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sabato 16 maggio 2026

386. Il Giro del Mondo in 15 treni: quando la storia "binaria" si fa avventura


Figura 132. Superba immagine della Royal Hudson 2860, Squamish, Canada (© Franco Pelliccioni) 

Chi, avendo raggiunto la mezza età, non ha mai giocato da fanciullo, e perfino dopo, con i trenini alzi la mano! 

Ho modo di ritenere come a questa mia domanda la "maggioranza silenziosa" dei lettori dia una risposta pressoché univoca, e corrispondente a zero! 

   Un tempo da bambini si voleva essere portati alla stazione per "vedere i treni" in movimento e si desiderava ardentemente, da grandi, fare i capistazione o i macchinisti di fiammanti locomotive. Allora bastava poco per farci sognare. 

Ricordo ancora oggi con emozione come un modesto binario dalla forma ad otto, neanche troppo lungo, dove facevo correre un modello di trenino merci della Märklin, con la sua brava locomotiva a vapore, mi entusiasmò per lunghi anni.

   La mia è una più che doverosa premessa, per far comprendere quanto il "mondo dei treni" abbia giocato una funzione di primissimo piano nell'aspetto ludico di ogni bambino.

   Questo volume rappresenta per me una vera e propria scommessa. Iniziata quando ho preferito modificare l’originario titolo: “Treni, tra Leggenda e Avventura”, in “Giro del Mondo”. 

Poiché il lettore, salendo virtualmente a bordo di ciascuno di essi, sarà in grado di effettuare un tour quasi completo intorno alla terra. Non nei canonici 80 giorni, ma in 15 convogli ferroviari: reali, virtuali, storici. 

Treni sui quali, a partire dal 1976, sono salito a bordo, o di cui ho ricostruito la storia, quasi sempre avvincente, singolare, a volte unica... 

Se su alcuni di loro ho viaggiato seduto comodamente in carrozza, in un caso l’ho fatto in piedi nel tender, assieme, e accanto, ai due macchinisti-fuochisti.

   Sia pure abbastanza sommariamente, il sottotitolo sottolinea come ci si trovi davanti a treni storici e importanti, straordinari, addirittura leggendari, come possono essere i treni transcontinentali e di lusso, di penetrazione coloniale e militare, dei cercatori d’oro, degli hajji.

   E per quanto riguarda quelli da me definiti “alpinistici”? 

Essi costituiscono una vera e propria “chicca”, un bonus in più, riservato a coloro che avranno la curiosità di entrare gradatamente con me all’interno di un mondo, che è sì fantastico, ma che, fin da quando eravamo fanciulli, fa parte integrante della nostra memoria collettiva. 

Una porta aperta in grado di mostrare a tutti noi come quasi sempre vincenti siano stati l’ingegnosità e la puntuale, esatta comprensione dell’universo intorno, da parte di uomini che, giorno dopo giorno, si sono dovuti confrontare con l’ignoto, con le avversità naturali, con i pericoli. 

Cercando di proseguire e, via via, risolvere i numerosi problemi incontrati, che potevano intralciare e/o bloccare l’opera, attraverso deserti, savane, dislivelli altimetrici, montagne, fiumi e foreste. Eppure c’è anche stato chi ha invece cercato di distruggere sistematicamente ciò che, con tanta dedizione e lavoro, altri avevano appena realizzato, ma pour cause

Il nostro giro del mondo inizia in Africa, in Egitto. 

Con la ricostruzione storica e d’ambiente di quella che è stata la prima ferrovia del paese, dell’Africa e del Levante: l’Alessandria-Cairo. 

La ferrovia del deserto contro i dervisci

È seguita dalla “Ferrovia del Deserto”, che porterà i britannici a riconquistare il Sudan, da molto tempo nelle mani delle orde Mahdiste, che a Khartoum avevano trucidato il grande Gordon Pasha (1833-1885). 

I leoni dello Tsavo

Ma africano è pure il nostro terzo treno, anche se si trova dalla parte opposta del continente. 

D’altronde è quello che ha aperto la colonizzazione dell’Africa Orientale. 

Parte dall’Oceano Indiano e, dopo aver raggiunto Nairobi, arriva fino a Kampala, in Uganda.

Oltre ai soliti immancabili problemi incontrati nella sua costruzione, ha dovuto risolvere un’inaspettata complicazione in più, che nessuno aveva mai sperimentato altrove, né tantomeno immaginato potesse esistere…  

Poiché la linea era infestata dai leoni che, a quanto pare, preferivano mangiarsi gli indifesi operai indiani addetti alla sua costruzione… 

Questo è stato il primo dei quindici treni sul quale ho viaggiato, sia pure in senso contrario: da Nairobi fino a Mombasa. 

Nei paraggi non ho scorto alcun leone, ma so bene che ce ne sono parecchi nel vicinissimo Parco Nazionale Tsavo

Il treno dei Bey di Tunisi

   Un rapido movimento sulla carta geografica ci consente di puntare ora l’indice verso il nord dell’Africa, nel Maghreb tunisino. 

Dove in una stazione dell’entroterra mi attende la storica Lucertola Rossa del Bey di Tunisi (inizio XX secolo), sulla quale salgo, per ammirare alcune delle sue splendide carrozze.

   Superato il Canale di Suez, siamo già in Asia, che ci aspetta con ben tre treni ma, soprattutto, con un’Avventura all inclusive.  

La ferrovia dell'Hejaz, indissolubilmente legata a Lawrence d'Arabia

Perché qui incontreremo una delle figure più straordinarie che la Grande Storia ci ha regalato. 

Un personaggio che un filone filmico assai di moda, e gradito ai più giovani, definirebbe oggi un “Supereroe”… 

D’altronde vorrà pur dire qualcosa se, di norma, al suo cognome preferiamo apporre, non il vero nome, ma quello di un immenso paese desertico. 

Del resto Lawrence d’Arabia (1888-1935) è una delle figure più leggendarie emerse dalla Grande Guerra. 

Un paladino che si è battuto contro i turchi, ma anche contro l’establishment britannico, in favore delle più che giuste rivendicazioni politiche dei popoli arabi, dei bedu, i beduini del deserto. 

Popoli e genti che iniziò a conoscere e a rispettare fin da quando girò in lungo e in largo il Medio Oriente, per la sua tesi sui castelli crociati e, poi, per scavare come archeologo in Siria. 

Diventando ben presto per tutti loro Laurens Bey o El Laurens, indifferentemente. 

Sarà lui ad impadronirsi della famosa Aqaba e a far sì che i suoi raids sferrati contro la Ferrovia dell’Hejaz, che congiungeva Damasco (Costantinopoli) a Medina, costituiranno la prima pallina di neve scivolata sul pendio innevato, che alla fine si trasformerà in una gigantesca valanga, che tutto e tutti travolgerà.

L’Asia mi dà così la possibilità di accennare alla Ferrovia dell’Hejaz. Costruita per portare i pellegrini (hajji) originariamente alla Mecca, ma che invece si dovette arrestare a Medina. 

A più riprese ho osservato binari, stazioni, locomotive, carrozze, sia in Giordania, che ad Istanbul. 

Raccogliendo nel contempo testimonianze di un’altra ferrovia, costruita anch’essa dai tedeschi, la Berlino (Costantinopoli)-Baghdad, i cui treni partivano dalla medesima, stupenda stazione di Haydarpaşa di Istanbul. 

 E che dire dell'Orient Express?

A sua volta strettamente collegata, dalla parte europea del Bosforo, alla stazione di Sirkeci, dove arrivava l’Orient Express

In Nord America, l'epopea del White Pass & Yukon Route durante la mitica "corsa all'oro"

Con un salto ancora più grande della nostra fantasia, superiamo l’Atlantico, per portarci fin sulle coste americane del Pacifico settentrionale. 

Fermandoci a Skagway, nell’Alaska sud-orientale (Stati Uniti), ai confini con lo Yukon canadese. 

Perché era esattamente da questo posto remoto, che migliaia di cercatori di ogni parte del mondo partirono durante la corsa all’oro del Klondike. 

Inerpicandosi faticosamente e pericolosamente sui passi delle Rocciose (...) 

In piedi, a bordo della cabina della storica locomotiva Royal Hudson, in Canada

Il nostro tour prosegue ora in Canada. 

Esattamente a Vancouver (Colombia Britannica), dove mai avrei immaginato che, sul finire di un’intensa giornata dedicata alla “scoperta” dell’hinterland della metropoli canadese, sarei andato incontro ad un’esperienza certamente singolare. 

Anche perché non immaginavo che le “credenziali” avute a Roma dalla Canadian Pacific (e dall’Ambasciata USA) fossero in grado di realizzare un mio desiderio, anche ingenuo, se vogliamo, che avevo rivolto al capotreno. 

Eppure si è concretizzato! 

Poiché il management della linea ferroviaria Squamish-Vancouver diede immediatamente l’assenso affinché salissi a bordo della Royal Hudson, una storica e “reale” locomotiva. 

Non su una carrozza qualsiasi, bensì sul tender… 

Nascita e morte della "ferrovia della gente," nell'isola di Terranova 

   Quattro anni dopo nell’immensa isola canadese di Terranova sarei stato invece l’involontario testimone della morte del “treno della gente”, che a suo tempo permise di sviluppare, non solo le regioni attraversate, ma anche le remote aree esistenti lungo la frastagliatissima, spesso ancora selvaggia, linea costiera, con i suoi numerosi outports (villaggi di pescatori), dove le comunicazioni avvenivano per lo più via mare. 

Solo qua e là riuscii a vedere e fotografare tratti di binari, che si inoltravano nelle foreste o costeggiavano qualche pond.

Quel treno per Santa Fe: tra le bellezze naturalistiche del West e i pueblos indiani

   Scendendo ancora più a sud, negli Stati Uniti mi sarei imbattuto nelle tracce di una storica ferrovia transcontinentale, della quale basterebbe solo pronunciarne il nome per “qualificarla” più che giustamente come leggendaria: il Treno per Santa Fe

Da subito il suo tracciato, che attraversava i grandiosi spazi del West e del Sud Ovest, caratterizzati da eccezionali panorami naturali unici al mondo, e popolati dalle più diverse tribù di Indiani delle Pianure e Pueblos, con le loro tipiche costruzioni multipiani in adobe, generalmente poste sui pianori delle mesas, farà di questa ferrovia un autentico mito (...) 

Ma il treno per Santa Fe presto divenne anche un Tour Operator ante litteram, perché si inventò l’Indian Detour, grazie al quale i suoi passeggeri (tra cui un Einstein) erano in grado di visitare confortevolmente le bellezze naturalistiche del Sud Ovest e i pueblos indiani, utilizzando autobus, autoveicoli, alberghi, guide, messi a disposizione dalla ferrovia…

Il nostro viaggio intorno al mondo continua ora in Europa. 

Ripercorrendo la prima ferrovia francese

A bordo di un moderno convoglio ripercorriamo dapprima quella che è stata la prima ferrovia francese, la Parigi-Saint-Germain-en-Laye.

Nell'isola di Smeraldo, quando le belle e i belli della metropoli irlandese andavano in treno a Kingstown, a vedere e ad essere visti...

 “Esperimento” che replicheremo in Irlanda, salendo a bordo del primo treno dell’isola di Smeraldo, la Dublino-Kingstown, oggi chiamata in gaelico Dún Laoghaire. 

Località sulla costa irlandese prossima a Dublino, famosa dalla fine del XIX secolo per il suo mare e le sue spiagge, dove le “belle e i belli della metropoli irlandese andavano a vedere e ad essere visti…”.

L'ingegneria che sfida il Monte Bianco

   Quasi arrivati al capolinea del nostro lungo viaggio, facciamo ora un’inversione ad U, per tornare in Francia.  

Dove avevo saltato a piè pari un paio di treni, che invece meritano un “trattamento” particolare. 

Sono quelli che, nel sottotitolo del libro, non a caso ho definito “alpinistici”: il Tramway du Mont-Blanc e il treno per Montenvers e la Mer de Glace

Infatti all’inizio del XX secolo il primo doveva addirittura spingersi fin sulla vetta del Monte Bianco, grazie all’utilizzo di un ascensore scavato all’interno della montagna. 

La sua è una storia incredibilmente curiosa e senz’altro affascinante, perfino fantascientifica, che ci racconta come uomini determinati, ben motivati, consci delle grandi potenzialità insite negli strumenti messi a disposizione dalle nuove tecnologie scaturite dalla Seconda Rivoluzione Industriale, cercarono di spingersi ben al di là di ogni limite consentito. 

Per tentare di realizzare ciò che, fino ad allora, ma ancora oggi, doveva rimanere per lo più nell’ambito dei sogni più arditi, degni della sfrenata fantasia del loro compatriota Verne. 

       In treno per il Mare di Ghiaccio 

Invece il treno per Montenvers fu costruito per portare i visitatori ad ammirare quello che, a quei tempi, costituiva il più grande ghiacciaio d’Europa, che era stato semplicemente chiamato Mer de Glace, il Mare di Ghiaccio. 

Infine, per osservare da vicino il Monte Bianco, non mi resta che salire a bordo della funivia dell'Aiguille du Midi 

Dopo aver viaggiato nella stagione invernale su entrambi i treni, per osservare da vicino il Monte Bianco all’A. non resterà che salire a bordo… della funivia dell’Aiguille du Midi!  

IL GIRO DEL MONDO… IN 15 TRENI: TRANSCONTINENTALI E DI LUSSO, DI PENETRAZIONE COLONIALE E MILITARE, DEI CERCATORI D’ORO, DEGLI HAJJI, “ALPINISTICI” 



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(241 pp., 223 foto, di cui 136 a colori, 254 note, bibliografia)


INTRODUZIONE         
AFRICA            

Cap. 1 Alessandria-Cairo, prima ferrovia dell’Egitto, dell’Africa, del Levante  

Antefatto: una Crociera sul Nilo fin de siècle        

La ferrovia Alessandria-Cairo          

“Signori, tutti in carrozza, si parte”!             

Storia della rete ferroviaria egiziana            

Cap.2 La "ferrovia del deserto", Egitto-Sudan        

La caduta di Khartoum e del Sudan per opera dei dervisci          

La costruzione della “ferrovia del deserto”, 1896-1898, e la Riconquista del Sudan

Le ferrovie sudanesi

Cap. 3 A bordo di un treno della celebre “ferrovia di penetrazione” Mombasa-Kampala: l'Uganda Railways, Kenya           

Il viaggio          

Un doveroso aggiornamento            

Storia dell’Uganda Railways, 1896-1901  

Quasi un'esercitazione in imperialismo    

Un ostacolo certamente non previsto: i leoni “mangiatori d’uomini” dello Tsavo              

Nascita della città di Nairobi            

Attraverso la “Valle Spaccata” il treno giunge infine sulle sponde dell’immenso lago Vittoria   

Cap. 4 Il Lézard Rouge dei Bey di Tunisi, Tunisia   63

Le ferrovie tunisine  

ASIA

CAP. 5 TRA ORIENTE E OCCIDENTE: DAMASCO (COSTANTINOPOLI)-MEDINA, BERLINO-BAGHDAD, ORIENT EXPRESS    

INTRODUZIONE         

Il Pellegrinaggio verso la Mecca, l’hajji       

LA FERROVIA DELL’HEJAZ: LA DAMASCO (COSTANTINOPOLI)-MEDINA          

La Ferrovia dell’Hejaz, Lawrence d’Arabia e la Rivolta Araba     

WADI RUM     

L’ATTACCO AD AQABA           

MA'AN

La Ferrovia dell’Hejaz oggi e la stazione di Amman          

LA FERROVIA COSTANTINOPOLI (BERLINO)-BAGHDAD

La stazione di Haydarpaşa, Kadiköy, Istanbul       

LA RUMELI DEMIRYOLU E L’ORIENT EXPRESS      

La stazione di Sirkeci, Istanbul        

AMERICA

Cap. 6 White Pass and Yukon Route (Alaska, Stati Uniti -Yukon, Canada)         

Skagway, Terminale Settentrionale dell'Alaska Marine Highway System, Southeastern Route

In viaggio verso gli Inuit dell’Artico canadese, l’ultima tappa alaskana

La “corsa all’oro” verso la regione del Klondike: la pista dello White Pass e il più duro Chilkoot Trail, tra Alaska statunitense e Yukon canadese 

La ferrovia del White Pass & Yukon Route (WP&YR), 1898-1900

Il mio viaggio su per lo White Pass 

Cap. 7 Viaggio nella Colombia Britannica a bordo della cabina della storica locomotiva Royal Hudson, Canada             

La Royal Hudson       

In partenza    

Cap. 8 “C'era una volta il treno”... Storia della "Strada della Gente", la ferrovia dell’isola di Terranova, Canada      

Testimone, mio malgrado, del crepuscolo del treno di Terranova           

La storia della “ferrovia che non c’è”: i difficili inizi           

L’impatto della ferrovia con gli Indiani Mi'kmaq   

La rete ferroviaria di Terranova        

Le tappe della ferrovia a Terranova

Verso il tramonto       

Cap. 9 "Quel treno per Santa Fe": l'Atchison, Topeka e Santa Fe & Railway System nel "selvaggio" Sud-Ovest degli Stati Uniti, tra Natura e Cultura              

La Pista per Santa Fe             

“Quel treno per Santa Fe”   

La Storia delle ferrovie transcontinentali, Buffalo Bill e gli Indiani          

La Atchison, Topeka & Santa Fe      

L’Indian Detour          

EUROPA

Cap. 10    Viaggio sulla storica ferrovia Parigi-Saint-Germain-en-Laye, Francia              

Cap. 11 Il treno “alpinista” che voleva giungere fin sulla cima del Monte Bianco, Francia             

1. Premessa: breve digressione nostalgico-alpinistica   

2. Chamonix, Alta Savoia    

3. Le Tramway du Mont-Blanc (T.M.B.): il tram che voleva arrivare sulla sommità del Monte Bianco      

3.1 Breve cronistoria del progetto  

3.2 Il treno oggi           

3.3 Il mio viaggio       

4. Treno per Montenvers e la Mer de Glace             

4.1 Grand Hôtel du Montenvers      

5. Finalmente vedo il Monte Bianco, non con il treno, ma con la funivia dell’Aiguille du Midi  

Cap. 12 In viaggio da Dublino a Kingstown, oggi Dún Laoghaire, sul primo treno del paese (1834), Irlanda     

Bibliografia



 

 

giovedì 14 maggio 2026

385. Dai ghiacci delle Svalbard al Grande Bazar di Istanbul: la geopolitica della corsa vissuta sul campo: Vol. I (ATLANTICO DEL NORD) di PIRATI, CORSARI E CONTRABBANDIERI, TRA ATLANTICO DEL NORD E MEDITERRANEO, XV-XX SECOLO. IL SINGOLARE ITINERARIO DELL’AUTORE, ALLA SCOPERTA DI LUOGHI, AVVENIMENTI, “COSE NOTEVOLI” E PERSONAGGI, CHE HANNO CARATTERIZZATO UNO DEI LATI OSCURI DELL’UMANITA’

    

Figura 24. Bombardamento francese di Salé [Marocco] del 1851, di Jean Antoine Théodore de Gudin

Cosa unisce le gelide isole Shetland, la medina di Marrakech e il Grande Bazar di Istanbul? 

Questo libro nasce da un viaggio fisico e antropologico. 

Non è una semplice cronaca storica: è il risultato di indagini sul campo, ricerche e lunghi soggiorni nei luoghi che hanno ospitato i lati più oscuri dell'umanità tra il XV e il XX secolo.

Nel Volume 1 di "Pirati, Corsari e Contrabbandieri (Atlantico del Nord)", vi guido lungo un itinerario singolare:

Dal Nord Europa al Maghreb: Dalle comunità marittime di Islanda, Fær Øer e Svalbard, fino alle rotte che collegavano i corsari dell'Atlantico con il Mediterraneo.

Il filo conduttore della schiavitù: La scoperta di come i mercati di schiavi abbiano unito mondi apparentemente opposti.

Passato e presente si fondono: Cammineremo nella Rue des Consuls a Rabat — oggi affollata via dello shopping, ieri luogo in cui i consoli europei cercavano di riscattare i prigionieri cristiani venduti a pochi passi da lì.

I segreti del Sultano: La storia del sovrano che usava i matamori (le prigioni sotterranee) a Meknès e schiavizzava popolazioni per creare la sua Guardia Nera.

Un viaggio che parte dai mari freddi e, attraverso il Nord Africa, si conclude idealmente alle porte del Grande Bazar di Istanbul, dove il mercato degli esseri umani era la normalità.

...

Ogni luogo - isola, arcipelago, città o stato - è presentato attraverso un inquadramento storico rigoroso, sempre integrato dai miei diari di viaggio.

Il volume si sviluppa su 226 pagine (20 capitoli e 110 paragrafie offre un'analisi approfondita della guerra di corsa nell'Atlantico del Nord.

251 fotografie: un imponente apparato iconografico (di cui 213 a colori "premium" e 115 scattate personalmente da me), fondamentale per la documentazione visiva di luoghi e reperti.

99 voci bibliografiche: una rigorosa base documentale che unisce le opere della mia biblioteca, edizioni originali digitalizzate e i più recenti saggi scientifici italiani e stranieri.

333 note di approfondimento: traduzioni, etimologie, aggiornamenti, integrazioni e affascinanti "curiosità".

Fonti in 6 lingue: una metodologia sovranazionale che si avvale di testi in spagnolo, francese, inglese, portoghese e, tramite traduzione ragionata, in arabo e faroese.

Ecco i titoli dei capitoli:

1. Premessa 

2. Prima di iniziare, uno sguardo alle “tappe” e “cose” salienti, che il lettore troverà nelle pagine del primo volume

3. Introduzione 

         Atlantico del Nord

4. Rabat-Salè (Marocco) e la Repubblica corsara di Bouregreg, 1627-1668

5. Meknès (Marocco): la “Versailles” del “Sultano Sole” Mulay Ismāʿīl Ibn ʿalī Al-Sharīf (1672-1727), schiavista e “corsaro”

6. Fèz (Marocco): mercato pubblico e prigione degli schiavi bianchi 

7. Marrakech (Marocco): mercato schiavi bianchi (e neri) e prigione

Figura 80. Bambini in vendita nel mercato [di Marrakech],1906 (di: Hellier Denselow (1858-1939), Tuck & Sons postcards)

8. Isole Canarie (Spagna): Corsarios Lanzaroteños, Corsari Inglesi, Francesi, Barbareschi 

9. Isola di Madeira (Portogallo): Corsari Francesi, Barbareschi, Inglesi, contrabbando dei Madeirenses 

10. Saint-Malo (Francia): la città dei corsari e schiavisti bretoni 

11. Isola di Barra (Ebridi Esterne, Scozia, Gran Bretagna), e l’isola dei pirati di Kisimul

12. Isole Orcadi (Scozia, Gran Bretagna): Pirati, Contrabbandieri di gin e whisky 

13. Isole Shetland (Scozia, Gran Bretagna): Corsari Francesi e Contrabbandieri (gin, tabacco, legname)

14. Isole Fær Øer (Danimarca): Corsari Barbareschi e Pirati

15. Isole di Saint-Pierre e Miquelon (Francia): Pirati, Corsari, Contrabbandieri (armi, liquori, tabacco) 

16. Isola di Terranova (Canada): Corsari Inglesi, Francesi, Olandesi; Pirati Inglesi e Terranovesi 

17. Islanda: Pirati e Corsari Inglesi e Barbareschi

18. Isole Svalbard (Norvegia): la Noordsche Compagnie Olandese, Corsari Francesi, Inglesi, Interlopers 

19. La Guerra di Corsa in Atlantico della De Westindiscke Compagnie Olandese, 1623-1640 

20. Bibliografia

Se cerchi un saggio che unisce rigore scientifico, indagine antropologica e il fascino del grande reportage, scopri il primo volume.

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lunedì 11 maggio 2026

384. MAASAI. GENTI E CULTURE DEL KENYA. Un viaggio unico tra le genti del Kenya: dalle imprese dei guerrieri Maasai alle sponde dell'Oceano Indiano. Il frutto di due ricerche antropologiche che hanno attraversato l'intero paese.

 

Figura 6. Danzatori Kikuyu (Bantu centrali) con un’acconciatura di pelliccia della scimmia colobo, Nyeri, 1980 (© Franco Pelliccioni) 


Il libro, come indicato dal sottotitolo, offre una panoramica generale sui popoli del Kenya. Il titolo "Maasai" è stato invece scelto per celebrare un popolo le cui imprese guerresche hanno lasciato un segno indelebile nella storia dell'Africa e nell'immaginario collettivo europeo.

   Il libro presenta una rassegna etno-antropologica delle principali tribù kenyote. Alcune sono trattate in modo più approfondito, sia per la loro cultura in generale, sia per alcuni aspetti specifici, che la rendono particolarmente interessante.

Sfogliando le pagine del volume, dapprima testo e fotografie condurranno il lettore tra le fertili White Highlands, contrassegnate dalla presenza di estese piantagioni di caffè e tè. Poi, discendendo sul fondo della grandiosa Rift Valley, potrà vedere coltivazioni, savana, foreste e laghi, a volte anche di soda. Come il Magadi, al confine meridionale con la Tanzania, che si può addirittura attraversare in macchina!

   Dirigendosi verso il nord del paese, incontrerà invece steppa, deserti e lugga [Letti asciutti di corsi d’acqua].  Perché quelle sono le terre dei nomadi Nilo Camiti e Cusciti. Allevatori in particolare di dromedari. Il cui stile di vita è spesso scandito da razzie e contro razzie di bestiame, più o meno sanguinose.

   Dal punto di vista storico, un rapido excursus lo farà tornare molto indietro nel tempo. Sarà così che si imbatterà nelle straordinarie scoperte della famiglia Leakey, che hanno saputo disegnare nuove date per l’evoluzione dell’Uomo. Poi un grosso balzo in avanti nella storia gli farà incontrare i primi invasori. Vengono dall’Europa (portoghesi), ma anche dall’Arabia (Omaniti). Questi ultimi, dopo essere stati costretti ad abolire la schiavitù, da Zanzibar saranno in grado di esercitare ancora la loro sovranità sul paese, sia pure nominale, fino all’indipendenza del Kenya.

   Nel frattempo, a cavallo tra il XIX e il XX secolo, la ferrovia Mombasa-Kampala aprirà la strada alla colonizzazione britannica. Così un paio di testimoni saranno in grado di fornirgli qualche elemento in più su un’epoca nella quale molti africani non avevano mai visto un uomo bianco. Erano gli stessi tempi in cui si imponeva la Pax Britannica tra le varie tribù, organizzando spedizioni punitive. Come contro i Turkana del nord. Qualche decennio dopo, la fase terroristica dei Mau Mau sarà seguita dall’indipendenza (1963). 

. Carta politica, 1988
(University of Texas at Austin, Perry-Castañeda Map Collection)


 La rassegna è aperta dalla “cultura mista costiera” dei Swahili. Appartengono ai Bantu, a parte alcune realtà minori (Arabi, Shirazi). La loro è una cultura sincretistica, che ha saputo realizzare un’interessante civiltà urbana, densa di sviluppi nel campo dell’architettura, dell’arte, della letteratura scritta in caratteri arabi.

Subito dopo con gli agricoltori sedentari Bantu, come i Kikuyu, il lettore saprà come il pagamento della “ricchezza della sposa” non equivalga alla compera di una moglie. Qui si inoltrerà nel “Mondo perduto” dei pescatori Bagiuni, vessati da una lunga pulizia etnica da parte somala.

Il testo del successivo capitolo è tra i più corposi. Riguarda i Nilo Camiti e, naturalmente, i famosi nomadi pastori Maasai. Ampiamente conosciuti attraverso la letteratura e la filmografia, costituirono una formidabile barriera fisica alla penetrazione, prima afro-araba, poi europea, dell’interno africano. Del resto le loro razzie li spingeranno, non solo a Mombasa sulla costa, ma anche a molta distanza dalla loro terra. Fino al lago Nyassa, a ben 800 km di distanza.

Solo Joseph Thompson, un coraggioso giovanotto inglese, riuscirà ad attraversare per primo la loro pericolosa terra. Giungendo indenne fin sulla sponda del lago Victoria. Il capitolo include anche elementi e fatti poco noti e indubbiamente interessanti. Tra i quali il (...)il “governo diffuso”. Senza trascurare le profezie, per lo più avveratesi, del grande laibon (mago professionista) Mbatian, il cui nome figura oggi sulla più alta vetta del monte Kenya.

Le tribù di lingua cuscitica Somali, Borana, Rendille sono anch’esse composte da allevatori, soprattutto di dromedari. Un accenno (più che sufficiente!) al complicatissimo sistema sociale dei gada (classi d’età) per i Borana, è seguito dalla importantissima cerimonia collettiva del galgulumi per i Rendille, che ogni quattordici anni si tiene in un gigantesco insediamento, che vede riuniti tutti i clan, sulla sponda orientale del lago Turkana, alle pendici del monte Kulal.

Cerimonia che purtroppo mi “perderò” nel 1980, poiché avverrà un mese dopo la mia partenza dal Kenya. Al termine di quella che è stata la mia seconda ricerca antropologica sul campo. Infatti nel 1980 mi trovavo proprio in quel desertico e settentrionale lago, a non molta distanza dal luogo prescelto per l’occasione. Tanto da poter osservare un notevole incremento della presenza Rendille. La mia prima ricerca risale invece al 1976, ed è stata effettuata nella cittadina multietnica e multiculturale di Isiolo, a nord del Monte Kenya. Così ho ritenuto utile qui inserire estratti di entrambi i miei diari, Integrando, arricchendo e vivacizzando il testo, con narrazioni “dal vivo” di fatti, luoghi, situazioni, imprevisti, stati d’animo, emozioni, incontri con “l’altro da noi”.... 

Così questo è anche un libro sul Kenya, come l’ho conosciuto e apprezzato durante i miei due lunghi soggiorni: dai confini con la Tanzania, a sud (lago Magadi e Rift Valley), a quello con l’Etiopia, a nord-ovest (lago Turkana) e a nord (Marsabit), alle sponde dell’Oceano Indiano, ad est (Mombasa, Malindi, Gedi)

La rassegna si conclude con i popoli considerati “marginali”. Pressoché sconosciuti al grosso pubblico, comprendono i cacciatori raccoglitori Bon delle intricate foreste costiere, ai confini con la Somalia; i Dorobo delle foreste dell’interno; i pescatori Elmolo del lago Turkana.

Ho anche inserito brani dai libri, sia di Thompson, che di Teleki. Che con von Hohnel scoprì il lago oggi chiamato Turkana. Dandogli il nome di Rodolfo, in onore del Principe ereditario della Corona d'Austria[Meno di un anno dopo si sarebbe suicidato a Mayerling, assieme alla sua amante]. Inoltre ho aggiunto un paio di paragrafi relativi alla “scoperta”, nel XIX secolo (e nel 1952), degli sfuggenti cacciatori Bon.

In appendice una galleria “etnografico-artistica” espone le miniature di dipinti raffiguranti i membri di numerose tribù kenyote riportate su 22 carte da gioco. Indubbiamente si inspirano ai ritratti realizzati da Joy Adamson per il governo del Kenya, a partire dal 1949. Per l’attenta cura di dettagli, particolari e paraphernalia tradizionali, sono in grado di contribuire alla maggiore comprensione della variegata umanità kenyota.   

Le copertine delle quattro versioni del libro
E-Book:  https://www.amazon.it/dp/B0CP2Z7QT3

Versione cartacea a colori "premium":  
https://www.amazon.it/dp/B0CPSNZ9BW

versione cartacea in bianco e nero: https://www.amazon.it/dp/B0CPVC5QBM

versione cartacea non illustrata: https://www.amazon.it/dp/B0CQ7FTRZX
 Il libro di grande formato (16.99 x 1.91 x 24.41 cm), 155 pp, 248 note, è corredato da 154 foto (69 sono mie).
La versione non illustrata contiene le seguenti carte: politica; fisica; demografica; etnografica; Periplo del Mare Eritreo; Operazione di “pattugliamento” militare tra i Turkana; Percorso della spedizione Teleki-von Hohnel ai laghi Rodolfo e Stefanie;  Distribuzione delle tribù Somale; Villaggi dei Bon nel distretto di Lamu; Mappa dell'area meridionale Galla e Waboni insieme ai paesi somali adiacenti: dopo i suoi viaggi del 1866 e 1867 di von R. Brenner"), di dimensioni ridotte (15,2 x 22,9) e più economica  potrebbe essere anche impiegata nei corsi di Antropologia Culturale, Etnologia, Storia dell'Africa, Storia e Istituzioni dei Paesi afro-asiatici, Geografia

 SOMMARIO

PRESENTAZIONE 
IL PAESE 
LE GENTI 
IL LIBRO
1. INTRODUZIONE STORICA 
- UN SALTO NELLA PREISTORIA: SCOPERTE PALEONTOLOGICHE E PALETNOLOGICHE IN AFRICA ORIENTALE 
- STORIA ANTICA
- L’AZANIA, LA “TERRA DEGLI ZENG, O ZENJ” 
- I PRIMI EUROPEI ARRIVANO DAL PORTOGALLO 
- IL DOMINIO DEI SULTANI OMANITI
- L’AVVENTO COLONIALE INGLESE: IMPERIAL BRITISH EAST AFRICA COMPANY (1887), PROTETTORATO DELL’AFRICA ORIENTALE BRITANNICA (1895), - PROTETTORATO E COLONIA DEL KENYA (1920), RIVOLTA MAU MAU (1952-56). INDIPENDENZA (1963) .
2. INTRODUZIONE GEOGRAFICA, DEMOGRAFICA, ETNO-ANTROPOLOGICA 
- LA PREZIOSA GALLERIA DI DIPINTI ETNOGRAFICI DEL KENYA: 22 POPOLI IMMORTALATI SULLA TELA DALLA TALENTUOSA ARTISTA JOY ADAMSON 
3. LA “CULTURA MISTA COSTIERA”: I SWAHILI 
- INTRODUZIONE: LE “CONTAMINAZIONI” ETNICO-LINGUISTICO-CULTURALI AFRO-ASIATICHE 
3.1 LA CULTURA SINCRETISTICA SWAHILI 
4. I BANTU, GLI “UOMINI”: GLI AGRICOLTORI SEDENTARI 
4.1 I KIKUYU E LA RIBELLIONE ANTIBRITANNICA MAU MAU, PER RIAVERE LA TERRA DEGLI AVI 
4.2 I BAGIUNI 
5. I NILO-CAMITI: I NOMADI PASTORI 
5.1 I MAASAI 
6. I NILOTICI 
6.1 I LUO 
7. LE POPOLAZIONI DI LINGUA CUSCITICA 
7.1 SOMALI 
7.2 BORANA 
7.3 RENDILLE 
8. LE CULTURE “MARGINALI”: I CACCIATORI RACCOGLITORI DOROBO E BON; I PESCATORI ELMOLO 
8.1 DOROBO, CACCIATORI-RACCOGLITORI DELLE FORESTE 
8.2 GLI ELMOLO PESCATORI DEL LAGO TURKANA 
8.3 I BON (BONI, AWEER, WABONI), CACCIATORI-RACCOGLITORI DELLA FORESTA COSTIERA 
9. APPENDICE 
DAL DIARIO DI RICERCA: UN’AVVENTUROSA “PRIMA” KENYOTA NEL CORSO DELLA MIA INIZIAZIONE ANTROPOLOGICA SUL CAMPO, GIUGNO 1976 
UNA GALLERIA ETNOGRAFICO-ARTISTICA “PARTICOLARE”
10.BIBLIOGRAFIA 
CARTE 
NOTE
...
TUTTI I DATI (ECONOMICI, STATISTICI, DEMOGRAFICI, ETNOGRAFICI, ECC.) CONTENUTI NEI MIEI LIBRI SONO STATI ACCURATAMENTE VERIFICATI, INTEGRATI E AGGIORNATI AL MOMENTO DELLA LORO PUBBLICAZIONE
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domenica 10 maggio 2026

383. Avventura, storia e mistero nei mari del Nord. Scopri il libro: BALENE E BALENIERI, TRA NORD ATLANTICO, PACIFICO SETTENTRIONALE, MAR GLACIALE ARTICO. VAGABONDAGGI ALLA RICERCA DELLE TESTIMONIANZE DELL’ERA DELLA CACCIA ALLE BALENE

Figura 1. Da: Holmes L., The Arctic whaleman; or, Winter in the Arctic Ocean Being a Narrative of the Wreck of the Whale Ship Citizen Ocean of New Bedford, in the Arctic Ocean, Lat. 68В° 10' N., Lon. 180В° W., Sept. 25, 1852. Together with a Brief History of Whaling (Smithsonian Libraries)

Nel corso dei viaggi di ricerca che mi hanno condotto in diversi settori dell'emisfero boreale, mi sono spesso imbattuto nei resti e nelle, più o meno vistose, tracce di stabilimenti e di stazioni di caccia alle balene. 

Sovente abbandonate da molto tempo, altre volte solo da pochi decenni, costituiscono il simbolo di un'era ormai lontana nel tempo, alla quale la maggioranza di noi si sente oggi totalmente estranea.

Nonostante le numerose e complesse implicazioni inerenti alla tecnica e all'oggetto stesso della caccia, la sanguinosa mattanza dei cetacei, per lunghi secoli e per diversi popoli (...), ha rappresentato una parte invero non secondaria, se non di determinante importanza, della loro cultura. 

Caratterizzata da uno stretto rapporto con l'habitat e l'ambiente marittimo.   

Bisogna infatti ricordare (...) come del tutto "recenti" siano le conquiste operate da ecologi ed etologi, da "verdi" ed animalisti. 

A parte pochi casi ascrivibili agli usuali precursori. 

Membri di una "illuminata" avant-garde, senza bandiere e senza frontiere.

Il problema nacque e si impose all'attenzione dell'opinione pubblica internazionale e dei governi (...), non a causa della caccia in se stessa

Ma, come al solito, dal "progresso", che anche in questo campo ha comportato l'impiego di tecnologie sempre più devastanti e distruttrici. 

A partire dall'invenzione, nel 1864, del celebre cannoncino fiocinatore esplosivo, ad opera del norvegese Svend Foyn. 

Per cui quello che era un "prelievo" di risorse marine, più o meno giusto, nel tempo si sarebbe trasformato nell’indiscriminato sterminio dei cetacei (...)

Se le vecchie stazioni baleniere abbandonate, che mostrano oggi abbondanti tracce  del degrado provocato dallo scorrere del tempo e dalle avverse condizioni climatiche, ci ricordano anche "realtà" che possono anche non piacerci, poiché indissolubilmente collegate alla morte di tanti grandi mammiferi marini, l'avvistamento delle balene, sia volontario, nel corso di appositi e gradevoli whale-watching, o casuale,  ha sempre provocato, in chi scrive, un'eccitazione ed un'esaltazione indescrivibili, quasi fanciullesche, che mai erano state altrove provate. 

Nei confronti di altri stupendi abitatori del mare (delfini, foche o lontre, ad esempio) o, magari, terrestri.

In Africa il paragone va ai tanti elefanti, rinoceronti, od addirittura ai leopardi, intravisti, fotografati, e perfino inseguiti, tra Kenya settentrionale e Sudan meridionale. 

Strano a dirsi, ma l'incontro con i grandi abitatori della savana non riesce a reggere il confronto con quello delle balene. 

È un contatto visivo, ma non solo..., che trascende il rapporto occhi-cervello: è emotivo, istintivo. 

Si collega alla parte più nascosta di noi, quella che gli psicanalisti definiscono l'io, che riesce a smuovere perfino le "acque" del nostro subconscio.  

E quella, in effetti, rappresenta un'imprevedibile e sorprendente realtà del mare che è riuscita sempre a stupirmi. 

Ad attrarmi per tutte le sue implicazioni, di fantasia e di mistero (...),  ma anche per quell'alone di poesia, che pure quel mastodontico abitatore delle profondità oceaniche, con i suoi comportamenti di superficie, a volte flessuosi come quelli di una ballerina d'opera, è riuscita sempre a evidenziare. 

Suscitando profondi, indimenticabili, turbamenti.

Negli anni i miei diversi incontri, nelle regioni più diverse, di questa realtà, mi hanno offerto la possibilità di riflettere sull'importante ruolo che la caccia alle balene ha avuto in passato nei campi più disparati. 

Dalle esplorazioni di terre ignote e lontane (i volumi scritti dal baleniere scozzese Scoresby sono entrati di diritto nella storia delle scoperte geografiche), e quindi dall'apertura di nuove vie. 

Sia marittime, che terrestri, che hanno condotto ad una più accurata ricognizione di territori e passaggi marittimi, e all'incremento delle conoscenze geografiche (...) e climatiche, come di quelle etnografiche. 

Grazie ai molteplici incontri ed alle descrizioni che venivano fatte degli "usi e dei costumi" delle diverse popolazioni artiche indigene.

Su quest'ultimi fa, però, notevole aggio l'aspetto negativo sui risvolti positivi. 

Ciò per la continua e costante opera di acculturazione e di disgregazione culturale che i popoli artici avrebbero sperimentato sulla propria pelle fin dal principio del XIX secolo. 

(...) Negative dinamiche culturali, che sarebbero state innescate anche a prescindere dalla volontarietà, o meno, degli stessi cacciatori di balene. 

Figuriamoci se una presunta "superiorità" della razza bianca o la ricerca di un maggior profitto si fossero andate ad aggiungere con forza nell'incontro, anche culturale, tra balenieri e gli Inuit

Tanto da tramutarlo ben presto in un autentico scontro (...)

Il libro si focalizzerà su alcuni aspetti, storici od attuali, ai quali ho potuto accedere direttamente, nei settori nord-atlantici, del Pacifico settentrionale e dell'Artico canadese, groenlandese, norvegese.

   Ecco le tappe del nostro lungo itinerario nello spazio e nel tempo: Alaska sud-orientale (USA); isola di Vancouver (Colombia Britannica, Canada); Tuktoyaktuk (Mare di Beaufort, Artico occidentale, Canada); Qausuittuq (Alto Artico canadese); Iqaluit e Pangnirtung (isola di Baffin, Artico orientale, Canada); Narsaq (costa occidentale della Groenlandia meridionale); Svalbard (Norvegia); Norvegia; Islanda; Shetland, Orcadi, Ebridi Esterne, St Kilda (Scozia, UK); Fær Øer (Danimarca); Saint-Pierre et Miquelon (Francia), Terranova, Québec (Canada), Madeira (Portogallo); Canarie (Spagna).

Invece, per quanto riguarda le popolazioni autoctone, il libro si interesserà agli Inuit e agli Indiani del Nord-Ovest (...). 

Figura 19. Wrangell, Alaska sud-orientale, già America Russa: la tomba del Capo Tlingit Shakes V (1840-1878) dalla caratteristica bassa recinzione in stile russo, sormontata da due pali raffiguranti le balene assassine (orche=keet), simbolo del suo clan (Archivio A.)

Per quanto invece concerne gli europei, spazio sarà dato a canadesi, norvegesi, scozzesi e faroesi, nonché agli equipaggi delle diverse nazioni europee che, a partire dal XVII secolo, si interessarono, e "con profitto", alle fisheries delle Svalbard e del Mare di Barents.

In ultimo, non ci dimenticheremo del ruolo pionieristico esercitato dai baschi (...). 

Tra i primi a cimentarsi nella caccia alle balene, specialmente alla Eubalaena Glacialis

Spingendosi fin sulle sponde nord americane, a partire dal XV secolo (...)  

I baschi ben presto diventeranno, tra le varie marinerie, i maggiori esperti della caccia alle balene. Grazie soprattutto al sistema delle stazioni a terra, poi largamente imitato[i] dai balenieri di altre nazioni. 

Anche se già nel 1635 cercarono di processare le balene direttamente offshore, al largo della costa della Norvegia settentrionale, nel 1659 baleniere basche francesi cacciavano balene à flot, “a galla”.

- La caccia nella preistoria: Alta, Nord Norge

   Come possiamo "leggere" nei graffiti e nei dipinti esistenti nella zona del fiordo di Alta, nella Norvegia settentrionale, la caccia alle balene ha origine lontanissime, risalendo ai tempi preistorici. 

Gli uomini per sopravvivere hanno sempre cacciato. Numerose popolazioni di regioni costiere e isole hanno ricavato la loro sussistenza, anche grazie alla certamente pericolosa caccia ai grandi mammiferi marini (...) 

DA: BALENE E BALENIERI, TRA NORD ATLANTICO, PACIFICO SETTENTRIONALE, MAR GLACIALE ARTICO.     VAGABONDAGGI ALLA RICERCA DELLE TESTIMONIANZE DELL’ERA DELLA CACCIA ALLE BALENE

(163 pp., 156 foto, 79 sono dell'A.)

E-Book: https://www.amazon.it/dp/B0C446WJWH

versione cartacea a colori (“premium”), volume di grande formato (16.99 x 1.91 x 24.41 cm): https://www.amazon.it/dp/B0C522JP54

versione in bianco e nero, volume di grande formato (16.99 x 1.91 x 24.41 cm): https://www.amazon.it/dp/B0C52BPD2B


1. PREMESSA

2. INTRODUZIONE - LA CACCIA NELLA PREISTORIA: ALTA, NORD NORGE - I BALENIERI E L'ESPLORAZIONE - LA CACCIA ALLE BALENE, TRADIZIONALE ATTIVITÀ ECONOMICA DI ALCUNE COMUNITÀ MARITTIME EUROPEE 

3. LA CACCIA ALLE BALENE PRESSO ALCUNE POPOLAZIONI AUTOCTONE AMERICANE 

4. GLI AVVISTAMENTI DI BALENE

5. LA CACCIA ALLE BALENE: STORICA- NELLA COLOMBIA BRITANNICA (CANADA) - A SAINT-PIERRE ET MIQUELON (FRANCIA) - LE STAZIONI BALENIERE DI TERRANOVA (PROVINCIA DI TERRANOVA E LABRADOR, CANADA) - LE STAZIONI DI CACCIA ALLE BALENE DEL CUMBERLAND SOUND - KEKERTEN, IL CUMBERLAND SOUND E L’INIZIAZIONE ANTROPOLOGICA SUL CAMPO DI FRANZ BOAS - NELLE ISOLE SHETLAND (SCOZIA, UK) - NELLE ISOLE ORCADI (SCOZIA, UK) - NELLE ISOLE SVALBARD, NORVEGIA - NELLE EBRIDI ESTERNE (SCOZIA, UK) 

6. LA CACCIA ALLE BALENE: ATTUALE - IQALUIT (GIÀ FROBISHER BAY, ISOLA DI BAFFIN, ARTICO ORIENTALE, NUNAVUT, CANADA) - A RESOLUTE BAY (OGGI QAUSUITTUQ, CORNWALLIS ISLAND, HIGH ARCTIC, NUNAVUT, CANADA) - NARSAQ (COSTA OCCIDENTALE DELLA GROENLANDIA MERIDIONALE, DANIMARCA) - NELLE ISOLE FÆR ØER (DANIMARCA): IL GRINDADRÁP, LA CACCIA COMUNITARIA - IN ISLANDA - IN NORVEGIA, QUANDO LA CACCIA ALLE BALENE NON È COSÌ PUBBLICIZZATA, COME L’ISLANDESE, LA FAROESE (O LA GIAPPONESE) 

7. BALENE, UNA SCHEDA PICCOLE: MEDIE: GRANDI: 

8. APPENDICE LA CACCIA ALLE BALENE NELL’ARCIPELAGO DI MADEIRA (PORTOGALLO), 1941-1981 IL GIGANTESCO FLOP DELLA CACCIA ALLE BALENE NELL’ARCIPELAGO DELLE CANARIE (SPAGNA), 1784-1806 

9. BIBLIOGRAFIA

TUTTI I DATI (ECONOMICI, STATISTICI, DEMOGRAFICI, ETNOGRAFICI, ECC.) CONTENUTI NEI MIEI LIBRI SONO STATI ACCURATAMENTE VERIFICATI, INTEGRATI E AGGIORNATI AL MOMENTO DELLA LORO PUBBLICAZIONE

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386. Il Giro del Mondo in 15 treni: quando la storia "binaria" si fa avventura

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