Translate

venerdì 3 luglio 2026

402. QUI BASE ARTICA DIRIGIBILE ITALIA, SVALBARD. DALLA TERRA DEGLI ORSI POLARI UNA RASSEGNA E UN INVENTARIO CULTURALE DEI POPOLI DEL GRANDE NORD

 

Figura 6.    La Base di ricerca italiana del CNR Dirigibile Italia (Archivio A.)

PRESENTAZIONE

Versione integrale in italiano della comunicazione letta il 15 maggio 1997 al Convegno Internazionale tenutosi a Ny Ålesund (Spitsbergen, Svalbard), nel corso dell’Inaugurazione Ufficiale della Base Artica Italiana del CNR "Dirigibile Italia". 

Nonostante il tempo trascorso, ritengo tuttora valido quanto allora scrissi per l’importante e prestigiosa occasione, a proposito di quello che avrebbe dovuto rappresentare un robusto programma di ricerche artiche, da realizzare sia nella mia disciplina, che in quelle collaterali.

 Tutti studi sul campo da conseguire “partendo” da quella nostra straordinaria base alle Svalbard.

Oggi sembra del tutto scontato ed ovvio affermare come quello di allora sia stato solo un grandioso sogno ad occhi aperti. Una sorta di wishful thinking, del tutto utopistico e impossibile da concretizzare, sia pure in piccolissima parte, già ancor prima della crisi economica, in cui da anni versa il nostro paese. 

Dopo che il mio “libro dei sogni” silente e modesto per lungo tempo è stato abbandonato in un cassetto, fin quasi ad essere dimenticato, ecco arrivare un input imprevisto, che mi ha subito indotto a rileggere attentamente quelle neglette carte. 

Forse non è rigorosamente scientifico il dirlo, eppure in qualche modo la molla scattata in me l’ha innescata un’intervista televisiva rilasciata da un noto attore di un recente film di straordinario successo di pubblico. Allorché accennò alle Svalbard, alla nostra Base, agli orsi polari. Così, pagina dopo pagina, mi sono convinto della bontà del lavoro, della sua attualità e della sua struttura, tanto da lasciarla pressoché intatta.

Pur rispettando integra buona parte del testo, indispensabili controlli e verifiche mi hanno consigliato di apportare alcune modifiche, qualche novità (sul cambiamento climatico, ad esempio), numerosi aggiornamenti statistici, integrazioni e approfondimenti, un paio di nuovi capitoli, compreso quello riguardante l’algebra degli etnonimi (i nomi, passati e attuali, dei vari popoli artici e subartici). 

Inoltre, grazie al lavoro scientifico, che porto avanti ormai da oltre mezzo secolo, che ho la consuetudine di elaborare note definibili “di sostanza”. 

Alle numerose scritte all’epoca (155), ne ho aggiunte un’altra cinquantina. 

Un apparato fotografico di tutto rispetto, proveniente anche dalla mia fototeca, e arricchito da corpose, impreziosisce il testo.

Il saggio ci parla dell’Artico, di esplorazioni geografiche e di ricerche scientifiche, nazionali e internazionali, regionali e intercontinentali. Grazie a un folto Gotha di esploratori e studiosi che, a ragione, sono entrati anche nella Storia con la S maiuscola.  

Ad iniziare dallo stesso Nobile e continuando con John Ross, Parry, Rae, Nansen, Duca degli Abruzzi, Amundsen, Nordenskiöld (per gli esploratori), ma anche Boas, Rasmussen, Stefansson, Paul-Emile Victor, Malaurie (per gli antropologi). 

Soprattutto offre un’autentica e ampia rassegna delle popolazioni artiche (e subartiche) autoctone di Asia, Europa e America, che spazia dalla Siberia all’Alaska, passando attraverso Russia Artica, Lapponia, Svalbard, Islanda, Groenlandia, Artico canadese.

Una panoramica che naturalmente coinvolge la mia disciplina (l’etno-antropologia nelle sue varie differenziazioni, specializzazioni e declinazioni), ma anche numerose altre. 

Come, ad esempio: archeologia, linguistica, ecologia. In cuor mio ritengo che il quadro messo a disposizione della curiosità e dell’interesse del lettore, sia esso “generico”, che specialistico, possa essere apprezzabile.

Così, dopo aver raggiunto per nave Sitka, la capitale di quella che un tempo era stata l’America Russa, nell’Alaska sud-orientale, a bordo di un vetusto Dakota atterreremo ad Old Crow, tra gli indiani Gwich’in dello Yukon. 

Già chiamati Loucheux, cioè “strabici”, un termine che definire “stravagante” è poco... 

Quindi ci porteremo sulle rive del Mar Glaciale Artico. 

Così, prima ad ovest nei Northwest Territories, poi ad est nell’autonomo Nunavut, avremo modo di visitare nell’Artico canadese alcune comunità Eschimesi (Inuit) e di osservare sezioni dello storico Passaggio a Nord-Ovest. 

Non senza aver prima raggiunto con un lungo balzo aereo Resolute Bay, nell’Alto Artico. 

Dove non saremo molto distanti dal Polo Magnetico.

 Successivamente nella “Terra Verde”, la Groenlandia, riusciremo a dare una “sbirciata” alla fattoria del celebre fuorilegge e colonizzatore vichingo Eirík Raudi, alias Eirík “il Rosso”.

 Continuando a spostarci nel nostro viaggio ancora più ad est, un accenno all’Islanda e già siamo nel Mar di Barents, pronti a sbarcare nelle polari isole Svalbard. 

Dove ancora oggi minatori norvegesi e russi estraggono carbone dalle viscere della terra. 

Proseguendo nel nostro lunghissimo itinerario verso oriente, cercando sempre di mantenerci sulle alte latitudini, nel Nord Norge incontreremo i Lapponi (Sami) e visiteremo una loro antica fattoria.

 Anche se in seguito, nei musei all’aperto di Stoccolma e, quindi, di Helsinki, ci imbatteremo nuovamente nelle loro tradizionali abitazioni e fattorie e, in un caso, costruite anche dal popolo dei Careli

Poi il vostro umilissimo “Virgilio” dovrà lasciare necessariamente il passo alla letteratura etno-antropologica: “ubi maior…”  

D’ora in avanti sarà infatti essa a guidare il nostro vagabondaggio artico. In particolare allorché ci addentreremo nella Russia artica e, poi, nell’immensa Siberia. 

Infine, oltrepassato lo Stretto di Bering, ecco ricominciare il nostro tour del Tetto del Mondo

Poiché saremo arrivati nuovamente in Alaska! 

Perciò ci dovremo interessare ai popoli che vivono nelle tundre e nelle foreste di terre artiche e subartiche, composti da cacciatori di mammiferi marini e di animali per la carne e la pelliccia, di allevatori di renne, perfino di agricoltori, di cui l’A. non ha conoscenza diretta.

 Un’apparente dicotomia, questa, che però non risulterà evidente al lettore. Poiché regioni, popoli, tematiche e problematiche saranno avvicinate sempre in maniera sistematica e il più possibile onnicomprensiva.  

                              SOMMARIO

PREMESSA

1 L’INAUGURAZIONE A NY-ÅLESUND, LA STORICA “BAIA DEL RE” DI NOBILE E AMUNDSEN 1.1 In cammino verso il pilone dei dirigibili Norge e Italia; 1.2 L’invito; 1.3 Ny-Ålesund, la “Baia del Re”  1.4 La stazione di ricerca internazionale; 1.5 La Base Dirigibile Italia: 1.6 Ancora su Ny-Ålesund

2 LA COMUNICAZIONE PRESENTATA AL CONVEGNO: LE SCIENZE UMANE E GEOGRAFICHE NELL'ARTICO, PRIORITÀ E PROSPETTIVE 2.1 La Base "Dirigibile Italia"; 2.2 Il contributo che l’Italia potrebbe apportare alla conoscenza dell'artico 2.3 Gli Italiani e l'Artico

3 LA RASSEGNA DEI POPOLI CIRCUMPOLARI, TRA EURASIA E AMERICA: 3.1 L'Artico; 3.2 I Popoli circumpolari; 3.3 Rapido preambolo sui nomi dei popoli, gli etnonimi, per superare “quasi” indenni la confusione di identità etnico-linguistiche;    3.3.1 Russia (e Siberia) 3.3.2 Finnmark; 3.3.3 Inuit (Eschimesi) tra Siberia, Alaska, Canada, Groenlandia; 3.3.4 Indiani in Alaska e Canada; 3.4 Siberia (e Kamchatka); 3.4.1 Gruppo linguistico samoiedo; 3.4.2 Gruppo linguistico ugro-finnico; 3.4.3 Gruppo linguistico turco: 3.4.4 Gruppo linguistico tunguso: 3.4.5 Gruppo paleo-asiatico o paleo-siberiano: 3.5 Russia Artica 3.6 Fennoscandia 3.7 Islanda 3.8 Groenlandia; 3.9 Artico Canadese 3.9.1 Inuit (Eschimesi) 3.9.2 Indiani (subartico occidentale e centrale), 3.9.3 Indiani Algonchini (subartico); 3.10 Alaska 3.10.1 Aleuti 3.10.2 Inuit (Eschimesi): 3.10.3 Indiani Athabaska:

4 GLI STUDI ETNO-ANTROPOLOGICI E GEOGRAFICI

5 LE PRIME GRANDI MISSIONI ETNO-ANTROPOLOGICHE E GEOGRAFICHE ARTICHE 5.1 Artico canadese e Groenlandia: Boas, Holm, Stefansson, Rasmussen e le sue sette “Spedizioni Thule”; 5.2 Tra Asia e America: la Jesup North Pacific Expedition (1897-1902); 5.3 I Russi nelle Svalbard: la spedizione Cicagov (1764-66); 5.4 Le ricerche scientifiche nelle Svalbard: dal viaggio della Recherche, tra Lapponia, Islanda e Svalbard (1838-39)

6 SETTORI ARTICI DI INTERESSE PER EVENTUALI PROGRAMMI E PROGETTI DI RICERCA SINGOLA E PLURIDISCIPLINARE 6.1 Svalbard; Preistoria; Archeologia; Archeologia subacquea; Archeologia industriale; Etnostoria:

Antropologia urbana: storia degli insediamenti dal 1900 ad oggi; Antropologia dello Sviluppo ;Turismo

Il "Grande Cambiamento" nelle comunità norvegesi e russe avvenuto a partire dagli anni '1990

6.2 Fennoscandia settentrionale (e Penisola di Kola) Lapponia; 6.3 Russia Artica, Siberia, isole Siberiane; I Pomori del Mar Bianco; I Pomori e il commercio con la Norvegia; Rotta Marittima Settentrionale (Passaggio a Nord-Est); 6.4 Alaska continentale; 6.5 Gli Aleuti (tra Alaska e Siberia); 6.6 Beringia Siberiana; 6.7 Artico canadese; 6.8 Groenlandia; 6.9 Islanda

7 AREE PROBLEMATICHE DI POSSIBILE FUTURA RICERCA 7.1 Archeologia; 7.2 Archeologia Subacquea; 7.3 Etno-Antropologia; Antropologia politica; Il ruolo delle organizzazioni autoctone; Il problema dei diritti acquisiti tradizionali dei popoli artici sulla propria terra; Il Cambiamento Culturale e i nuovi problemi ambientali; Il ruolo dell'educazione e dell'insegnamento della lingua tra i popoli nordici; L'Ambiente e l'Uomo; Etnicità; Il Mito dell'Artico; Acculturazione tra gli europei indotta dai popoli artici  7.4 Etnopsichiatria e Antropologia Psicologica Transculturale e non. I "disturbi etnici “storici e attuali  7.5 Etnoscienza tra i popoli nordici: la "nuova" frontiera dell'antropologia. La cartografia degli Inuit (Eschimesi) 7.6 Etnostoria; Le grandi migrazioni eschimesi del passato; Storia del contatto: incontro tra bianchi ed eschimesi. Il caso degli Eschimesi Polari della Groenlandia; Movimenti revivalistici: nativistici, messianici, millenaristici

8 L'ANTROPOLOGIA "RECIPROCA"

9 PREISTORIA

10 SOCIOLOGIA; Devianza sociale

11 TRA ETNOGRAFIA, ETNOLOGIA E ANTHROPOLOGY OF VISUAL COMMUNICATION ; Arte

12 ARCHITETTURA NORDICA TRADIZIONALE E INNOVATIVA, AUTOCTONA E NON Architettura tradizionale tra gli autoctoni; Architettura tradizionale norvegese; Impianti centralizzati di teleriscaldamento e servizi; Il cambiamento climatico e il caso delle costruzioni, che poggiano su un permafrost in via di graduale scioglimento

13 IL TRASPORTO NELL'ARTICO (VIA TERRA E VIA MARE): PERSISTENZA DEI MODELLI TRADIZIONALI, LE INNOVAZIONI TECNOLOGICHE

14 GEOGRAFIA POLITICA; La sovranità sulle terre artiche: statunitensi, danesi e norvegesi si contendono la sovranità sulle isole della Regina Elisabetta; Gli Statunitensi (Peary) e la Groenlandia settentrionale ; Il caso della Groenlandia orientale e i norvegesi: un'altra No Man's Land.

14.1 Il ruolo delle organizzazioni internazionali nell'artico; Processo di Rovaniemi; Arctic Council; Northern Forum; IASC, International Arctic Science Committee

15 LINGUISTICA

16 ANTROPOLOGIA APPLICATA: LA DIVULGAZIONE SCIENTIFICA; Raccolta dati generali, areali, specialistici; I Musei Nordici; Università e Istituti di Ricerca Nordici: Alaska, Finlandia, Islanda, Norvegia, Russia, Svezia ; Alaska ;Finlandia; Islanda; Norvegia; Russia; Svezia

Università, Istituti e Biblioteche con specializzazioni sull'Artico: Canada, Finlandia, Francia, Giappone, Gran Bretagna, Italia, Norvegia, Russia, Stati Uniti, Svezia, Canada; Finlandia; Francia ; Giappone; Gran Bretagna Norvegia; Italia; Russia; Stati Uniti; Svezia

17. BIBLIOGRAFIA 17.1 Generale: Artico, Polo, Esplorazioni, Archeologia, Etno-antropologia ; 17.2 Artico, Cambiamento Climatico; 17.3 Bibliografia areale: Alaska; Artico Canadese, Generale ed Esplorazioni (e Yukon); Groenlandia, Generale, Vichinghi; Islanda; Pomori (Russi del Mar Bianco); Fennoscandia e Lapponia (Sami - Lapponi, Kvens, Careli); Russia Artica, Siberia e la Rotta Marittima Settentrionale (Passaggio a Nord-Est); Svalbard

18 A NON CONVENTIONAL ENGLISH ABSTRACT: THE HUMAN AND GEOGRAPHICAL SCIENCES IN THE ARCTIC, PRIORITIES AND PERSPECTIVES: AN INTRODUCTORY OUTLINE



E-Book e versione cartacea di grande formato - 16,99 x 24,41 - a colori e in bianco e nero (241 pp., 232 immagini, di cui 106 a colori, 204 note), I ediz. 
(versione in bianco e nero: https://www.amazon.it/dp/152075048X )



II ediz. cartacea (15,6 x 23,39), a colori e in bianco e nero (263 pp.). 
Versione in bianco e nero: https://www.amazon.it/dp/1790246121



 

 

martedì 30 giugno 2026

401.Dalle Serre Maremmane all'Ultima Thule: Ricordi di un Viaggio Invernale nelle Isole Shetland

Figura 41. Up Helly Aa: brucia la lunga nave vichinga, 1973 

( CC Some Rights Reserved Anne Burgess)


Una parola sullo "Zeitgeist", lo "spirito del tempo", tra altipiani dell'Africa orientale e serre maremmane...

Sia pure molto virtualmente, forse chi mi legge potrà alleviare il periodo di calura estrema, che tutti noi stiamo sperimentando sulla nostra pelle.  

Calore che, dapprima (quando un vento costante rendeva il caldo più sopportabile) mi ha ricordato i miei due soggiorni di ricerca negli altipiani dell'Africa Orientale. 

Poi, quando il vento ha cessato di soffiare, e il caldo è diventato sempre più soffocante e opprimente, mi ha rammentato le rapide "esplorazioni" effettuate  all'interno delle serre maremmane del mio vicino! 

Nell'Università di Durham

Nel 1982, prima delle festività natalizie, trovandomi nell'Inghilterra settentrionale, per una ricerca negli archivi del Sudan dell'Oriental Library dell'Università di Durham, decisi di effettuare una “ricognizione” negli arcipelaghi scozzesi del nord, sia nelle più settentrionali Shetland, che nelle Orcadi.

Da sempre nutro un forte interesse per le dinamiche del cambiamento culturale. 

Si tratta di un'area di studio complessa e attuale, capace di interpretare le sfide della nostra società per offrire soluzioni operative concrete a politici, amministratori e operatori sociali. 

Questo processo non riguarda esclusivamente contesti geograficamente distanti o considerati "esotici", ma investe direttamente anche le nostre realtà più vicine e familiari.

In quel periodo ero attratto dalla quella che, a quei tempi, costituiva la terza "rivoluzione culturale", che gli abitanti delle isole Shetland stavano sperimentando sulla propria pelle: il ritrovamento e lo sfruttamento razionale e sistematico delle enormi riserve di petrolio e gas scoperte nella piattaforma continentale del Mare del Nord.

Prima della partenza da Durham, avrei avuto anche una conferma ai miei timori, riguardo le condizioni meteo che avrei avuto nelle isole in quel periodo dell'anno 

Quando, tra l'ironico e il serioso consiglio saggio, alcuni colleghi dell'Università mi ricordarono come da loro esistesse un vecchio detto che sostiene: "chi a dicembre va a nord di Durham, o è pazzo, o è coraggioso"! 

Con immodestia ho sempre pensato come la seconda risposta si addicesse al mio caso... 

Poiché non sono poi invero molti, a parte coloro che vi abitano e vi lavorano, a poter raccontare un'esperienza di viaggio analoga, in isole bagnate da acque, dove è un azzardo nuotarvi, sia pure durante il mese più caldo

Recarsi in queste isole settentrionali non è la cosa più agevole di questo mondo. 

Specialmente nel corso dei rigidi mesi invernali. 

A causa del freddo intenso, della pioggia battente, delle forti nevicate, del ghiaccio sulle strade. 

Insomma di tutto ciò che di negativo può esserci nella stagione cattiva per antonomasia, per giunta nel mese “peggiore”...

“Confortato”, perciò, dall’inatteso viatico, tra l'accademico e il tradizionale, raggiunsi in treno Aberdeen. 

La mattina dopo un affidabile bimotore ad elica Hawkley-Sideley: volo British Airways BA 5746,  mi farà atterrare in poco più di un’ora all’aeroporto di Sumburgh, nelle Shetland.

I colleghi mi avevano anche messo in guardia sulla pericolosità del piccolo aeroporto: poco più di una semplice pista su una lingua di terra posta tra due bracci di mare.

Durante le fasi dell'atterraggio diede la sensazione - sbagliata - di un errore del pilota e la sgradevolissima impressione di atterraggio nel mare in tempesta. 

Sensazione simile l'avrei ancora provata l’anno dopo atterrando all'aeroporto di Sitka, nell'Alaska sud-orientale.

Ma almeno quello era un giorno assolato, e riuscii a distinguere bene la prossimità della pista, subito dopo le ultime onde.

...

Piteaaveva udito che essa è la più settentrionale delle isole britanniche, sei giorni più a nord della Britannia e vicina quasi un giorno soltanto dal “Mare Gelato” (…) in cui terra e mare e tutto galleggia (…) cosa che non può essere oltrepassata da uomini e navi (…) vi è terra abitabile fino alle “parti estreme intorno a Thule”. 

Pitea è il geografo, navigatore e astronomo greco di Marsiglia che, alla fine del IV secolo a.C., effettuò il suo avventuroso viaggio verso le terre boreali europee. 

Fino a giungere a quella che venne definita l’isola di Thule o Ultima Thule: “estrema regione abitata e abitabile, oltre la quale era dominio del mare, della nebbia, delle tempeste, dei ghiacci”.

Il grande Tolomeo nella sua Geografia del 150 d.C. ritiene che Thule siano le isole Shetland, a nord della Scozia “e sulla terraferma della Eurasia, presso a poco alla stessa latitudine, i Monti Iperborei, dai quali scorrono le fonti del Volga (Rha)”. 

Non so se questo arcipelago nordico sia la Thule, più o meno “Ultima”, dell’avventuroso greco. 

Senz’altro per me l’isola di Mainland rappresentò allora il punto più settentrionale toccato nella mia vita. 

Tanto più che il particolare aspetto geo-astronomico veniva immediatamente confermato, se ce ne fosse stato ancora bisogno, dal rigido clima invernale. 

Connotato da un gelo così intenso da penetrare nelle ossa. 

Spesso accompagnato da impressionanti raffiche di vento, capaci improvvisamente di sospingerti. 

Cosa invero preoccupante, specialmente quando andavo ad ammirare le splendide e imponenti scogliere dell’isola strapiombanti sul mare.

Tanto da costringermi, precauzionalmente, ad osservarle dal ciglio, rimanendo accuratamente “ventre a terra”…

Figura 75. Foto con l’autoscatto (l’antenato del “famigerato” selfie) della Nikon F. L’A. e le scogliere di Esha Ness 

E dire che l’anno appresso, a neanche nove mesi di distanza, avrei addirittura raggiunto il punto più vicino al Polo Magnetico

Resolute Bay (Lat 74° 41’ N), nell’Alto Artico canadese, nel corso del mio survey antropologico tra gli eschimesi (Inuit). 

Eppure nel 1982 potevo ritenermi più che soddisfatto per quello che, all’epoca, costituiva il mio record personale. 

Per la prima volta in vita mia io, che avevo effettuato ricerche sul campo solo nei paesi tropicali, potevo addirittura pensare di trovarmi ben più a nord, di quel che ero in realtà. 

Come è nata l'idea di questo libro

L’idea di realizzare questo libro, rendendolo disponibile ad una più ampia platea di lettori, rispetto a quelli che avevano avuto modo di leggere i miei articoli sull’argomento, pubblicati su riviste e giornali, è venuta guardando alcune puntate di: Shetland, una serie televisiva prodotta dall’ITV, per la BBC Scotland

Il cui protagonista era un detective della polizia di Lerwick che, ovviamente con successo, indagava sugli omicidi perpetrati nella Mainland, la principale isola dell’arcipelago. 

Tra l’altro era originario di Fair Island, l’isola più meridionale, a metà strada tra le Shetland e le Orcadi.

Inaspettatamente ho provato una forte sensazione di nostalgia, osservando nuovamente sullo schermo quell’ambiente così completamente differente da quelli mediterranei. 

Quasi sempre caratterizzato da chiaroscuri di inusitata, seppur singolare, bellezza. 

Che si fanno presto da parte, dopo uno forte scroscio di pioggia, lasciando spazio a vividi colori, che paradossalmente fanno la loro comparsa, uno ad uno. 

I panorami maestosi, le gigantesche scogliere a picco sul mare, le nuvole basse, l’atmosfera decisamente subartica, mi hanno fatto tornare alla mente che quelle isole potevano realmente rappresentare, ca. 2.500 anni fa, l’ultima terra abitabile dell’ecumene. 

Perché, anche ad una latitudine del resto non eccessiva, avrei perfino potuto avere la fortuna di ammirare, alte nel cielo notturno, le sciabolettanti e fantasmagoriche aurore boreali dell’Ultima Thule

Quel viaggio nordico, effettuato oltretutto in una stagione proibitiva (mese di dicembre), avrebbe rappresentato per me il primissimo approccio ad una realtà ecologico-culturale radicalmente diversa da tutte quelle che fino ad allora avevo conosciuto (Sudan, Kenya, Messico). 

L'«incontro» con i Vichinghi

Tra l’altro in quelle isole scozzesi l’ex africanista avrebbe “incontrato” per la prima volta i Vichinghi

Un iniziale approccio, che si sarebbe dovuto consolidare in seguito.

Poiché le Shetland inconsapevolmente rappresentarono la prima di numerose “tappe” del mio futuro peregrinare sulle tracce del cosiddetto movimento vichingo d’oltremare, che mi avrebbero condotto: ancora a sud-ovest (Orcadi, Scozia e Inghilterra nord-orientale, Ebridi Esterne, Fær Øer, Dublino), verso nord (Svalbard), verso ovest (Terranova, Islanda, Groenlandia, Labrador), verso sud (Normandia), verso est (Russia).

Dal punto di vista fondativo delle comunità marittime, che avrei in seguito avvicinato, i “Vichinghi” hanno costituito solo uno dei diversi aspetti, anche se tra i più importanti e avventurosi, presenti nell’intero quadro. 

Grazie al quel viaggio di studio o, se volete, di reconnaissance, prima delle Shetland, poi delle meridionali Orcadi, sia pure involontariamente sarebbe stato gettato il primo seme di ciò che anni dopo si sarebbe trasformato nel mio Programma sulle Comunità Marittime dell’Atlantico Settentrionale.

 ULTIMA THULE. RICORDI DI UN VIAGGIO DI STUDIO INVERNALE NELLE ISOLE SHETLAND

E-book, e versione cartacea a colori  e in bianco e nero (133 pp., 114 immagini, di cui 89 a colori - 55 sono dell'A. - )


E-Book:
 ULTIMA THULE: RICORDI DI UN VIAGGIO DI STUDIO INVERNALE NELLE ISOLE SHETLAND (Viaggi e Ricerche di un Antropologo tra Vecchio e Nuovo Mondo Vol. 10) eBook : Pelliccioni, Franco: Amazon.it: Kindle Store
versione a colori: 
https://www.amazon.it/dp/1793119147

          versione in bianco e nero: https://www.amazon.it/dp/1094761575

SOMMARIO

PREFAZIONE

INTRODUZIONE

TAPPA NELL’INGHILTERRA SETTENTRIONALE: DURHAM E L’ESCURSIONE NEL  LAKE DISTRICT

Durham, “modello” di Geografia Urbana

Warkworth, Lindisfarne e Durham

Fondazione di Durham

Sir Walter Scott, le Shetland e Durham,

Dalle miniere di carbone ai colleges universitari

L’escursione nel Lake District

STORIA DELLE SHETLAND

I Pitti, i Brochs, Jarlshof

Jarlshof

Broch Clickhmin, Lerwick

Vichinghi, Norvegesi, Dano-Norvegesi, Scozzesi

Gli arcipelaghi delle Shetland e delle Orcadi offerti in garanzia alla Scozia

LA LINGUA, TRA INGLESE E NORN

Il Folklore

L’Up-Helly-Aa

LEGAMI CON LA NORVEGIA

L’ECONOMIA

Agricoltura

Allevamento

Pesca e Itticoltura

Petrolio

Turismo

NASCITA (CON PECCATO ORIGINALE) E SVILUPPO DI LERWICK

Il “peccato originale” di Lerwick: il contrabbando

La Storia dei Lodberries

L’ISOLA DI MAINLAND

Lerwick

Scalloway

Nel nord di Mainland: la Gallows Hill (la “Collina delle streghe”), Tingwall, Weisdale Voe, Esha Ness

Nel sud di Mainland

LE CRISI ESISTENZIALI COLLETTIVE

- LE QUATTRO RIVOLUZIONI CULTURALI

PRIMA RIVOLUZIONE, 1886: il Crofters' Act

SECONDA RIVOLUZIONE, ‘1960: lana, maglieria, pesce refrigerato, artigianato d’argento

TERZA RIVOLUZIONE, 1971-1998: scoperta e sfruttamento di petrolio e gas

QUARTA RIVOLUZIONE, 1998-oggi: contrazione estrazione petrolifera, rinascita e sviluppo delle tradizionali attività economiche (crofting, allevamento, pesca, itticoltura), turismo

Petrolio, gas

Pesca e itticoltura

Coltivazione, allevamento, turismo

CONTRABBANDO E PIRATERIA NELL’ARCIPELAGO

I NAUFRAGI

In Scozia

Protezione dei relitti di importanza storica

Nelle Shetland

Le basi a terra dell’haaf: Walls e Stenness (Mainland)

Naufragi “importanti” e relitti tutelati dalla legge: XVII-XVIII secolo

Durante la Grande Guerra

Nella Seconda Guerra Mondiale

FAIR ISLE

1. Il naufragio di El Gran Grifón, 1588

2. Naufragi, 1868-1894

3. L’anno del disastro, 1897

L’antefatto

La tragedia ha inizio

La richiesta dei soccorsi

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE


TUTTI I DATI (ECONOMICI, STATISTICI, DEMOGRAFICI, ETNOGRAFICI, ECC.) CONTENUTI NEI MIEI LIBRI SONO STATI ACCURATAMENTE VERIFICATI, INTEGRATI E AGGIORNATI AL MOMENTO DELLA LORO PUBBLICAZIONE.

...

Le visualizzazioni del blog, nel mese di giugno, sono state: 55.163

Per consultare le mie pubblicazioni e ricerche scientifiche ufficiali: ResearchGate, Academia.edu, Google Scholar ["motore di ricerca che, tramite parole chiave specifiche, consente di individuare testi della letteratura accademica"], JSTOR [biblioteca digitale statunitense].


domenica 28 giugno 2026

400. Lisbona, tra Tradizione e Modernità: L'Insolita "Capitale-Vetrina" raccontata da un Antropologo.

 

Figura 197. Dipinto di J. T. Serres del 1811. Raffigura una nave britannica sul Tago, nei pressi della Torre, in mezzo al fiume [Torre de Santa Maria de Belém]

Le grandi città mondiali e le megalopoli contemporanee tendono, più o meno involontariamente, a omologarsi tra loro. La massiccia diffusione dei simboli globali e l'uso dell'inglese come lingua veicolare rischiano spesso di cancellare le identità locali. Eppure, esiste una capitale europea che, pur offrendo continui richiami visivi alle grandi metropoli del pianeta, conserva un'anima assolutamente unica e indipendente: Lisbona.

In questo mio volume, dal titolo “LISBONA, TRA TRADIZIONE E MODERNITÀ. ALLA SCOPERTA DI UN’INSOLITA CAPITALE-VETRINA ATLANTICA”, ho voluto applicare lo sguardo della ricerca antropologica a una città che ha rappresentato per secoli il confine occidentale e il trampolino di lancio dell'Europa continentale verso l'Atlantico.

I mille volti di una metropoli globale

Ad uno sguardo superficiale, Lisbona sembra giocare a nascondino con le geografie del mondo. Passeggiando per i suoi quartieri, il visitatore viene colto da continui déjà-vu. Come Roma: si snoda e si arrampica su sette colli storici, affacciandosi sul grande estuario del fiume Tago. Come San Francisco: è solcata da storici tram che affrontano pendenze mozzafiato, e unisce le due sponde del fiume con il ponte sospeso 25 de Abril, quasi una copia carbone del Golden Gate. Come Parigi: sfoggia l'imponente Avenida da Liberdade, un lungo boulevard alberato che ricalca l'eleganza degli Champs-Élysées, culminando in un monumentale Arco di Trionfo. Come Rio de Janeiro: accoglie i viaggiatori con la gigantesca statua del Cristo Rei collocata sull'Outra Banda, l'altra sponda del fiume. Eppure, dietro queste somiglianze si cela una realtà fattuale ben più complessa e affascinante.

Una testa imperiale su un corpo modesto.

L'aspetto che più mi ha impressionato è la straordinaria opulenza e la grandeur della città, se rapportata al numero relativamente esiguo dei suoi abitanti e alle dimensioni attuali del Portogallo. Lisbona vive un paradosso simile a quello di Vienna: è un'enorme testa monumentale adagiata su un corpo modesto.

Il mistero di questa ricchezza architettonica si svela guardando al passato coloniale.

Fin dal XV secolo, con le rotte tracciate da Vasco da Gama e Cabral e la successiva spartizione diplomatica del Trattato di Tordesillas (1494), Lisbona è stata la cassaforte di immense ricchezze provenienti da Africa, Asia e America. Re Manuel I investì questi tesori d'oltremare per finanziare lo sviluppo urbanistico della città, dando vita al manuelino, l'unico stile architettonico e decorativo originario e puramente portoghese, i cui massimi esempi sono la celebre Torre di Belém e l'imponente Mosteiro dos Jerónimos.

Dalla Casbah dei Mori alla città risorta dal terremoto.

La storia di Lisbona è leggibile sulle facciate dei suoi edifici e nella conformazione delle sue strade. Nel quartiere collinare dell'Alfama, la vecchia città moresca è giunta quasi intatta fino a noi, preservando la sua struttura labirintica a casbah fatta di vicoli (becos), scale e angoli ciechi. La cultura dei Mori ha lasciato un'impronta indelebile anche nell'elemento visivo più celebre del paese: gli azulejos, le caratteristiche mattonelle dipinte con i colori dell'oceano, utilizzate da secoli sia per decorare gli interni sia per proteggere ed economizzare la manutenzione delle facciate esterne.

Ma Lisbona è anche una splendida araba fenice.

Il centro cittadino che ammiriamo oggi è il risultato della ricostruzione seguita al catastrofico terremoto del 1755 (che superò la magnitudo di 8.6 della scala Richter). Un evento traumatico di cui oggi possiamo osservare la memoria sia nel grandioso pannello piastrellato del Museu Nacional do Azulejo – che mostra la città prima del sisma – sia nei moncherini degli archi della chiesa del Carmo, che svettano dal Bairro Alto, come fantasmi a perenne memoria della vulnerabilità umana.

Ecco la mappa dettagliata del viaggio storico, urbano e antropologico attraverso le due parti del volume:

PARTE PRIMA: La Struttura Urbana e i Luoghi dell'Identità.

Introduzione: Le grandi esplorazioni geografiche portoghesi e l’impero d’oltremare, alla base del grandioso sviluppo della città di Lisbona.

Cap. 1: Dopo il terremoto del 1755, la città di Lisbona, come l’araba fenice, risorge dalle sue ceneri. Cap. 2 & 3: Passeggiando per Lisbona: l’Alfama, la Baixa e la «città» pombalina. Cap. 4: Nel Bairro Alto di Lisbona, dove è nato il canto dell’anima portoghese: il Fado. Il Chiado. Cap. 5: “Al di là” del centro di Lisbona: Outra Banda, Estrela, Lapo (Il Museo di Arte Antica). Cap. 6: Un’«avventura urbana»: sferragliando tra le colline di Lisbona, con il Tram 28. Cap. 7, 8 & 9: I custodi della memoria: Il Museo Etnografico della Società Geografica, il Museo della Fondazione Gulbenkian e il Museu Nacional do Azulejo (Xabregas). Cap. 10: Oceanário, Parque das Nações, Zona Oriental e l'Acquario Vasco da Gama. Cap. 11, 12, 13 & 14: L'epopea di Belém: Il Mosteiro dos Jerónimos (capolavoro dello stile manuelino), il Museu da Marinha (Museo Marittimo), il Padrão dos Descobrimentos e la Torre simbolo dell'età d'oro. Cap. 15: La Costa de Lisboa: Escursione a Sintra (Palácio Nacional), Cabo da Roca e la “Costa Azzurra” portoghese (Cascais-Estoril).

PARTE SECONDA: Ritorno a Lisbona ed Evoluzione Storica

Cap. 16: Premessa: Vagabondaggi casuali e mirati, per approfondire la conoscenza di ciò che è noto e “scoprire” nuovi luoghi e prospettive. Cap. 17: Dall’Alfama alle stupefacenti scoperte archeologiche nell’antico Campo das Cebolas. Cap. 18: Una pagina buia della storia di Lisbona: la Chiesa di São Domingos e il monumento che ricorda il massacro degli ebrei convertiti il giorno di Pasqua del 1506. Cap. 19: Osservando la Praça do Comércio dall’alto dell’Arco Trionfale: 19.1 Prima del terremoto del 1755: Il Palazzo da Ribeira e il Terreiro do Paço. 19.2 Dopo il terremoto del 1755: la Praça do Comércio come nuovo centro direzionale amministrativo, politico e commerciale del Portogallo. 19.3 Una lunga “passeggiata ad arco”: il lungofiume, l’antico cantiere navale e l’arsenale, la stazione di Cais do Sodré, il “nuovo” Mercato da Ribeira, Chiado, Bairro Alto, la funicolare Bica e la funicolare Gloria. 

Cap. 20: Per concludere: Un tramonto a Lisbona.

APPENDICE: Approfondimenti Storici e Sismologici: I Cavalieri Ospedalieri dell’Ordine di San Giovanni e i Templari tra i crociati che nel 1147 aiutarono Afonso Henriques a scacciare i Mori dal Castello di São Jorge. La chiesa di Santa Luzia e São Brás. Digressione sugli Ordini Militari-Religiosi (Templari, Ospedalieri, Teutonici). “Ritrovato” all’inizio del XX secolo il terremoto “dimenticato” del 1531. Gli altri terremoti di Lisbona.

Questo libro non è semplicemente una guida, ma un diario di viaggio antropologico e storico-culturale dedicato a chiunque voglia superare la superficie turistica e comprendere i segreti profondi di una delle capitali più affascinanti d'Europa.

Il volume è disponibile nelle edizioni digitale, a colori e in bianco e nero. La versione cartacea è di grande formato (16,99 x 24,4): 243 pp., 259 note, 288 foto, di cui 278 a colori (248 provengono  dalla mia fototeca).

https://www.amazon.it/dp/B08R6CZGR6

https://www.amazon.it/dp/B08RRKNH4V


Ma anche in una versione non illustrata:




TUTTI I DATI (ECONOMICI, STATISTICI, DEMOGRAFICI, ETNOGRAFICI, ECC.) CONTENUTI NEI MIEI LIBRI SONO STATI ACCURATAMENTE VERIFICATI, INTEGRATI E AGGIORNATI AL MOMENTO DELLA LORO PUBBLICAZIONE.
Per consultare le mie pubblicazioni e ricerche scientifiche ufficiali: ResearchGate, Academia.edu, Google Scholar [motore di ricerca che, tramite parole chiave specifiche, consente di individuare testi della letteratura accademica], JSTOR [biblioteca digitale statunitense]








402. QUI BASE ARTICA DIRIGIBILE ITALIA, SVALBARD. DALLA TERRA DEGLI ORSI POLARI UNA RASSEGNA E UN INVENTARIO CULTURALE DEI POPOLI DEL GRANDE NORD

  Figura 6 .    La Base di ricerca italiana del CNR Dirigibile Italia (Archivio A.) PRESENTAZIONE Versione integrale in italiano della com...