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domenica 6 settembre 2026

429. Dal libro "Tra i ghiacci del Passaggio a Nord-Ovest": La Waltham Orient Buckboard (1906), la prima automobile nell'Artico

 

Fig.  247  L’auto porta le provviste per Peter Freuchen a Pustervig (The Royal Library: The National Library of Denmark and Copenhagen University Library, Denmark - CC BY-NC-ND) 

https://www.europeana.eu/it/item/92023/images_billed_2010_okt_billeder_object126517

Nel corso delle mie ricerche iconografiche per il libro "Tra i ghiacci del Passaggio a Nord-Ovest. Prologo ad una ricerca antropologica tra gli Inuit dell’Artico canadese", mi sono imbattuto in uno scatto d'archivio su Europeana che ha immediatamente acceso la mia curiosità di ricercatore.

Non potevo credere ai miei occhi: un’automobile “ridotta all’osso” correva sui ghiacci della Groenlandia all’inizio del XX secolo. Si trattava, a tutti gli effetti, della prima automobile a essere mai stata utilizzata nell’Artico.
  Dopo aver propedeuticamente dato un’occhiata ad un paio di pagine dedicate alla spedizione dal celebre antropologo francese Jean Malaurie in Groenlandia, e iniziato un doppio ciclo di ricerche storiche sulla Spedizione della "Danimarca" (1906-1908) e sulla storia dell'automobilismo, sono riuscito a ricostruire i dettagli di questa incredibile sfida tecnologica.
La "macchinetta" tra i ghiacci
Il veicolo in questione è una Waltham Orient Buckboard (Engine no. 2478) del 1906, prodotta nel Massachusetts. Un mezzo di soli 272 Kg, alimentato da un motore monocilindrico posteriore da 4 CV, raffreddato ad aria. Sebbene la sua velocità massima dichiarata fosse di 56 km/h, le condizioni polari imposero modifiche drastiche.
Nel diario ritrovato accanto al corpo di Jørgen Brøndlund si legge un dettaglio fondamentale: i parafanghi originali vennero completamente rimossi in Groenlandia e le gomme erano del tutto lisce, prive di qualsiasi disegno che potesse fare presa su neve e ghiaccio.
A cosa serviva un'auto sulla calotta polare?
Lungi dall'essere un mero divertissement, la vettura ebbe un ruolo logistico e scientifico cruciale:
  1. Venne impiegata per sollevare i palloncini a idrogeno necessari alle misurazioni meteorologiche della velocità del vento (coordinate da Alfred Wegener).
  2. Servì al trasporto di materiali sul ghiaccio.
  3. Come mostra la foto d'archivio all'inizio del post, venne utilizzata per portare provviste e soccorso a un giovanissimo Peter Freuchen. L'assistente di Wegener passò infatti sei mesi in totale isolamento in una capanna a Pustersvig, effettuando misurazioni meteo ogni due ore, 24 ore su 24.
  4. "Fonti e Bibliografia di riferimento"
  • “1906 Waltham Orient Buckboard Orient”, Bonhams Auction of the Dr. Ralph W.E. Cox Jr. Collection Tops One Million, 13 May 2014.
  • “1906 Waltham Orient Buckboard, Engine no. 2478”, Scheda tecnica d'archivio.
  • “Grønlands første bil” [La prima macchina della Groenlandia], in Bilhistorisk Tidsskrift (Rivista di Storia dell’Automobile), 121/1995, p. 3. Consultabile tramite l'Archivio Storico Motoristico Danese.
  • Kvist, Dorte“I hælene på en myte” [Sulla scia di un mito]. 100 anni della spedizione in Danimarca: nell'estate del 1906, la spedizione danese su larga scala arrivò in Groenlandia. Kristeligt Dagblad, Copenaghen, 28.06.2006.
  • Archivio Digitale EuropeanaFotografia storica n. 210 (Fondo Peter Freuchen).
  • Malaurie, J., Gli ultimi re di Thule. Vita quotidiana degli Esquimesi, Milano, 1991 (1976)
  • Malaurie J., Ultima Thulé. Les Inuit nord-groenlandais face aux conquêrants du Pôle (1818-1993), Parigi, 1992 (1990).
  • SOMMARIO

     PREMESSA

     PARTE I.   L’A. e il Passaggio a Nord-Ovest

    La scoperta involontaria dell’accesso orientale al Passaggio nel 1616; L’anomia nell’Artico: corsari “on duty” e fuori servizio; ammutinamenti degli equipaggi; Spedizioni pluriennali volontarie e non (per sverno o deriva dei ghiacci), o ripetute nel tempo; Alla ricerca di montagne, isole e terre inesistenti; Scoperta di nuove isole e “riscoperta” nel XX secolo di terre dimenticate; Missioni solitarie, di gruppo, via terra, via mare; Nel 1819 Parry riceve il premio per aver raggiunto la metà della  distanza tra i due accessi (orientale e occidentale) del Passaggio; Spedizioni scomparse nel nulla (XV-XVIII secolo); Il “mistero” per antonomasia della Storia delle Esplorazioni: la  Grande Spedizione “perduta” di Sir John Franklin, 1845; Nel 1854 il premio di 20.000 sterline spetta a McClure per la  scoperta, da ovest ad est, del Passaggio; Amundsen naviga il Passaggio da est a ovest nel 1903-1906. 

    Nel  1921-24, sia pure su slitte, il percorso è ripetuto dalla Quinta  Spedizione Thule dell’etnologo Rasmussen; Infine, sezione dopo sezione, l’itinerario del mitico Passaggio a Nord-Ovest

     PARTE II        Nel Passaggio a Nord-Ovest

    [Mi è sembrato infine opportuno inserire alcune osservazioni e fotografie tratte dal mio diario di viaggio, nonché dal ricco materiale etno-antropologico raccolto nel 1983, nel corso della mia ricerca effettuata in sei comunità Inuit. Un complesso lavoro sul campo, che mi ha condotto in quattro punti nevralgici del Passaggio. La ricerca, unitamente al rapido cambiamento climatico in corso nel “Paese delle Ombre Lunghe”, costituirà l’oggetto del mio prossimo libro: Verso il Polo Magnetico. Un’indagine lunga 7.000 chilometri nel Passaggio a Nord-Ovest, tra gli Inuit dell’Artico canadese].

    Tuktoyaktuk: Mare di Beaufort (Artico Occidentale, Northwest Territories); Resolute Bay (Qausuittuq): Stretto di Barrow (Artico Centrale-Alto Artico, Nunavut);  Iqaluit (Frobisher Bay): Isola di Baffin, Artico Orientale, oggi Nunavut; Pangnirtung (Cumberland Sound): Isola di Baffin, Artico Orientale, oggi Nunavut; Le altre due comunità: Inuvik, delta del fiume Mackenzie (ad ovest, nei Northwest Territories), Kuujjuaq, già Fort Chimo (ad est, nel Nunavik)

     PARTE III   ALLA SCOPERTA DEL PASSAGGIO A NORD-OVEST:  ESPLORATORI, NAVIGATORI, ANTROPOLOGI

    1. GIOVANNI CABOTO, 1450? - 1498. 2. GASPAR CORTE-REAL, ca. 1450-1501. 3. SIR FRANCIS DRAKE, 1544-1596.  4. JOHN DAVIS, 1550-1605. 5. HENRY HUDSON, 1570-1611. 6. SAMUEL DE CHAMPLAIN, ca. 1570-1635. 7. JAMES COOK, 1728-1779. 8. GEORGE VANCOUVER, 1757-1798. 9. JOHN ROSS, 1777-1856. 10. WILLIAM EDWARD PARRY, 1790-1855.

    11. SIR JOHN FRANKLIN, 1786-1847. 

    PRIMA FASE: Alla ricerca della spedizione, le missioni di soccorso  e ricerca (1848-1880) scoprono materiali, tombe, resti umani; 11. 1 Alla ricerca via mare della Spedizione Franklin: Elisha Kane  (1820-1857): 1850-51; 1853-55 11. 2 Alla ricerca via mare della Spedizione Franklin: Robert  McClure (1807-1873): 1850-54 11. 3 Alla ricerca via mare della Spedizione Franklin: Sir Francis  Leopold Mc Clintock (1819-1907): 1848-49; 1850-51; 1852-1855; 1857-59 11. 4 Alla ricerca via terra della Spedizione Franklin: John Rae  (1813-1893):1848-49; 1850; 1850-51; 1853-54; 

    SECONDA FASE: alla fine di un decennio di ricognizioni sul  terreno, di studi e analisi a tavolino e in laboratorio, negli anni ‘1980  si ricostruiscono le cause del tragico fallimento di una delle più  grandi imprese umane, che la storia dell'esplorazione ricordi; 

    TERZA FASE: anni ‘2000. il cambiamento climatico favorisce il ritrovamento sul fondo del Mar Glaciale Artico delle navi di  Franklin: l’Erebus (2014) e la Terror (2016); La sopravvivenza nell'Artico: insegnamenti provenienti dalla cultura  eschimese (Inuit) e dall'antropologia; 

    12. OTTO SVERDRUP, 1854-1930. 

    13. ROALD AMUNDSEN, 1872-1928.

    14. DONALD BAXTER MACMILLAN, 1874-1970. 

    15. PETER FREUCHEN, 1886-1957. 

    16. KNUD RASMUSSEN, 1879-1933;  Le Sette Spedizioni Thule; Le prime quattro spedizioni: 1912-13, 1916-1917, 1919; La Quinta Spedizione, la più grandiosa di tutte: Groenlandia-Siberia, 1921-1924; Sesta e Settima Spedizione: 1931, 1932-33; 

    17. VILHJALMUR STEFANSSON, 1879-1962. La Canadian Arctic Expedition (Cae), la più lunga esplorazione  polare della storia, tra Alaska e Artico Canadese, 1913-18;

     APPENDICE AI MARGINI, MA NON TROPPO Ludvig Mylius-Erichsen, Peter Freuchen, Alfred Wegener e la prima automobile tra i ghiacci artici, nella spedizione della Danimarca nel nord-est della Groenlandia (...) 

    BIBLIOGRAFIA

    ...

    TRA I GHIACCI DEL PASSAGGIO A NORD-OVEST. Prologo ad una ricerca antropologica tra gli Inuit dell’Artico canadese
     

    E-Book, Versione cartacea a colori e in bianco e nero
    di grandi dimensioni (16,99 x 24,4) 237 pp., 212 foto (47 sono dell'A.), 143 note.
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    Bianco e nero  https://www.amazon.it/dp/B09ZCS95LJ

    La versione cartacea ha 37 pagine e 32 foto in più di quella digitale. In parte dovuti alla diversa impaginazione. Ma anche al fatto che ho inserito un’APPENDICE, che non c’è nell'E-Book: Ludvig Mylius-Erichsen, Peter Freuchen, Alfred Wegener e la prima automobile tra i ghiacci artici, Nella spedizione della Danimarca nel nord-est della Groenlandia (...)

    ...

    TUTTI I DATI (ECONOMICI, STATISTICI, DEMOGRAFICI, ETNOGRAFICI, ECC.) CONTENUTI NEI MIEI LIBRI SONO STATI ACCURATAMENTE VERIFICATI, INTEGRATI E AGGIORNATI AL MOMENTO DELLA LORO PUBBLICAZIONE.


    giovedì 3 settembre 2026

    428. Dodici giorni su un Nilo scomparso: viaggio virtuale nell'Egitto del 1899. da: VIAGGI IN EGITTO 1980-2009. Crociera aerea e fluviale sul Nilo; ai confini con il Sudan, alla ricerca di Berenice Trogloditica e della “carovaniera degli 11 giorni”; nel Sinai

    Figura 137. Fotografia ricordo davanti alla Sfinge nel XIX secolo


     PARTE III: INTERMEZZO, UNA CROCIERA SUL NILO “VIRTUALE” FIN DE SIÈCLE.

    Un divertissement storico-antropologico, la cui sintesi suscitò molto interesse quando fu pubblicata sulla Terza Pagina culturale de "L'Osservatore Romano" il 14 giugno 2007.

    Basandomi su fonti, documenti e guide dell'epoca, ho ricostruito nei minimi dettagli una crociera sul Nilo sul finire del XIX secolo. Protagonista è un gentleman inglese che decide di andare ad aspettare il nuovo secolo (il 1900) ad Assuan, nell’Alto Egitto, nel lussuoso Cataract Hotel appena inaugurato.

    L’arrivo ad Alessandria, 1899
    Eccomi finalmente nel porto di Alessandria. Prima di sbarcare ho controllato di nuovo il mio bagaglio, comprensivo di chinino, coltello, binocolo, la Cook's Tourists' Handbook For Egypt del 1897 (...) per le spese, gli straordinari Travelling Coupons della Cook. Serviranno per il prestigioso Shepheard's Hotel del Cairo (...) e di Assuan. Intendo raggiungere la mia meta risalendo per dodici giorni il Nilo sul Rameses, uno dei sei battelli di prima classe della Cook. Periodo sufficiente a farmi dimenticare la noiosissima routine della City (...).

    Figura 133. La Rameses (la mia “nave virtuale”) ancorata davanti al Tempio di Luxor, ca. 1884

    Mi sento un po’ ridicolo con il fiammante casco coloniale. Successivamente constaterò come sia assai diffuso e protegga dalle insolazioni. Alla dogana controllano il visto turco sul passaporto. Infatti il paese teoricamente appartiene alla Turchia (...) In realtà dal 1882 è… “vittoriano”.

    Si salpa dal Cairo (...)
    Mercoledì 13 dicembre 1899. Ormai pronto all’esotica avventura, il vapore salpa come previsto alle 10, nei pressi del nuovissimo ponte in acciaio di Qasr el-Nil. Dopo una navigazione su acque insolitamente basse, ci fermiamo a Bédrachéin, dove attendono gli asini (homâr) inviati dal Cairo. Sarà così ogni volta. Perché raggiungerò rovine egizie, villaggi e suq sempre a dorso di asino (...) Dapprima vado a Menfi, poi vedo la piramide di Saqqarah e il Serapeum.

    Dendera, Luxor, Bibân-el-Mulûk (...)
    Il settimo giorno giungiamo a Qéna, dove rimango impressionato dal tempio di Dendera. Alle 12 la nave riparte, così che prima del tramonto ecco il villaggio di Luxor, l’antica Tebe. Di essa Belzoni scrisse “che sembra di entrare in una città di giganti...”.

    Il giorno dopo una barca mi traghetta sull’altra riva. Mi inoltro nella Bibân-el-Mulûk, “Valle delle Porte”, per vedere le tombe di Ramsès IV, IX, VI, III (...) Inoltre riesco ad osservare l’archeologo Victor Loret, Direttore Generale alle Antichità Egiziane, al lavoro in quelle appena scoperte. Dopo essermi imbattuto nel giovane archeologo Howard Carter, torno poi verso il fiume (...).

    Il nono giorno scendo a visitare il grande tempio di Karnak. Devo però ugualmente farmi strada per il recente crollo di undici enormi colonne (...) causato dall’alterazione del livello del Nilo.

    Assuan, isole di Elefantina e File (...)
    Infine alle 16 ecco Assuan, a 583 miglia a sud del Cairo. Il giorno dopo, anche se è Natale, mi trasferisco nell’albergo Cataract. Poi al di là della cateratta raggiungo l’isola incantata di File. La sciocca idea di immortalarmi nel monumento incidendo il mio nome è subito scartata, leggendo stultus est che un altro gentleman… suo pari ha scritto sotto il nome B. Mure, all’interno del Tempio di Iside. L’anno prima, nonostante le accese proteste degli archeologi, hanno comunque iniziato a costruire el-Sadd, la diga (...).

    Figura 144. Il graffito sulle mura del Tempio di File del solito “stolto” Mure, 2007 (Archivio A.)

    La mattina dopo di buonora vado nel suq, affollato da egiziani, turchi, Barabras, Bisharin mezzi-nudi e negri di ogni provenienza e razza... È un mondo a parte, dove si vende gomma sudanese, denti d’elefante, pelli di animali. Mentre gli ambulanti mercanteggiano bastoni di ebano, lance e frecce, le cui punte pare siano avvelenate! (...) 

    • Arricchito da 14 preziose immagini d'epoca e dallo scatto che ritrae il graffito di B. Mure nel tempio di File, ironicamente liquidato da un successivo viaggiatore con l'incisione 'stultus est',, il testo completo, con l'itinerario integrale descritto giorno per giorno e l'apparato scientifico completo, è disponibile nel libro:


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    Versione cartacea in bianco e nero https://www.amazon.it/dp/B088N8ZQVV

    SOMMARIO

     PREFAZIONE

    PARTE I: IERI, IL VIAGGIO DEL 1980

    Cap. 1. INTRODUZIONE ALL'EGITTO

    Cap. 2. CONTINUA IL "VIAGGIO" NEL BASSO EGITTO: PIRAMIDI, CERCATORI DI TESORI DEL PASSATO, SCOPERTE ARCHEOLOGICHE DEL PRESENTE

    Cap. 3. VIAGGIO NELL'ALTO EGITTO, AI CONFINI CON IL BILAD AS SUDAN, LA "TERRA DEI NERI": ABU SIMBEL, ASSUAN, ELEFANTINA, FILE

    Cap. 4. MEDIO EGITTO: NELLA VALLE DEI RE SI RISCOPRONO LE TOMBE "SCOMPARSE" DEI FARAONI

    PARTE II: OGGI, IL CAIRO

    CAP. 5. UNA PREMESSA DI ANTROPOLOGIA URBANA: GENESI E SVILUPPO DELLE CITTA’ AFRICANE

    CAP. 6. PIÙ “CITTA’ PARALLELE” HANNO DATO VITA ALLA CAIRO ATTUALE

    CAP. 7. IL CAIRO: IERI E DOMANI…

    PARTE III: INTERMEZZO, UNA CROCIERA SUL NILO “VIRTUALE” FIN DE SIÈCLE

    L’arrivo ad Alessandria, 1899 (...)

    PARTE IV: OGGI, UNA MODERNA CROCIERA SUL NILO

    Cap. 8. DA ASSUAN A KOM OMBO

    Cap. 9. KOM OMBO, EDFU, LA CHIUSA DI ESNA, LUXOR

    (...) Dal diario di viaggio: Luxor, 2007; L’antica Tebe orientale, sulla sponda destra del Nilo: Luxor e Karnak; L’antica Tebe occidentale: le ḥwt nt ḥḥw m rnpwt, “Case di Milioni di Anni” (...) 

    PARTE V: OGGI, SUL MAR ROSSO, AL CONFINE MERIDIONALE CON IL SUDAN

    Cap. 11. NELLA LAHAMI BAY, SULLA COSTA MERIDIONALE EGIZIANA DEL MAR ROSSO, ALLA RICERCA DELLA MITICA BERENICE; 

    Cap. 12. TRA I NOMADI DEL MAR ROSSO EGIZIANO: ETIOPICI BÈJA (ABABDA E BISHARIN), ARABI RASHÀIDA

    Cap. 13. LUNGO L’ANTICA VIA GRECO-ROMANA CHE, DALLA MITICA BERENICE TROGLODITICA, PORTAVA AL NILO, ATTRAVERSO LE MONTAGNE DI SMERALDO

    PARTE VI: UNA CURIOSITA’ DA SODDISFARE, VIAGGIO A SHARM, 2009

    Cap. 14. SHARM EL-SHEIK: NAAMA BAY

    BIBLIOGRAFIA

    ...

    TUTTI I DATI (ECONOMICI, STATISTICI, DEMOGRAFICI, ETNOGRAFICI, ECC.) CONTENUTI NEI MIEI LIBRI SONO STATI ACCURATAMENTE VERIFICATI, INTEGRATI E AGGIORNATI AL MOMENTO DELLA LORO PUBBLICAZIONE


    martedì 1 settembre 2026

    427. LE GRANDI AVVENTURE DELL’ANTROPOLOGIA, Vol. 3: Da Knud Rasmussen a Rosebud Yellow Robe

     

    Figura 31. Uomo Toda (da W. H. R. Rivers, The Todas, 1906)


    Nelle pagine di questo terzo volume si muovono figure leggendarie che hanno ridefinito i confini delle scienze umane. 21 personaggi  che costituiscono un vero e proprio ONU della disciplina, rappresentando ben 11 nazioni. 

    Dai ghiacci artici percorsi da Knud Rasmussen alle pianure americane di Rosebud Yellow Robe, il testo delinea le biografie di sette straordinari studiosi che hanno contribuito alla formazione etno-antropologica dell'autore fin dagli anni della giovinezza.

    Il saggio non si limita all'analisi accademica, ma si tinge di sfumature geopolitiche — esplorando le complesse dinamiche dell'Africa del Sud — e, soprattutto, di memorie personali e incontri sul campo.

    Gli Incontri della Vita: von Hagen e Padre Santandrea
    Il volume si tinge di memorie personali e incontri sul campo. L'autore analizza nel testo il singolare incontro romano con Padre Santandrea, pilastro dell'etnostoria sudanese, consultato per un'avventurosa discesa in battello del Nilo Azzurro dal Lago Tana a Khartoum.
    A questa trama biografica si aggancia un prezioso ricordo personale, riaffiorato solo di recente e non incluso nelle pagine del libro, ma ideale per introdurne lo spirito: l'emozione indelebile del giugno 1964 quando, giovane socio diciassettenne dell'Istituto Italiano per l'Africa, l'autore assistette nell'Aula Magna alla conferenza del suo "supereroe" di allora, Victor von Hagen. La spedizione sulle strade romane stava proprio allora per partire, con le iconiche Land Rover della missione parcheggiate in bella mostra davanti all'ingresso, pronte a sfidare il Nord Africa.

    Il Mistero Rockefeller e l'Ombra degli Asmat

    Arricchito da 157 immagini (tra cui scatti storici realizzati dall'autore con la sua Instamatic nel 1965 a Basilea, ma anche realizzate nel Tropenmuseum di Amsterdam e nel  MET di New York ), il volume dedica un'ampia sezione all'odissea di Michael Rockefeller, scomparso nel 1961 nella Nuova Guinea olandese, analizzando le drammatiche verità emerse anni dopo tra gli indigeni Asmat.

    Figura 152. Michael Rockefeller (1938-1961) fotografato tra gli Asmat della Nuova Guinea Olandese nel 1961, dove poi sarebbe scomparso e probabilmente ucciso e mangiato dagli stessi Asmat (Metropolitan Museum, New York) (foto A.)

    LE GRANDI AVVENTURE DELL’ANTROPOLOGIA. Vol. 3: da KNUD RASMUSSEN A ROSEBUD YELLOW ROBE (E-Book e versione cartacea di grande formato (16,99 x 24,4), 188 pp, 124 note, 157 immagini (9 sono dell'A.),  con riferimenti bibliografici al termine di ogni capitolo)


    E-Book https://www.amazon.it/dp/B07L5PFFF1

    Versione cartacea https://www.amazon.it/dp/1790972345
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    mercoledì 26 agosto 2026

    426. LE GRANDI AVVENTURE DELL'ANTROPOLOGIA. Scuole, teorie, ricerche sul campo. Vol. 2 • Da Thor Heyerdahl ad Alfred Reginald Radcliffe-Brown

     

    Figura 8. Giovane capo Kayan “con un compagno della classe media”

    (foto Hose: The Pagan Tribes of Borneo, 1912)



    L'antropologia dell'esperienza: tra odissee oceaniche, archivi polari e diari di trincea.

    Il presente volume costituisce il secondo, monumentale capitolo della trilogia dedicata agli scienziati dell'Uomo. Con un’estensione di 181 pagine, 131 note esplicative e ben 163 illustrazioni d'epoca, il testo si propone di mappare la transizione cruciale tra l'etnografia pionieristica della fine dell'Ottocento e il rigore metodologico dell'antropologia sociale e strutturale del Novecento. Al termine di ogni singolo capitolo, specifici riferimenti bibliografici guidano il lettore verso l'approfondimento delle fonti originali.

    L'apparato visivo e il retroscena autobiografico dell'A.

    L'opera non si limita a formalizzare asettiche correnti teoriche, ma scava all'interno dei percorsi esistenziali dei ricercatori, che vanno ad intrecciarsi con le memorie e i "vagabondaggi" scientifici dell'A., sul campo e nei grandi musei internazionali:

    • L'antropologia sperimentale di Thor Heyerdahl: La narrazione dell'epica impresa del Kon-Tiki ha costituito, fin dai primi anni '1960, il fulcro di una selezionata serie di letture giovanili che hanno condizionato l'intera vocazione professionale dell'A. Negli anni, questo legame intellettuale si è tradotto in “incontri” al di fuori dei libri: dalla visione di Heyerdahl in veste di prestigioso testimonial alle Olimpiadi invernali di Lillehammer (1994), alla memorabile ricognizione presso il Museo del Kon-Tiki a Oslo. Dove il background dello specialista si è fuso con la contemplazione degli strumenti concreti che lo studioso norvegese aveva sperimentato di persona, rischiando la vita per verificare empiricamente i dati della letteratura. Anni dopo, in occasione della mostra organizzata dalla Società Geografica Italiana, l'A. constaterà come Heyerdahl, a più di ottantadue anni, fosse ancora pienamente operativo nello studio di una piramide in Sardegna. Raccogliendo in seguito, nelle isole Canarie, a bordo dei traghetti dell'amico e mecenate Fred Olsen, nuove testimonianze sulle sue indagini nell'arcipelago. 
    • La verità sul Norge e l'omaggio a Jean Malaurie: Il volume si arricchisce di un capitolo di altissimo valore storiografico, tristemente aggiornato con la data della recente scomparsa del grande scienziato polare francese Jean Malaurie. Nel 1996, in occasione del Settantesimo Anniversario della spedizione del dirigibile Norge, la Rivista Aeronautica ospitò un suo saggio commemorativo intitolato “70 Anni per la Verità”, volto a ristabilire il primato aereo del Polo Nord a Umberto Nobile, Roald Amundsen e Lincoln Ellsworth. In quella circostanza, ricevette il caloroso plauso della Signora Gertrude Stolp, vedova del Generale Nobile, la quale vi unì il riscontro profondamente positivo dello stesso Malaurie, legato a Nobile da una storica e fraterna amicizia.
    • La svolta visiva del Museum of Mankind: Negli anni '1980, visitando la storica mostra Observers of Man presso il Museum of Mankind di Londra (le cui collezioni sono oggi nel British Museum), allestita grazie ai materiali fotografici del Royal Anthropological Institute, l'A. rimase affascinato dall'uso pionieristico della macchina fotografica tra il XIX e il XX secolo. In questo contesto spicca l'opera di Edward Horace Man nelle isole Andamane e Nicobare dell'Oceano Indiano. Territori caratterizzati da gruppi etnico-culturali e linguistici complessi e distinti: dai pigmoidi andamanesi alle popolazioni di lingua mon-khmer delle Nicobare.
    • L'occasione sfiorata con Margaret Mead: Nel marzo del 1978, nonostante l'A. fosse in grado di “esibire” solo la sua prima ricerca sul campo nel Kenya settentrionale, si profilò l'opportunità di un incontro storico a New York con la celebre antropologa statunitense, come in seguito gli avrebbe confidato l'importante collega Lucy Cohen. Ma ormai era immerso nelle febbrili sessioni di un Congresso nell'esotico e distante Yucatàn. Nessuno avrebbe potuto immaginare che dopo pochi mesi sarebbe deceduta.
    • La frontiera linguistica di Curt Nimuendajú: Il saggio ripercorre le tappe di una figura cardine dell'etnologia sudamericana. Alla fine degli anni '1970, mentre si accingeva a pianificare una ricerca in Brasile (Bahia), poi non realizzata, l'A. apprese i rudimenti della lingua portoghese-brasiliana presso la Casa do Brasil a Piazza Navona, a Roma (1). Un bagaglio linguistico che si rivelerà determinante nel 2005 per la stesura di un importante articolo pubblicato sull'Osservatore Romano dedicato proprio a Nimuendajú. In un'epoca in cui la letteratura scientifica sul ricercatore era accessibile esclusivamente in lingua originale e non erano ancora disponibili i moderni strumenti di traduzione digitale.
    • Charles Rabot e i piloni di Ny-Ålesund: Nel 1997, durante la sua partecipazione all'inaugurazione della base polare italiana Dirigibile Italia a Ny-Ålesund (Svalbard), la presenza scientifica francese era limitata solo ad un “campo” (la base Jean Corbel), a 5 km ad est della stazione scientifica. Un paio d’anni più tardi l’Institut Francais Polaire - Paul Emile Victor avrebbe aperto a Ny-Ålesund una base intitolata a Charles Rabot, antesignano della cooperazione scientifica franco-norvegese e figura monumentale, seppur parzialmente sconosciuta ai non addetti ai lavori, di cui il volume riscatta il valore storico.

    Scuole nazionali e percorsi esistenziali

    Questo secondo volume delle Grandi Avventure dell’Antropologia raccoglie le traiettorie scientifiche di altri venti personaggi d'eccezione, a cui si aggiungono i membri della monumentale Jesup North Pacific Expedition, una spedizione multidisciplinare russo-tedesco-americana svoltasi a cavallo tra il XIX e il XX secolo tra le estreme solitudini della Siberia, dell'Alaska e del Canada. Molto sommessamente, si può affermare che il lettore si trovi qui di fronte a un autentico parterre de roi. Non solo perché tra le sue fila figura una studiosa statunitense che per molto tempo è stata unanimemente considerata la più grande antropologa vivente, ma perché l'opera documenta il superamento costante delle barriere geografiche, in nome dell'indagine empirica.

    Dalle regate nel Borneo alle terre perdute nel tempo

    Il saggio ripercorre le tappe di ricercatori che hanno fatto della propria vita un laboratorio sperimentale. Vedremo un etnologo norvegese attraversare gli oceani Pacifico, Atlantico e Indiano a bordo di una zattera di balsa o di imbarcazioni tradizionali in giunchi e papiri, pur di dimostrare la validità delle proprie tesi. Seguiremo un funzionario britannico che, per porre fine alla secolare e drammatica usanza del taglio delle teste nel Borneo dei Rajah Bianchi, organizzerà con successo una storica regata intertribale. Poco distante, nell'Oceano Indiano, un amministratore coloniale si trasformerà in un profondo etnografo delle popolazioni native da lui amministrate, salvandone la memoria dall'estinzione.

    Nel continente sudamericano, l'opera mappa la figura di chi, scalando il tepuis del Roraima dopo aver per anni studiato gli indios della Guyana, offrì involontariamente su un piatto d'argento ad Arthur Conan Doyle — e a generazioni di registi e scrittori venuti dopo di lui — gli elementi ambientali per dare vita al celebre mito letterario del Mondo Perduto.

    Il disvelamento dei continenti: dal Far West a Hollywood

    Per quanto riguarda i nativi del Nord America, il volume include quattro monumentali studiosi statunitensi, che hanno lavorato intensamente tra i Navaho, i Comanche e gli Indiani delle Pianure. A loro si affianca una quinta e poliedrica antropologa, capace di dividere la propria attività sul campo tra la Melanesia, la Rhodesia e... l'industria cinematografica di Hollywood. Sul fronte dell'antropologia fisica e biologica, spicca la figura di uno scienziato anglo-statunitense che dedicò l'intera esistenza e i propri scritti a confutare e smantellare, carte alla mano, lo pseudoscientifico mito della razza.

    La scuola francese è rappresentata da cinque profili straordinari: il primo dedito allo studio degli indios e dei misteri monumentali dell'Isola di Pasqua; altri due focalizzati sulle comunità del Grande Nord europeo e americano; il quarto interamente immerso nello studio dei nomadi berberi del Sahara (i Tuareg) e delle imponenti raffigurazioni d'arte rupestre tra le montagne algerine. L’ultimo, infine, un intellettuale, critico d'arte e poeta surrealista, che partecipò alla storica missione transafricana Dakar-Gibuti.

    A completare questo ricco quadro scientifico intervengono altre quattro figure eccezionali: un barone scandinavo, che guidò la pericolosa missione Chaco Cordillera fin sulle sponde del fiume Pilcomayo — perimetro in cui vent'anni prima una spedizione francese era stata interamente massacrata e antropofagizzata dagli indios —; uno studioso anglo-austriaco che indagò due popoli (in Nigeria e in Sudan), i cui etnonimi presentano assonanze tali da confondere gli studenti universitari; il padre fondatore dell'Antropologia Sociale britannica, che, dopo le ricerche nelle Andamane, insegnò nelle università di tutti e cinque i continenti; e infine un pioniere tedesco, naturalizzato brasiliano e adottato come indio Guaranì, che per quarant'anni visse tra 45 tribù differenti dell'Amazzonia e del Mato Grosso. Riuscendo a fronteggiare e pacificare l'assalto con le frecce dei temibili Parintintin, senza spargere una sola goccia di sangue.

    Galleria Biografica

    • 1. Thor Heyerdahl (1914-2002): L'etnologo norvegese che con una semplice zattera di balsa, la celeberrima Kon-Tiki, attraversò il Pacifico orientale raggiungendo le isole Tuamotu dal Perù, dimostrando la plausibilità dei contatti transoceanici precolombiani.
    • 2. Charles Hose (1863-1929): Tra i Dayak di Sandokan. Il gentleman e amministratore-giudice, etnologo ed esploratore nel Borneo dei Brooke, i celebri "Rajah Bianchi" di Sarawak.
    • 3. Everard im Thurn (1852-1932): L'antropologo britannico che si rese celebre per la prima conquista scientifica del mitico monte Roraima, la “Montagna di Cristallo” descritta da Sir Walter Raleigh.
    • 4. La Jesup North Pacific Expedition (1897-1902): La grandiosa spedizione etno-antropologica multidisciplinare, che studiò i popoli del Pacifico del Nord, unendo i profili di Bogoras, Farrand, Fowke, Hunt, Jacobsen, Jochelson, Jochelson-Brodskaya, Laufer, Smith, Swanton e Teit, sotto la direzione del "mostro sacro" Franz Boas.
    • 5. Clyde Kay Maben Kluckhohn (1905-1960): Lo studioso statunitense che da giovane percorse a cavallo oltre 4.800 chilometri nelle terre dei Navaho, inaugurando una consuetudine di ricerca intensiva, che lo portò a cavalcare nel Sud-Ovest ogni estate.
    • 6. Michel Leiris (1901-1990): Il Poeta dell'etnologia francese. L'intellettuale e scrittore che dal 1931 al 1933 partecipò alla storica missione Dakar-Gibuti, attraversando l'intera estensione del continente africano.
    • 7. Ralph Linton (1893-1953): Antropologo cittadino del mondo, scultore nelle isole Marchesi e uomo-medicina in Madagascar. Nel 1933 visse tra i Comanche dell’Oklahoma, venendo solennemente adottato nel corso della Brush Dance.
    • 8. Henri Lhote (1903-1991): L’antica pinacoteca del Sahara. L’etnografo francese considerato la massima autorità mondiale nello studio e nel rilievo delle pitture e incisioni rupestri del Tassili n'Ajjer.
    • 9. Robert Lowie (1883-1957): Storico dell’Etnologia e massimo studioso degli Indiani delle Pianure, celebre per le sue monografie sistematiche condotte sul campo tra gli Shoshoni e i Crow.
    • 10. Jean Malaurie (1922-2024): Il grande antropologo e geografo francese che visse e documentò la vita e la cultura degli Inuit Polari di Thule, nella Groenlandia nord-occidentale.
    • 11. Edward Horace Man (1846-1929): Le pluridecennali ricerche e la documentazione visiva pionieristica sui Negritos e sulle popolazioni autoctone delle isole Andamane e Nicobare nell'Oceano Indiano.
    • 12. Margaret Mead (1901-1978): La diversità culturale come ricchezza. Una delle figure più imponenti dell'antropologia contemporanea, celebre per i suoi studi comparativi sull'adolescenza e la sessualità nelle Samoa e in Nuova Guinea.
    • 13. Alfred Métraux (1902-1963): Il rigore dell'etnografia contemporanea e la decodificazione del mistero archeologico e religioso dell'Isola di Pasqua.
    • 14. Ashley Montagu (1905-1999): L'antropologo anglo-statunitense, paladino della dignità umana, che per l'UNESCO coordinò la storica dichiarazione del 1950 contro il determinismo e il mito biologico della razza.
    • 15. Siegfried Frederick Nadel (1903-1956): Lo studioso anglo-austriaco che fornì maturi contributi teorici all'antropologia sociale moderna, attraverso le sue ricerche tra i Nupe nigeriani e i Nuba del Sudan.
    • 16. Kurt Nimuendajú (Curt Unckel) (1883-1945): Il pioniere tedesco dell'etnologia brasiliana che visse per quarant'anni integrato presso 45 tribù indie tra l'Amazzonia e il Mato Grosso.
    • 17. Erland Nils Nordenskjöld (1877-1932): Il barone e scienziato svedese che guidò la complessa e rischiosa missione etnografica Chaco-Cordillera tra la Bolivia, l'Argentina e il Perù.
    • 18. Hortense Powdermaker (1896-1970): L'antropologa statunitense, allieva di Malinowski, che applicò con successo il metodo dell'osservazione partecipante in Melanesia, in Rhodesia e all'interno dell'industria cinematografica di Hollywood.
    • 19. John Wesley Powell (1834-1902): Il geologo del Bureau. Celebre per le sue avventurose e coraggiosissime esplorazioni fluviali lungo il corso del Colorado e del Grand Canyon, Powell fu soprattutto la mente istituzionale che diede vita e impeto al fondamentale American Bureau of Ethnology.
    • 20. Charles Rabot (1856-1944): L'antesignano dei ghiacci. Geografo, etno-antropologo e instancabile esploratore francese dei mari e delle terre del Grande Nord europeo, pioniere della cooperazione scientifica franco-scandinava.
    • 21. Alfred Reginald Radcliffe-Brown (1881-1955): La struttura sociale dell'Uomo. Il padre fondatore dell'Antropologia Sociale britannica. Un autentico “antropologo internazionale” capace di formare generazioni di studenti nelle università di tutti e cinque i continenti.

    Indice analitico dettagliato • Capitoli, itinerari e popoli studiati

    • INTRODUZIONE

    1. Thor Heyerdahl (1914-2003)

    • L'etnologia sperimentale: Le grandi rotte migratorie e i contatti transoceanici tra Perù e Polinesia francese (isole Marchesi e Tuamotu), isole Galápagos, Isola di Pasqua, Maldive e Canarie.
    • Le rotte dell'ignoto: La pianificazione e la rischiosissima traversata navale a bordo della zattera di balsa del Kon-Tiki (1947), seguita dalle successive odissee transatlantiche e nell'Oceano Indiano.

    2. Charles Hose (1863-1929)

    • Il Borneo dei Rajah Bianchi: L'attività come gentleman e amministratore-giudice coloniale al servizio di Charles Brooke, secondo Rajah bianco di Sarawak, tra i cacciatori di teste Dayak.
    • La diplomazia etnica: L'ideazione e l'organizzazione della storica Regata della Pace, evento intertribale volto a porre fine alla secolare usanza della caccia alle teste, culminato nella stesura dell'opera monumentale The Pagan Tribes of Borneo.

    3. Sir Everard Ferdinand im Thurn (1852-1932)

    • Il Mondo Perduto: Le prolungate ricerche condotte nella Guyana Britannica tra le comunità native (Warrau, Arawak, Caribi, Awakoi, Macusi, Arecuna, Wapishana, Atorai, Amaripa e Wai-Wai).
    • La vetta e gli oceani: La storica e celebre prima conquista scientifica del mitico monte Roraima, la “Montagna di Cristallo”, e le successive missioni coloniali ed etnografiche a Ceylon e nelle isole Figi (Melanesia).

    4. Jesup North Pacific Expedition (1897-1902)

    • Il colosso intercontinentale: Il grandioso progetto etno-antropologico ideato e organizzato da Franz Boas per mappare i legami culturali tra Asia e America.
    • I popoli dello Stretto: Le indagini in Siberia (Ciukci, Coriachi, Lamuti, Yup'ik, Even, Iucaghiri, Nivkhi, Evenki, Jacuti, Ainu e Nanai) e nel Nord-America costiero (Chilcotin, Quinault, Salish, Tlingit, Kwakiutl, Haida, Nlaka'pamux, Lillooet e Shuswap) condotte sul campo dai protagonisti della spedizione (Bogoras, Jochelson, Laufer et alia). Un'operazione d'avanguardia di antropologia d'urgenza.

    5. Clyde Kay Maben Kluckhohn (1905-1960)

    • Le cavalcate nel Sud-Ovest: Le 4.800 miglia percorse a cavallo in gioventù e le sistematiche campagne di ricerca estiva condotte dall'antropologo statunitense tra i Pueblos Zuñi e le comunità Navaho.

    6. Michel Leiris (1901-1990)

    • Il surrealismo sul campo: Il profilo del poeta e letterato francese e la sua partecipazione all'epica missione continentale Dakar-Gibuti (1931-1933), completata dalle successive indagini sul vudù in Martinica, Guadalupa e Haiti.

    7. Ralph Linton (1893-1953)

    • Dall'archeologia all'adozione rituale: I primi scavi archeologici condotti nel 1911 in Nuovo Messico, Colorado, Guatemala e New Jersey. Le ricerche in Polinesia (Marchesani) e in Madagascar (Tanala), fino al soggiorno del 1933 tra i Comanche dell’Oklahoma, dove venne adottato nel corso della tradizionale Brush Dance.

    8. Henri Lhote (1903-1991)

    • La pinacoteca del deserto: Le spedizioni nel Sahara algerino tra i nomadi Tuareg e lo studio sistematico, la catalogazione e il rilievo delle migliaia di pitture e incisioni rupestri preistoriche del Tassili n'Ajjer.

    9. Robert Lowie (1883-1957)

    • lI maestro delle Pianure: Il monumentale lavoro teorico e descrittivo incentrato sulle strutture sociali degli Indiani delle Pianure americane (Shoshoni, Crow, Arikara, Chippewa, Ute, Washo, Mandan, Hopi, Hidatsa e Comanche).

    10. Jean Malaurie (1922-2024)

    • I re dei ghiacci: Le prime ricerche nel Sahara algerino e marocchino e le successive campagne con le Expéditions Polaires Françaises. La storica missione etnografica del 1950-1951 trascorsa integrato tra gli Inuit Polari di Thule, nella Groenlandia settentrionale, e le missioni successive in Siberia e Alaska.

    11. Edward Horace Man (1846-1929)

    • I Negritos dell'Oceano Indiano: Le pluridecennali ricerche antropologiche e linguistiche condotte tra gli Andamanesi e i Nicobaresi. L'applicazione sul campo del celebre manuale britannico Notes and Queries on Anthropology per la stesura del saggio del 1883 The aboriginal inhabitants of the Andaman Islands.

    12. Margaret Mead (1901-1978)

    • Il laboratorio oceanico: Gli studi comparativi sulla giovinezza, il genere e la crescita culturale condotti in Polinesia (Samoa), Melanesia (isole dell'Ammiragliato, Manus e le comunità Arapesh, Mundugumor, Ciambuli e Iatmul in Nuova Guinea), Bali (Indonesia) e tra i pellerossa Omaha negli Stati Uniti.

    13. Alfred Métraux (1902-1963)

    • Dalle Ande ad Haiti: Le estese indagini condotte nel Sud-America profondo (Argentina, Amazzonia brasiliana e Bolivia tra Calchaquí, Guaraní, Chiriguano, Toba, Wichís e Uros-Chipaya) e in America centrale (il vudù ad Haiti). Lo studio fondamentale sul declino demografico e religioso dei nativi dell'Isola di Pasqua (Cile).

    14. Ashley Francis Montagu (1905-1999)

    • La decostruzione del razzismo: Gli studi di rilevanza globale volti a confutare il determinismo biologico della razza per conto dell'UNESCO.
    • L'antropologia dell'affettività: L'analisi del saggio Elephant Man: A Study in Human Dignity (1971) — da cui è tratto il celebre film del 1980 —, incentrato sulla tragica storia di Joseph Merrick. Montagu dimostra come la gentilezza e l'intima dignità del personaggio vittoriano, nonostante le deformità e le torture dei baracconi, siano dipese interamente dall'amore profondo ricevuto dalla madre nei primi dieci anni di vita. Un focus pionieristico sul rapporto madri-figli, in cui lo studioso evidenzia come l'essere umano sia una creatura strutturalmente cooperativa e come la privazione dell'amore nella prima infanzia generi invariabilmente risposte di frustrazione e comportamento aggressivo.

    15. Siegfried Frederick Stephan Nadel (1903-1956)

    • L'antropologia applicata: I contributi metodologici moderni tratti dalle intense ricerche sul campo condotte tra i Nupe in Nigeria, i Nuba nel Sudan e le popolazioni indigene dell'Eritrea.

    16. Curt Nimuendajú (Curt Unckel) (1883-1945)

    • Le lettere dal Sertão: Quarant'anni di vita e militanza indigenista trascorsi sul campo a documentare 45 differenti tribù indie tra l'Amazzonia e il Mato Grosso. La cronaca del drammatico attacco con le frecce subito dai temibili Parintintin lungo il fiume Madeira, risolto pacificamente, e la salvaguardia delle preciosidades indígenas.

    17. Erland Nils Herbert Nordenskjöld (1877-1932)

    • Il dramma del Pilcomayo: Le prime indagini nella Patagonia cilena e l'organizzazione della Spedizione Svedese Chaco-Cordillera (Argentina-Bolivia) tra gli indios Chiriguano, Toba, Wichís, Chocò e Cuna. Il passaggio sul fiume Pilcomayo a Crevaux, teatro vent'anni prima (1881-1882) del tragico massacro e dell'antropofagizzazione della spedizione francese guidata da Jules Crevaux.

    18. Hortense Powdermaker (1900-1970)

    • L'osservazione partecipante multisituata: Allieva di Malinowski alla London School of Economics; le ricerche in Melanesia nella Nuova Irlanda (1929), lo studio sulla segregazione razziale a Indianola nel Mississippi (1932-1934), l'indagine nel bacino minerario di Luanshya nella Rhodesia settentrionale/Zambia (1953) e la celebre monografia condotta sul campo a Hollywood (1946-1947).

    19. John Wesley Powell (1834-1902)

    • L'avventura fluviale nel West: Cronistoria delle navigazioni idrografiche nel Grand Canyon e le successive indagini linguistiche e sociali tra le tribù indiane Ute, Kaibab, Paiute e Shoshoni.

    20. Charles Rabot (1856-1944)

    • L'archivio delle comunità artiche: Le ricognizioni geografiche ed etnografiche alle Svalbard, nel Nordland norvegese, in Groenlandia, Islanda e Jan Mayen. Le indagini nella Lapponia svedese e russa tra i Lapponi (Sami) e i popoli Komi, Chanti, Mansi, Nenci, Ciuvasci e Mari.

    21. Alfred Reginald Radcliffe-Brown (1881-1955)

    • Lo struttural-funzionalismo: L'iniziazione alla ricerca intensiva sul campo tra gli Andamanesi (Oceano Indiano), le indagini in Australia nord-occidentale tra i Kariera e nella Polinesia (Tonga). Una cattedra itinerante globale tra Sudafrica, Australia, Gran Bretagna, Brasile, Egitto e Cina.
    • Bibliografia

    LE GRANDI AVVENTURE DELL’ANTROPOLOGIA 

    Antropologi culturali, sociali, fisici, applicati, etnologi, etnografi, etnomusicologi, etnostorici, 
    (181 pp., 131 note, 163 immagini - 1 è dell'A. -, con riferimenti bibliografici al termine di ogni capitolo)



    E-Book: https://www.amazon.it/dp/B07J5J84J2


    Versione cartacea: https://www.amazon.it/dp/1728759420

    1) Il progetto figura su Research Gate (RESEARCH PROPOSAL): "THE SOCIAL AND CULTURAL SITUATION OF THE AFRO-BRAZILIANS OF SALVADOR (BAHIA), STATUS AND ROLE RESEARCHES IN A TOWN SUBURB, 1977-78. 
    RICERCA DI STATUS E DI RUOLO IN UN SOBBORGO CITTADINO 
    (ITALIAN AND BRAZILIAN FOREIGN OFFICES. 
    WITH THE LETTERS OF INTRODUCTION SIGNED BY: BERNARDO BERNARDI, PROFESSOR OF CULTURAL ANTHROPOLOGY AND DEAN OF THE FACULTY OF POLITICAL SCIENCES, UNIVERSITY OF BOLOGNA;: VITTORIO LANTERNARI, PROFESSOR OF ETHNOLOGY, FACULTY OF MAGISTERO, UNIVERSITY OF ROME; DOMENICO VOLPINI, DEPUTY PROFESSOR OF ETHNOLOGY, FACULTY OF ARTS, UNIVERSITY OF LECCE )"

    429. Dal libro "Tra i ghiacci del Passaggio a Nord-Ovest": La Waltham Orient Buckboard (1906), la prima automobile nell'Artico

      Fig.  247  L’auto porta le provviste per Peter Freuchen a Pustervig (The Royal Library: The National Library of Denmark and Copenhagen Un...