| CAPO DI PONTE - PARCO NAZIONALE DELLE INCISIONI RUPESTRI DI NAQUANE, 2022 (CC Some Rights Reserved, Bramfab) |
Sei anni prima lo avevamo incontrato nel Canada occidentale, nel corso di una brillante conferenza da lui tenuta presso l'Istituto Italiano di Cultura a Vancouver.
Ambedue avevamo una comune "vecchia" conoscenza, una studentessa (sua e nostra), che alcuni anni prima con passione, estrema competenza e dovizia di particolari, più volte ci aveva parlato dell'argomento al quale lo studioso aveva sapientemente dedicato quasi tutta la sua vita.
Quando frequentò il nostro corso sull'Africa, da poco la studentessa aveva discusso all'Università di Roma un'interessante tesi paletnologica sui labirinti rupestri.
E a lungo aveva collaborato con il centro diretto dallo studioso.
Effettuando numerose rilevazioni e sessioni di ricerca sul terreno.
In ciò facilitata dall'abitare sulle sponde del vicino lago
d'Iseo.
Ora eccoci nuovamente con Emmanuel Anati, che con interesse e rinnovata amicizia ci accolse in un'ampia sala del celebre Centro Camuno di Studi Preistorici (CCSP), il top nel campo degli studi camuni.
Cioè nella sua bella casa-studio di Capo di Ponte, in Valcamonica. Ordinario di Paletnologia nell'Università di Lecce, da oltre trenta anni Anati si occupava ad alto livello del mondo preistorico ed aveva condotto una lunga serie di indagini e di ricerche, spesso con équipés interdisciplinari, in diverse aree del globo, tra cui Israele (Negev), Spagna e Francia.
Anche se non poteva non
privilegiare, com'era ovvio, il "gioco in casa": la ricerca in quella
che ormai era diventata la sua
Valcamonica.
Naturalmente in quell'occasione lo studioso fu prodigo di preziosi suggerimenti e di ricche informazioni, che di lì a poco avremmo giudiziosamente utilizzato nella visita ai tanto sospiratamene "annunciati" graffiti dei Camuni.
In particolare a quelli localizzati nel Parco di Naquane (Capo di Ponte), a quelli scolpiti sui due massi di Cemmo (sul lato sinistro della statale del Tonale e della Mendola), nell'area di Sonico (800 m s.l.m.) e di Vezza d'Oglio (1200 m), nell'alta Valcamonica.
Non prima di aver effettuato anche una doverosa visita al vicino Museo Didattico d'arte e Vita Preistorica di Ausilio Priuli (Cemmo).
Contiene un'ordinata collezione di riproduzioni delle
principali incisioni rupestri, nonché plastici di alcuni insediamenti camuni
che, in poco spazio ed in breve tempo, offrono una didattica panoramica
d'assieme su ciò che in seguito il visitatore potrà ammirare.
Fino a non molti decenni addietro non conoscevamo quasi nulla dell'antico popolo dei Camuni.
Sapevamo solo quanto era successo dopo.
Dopo, cioè, l'occupazione manu militari nel 16 a.C. della Valcamonica da parte di Roma. Nella vallata le legioni romane si scontrarono con i Camunni, tribù alpina che in passato aveva avuto solo pacifici contatti con etruschi e celti. Ma i romani erano un'altra cosa...
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Mappa fisica della Val Camonica, 2008 (CC Some Rights Reserved, Luca
Giarelli)
Fu così che la valle perse per sempre la sua autonomia. Poiché, organizzatavi l'amministrazione, entrerà a far parte dell'Impero romano. Mentre il nome del popolo dei Camunni verrà debitamente "registrato" sul trofeo di Augusto a La Turbie, come nelle altre liste delle tribù conquistate da Roma.
Da allora, e per quasi duemila anni, l'identità dei Camuni pre-romani è rimasta pressoché completamente ignota. Manco a dire che i Camuni non si siano dati doverosamente da fare per farsi conoscere dal mondo esterno.
Lasciando ai posteri molti segni e numerose tracce della loro storia, cultura, vita giornaliera, attività e quant'altro può servire a ricostruire il loro passato, seppure molto distante nel tempo.
Sicuramente non c'era neanche tanto bisogno di andare molto lontano per scoprirli. Poiché quei segni e quelle tracce erano cosparse a piene mani, a migliaia e migliaia, tutto intorno.
Al tempo del nostro incontro con Anati, le immagini catalogate erano già ben 200.000.
Solo la patina del tempo, le
intemperie climatiche, il crescere della vegetazione, aggiunti ad un diffuso
disinteresse da parte dei locali (studiosi e non, che molti di quei
"segni" indubbiamente conoscevano. Interpretandoli, però, in base a
parametri spesso ben diversi da quelli che oggi accettiamo scientificamente),
avevano fatto cadere nell'oblio quanto di straordinario racchiudeva la valle.
D'altronde anche la nostra "esplorazione" dei graffiti rupestri ci darà modo di constatare che, quando le rocce "scritte" sono poche (non comprendendo, infatti, le grandi concentrazioni di rocce istoriate, non così rare nella vallata), queste rimangono ancora oggi per lo più sconosciute persino alla stessa gente del luogo.
Nonostante giorno dopo giorno i contadini continuino a passare con le loro gerle di fieno davanti alle prede dei pitoti, le "pietre dei pupazzi".
Difficile è perciò avere le "giuste" informazioni.
Le ottime cartine topografiche, che riportano i sentieri di montagna, ma anche tante altre sfaccettate caratteristiche naturali od umanizzate, non ne fanno menzione.
Così come, almeno al tempo delle
nostre escursioni, le guide delle locali Pro-Loco...
Eppure non possiamo non ritenere che solide connessioni e interrelazioni si siano formate, a partire dall'epoca romana, tra le abbondanti e "misteriose" presenze dell'antichità e la cultura degli abitanti della Valcamonica.
Domandandoci anche fino a che punto le tradizioni dei moderni camuni (ma anche la cultura di quelli medievali, ecc.) siano state nei secoli influenzate dalla presenza di un passato così "ingombrante" e vistoso.
Pensando che una delle
interpretazioni correnti, elaborata proprio per spiegare l'abbondanza delle
incisioni e la loro stratificazione temporale (sempre nei medesimi luoghi e
sulle stesse rocce), oltre naturalmente per il tipo di immagine incisa, è che
con ogni probabilità quei siti rocciosi fossero luoghi destinati al culto delle
divinità degli antichi Camuni.
Oggi grazie a quelle decine di migliaia di
segni lasciati sulle rocce abbiamo potuto ricostruire la storia degli ultimi
diecimila anni. "In questo lungo
periodo di tempo... acquisizioni e innovazioni vennero via via introdotte e modificarono gradatamente i modi di vita di
questi gruppi: da cacciatori-raccoglitori, si trasformarono in
cacciatori-allevatori ed agricoltori; successivamente aggiunsero altre
attività, come l'artigianato ed il commercio, alla propria economia".
Ecco quindi che possiamo "leggere" e ammirare le testimonianze dei Camuni preistorici, ogni volta con un senso di sempre rinnovata scoperta, profuse a piene mani sui lati di moltissime rocce, sparse a gruppi od isolate (i massi erratici).
Quei segni, quei disegni, quelle molteplici e diffusissime stratificazioni istoriate, piene tuttora di fascinoso mistero, ornano incredibilmente decine, centinaia e migliaia di rocce, più o meno grandi, più o meno levigate dagli agenti climatici e dal plurimillenario ritiro dei ghiacciai, che sino a circa 12000 anni fa ricoprivano anche queste zone alpine.
All'interno di una splendida vallata, che ad est confina con l'imponente massiccio montuoso dell'Adamello, con il suo stupendo ghiacciaio.
Perciò qui le diverse ed interessanti attrattive di tipo alpino-naturalistico vanno a coniugarsi perfettamente con le decine di migliaia di incisioni su roccia.
Che costituiscono un inesauribile archivio di dati, un autentico "corpus", un'enciclopedia culturale, ancora non del tutto esplorata, analizzata, interpretata.
L'abbondanza di queste antiche e straordinarie
testimonianze umane potrebbe aiutarci non poco a riflettere su ciò che è stato
il nostro lontanissimo passato. Facendoci meditare profondamente sulle nostre
radici culturali, sulla stessa nostra identità. Mettendoci persino in grado,
forse, sia pure inconsapevolmente, di rispondere agli elementari interrogativi
esistenziali di sempre: chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo...
Le figure e le rappresentazioni camune sono assai diverse tra loro, sia per le diverse tecniche utilizzate, sia per il modo di riprodurle. Gli studiosi le hanno raggruppate tassonomicamente in base alle varie epoche: epipaleolitico (prima del 4500 a.C.), neolitico (4000-2800 a.C.), calcolitico (2800-2000 a.C.), età del bronzo (2000-1000 a.C.), del ferro (1000-100 a.C.).
Fino a giungere alla conquista romana del territorio nel 16 a.C., che provocò l'irreversibile collasso della multi millenaria cultura camuna. Epoche, ecosistemi e tecniche diverse di incisione hanno perciò moltiplicato il fiorire di stili e di figure le più differenti: da quelle stilizzate o simboliche, a quelle molto più realistiche e naturalistiche.
Raffiguranti uomini, armi e scudi, cervi, cani e cavalli, scene di caccia o di vita quotidiana (abitazioni su palafitte, utensili, ecc.), agreste (aratri, buoi), o cultuale (luoghi, oranti, ministri, materiali).
Come si può vedere nello splendido Parco Nazionale delle Incisioni Rupestri (Naquane) istituito nel 1959 dalla Soprintendenza Archeologica della Lombardia.
Un parco che è stato il primo
"monumento" (ambientale e culturale) italiano ad entrare di diritto
nel Patrimonio Mondiale dell'Umanità.
Mentre ben più modestamente l'arte rupestre della Valcamonica ha fornito alla
Regione Lombardia il suo simbolo, la rosa
camuna.
...
Da:"Con le gerle piene di fieno i contadini sostano davanti ai disegni dei "Camuni", Nelle incisioni rupestri della Valcamonica la storia di un popolo scomparso da duemila anni. Quei segni, quei disegni, quelle molteplici e diffuse stratificazioni istoriate, piene tuttora di fascinoso mistero, ornano decine, centinaia, migliaia di rocce. L'abbondanza di queste antiche testimonianze costituisce un inesauribile "corpus", un'enciclopedia culturale ancora non del tutto esplorata e analizzata ", L'Osservatore Romano, 25-26 marzo 2002, 3.[solo testo]
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Un paio di post precedenti:
https://pelliccionifranco.blogspot.com/2025/12/326-natale-sotto-il-segno-dellavventura.html
https://pelliccionifranco.blogspot.com/2025/12/327-35-rotte-35-storie-la-carta.html
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