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giovedì 16 luglio 2026

408. DALLA VICHINGA DUBH LINN ALLA GAELICA BHAILE ÁTHA CLIATH. “PASSEGGIANDO” PER DUBLINO, E OLTRE…

 

Figura 8. In Earl Street North, davanti al Cafe Kylemore, la statua a grandezza naturale di James Joyce (1882-1941) del 1990 (© Franco Pelliccioni) 

Passeggiando per Dublino: dall'avamposto vichingo all'universo gaelico

In un primo momento, il viaggio a Dublino ha rappresentato per l’autore solo una delle numerose tappe del suo pluridecennale peregrinare sulle tracce del movimento vichingo d’oltremare. Una ricerca a lungo termine che lo ha condotto verso il nord estremo delle Svalbard, lungo le rotte occidentali (vestrvegr) di Shetland, Orcadi, Fær Øer, Islanda, Groenlandia, Labrador e Terranova, fino alle incursioni a sud-ovest (Ebridi Esterne), a sud (Normandia), a est (austrvegr in Russia) e a sud-est nella Istanbul bizantina e ottomana.
In seguito, la visita alla capitale irlandese ha significato ben più di una semplice verifica archeologica. Ha permesso di arricchire notevolmente la conoscenza del mondo gaelico nelle sue espressioni più profonde: la lingua, le tradizioni, la storia, l'arte, la musica e la danza.
Il vagabondaggio urbano e i tesori della memoria
Passo dopo passo, i primi capitoli del libro raccontano un vero e proprio vagabondaggio urbano. Si tratta di passeggiate ora guidate, ora del tutto estemporanee (come nel caso della storica visita alla Guinness), alla scoperta delle mille curiosità di una metropoli dalla storia complessa e travagliata.
Subito dopo emergono gli indispensabili approfondimenti scientifici, frutto di visite attente e prolungate ai grandi centri della memoria cittadina: il celebre museo interattivo Dublinia, il Museo Nazionale di Archeologia, il Trinity College e le sue storiche biblioteche che custodiscono il capolavoro miniato del Book of Kells. In questi luoghi sono stati pazientemente raccolti nei secoli tesori d'arte sublime e testimonianze di una religiosità radicata, che offrono al lettore un quadro onnicomprensivo della realtà irlandese.
Il testo non dimentica la dimensione sociale e artistica: un intero capitolo è dedicato alla struttura antropologica della musica e della danza irlandese. Inoltre, prendendo in esame la perfetta replica della storica nave Johnston, l'autore affronta il dramma della grande carestia dell'Ottocento, l'evento traumatico che innestò l'emigrazione in massa degli isolani verso il Nuovo Mondo.
Infine, la "passeggiata al di là" di Dublino conduce il lettore sulla splendida "riviera irlandese", raggiunta comodamente a bordo del treno che ripercorre la prima linea ferroviaria del Paese: la storica tratta "Dublino-Dunleary" (località successivamente rinominata Kingstown e, infine, Dun Laoghaire).
Estratto dall'Introduzione: una lotta con l'ambiente urbano
«Nel corso della visita, mentre con fatica e disagio mi inoltravo nelle sue strade, più volte sono andato con il pensiero a quando, da bambino, mi capitava di scambiare l’Irlanda per l’Islanda! Essendo alla fine d’autunno, mi aspettavo un po’ di pioggia, vento e freddo, ritenendo esagerate le previsioni meteo della Rete che, per il giorno dopo l’arrivo, includevano un warning per venti fino a 120 km/h. Mi sbagliavo…
All’insegna del più ostentato effetto serra, non solo il tempo sarà peggiore del previsto, ma si estenderà quasi all’intero periodo della visita. In seguito un funzionario del Museo Nazionale mi avrebbe addirittura consigliato di attendere in albergo, verso sera, l’arrivo del fronte tempestoso a cui loro non erano abituati. Stava per colpire l’Irlanda, specialmente nell’ovest. Leggerò poi sull’Irish Times di alluvioni, inondazioni, perdite di vite umane risucchiate dal mare tempestoso e chiusura dell’aeroporto. Tutto ciò quando in Italia c’era invece un insolito allungamento di un’estate-primavera.
Quanto sperimentato nella capitale irlandese non è stato invero piacevole. Pur al riparo delle mura urbane, mi sono mosso sempre con difficoltà, così da rallentare il programma della visita e costretto, in un paio di occasioni, a proseguirlo al chiuso… Un altro aspetto del riscaldamento globale su cui ho riflettuto a lungo: mai avrei immaginato che la scoperta di una capitale si sarebbe trasformata in una "lotta" con l’ambiente, quasi fossi su qualche ghiacciaio islandese o su una montagna. Nemmeno nell’Artico, europeo e americano, dove avevo più o meno i medesimi indumenti, mi erano capitate giornate così…»
L'emarginazione geografica e la nascita di Dubh Linn
La curiosità del visitatore che giunge per la prima volta in Irlanda è subito attratta da un dato storico fondamentale: la posizione geograficamente emarginata dell’isola ha fatto sì che essa non abbia mai conosciuto la dominazione romana. Le popolazioni di origine celtica e gaelica poterono così svilupparsi autonomamente fino all’arrivo dei Vichinghi.
I navigatori nordici, dopo una prima incursione datata 795, fondarono nell’841, all’imboccatura del torrente Poddle con il fiume Liffey, un avamposto commerciale presso la "Palude Nera": Dubh Linn. Sebbene oggi sia stato giustamente rispolverato il toponimo gaelico Bhaile Átha Cliath (“la città del guado dei graticci”), con cui gli isolani conoscevano quel luogo prima della venuta dei Nordici, la pianta della città conserva l'impronta di quel primo nucleo scandinavo, destinato a cambiare per sempre la storia dell'isola.
Indice analitico • I capitoli del viaggio e della ricerca
  • Premessa
  • Introduzione
  • L’eleganza di uno sviluppo urbanistico inaugurato nel XVIII secolo: l'evoluzione architettonica a nord e a sud-est del fiume Liffey.
  • Alla ricerca di testimonianze storiche e religiose a sud-ovest di Dublino: passeggiando per le vie di Temple Bar, dove gli antichi vicoli evocano intatte le atmosfere del passato, mentre moderni bunker in cemento occultano preziose scoperte archeologiche.
  • Dal 1170 al 1540, un avvincente viaggio nei secoli attraverso la vita della gente comune: la mia analisi approfondita visitando Dublinia, il Museo della Storia Urbana medievale.
  • Sulle tracce del movimento vichingo d’oltremare: i tesori, le armi e i raffinati manufatti scandinavi e celtici conservati fin dal Settecento presso il Museo Nazionale di Archeologia e Storia.
  • Visitando il Coláiste Na Tríonóide (Trinity College di Dublino): le tradizioni accademiche rimaste intatte da secoli e il notevole patrimonio librario di una vera e propria fucina di uomini di sapere.
  • Ammirando il Libro di Kells: analisi del celebre Book of Kells, considerato il capolavoro artistico e miniato irlandese di tutti i tempi.
  • Un’incursione nel fascinoso mondo della musica e della danza irlandese: struttura etnografica, ritmi e tradizioni coreutiche dell'universo gaelico.
  • La Jeanie Johnston, il veliero ormeggiato al Custom House Quay: analisi della perfetta replica navale, simbolo del tragico e sofferto capitolo della Grande Carestia del 1845-1849 e dell'emigrazione di massa.
  • In viaggio da Dublino a Kingstown (oggi Dún Laoghaire): a bordo del primo treno del Paese lungo la storica linea ferroviaria inaugurata alla fine di ottobre del 1834.
  • Immersi in un’atmosfera d’altri tempi: visita alla cittadina e al porto di Dún Laoghaire, l’accogliente “riviera irlandese” adagiata sul lato meridionale della baia di Dublino.
  • Bibliografia Essenziale

    DALLA VICHINGA DUBH LINN ALLA GAELICA BHAILE ÁTHA CLIATH.     “PASSEGGIANDO” PER DUBLINO, E OLTRE…

(E-Book, versione cartacea a colori (I e II ediz.) e in bianco e nero, 131 pp, 49 note, 104 immagini - 64 sono dell'A. -)



Versione cartacea a colori I ediz.:  https://www.amazon.it/dp/1520911823

Versione cartacea a colori  II ediz.: https://www.amazon.it/dp/1790519675

Versione in bianco e nero: https://www.amazon.it/dp/1094983322


martedì 14 luglio 2026

407. Masters & Commanders verso l’ignoto: la grande epopea delle navigazioni ai confini della terra

La replica dell'Endeavour, la nave del primo viaggio “ai confini del mondo” di James Cook (1768-1771), ormeggiata davanti alla Dogana di Greenock, nei pressi di Glasgow, nell'Inverclyde scozzese  (© Franco Pelliccioni) 

Il titolo scelto per questo libro, primo capitolo di una monumentale trilogia dedicata ai grandi navigatori, possiede un'anima indubbiamente accattivante. Il richiamo corre immediato alla memoria filmica di Master & Commander - Sfida ai confini del mare (2003), la trascinante pellicola diretta da Peter Weir in cui si narra della caccia di una nave britannica a una fregata corsara francese nei remoti spazi del Pacifico.

In realtà, Master e Commander sono due precisi termini della marineria classica che designavano chi, a bordo, disponeva di un’autorità pressoché assoluta su nave ed equipaggio. Utilizzati per la prima volta insieme intorno al 1670, indicavano gli ufficiali responsabili di vascelli da guerra minori (fino a 20 cannoni), gravati della duplice responsabilità della navigazione e della condotta degli scontri di mare.
Questo primo volume si concentra sui navigatori che, dal XIV secolo fino alla soglia dell’Ottocento, si spinsero ai confini del mondo per esplorare rotte marittime inviolate e mappare continenti sconosciuti, riportando in patria tesori scientifici e cartografici.
Una ricerca antropologica sul campo: la rete dei musei marittimi
Quest'opera è il distillato di oltre vent'anni di ricerche. Dal 1995 al 2012 ho collaborato stabilmente con la storica Rivista Marittima e con il Notiziario della Marina, e sono stato onorato dai prestigiosi patrocini concessi dallo Stato Maggiore della Marina Militare per le mie indagini sul campo nell'ambito del Programma antropologico sulle Comunità Marittime dell’Atlantico del Nord.
La stesura del libro si è avvalsa dell'immensa mole documentaria raccolta in anni di studi all'interno dei principali musei marittimi e navali euro-americani, tra cui:
  • I grandi musei d'Europa: Lisbona, Amsterdam, Malta, Oslo (il Museo Marittimo e il Kon-Tiki), Parigi (Musée National de la Marine, Palais de Chaillot), Stoccolma (Museo della Vasa), Copenaghen (Orlogsmuseet), Tallinn (con la sua torre medievale "Margherita la Grassa" e il museo dell'idroscalo), Danzica, Chania (Creta), Hafnarfjörður (Islanda), Tórshavn (Fær Øer) e il National Maritime Museum di Greenwich a Londra.
  • I musei d'Oltreoceano e d'Oriente: Lo Smithsonian Institution e la collezione navale del National Air and Space Museum di Washington, la Sala della Marina del Museo Militare di Vienna, la cerimoniale barca solare di Cheope a Giza e il Museo Navale di Istanbul.
  • I musei diffusi e le flotte storiche: Le aree portuali storiche di Anversa, Stoccolma, il South Street Seaport di New York nell'ex pescheria e la flotta dei rompighiaccio storici nel porto di Helsinki.
A bordo della storia: le repliche e i vascelli originali
Per comprendere il senso profondo degli ordini che imponevano a un centinaio di uomini di affrontare gli oceani su scafi di legno lunghi poco più di 30 metri, ho voluto esaminare da vicino, salendovi a bordo, le navi originali e le loro più perfette repliche storiche:
  • Il clipper Cutty Sark e la Golden Hind di Sir Francis Drake a Londra.
  • La leggendaria Fram di Fridtjof Nansen a Oslo.
  • La Gipsy Moth IV, l'imbarcazione con cui Sir Francis Chichester compì nel 1967 il primo storico giro del mondo in solitario.
  • Le repliche della Amsterdam (nei Paesi Bassi), della Endeavour di Cook (in Scozia) e della Fragata D. Fernando II e Glória (a Lisbona).
  • Le imbarcazioni archeologiche: la straordinaria squadra delle navi vichinghe di Roskilde in Danimarca, quelle del Vikingskipshuset di Oslo e l’Íslendingur nel porto islandese di Heimaey (fedele replica della nave di Gokstad che nel 2000 ha ripercorso la rotta atlantica di Leif Erikson).
  • Fino alla Czarna Perla (“Perla Nera”) di Danzica, replica polacca di una nave pirata con scafo d'acciaio interamente rivestito in legno.
Indice analitico • I grandi protagonisti della prima parte
1. Cheng Ho (Zheng He), 1371-1433
  • Le grandi rotte d'Oriente: Le sette monumentali spedizioni della flotta Ming guidate dall'Eunuco dei Tre Gioielli attraverso l’Oceano Indiano fino alle coste dell’Africa orientale. Il tramonto di una straordinaria epopea marittima.
2. Enrico “Il Navigatore”: L’Infante Dom Henrique (1394-1460)
  • Il volano delle scoperte portoghesi: Dalla storica Torre di Belém a Lisbona all'espansione geopolitica e marittima d'oltremare in Africa, Asia e America.
3. Giovanni Caboto, 1450? - 1498
  • La rotta del Nord Atlantico: La sfida ai mari settentrionali, lo sbarco nell’outport di Bonavista nell’isola di Terranova e la misteriosa scomparsa del navigatore e delle sue navi nel 1498.
4. Bartolomeo Díaz, 1450-1500
  • Il varco per le Indie: La celebre spedizione del 1487-1488 verso la punta meridionale dell'Africa, il superamento del Capo di Buona Speranza e l'ingresso nelle acque dell'Oceano Indiano fino all'ultimo, fatale viaggio.
5. Gaspar Corte-Real, ca. 1450-1501
  • La terra dei merluzzi: L'interesse portoghese per i banchi di pesca di Terranova. Le spedizioni dei fratelli Corte-Real (Gaspar e Miguel) nel biennio 1500-1501 e l'enigma della scomparsa di Gaspar tra i ghiacci del nord.
6. Amerigo Vespucci, 1454-1512
  • La rivelazione del Nuovo Mondo: I viaggi di ricognizione lungo le coste continentali; la spedizione del 1499-1500 (Guyane, l'Orinoco e il Rio delle Amazzoni) e la memorabile navigazione del 1501-1502 (Brasile, Rio della Plata e Patagonia).
7. Jacques Cartier, 1491-1557
  • La Nuova Francia: Le tre spedizioni in America del Nord (1534-1542); la navigazione del San Lorenzo, l’incontro etnografico con le tribù indiane (Beothuk, Micmac, Uroni) e la fondazione di Charlesbourg-Royal.
8. Sir Francis Drake, 1544-1596
  • La scia del corsaro: Dal porto di Londra ai mari del sud. La prima circumnavigazione inglese della Terra (1577-1580) a bordo del Pellicano (poi trasformato in Golden Hind); il superamento dello Stretto di Magellano e le incursioni a sorpresa contro la flotta spagnola nel Pacifico.
9. John Davis, 1550-1605
  • I passaggi impossibili: Le tre storiche spedizioni (1585-1587) alla ricerca del Passaggio a Nord Ovest tra Groenlandia, Labrador e la Terra di Baffin. Le successive campagne contro l'Armada spagnola, la scoperta delle Falkland e l'ultimo agguato nelle acque di Sumatra.
10. Henry Hudson, 1570-1611
  • L'ossessione dei ghiacci: Le rotte polari del 1607-1609 (Svalbard, Jan Mayen, Nuova Zemlja) e le esplorazioni americane (Manhattan e Terranova). L’ultima drammatica spedizione del 1610-1611 conclusasi con lo storico ammutinamento nella Baia di Hudson.
11. Samuel De Champlain, ca. 1570-1635
  • La nascita del Canada: I viaggi pionieristici dal 1603 al 1607 lungo il fiume San Lorenzo; la fondazione della città di Québec e la prigionia in Inghilterra prima del ritorno definitivo.
12. Abel Tasman, 1603-1659
  • I segreti della Terra Australis: Le grandi navigazioni olandesi del 1642-1644 nell'Oceano Indiano e nel Pacifico; il raggiungimento della Tasmania, l'incontro-scontro culturale con i bellicosi Maori in Nuova Zelanda e le rotte della Compagnia delle Indie Orientali.
13. Jacob Roggeveen, 1659-1729
  • L'enigma del Pacifico: La spedizione transoceanica del 1721-1722; la sosta alle isole Juan Fernandez (sulle tracce della capanna di Robinson Crusoe) e la scoperta dell’Isola di Pasqua con i suoi colossali Moai di pietra prima di addentrarsi in Polinesia.
14. James Cook, 1728-1779
  • L'apice della navigazione scientifica: L'epopea dei suoi tre strabilianti viaggi intorno al mondo (1768-1779). Focus speciale sulla struttura nautica e sulla perfetta replica dell'Endeavour, il solido guscio di legno che cambiò la mappa del Pacifico.
15. George Vancouver, 1757-1798
  • La misurazione del continente: L'apprendistato nautico a bordo della Resolution e della Discovery al seguito di James Cook, e la monumentale spedizione di ricognizione cartografica in Nord America tra il 1791 e il 1795.
  • Bibliografia

MASTERS & COMMANDERS VERSO L’IGNOTO. NAVIGAZIONI STRAORDINARIE AI CONFINI DELLA TERRA. PARTE I: XIV-XVIII SECOLO

E-Book, versione cartacea di grande formato (16,99 x 24,4) a colori e bianco e nero, I e II ediz., 170 pp, 32 note, 130 immagini, di cui 101 a colori (38 dell'A.)



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408. DALLA VICHINGA DUBH LINN ALLA GAELICA BHAILE ÁTHA CLIATH. “PASSEGGIANDO” PER DUBLINO, E OLTRE…

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