di corsa. Il tallone d’Achille della Compagnia, nella quale si trovano coinvolti gli stessi Stati Generali, è infatti costituito dalla costante e affannosa ricerca del profitto a tutti i costi. 

La kaapvaart sarà perciò il business più lucroso per la WIC

Le prime due squadre corsare, al comando di Pieter Schouten e Hendrick Jacobsz, già solcano l’Atlantico tre anni dopo la sua fondazione. Andando alla caccia di ogni nave salpata da porti brasiliani, caraibici o di altre colonie ispano-lusitane. Una volta catturata, il carico sarà portato ad Amsterdam o Middelburg. Anche quelli in argento e oro provenienti dal Perù, indispensabili agli spagnoli per finanziare la guerra contro gli olandesi: ecco un altro eccellente motivo che spinge il governo olandese a fornire il suo fermo appoggio alla WIC. La guerra di corsa comunque termina nel 1640. Troppo onerosa, ha provocato numerose perdite e pochi profitti, anche se giganteschi sono stati i danni inflitti all’economia spagnola. Nel periodo 1623-1637 gli olandesi hanno catturato 609 navi, per un valore di 81 milioni di fiorini.

La rotta coloniale spagnola dei galeoni Manila-Acapulco (1565-1815), tra il Vicereame della Nuova Spagna (Messico) e le Indie Orientali spagnole (Filippine), utilizzando i porti di Acapulco e Cavite

Nel 1628 il corsaro Piet Heyn ha addirittura preso la flotta spagnola dell’argento. Già vice-Ammiraglio al servizio della Compagnia nel 1623, con parte delle sue navi attende quelle spagnole al largo della costa settentrionale di Cuba. Una volta avvistata la flotta nemica, manda verso est alcuni vascelli per bloccare eventuali tentativi di fuga. A causa del carico le navi spagnole, più lente di quelle olandesi, non fanno in tempo a rifugiarsi all’Avana e si devono portare nella Baia di Matanzas, alcune miglia ad est, dove si arrendono senza combattere. Alla fine del 1628 Heyn arriverà in Olanda con un carico d’argento stimato in 12 milioni di fiorini.  

Piet Hein arriva con la Flotta spagnola dell'Argento in Olanda, 1629

In Nord America, il quartiere generale della WIC nella Nieuw Nederlandt all’inizio sarà Fort Orange (Albany), fondato nel 1624. La colonia, cercando di sviluppare il commercio delle pellicce, stabilirà spacci fortificati per commerciare con gli indiani. Nel 1626 Peter Minuit, Direttore generale della Compagnia, acquisterà dai pellerossa la parte meridionale dell’isola di Manhattan, in cambio di 60 fiorini di bigiotteria. 

"Cartolina di Fort Amsterdam timbrata nel 1910. Sul retro è riportato: "Fort Amsterdam 'Ora la Batteria' ai tempi di Kieft. Nel 1632, il governatore Minuit fu richiamato e gli successe Van Twiller, a cui successe nuovamente Wm. Kieft nel 1637. Kieft fu richiamato per crudeltà nel 1646". Willem Kieft (1597-1647) fu il direttore di New Netherland dal 1638 al 1647. L'illustrazione è una versione a colori dell'originale di Arnoldus Montanus, 1671".

Fort Amsterdam, divenuta poi New Amsterdam, diventa presto il capoluogo della colonia. Il forte comprende la residenza del governatore, gli acquartieramenti, la chiesa e il mercato, mentre intorno ci sono le fattorie (bouweries). Tutto ciò è incredibilmente dovuto all’insperato e contingente vuoto di potere da parte dell’Inghilterra, troppo occupata in quel periodo a guerreggiare con Francia e Spagna. Fino al 1664, quando riconquisterà quelle regioni. In ciò facilitata dal gravissimo difetto che, fin dall’inizio, ha minato profondamente le fondamenta della colonia, non consentendole di decollare, per la mancanza dell’insostituibile elemento umano: i coloni. 

Il sistema feudale del patronaggio della WIC li ha fatti desistere dall’arrivare numerosi in America. In effetti gli appartenenti alla Compagnia possono avere una tenuta solo insediandovi, nell’arco di quattro anni, cinquanta adulti con più di quindici anni d’età. Concretamente loro diventano latifondisti e padroni assoluti, mentre i coloni, ai quali è proibito divenire proprietari delle terre che lavorano, restano dei meri affittuari. Solo uno dei cinque patronaggi esistenti nella Nieuw Nederlandt ha così successo. Il Rennselaerswyck, di proprietà del commerciante di diamanti Kiliaen Van Rensselaer, che si estende nella contea di Albany per oltre un milione di acri.

"Realizzata intorno al 1684, questa mappa dell'attuale New England fu pubblicata da Nicolaes Visscher II (1649-1702). Visscher copiò prima una mappa di Jan Janssonius (1588-1664) del 1651, aggiungendo una veduta di Nuova Amsterdam, l'attuale Manhattan. La mappa è molto accurata: ogni città e"uropea esistente all'epoca è rappresentata 

Dopo il trattato di pace di Muenster (1648), che mette fine al conflitto con la Spagna, la WIC, da tempo dedicatasi al commercio di schiavi, oro, zucchero e munizioni, conosce un rapido e irreversibile declino, tanto che nel 1674 è liquidata per i troppi debiti. 

Come l’araba fenice verrà però rifondata l’anno dopo, sia pure sotto altro nome: Geoctroyeerde West Indische Compagnie (GWIC): è più piccola, con meno fondi a disposizione, ma anche meno dirigenti (bewindvoerders), poiché i Gentlemen sono ridotti ora a dieci. Tramontata è anche l’era corsara… 

La GWIC manterrà parte degli originari monopoli (schiavi africani e oro) fino al 1743, limitandosi ad amministrare i territori in Africa e America. Fino alla definitiva cessazione del 1791. D’altronde negli anni 1780 ha ricevuto il colpo di grazia quando gli inglesi hanno assunto il pieno controllo del Suriname. Nello stesso anno il governo olandese inizierà ad amministrare le rimanenti colonie.

Da: "La "guerra di corsa" degli olandesi per derubare in mare inglesi e spagnoli. Ascesa e declino della Compagnia delle Indie Occidentali", L'Osservatore Romano, 20 luglio 2005, 3 [solo testo]

...

L'aspetto "corsaro" della WIC figura nel vol. 1 (Atlantco) di: PIRATI, CORSARI E CONTRABBANDIERI, TRA ATLANTICO DEL NORD E MEDITERRANEO, XV-XX SECOLO

(Cap. 19. LA GUERRA DI CORSA IN ATLANTICO DELLA DE WESTINDISCKE COMPAGNIE OLANDESE, 1623-1640)

PIRATI, CORSARI E CONTRABBANDIERI, TRA ATLANTICO DEL NORD E MEDITERRANEO, XV-XX SECOLO: IL SINGOLARE ITINERARIO DELL’AUTORE, ALLA SCOPERTA DI LUOGHI E AVVENIMENTI. PARTE I: ATLANTICO DEL NORD : PELLICCIONI, FRANCO: Amazon.it: Libri

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giovedì 26 febbraio 2026

354. DENTRO LA GRANDE STORIA: L’IMPERO ASIATICO “PRIVATO” DELL’OLANDESE VOC. Come nasce un impero, per giunta privato? Casualmente, forse. Intenzionalmente, può darsi… Oppure un mix di entrambi. O magari è sufficiente che una flotta vada a fare una capatina in terre remote e là avvertire odori diversi ed esotici, connessi a sapori intensi, capaci di trasformare in meglio carni e pesci, all’epoca non proprio all’altezza di uno chef de rang...

 

Il Noord-Nieuwland nella Table Bay, 1762: nave della VOC con la Table Mountain [Sud Africa] sullo sfondo, utilizzata dagli olandesi come punto di riferimento per navigare attorno alla punta meridionale dell'Africa (Iziko William Fehr Collection, Castle of Good Hope)

Come nasce un impero, per giunta privato? 

Casualmente, forse. Intenzionalmente, può darsi… 

Oppure un mix di entrambi. 

O magari è sufficiente che una flotta vada a fare una capatina in terre remote e là avvertire odori diversi ed esotici, connessi a sapori intensi, capaci di trasformare in meglio carni e pesci, all’epoca non proprio all’altezza di uno chef de rang

Visita di Guglielmo V alla riunione della Compagnia Olandese delle Indie Orientali ad Amsterdam, di Fokke, Simon (1712-1784) (Collectie Stadsarchief Amsterdam)

Ecco allora che da un ristretto gruppo di eletti, i cosiddetti Gentlemen XVII (i diciassette Direttori della Compagnia, in rappresentanza delle varie Camere), lentamente si comincia a metter su l’impero privato della Compagnia delle Indie Orientali

Non subito, ma stazione dopo stazione, spaccio dopo spaccio.

 Passando di paese in paese, attraverso regioni ed isole. 

Stipulando trattati e convenzioni. 

Istituendo monopoli. 

Ma anche colonizzando, installando depositi, fondando porti e città.

 Nonostante altri facciano di tutto per impedirlo, l’impero continuerà a svilupparsi. 

Il positivo trend dura quasi due secoli. Alla fine la Voc avrà quasi trenta insediamenti e migliaia di impiegati. 

Ecco poi affacciarsi l’involuzione. All’esterno cresce la competizione e si impone una più ferrea marcatura da parte degli esclusi (portoghesi, spagnoli, inglesi). 

All’interno ci sono problemi di gigantismo sfrenato, i cui costi stellari porteranno l’impero allo sfacelo.

Ma cominciamo dall’inizio, anzi da prima… 

Nel 1594 una taverna di Amsterdam vede nove mercanti attorno ad un tavolo. 

Sono parecchio interessati alle spezie asiatiche e intendono spezzare l’attuale monopolio che li strangola. 

D’altronde sono in possesso delle “giuste” informazioni (quelle di Dirck Gerritz “China”, ad esempio, che per molto tempo ha lavorato con i portoghesi). 

Danno così vita alla Far Lands Company, raccogliendo i soldi sufficienti per armare quattro navi, che salperanno l’anno dopo. 

Nel 1597 ne ritornano tre e solo 87 uomini su 249: le spese hanno superato i profitti, ma il primo viaggio ha confermato la fattibilità della rotta e della “cosa”. 

Così, tra il 1595 e il 1601, otto diverse compagnie danno il via ad una “corsa all’oro” sui generis, spedendo 65 navi. 

Ma le rivalità danneggeranno tutti in ugual misura. 

Perciò viene creata una sola Compagnia, la VOC (Verenigde Oostindische Compagnie), che nel 1602 riceve dagli Stati Generali il monopolio del commercio olandese in Asia, oltre ad essere autorizzata a dichiarare guerra, stipulare trattati con i governanti asiatici, costruire fortificazioni e spacci, arruolare soldati, nominare amministratori. 

I suoi Direttori devono solo giurare fedeltà agli Stati Generali. In pratica possono fare ciò che vogliono… 

In un primo tempo i Governatori delle precedenti Compagnie, divenute Camere della VOC, sono i suoi Direttori. Poi si darà vita ad un Consiglio di diciassette Direttori, eletti da ciascuna Camera.

Il possente centro direzionale dei Gentlemen XVII è rappresentato dallOostindisch Huis di Amsterdam. 
Qui si tengono anche le aste delle merci e ci sono gli indispensabili uffici contabili. 

Oost-Indisch Huis, possibilmente di Jacob van Meurs (1619–1679) metà XVII secolo (Amsterdam Monumenten)

Per quanto riguarda il cantiere navale di Amsterdam, tra i più grandi d’Europa, nel secolo XVIII vi lavorano un migliaio di addetti. 
Le diverse fasi della costruzione di una nave richiedono circa un anno. In due secoli verranno varate circa 1500 navi e la Compagnia avrà costantemente a disposizione una flotta di oltre 150 navi.

 Comunque la VOC ha cantieri anche in altre città. Le navi costruite in quelli di Amsterdam, Hoorn ed Enkhuizen spesso debbono essere rimorchiate, all’interno di bacini galleggianti, per superare alcune zone poco profonde dello Zuidersee. Poiché devono andare ad ancorarsi a sud-est dell’isola di Texel, nel Mare del Nord. Dopo essere state raggiunte dai loro equipaggi, salperanno verso l’Oriente dalle due alle cinque navi. 
Quasi la metà dei marinai sono stranieri (scandinavi o germanici), mentre percentuali maggiori si hanno tra i soldati. 
Le navi sono cariche di merci anche all’andata, poiché imbarcano tutto ciò che è necessario alle stazioni asiatiche della VOC: dai chiodi ai lingotti d’oro, dai mobili, al denaro, all’inchiostro, ai tegami, ecc.

L’oro e l’argento di solito verranno fusi o cambiati in monete locali, come le rupie del Bengala. 

Ma la Voc vende tessuti di lino e lana in Giappone, in Persia e nella Cina del XVIII secolo.
Al principio le navi salperanno per l’Asia due volte l’anno: a dicembre-gennaio (“Flotta di Natale” ) e ad aprile-maggio (quella di “Pasqua”). Sul finire degli anni 1620 salperanno anche a settembre, in seguito durante tutto l’anno.

Già sappiamo come inizialmente la loro rotta, proprio per non incappare nella Manica nel fuoco delle navi inglesi, passi a nord delle isole Shetland. 

En route, dopo i racconti dei naufraghi della Haarlem, circa la facilità di approvvigionarsi al Capo di Buona Speranza, sarà obbligatorio sostarvi per otto giorni (dal 1647-48). 

Coutumes Moeurs & Habillemens des Peuples qui Habitent aux Environs du Cap de Bonne Esperance, avec une descripcion des animaux et reptiles qui se trouve dans de pais, 1719, di Henri Chatelain (1684–1743), University of Texas at Arlington

Qui verranno costruiti magazzini, un piccolo cantiere e un modesto ospedale. 

Il viaggio per le Indie orientali è comunque sempre molto lungo e difficilissime le condizioni meteo-marine presenti nell’Oceano Indiano. 

I venti sono infatti in grado di sospingere una nave fino in Australia, facendola naufragare. 

Perciò l’esperienza che la VOC richiede per imbarcarsi sulle sue navi è notevole: un uomo di mare, con 30 anni di esperienza come comandante in acque europee, all’inizio può solo aspirare ad essere un primo ufficiale…

Per quanto riguarda più da vicino l’impero della VOC, la sua “capitale” è Batavia (isola di Giava). 

Filanda a Batavia, XVII secolo, di Jacob van Meurs 1682 (Atlas of Mutual Heritage)

Vi risiede il Consiglio delle Indie, presieduto dal Governatore-Generale, che deve rispondere solo ai Gentlemen XVII. 

Intorno al 1700 ha 70.000 abitanti (6000 di origine europea) e 12.300 soldati. Ogni direttiva parte da qui. Anche riguardo l’acquisizione delle tanto ricercate spezie. Tanto che, per averle, si fanno addirittura delle sorprendenti triangolazioni ”allungate” che, a guardar bene, assomigliano a vere e proprie “poligonazioni”... 

Ciò perché le merci europee sono troppo care o non ancora desiderate. Non sono viste, cioè, come beni, come secoli dopo accadrà, necessari per soddisfare “nuovi” bisogni

A quel tempo è al di là da venire, poiché non è neanche “in fieri”, la cosiddetta rivoluzione delle aspettative crescenti, che tanto arrovellerà generazioni di economisti, socio-antropologi e agenzie nazionali e multinazionali di cooperazione allo sviluppo… 

Perciò si deve portare “qualcosa”, che altrove è scambiato con altre cose, per poi, finalmente, avere da qualche altra parte, ma forse il percorso non è ancora lungo abbastanza… ciò che realmente si desidera! 

Pertanto la VOC in Cina vende l’argento, per ottenere seta che invia in Giappone, così da scambiarla con oro e rame, che in India permuta con i tessuti che vogliono… alle Molucche. Dove, finalmente, si avranno in cambio i tanto desiderati chiodi di garofano, macis e noce moscata! Indubbiamente gli olandesi della Voc sono tanto pazienti, quanto tenaci, intelligenti e furbi!

La competizione e la concorrenza con gli altri presto si farà sentire: nelle Molucche si combatterà contro i portoghesi; nelle Filippine contro gli spagnoli; nelle Molucche nuovamente contro gli inglesi; a Ceylon, sulla costa del Malabar e sulla penisola malese ancora contro i portoghesi. 

Ma si stipuleranno anche vantaggiosi trattati: con l’Imperatore cinese, lo Shogun giapponese, lo Scià persiano, il Grande Mogul indiano. Inviando un po’ dappertutto emissari con doni sostanziosi, alla perenne ricerca di nuovi affari. 

Le stazioni indiane sono sul Coromandel e nel Bengala. Una stazione viene fondata nel Golfo Persico. Sarà invece più vantaggioso far venire i prodotti dalla Cina fino a Batavia. 

Dal 1640 solo gli olandesi possono commerciare in Giappone, anche se dalla piccola isola di Deshima. 

Ecco bello e delineato l’Impero della VOC: una rete di oltre trenta stazioni, forti, porti, insediamenti, che dal Capo di Buona Speranza giungono fino in Cina, utilizzando un esercito di 20.000, tra funzionari e soldati (1750).

Alla fine del XVIII secolo la Compagnia farà, comunque, bancarotta, poiché è malata di gigantismo

In patria, come in Asia, il sistema è divenuto ingestibile e costosissimo. Le spese crescono in progressione geometrica, i profitti si assottigliano sempre più. L’inadeguatezza dei finanziamenti va di pari passo con i tempi lunghi per il rientro dei capitali investiti. Senza pensare alla perdita d’influenza (Giappone), al caos politico (Persia), all’impossibilità di acquisire alcuni tra i prodotti di scambio, alla maggiore concorrenza inglese (Cina e India). 

La cattura della flotta della Compagnia Inglese delle Indie Orientali (VOC) da parte delle navi della Compagnia Inglese delle Indie Orientali. Le sette navi della VOC catturate dagli inglesi sono la "Vrouwe Agatha", la "Dordwijk", la "Meermin", la "Mentor", la "Sucheance", la "Zeelelie" e la "Alblasserdam". Le navi catturate sono portate a Shannon, in Irlanda. Diverse navi si perderanno lungo il tragitto, in particolare la "Dordwijk", la "Surcheance" e la "Zeelelie". Il 1795 sarà l'ultimo anno in cui le navi della VOC giungeranno nei Paesi Bassi dall'Oriente. Il dipinto segna  la fine della gloriosa Compagnia, 1979, di Thomas Luny (1759–1837), Maritiem Museum.

Un primo colpo quasi mortale è inferto dalla quarta guerra anglo-olandese: i corsari inglesi confiscano diversi insediamenti asiatici e catturano numerose navi. Per un paio d’anni il commercio si blocca e i debiti aumentano, nonostante il considerevole aiuto degli Stati Generali, che concede prestiti ingenti e invia una squadra navale in Asia. Il colpo di grazia lo darà l’invasione francese nel 1795. In seguito i Gentlemen XVII saranno sostituiti, il governo si assumerà debiti e possedimenti, la Compagnia verrà nazionalizzata (1799). 

Da: 2005 "Nascita, grandezza e declino della Compagnia delle Indie Orientali. L'impero privato dei "Gentlemen XVII", L'Osservatore Romano, 19 giugno 2005, 3 [solo testo], 

Un paio di post precedenti: 

https://pelliccionifranco.blogspot.com/2025/12/326-natale-sotto-il-segno-dellavventura.html

https://pelliccionifranco.blogspot.com/2025/12/327-35-rotte-35-storie-la-carta.html