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ANTROPOLOGIA, VIAGGI, AVVENTURA
IL RACCONTO DI UN ANTROPOLOGO APPASSIONATO, TRA VECCHIO E NUOVO MONDO
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mercoledì 11 marzo 2026
358. 1040 LETTORI DEL BLOG DA 20 PAESI DEL MONDO IN 24 ORE! GRAZIE, THANK YOU, GRACIAS, MERCI, DANKE, كرا , धन्यवाद, ধন্যবাদ, TACK, XIÈXIÈ, TERIMA KASIH, OBRIGADO, ΣΑΣ ΕΥΧΑΡΙΣΤΏ , 감사합니다
martedì 10 marzo 2026
357.DA: PIRATI, CORSARI E CONTRABBANDIERI, TRA ATLANTICO DEL NORD E MEDITERRANEO, XV-XX SECOLO, VOL. II, MEDITERRANEO (IN CORSO DI REVISIONE). PREMESSA: 1. DALL’ATLANTICO AL MEDITERRANEO; 2. L'ITINERARIO E IL METODO; 3. IL MARE COME SISTEMA DI VASI COMUNICANTI; 4. OLTRE IL CONFLITTO: IL CROCEVIA DI SGUARDI; 5. LO SGUARDO DELL’ANTROPOLOGO
![]() |
Figura
42. La piramide dei teschi,
Incisione di E. Benjamin. da un disegno di T. Allom, 1841
1.1 Dall’Atlantico al Mediterraneo
Come già accennato nel primo volume, questo lavoro non intende essere l’ennesima cronologia sulla guerra di corsa e la pirateria, bensì un invito ad accompagnarmi in un viaggio attraverso zone del mondo a me note.
Se nella
prima parte il mio programma di ricerca ha toccato le latitudini estreme
dell’Atlantico del Nord- dalle Fær Øer alle Svalbard, fino alle coste bretoni e
marocchine-, in questo secondo volume il baricentro si sposta definitivamente
nel Mediterraneo.
È un vagabondaggio che si snoda tra le sabbie di Djerba, il silenzio
dell'isola di Montecristo e le pietre cariche di storia di Creta, Rodi e Malta.
Tuttavia, è proprio durante questo percorso che è emerso, quasi
prepotentemente, il vero filo conduttore della mia indagine: la schiavitù.
Questo tema, che lega indissolubilmente il destino dei corsari a quello delle
loro vittime, ci condurrà infine laddove ogni trama di questo mare sembrava
avere inizio e termine: nella splendida e contraddittoria Istanbul dell'Impero
Ottomano.
Quindi il volume non è solo una ricostruzione di conflitti navali o strategie imperiali, ma un’esplorazione dei sotterranei del Mediterraneo.
Dalle
reggenze barbaresche alle fortezze dei Cavalieri di Malta, ho inseguito le
tracce di un’umanità sospesa: schiavi che scrivono lettere cariche di speranza,
diplomatici che negoziano la libertà su moduli prestampati, e corsari che
diventano leggende o innalzano torri dei teschi.
1.2 L'itinerario e il metodo
Scrivere di pirateria e di corsa nel Mediterraneo significa addentrarsi
in quel “lato oscuro dell'umanità”, dove il confine tra libertà e schiavitù era
labile come una scia in mare. Anche questo secondo volume nasce da un
itinerario singolare, un viaggio fisico e intellettuale, che mi ha portato a
calpestare la polvere dei bagni di Tunisi, a scrutare l’orizzonte dalle mura di
Rodi e a perdermi nei vicoli di Pera. Non ho voluto redigere un freddo catalogo
di date, ma restituire voce alle “cose notevoli” e ai personaggi, che hanno
abitato queste sponde: dai grandi ammiragli ottomani ai prigionieri oscuri, le
cui esistenze sono rimaste impigliate tra le maglie della Storia.
1. 3 Il mare come sistema di vasi comunicanti
In queste pagine, il Mediterraneo appare come un autentico “nido di serpenti”. Un sistema di vasi comunicanti, dove nulla accade in isolamento. La caduta di una fortezza a Creta riverbera nei mercati di schiavi del Maghreb, e una congiura ordita nelle prigioni di Rodi può trasformarsi, per un incredibile scherzo del destino, in una rivolta che scuote l’isola di Malta. Ho cercato di documentare questa interconnessione non solo attraverso i grandi eventi, come l’assedio di Costantinopoli o la battaglia di Djerba, ma anche attraverso i dettagli minimi della vita materiale: il prezzo della “merce umana”, i moduli burocratici per i riscatti, le lettere disperate inviate dalla Barberia, che ancora oggi vibrano di una dolente attualità.
1. 4 Oltre il conflitto: il crocevia di sguardi
Se la guerra di corsa e la pirateria sono il motore di questo
racconto, il suo cuore pulsante risiede nei luoghi di incontro. Dai funduq tunisini
alle enclave europee di Costantinopoli, emerge un mondo in cui Oriente e
Occidente non si limitano a scontrarsi, ma si osservano, si influenzano e,
infine, convivono. Il lettore troverà dunque titoli e sottotitoli ampi, quasi a
voler emulare il gusto analitico dei cronisti dell'Ottocento: una scelta
deliberata per offrire, fin dal sommario, una bussola in questo mare magnum
di avvenimenti, dove la ferocia dei corsari si specchia nell'eleganza degli
harem e nella vita vibrante dei quartieri internazionali.
1.5 Lo sguardo dell’antropologo
Sebbene le mie indagini antropologiche si siano concentrate in contesti
diversi - dall’Atlantico del Nord alle latitudini artiche, fino alle profondità
dell'Africa e alle lagune dell’Istmo di Tehuantepec, dove nel 1978 ho vissuto
tra gli indios Huave di Santa Maria del Mar- è proprio quella
sensibilità verso lo studio dell'uomo ad aver guidato questo mio “vagabondaggio”
nel Mediterraneo.
Anche laddove non ho condotto ricerche sul campo in senso stretto,
l'occhio dello studioso mi ha permesso di cogliere e mettere in risalto
dinamiche socio-culturali spesso trascurate: quei legami invisibili, quei
conflitti di identità e quelle forme di coesistenza, che rendono la storia
della guerra di corsa e della pirateria un capitolo centrale dell'esperienza
umana.
Da: PIRATI, CORSARI E CONTRABBANDIERI, TRA ATLANTICO DEL NORD E MEDITERRANEO, XV-XX SECOLO, vol. Ii, MEDITERRANEO (in fase di revisione)
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| PIRATI, CORSARI E CONTRABBANDIERI, TRA ATLANTICO DEL NORD E MEDITERRANEO, XV-XX SECOLO: IL SINGOLARE ITINERARIO DELL’AUTORE, ALLA SCOPERTA DI LUOGHI E AVVENIMENTI. PARTE I: ATLANTICO DEL NORD : PELLICCIONI, FRANCO: Amazon.it: Libri VERSIONE CARTACEA A COLORI: - 226 pp., 251 immagini, di cui 213 a colori "PREMIUM" (115 sono dell'A.), bibliografia, 333 note di approfondimento. Volume di grande formato:16.99 x 1.37 x 24.41 cm - (Sono disponibili online anche l'e-book e la versione in bianco e nero) |
sabato 7 marzo 2026
356. 8 MARZO 2026: GLI AVVENTUROSI VIAGGI ATTORNO AL MONDO DELLA SIGNORA VIENNESE IDA PFEIFFER (1797-1858). Spesso capita di affezionarmi ai miei “personaggi”. Come nel caso di questa grande viaggiatrice. Una donna estremamente determinata, coraggiosa, naturalmente curiosa che, sfidando l’opposizione della famiglia e le rigide convenzioni dell’epoca e sprezzante dei pericoli, a cui più volte va incontro, si è spinta verso l’impossibile, aprendo una nuova “frontiera” all’altra metà del cielo! Da: L'AVVENTURA AL FEMMINILE.
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| Figura 10. Ida Pfeiffer |
Spesso capita di affezionarmi ai miei “personaggi”.
Come nel caso di questa grande viaggiatrice.
Una donna
estremamente determinata, coraggiosa, naturalmente curiosa che, sfidando
l’opposizione della famiglia e le rigide convenzioni dell’epoca e sprezzante
dei pericoli, a cui più volte va incontro, si è spinta verso l’impossibile, aprendo una nuova “frontiera” all’altra
metà del cielo!
Anche se membro della piccola borghesia ottocentesca, non è certo ricca, anzi…
Specie all’inizio, quando ha modestissimi mezzi e sopravvive grazie anche al cibo che elemosina.
I libri che più tardi scriverà, presto diventati autentici best sellers, le permetteranno di viaggiare da sola per il mondo, con maggiore tranquillità.
Visitando gli angoli più remoti del globo: è il primo appartenente all’Europa a penetrare all’interno della terra dei Dayak, i temibili cacciatori di teste del Borneo; è la prima donna ad avvicinare i cannibali Batak a Sumatra.
È anche
una puritana che disprezza spesso ciò che vede, ma che verrà irresistibilmente
attratta dai Dayak per la loro totale
libertà.
Nei suoi cinque viaggi: 1842, 1845, 1846-48, 1851-54, 1856-58 percorrerà 240.000 chilometri, nonostante
rapine e malattie (...).
Ida Laura Reyer nasce a Vienna nel 1797.
Il padre, un mercante, la tratta come gli altri suoi cinque figli maschi.
Perciò viene vestita ed educata di conseguenza.
Incoraggiata a praticare attività all’aperto e a sviluppare forza fisica e indipendenza.
Probabilmente è questa sua singolare “personalità di base” ed inculturazione che decenni dopo indirizzerà verso l’avventura la sua vita!
Scomparso il padre quando ha nove anni, la madre cerca di rimediare.
Trasformando il “ragazzaccio” con vestiti
idonei e lezioni di piano…
Nel 1820 sposa Pfeiffer, alto funzionario governativo.
È con questo cognome che Ida sarà conosciuta in futuro!
Dopo che il marito perde il lavoro, la
famiglia si impoverisce, tanto che per mandare i figli a scuola deve ricorrere
ai fratelli.
La scomparsa della madre (1831) e una modesta eredità, la separazione dal marito (1835), l’autonomia dei figli (1842) la esentano improvvisamente dagli obblighi famigliari.
Così decide di viaggiare.
Perché: “quando ero solo una bambina, avevo un fortissimo desiderio di vedere il mondo. Ogni volta che vedevo un mezzo di trasporto, involontariamente mi fermavo, fissandolo fino a quando era scomparso…”.
In Terrasanta (Costantinopoli ed Egitto): 1842
La sua prima meta sarà la Terrasanta.
La raggiungerà in pellegrinaggio, così da non destare preoccupazione in una famiglia già allarmata per il fatto che viaggerà sola.
Il viaggio è comunque pericoloso, tanto che fa testamento prima di lasciare Vienna (marzo 1842).
Risalito il Danubio fino al Mar Nero, tocca Costantinopoli, dove si ferma per tre settimane, giungendo infine a Gerusalemme.
In Palestina rimane per alcuni mesi.
Poi va nel Sinai e al Cairo.
Visita le piramidi di Giza e la Sfinge. Impara a cavalcare i dromedari per avventurarsi nel deserto.
Risale il Nilo. Visita la tomba della
regina Hatshepsut [il tempio funerario di Deir
el-Bahri] (...)
A quel tempo la remota Islanda è collegata all’Europa grazie ai cinque viaggi annuali del postale danese che, con vento a favore, dopo undici giorni di navigazione, attracca nel porto di Hafnarfjördur, nei pressi di Reykjavík.
Dopo aver superato le isole Shetland, sostato nelle Fær Øer, e raggiunto la costa meridionale dell’isola: in tutto 1.200 miglia nautiche in linea retta per i vapori (1.500-1.600 per i velieri).
L’ultima nave lascia ad ottobre Copenaghen e rimane in Islanda
fino al mese di marzo.
Rispetto ai viaggiatori che l’hanno
preceduta nell’isola, la Pfeiffer viaggia da sola, con un bilancio ridotto
all’osso: usa carri trainati da ponies;
vive come gli islandesi; si lamenta per la loro grossolanità, la sporcizia
delle case, la monotonia del cibo (porridge
e pesce) (...)
Il primo viaggio intorno al mondo: 1846-1848
Nel 1846 effettua un viaggio intorno al mondo (...) con le sue preziose molteplici lettere di presentazione si imbarca ad Amburgo sul brigantino danese Caroline (...).
“Fortunatamente nel corso dei miei precedenti viaggi avevo trascorso a bordo dei velieri un periodo considerevole, per cui ero abituata alla loro ben più spartana vita, rispetto a quella dei vapori, dove tutto è gradevole e lussuoso.
Poiché il vascello prosegue il suo rapido cammino indipendentemente dal vento, mentre i passeggeri godono di provviste fresche, hanno cabine spaziose e la compagnia è eccellente.
I velieri sono assai diversi, a parte i grandi vascelli della Compagnia delle Indie Orientali.
Non sono adatti ai passeggeri.
Il carico è considerato la cosa principale e agli occhi dell’equipaggio i passeggeri rappresentano solo un problema in più.
Lo spazio è così limitato che nelle cabine ci si gira con difficoltà. Inoltre il passeggero è completamente schiavo di ogni capriccio del capitano,
Un sovrano assoluto che detiene una manovra incontrollata su tutto.
Perfino il cibo dipende dalla sua generosità” (...).
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| Figura 14. Capo Horn |
Continua il viaggio in Sud America: 1847
Il 26 gennaio, mentre si scorgono le montagne della Patagonia, si superano le isole Falkland, che non si vedono, poiché la nave rasenta la costa per non lasciarsi scappare l’imboccatura dello Stretto di Magellano che, comunque, ci si accorgerà poi, è “sfuggita” il giorno 27...
(...) il 3 febbraio “siamo così fortunati da raggiungere il punto più meridionale dell’America, così temuto da tutti i marinai (…)
Dopo aver lottato per quattordici giorni con venti e onde, pioggia e freddo, siamo infine arrivati all’ingresso occidentale dello Stretto di Magellano, avendo superato la parte più pericolosa del nostro viaggio.
Durante queste due settimane abbiamo visto poche balene e albatros e nessun iceberg. Alle 6 del mattino del 2 marzo raggiungiamo il porto di Valparaíso (…)
L’intenzione, giungendo in Cile, era di fermarsi per poche settimane, per avere il tempo per effettuare una visita nella capitale Santiago e, dopo, continuare per la Cina.
(…) Il 17 marzo seppi che la nave era ormai pronta per la traversata
(…) notizia che non accolsi bene, poiché
negli ultimi due giorni avevo sofferto di colera inglese”.
Visitati gli altri paesi del Sud America, a Tahiti è scandalizzata dal comportamento delle donne. “Il 19 aprile raggiungiamo l’Arcipelago delle Isole della Società.
Nella mattina del 26, il 39° giorno del nostro viaggio, avvistiamo Tahiti.
L’avvicinamento a Papeiti, il porto di Tahiti, è estremamente pericoloso; come una fortezza è circondato da scogliere di corallo, mentre selvaggi e schiumosi frangenti rotolano da ogni lato.
Lasciando aperto poco spazio.
Attraverso cui può dirigersi un vascello.
Prima che gettassimo l’ancora, fummo circondati da una mezza dozzina di piroghe, o barche, condotte da indiani, che da tutti i lati si arrampicarono su, fino al ponte, per offrirci frutta e crostacei, e non per ottenere pezze rosse o perline di vetro.
I tempi d’oro per i viaggiatori sono finiti.
Chiedevano denaro (…)
Papeiti era piena di truppe francesi e diverse navi da guerra erano all’ancora (…)
Cinque simili colossi muovevano le parti superiori del corpo in una maniera orribile e violenta, e, maggiormente, braccia, mani e dita (…) dopo poco due donne balzarono verso gli spettatori e danzarono freneticamente come due maniache; i più improbabili, audaci e indecenti i loro gesti (…)
Questa
sera ho visto la regina Pomare per la prima volta (...)”.
“Lasciammo il porto di Papeiti la mattina del 17 maggio”. Per proseguire per la Cina (...).
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| Figura 17. Hong Kong |
Il giorno dopo la nave riprende la navigazione diretta ad Hong Kong.
“A causa dei bassi fondali, la nave fu costretta a navigare a grande distanza dalla costa, dove sarebbe stata esposta ad un attacco dei pirati, che qui sono molto audaci e numerosi.
Così venne presa ogni precauzione e la guardia fu raddoppiata di notte.
Non più tardi del 1842 questi pirati hanno assalito un brigantino ancorato nelle Macao Roads, massacrando l’equipaggio e saccheggiando il vascello.
Il capitano era dovuto rimanere a terra e i marinai erano andati senza problema a dormire, lasciando un solo uomo di sentinella.
Nel mezzo della notte un sampan, come si chiama un’imbarcazione più piccola di una giunca, si accostò al brigantino.
Uno dei rematori salì a bordo, con la scusa
di avere una lettera del capitano e, come il marinaio si avvicinò alla lanterna
per leggere la lettera, fu colpito da una pallottola alla testa (…) Gli altri si arrampicarono subito sul
brigantino, massacrando in poco tempo i marinai.” (...)
A Canton si imbatte nel famoso naturalista Louis Agassiz, estremamente sorpreso dalla sua apparizione in quel luogo.
“Da lui appresi quali rischi, come donna, avevo corso nell’attraversare le strade di Canton senza la scorta, ma solo con una guida cinese.
Per cui mi dovevo sentire straordinariamente fortunata nel non essere stata insultata nel modo più volgare dalla gente o, perfino, presa a sassate.
Se ciò fosse accaduto, la guida sarebbe immediatamente scappata, lasciandomi al mio destino (…)
Da poco aveva appena appreso che due suoi amici diretti ad Hong Kong erano stati attaccati dai pirati: uno era stato ucciso, l’altro ferito (…) ”.
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| Figura 19. Singapore |
Singapore, Ceylon, India: 1847,1848
La sua prossima tappa è l’India. Prima però giunge a Singapore il 3 settembre (...).
Quando si imbarca sul vapore inglese Braganza (equipaggio cinese, malese, cingalese, bengalese, indostano, europeo), che in 10 giorni la porterà fino a Ceylon, a 1.900 miglia di distanza.
Qui vede la storica città di Candy e Colombo.
Il 27 è a bordo di un altro vapore inglese, il Bentinck diretto in India(...).
Il 30 è a Madras.
Ma alla Pfeiffer non basta,
perché da là si porta il 4 novembre fino all’Hoogly, uno dei sette rami del
delta del Gange, che risale fino a Calcutta, capitale del Bengala (...)
In India trascorrerà diversi mesi, portando
appresso solo una ghirba per l’acqua, padella, sale, pane, riso, ma a volte è
la gente che la sfama.
Dopo numerose visite nelle più importanti ed
interessanti località, tra cui Agra e Delhi, il 23 aprile 1848 lascia il porto
di Bombay (oggi Mumbai) sul piccolo
vapore Sir Charles Forbes, diretto a
Bassora, in Mesopotamia (Iraq).
Il vapore è sovraccarico di persone: “solo l’equipaggio conta 45 marinai.
Poi ci sono 124 passeggeri, principalmente Persiani, Maomettani e Arabi (...)
Quando questa folla fu radunata, non c’era il più piccolo spazio libero sul ponte; per passare da un posto all’altro era necessario arrampicarsi su innumerevoli ceste e scatole, stando attenti a non montare sulle teste e i piedi della gente (…)
Fu scoperto il terzo giorno di viaggio.
Il vaiolo era in una grande cabina dove erano stipati 7 bambini e 18 donne.
Avevano meno spazio dei negri su una nave schiavista.
La malattia aveva già colpito i bambini prima di imbarcarsi.
Nessuno però poteva sospettarlo. Infatti il morbo era già scoppiato quando le donne si erano imbarcate nel corso della notte pesantemente velate e avviluppate in larghi mantelli, sotto i quali portavano i bambini (…) il corpo del bambino venne avvolto in un panno bianco, legato su un asse di legno appesantito da alcuni pezzi di carbone o di pietra e calato in mare. Ci furono altri due morti”(...).
Russia e Turchia. Ancora in navigazione, scoppia il colera: 1848
Stanca di paesi sottosviluppati, ora si dirige verso la Russia ma, scambiata per una spia, è trattenuta in prigione (21 agosto).
Quando sarà in grado di ripartire, attraversa il Mar Nero, per raggiungere Turchia, Grecia e, infine, Italia.
“21 settembre, che terribile notte!
Uno dei marinai è stato
improvvisamente attaccato dal colera. Nonostante tutta l’assistenza muore nel
giro di 8 ore (…) la salma viene
sbarcata nella mattina a Bschada (…) di nascosto degli altri passeggeri (…)".
Quindi attraverso il Bosforo si porta a Costantinopoli (...).
Dal tempo del suo ultimo soggiorno ora tra le due sponde del Corno D’oro c’è un nuovo e bel ponte di legno. Mentre le “donne sembrano meno pesantemente velate rispetto alla mia prima visita a Costantinopoli [1842].
Il suburbio di Pera appare molto desolato.
C’è stato un numero di incendi cresciuto nel corso del mio soggiorno(...) ”.
Il secondo giro del mondo 1851-1854: Africa, Indie Orientali
olandesi, Australia, Stati Uniti, Sud America (...)
(...) Procede, quindi, verso Singapore e Borneo.
Dove rimane sei mesi. Effettuando il suo grandioso exploit nell’impenetrabile giungla dei tagliatori di teste Dayak.
Del resto "mi sarebbe piaciuto trascorrere più tempo tra gli indipendenti Dayak, poiché li ho trovati, senza eccezioni, onesti, di buon temperamento e modesti nel comportamento.
Sarei portata a collocarli, per queste qualità, sopra ogni razza da me conosciuta”.
Viaggiando nelle Indie Orientali olandesi (oggi Indonesia), a Sumatra visita i cannibali Batak, che la gestiscono come curiosità da “passarsi” di tribù in tribù.
Per la prima volta Ida è terrorizzata.
Alcuni gesti le fanno ritenere che vogliano ucciderla per mangiarla! Ma non si perde d’animo…
In rudimentale Batak scherza sul fatto che è vecchia e dura per un buon pasto.
Il che li diverte, tanto che la lasciano sola, consentendole di scappare.
Scriverà una delle prime descrizioni dei loro usi e costumi!(...)
L’ultimo viaggio, 1856-1858: Mauritius e Madagascar
Nel 1856 è a Mauritius e, quindi, in Madagascar.
L’ottima iniziale accoglienza della regina Ranavalona si trasforma presto in un incubo.
Allorché viene involontariamente coinvolta in un complotto per rovesciarla.
Arrestata, sarà espulsa nel 1858 ormai preda di una malattia tropicale.
Morirà poco dopo il rientro a Vienna.
Da: L'AVVENTURA AL FEMMINILE. VENTI RITRATTI DI DONNE STRAORDINARIE, CHE HANNO PERCORSO LE VIE DEL MONDO ALLA RICERCA DI CONOSCENZA
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...
JEAN LOUIS RUDOLPHE AGASSIZ (1807-1873), zoologo,
naturalista, paleontologo, glaciologo svizzero-statunitense, incontrato da Ida a
Canton (Cina), nel 1847, figura nel cap. 15 del vol. 4 (AMERICA) della Tetralogia: ALLA
SCOPERTA DEL MONDO. Archeologi, Esploratori, Grandi Viaggiatori, Geologi,
Naturalisti, Paletnologi
ALLA SCOPERTA DEL MONDO
[75 personaggi dell'esplorazione mondiale]
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giovedì 5 marzo 2026
355. LA "GUERRA DI CORSA" DEGLI OLANDESI PER DERUBARE IN MARE INGLESI E SPAGNOLI. ASCESA E DECLINO DELLA COMPAGNIA DELLE INDIE OCCIDENTALI
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| Il corsaro Piet
Hein cattura la flotta spagnola dell'argento (da: William Elliot Griffis, The Story of New Netherland, 1909) |
LA DE WESTINDISCKE COMPAGNIE (WIC), LA COMPAGNIA OLANDESE DELLE INDIE OCCIDENTALI
Pare proprio che la WIC (De Westindiscke Compagnie), la Compagnia Olandese delle Indie Occidentali, sia un’illustre sconosciuta anche per il personale di alcune tra le più importanti librerie del centro di Amsterdam!
Cercando di approfondire l’argomento, invariabilmente mi sono stati invece proposti libri sulla VOC (Compagnia delle Indie Orientali). Perfino dopo le mie obiezioni, pochi sembravano conoscerla.
Con ciò confermando quanto tempo prima riscontrai su Internet.
Infatti, allorché ricercai ulteriori notizie su Roggeveen, lo scopritore dell'isola di Pasqua, mi apparve inverosimile e bizzarra la sua incarcerazione subito dopo lo sbarco a Giava.
Anche perché, a suo tempo, aveva ricoperto a Batavia un ruolo di tutto rilievo, in qualità di magistrato per la VOC.
In seguito ho appurato come, contrariamente alle indicazioni del Web, non fosse stata la VOC a sponsorizzargli il viaggio, bensì la concorrente WIC, competente per il Pacifico.
Naturalmente ad Amsterdam non potei non fare un salto allo 's-Gravenhekje 1.
Dove, a non molta distanza dalla Montelbaanstoren, tradizionale base di partenza per gli equipaggi
delle grandi navi ancorate nel Mare del Nord, ci sono ancora integri i suoi
magazzini (Pakhuisen), risalenti al
1621-1647.
Disegnata sulla falsariga della VOC, la sua storia, anche se certamente non comparabile con quella della Compagnia asiatica, contiene diversi capitoli affascinanti.
Non solo perché ha aperto le terre dell’America settentrionale (Nieuw Nederlandt) alla colonizzazione.
O nell’isola di Manhattan ha fondato Nuova Amsterdam, la futura New York.
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Nieuw Amsterdam di Johannes Vingboons (1664), "una delle prime immagini di Nieuw Amsterdam scattata nell'anno in cui fu conquistata dagli inglesi di Richard Nicolls |
Alla WIC sono connessi fatti, personaggi e situazioni, che l’hanno profondamente caratterizzata, differenziandola dalla VOC, non solo geograficamente.
D’altronde la sua stessa esistenza non
si deve proprio alla VOC quando, sia
pure involontariamente, ricevette da lei il “testimone”?
Nel 1609 il navigatore inglese Hudson, al servizio della VOC, è alla testarda ricerca del Passaggio a Nord Ovest. Individua, invece, risalendolo sulla Halve Maen (Mezza Luna) per 150 miglia, il fiume che oggi ha il suo nome. Una scoperta del tutto inutile, ma che ha l’indubbio merito di agire da battistrada alla breve stagione olandese in terra d’America. La sua relazione risveglia, infatti, i gagliardi appetiti dei mercanti olandesi, che in quelle regioni intravedono supplementari fonti di guadagno.
Nel 1611 un gruppo di mercanti luterani di Amsterdam (Van Tweenhuysen Compagnie) invia la St. Pieter nell’Hudson. Presto imitata nel 1613 dalla Hans Claesz Compagnie di Amsterdam, da due compagnie di Hoorn, oltre che da una spedizione dell’Ammiragliato di Amsterdam. Peccato che i singoli interessi non collimino tra loro. E’ così che nel 1614 si arriva a costituire la Nieuw Nederlandt Compagnie, che incorpora le preesistenti compagnie.
Nel 1615 una
Carta concede per tre anni il monopolio del commercio delle pellicce su quelle
aree. Il termine non sarà però prorogato, scatenando ulteriori rivalità. Fino a
quando la WIC prende timone,
monopolio e diritti: il 16 luglio 1623 la Mackereel
salpa da Texel diretta verso la Nieuw
Nederlandt.
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| The West India House, Amsterdam, Quartiere generale della Dutch West India Company (1623-1647), 2007 (Some Rights Reserved, Sepp) |
Fondata nel 1621, all’inizio gli
Stati Generali accordano alla Compagnia il monopolio per 24 anni del commercio
con America, Indie occidentali e Africa occidentale. Là deve stabilire delle
colonie. La sua area di influenza comprende, così, l’America (Brasile, Caraibi,
Suriname, Guyana), l’Africa occidentale, oltre ai territori del Pacifico
(Australia, Tasmania, Nuova Guinea orientale). In Africa occidentale (Ghana e
Angola) costruirà porti, forti e insediamenti. Ma una diabolica e sinergica liaison legherà le due sponde
dell’Atlantico. Oltre all’oro e all’avorio si “raccoglieranno”, infatti,
schiavi da utilizzare nelle piantagioni di zucchero di Antille e Suriname.
La WIC è dotata di
ampi poteri: ha potestà contrattuali, può dar vita ad alleanze, costruire
forti, nominare governatori, disporre di soldati e magistrati. Contrariamente
alla VOC, non può eseguire operazioni
militari senza l’approvazione governativa. Gli Stati Generali, che la
finanziano in cambio di parte dei profitti, la difenderanno con una flotta di
16 grandi navi, oltre a 14 navi minori, ma la loro manutenzione spetta alla Compagnia.
Anche la WIC ha un Consiglio di Gentlemen (Heren XIX), due in più rispetto alla VOC e cinque Camere, in rappresentanza di Amsterdam, Middelburg, Rotterdam, Hoorn e Groningen.
Un ulteriore, inquietante elemento deve essere ancora aggiunto al quadro. Se in Nord America inevitabilmente la WIC andrà a pestare i piedi agli inglesi, in Sud America troverà ostacoli altrettanto insidiosi in portoghesi e spagnoli, che da secoli si sono spartite quelle terre. Del resto sarà ineluttabile nel Mare dei Caraibi, dagli spagnoli considerato un Mare Clausum, trovarsi di fronte ai loro cannoni…
La Compagnia delle Indie Occidentali è così una colonizzazione commerciale armata. Per fronteggiare gli alti costi, non bastando i profitti, dovrà forzatamente far ricorso a quel formidabile ariete, utilizzato istituzionalmente sui sette mari.
Quindi, non alla sanguinosa pirateria, bensì alla più “regolamentare”, anche se non meno cruenta, guerra di corsa. Il tallone d’Achille della Compagnia, nella quale si trovano coinvolti gli stessi Stati Generali, è infatti costituito dalla costante e affannosa ricerca del profitto a tutti i costi.
La kaapvaart sarà perciò il business più lucroso per la WIC.
Le prime due squadre corsare, al
comando di Pieter Schouten e Hendrick Jacobsz, già solcano l’Atlantico tre anni
dopo la sua fondazione. Andando alla caccia di ogni nave salpata da porti
brasiliani, caraibici o di altre colonie ispano-lusitane. Una volta catturata,
il carico sarà portato ad Amsterdam o Middelburg. Anche quelli in argento e oro
provenienti dal Perù, indispensabili agli spagnoli per finanziare la guerra
contro gli olandesi: ecco un altro eccellente motivo che spinge il governo
olandese a fornire il suo fermo appoggio alla WIC. La guerra di corsa comunque termina nel 1640. Troppo onerosa, ha
provocato numerose perdite e pochi profitti, anche se giganteschi sono stati i
danni inflitti all’economia spagnola. Nel periodo 1623-1637 gli olandesi hanno
catturato 609 navi, per un valore di 81 milioni di fiorini.
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| La rotta coloniale spagnola dei galeoni Manila-Acapulco (1565-1815), tra il Vicereame della Nuova Spagna (Messico) e le Indie Orientali spagnole (Filippine), utilizzando i porti di Acapulco e Cavite |
Nel 1628 il corsaro Piet Heyn ha addirittura preso la flotta spagnola dell’argento. Già vice-Ammiraglio al servizio della Compagnia nel 1623, con parte delle sue navi attende quelle spagnole al largo della costa settentrionale di Cuba. Una volta avvistata la flotta nemica, manda verso est alcuni vascelli per bloccare eventuali tentativi di fuga. A causa del carico le navi spagnole, più lente di quelle olandesi, non fanno in tempo a rifugiarsi all’Avana e si devono portare nella Baia di Matanzas, alcune miglia ad est, dove si arrendono senza combattere. Alla fine del 1628 Heyn arriverà in Olanda con un carico d’argento stimato in 12 milioni di fiorini.
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| Piet Hein arriva con la Flotta spagnola dell'Argento in Olanda, 1629 |
In Nord America, il quartiere generale della WIC nella Nieuw Nederlandt all’inizio sarà Fort Orange (Albany), fondato nel 1624. La colonia, cercando di sviluppare il commercio delle pellicce, stabilirà spacci fortificati per commerciare con gli indiani. Nel 1626 Peter Minuit, Direttore generale della Compagnia, acquisterà dai pellerossa la parte meridionale dell’isola di Manhattan, in cambio di 60 fiorini di bigiotteria.
"Cartolina di Fort Amsterdam timbrata nel 1910. Sul retro è
riportato: "Fort Amsterdam 'Ora la Batteria' ai tempi di Kieft. Nel 1632,
il governatore Minuit fu richiamato e gli successe Van Twiller, a cui successe
nuovamente Wm. Kieft nel 1637. Kieft fu richiamato per crudeltà nel 1646".
Willem Kieft (1597-1647) fu il direttore di New Netherland dal 1638 al 1647.
L'illustrazione è una versione a colori dell'originale di Arnoldus Montanus,
1671".
Fort Amsterdam, divenuta poi New Amsterdam, diventa presto il capoluogo della colonia. Il forte comprende la residenza del governatore, gli acquartieramenti, la chiesa e il mercato, mentre intorno ci sono le fattorie (bouweries). Tutto ciò è incredibilmente dovuto all’insperato e contingente vuoto di potere da parte dell’Inghilterra, troppo occupata in quel periodo a guerreggiare con Francia e Spagna. Fino al 1664, quando riconquisterà quelle regioni. In ciò facilitata dal gravissimo difetto che, fin dall’inizio, ha minato profondamente le fondamenta della colonia, non consentendole di decollare, per la mancanza dell’insostituibile elemento umano: i coloni.
Il sistema feudale del patronaggio della WIC li ha fatti desistere dall’arrivare numerosi in America. In
effetti gli appartenenti alla Compagnia possono avere una tenuta solo
insediandovi, nell’arco di quattro anni, cinquanta adulti con più di quindici
anni d’età. Concretamente loro
diventano latifondisti e padroni assoluti, mentre i coloni, ai quali è proibito divenire proprietari delle terre che
lavorano, restano dei meri affittuari. Solo uno dei cinque patronaggi esistenti
nella Nieuw Nederlandt ha così
successo. Il Rennselaerswyck, di proprietà del commerciante di diamanti Kiliaen
Van Rensselaer, che si estende nella contea di Albany per oltre un milione di acri.
Dopo il trattato di pace di Muenster (1648), che mette fine al conflitto con la Spagna, la WIC, da tempo dedicatasi al commercio di schiavi, oro, zucchero e munizioni, conosce un rapido e irreversibile declino, tanto che nel 1674 è liquidata per i troppi debiti.
Come l’araba fenice verrà però rifondata l’anno dopo, sia pure sotto altro nome: Geoctroyeerde West Indische Compagnie (GWIC): è più piccola, con meno fondi a disposizione, ma anche meno dirigenti (bewindvoerders), poiché i Gentlemen sono ridotti ora a dieci. Tramontata è anche l’era corsara…
La GWIC manterrà parte degli originari monopoli (schiavi africani e oro) fino al 1743, limitandosi ad amministrare i territori in Africa e America. Fino alla definitiva cessazione del 1791. D’altronde negli anni 1780 ha ricevuto il colpo di grazia quando gli inglesi hanno assunto il pieno controllo del Suriname. Nello stesso anno il governo olandese inizierà ad amministrare le rimanenti colonie.
Da: "La "guerra di corsa" degli olandesi per derubare in mare inglesi e spagnoli. Ascesa e declino della Compagnia delle Indie Occidentali", L'Osservatore Romano, 20 luglio 2005, 3 [solo testo]
...
L'aspetto "corsaro" della WIC figura nel vol. 1 (Atlantco) di:
(Cap. 19. LA GUERRA DI CORSA IN ATLANTICO DELLA DE WESTINDISCKE
COMPAGNIE OLANDESE, 1623-1640)
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