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sabato 24 ottobre 2026

446. "Quel treno per Santa Fe". DA: IL GIRO DEL MONDO… IN 15 TRENI. Transcontinentali e di lusso, di penetrazione coloniale e militare, dei cercatori d’oro, degli hajji, “alpinistici”

 

Figura 152. Gli Indiani osservano il passaggio del primo treno della Santa Fe, 1898

(New York Public Library) 

La Pista per Santa Fe

Il nome Santa Fe è un mito. Anzi, una leggenda. Evoca l'immagine di una città esotica e lontana, sperduta nel cuore del Far West. Se oggi intendessimo "fuggire dal mondo" e dalla pazza folla, probabilmente vorremmo raggiungerne i confini a bordo di un treno, proprio come nel diciannovesimo secolo fecero quegli intrepidi pionieri americani a bordo di carri trainati da buoi o in sella ai loro destrieri, percorrendo la lunghissima e altrettanto mitica pista commerciale. Una cittadina adagiata al di là delle Montagne Rocciose.

"Quel treno per Santa Fe"

Allorché percorsi quei semidesertici altipiani, in più di un'occasione mi imbattei nelle tracce dell’ultimo, vero protagonista della conquista dell'Ovest: la ferrovia Atchison, Topeka and Santa Fe (AT&SF).
A partire da Kingman, nella splendida Hualapai Valley in Arizona, dove nel Locomotive Park fa bella mostra di sé una storica e fiammante locomotiva a vapore: la numero 3759, dichiarata Monumento Storico nel 1957.

Rimasi poi sorpreso nel vedere come il treno arrivasse fin sulla soglia dello spettacolare Grand Canyon, a due passi dall'immenso precipizio. Sotto una coltre di neve, vidi spuntare un'improbabile stazioncina dall'inconfondibile stile di uno chalet svizzero di montagna: una presenza fantasma, resa ancora più rarefatta dal bianco elemento.

Infine, mentre stavo per lasciare l'Arizona per spingermi ancora più a est, nel Nuovo Messico, scorsi da lontano un convoglio che sfrecciava veloce nella pianura del fiume Puerco, in prossimità di due delle più grandi attrattive naturalistiche dello Stato: il Deserto Dipinto e la Foresta Pietrificata.

La rinascita della Atchison, Topeka & Santa Fe

La prima corsa tra Chicago e Los Angeles fu effettuata nel 1892 dal California Limited. Ma già l'anno appresso la compagnia ferroviaria faceva bancarotta. Bisognava subito rialzare la testa e inventare qualcosa di nuovo, capace di riscattare nel paese il buon nome della Santa Fe.

Si guardò all'interno, alla natura e alla cultura profonda degli Stati Uniti: il Sud-Ovest. La ferrovia aveva infatti il diritto di passaggio in alcuni tra i più splendidi scenari d'America, ma questo non sarebbe bastato. Bisognava recuperare l'immagine di quelle terre sperdute, fino ad allora descritte negativamente. In passato, persino Mark Twain (1861) aveva remato al contrario, scrivendo: "Qui non crescono fiori, e non c'è un filo di verde a rallegrare lo sguardo. Gli uccelli che volano su questa terra portano con sé ciò di cui hanno bisogno".

A capovolgere la percezione fu il Presidente Theodore Roosevelt, che nel 1906 sollecitò gli americani "a considerare il valore essenziale di una delle maggiori risorse americane: il suo impareggiabile scenario naturale […] È l'amore del Paese che accende e mantiene vivo il sacro fuoco del patriottismo. E questo amore è suscitato principalmente dalla bellezza del paese".

Nel 1900 la Santa Fe inaugurò così il più elaborato, ambizioso ed efficace programma di marketing territoriale mai tentato da una ferrovia. Già negli anni Novanta dell'Ottocento la compagnia aveva condotto in quelle zone famosi pittori: a Thomas Moran fu commissionato un dipinto del Grand Canyon, poi litografato e distribuito in migliaia di copie; Fernand Lungren immortalò invece i deserti del Sud-Ovest.

La ferrovia attinse a piene mani dall'ampia riserva culturale in loco per far rivivere "il romanticismo indiano". Sfruttò sapientemente la vicinanza delle colonie di letterati, pittori e fotografi presenti a Santa Fe e nella non distante Taos, il più affascinante tra i pueblos del Sud-Ovest. Cruciale fu la partnership con l'imprenditore Fred Harvey, che con i suoi alberghi e ristoranti portò la civiltà e il comfort nel deserto. A partire dal 1907, la compagnia pubblicò annualmente calendari illustrati con scene native dipinte dai maestri del Nuovo Messico, distribuendone centinaia di migliaia di copie in scuole, uffici e case.

Questa sintesi creativa di interessi affaristici e culturali fu il primo, grandioso esempio di moderna campagna pubblicitaria incentrata sull'invito a "conoscere il proprio paese". Il selvaggio West, con i suoi panorami grandiosi, diventava una meta accessibile, popolata da affascinanti culture native.

Nel 1901 i binari raggiunsero finalmente il Grand Canyon, dove nel 1904 sorsero la stazione e il celeberrimo albergo El Tovar. Nel frattempo, la linea diventava sempre più rapida: nel 1905 il leggendario treno Coyote Special coprì la distanza tra Chicago e Los Angeles nel tempo record di 44 ore e 54 minuti, alla straordinaria media di 81 km orari.

Nel 1918, con gli sbocchi a ovest su San Francisco, Los Angeles e San Diego, la rete era pressoché completa. Partendo da Chicago e St. Louis a est, si diramava a sud fino a Houston e Dallas, spingendosi verso Pecos, El Paso e Phoenix, toccando Denver nel Colorado, Albuquerque nel Nuovo Messico, Gallup e Adamana, alle porte della Foresta Pietrificata.

L’Indian Detour: il turismo "chiavi in mano"

La Santa Fe inaugurò successivamente un'ulteriore fase strategica, che oggi definiremmo di turismo "chiavi in mano": un pacchetto integrato comprendente treno, albergo, auto o pullman e, come attrazione principale, l'"Escursione tra gli Indiani".

Nacque così il leggendario Indian Detour. L'invito per i viaggiatori era quello di scoprire un'America sconosciuta, "lontano dai sentieri battuti nel nostro selvaggio Sud-Ovest […], dove innumerevoli sono le piste indiane scavate nella roccia dal passaggio di morbidi mocassini. Esse portano lontano, nell'entroterra del Nuovo Messico e dell'Arizona, allontanandosi dal percorso familiare della ferrovia. Intersecano l'ultima frontiera, soggiogata dopo trecentocinquanta anni, scovano città sepolte e collegano villaggi indiani antichissimi, in cui la vita quotidiana è archeologia". Si trattava di un'innovazione pittoresca e avventurosa, capace di offrire ai passeggeri una memorabile parentesi romantica.

Questo miracolo logistico e culturale fu possibile soprattutto grazie al ruolo della Fred Harvey Company, che assunse il completo monopolio del settore, inclusa la gestione delle celebri carrozze ristorante. Grazie al sodalizio tra Harvey e la ferrovia, per la prima volta i turisti poterono accedere capillarmente a tutto il Nuovo Messico centrale e settentrionale, compresi i villaggi Hopi, il Canyon de Chelly e lo stesso Grand Canyon.

In realtà, i visitatori non erano mai mancati: già nel 1924, prima ancora che l'Indian Detour prendesse il via, la ferrovia trasportava al Grand Canyon ben cinquantamila turisti all'anno. Ma la vera svolta avvenne nel maggio del 1926, in coincidenza con la corsa inaugurale del lussuosissimo treno The Chief, in servizio tra Chicago e Los Angeles.

Un volto, una custode di storie: Elizabeth Willis DeHuff (1886–1983). "Dal 1927 fino al 1945, prese parte ai «Santa Fe Indian Detours», nell'ambito dei quali teneva conferenze diverse sere a settimana presso l'hotel La Fonda". (fonte: English Wikipedia) 

Nel racconto del mio treno per Santa Fe, nel cuore del viaggio intorno al mondo, c'è un filo invisibile che unisce la realtà al folklore. La DeHuff ha dedicato la vita a trascrivere le leggende dei popoli Pueblo, trasformando la tradizione orale in fiabe immortali. Dedico questa tappa a chi, come la cara Dora Millaci, conosce il potere immenso dei racconti capaci di far sognare grandi e bambini. Chi sale a bordo per questa nuova fermata? #LibriInViaggio #SantaFeTrain #StorieAntiche #Scrittrici #MitiEFiabe [la foto non figura nel libro]

Da quel momento, centinaia di migliaia di persone visitarono il Sud-Ovest, combinando le rotaie con la gomma. Eleganti autovetture a sette posti e moderni pullman – guidati da abili piloti e accompagnati da "corrieri" (guide d'eccezione, spesso giovani donne esperte di antropologia e cultura locale) – conducevano per diversi giorni gli escursionisti nel cuore dei villaggi nativi. Tra questi passeggeri d'élite vi furono personalità del calibro di Albert Einstein, Harry Guggenheim, Eleanor Roosevelt, John D. Rockefeller Jr. e quasi tutti i reali europei in visita negli Stati Uniti.

Figura 157. Albert Einstein e la moglie con indiani Hopi, Grand Canyon, Arizona, 1931

IL GIRO DEL MONDO… IN 15 TRENI: TRANSCONTINENTALI E DI LUSSO, DI PENETRAZIONE COLONIALE E MILITARE, DEI CERCATORI D’ORO, DEGLI HAJJI, “ALPINISTICI” 



E-Book: https://www.amazon.it/dp/B07XPFQGLW

Versione cartacea a colori: https://www.amazon.it/dp/1692957171 

Versione cartacea in bianco e nero: https://www.amazon.it/dp/1693164949 
(241 pp., 223 foto, di cui 136 a colori (102 sono dell'A.), 254 note, bibliografia

SOMMARIO

INTRODUZIONE         

AFRICA            

Cap. 1 Alessandria-Cairo, prima ferrovia dell’Egitto, dell’Africa, del Levante  

Antefatto: una Crociera sul Nilo fin de siècle; La ferrovia Alessandria-Cairo; “Signori, tutti in carrozza, si parte”!; Storia della rete ferroviaria egiziana            

Cap.2 La "ferrovia del deserto", Egitto-Sudan        

La caduta di Khartoum e del Sudan per opera dei dervisci; La costruzione della “ferrovia del deserto”, 1896-1898, e la Riconquista del Sudan; Le ferrovie sudanesi

Cap. 3 A bordo di un treno della celebre “ferrovia di penetrazione” Mombasa-Kampala: l'Uganda Railways, Kenya           

Il viaggio; Un doveroso aggiornamento; Storia dell’Uganda Railways, 1896-1901; Quasi un'esercitazione in imperialismo; Un ostacolo certamente non previsto: i leoni “mangiatori d’uomini” dello Tsavo; Nascita della città di Nairobi; Attraverso la “Valle Spaccata” il treno giunge infine sulle sponde dell’immenso lago Vittoria   

Cap. 4 Il Lézard Rouge dei Bey di Tunisi, Tunisia  

Le ferrovie tunisine  

ASIA

CAP. 5 TRA ORIENTE E OCCIDENTE: DAMASCO (COSTANTINOPOLI)-MEDINA, BERLINO-BAGHDAD, ORIENT EXPRESS    

INTRODUZIONE         

Il Pellegrinaggio verso la Mecca, l’hajji       

LA FERROVIA DELL’HEJAZ: LA DAMASCO (COSTANTINOPOLI)-MEDINA          

La Ferrovia dell’Hejaz, Lawrence d’Arabia e la Rivolta Araba; WADI RUM; L’ATTACCO AD AQABA; MA'AN; La Ferrovia dell’Hejaz oggi e la stazione di Amman          

LA FERROVIA COSTANTINOPOLI (BERLINO)-BAGHDAD

La stazione di Haydarpaşa, Kadiköy, Istanbul       

LA RUMELI DEMIRYOLU E L’ORIENT EXPRESS      

La stazione di Sirkeci, Istanbul        

AMERICA

Cap. 6 White Pass and Yukon Route (Alaska, Stati Uniti -Yukon, Canada)         

Skagway, Terminale Settentrionale dell'Alaska Marine Highway System, Southeastern Route; In viaggio verso gli Inuit dell’Artico canadese, l’ultima tappa alaskana; La “corsa all’oro” verso la regione del Klondike: la pista dello White Pass e il più duro Chilkoot Trail, tra Alaska statunitense e Yukon canadese; La ferrovia del White Pass & Yukon Route (WP&YR), 1898-1900; Il mio viaggio su per lo White Pass 

Cap. 7 Viaggio nella Colombia Britannica a bordo della cabina della storica locomotiva Royal Hudson, Canada             

La Royal Hudson; In partenza    

Cap. 8 “C'era una volta il treno”... Storia della "Strada della Gente", la ferrovia dell’isola di Terranova, Canada      

Testimone, mio malgrado, del crepuscolo del treno di Terranova; La storia della “ferrovia che non c’è”: i difficili inizi; L’impatto della ferrovia con gli Indiani Mi'kmaq; La rete ferroviaria di Terranova; Le tappe della ferrovia a Terranova; Verso il tramonto       

Cap. 9 "Quel treno per Santa Fe": l'Atchison, Topeka e Santa Fe & Railway System nel "selvaggio" Sud-Ovest degli Stati Uniti, tra Natura e Cultura              

La Pista per Santa Fe; “Quel treno per Santa Fe” ; La Storia delle ferrovie transcontinentali, Buffalo Bill e gli Indiani; La Atchison, Topeka & Santa Fe; L’Indian Detour          

EUROPA

Cap. 10    Viaggio sulla storica ferrovia Parigi-Saint-Germain-en-Laye, Francia              

Cap. 11 Il treno “alpinista” che voleva giungere fin sulla cima del Monte Bianco, Francia             

1. Premessa: breve digressione nostalgico-alpinistica;

2. Chamonix, Alta Savoia    

3. Le Tramway du Mont-Blanc (T.M.B.): il tram che voleva arrivare sulla sommità del Monte Bianco; 3.1 Breve cronistoria del progetto; 3.2 Il treno oggi; 3.3 Il mio viaggio       

4. Treno per Montenvers e la Mer de Glace; 4.1 Grand Hôtel du Montenvers      

5. Finalmente vedo il Monte Bianco, non con il treno, ma con la funivia dell’Aiguille du Midi  

Cap. 12 In viaggio da Dublino a Kingstown, oggi Dún Laoghaire, sul primo treno del paese (1834), Irlanda     

Bibliografia

 ...

TUTTI I DATI (ECONOMICI, STATISTICI, DEMOGRAFICI, ETNOGRAFICI, ECC.) CONTENUTI NEI MIEI LIBRI SONO STATI ACCURATAMENTE VERIFICATI, INTEGRATI E AGGIORNATI AL MOMENTO DELLA LORO PUBBLICAZIONE


giovedì 22 ottobre 2026

445. Dal libro "Pirati, corsari e contrabbandieri, vol.2, Mediterraneo": Il teatro del potere ottomano tra i trionfi nel Corno d'Oro e i rovesci della guerra di corsa

 

La didascalia della foto di copertina: “L’Odalisca con la schiava”, 1842, di Jean-Auguste-Dominique Ingres (1780-1867), con l’assistenza del suo allievo Paul Flandrin (1811-1902), Walters Art Museum, Baltimora”

A partire dal regno di Bayezid II, divenne una consuetudine istituzionale la partenza della Marina ottomana per la campagna navale annuale. Questa tradizione, che si sarebbe protratta fino alla metà del XIX secolo, era caratterizzata da imponenti cerimonie pubbliche che si svolgevano alla diretta presenza del Sultano, del Grande Ammiraglio (Kaptan-ı Derya) e del Gran Visir.

La partenza veniva solennemente benedetta dai leader religiosi con preghiere e sacrifici di animali, volti a propiziare la vittoria e a garantire un ritorno sicuro. Le navi lasciavano infine il Corno d'Oro accompagnate dal suono delle fanfare, da colpi di cannone a salve e dalle acclamazioni della folla radunata lungo le rive, dando vita a un impressionante spettacolo di forza. Durante la partenza, le bandiere di guerra sostituivano stabilmente quelle di cantiere, simboleggiando il definitivo cambiamento di status dei vascelli: da strutture costruttive a macchine combattive.

Figura 233. Navi-di-linea della Marina ottomana lungo il Bosforo, ca. fine XIX secolo.

Dipinto attribuito al pittore paesaggista ottomano Hoca Ali Rıza, 1858-1930

(Milli Saraylar Resim Müzesi)

Il trionfo del rientro e l'esibizione del bottino
Il ritorno della flotta a Costantinopoli, carica delle navi nemiche catturate e di prigionieri in catene, era uno spettacolo se possibile ancora più grandioso. Corsari e ammiragli — per la stragrande maggioranza europei "rinnegati" convertiti all'Islam — venivano accolti trionfalmente, rafforzando così il proprio prestigio e la propria posizione politica all'interno della corte. Esporre le navi catturate, mostrando con orgoglio le bandiere cristiane capovolte sulla Colonna di Costantino o sui bastioni dell'Arsenale Imperiale, costituiva un potente strumento di pressione psicologica. Queste parate attestavano al popolo e ai diplomatici stranieri la supremazia ottomana sul mare e l'efficacia della Marina Imperiale e dei suoi corsari.

I vascelli catturati venivano ormeggiati in bella vista per essere accuratamente ispezionati, venduti o integrati nella flotta del Sultano dopo essere stati riparati nell'Arsenale: un modo rapido ed economico per ingrandire la flotta statale.

Per quanto riguarda i prigionieri, quelli di alto rango venivano trattenuti in isolamento in attesa di un cospicuo riscatto. Tutti gli altri erano destinati al Mercato degli Schiavi (Esir Pazarı) per la vendita, oppure smistati direttamente verso il Serraglio. I mercanti cercavano "merce" specifica per la corte: schiave di straordinaria bellezza, intelligenti o dotate di talenti speciali. Il reclutamento di schiavi per la corte era una prassi istituzionalizzata, che dimostrava come il bottino della corsa finisse spesso nelle stesse mani del sovrano.

La sfilata dei prigionieri e il mito di Barbarossa
Prima di essere presentati al Sultano, gli schiavi, ancora vestiti con i loro costumi militari originali, venivano costretti a marciare in fila indiana, collegati tra loro da pesanti catene fissate ad anelli di ferro stretti al collo. Questa drammatica processione si snodava dal porto attraverso le vie principali della capitale, passando deliberatamente davanti alle residenze degli ambasciatori e degli inviati stranieri. Si trattava di un'evidente, pubblica rappresentazione del successo della campagna e del potere ottomano, che metteva in contrasto la grandezza del rituale statale con l'orrore della schiavitù e della guerra. Un macabro spettacolo che ben presto divenne familiare per gli abitanti di Istanbul.

Il Kaptan-ı Derya sovrintendeva all'intera macchina logistica: riceveva gli ammiragli, ispezionava i vascelli e gestiva la spartizione del bottino e degli schiavi destinati al Serraglio. Questa sistematica esposizione evidenzia come la guerra di corsa non fosse esclusivamente un fenomeno periferico e barbaro, ma trovasse il suo trionfale e istituzionale epilogo nel cuore stesso dell'Impero Ottomano.

Dopo la morte del leggendario Barbarossa (Hızır Hayreddin Pascià) e la sua sepoltura nella tomba di Beşiktaş, divenne consuetudine per gli equipaggi, subito dopo la cerimonia ufficiale, andare a visitare la sua türbe (un comportamento analogo a quello da me riscontrato a Rodi nei confronti della tomba del celebre corsaro Murat Reis). Lì venivano sacrificate pecore e si pregava per la vittoria della campagna militare, offrendo sontuosi banchetti nelle tende allestite lungo la sponda del Bosforo, fino a Dolmabahçe, per legare il destino della nuova flotta al mito del suo più grande ammiraglio.

 Fonti e Bibliografia di riferimento

  • Mantran, Robert – Istanbul nel secolo di Solimano il Magnifico, 1962.
  • Archivi Imperiali di Topkapı – Registri delle prede navali e ripartizione del bottino dell'Arsenale (Sezione Kaptan-ı Derya), XVI-XVII Secolo.
  • Marsigli, Luigi Ferdinando – Stato militare dell'Impero Ottomano, incremento e decremento del medesimo, 1732.

"PIRATI, CORSARI E CONTRABBANDIERI, TRA ATLANTICO DEL NORD E MEDITERRANEO, XV-XX SECOLO. Parte II, Mediterraneo"

Libro, di grandi dimensioni (16.99 x 1.5 x 24.41 cm) e stampa cromatica di alta qualità (Premium color), 249 pp., 281 foto (125 dell'A.), 457 note. L'opera completa è disponibile per l'acquisto immediato su Amazon.    

PIRATI, CORSARI E CONTRABBANDIERI, TRA ATLANTICO DEL NORD E MEDITERRANEO, XV-XX SECOLO. PARTE II: MEDITERRANEO (Viaggi e ricerche di un antropologo tra Vecchio e Nuovo Mondo Vol. 24) eBook : Pelliccioni, Franco: Amazon.it: Kindle Store 
(versione a colori)

PIRATI, CORSARI E CONTRABBANDIERI, TRA ATLANTICO DEL NORD E MEDITERRANEO, XV-XX SECOLO "b/w": IL SINGOLARE ITINERARIO DELL'AUTORE ALLA SCOPERTA DI LUOGHI E AVVENIMENTI. PARTE II. MEDITERRANEO : Pelliccioni, Franco: Amazon.it: Libri (versione in bianco e nero)

PIRATI, CORSARI E CONTRABBANDIERI, TRA ATLANTICO DEL NORD E MEDITERRANEO, XV-XX SECOLO. PARTE II: MEDITERRANEO (Viaggi e ricerche di un antropologo tra Vecchio e Nuovo Mondo Vol. 24) eBook : Pelliccioni, Franco: Amazon.it: Kindle Store (E-Book)

Ecco i titoli dei capitoli:

1. PREMESSA

MEDITERRANEO

 

2. GLI STATI CORSARI DELLA BARBERIA (MAGHREB): LE REGGENZE OTTOMANE DI ALGERI, TUNISI, TRIPOLI

3. TUNISI, LA GOLETTA, GABÈS, ISOLA DI DJERBA (TUNISIA): CORSARI BARBARESCHI, SCHIAVI BIANCHI E NERI, MERCATI, “BAGNI “[PRIGIONI], PORTI E CANTIERI NAVALI

4. ISOLA DI MONTECRISTO (ITALIA): CORSARI BARBARESCHI E IL TESORO DEL MONASTERO DI SAN MAMILIANO

5. ISOLA DI CRETA (GRECIA): PIRATI ARABI, CORSARI BARBARESCHI E TURCHI, MERCATI DEGLI SCHIAVI AD HERÁKLEION E HANIÁ

6. ISOLA DI RODI (GRECIA): DAI CORSARI CRISTIANI, DELL’ORDINE DEI CAVALIERI OSPITALIERI DI SAN GIOVANNI (CAVALIERI DI RODI), AI CORSARI TURCHI

7. ISOLE DI MALTA E GOZO. I CORSARI CRISTIANI DELL’ORDINE DEI CAVALIERI OSPITALIERI DI SAN GIOVANNI (CAVALIERI DI MALTA) E IL CORSO MALTESE; CANTIERE NAVALE, FLOTTA; CORSARI TURCHI E BARBARESCHI; SCHIAVI (MERCATO DEGLI SCHIAVI MUSULMANI, CRISTIANI ED EBREI, PRIGIONI, RIVOLTE; UN TESTIMONE TURCO "PARTICOLARE"; UN AMBASCIATORE DEL SULTANO DEL MAROCCO DAL GRAN MAESTRO)

8. KONSTANTINIYYE- COSTANTINOPOLI -, ISTANBUL (TURCHIA), L’ORIGINE DEI CORSARI TURCHI E BARBARESCHI, SCHIAVI BIANCHI E NERI, HAREM, PRIGIONI, PORTI E CANTIERI NAVALI, IL QUARTIERE EUROPEO DI PERA

9. BIBLIOGRAFIA

domenica 18 ottobre 2026

444. Dal briefing di Ottawa (1983) all'ultimo libro: Il cerchio si chiude tra le sei comunità Inuit dell'Artico Canadese

Ottobre 2026, a Roma

Mentre festeggio il traguardo delle 305.000 visualizzazioni su questo blog e il posizionamento nel Top 1% degli autori più consigliati a livello globale su Academia.edu, ho deciso di aprire ufficialmente i cantieri di quello che — all'età di ottanta anni — sarà il mio ultimo e più importante libro. Un'opera interamente dedicata alla mia grande ricerca sul campo del 1983 tra le sei comunità Inuit dell'Artico Canadese.

Quest'ultimo volume chiude idealmente una trilogia polare e americana. È stato preceduto dal lungo viaggio di avvicinamento descritto in "Viaggio attraverso l'Inside Passage..." (tra la Colombia Britannica e l'Alaska sud-orientale) e dalla rigorosa ricostruzione storiografica edita in "Tra i ghiacci del Passaggio a Nord-Ovest. Prologo ad una ricerca antropologica...". Dato che nel 1983 ebbi l'opportunità di toccare fisicamente diversi punti di quel mitico itinerario.

Mappa inserita nel voluminoso e dettagliato Briefing Book fornitomi gentilmente dall'Indian and Northern Affairs Canada (Affaires Indiennes et du Nord Canada) ad Ottawa, nel corso di una riunione con esperti canadesi di Artico ed Inuit. 

L'unica variazione è che non ho volato da Vancouver (Colombia Britannica) fino a Whitehorse (Yukon). Da Vancouver l'itinerario seguito è stato infatti il seguente: Volo Canadian Pacific Vancouver- Prince Rupert (Colombia Britannica settentrionale). Imbarco sulla MV Malaspina dell’Alaska Marine Highway System direzione N, fino a Wrangell (Alaska sud-orientale). Imbarco sulla Taku direzione S fino a Ketchikan (sono in pratica tornato indietro per visitare il luogo). Volo Alaska Airlines Ketchikan-Sitka (mi sono perciò portato nuovamente verso nord...). Imbarco nuovamente sulla Taku, direzione N, per Skagway. Poiché il treno del White Pass and Yukon Route in quel periodo era bloccato, sono giunto a Whitehorse su un autobus dell'Atlas Tour. La prima comunità artica del survey (Inuvik) è stata raggiunta imbarcandomi su un vecchissimo bimotore DC3 (un Dakota dai finestrini rettangolari e non pressurizzato) della Trans North Turbo Air, che ha fatto scalo nella "città morta" di Dawson e, poi, nel villaggio indiano Loucheux di Old Crow, già ben oltre il Circolo Polare Artico.

Un metodo di lavoro totale: dall'Osservatore Romano ad oggi

Tempo fa, il direttore di un museo italiano, dopo aver esordito dicendomi che ero "famoso", mi chiese quale fosse il mio metodo di lavoro. Io, che per tutta la mia vita ho sempre cercato di mantenere un profilo basso, risposi semplicemente che lavoro al computer pressoché tutti i giorni: Natale, compleanno e festività comprese. È un'abitudine e una disciplina ferrea che non mi ha mai abbandonato, da quando iniziai a collaborare con L'Osservatore Romano, per il quale ho scritto per dodici anni ben 6 articoli ogni mese (4 grandi "di spalla" e 2 per il domenicale).

Questo cambio di atteggiamento degli ultimi anni, volto a rivendicare apertamente lo spessore del mio percorso, si è reso purtroppo necessario per garantire e difendere la bontà della mia produzione letteraria dalle approssimazioni del web. È una necessità metodologica che d'altronde usava fare anche una grande dell'antropologia come Margaret Mead, come rilevava nella sua celebre autobiografia "L'inverno delle more", quando spiegava chiaramente all'uditorio il valore del proprio vissuto scientifico.

Nel 1998, mentre conducevo le mie ricerche nelle isole Vestmannaeyjar in Islanda, ospite del laboratorio del biologo marino Páll Marvin Jónsson dell'Università di Reykjavík, il collega mi disse una frase che ricordo ancora con un sorriso: “Rispetto al tuo profilo e a ciò che hai fatto, qui ci sentiamo come pulcini”.

Un bilancio impressionante: 129 edizioni nel decennale di Amazon (2016-2026)
Questo volume rappresenterà il mio 38° titolo ufficiale, ma se contiamo il lavoro effettivo di formattazione la cifra è ben più impressionante: ben 129 edizioni complessive realizzate a partire dal 2016 (l'anno in cui sono iniziate le mie pubblicazioni di libri su Amazon, precedute nel 2007 dal volume su Creta: supplemento della Rivista Marittima). Il conteggio include varianti in bianco e nero, a colori, versioni non illustrate ed E-Book. Un cammino indipendente preceduto da oltre 700 articoli e importanti contributi come coautore, tra cui il saggio scientifico presentato a Ravello nel marzo 1998 per il Convegno Internazionale “The Arctic and Global Change”, pubblicato dagli atti del Consiglio Nazionale delle Ricerche, Istituto sull'Inquinamento Atmosferico, Segreteria Tecnico Scientifica per il Programma Antartide. Oltre a quello del 1979 in Processi di Comunicazione nell'Ambito Urbano, Patron Editore, a cura di Claudio Stroppa.

La foto al computer e il piano dell'opera
Come vedete nella foto in evidenza, sto lavorando al testo proprio in questi giorni sul mio computer, utilizzando una telecamera laterale che mi permette di inquadrare la postazione di lavoro. Nel post la mappa originale che mi fu consegnata nel 1983 a Ottawa, direttamente dal Ministero degli Affari Indiani e dei Territori del Nord, durante un briefing cruciale con esperti e studiosi dell'Artico prima del mio imbarco. Il viaggio tra i ghiacci degli Inuit sta per iniziare la sua ultima, definitiva navigazione su carta.

Tutti i dati economici, statistici, demografici ed etnografici contenuti nel libro saranno accuratamente verificati, integrati e aggiornati al momento della sua pubblicazione, seguendo la struttura ufficiale e definitiva del volume:

  1. PREMESSA
  2. L’ORGANIZZAZIONE DI UNA RICERCA AI “CONFINI DEL MONDO”
  3. INTRODUZIONE
  4. INUIT: Introduzione etno-antropologica generale (Ieri e Oggi nell'Artico Canadese)
  5. IL CAMBIAMENTO CLIMATICO NELL’ARTICO
  6. “DOVE ERAVAMO RIMASTI”: Logistica di una ricerca oltre l'Inside Passage e l'Alaska
  7. SI LASCIA L’ALASKA E SI ENTRA NELLO YUKON: Inizia l’ultimo avvicinamento all’Artico canadese: dai campi d'oro ai ghiacci
  8. INUVIK: La porta del Delta del Mackenzie
  9. TUKTOYAKTUK (69°26’ N): Artico occidentale, Mare di Beaufort (Northwest Territories)
  10. DIGRESSIONE VERSO L’INTERNO: Yellowknife
  11. RESOLUTE BAY (QAUSUITTUQ): Alto Artico, Nunavut
  12. IQALUIT (FROBISHER BAY): Isola di Baffin, Artico orientale, Nunavut
  13. PANGNIRTUNG: Isola di Baffin, Cumberland Sound, Nunavut (Kekerten, il Cumberland Sound e l’iniziazione antropologica sul campo di Franz Boas)
  14. KUUJJUAQ (FORT CHIMO): Nouveau Québec, Nunavik
  15. APPENDICI:
  • 15.1. Una ricerca antropologica intensiva tra gli Inuit mancata: le Isole Belcher (Baia di Hudson)
  • 15.2. Settembre 1983: la Terza Guerra Mondiale sfiorata dall'Artico. Ricordi da Tuktoyaktuk sul tragico volo KAL 007 e un retroscena giornalistico romano
  • 15.3 Le 3 trasmissioni radiofoniche RAI per i servizi per l’estero (1983): "Verso il Polo Magnetico. Viaggi, ricerca e scoperte di un italiano tra gli Eschimesi dell’Artico canadese" (con la mia partecipazione al microfono, la regia di Giorgio Luccio e le storiche voci RAI di Claudio De Angelis, Imelde Marani e Luisella Mattei)

  1. BIBLIOGRAFIA
p.s. La geografia dell’immenso: L’itinerario nel solo Artico ha avuto un'approssimativa forma ad "arco” lungo quasi 7.000 Km, da ovest ad est, calcolato scientificamente grazie allo strumento del Distance Calculator Canada. Quando parliamo del Canada, d'altronde, ci riferiamo alla “geografia dell’immenso”. Basti pensare che effettuerò il mio volo transatlantico da Roma a Toronto a bordo di un DC-10, mentre per il trasferimento dalla costa est a quella ovest salirò a bordo di un Boeing 747, il celebre Jumbo Jet, sorvolando le Montagne Rocciose tra i sempre pericolosi jet streams. Il totale complessivo dei chilometri percorsi nell’intero itinerario Roma-Roma corrisponde all'impressionante cifra di ca. 12.300 km.



venerdì 16 ottobre 2026

443. Dal libro "L’avventura al femminile": Gertrude Bell, la spia e archeologa che divenne "al-Khatun", la Regina del Deserto


Figura 50. La Bell davanti alla sua tenda a Babilonia nel 1909, all’età di 41 anni  

Nel complicato scacchiere dell'ex Impero Ottomano la "regina" era una temeraria archeologa inglese. L’esploratrice Gertrude Bell ebbe un ruolo di spicco nella storia mediorientale del primo Novecento. Al Pentagono la lettura della sua fitta corrispondenza è diventata nel tempo un "must", a Baghdad il suo nome è sinonimo di colonialismo, mentre in Gran Bretagna l’hanno riscoperta (...) grazie ad un prezioso progetto online dell’Università di Newcastle.

Interessandoci alla sua biografia, non potevamo non domandarci: se, anziché una donna in epoca vittoriana fosse stata un uomo, quanto lontano sarebbe arrivata? Domanda certamente scontata, anche se niente affatto peregrina, visto che da ragazza senza una scorta maschile non le era consentito visitare un museo e che all’età di ventotto anni (...), per lo stesso identico motivo, non poté accettare un invito formale a Londra.

Magra, dal naso aquilino, capelli rossi e occhi verdi, Gertrude Bell indossava vestiti a fiori e un casco coloniale fasciato da una lunga kefiyyah di cotone, che la proteggeva dall’ardore pungente delle sabbie del deserto. Archeologa e grande viaggiatrice, esploratrice e spia, creatrice di stati ed etnologa, fondatrice di musei e ricercatrice sul campo, teorizzatrice politica e fautrice di una Realpolitik etnico-culturale e religiosa d’avanguardia. Consigliera di Re e di Primi Ministri, poteva contare su amicizie celebri e potenti come quelle di Lawrence d’Arabia, di Winston Churchill, del futuro Primo Ministro Lloyd George e del (...). Intima amica di influenti sceicchi arabi, mosse a suo piacimento sul complicato scacchiere dell’ex impero ottomano addirittura un re, che lei stessa aveva contribuito a inventare. Rispettata in ugual misura da britannici e Arabi, si trovava perfettamente a suo agio in entrambi i mondi: sotto le tende beduine come in un party protocollare (...).

Gertrude Bell è stata la più grande e affascinante avventuriera del XX secolo e, nel primo dopoguerra, la donna più potente dell’Impero britannico. I suoi molteplici soprannomi vanno tutti in questa direzione: regina senza corona dell’Iraq per gli invidiosi, Lawrence d’Arabia femminile per gli ammiratori, figlia del deserto, ma anche più semplicemente al-Khatun ("Signora della Corte" o "Gran Dama") per gli arabi, che di lei dicevano: “Una delle ragioni per cui predomini è che sei una donna. C’è solo una al-Khatun… Per centinaia di anni essi parleranno della al-Khatun”.

I primi viaggi intorno al mondo (1868-1911)
Gertrude Margaret Lowthian Bell nasce a Washington (nella contea di Durham) nel 1868, in una delle famiglie più benestanti e influenti d’Inghilterra. La lettura delle Mille e una notte le instilla un precoce interesse per l’Oriente. Nel 1887 si laurea con onore ad Oxford e subito dopo inizia una serie di viaggi per il mondo: prima a Bucarest e poi a Costantinopoli nel 1889, viaggio che le suscita un immenso interesse per l’Est. Nel novembre del 1899 si reca a Gerusalemme (...). Si appassiona alla cultura araba ed all’Islam. Effettua indagini archeologiche tra Giordania e Siria, percorrendo i deserti a dorso di mulo tra i Beni Sakhr, che la chiameranno “regina del deserto”.

Nel 1903 compie un secondo giro del mondo. Nel 1905 è a Beirut, alla ricerca di informazioni sulle condizioni dell’Impero ottomano per conto del Foreign Office. Ospite nella tenda dello sceicco dei Drusi, siede accanto al fuoco, fuma e beve caffè con gli uomini, che la considerano un “uomo onorario”. Nel 1909 si prepara per un primo viaggio in Mesopotamia: attraversa l’Eufrate e scopre il grande palazzo Sassanide di Ukhaidir. Nel 1911 si reca nel sito ittita di Carchemish, in Siria, per incontrare l’archeologo David George Hogarth. L’inglese è però assente: al suo posto, Gertrude Bell vedrà un giovane archeologo non ancora leggendario, Thomas Edward Lawrence.

L'Arab Bureau e l'ombra dietro Lawrence d'Arabia (1914-1917)
Attraversato il deserto dell’Arabia, al Cairo entrerà a far parte dell’Arab Bureau assieme a Lawrence tra il 1914 e il 1917. Con una carovana di 20 cammelli, all’inizio del 1914, compie un pericolosissimo viaggio (...) nell’Arabia settentrionale. Raccoglierà informazioni strategiche che saranno poi utilizzate da Lawrence d’Arabia “per la sua gloria”, incluse quelle sul bellicoso gruppo beduino degli Howietat, fondamentale per la leggendaria marcia verso Aqaba.

La sua profonda e meticolosa conoscenza dei lignaggi, della cultura delle diverse tribù e del territorio — che mappa accuratamente annotandovi la presenza di pozzi e linee ferroviarie — la rende insostituibile per l’Intelligence britannica durante la Prima Guerra Mondiale. Dapprima funge da ufficiale di collegamento tra il Cairo e Delhi (1916), interfacciandosi con il viceré dell’India per il finanziamento della Rivolta Araba. Successivamente, a Bassora, si inoltra nei territori occupati dalle forze di spedizione per mappare e inventariare (...) le tribù mesopotamiche.

Disegnare i confini del Medio Oriente: la creazione dell'Iraq (1919-1921)
Nel 1919 partecipa alla Conferenza della Pace di Parigi, dove ritrova Lawrence e l’emiro Faisal, leader della Rivolta Araba contro i turchi. Con la divisione dei Mandati (la Siria alla Francia, la Mesopotamia all'Inghilterra), Gertrude Bell rientra a Baghdad. Crede fermamente in un autogoverno arabo sotto egida inglese per preservare l'influenza economica occidentale e, nel 1920, viene nominata Oriental Secretary per il British High Commissioner di Baghdad.

Nel 1921 Winston Churchill, in qualità di Segretario alle Colonie, convoca in Egitto quaranta esperti orientalisti per decidere le sorti della regione. La Bell è l’unica donna seduta al tavolo. Assieme a Lawrence, convince Churchill a scegliere Faisal come sovrano del nuovo stato dell’Iraq, facendo leva sulla sua discendenza diretta dal Profeta. Quando Lawrence torna in patria, lascia alla Bell la gestione diretta della complessa transizione a Baghdad. Più tardi la stessa al-Khatun dichiarerà con ironia: “Non mi impegnerò più a creare nuovamente dei re; è troppo stressante”.

Nel giugno del 1921 accompagna Faisal in un tour strategico in Iraq, presentandolo ai diversi sceicchi e convincendoli a tal punto che un referendum, ad agosto, gli assegna il 96% dei voti, portando alla proclamazione del primo re della dinastia Hashemita. Oltre a sponsorizzare il sovrano, è lei stessa a delineare i contorni di uno stato che non era mai esistito prima, unendo tre province dell’impero ottomano (Mossul, Baghdad e Bassora) e consegnando il potere ai sunniti a spese della maggioranza sciita. Al padre, il 4 dicembre del 1921, scriverà con aristocratica naturalezza: “Ho avuto una mattinata ben spesa in ufficio disegnando la frontiera meridionale dell’Iraq”.

Il crepuscolo di una Regina (1926)
Nell’ultimo periodo della sua vita, Gertrude Bell si ritrova depressa e profondamente sola. All’inizio del 1926 (...) avverte che, con il progressivo venir meno dell’influenza britannica nel paese, il suo immenso lavoro ha perso la centralità di un tempo.

Il 12 luglio 1926 muore prematuramente a Baghdad, la città che aveva contribuito a fondare e dove viene solennemente sepolta. Pochi mesi prima, in una delle sue ultime lettere, aveva confessato la propria spossatezza: “Desidero tornare a casa quest’estate… la mia esistenza qui è troppo solitaria; non si può continuare per sempre a vivere sola, almeno sento che non ce la faccio”. Lasciava dietro di sé i confini di un nuovo mondo e il mito immortale di al-Khatun.

Fonti e Bibliografia di riferimento

  • Bell, Gertrude – The Letters of Gertrude Bell (A cura di Lady Bell), 1927.
  • Churchill, Winston S. – Verbali e documenti della Conferenza del Cairo, 1921.
  • Arab Bureau Archives – Rapporti di intelligence e mappature tribali della Mesopotamia (1915-1918).

L’avventura al femminile. Venti ritratti di donne straordinarie, che hanno percorso le vie del mondo alla ricerca di conoscenza

                                     Sommario analitico

Introduzione
  1. Ma'at-ka-Ra Hatshepsut (1501-1479 a.C.)
    • Deir el-Bahari nei pressi di Luxor: una ricognizione delle pitture a rilievo che raccontano i viaggi degli antichi egizi.
    • Verso la Terra tropicale di Punt.
    • Il “racconto” continua sulle mura di Deir el-Bahari.
  2. Ida Pfeiffer (1797-1858)
    • 1842: In Terrasanta (Costantinopoli ed Egitto).
    • 1845: In Islanda.
    • 1846-1848: Il primo viaggio intorno al mondo (Brasile, Sud America, Tahiti, la Cina e i pirati, Singapore, Ceylon, India).
    • 1848: In navigazione verso il Medio Oriente (scoppia il vaiolo a bordo); Russia e Turchia (nuova navigazione, scoppia il colera).
    • 1851-1854: Il secondo giro del mondo (Africa, Indie Orientali olandesi, Australia, Stati Uniti, Sud America).
    • 1856-1858: L’ultimo viaggio (Mauritius e Madagascar).
  3. Isabella Lucy Bird (1831-1904)
    • 1854, 1857: In Nord America.
    • 1873: La tempesta nel Pacifico.
    • 1878: Giappone.
    • 1878, 1879: In navigazione verso la Cina (pronti a difendersi dai pirati cinesi) e la Malesia.
    • 1889: India e Ladakh.
    • 1894: Cina e Corea.
  4. Annie (Hannah) Royle Taylor (1855-1922)
    • 1884-1886: Cina.
    • 1888-1891: Australia, India e Sikkim.
    • 1891-1893: Verso il Tibet e la città proibita di Lhasa.
    • 1894: Sikkim.
  5. Frances Theresa Densmore (1867-1957)
    • 1867-1893: I Sioux e il fiume Mississippi.
    • 1901-1906: Chippewa, Dakota, Ojibwa.
    • 1910-1918: Chippewa, Mandan, Hidatsa, Sioux, Dakota e Lakota.
  6. Gertrude Bell (1868-1926)
    • 1897-1902: Primo viaggio intorno al mondo, seguìto da tour in Grecia e Medio Oriente, scalate sulle Alpi, poi Algeri, Napoli, Malta e Palestina.
    • 1903-1911: Secondo giro del mondo. Medio Oriente, Turchia e Mesopotamia; l’incontro con Thomas Edward Lawrence.
    • 1914-1917: Attraversato il deserto dell’Arabia, entra a far parte dell’Arab Bureau al Cairo assieme a Lawrence.
    • 1919: La Conferenza della Pace di Parigi.
  7. Alexandra David-Néel (1868-1969)
    • 1891-1911: Ceylon, India, Belgio, Francia, Tonchino, Atene, Tunisi.
    • 1911-1916: Ceylon, India (Sikkim e Himalaya).
    • 1916: Nel Tibet.
    • 1916-1924: In Giappone, Cina e nuovamente in Tibet, a Lhasa.
    • 1924-1946: Francia, Russia, Cina, India.
  8. Isabelle Eberhardt (1877-1904)
    • 1897-1899: Tra Maghreb, Svizzera, Francia e Italia.
    • 1900-1904: In Algeria.
  9. Maria Antonina Czaplicka (1884-1921)
    • Polonia e Gran Bretagna (1910-1914).
    • 1914-1915: La spedizione nella Russia siberiana.
    • 1915-1921: Di nuovo in Gran Bretagna.
  10. Louise Arner Boyd (1887-1972)
    • 1926-1928: Dall’High Society alle Svalbard e alla Terra di Francesco Giuseppe.
    • 1930-1938: Ancora nella Terra di Francesco Giuseppe, tra i Lapponi e nella Groenlandia orientale.
    • 1941: La missione strategico-militare nella Groenlandia nord-occidentale.
    • 1955: Il volo pionieristico sopra il Polo Nord.
  11. Gladys Amanda Reichard (1893-1955)
    • Ricerche linguistiche e culturali tra i Navaho.
  12. Freya Stark (1893-1993)
    • 1893-1925: Parigi, Asolo, Londra, Bologna, Carso, Alpi.
    • 1927, 1928: Libano e Siria.
    • 1929, 1930: Iraq e Persia, alla ricerca della leggendaria “Valle degli Assassini”.
    • 1931-1933: Ancora in Iraq e Persia.
    • 1935: Nell’Arabia Felix.
    • 1937: Lo Yemen e la Via dell’Incenso.
    • 1939-1943: Aden, Egitto, Iraq, India.
  13. Hortense Powdermaker (1900-1970)
    • 1900-1925: Filadelfia, Baltimora, Londra.
    • 1929: Melanesia (Nuova Irlanda).
    • 1932-1934: Mississippi.
    • 1946, 1947: Hollywood.
    • 1953: Rhodesia settentrionale (Zambia).
  14. Camilla Hildegarde Wedgwood (1901-1955)
    • 1928-1932: Londra, Cambridge, Australia, Sud Africa.
    • 1934, 1935: Nuova Guinea.
    • 1935: Isola di Nauru.
    • 1935-1947: Di nuovo in Australia, Papua e Nuova Guinea.
    • Dal 1949: Stabilmente in Australia.
  15. Margaret Mead (1901-1978)
    • La diversità culturale come ricchezza dell'umanità: studi comparativi di antropologia culturale.
  16. Cora Alice Du Bois (1903-1991)
    • Studi comparativi: Trobriand, Kwakiutl, Ciukci, Eschimesi (Inuit).
    • 1937-1939: Indie Olandesi (isola di Alor).
    • 1954-1972: Harvard, India (Orissa). I fondamentali studi sulla cultura e la personalità dei nativi.
  17. Ella Maillart (1903-1997)
    • 1922-1924: Navigando nel Mediterraneo e in Atlantico.
    • 1930, 1932: In Russia.
    • 1934-1935: Cina e la Via della Seta.
    • 1936-1945: Libano, Turchia, India, Iran, Afghanistan.
    • 1946, 1951: Nel Vallese e poi in Nepal.
  18. Germaine Dieterlen (1903-1999)
    • 1937: Missione Sahara-Camerun.
    • 1946: Tra i Bambara del Mali.
    • 1960-1970: Ricerche sistematiche tra i Dogon del Mali.
    • 1998: Spedizione etno-astronomica con Jean Rouch tra i "sapienti" Dogon del Mali.
  19. Laura Maud Thompson (1905-2000)
    • 1933-1939: Figi, Germania e Guam.
    • 1941-1947: Indiani d’America.
    • 1952, 1960: Islanda e lo sviluppo di un’etica ecologica.
  20. Rosebud Yellow Robe (1907-1992)
    • Intrepida figlia di “Uccide-nei-boschi”: dalle pianure del South Dakota a New York (1927). Storica, studiosa e divulgatrice dei nativi americani.
Appendice
  • La simulazione cartografica: Servendomi di Google Maps, ho simulato un viaggio a piedi (elaborato nel 2017) tra Tianshui (un tempo chiamata Tau-Chau) e Lhasa. Il percorso ad arco, sviluppatosi lungo quella che un tempo era una delle tradizionali Vie del Tè tra Cina e Tibet, corrisponde dettagliatamente all’itinerario seguito sul campo dalla missionaria britannica Annie Taylor nel biennio 1892-1893 (trattato nel Capitolo 4).
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Versione cartacea I ediz.  
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II ediz. 
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(157 pp, 115 foto, 60 note, con riferimenti bibliografici al termine di ogni capitolo)


446. "Quel treno per Santa Fe". DA: IL GIRO DEL MONDO… IN 15 TRENI. Transcontinentali e di lusso, di penetrazione coloniale e militare, dei cercatori d’oro, degli hajji, “alpinistici”

  Figura 152 . Gli Indiani osservano il passaggio del primo treno della Santa Fe, 1898 (New York Public Library)  La Pista per Santa Fe ...