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sabato 12 settembre 2026

431.Dal libro "Dal Tell al Sahara": La "Città Santa" di Kairouan tra mito letterario e realtà storica

 

Figura 51. Veduta parziale della sala di preghiera della Grande Moschea di Kairouan

Accingendomi a scrivere questo capitolo a me caro, per l’ennesima volta prendo in mano un libro che, oltre sessanta anni fa, mi aveva introdotto alla famosa “città santa” di Kairouan. Era la narrazione di un’avventurosa spedizione, che nel 1950-52 portò su una decrepita Chrysler cinque ragazzi, quattro architetti francesi e un ingegnere inglese, Dal Nilo al Gange. Allora non potevo che assorbirne quasi ogni sua singola frase, mentre oggi lo ricordo con “tenerezza”. Fu grazie alla letteratura di viaggio, dapprima, e a quella più strettamente etnologica, poi, che i miei interessi adolescenziali gradatamente si sarebbero rivolti alle culture “altre”.

Adesso che per l’occasione lo sto sfogliando, mi accorgo di una nota firmata, apposta sul frontespizio: “gennaio 1961, I° libro, il libro colpevole”. Questa era stata in assoluto la mia prima lettura “esotica”, quando avevo solo quattordici anni… Così che per me fu allora fondamentale avvicinarmi ai viaggi e alle avventure. Nonostante le critiche mosse nel 1955 dal grande Claude Lévi-Strauss nel suo bellissimo Tristi Tropici, dove stroncava il genere dei resoconti di spedizione accusandoli di cercare solo l'effetto sensazionale sul lettore anziché sollecitarne lo spirito critico. Anche se l’illustrissimo collega nell’incipit sottolineava l’intenzione di raccontarci le sue spedizioni!

Di quel libro mi colpì il racconto della visita alla Grande Moschea. Una testimonianza ormai storica, che ha ancora riscontri con la realtà di oggi:

“Veramente in Kairouan non si entra affatto. Non che la città sia chiusa, interdetta all’infedele; essa gli è ostile. Si possono superare i bastioni, si può passeggiare nelle strade, ma si resta lo stesso al di fuori. La città è simile alle donne velate che si incontrano. (...) Giana-el-Kebir, la grande moschea è cinta da mura dai contrafforti massicci e irregolari. Una porta bassa dà accesso sotto i portici... in silenzio camminiamo sul marmo bianco del grande cortile. (...) Le quattrocento colonne dei portici provengono dalle città romane, da dove furono rubate (...) Un passo e il silenzio si fa anche più profondo. (...) Questo luogo è sacro; l’effetto è immediato e lo sentiremo nuovamente in alcuni templi antichi e principalmente in Egitto, luoghi di predilezione per lo spirito, dove il tempo si annulla, dove si diffonde nell’animo una pace indefinibile, una promessa di armonia quasi perfetta” (Rambach, 1960). .

Non sarà stato da Pulitzer, ma per un ragazzo il brano ebbe certamente un suo indubbio fascino…

La fondazione e il viaggio nel deserto
Il viaggio fino a Kairouan non è certamente tra i più esaltanti che si possano compiere in Tunisia. Partendo dalla costa si attraversa un’immensa regione pianeggiante, stepposa ed arida, costeggiando una laguna salata. La vegetazione si fa sempre più scarsa (…) Anche per me, come per i viaggiatori del passato, la città assomiglia da lontano ad un inatteso miraggio, con i molteplici tetti bianchi delle sue case, le cupole delle moschee, gli appuntiti minareti.

Se la località non è attraente, certamente era strategica, trovandosi a metà strada tra la costa, dove imperversavano ancora i bizantini, e le montagne, rifugio dei bellicosi berberi. Kairouan (al-Qayrawān, ovvero “carovana” o “campo”) è una delle poche città tunisine a non essere stata fondata su un preesistente sito. Qui, narrano i cronisti, Uqba ibn Nafi, nel 670 d.C., decise di fondare una città che servisse da piazza d’armi permanente contro le continue apostasie delle popolazioni locali dopo il ritiro dei contingenti musulmani.

Riconquistata in seguito da Hassan ibn an-Numan, che la confermò come capitale dell’Ifriqiya, questo nucleo urbano sarebbe diventato la testa d’ariete per conquistare l’intero Maghreb e, successivamente, l’Andalusia. La città decadde poi al tempo dell’invasione dei predoni Beni Hilal, conservando però il ruolo spirituale di “città santa”, anche quando la capitale diventerà Tunisi.

Lo sguardo dei viaggiatori dell'Ottocento: Duveyrier e Maupassant
All’esordio del Protettorato francese, Henri Duveyrier (1881) annotava: “La città era circondata da mura turrite con bastioni e batterie (...) Ha una popolazione di 12.000 anime... Nella città si fabbricano selle rifinite in oro e argento e pelli molto ricercate”.

Pochi anni dopo, sotto la pioggia battente e la nebbia, vi giunse un malinconico Guy de Maupassant:

“Oh! La città triste perduta in questo deserto, in questa solitudine arida e desolata! (...) Un popolo errante, appena capace di costruire dei muri, venuto in una terra coperta di rovine lasciate dai suoi predecessori, vi raccolse tutto ciò che gli parve più bello e, a sua volta, con quei frammenti dello stesso stile e dello stesso ordine, elevò, mosso da ispirazione sublime, una dimora al suo Dio... Davanti a noi appare un tempio smisurato che ha l’aria di una foresta sacra perché 180 colonne di porfido e marmo sopportano le volte di 17 navate (...) Qui l’armonia unica di questo tempio basso viene dalla proporzione e dal numero di questi fusti leggeri che sostengono l’edificio... creando la sua grazia e la sua grandiosità. La loro colorata moltitudine dà all’occhio l’impressione di illimitatezza...” (La Vie Errante, 1890).

Lasciamo che sia questa magistrale descrizione ad accompagnare il lettore all’interno della moschea. A me il compito di aggiungere qualche elemento in più: l’arredo è completato da un orologio solare e da uno splendido minareto a tre piani sovrapposti, servito da modello per tutto il Maghreb. Le colonne della sala di preghiera provengono per lo più dagli spogli storici di Cartagine e Hadrumetum.

Il disincanto dell'antropologo: le due delusioni storiche
Ma a Kairouan mi ha atteso una delusione, anzi due, pronte a scardinare la retorica consolidata.

La prima è che Kairouan non è la quarta “città santa” dell’Islam, dopo la Mecca, Medina e Gerusalemme. Come mi rivelò la mia competente guida locale, oggi non detiene ufficialmente questo status religioso. È quindi una suggestiva leggenda di derivazione popolare il fatto che sette pellegrinaggi a Kairouan equivalgano al fondamentale hağğ alla Mecca.

L’altra verità, anch’essa veicolata dall’eccellente “Cicerone” tunisino, è che non è stata la prima città edificata dagli arabi in Nord Africa. Nel 639 d.C., infatti, fu storicamente preceduta dalla fondazione di al-Fustāt, in Egitto.

Ciononostante, Jamaa el-Kebir rimane il più antico e imponente luogo di culto del mondo islamico occidentale. Un monumento che possiede una duplice anima: dall’esterno, un massiccio e alto muro fortificato che testimonia il passato di dura fortezza militare; dall’interno, uno scrigno di marmi romani che ne ha fatto il primo faro spirituale dell'Islam in terra d'Africa.

Fonti e Bibliografia di riferimento

  • de Maupassant, GuyLa Vie Errante, 1890
  • Duveyrier, Henri, La Tunisie, Parigi, 1881
  • Lévi-Strauss, ClaudeTristi Tropici, 1960 (1955)
  • Rambach P., Dal Nilo al Gange, Milano 1960 (1959)

DAL TELL AL SAHARA. 

VIAGGI IN TUNISIA, TRA LE TESTIMONIANZE ARCHEOLOGICHE DEL PASSATO E CULTURALI ARABO-BERBERE-ISLAMICHE ODIERNE

I ediz.: Libro di grande formato (16.99 x 1.91 x 24.41 cm), 178 pp., 198 immagini, di cui 179 a colori (166 sono dell'A.), 83 note, Bibliografia



Versione cartacea a colori e in bianco e nero, II ediz. (formato 15.6 x 1.35 x 23.39 cm)




SOMMARIO

PARTE PRIMA 

DALLE SPONDE DEL MEDITERRANEO AL SAHEL SAHARIANO 

1. PREAMBOLO: DAL “SAHARA ALGERINO” AL SAHARA TUNISINO. VIAGGI VIRTUALI E REALI NEL MAGHREB 

2. INTRODUZIONE AL PAESE 

3. LA MEDINA DI TUNISI, CON I SUOI PIÙ DI SETTECENTO MONUMENTI STORICI, PATRIMONIO MONDIALE DELL’UMANITA’ 

4. NEL MUSEO NAZIONALE DEL BARDO DI TUNISI Il "TEMPIO" MONDIALE DEL MOSAICO ROMANO; Breve cronologia del Museo; La visita 

5.CARTAGINE; La visita 

6. SIDI BOU SAÏD 

7. MONASTIR TRA ANTICO E PRESENTE: DALL'ENIGMA DI UN NOME ALLA RICOMPARSA A SORPRESA DI UNA FORTEZZA PERDUTA 

8. LA “CITTA’ SANTA” DI KAIROUAN 

9. LA CITTA’ ROMANA DI THYSDRUS (EL-DJEM) 

10. LA CITTA’ ROMANA DI SUFETULA (SBEITLA)

11. L’ISOLA DI DJERBA: OASI DI RIFUGIATI, TERRA DI INVASORI; La visita 

12. NEL SUD, TRA I VILLAGGI “INVISIBILI” DEI “BERBERI SCAVATORI” MATMATA;  Mareth; Gabès; Verso Matmata 

13. NELLA REGIONE DEGLI CHOTTS;  Introduzione; Douz; Kébili (e Ancienne Kébili); Nel Bled el-Djerid 

L’OASI DI PIANURA DI TOZEUR 

L’OASI DI PIANURA DI NEFTA 

PARTE SECONDA 

RITORNO NEL PAESE DEI GELSOMINI 

14. OASI DI MONTAGNA; Introduzione; Nello Chott el-Gharsa la Mos Espa, cittadina del deserto del pianeta Tatooine di Star Wars; Verso le oasi di montagna 

15. IL LÉZARD ROUGE DEI BEY DI TUNISI; Le ferrovie tunisine 

16. IL LUNGO VIAGGIO DEL FOSFATO TUNISINO: DAL TRIANGOLO MONTUOSO AL CONFINE CON L’ALGERIA AL PORTO DI SFAX, PASSANDO PER L’ANTICA CAPSA ROMANA 

17. I KSOUR, LE ROCCAFORTI BERBERE DEL GRANDE SUD TUNISINO; Medenine; Ksar Haddada; Tataouine; Chenini 

18. PERCORRENDO LA REGIONE DOVE SI COMBATTE’ LA “GUERRA DEL DESERTO” 

19. INCURSIONE TRA LE SABBIE DEL SAHARA, AI CONFINI MERIDIONALI DELL’IMPERO ROMANO, IL LIMES IMPERII; Ksar Ghilane 

20. NEL FORTE ROMANO DI TISAVAR; I romani e il Limes Tripolitanus 

21. APPENDICE;   1. VIAGGIATORI IN TUNISIA TRA IL XVII SECOLO E LA FINE del XIX;   2. VIAGGIATORI IN TUNISIA TRA LA SECONDA META’ DEL XIX SECOLO E L’INIZIO DEL XX 

22. BIBLIOGRAFIA SELEZIONATA 

 ...

TUTTI I DATI (ECONOMICI, STATISTICI, DEMOGRAFICI, ETNOGRAFICI, ECC.) CONTENUTI NEI MIEI LIBRI SONO STATI ACCURATAMENTE VERIFICATI, INTEGRATI E AGGIORNATI AL MOMENTO DELLA LORO PUBBLICAZIONE.

mercoledì 9 settembre 2026

430. Il mio primissimo “incontro” con una balena è avvenuto a… Roma! (Gli avvistamenti di balene. Da: BALENE E BALENIERI..TRA NORD ATLANTICO, PACIFICO SETTENTRIONALE, MAR GLACIALE ARTICO. VAGABONDAGGI ALLA RICERCA DELLE TESTIMONIANZE DELL’ERA DELLA CACCIA ALLE BALENE)

 

1970. La folla a Piazza del Popolo in attesa di vedere la balena, Roma. Fotogramma dalla clip dell'Archivio Luce

Il mio primissimo “incontro” con una balena è avvenuto a… Roma!

Tornando indietro nel tempo, ho cercato di focalizzare i miei ricordi su quale poteva essere stato il mio primissimo incontro con quelli che, tanto, tanto tempo fa, venivano descritti come "mostri marini". Subito mi sono venute in mente le piccole balene bianche, con termine russo denominati beluga, che molti anni fa avevo osservato in un fiordo del fiume San Lorenzo, nel Québec canadese.

Poi un inaspettato flash back mi ha condotto ancora più indietro nel tempo. Molto più a ritroso! Facendomi tornare, sia pure per qualche attimo, bambino. Mi sono visto assieme a mio padre, e con lui, ma anche assieme a tanti altri, adulti e bambini, si andò a vedere uno di questi grandi animali imbalsamati, che veniva esposto alla curiosità della gente su un grande e lungo camion.

"Forse", si diceva, quella doveva essere proprio la più grande balena esistente al mondo: molto probabilmente un capodoglio. E tale "rarità" sarebbe stata esposta nel corso di un lunghissimo (almeno a me così sembrava) giro per l'Italia (e per l'Europa?).

Nei primi anni '1950, come ben sanno i miei coetanei (o, comunque, i più anziani), le possibilità di "evasione" e di svago erano molto poche. Mentre i problemi che gli adulti (e i miei genitori) dovevano risolvere giorno dopo giorno erano invece numerosi. Ma quel poco ci bastava, e in quella vita d'allora, ben più semplice dell'attuale, non ci si domandava dei perché e dei per come. E quale occasione era più ghiotta, per un piccolo dell'Uomo, di stare almeno per un attimo, e senza alcun apparente pericolo... a tu per tu con il più grande abitatore dei mari e delle profondità degli abissi?


- A distanza di quasi settanta anni, un’imprevista e sorprendente integrazione!

    Nel corso dell’elaborazione del libro, che ha comportato gli usuali, robusti e prolungati cicli di ricerche, su Internet e nella mia biblioteca, più volte ho cercato di vedere se sul Web ci fosse qualche minimo riferimento a quel mio “incontro” infantile. Infine, dopo diversi tentativi falliti, sono riuscito ad individuare una prima traccia.

Infatti la recensione intitolata: “C’era una volta una balena”, 4 Gennaio 2018 (Web Page 7.1.2023), del libro di Leopoldo Santovincenzo: La balena di piazza Savoia. L’immaginario che avevamo in dote (a cura di Filippo La Porta), parlava di Goliath. Balena imbalsamata lunga 22 metri, che pesava quasi 700 quintali. Esposta per un mese su un carro a Roma, nel quadro di una mostra didattica norvegese. Prima a Piazza del Popolo, poi per il cattivo odore spostata a Piazza dei Cinquecento. Il recensore parla del gennaio del 1970, ma accenna anche al fatto che il cetaceo fosse stato “anticipato” da analoga balena verso la metà degli anni ’1950. Cioè dalla mia!

Per me, però, non è ancora sufficiente aver individuato questo primo timido indizio. Così, continuando ancora sul Web, riuscirò ad arrivare alla balena, che da bambino mi aveva così meravigliato…

Infatti nella pagina: “Quando preferiamo il falso: storia di una balena a Torino”, di Mariano Tomatis, del 14 luglio 2014 (Web Page. 7.1.2023), ecco la verità. In realtà la balena che avevo visto il 6 giugno del 1954, quando non avevo ancora 8 anni…, era la stessa del 1970.

La balena a Les Invalides, Parigi1955 (da:Kaushik Patowary  Feb 17, 2020, "Dead Whales Toured The Country"!, Amusing Planet) 
 

Allora in italiano si chiamava Golia: pesava 68 tonnellate ed era stata uccisa al largo di Trondheim. Dopo averla condotta sulla riva, era stata svuotata. Così, per conservare al meglio la carcassa, era stata riempita con 7.000 litri di formalina, per esporla al pubblico e far vedere il suo interno ai visitatori. Quindi, anche se non ne ho il ricordo, devo essere passato anch’io attraverso la sua gigantesca bocca…

1970. Piazza del Popolo, Roma. Fotogramma dalla clip dell'Archivio Luce

Dopo 16 anni la Golia del 1954 era stata “ricostruita” e, in qualche modo, restaurata. Rendendola nuovamente fruibile ai visitatori come Goliath.

   Altre ricerche mi hanno consentito addirittura di vederla. Sul Web c’è una clip cinematografica di 44 secondi, tratta da un cinegiornale dell’Archivio Storico Luce.

    E questa è stata un’altra sorprendente scoperta. Perché il cinegiornale mostra una grande folla intorno al lungo camion della balena. Tutta quella gente, accorsa ad osservare il cetaceo, mi ha infatti stupito. Perché nel 1954 eravamo realmente in un’altra epoca. Dove qualsiasi novità poteva ancora stupirci. Mentre sedici anni dopo c’era stato il boom economico, le Olimpiadi del 1960, l’avvento della motorizzazione di massa, degli elettrodomestici in casa, della capillare diffusione della televisione, che ci consentiva di “vedere” il mondo, delle vacanze estive e del turismo in Italia e all’estero, nel 1967 c’era stato il primo trapianto di cuore, nel 1969 era addirittura sbarcato un uomo sulla Luna…

1970. Piazza del Popolo, Roma. Fotogramma dalla clip dell'Archivio Luce

Ecco perché mi è sembrato così incredibile vedere oggi quella clip!

 Fonti e Bibliografia di riferimento:

  • Santovincenzo, LeopoldoLa balena di piazza Savoia. L’immaginario che avevamo in dote (a cura di Filippo La Porta), recensione "C'era una volta una balena", 4 Gennaio 2018.
  • Tomatis, Mariano“Quando preferiamo il falso: storia di una balena a Torino”, 14 luglio 2014.
  • Archivio Storico Luce –Caleidoscopio Ciac, Roma - Una balena in mostra, data: 21/01/1970 (Web Page 7.1.2023).

BALENE E BALENIERI, TRA NORD ATLANTICO, PACIFICO SETTENTRIONALE, MAR GLACIALE ARTICO.     VAGABONDAGGI ALLA RICERCA DELLE TESTIMONIANZE DELL’ERA DELLA CACCIA ALLE BALENE

(163 pp., 156 foto, 79 sono dell'A.)

E-Book: https://www.amazon.it/dp/B0C446WJWH

versione cartacea a colori (“premium”), volume di grande formato (16.99 x 1.91 x 24.41 cm): https://www.amazon.it/dp/B0C522JP54

versione in bianco e nero, volume di grande formato (16.99 x 1.91 x 24.41 cm): https://www.amazon.it/dp/B0C52BPD2B


1. PREMESSA

2. INTRODUZIONE - LA CACCIA NELLA PREISTORIA: ALTA, NORD NORGE - I BALENIERI E L'ESPLORAZIONE - LA CACCIA ALLE BALENE, TRADIZIONALE ATTIVITÀ ECONOMICA DI ALCUNE COMUNITÀ MARITTIME EUROPEE 

3. LA CACCIA ALLE BALENE PRESSO ALCUNE POPOLAZIONI AUTOCTONE AMERICANE 

4. GLI AVVISTAMENTI DI BALENE

5. LA CACCIA ALLE BALENE: STORICA- NELLA COLOMBIA BRITANNICA (CANADA) - A SAINT-PIERRE ET MIQUELON (FRANCIA) - LE STAZIONI BALENIERE DI TERRANOVA (PROVINCIA DI TERRANOVA E LABRADOR, CANADA) - LE STAZIONI DI CACCIA ALLE BALENE DEL CUMBERLAND SOUND - KEKERTEN, IL CUMBERLAND SOUND E L’INIZIAZIONE ANTROPOLOGICA SUL CAMPO DI FRANZ BOAS - NELLE ISOLE SHETLAND (SCOZIA, UK) - NELLE ISOLE ORCADI (SCOZIA, UK) - NELLE ISOLE SVALBARD, NORVEGIA - NELLE EBRIDI ESTERNE (SCOZIA, UK) 

6. LA CACCIA ALLE BALENE: ATTUALE - IQALUIT (GIÀ FROBISHER BAY, ISOLA DI BAFFIN, ARTICO ORIENTALE, NUNAVUT, CANADA) - A RESOLUTE BAY (OGGI QAUSUITTUQ, CORNWALLIS ISLAND, HIGH ARCTIC, NUNAVUT, CANADA) - NARSAQ (COSTA OCCIDENTALE DELLA GROENLANDIA MERIDIONALE, DANIMARCA) - NELLE ISOLE FÆR ØER (DANIMARCA): IL GRINDADRÁP, LA CACCIA COMUNITARIA - IN ISLANDA - IN NORVEGIA, QUANDO LA CACCIA ALLE BALENE NON È COSÌ PUBBLICIZZATA, COME L’ISLANDESE, LA FAROESE (O LA GIAPPONESE) 

7. BALENE, UNA SCHEDA PICCOLE: MEDIE: GRANDI: 

8. APPENDICE LA CACCIA ALLE BALENE NELL’ARCIPELAGO DI MADEIRA (PORTOGALLO), 1941-1981 IL GIGANTESCO FLOP DELLA CACCIA ALLE BALENE NELL’ARCIPELAGO DELLE CANARIE (SPAGNA), 1784-1806 

9. BIBLIOGRAFIA

TUTTI I DATI (ECONOMICI, STATISTICI, DEMOGRAFICI, ETNOGRAFICI, ECC.) CONTENUTI NEI MIEI LIBRI SONO STATI ACCURATAMENTE VERIFICATI, INTEGRATI E AGGIORNATI AL MOMENTO DELLA LORO PUBBLICAZIONE

N.B. Le foto del post non figurano nel libro.



 

domenica 6 settembre 2026

429. Dal libro "Tra i ghiacci del Passaggio a Nord-Ovest": La Waltham Orient Buckboard (1906), la prima automobile nell'Artico

 

Fig.  247  L’auto porta le provviste per Peter Freuchen a Pustervig (The Royal Library: The National Library of Denmark and Copenhagen University Library, Denmark - CC BY-NC-ND) 

https://www.europeana.eu/it/item/92023/images_billed_2010_okt_billeder_object126517

Nel corso delle mie ricerche iconografiche per il libro "Tra i ghiacci del Passaggio a Nord-Ovest. Prologo ad una ricerca antropologica tra gli Inuit dell’Artico canadese", mi sono imbattuto in uno scatto d'archivio su Europeana che ha immediatamente acceso la mia curiosità di ricercatore.

Non potevo credere ai miei occhi: un’automobile “ridotta all’osso” correva sui ghiacci della Groenlandia all’inizio del XX secolo. Si trattava, a tutti gli effetti, della prima automobile a essere mai stata utilizzata nell’Artico.
  Dopo aver propedeuticamente dato un’occhiata ad un paio di pagine dedicate alla spedizione dal celebre antropologo francese Jean Malaurie in Groenlandia, e iniziato un doppio ciclo di ricerche storiche sulla Spedizione della "Danimarca" (1906-1908) e sulla storia dell'automobilismo, sono riuscito a ricostruire i dettagli di questa incredibile sfida tecnologica.
La "macchinetta" tra i ghiacci
Il veicolo in questione è una Waltham Orient Buckboard (Engine no. 2478) del 1906, prodotta nel Massachusetts. Un mezzo di soli 272 Kg, alimentato da un motore monocilindrico posteriore da 4 CV, raffreddato ad aria. Sebbene la sua velocità massima dichiarata fosse di 56 km/h, le condizioni polari imposero modifiche drastiche.
Nel diario ritrovato accanto al corpo di Jørgen Brøndlund si legge un dettaglio fondamentale: i parafanghi originali vennero completamente rimossi in Groenlandia e le gomme erano del tutto lisce, prive di qualsiasi disegno che potesse fare presa su neve e ghiaccio.
A cosa serviva un'auto sulla calotta polare?
Lungi dall'essere un mero divertissement, la vettura ebbe un ruolo logistico e scientifico cruciale:
  1. Venne impiegata per sollevare i palloncini a idrogeno necessari alle misurazioni meteorologiche della velocità del vento (coordinate da Alfred Wegener).
  2. Servì al trasporto di materiali sul ghiaccio.
  3. Come mostra la foto d'archivio all'inizio del post, venne utilizzata per portare provviste e soccorso a un giovanissimo Peter Freuchen. L'assistente di Wegener passò infatti sei mesi in totale isolamento in una capanna a Pustersvig, effettuando misurazioni meteo ogni due ore, 24 ore su 24.
  4. "Fonti e Bibliografia di riferimento"
  • “1906 Waltham Orient Buckboard Orient”, Bonhams Auction of the Dr. Ralph W.E. Cox Jr. Collection Tops One Million, 13 May 2014.
  • “1906 Waltham Orient Buckboard, Engine no. 2478”, Scheda tecnica d'archivio.
  • “Grønlands første bil” [La prima macchina della Groenlandia], in Bilhistorisk Tidsskrift (Rivista di Storia dell’Automobile), 121/1995, p. 3. Consultabile tramite l'Archivio Storico Motoristico Danese.
  • Kvist, Dorte“I hælene på en myte” [Sulla scia di un mito]. 100 anni della spedizione in Danimarca: nell'estate del 1906, la spedizione danese su larga scala arrivò in Groenlandia. Kristeligt Dagblad, Copenaghen, 28.06.2006.
  • Archivio Digitale EuropeanaFotografia storica n. 210 (Fondo Peter Freuchen).
  • Malaurie, J., Gli ultimi re di Thule. Vita quotidiana degli Esquimesi, Milano, 1991 (1976)
  • Malaurie J., Ultima Thulé. Les Inuit nord-groenlandais face aux conquêrants du Pôle (1818-1993), Parigi, 1992 (1990).
  • SOMMARIO

     PREMESSA

     PARTE I.   L’A. e il Passaggio a Nord-Ovest

    La scoperta involontaria dell’accesso orientale al Passaggio nel 1616; L’anomia nell’Artico: corsari “on duty” e fuori servizio; ammutinamenti degli equipaggi; Spedizioni pluriennali volontarie e non (per sverno o deriva dei ghiacci), o ripetute nel tempo; Alla ricerca di montagne, isole e terre inesistenti; Scoperta di nuove isole e “riscoperta” nel XX secolo di terre dimenticate; Missioni solitarie, di gruppo, via terra, via mare; Nel 1819 Parry riceve il premio per aver raggiunto la metà della  distanza tra i due accessi (orientale e occidentale) del Passaggio; Spedizioni scomparse nel nulla (XV-XVIII secolo); Il “mistero” per antonomasia della Storia delle Esplorazioni: la  Grande Spedizione “perduta” di Sir John Franklin, 1845; Nel 1854 il premio di 20.000 sterline spetta a McClure per la  scoperta, da ovest ad est, del Passaggio; Amundsen naviga il Passaggio da est a ovest nel 1903-1906. 

    Nel  1921-24, sia pure su slitte, il percorso è ripetuto dalla Quinta  Spedizione Thule dell’etnologo Rasmussen; Infine, sezione dopo sezione, l’itinerario del mitico Passaggio a Nord-Ovest

     PARTE II        Nel Passaggio a Nord-Ovest

    [Mi è sembrato infine opportuno inserire alcune osservazioni e fotografie tratte dal mio diario di viaggio, nonché dal ricco materiale etno-antropologico raccolto nel 1983, nel corso della mia ricerca effettuata in sei comunità Inuit. Un complesso lavoro sul campo, che mi ha condotto in quattro punti nevralgici del Passaggio. La ricerca, unitamente al rapido cambiamento climatico in corso nel “Paese delle Ombre Lunghe”, costituirà l’oggetto del mio prossimo libro: Verso il Polo Magnetico. Un’indagine lunga 7.000 chilometri nel Passaggio a Nord-Ovest, tra gli Inuit dell’Artico canadese].

    Tuktoyaktuk: Mare di Beaufort (Artico Occidentale, Northwest Territories); Resolute Bay (Qausuittuq): Stretto di Barrow (Artico Centrale-Alto Artico, Nunavut);  Iqaluit (Frobisher Bay): Isola di Baffin, Artico Orientale, oggi Nunavut; Pangnirtung (Cumberland Sound): Isola di Baffin, Artico Orientale, oggi Nunavut; Le altre due comunità: Inuvik, delta del fiume Mackenzie (ad ovest, nei Northwest Territories), Kuujjuaq, già Fort Chimo (ad est, nel Nunavik)

     PARTE III   ALLA SCOPERTA DEL PASSAGGIO A NORD-OVEST:  ESPLORATORI, NAVIGATORI, ANTROPOLOGI

    1. GIOVANNI CABOTO, 1450? - 1498. 2. GASPAR CORTE-REAL, ca. 1450-1501. 3. SIR FRANCIS DRAKE, 1544-1596.  4. JOHN DAVIS, 1550-1605. 5. HENRY HUDSON, 1570-1611. 6. SAMUEL DE CHAMPLAIN, ca. 1570-1635. 7. JAMES COOK, 1728-1779. 8. GEORGE VANCOUVER, 1757-1798. 9. JOHN ROSS, 1777-1856. 10. WILLIAM EDWARD PARRY, 1790-1855.

    11. SIR JOHN FRANKLIN, 1786-1847. 

    PRIMA FASE: Alla ricerca della spedizione, le missioni di soccorso  e ricerca (1848-1880) scoprono materiali, tombe, resti umani; 11. 1 Alla ricerca via mare della Spedizione Franklin: Elisha Kane  (1820-1857): 1850-51; 1853-55 11. 2 Alla ricerca via mare della Spedizione Franklin: Robert  McClure (1807-1873): 1850-54 11. 3 Alla ricerca via mare della Spedizione Franklin: Sir Francis  Leopold Mc Clintock (1819-1907): 1848-49; 1850-51; 1852-1855; 1857-59 11. 4 Alla ricerca via terra della Spedizione Franklin: John Rae  (1813-1893):1848-49; 1850; 1850-51; 1853-54; 

    SECONDA FASE: alla fine di un decennio di ricognizioni sul  terreno, di studi e analisi a tavolino e in laboratorio, negli anni ‘1980  si ricostruiscono le cause del tragico fallimento di una delle più  grandi imprese umane, che la storia dell'esplorazione ricordi; 

    TERZA FASE: anni ‘2000. il cambiamento climatico favorisce il ritrovamento sul fondo del Mar Glaciale Artico delle navi di  Franklin: l’Erebus (2014) e la Terror (2016); La sopravvivenza nell'Artico: insegnamenti provenienti dalla cultura  eschimese (Inuit) e dall'antropologia; 

    12. OTTO SVERDRUP, 1854-1930. 

    13. ROALD AMUNDSEN, 1872-1928.

    14. DONALD BAXTER MACMILLAN, 1874-1970. 

    15. PETER FREUCHEN, 1886-1957. 

    16. KNUD RASMUSSEN, 1879-1933;  Le Sette Spedizioni Thule; Le prime quattro spedizioni: 1912-13, 1916-1917, 1919; La Quinta Spedizione, la più grandiosa di tutte: Groenlandia-Siberia, 1921-1924; Sesta e Settima Spedizione: 1931, 1932-33; 

    17. VILHJALMUR STEFANSSON, 1879-1962. La Canadian Arctic Expedition (Cae), la più lunga esplorazione  polare della storia, tra Alaska e Artico Canadese, 1913-18;

     APPENDICE AI MARGINI, MA NON TROPPO Ludvig Mylius-Erichsen, Peter Freuchen, Alfred Wegener e la prima automobile tra i ghiacci artici, nella spedizione della Danimarca nel nord-est della Groenlandia (...) 

    BIBLIOGRAFIA

    ...

    TRA I GHIACCI DEL PASSAGGIO A NORD-OVEST. Prologo ad una ricerca antropologica tra gli Inuit dell’Artico canadese
     

    E-Book, Versione cartacea a colori e in bianco e nero
    di grandi dimensioni (16,99 x 24,4) 237 pp., 212 foto (47 sono dell'A.), 143 note.
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    Colori: https://www.amazon.it/dp/B09ZB7794T

    Bianco e nero  https://www.amazon.it/dp/B09ZCS95LJ

    La versione cartacea ha 37 pagine e 32 foto in più di quella digitale. In parte dovuti alla diversa impaginazione. Ma anche al fatto che ho inserito un’APPENDICE, che non c’è nell'E-Book: Ludvig Mylius-Erichsen, Peter Freuchen, Alfred Wegener e la prima automobile tra i ghiacci artici, Nella spedizione della Danimarca nel nord-est della Groenlandia (...)

    ...

    TUTTI I DATI (ECONOMICI, STATISTICI, DEMOGRAFICI, ETNOGRAFICI, ECC.) CONTENUTI NEI MIEI LIBRI SONO STATI ACCURATAMENTE VERIFICATI, INTEGRATI E AGGIORNATI AL MOMENTO DELLA LORO PUBBLICAZIONE.


    giovedì 3 settembre 2026

    428. Dodici giorni su un Nilo scomparso: viaggio virtuale nell'Egitto del 1899. da: VIAGGI IN EGITTO 1980-2009. Crociera aerea e fluviale sul Nilo; ai confini con il Sudan, alla ricerca di Berenice Trogloditica e della “carovaniera degli 11 giorni”; nel Sinai

    Figura 137. Fotografia ricordo davanti alla Sfinge nel XIX secolo


     PARTE III: INTERMEZZO, UNA CROCIERA SUL NILO “VIRTUALE” FIN DE SIÈCLE.

    Un divertissement storico-antropologico, la cui sintesi suscitò molto interesse quando fu pubblicata sulla Terza Pagina culturale de "L'Osservatore Romano" il 14 giugno 2007.

    Basandomi su fonti, documenti e guide dell'epoca, ho ricostruito nei minimi dettagli una crociera sul Nilo sul finire del XIX secolo. Protagonista è un gentleman inglese che decide di andare ad aspettare il nuovo secolo (il 1900) ad Assuan, nell’Alto Egitto, nel lussuoso Cataract Hotel appena inaugurato.

    L’arrivo ad Alessandria, 1899
    Eccomi finalmente nel porto di Alessandria. Prima di sbarcare ho controllato di nuovo il mio bagaglio, comprensivo di chinino, coltello, binocolo, la Cook's Tourists' Handbook For Egypt del 1897 (...) per le spese, gli straordinari Travelling Coupons della Cook. Serviranno per il prestigioso Shepheard's Hotel del Cairo (...) e di Assuan. Intendo raggiungere la mia meta risalendo per dodici giorni il Nilo sul Rameses, uno dei sei battelli di prima classe della Cook. Periodo sufficiente a farmi dimenticare la noiosissima routine della City (...).

    Figura 133. La Rameses (la mia “nave virtuale”) ancorata davanti al Tempio di Luxor, ca. 1884

    Mi sento un po’ ridicolo con il fiammante casco coloniale. Successivamente constaterò come sia assai diffuso e protegga dalle insolazioni. Alla dogana controllano il visto turco sul passaporto. Infatti il paese teoricamente appartiene alla Turchia (...) In realtà dal 1882 è… “vittoriano”.

    Si salpa dal Cairo (...)
    Mercoledì 13 dicembre 1899. Ormai pronto all’esotica avventura, il vapore salpa come previsto alle 10, nei pressi del nuovissimo ponte in acciaio di Qasr el-Nil. Dopo una navigazione su acque insolitamente basse, ci fermiamo a Bédrachéin, dove attendono gli asini (homâr) inviati dal Cairo. Sarà così ogni volta. Perché raggiungerò rovine egizie, villaggi e suq sempre a dorso di asino (...) Dapprima vado a Menfi, poi vedo la piramide di Saqqarah e il Serapeum.

    Dendera, Luxor, Bibân-el-Mulûk (...)
    Il settimo giorno giungiamo a Qéna, dove rimango impressionato dal tempio di Dendera. Alle 12 la nave riparte, così che prima del tramonto ecco il villaggio di Luxor, l’antica Tebe. Di essa Belzoni scrisse “che sembra di entrare in una città di giganti...”.

    Il giorno dopo una barca mi traghetta sull’altra riva. Mi inoltro nella Bibân-el-Mulûk, “Valle delle Porte”, per vedere le tombe di Ramsès IV, IX, VI, III (...) Inoltre riesco ad osservare l’archeologo Victor Loret, Direttore Generale alle Antichità Egiziane, al lavoro in quelle appena scoperte. Dopo essermi imbattuto nel giovane archeologo Howard Carter, torno poi verso il fiume (...).

    Il nono giorno scendo a visitare il grande tempio di Karnak. Devo però ugualmente farmi strada per il recente crollo di undici enormi colonne (...) causato dall’alterazione del livello del Nilo.

    Assuan, isole di Elefantina e File (...)
    Infine alle 16 ecco Assuan, a 583 miglia a sud del Cairo. Il giorno dopo, anche se è Natale, mi trasferisco nell’albergo Cataract. Poi al di là della cateratta raggiungo l’isola incantata di File. La sciocca idea di immortalarmi nel monumento incidendo il mio nome è subito scartata, leggendo stultus est che un altro gentleman… suo pari ha scritto sotto il nome B. Mure, all’interno del Tempio di Iside. L’anno prima, nonostante le accese proteste degli archeologi, hanno comunque iniziato a costruire el-Sadd, la diga (...).

    Figura 144. Il graffito sulle mura del Tempio di File del solito “stolto” Mure, 2007 (Archivio A.)

    La mattina dopo di buonora vado nel suq, affollato da egiziani, turchi, Barabras, Bisharin mezzi-nudi e negri di ogni provenienza e razza... È un mondo a parte, dove si vende gomma sudanese, denti d’elefante, pelli di animali. Mentre gli ambulanti mercanteggiano bastoni di ebano, lance e frecce, le cui punte pare siano avvelenate! (...) 

    • Arricchito da 14 preziose immagini d'epoca e dallo scatto che ritrae il graffito di B. Mure nel tempio di File, ironicamente liquidato da un successivo viaggiatore con l'incisione 'stultus est',, il testo completo, con l'itinerario integrale descritto giorno per giorno e l'apparato scientifico completo, è disponibile nel libro:


    Versione cartacea a colori: https://www.amazon.it/dp/B088N3WVYN

    Versione cartacea in bianco e nero https://www.amazon.it/dp/B088N8ZQVV

    SOMMARIO

     PREFAZIONE

    PARTE I: IERI, IL VIAGGIO DEL 1980

    Cap. 1. INTRODUZIONE ALL'EGITTO

    Cap. 2. CONTINUA IL "VIAGGIO" NEL BASSO EGITTO: PIRAMIDI, CERCATORI DI TESORI DEL PASSATO, SCOPERTE ARCHEOLOGICHE DEL PRESENTE

    Cap. 3. VIAGGIO NELL'ALTO EGITTO, AI CONFINI CON IL BILAD AS SUDAN, LA "TERRA DEI NERI": ABU SIMBEL, ASSUAN, ELEFANTINA, FILE

    Cap. 4. MEDIO EGITTO: NELLA VALLE DEI RE SI RISCOPRONO LE TOMBE "SCOMPARSE" DEI FARAONI

    PARTE II: OGGI, IL CAIRO

    CAP. 5. UNA PREMESSA DI ANTROPOLOGIA URBANA: GENESI E SVILUPPO DELLE CITTA’ AFRICANE

    CAP. 6. PIÙ “CITTA’ PARALLELE” HANNO DATO VITA ALLA CAIRO ATTUALE

    CAP. 7. IL CAIRO: IERI E DOMANI…

    PARTE III: INTERMEZZO, UNA CROCIERA SUL NILO “VIRTUALE” FIN DE SIÈCLE

    L’arrivo ad Alessandria, 1899 (...)

    PARTE IV: OGGI, UNA MODERNA CROCIERA SUL NILO

    Cap. 8. DA ASSUAN A KOM OMBO

    Cap. 9. KOM OMBO, EDFU, LA CHIUSA DI ESNA, LUXOR

    (...) Dal diario di viaggio: Luxor, 2007; L’antica Tebe orientale, sulla sponda destra del Nilo: Luxor e Karnak; L’antica Tebe occidentale: le ḥwt nt ḥḥw m rnpwt, “Case di Milioni di Anni” (...) 

    PARTE V: OGGI, SUL MAR ROSSO, AL CONFINE MERIDIONALE CON IL SUDAN

    Cap. 11. NELLA LAHAMI BAY, SULLA COSTA MERIDIONALE EGIZIANA DEL MAR ROSSO, ALLA RICERCA DELLA MITICA BERENICE; 

    Cap. 12. TRA I NOMADI DEL MAR ROSSO EGIZIANO: ETIOPICI BÈJA (ABABDA E BISHARIN), ARABI RASHÀIDA

    Cap. 13. LUNGO L’ANTICA VIA GRECO-ROMANA CHE, DALLA MITICA BERENICE TROGLODITICA, PORTAVA AL NILO, ATTRAVERSO LE MONTAGNE DI SMERALDO

    PARTE VI: UNA CURIOSITA’ DA SODDISFARE, VIAGGIO A SHARM, 2009

    Cap. 14. SHARM EL-SHEIK: NAAMA BAY

    BIBLIOGRAFIA

    ...

    TUTTI I DATI (ECONOMICI, STATISTICI, DEMOGRAFICI, ETNOGRAFICI, ECC.) CONTENUTI NEI MIEI LIBRI SONO STATI ACCURATAMENTE VERIFICATI, INTEGRATI E AGGIORNATI AL MOMENTO DELLA LORO PUBBLICAZIONE


    431.Dal libro "Dal Tell al Sahara": La "Città Santa" di Kairouan tra mito letterario e realtà storica

      Figura 51 . Veduta parziale della sala di preghiera della Grande Moschea di Kairouan Accingendomi a scrivere questo capitolo a me caro, pe...