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domenica 15 marzo 2026

359. Pera: il quartiere europeo di Costantinopoli. Centro di incontro multietnico e multiculturale ai “confini del mondo”, e laboratorio diplomatico internazionale d’avant-garde. Tra i suoi compiti il riscatto degli schiavi cristiani. Dal cap. 8: KONSTANTINIYYE- COSTANTINOPOLI -, ISTANBUL (TURCHIA), L’ORIGINE DEI CORSARI TURCHI E BARBARESCHI, SCHIAVI BIANCHI E NERI, HAREM, PRIGIONI, PORTI E CANTIERI NAVALI, IL QUARTIERE EUROPEO DI PERA

 

Figura 243. Cena a Palazzo in onore di un Ambasciatore, prima metà del XVIII secolo, di Jean Baptiste Vanmour (1671- 1737), Pera Museum, Istanbul 

8.8 Pera: il quartiere europeo di Costantinopoli. Centro di incontro multietnico e multiculturale ai “confini del mondo”, e laboratorio diplomatico internazionale d’avant-garde. Tra i suoi compiti il riscatto degli schiavi cristiani

   Anche Pera, considerata la piccola Genova d’Oriente, ha i suoi schiavi. 

Sembra che, dopo la conquista di Costantinopoli, li abbia perfino venduti agli stessi ottomani.

   Su 39 rogiti, compilati dai 15 notai presenti tra il 1408 e il 1490 a Pera, sei riguardano schiavi, cinque il loro riscatto (...).

    È opinione diffusa che ai genovesi poco importasse chi governasse a Costantinopoli, se potevano commerciare come sempre.

(...) Fin dall’epoca bizantina Venezia ha rapporti diplomatici, seppure non permanenti, con Costantinopoli. 
Dopo la conquista ottomana del 1453, dovrà più volte spostare la sede. Fino alla definitiva collocazione sulle alture sopra Galata, a Pera. (...)

   Trasferimento che consentirà di creare complessi più ampi, che daranno gradatamente forma ad un vero e proprio quartiere diplomatico e commerciale. 

Quando, alla rappresentanza della Repubblica di Venezia, si aggiungeranno quelle delle altre potenze europee: Francia (1535), Austria (1547), Inghilterra (1583), Olanda (1612), Russia (1700) Polonia (1699), Svezia (1737), Prussia (1761).

   Da sottolineare come le ambasciate permanenti presso la Sublime Porta sono i primi esempi, in assoluto, di diplomazia residenziale moderna (...)
Anche se a sollecitarla sono stati gli stessi ottomani, che preferiscono una presenza diplomatica continua dall’altra parte del Corno d’Oro, alle saltuarie visite di emissari europei. 
Così, a partire dal XVI secolo, a tutti gli effetti Pera-Costantinopoli diviene una capitale diplomatica. 
Dove gestire il delicatissimo compito del riscatto e del rimpatrio, nei paesi d’origine, degli schiavi cristiani, oltre agli accordi commerciali e alle relazioni con i turchi nei periodi di frequenti conflittualità (...). 

Il servizio presso la Sublime Porta sarà presto considerato il più prestigioso, ma anche il più rischioso d'Europa, non esistendo tra gli ottomani il concetto di immunità diplomatica

L'ambasciatore è considerato quasi come una sorta di “ostaggio”, sia pure altamente “rispettato” che, in caso di guerra del suo paese con i turchi, al massimo può essere incarcerato per qualche anno nella fortezza di Yedikule... 

Mentre saranno i dragomanni, i preziosi interpreti-traduttori, a rischiare la vita in ogni momento (...).

Nonostante l’ambiente diplomatico possa saltuariamente dimostrarsi estremamente pericoloso, Pera è uno straordinario crocevia cosmopolita. 

Zona di contatto e di incontri tra Occidente e Oriente. 

Incontri che hanno plasmato, non solo la percezione europea del Levante, ma anche lo sguardo della società ottomana verso il Ponente. 

A tali scambi si sono intrecciate le relazioni tra le nazioni europee coesistenti nella medesima enclave internazionale: una convivenza fianco a fianco. alimentata da un'intensa vita sociale e intercomunitaria, in un milieu esotico e vibrante, quasi sospeso ai confini del mondo.

   E dove, se non qui, gli ambasciatori (...) possono imbattersi in personaggi altrove poco raccomandabili, come i rinnegati europei, ex corsari, o in servizio permanente effettivo... 

Come accadrà nel 1573 al bailo [ambasciatore] veneziano Marcantonio Barbaro. 

Quando tratterà con il Kapudan Pasha Uluç Ali, ex corsaro d’origine calabrese, che si esprimerà amichevolmente con lui in turco, oltre che in italiano... (...)

Dall'ultimo capitolo del vol.2 (MEDITERRANEO), IN CORSO DI REVISIONE, del libro: 

PIRATI, CORSARI E CONTRABBANDIERI, TRA ATLANTICO DEL NORD E MEDITERRANEO, XV-XX SECOLO. IL SINGOLARE ITINERARIO DELL’AUTORE, ALLA SCOPERTA DI LUOGHI, AVVENIMENTI, “COSE NOTEVOLI” E PERSONAGGI, CHE HANNO CARATTERIZZATO UNO DEI LATI OSCURI DELL’UMANITA’

                                                      .......

PIRATI, CORSARI E CONTRABBANDIERI, TRA ATLANTICO DEL NORD E MEDITERRANEO, XV-XX SECOLO: IL SINGOLARE ITINERARIO DELL’AUTORE, ALLA SCOPERTA DI LUOGHI E AVVENIMENTI. PARTE I: ATLANTICO DEL NORD : PELLICCIONI, FRANCO: Amazon.it: Libri

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mercoledì 11 marzo 2026

358. 1040 LETTORI DEL BLOG DA 20 PAESI DEL MONDO IN 24 ORE! GRAZIE, THANK YOU, GRACIAS, MERCI, DANKE, كرا , धन्यवाद, ধন্যবাদ, TACK, XIÈXIÈ, TERIMA KASIH, OBRIGADO, ΣΑΣ ΕΥΧΑΡΙΣΤΏ , 감사합니다

"Incredibile! Nelle ultime 24 ore siamo stati in 1040, provenienti da 20 angoli diversi del mondo.  Che siate collegati da casa o tramite una VPN, la vostra curiosità ha abbattuto ogni confine. Grazie di cuore per aver scelto di leggere le mie parole.
 

Singapore

341

Stati Uniti

335

Brasile

72

Italia

36

Vietnam

34

Irlanda

27

Emirati Arabi Uniti

24

Grecia

24

Messico

24

Bangladesh

12

Cile

12

Algeria

12

Francia

12

Regno Unito

12

Guadalupa

12

Kuwait

12

Argentina

11

Corea del Sud

10

Svezia

9

Venezuela

4

 

martedì 10 marzo 2026

357.DA: PIRATI, CORSARI E CONTRABBANDIERI, TRA ATLANTICO DEL NORD E MEDITERRANEO, XV-XX SECOLO, VOL. II, MEDITERRANEO (IN CORSO DI REVISIONE). PREMESSA: 1. DALL’ATLANTICO AL MEDITERRANEO; 2. L'ITINERARIO E IL METODO; 3. IL MARE COME SISTEMA DI VASI COMUNICANTI; 4. OLTRE IL CONFLITTO: IL CROCEVIA DI SGUARDI; 5. LO SGUARDO DELL’ANTROPOLOGO

 

Figura 42. La piramide dei teschi, Incisione di E. Benjamin. da un disegno di T. Allom, 1841

1.1 Dall’Atlantico al Mediterraneo

Come già accennato nel primo volume, questo lavoro non intende essere l’ennesima cronologia sulla guerra di corsa e la pirateria, bensì un invito ad accompagnarmi in un viaggio attraverso zone del mondo a me note. 

Se nella prima parte il mio programma di ricerca ha toccato le latitudini estreme dell’Atlantico del Nord- dalle Fær Øer alle Svalbard, fino alle coste bretoni e marocchine-, in questo secondo volume il baricentro si sposta definitivamente nel Mediterraneo.

È un vagabondaggio che si snoda tra le sabbie di Djerba, il silenzio dell'isola di Montecristo e le pietre cariche di storia di Creta, Rodi e Malta. Tuttavia, è proprio durante questo percorso che è emerso, quasi prepotentemente, il vero filo conduttore della mia indagine: la schiavitù. Questo tema, che lega indissolubilmente il destino dei corsari a quello delle loro vittime, ci condurrà infine laddove ogni trama di questo mare sembrava avere inizio e termine: nella splendida e contraddittoria Istanbul dell'Impero Ottomano.

Quindi il volume non è solo una ricostruzione di conflitti navali o strategie imperiali, ma un’esplorazione dei sotterranei del Mediterraneo

Dalle reggenze barbaresche alle fortezze dei Cavalieri di Malta, ho inseguito le tracce di un’umanità sospesa: schiavi che scrivono lettere cariche di speranza, diplomatici che negoziano la libertà su moduli prestampati, e corsari che diventano leggende o innalzano torri dei teschi.

 1.2 L'itinerario e il metodo

Scrivere di pirateria e di corsa nel Mediterraneo significa addentrarsi in quel “lato oscuro dell'umanità”, dove il confine tra libertà e schiavitù era labile come una scia in mare. Anche questo secondo volume nasce da un itinerario singolare, un viaggio fisico e intellettuale, che mi ha portato a calpestare la polvere dei bagni di Tunisi, a scrutare l’orizzonte dalle mura di Rodi e a perdermi nei vicoli di Pera. Non ho voluto redigere un freddo catalogo di date, ma restituire voce alle “cose notevoli” e ai personaggi, che hanno abitato queste sponde: dai grandi ammiragli ottomani ai prigionieri oscuri, le cui esistenze sono rimaste impigliate tra le maglie della Storia.

1. 3 Il mare come sistema di vasi comunicanti

In queste pagine, il Mediterraneo appare come un autentico “nido di serpenti”. Un sistema di vasi comunicanti, dove nulla accade in isolamento. La caduta di una fortezza a Creta riverbera nei mercati di schiavi del Maghreb, e una congiura ordita nelle prigioni di Rodi può trasformarsi, per un incredibile scherzo del destino, in una rivolta che scuote l’isola di Malta. Ho cercato di documentare questa interconnessione non solo attraverso i grandi  eventi, come l’assedio di Costantinopoli o la battaglia di Djerba, ma anche attraverso i  dettagli minimi della vita materiale: il prezzo della “merce umana”, i moduli burocratici per i riscatti, le lettere disperate inviate dalla Barberia, che ancora oggi vibrano di una dolente attualità.

1. 4 Oltre il conflitto: il crocevia di sguardi

Se la guerra di corsa e la pirateria sono il motore di questo racconto, il suo cuore pulsante risiede nei luoghi di incontro. Dai funduq tunisini alle enclave europee di Costantinopoli, emerge un mondo in cui Oriente e Occidente non si limitano a scontrarsi, ma si osservano, si influenzano e, infine, convivono. Il lettore troverà dunque titoli e sottotitoli ampi, quasi a voler emulare il gusto analitico dei cronisti dell'Ottocento: una scelta deliberata per offrire, fin dal sommario, una bussola in questo mare magnum di avvenimenti, dove la ferocia dei corsari si specchia nell'eleganza degli harem e nella vita vibrante dei quartieri internazionali.

1.5 Lo sguardo dell’antropologo

Sebbene le mie indagini antropologiche si siano concentrate in contesti diversi - dall’Atlantico del Nord alle latitudini artiche, fino alle profondità dell'Africa e alle lagune dell’Istmo di Tehuantepec, dove nel 1978 ho vissuto tra gli indios Huave di Santa Maria del Mar- è proprio quella sensibilità verso lo studio dell'uomo ad aver guidato questo mio “vagabondaggio” nel Mediterraneo.

Anche laddove non ho condotto ricerche sul campo in senso stretto, l'occhio dello studioso mi ha permesso di cogliere e mettere in risalto dinamiche socio-culturali spesso trascurate: quei legami invisibili, quei conflitti di identità e quelle forme di coesistenza, che rendono la storia della guerra di corsa e della pirateria un capitolo centrale dell'esperienza umana.

Da: PIRATI, CORSARI E CONTRABBANDIERI, TRA ATLANTICO DEL NORD E MEDITERRANEO, XV-XX SECOLO, vol. Ii, MEDITERRANEO            (in fase di revisione)

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PIRATI, CORSARI E CONTRABBANDIERI, TRA ATLANTICO DEL NORD E MEDITERRANEO, XV-XX SECOLO: IL SINGOLARE ITINERARIO DELL’AUTORE, ALLA SCOPERTA DI LUOGHI E AVVENIMENTI. PARTE I: ATLANTICO DEL NORD : PELLICCIONI, FRANCO: Amazon.it: Libri

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sabato 7 marzo 2026

356. 8 MARZO 2026: GLI AVVENTUROSI VIAGGI ATTORNO AL MONDO DELLA SIGNORA VIENNESE IDA PFEIFFER (1797-1858). Spesso capita di affezionarmi ai miei “personaggi”. Come nel caso di questa grande viaggiatrice. Una donna estremamente determinata, coraggiosa, naturalmente curiosa che, sfidando l’opposizione della famiglia e le rigide convenzioni dell’epoca e sprezzante dei pericoli, a cui più volte va incontro, si è spinta verso l’impossibile, aprendo una nuova “frontiera” all’altra metà del cielo! Da: L'AVVENTURA AL FEMMINILE.

 

Figura 10. Ida Pfeiffer

Spesso capita di affezionarmi ai miei “personaggi”

Come nel caso di questa grande viaggiatrice. 

Una donna estremamente determinata, coraggiosa, naturalmente curiosa che, sfidando l’opposizione della famiglia e le rigide convenzioni dell’epoca e sprezzante dei pericoli, a cui più volte va incontro, si è spinta verso l’impossibile, aprendo una nuova “frontiera” all’altra metà del cielo!

Anche se membro della piccola borghesia ottocentesca, non è certo ricca, anzi… 

Specie all’inizio, quando ha modestissimi mezzi e sopravvive grazie anche al cibo che elemosina. 

I libri che più tardi scriverà, presto diventati autentici best sellers, le permetteranno di viaggiare da sola per il mondo, con maggiore tranquillità. 

Visitando gli angoli più remoti del globo: è il primo appartenente all’Europa a penetrare all’interno della terra dei Dayaki temibili cacciatori di teste del Borneo; è la prima donna ad avvicinare i cannibali Batak a Sumatra. 

È anche una puritana che disprezza spesso ciò che vede, ma che verrà irresistibilmente attratta dai Dayak per la loro totale libertà.

Nei suoi cinque viaggi: 1842, 1845, 1846-48, 1851-54, 1856-58 percorrerà 240.000 chilometri, nonostante rapine e malattie (...). 

Ida Laura Reyer nasce a Vienna nel 1797. 

Il padre, un mercante, la tratta come gli altri suoi cinque figli maschi.

Perciò viene vestita ed educata di conseguenza. 

Incoraggiata a praticare attività all’aperto e a sviluppare forza fisica e indipendenza.

Probabilmente è questa sua singolare “personalità di base” ed inculturazione che decenni dopo indirizzerà verso l’avventura la sua vita! 

Scomparso il padre quando ha nove anni, la madre cerca di rimediare. 

Trasformando il “ragazzaccio” con vestiti idonei e lezioni di piano…

Nel 1820 sposa Pfeiffer, alto funzionario governativo. 

È con questo cognome che Ida sarà conosciuta in futuro!

Dopo che il marito perde il lavoro, la famiglia si impoverisce, tanto che per mandare i figli a scuola deve ricorrere ai fratelli.

La scomparsa della madre (1831) e una modesta eredità, la separazione dal marito (1835), l’autonomia dei figli (1842) la esentano improvvisamente dagli obblighi famigliari. 

Così decide di viaggiare. 

Perché: “quando ero solo una bambina, avevo un fortissimo desiderio di vedere il mondo. Ogni volta che vedevo un mezzo di trasporto, involontariamente mi fermavo, fissandolo fino a quando era scomparso…”. 


                      In Terrasanta (Costantinopoli ed Egitto): 1842

   La sua prima meta sarà la Terrasanta. 

La raggiungerà in pellegrinaggio, così da non destare preoccupazione in una famiglia già allarmata per il fatto che viaggerà sola. 

Il viaggio è comunque pericoloso, tanto che fa testamento prima di lasciare Vienna (marzo 1842). 

Risalito il Danubio fino al Mar Nero, tocca Costantinopoli, dove si ferma per tre settimane, giungendo infine a Gerusalemme.   

In Palestina rimane per alcuni mesi. 

Poi va nel Sinai e al Cairo. 

Visita le piramidi di Giza e la Sfinge. Impara a cavalcare i dromedari per avventurarsi nel deserto. 

Risale il Nilo. Visita la tomba della regina Hatshepsut [il tempio funerario di Deir el-Bahri] (...) 

 In Islanda: 1845

   A quel tempo la remota Islanda è collegata all’Europa grazie ai cinque viaggi annuali del postale danese che, con vento a favore, dopo undici giorni di navigazione, attracca nel porto di Hafnarfjördur, nei pressi di Reykjavík

Dopo aver superato le isole Shetland, sostato nelle Fær Øer, e raggiunto la costa meridionale dell’isola: in tutto 1.200 miglia nautiche in linea retta per i vapori (1.500-1.600 per i velieri).

L’ultima nave lascia ad ottobre Copenaghen e rimane in Islanda fino al mese di marzo.

   Rispetto ai viaggiatori che l’hanno preceduta nell’isola, la Pfeiffer viaggia da sola, con un bilancio ridotto all’osso: usa carri trainati da ponies; vive come gli islandesi; si lamenta per la loro grossolanità, la sporcizia delle case, la monotonia del cibo (porridge e pesce) (...)


Il primo viaggio intorno al mondo: 1846-1848

   Nel 1846 effettua un viaggio intorno al mondo (...) con le sue preziose molteplici lettere di presentazione si imbarca ad Amburgo sul brigantino danese Caroline (...)

Fortunatamente nel corso dei miei precedenti viaggi avevo trascorso a bordo dei velieri un periodo considerevole, per cui ero abituata alla loro ben più spartana vita, rispetto a quella dei vapori, dove tutto è gradevole e lussuoso. 

Poiché il vascello prosegue il suo rapido cammino indipendentemente dal vento, mentre i passeggeri godono di provviste fresche, hanno cabine spaziose e la compagnia è eccellente. 

I velieri sono assai diversi, a parte i grandi vascelli della Compagnia delle Indie Orientali. 

Non sono adatti ai passeggeri. 

Il carico è considerato la cosa principale e agli occhi dell’equipaggio i passeggeri rappresentano solo un problema in più.

 Lo spazio è così limitato che nelle cabine ci si gira con difficoltà. Inoltre il passeggero è completamente schiavo di ogni capriccio del capitano, 

  Un sovrano assoluto che detiene una manovra incontrollata su tutto.   

   Perfino il cibo dipende dalla sua generosità” (...).

In Brasile: 1846 (...)

Figura 14. Capo Horn

Continua il viaggio in Sud America: 1847

   Il 26 gennaio, mentre si scorgono le montagne della Patagonia, si superano le isole Falkland, che non si vedono, poiché la nave rasenta la costa per non lasciarsi scappare l’imboccatura dello Stretto di Magellano che, comunque, ci si accorgerà poi, è “sfuggita” il giorno 27...  

(...) il 3 febbraio “siamo così fortunati da raggiungere il punto più meridionale dell’America, così temuto da tutti i marinai (…) 

Dopo aver lottato per quattordici giorni con venti e onde, pioggia e freddo, siamo infine arrivati all’ingresso occidentale dello Stretto di Magellano, avendo superato la parte più pericolosa del nostro viaggio. 

Durante queste due settimane abbiamo visto poche balene e albatros e nessun iceberg. Alle 6 del mattino del 2 marzo raggiungiamo il porto di Valparaíso (…) 

L’intenzione, giungendo in Cile, era di fermarsi per poche settimane, per avere il tempo per effettuare una visita nella capitale Santiago e, dopo, continuare per la Cina. 

(…) Il 17 marzo seppi che la nave era ormai pronta per la traversata (…) notizia che non accolsi bene, poiché negli ultimi due giorni avevo sofferto di colera inglese”.

Tahiti: 1847

   Visitati gli altri paesi del Sud America, a Tahiti è scandalizzata dal comportamento delle donne. “Il 19 aprile raggiungiamo l’Arcipelago delle Isole della Società. 

Nella mattina del 26, il 39° giorno del nostro viaggio, avvistiamo Tahiti. 

L’avvicinamento a Papeiti, il porto di Tahiti, è estremamente pericoloso; come una fortezza è circondato da scogliere di corallo, mentre selvaggi e schiumosi frangenti rotolano da ogni lato.

 Lasciando aperto poco spazio. 

Attraverso cui può dirigersi un vascello. 

Prima che gettassimo l’ancora, fummo circondati da una mezza dozzina di piroghe, o barche, condotte da indiani, che da tutti i lati si arrampicarono su, fino al ponte, per offrirci frutta e crostacei, e non per ottenere pezze rosse o perline di vetro. 

I tempi d’oro per i viaggiatori sono finiti. 

Chiedevano denaro (…) 

Papeiti era piena di truppe francesi e diverse navi da guerra erano all’ancora (…) 

Cinque simili colossi muovevano le parti superiori del corpo in una maniera orribile e violenta, e, maggiormente, braccia, mani e dita (…) dopo poco due donne balzarono verso gli spettatori e danzarono freneticamente come due maniache; i più improbabili, audaci e indecenti i loro gesti (…) 

Questa sera ho visto la regina Pomare per la prima volta (...)”.

 In Cina (e i pirati): 1847

   Lasciammo il porto di Papeiti la mattina del 17 maggio”. Per proseguire per la Cina (...). 

Figura 17. Hong Kong


Il giorno dopo la nave riprende la navigazione diretta ad Hong Kong. 

A causa dei bassi fondali, la nave fu costretta a navigare a grande distanza dalla costa, dove sarebbe stata esposta ad un attacco dei pirati, che qui sono molto audaci e numerosi. 

Così venne presa ogni precauzione e la guardia fu raddoppiata di notte. 

Non più tardi del 1842 questi pirati hanno assalito un brigantino ancorato nelle Macao Roads, massacrando l’equipaggio e saccheggiando il vascello.  

Il capitano era dovuto rimanere a terra e i marinai erano andati senza problema a dormire, lasciando un solo uomo di sentinella. 

Nel mezzo della notte un sampan, come si chiama un’imbarcazione più piccola di una giunca, si accostò al brigantino.  

Uno dei rematori salì a bordo, con la scusa di avere una lettera del capitano e, come il marinaio si avvicinò alla lanterna per leggere la lettera, fu colpito da una pallottola alla testa (…) Gli altri si arrampicarono subito sul brigantino, massacrando in poco tempo i marinai.” (...)

A Canton si imbatte nel famoso naturalista Louis Agassiz, estremamente sorpreso dalla sua apparizione in quel luogo. 

Da lui appresi quali rischi, come donna, avevo corso nell’attraversare le strade di Canton senza la scorta, ma solo con una guida cinese. 

Per cui mi dovevo sentire straordinariamente fortunata nel non essere stata insultata nel modo più volgare dalla gente o, perfino, presa a sassate. 

Se ciò fosse accaduto, la guida sarebbe immediatamente scappata, lasciandomi al mio destino (…) 

Da poco aveva appena appreso che due suoi amici diretti ad Hong Kong erano stati attaccati dai pirati: uno era stato ucciso, l’altro ferito (…) ”.

Figura 19. Singapore

Singapore, Ceylon, India: 1847,1848

   La sua prossima tappa è l’India. Prima però giunge a Singapore il 3 settembre (...). 

 Quando si imbarca sul vapore inglese Braganza (equipaggio cinese, malese, cingalese, bengalese, indostano, europeo), che in 10 giorni la porterà fino a Ceylon, a 1.900 miglia di distanza.  

Qui vede la storica città di Candy e Colombo. 

Il 27 è a bordo di un altro vapore inglese, il Bentinck diretto in India(...). 

Il 30 è a Madras. 

Ma alla Pfeiffer non basta, perché da là si porta il 4 novembre fino all’Hoogly, uno dei sette rami del delta del Gange, che risale fino a Calcutta, capitale del Bengala (...)

   In India trascorrerà diversi mesi, portando appresso solo una ghirba per l’acqua, padella, sale, pane, riso, ma a volte è la gente che la sfama.

  In navigazione verso il Medio Oriente, scoppia il vaiolo a bordo: 1848

   Dopo numerose visite nelle più importanti ed interessanti località, tra cui Agra e Delhi, il 23 aprile 1848 lascia il porto di Bombay (oggi Mumbai) sul piccolo vapore Sir Charles Forbes, diretto a Bassora, in Mesopotamia (Iraq). 

   Il vapore è sovraccarico di persone: “solo l’equipaggio conta 45 marinai. 

Poi ci sono 124 passeggeri, principalmente Persiani, Maomettani e Arabi (...) 

Quando questa folla fu radunata, non c’era il più piccolo spazio libero sul ponte; per passare da un posto all’altro era necessario arrampicarsi su innumerevoli ceste e scatole, stando attenti a non montare sulle teste e i piedi della gente (…) 

Fu scoperto il terzo giorno di viaggio. 

Il vaiolo era in una grande cabina dove erano stipati 7 bambini e 18 donne. 

Avevano meno spazio dei negri su una nave schiavista. 

La malattia aveva già colpito i bambini prima di imbarcarsi.

 Nessuno però poteva sospettarlo. Infatti il morbo era già scoppiato quando le donne si erano imbarcate nel corso della notte pesantemente velate e avviluppate in larghi mantelli, sotto i quali portavano i bambini (…) il corpo del bambino venne avvolto in un panno bianco, legato su un asse di legno appesantito da alcuni pezzi di carbone o di pietra e calato in mare. Ci furono altri due morti”(...).


Russia e Turchia. Ancora in navigazione, scoppia il colera: 1848

   Stanca di paesi sottosviluppati, ora si dirige verso la Russia ma, scambiata per una spia, è trattenuta in prigione (21 agosto). 

Quando sarà in grado di ripartire, attraversa il Mar Nero, per raggiungere Turchia, Grecia e, infine, Italia. 

21 settembre, che terribile notte! 

Uno dei marinai è stato improvvisamente attaccato dal colera. Nonostante tutta l’assistenza muore nel giro di 8 ore (…) la salma viene sbarcata nella mattina a Bschada (…) di nascosto degli altri passeggeri (…)". 

    Il 28 è a Jalta (piccolo villaggio), il 29 a Sebastopoli (grande e bella fortezza), mentre il 30 settembre raggiunge Odessa. 

Quindi attraverso il Bosforo si porta a Costantinopoli (...). 

Dal tempo del suo ultimo soggiorno ora tra le due sponde del Corno D’oro c’è un nuovo e bel ponte di legno. Mentre le “donne sembrano meno pesantemente velate rispetto alla mia prima visita a Costantinopoli [1842]. 

Il suburbio di Pera appare molto desolato.

 C’è stato un numero di incendi cresciuto nel corso del mio soggiorno(...) ”. 

 (...) Dopo due anni di assenza infine è nuovamente a Vienna.


Il secondo giro del mondo 1851-1854: Africa, Indie Orientali olandesi, Australia, Stati Uniti, Sud America (...)

  (...)  Procede, quindi, verso Singapore e Borneo. 

Dove rimane sei mesi. Effettuando il suo grandioso exploit nell’impenetrabile giungla dei tagliatori di teste Dayak

Del resto "mi sarebbe piaciuto trascorrere più tempo tra gli indipendenti Dayak, poiché li ho trovati, senza eccezioni, onesti, di buon temperamento e modesti nel comportamento. 

Sarei portata a collocarli, per queste qualità, sopra ogni razza da me conosciuta”.

Viaggiando nelle Indie Orientali olandesi (oggi Indonesia), a Sumatra visita i cannibali Batak, che la gestiscono come curiosità da “passarsi” di tribù in tribù. 

Per la prima volta Ida è terrorizzata. 

Alcuni gesti le fanno ritenere che vogliano ucciderla per mangiarla! Ma non si perde d’animo… 

In rudimentale Batak scherza sul fatto che è vecchia e dura per un buon pasto. 

Il che li diverte, tanto che la lasciano sola, consentendole di scappare. 

Scriverà una delle prime descrizioni dei loro usi e costumi!(...) 

 

L’ultimo viaggio, 1856-1858: Mauritius e Madagascar

Nel 1856 è a Mauritius e, quindi, in Madagascar. 

L’ottima iniziale accoglienza della regina Ranavalona si trasforma presto in un incubo. 

Allorché viene involontariamente coinvolta in un complotto per rovesciarla. 

Arrestata, sarà espulsa nel 1858 ormai preda di una malattia tropicale. 

Morirà poco dopo il rientro a Vienna.

Da: L'AVVENTURA AL FEMMINILE. VENTI RITRATTI DI DONNE STRAORDINARIE, CHE HANNO PERCORSO LE VIE DEL MONDO ALLA RICERCA DI CONOSCENZA 

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...

JEAN LOUIS RUDOLPHE AGASSIZ (1807-1873), zoologo, naturalista, paleontologo, glaciologo svizzero-statunitense, incontrato da Ida a Canton (Cina), nel 1847, figura nel cap. 15 del vol. 4 (AMERICA) della Tetralogia: ALLA SCOPERTA DEL MONDO. Archeologi, Esploratori, Grandi Viaggiatori, Geologi, Naturalisti, Paletnologi

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(America) (219 pp., 166 foto) https://www.amazon.it/dp/1653579420