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Figura
132. Superba immagine della Royal Hudson 2860, Squamish,
Canada
Chi, avendo raggiunto la mezza età, non ha mai giocato da fanciullo, e perfino dopo, con i trenini alzi la mano!
Ho modo di ritenere come a questa mia domanda la
"maggioranza silenziosa" dei lettori dia una risposta pressoché
univoca, e corrispondente a zero!
Un tempo da bambini si voleva essere portati alla stazione per "vedere i treni" in movimento e si desiderava ardentemente, da grandi, fare i capistazione o i macchinisti di fiammanti locomotive. Allora bastava poco per farci sognare.
Ricordo ancora oggi con
emozione come un modesto binario dalla forma ad otto, neanche troppo lungo,
dove facevo correre un modello di trenino merci della Märklin, con la sua brava locomotiva a vapore, mi entusiasmò per
lunghi anni.
La mia è una più che doverosa premessa, per
far comprendere quanto il "mondo dei treni" abbia giocato una
funzione di primissimo piano nell'aspetto ludico di ogni bambino.
Questo volume rappresenta per me una vera e propria scommessa. Iniziata quando ho preferito modificare l’originario titolo: “Treni, tra Leggenda e Avventura”, in “Giro del Mondo”.
Poiché il lettore, salendo virtualmente a bordo di ciascuno di essi, sarà in grado di effettuare un tour quasi completo intorno alla terra. Non nei canonici 80 giorni, ma in 15 convogli ferroviari: reali, virtuali, storici.
Treni sui quali, a partire dal 1976, sono salito a bordo, o di cui ho ricostruito la storia, quasi sempre avvincente, singolare, a volte unica...
Se su alcuni di loro ho
viaggiato seduto comodamente in carrozza, in un caso l’ho fatto in piedi nel tender,
assieme, e accanto, ai due macchinisti-fuochisti.
Sia pure abbastanza sommariamente, il
sottotitolo sottolinea come ci si trovi davanti a treni storici e importanti,
straordinari, addirittura leggendari, come possono essere i treni transcontinentali
e di lusso, di penetrazione coloniale e militare, dei cercatori d’oro, degli hajji.
E per quanto riguarda quelli da me definiti “alpinistici”?
Essi costituiscono una vera e propria “chicca”, un bonus in più, riservato a coloro che avranno la curiosità di entrare gradatamente con me all’interno di un mondo, che è sì fantastico, ma che, fin da quando eravamo fanciulli, fa parte integrante della nostra memoria collettiva.
Una porta aperta in grado di mostrare a tutti noi come quasi sempre vincenti siano stati l’ingegnosità e la puntuale, esatta comprensione dell’universo intorno, da parte di uomini che, giorno dopo giorno, si sono dovuti confrontare con l’ignoto, con le avversità naturali, con i pericoli.
Cercando di proseguire e,
via via, risolvere i numerosi problemi incontrati, che potevano intralciare e/o
bloccare l’opera, attraverso deserti, savane, dislivelli altimetrici, montagne,
fiumi e foreste. Eppure c’è anche stato chi ha invece cercato di distruggere
sistematicamente ciò che, con tanta dedizione e lavoro, altri avevano appena
realizzato, ma pour cause…
Il nostro giro del mondo inizia in Africa, in Egitto.
Con la ricostruzione storica e d’ambiente di quella che è stata la prima ferrovia del paese, dell’Africa e del Levante: l’Alessandria-Cairo.
La ferrovia del deserto contro i dervisci
È seguita dalla “Ferrovia del Deserto”, che porterà i britannici a riconquistare il Sudan, da molto tempo nelle mani delle orde Mahdiste, che a Khartoum avevano trucidato il grande Gordon Pasha (1833-1885).
I leoni dello Tsavo
Ma africano è pure il nostro terzo treno, anche se si trova dalla parte opposta del continente.
D’altronde è quello che ha aperto la colonizzazione dell’Africa Orientale.
Parte dall’Oceano Indiano e, dopo aver raggiunto Nairobi, arriva fino a
Kampala, in Uganda.
Oltre ai soliti immancabili problemi incontrati nella sua costruzione, ha dovuto risolvere un’inaspettata complicazione in più, che nessuno aveva mai sperimentato altrove, né tantomeno immaginato potesse esistere…
Poiché la linea era infestata dai leoni che, a quanto pare, preferivano mangiarsi gli indifesi operai indiani addetti alla sua costruzione…
Questo è stato il primo dei quindici treni sul quale ho viaggiato, sia pure in senso contrario: da Nairobi fino a Mombasa.
Nei paraggi non ho scorto alcun leone, ma so bene che ce ne sono parecchi nel
vicinissimo Parco Nazionale Tsavo.
Il treno dei Bey di Tunisi
Un rapido movimento sulla carta geografica ci consente di puntare ora l’indice verso il nord dell’Africa, nel Maghreb tunisino.
Dove in una stazione dell’entroterra mi attende la storica Lucertola
Rossa del Bey di Tunisi (inizio XX secolo), sulla quale salgo, per
ammirare alcune delle sue splendide carrozze.
Superato il Canale di Suez, siamo già in Asia, che ci aspetta con ben tre treni ma, soprattutto, con un’Avventura all inclusive.
La ferrovia dell'Hejaz, indissolubilmente legata a Lawrence
d'Arabia
Perché qui incontreremo una delle figure più straordinarie che la Grande Storia ci ha regalato.
Un personaggio che un filone filmico assai di moda, e gradito ai più giovani, definirebbe oggi un “Supereroe”…
D’altronde vorrà pur dire qualcosa se, di norma, al suo cognome preferiamo apporre, non il vero nome, ma quello di un immenso paese desertico.
Del resto Lawrence d’Arabia (1888-1935) è una delle figure più leggendarie emerse dalla Grande Guerra.
Un paladino che si è battuto contro i turchi, ma anche contro l’establishment britannico, in favore delle più che giuste rivendicazioni politiche dei popoli arabi, dei bedu, i beduini del deserto.
Popoli e genti che iniziò a conoscere e a rispettare fin da quando girò in lungo e in largo il Medio Oriente, per la sua tesi sui castelli crociati e, poi, per scavare come archeologo in Siria.
Diventando ben presto per tutti loro Laurens Bey o El Laurens, indifferentemente.
Sarà lui ad impadronirsi della famosa Aqaba e a far sì che i suoi raids
sferrati contro la Ferrovia dell’Hejaz, che congiungeva Damasco
(Costantinopoli) a Medina, costituiranno la prima pallina di neve scivolata sul
pendio innevato, che alla fine si trasformerà in una gigantesca valanga, che
tutto e tutti travolgerà.
L’Asia mi dà così la possibilità di accennare alla Ferrovia dell’Hejaz. Costruita per portare i pellegrini (hajji) originariamente alla Mecca, ma che invece si dovette arrestare a Medina.
A più riprese ho osservato binari, stazioni, locomotive, carrozze, sia in Giordania, che ad Istanbul.
Raccogliendo nel contempo testimonianze di un’altra ferrovia, costruita anch’essa dai tedeschi, la Berlino (Costantinopoli)-Baghdad, i cui treni partivano dalla medesima, stupenda stazione di Haydarpaşa di Istanbul.
E che dire dell'Orient Express?
A sua volta
strettamente collegata, dalla parte europea del Bosforo, alla stazione di
Sirkeci, dove arrivava l’Orient Express…
In Nord America, l'epopea del White Pass & Yukon Route durante la mitica
"corsa all'oro"
Con un salto ancora più grande della nostra fantasia, superiamo l’Atlantico, per portarci fin sulle coste americane del Pacifico settentrionale.
Fermandoci a Skagway, nell’Alaska sud-orientale (Stati Uniti), ai confini con lo Yukon canadese.
Perché era esattamente da questo posto remoto, che migliaia di cercatori di ogni parte del mondo partirono durante la corsa all’oro del Klondike.
Inerpicandosi faticosamente e pericolosamente sui passi delle Rocciose (...)
In piedi, a bordo della cabina della storica locomotiva Royal Hudson, in Canada
Il nostro tour prosegue ora in Canada.
Esattamente a Vancouver (Colombia Britannica), dove mai avrei immaginato che, sul finire di un’intensa giornata dedicata alla “scoperta” dell’hinterland della metropoli canadese, sarei andato incontro ad un’esperienza certamente singolare.
Anche perché non immaginavo che le “credenziali” avute a Roma dalla Canadian Pacific (e dall’Ambasciata USA) fossero in grado di realizzare un mio desiderio, anche ingenuo, se vogliamo, che avevo rivolto al capotreno.
Eppure si è concretizzato!
Poiché il management della linea ferroviaria Squamish-Vancouver diede immediatamente l’assenso affinché salissi a bordo della Royal Hudson, una storica e “reale” locomotiva.
Non su una carrozza qualsiasi, bensì sul tender…
Nascita e morte della "ferrovia della gente," nell'isola di Terranova
Quattro anni dopo nell’immensa isola canadese di Terranova sarei stato invece l’involontario testimone della morte del “treno della gente”, che a suo tempo permise di sviluppare, non solo le regioni attraversate, ma anche le remote aree esistenti lungo la frastagliatissima, spesso ancora selvaggia, linea costiera, con i suoi numerosi outports (villaggi di pescatori), dove le comunicazioni avvenivano per lo più via mare.
Solo qua e là riuscii a vedere e fotografare tratti di binari,
che si inoltravano nelle foreste o costeggiavano qualche pond.
Quel treno per Santa Fe: tra le bellezze naturalistiche del West e i pueblos indiani
Scendendo ancora più a sud, negli Stati Uniti mi sarei imbattuto nelle tracce di una storica ferrovia transcontinentale, della quale basterebbe solo pronunciarne il nome per “qualificarla” più che giustamente come leggendaria: il Treno per Santa Fe.
Da subito il suo tracciato, che attraversava i grandiosi spazi del West e del Sud Ovest, caratterizzati da eccezionali panorami naturali unici al mondo, e popolati dalle più diverse tribù di Indiani delle Pianure e Pueblos, con le loro tipiche costruzioni multipiani in adobe, generalmente poste sui pianori delle mesas, farà di questa ferrovia un autentico mito (...)
Ma il treno per Santa Fe presto divenne anche un Tour Operator ante litteram, perché si inventò l’Indian Detour, grazie al quale i suoi passeggeri (tra cui un Einstein) erano in grado di visitare confortevolmente le bellezze naturalistiche del Sud Ovest e i pueblos indiani, utilizzando autobus, autoveicoli, alberghi, guide, messi a disposizione dalla ferrovia…
Il nostro viaggio intorno al mondo continua ora in Europa.
Ripercorrendo la prima ferrovia francese
A bordo di un moderno convoglio ripercorriamo dapprima quella che è stata la prima ferrovia francese, la Parigi-Saint-Germain-en-Laye.
Nell'isola di Smeraldo, quando le belle e i belli della metropoli irlandese andavano in treno a Kingstown, a vedere e ad essere visti...
“Esperimento” che replicheremo in Irlanda, salendo a bordo del primo treno dell’isola di Smeraldo, la Dublino-Kingstown, oggi chiamata in gaelico Dún Laoghaire.
Località
sulla costa irlandese prossima a Dublino, famosa dalla fine del XIX secolo per
il suo mare e le sue spiagge, dove le “belle e i belli della metropoli
irlandese andavano a vedere e ad essere visti…”.
L'ingegneria che sfida il Monte Bianco
Quasi arrivati al capolinea del nostro lungo viaggio, facciamo ora un’inversione ad U, per tornare in Francia.
Dove avevo saltato a piè pari un paio di treni, che invece meritano un “trattamento” particolare.
Sono quelli che, nel sottotitolo del libro, non a caso ho definito “alpinistici”: il Tramway du Mont-Blanc e il treno per Montenvers e la Mer de Glace.
Infatti all’inizio del XX secolo il primo doveva addirittura spingersi fin sulla vetta del Monte Bianco, grazie all’utilizzo di un ascensore scavato all’interno della montagna.
La sua è una storia incredibilmente curiosa e senz’altro affascinante, perfino fantascientifica, che ci racconta come uomini determinati, ben motivati, consci delle grandi potenzialità insite negli strumenti messi a disposizione dalle nuove tecnologie scaturite dalla Seconda Rivoluzione Industriale, cercarono di spingersi ben al di là di ogni limite consentito.
Per tentare di realizzare ciò che, fino ad allora, ma ancora oggi, doveva rimanere per lo più nell’ambito dei sogni più arditi, degni della sfrenata fantasia del loro compatriota Verne.
In treno per il Mare di Ghiaccio
Invece il treno per Montenvers fu costruito per portare i visitatori ad ammirare quello che, a quei tempi, costituiva il più grande ghiacciaio d’Europa, che era stato semplicemente chiamato Mer de Glace, il Mare di Ghiaccio.
Infine, per osservare da vicino il Monte Bianco, non mi resta che salire a bordo della funivia dell'Aiguille du Midi
Dopo aver viaggiato nella stagione invernale su entrambi i treni, per osservare da vicino il Monte Bianco all’A. non resterà che salire a bordo… della funivia dell’Aiguille du Midi!
IL GIRO DEL MONDO… IN 15 TRENI: TRANSCONTINENTALI E DI LUSSO, DI PENETRAZIONE COLONIALE E MILITARE, DEI CERCATORI D’ORO, DEGLI HAJJI, “ALPINISTICI”
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