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giovedì 7 maggio 2026

380. PARTE II: I Centurioni di Nerone alla ricerca delle sorgenti del Nilo, I sec. d.C.; Il Sudd, labirinto di acque stagnanti e di caotica vegetazione, fenomeno forse unico al mondo per la sua vastità; Il Nilo Bianco, un fiume ricco di storia e di avventura; Tawfikyya, stazione antischiavista fondata dall’esploratore Samuel Baker nel 1870, viene abbandonata fino al 1900, e definitivamente sostituita da Malakal nel 1918. RISALENDO NEL GENNAIO DEL 1981, IN SUD SUDAN, IL NILO BIANCO IN PIROGA: CRONACA DAL PROFONDO E MARTORIATO SUD DEL MONDO

                                                                               

Centurione del 70 a.C. della Legio XV, ricostruzione storica, Pram, Austria, 2014 (CC Some Rights Reserved, Medium69)
[non sono riuscito a trovare un'immagine del 70 d.C. di dominio pubblico, o CC. Comunque anche un secolo prima i centurioni avevano l
a vitis, il bastone di comando in legno di vite, la cresta  sull'elmo e le phalerae, le decorazioni militari sul petto]

I Centurioni di Nerone alla ricerca delle sorgenti del Nilo, I sec. d.C.

"La spedizione comandata dai centurioni [probabilmente appartenenti alla Legio XXII Deiotariana o alla Legio III Cyrenaica, solitamente di stanza ad Alessandria o nel sud dell'Egitto], c dalla città di Siene (l'odierna Assuan), era in possesso di lettere di raccomandazione firmate dai Prefetti romani per i Capi amici Nubiani ed Etiopi, uno dei quali governava su Meroe, lungo il corso principale del Nilo, tra l'Atbara e il Nilo Azzurro. 

La spedizione dapprima si mosse con barche fatte di tavole di legno, poi sostituite da piroghe monoxili dal basso pescaggio, con le quali arrivarono senza grande difficoltà in vicinanza di Fashoda. 

Essa giunse molto a sud, tanto da venire a contatto con la grande palude che si estende dalle adiacenze di Fashoda fino alla frontiera con il Protettorato dell'Uganda, 

Il passaggio delle canoe fu fermato dall'accumulo della vegetazione fluviale, il Sudd; ma c'è ragione per ritenere che grazie a viaggi via terra attraverso le regioni abitate dagli allevatori di bestiame Dinka, i due centurioni possano aver raggiunto latitudini più meridionali, fino a 6°Lat N, alle porte del paese dei Bari, o ancora più a sud, fino alle cascate del Nilo sopra Rejaf. 

In ogni modo essi si avventurarono in profondità nella terra dei nudi Nilotici e i capi della spedizione vissero tanto da rientrare in Egitto. I loro scoraggianti rapporti sulle difficoltà di attraversare questa regione acquitrinosa senza speranza misero fine ad ogni ulteriore tentativo di penetrazione romana nella regione" (Johnston, 1903:108-109).

"La Saifia tra i barragi": è la nave di Romolo Gessi bloccata nel sudd nel 1880 ( da  Romolo Gessi, Sette anni nel Sudan Egiziano, Milano, 1891)
Il Sudd, labirinto di acque stagnanti e di caotica vegetazione, fenomeno forse unico al mondo per la sua vastità

Da questa mappa si vede con chiarezza posizione  e vastità del sudd (da Richard Wyndham, The Gentle Savagew. A Sudanese Journey in the Province of Bahr-el-Ghazal, commonly called "The Bog", Londra, Toronto, Melbourne and Sidney, 1936

Isudd, questo intricato labirinto di acque stagnanti e di caotica vegetazione, fenomeno forse unico al mondo per la sua vastità, costituisce un prezioso habitat per numerose specie di animali, acquatiche, terrestri e volatili, che vi abbondano. 

Queste aree del sud Sudan inoltre, e da sempre, rappresentano un fondamentale punto di riferimento ecologico per diversi popoli pastori, come Dinka e Nuer, nel corso delle stagionali transumanze che essi effettuano nell'isola delle giraffe (Zeraf).  

In definitiva il sudd forma un equilibrato ecosistema che l'ipotetico completamento dei lavori di scavo del canale dello Jonglei avrebbe radicalmente sconvolto. 

La scavatrice in funzione, 1981 (© Franco Pelliccioni)

La gigantesca scavatrice nel 2006
             (
United States Agency for International Development)

Esso avrebbe con ogni probabilità comportato una notevole riduzione, non solo delle acque di superficie dell'immensa regione, ma anche del grado attuale di evaporazione. 

Ciò avrebbe finito per provocare, attraverso una conseguenziale e sostanziale diminuzione dei ritmi piovosi, anche l'ulteriore riduzione, non solo delle stesse acque di superficie, ma anche di quelle sotterranee, condannando forse a morte uomini ed animali[i]

È comunque vero che al tempo della mia permanenza in Sudan, gli esperti non avevano raggiunto l'esatta certezza di ciò che prevedibilmente sarebbe potuto un giorno accadere (Beshir, 1984).

Il Nilo Bianco, un fiume ricco di storia e di avventura

Ritorno ora alle pagine del mio diario, proseguendo nella descrizione del viaggio fluviale. 

Il percorso, a detta di tutti coloro che avevo interpellato in proposito prima della partenza, era da considerarsi abbastanza pericoloso, per la facilità di venir rovesciati da qualsiasi minimo, seppure anomalo, movimento interno. 

O per colpa di un ippopotamo desideroso di tornare a crogiolarsi in superficie. 

Per amore della verità va detto come, durante tutto quel giorno, che a me parve fortunatamente lunghissimo, non ho avuto alcuna possibilità di vederne. 

Continua la lenta risalita del Nilo Bianco (© Franco Pelliccioni) 

Sia pure invano ho cercato di fotografare i tre coccodrilli che ero riuscito ad individuare nell'intrico semibuio e dalle ombre ingannevoli della fitta vegetazione. 

Ciò perché il rumore provocato, sia dalle pagaie, che dalle cantilene dei pagaiatori, costituiva un ottimo segnale di avvertimento. 

Per tempo i grossi rettili si sarebbero ogni volta velocemente dileguati tra i canneti o sott'acqua".

Il Nilo Bianco è un fiume ricco di storia, che ha visto le sue acque percorse da tutta una quanto mai affollata serie di personaggi di ogni risma e nazionalità, più o meno oscuri o illustri, più o meno famigerati o insigni: esploratori, cercatori d'avorio, schiavisti, colonizzatori e fondatori di imperi, avventurieri "tout court", mercanti, missionari e soldati. 

 Sir Samuel W. Baker e Signora in un'esplorazione africana (da: D.M. Kelsey, Stanley and the White Heroes in Africa..., St. Louis/Philadelphia,1890)

E lo straordinario racconto di quella che è stata la complessa epopea (con le loro vicende umane) dei "navigatori del Nilo Bianco" sappiamo aver trovato un'immensa eco, anche a livello internazionale, grazie all'omonimo best seller dello scrittore australiano Alan Moorhead.

Mi sembrò straordinariamente allettante la possibilità di organizzare questa breve spedizione fluviale, che mi avrebbe condotto fino all'imboccatura con il fiume Sobat. 

Avrei toccato luoghi che avevano visto l'avvicendamento di personaggi del calibro di un Gordon Pacha e dell'esploratore Samuel Baker. 

Charles George Gordon Pasha con l'uniforme di Governatore Generale del Sudan, ca. 1875-1879, Khartoum


Forse per alcuni ciò potrebbe anche sembrare anacronistico, forse addirittura non "scientifico" o "neutrale". 

Ma solo quando non si conoscano alcune realtà delle zone meridionali del Sudan: la quasi inesistenza di natanti a motore, la cronica mancanza di combustibile. 

Banchina del "molo delle piccole imbarcazioni" di Malakal. Il giorno prima della partenza della mini-spedizione, i miei assistenti mi indicano alcune zattere nilotiche di ambatch (© Franco Pelliccioni)

La piroga rappresentava, per il sottoscritto, oltre all'opportunità di assaggiare il sapore dell'Avventura, il che certamente "non guastava", anche l'unica possibilità di potermi muovere e di effettuare una breve indagine storica sui siti che avevano in qualche modo preceduto la fondazione della città di Malakal: Tawfikyya, fondata dal Baker nel 1870 e il forte del Sobat, costruito nel 1874 dal nostro Gessi dietro ordine del Gordon.

Tawfikyya, stazione antischiavista fondata dall’esploratore Samuel Baker nel 1870, viene abbandonata fino al 1900, e definitivamente sostituita da Malakal nel 1918

"Taufikia", 1906 (da: De Guerville, A. B., New Egypt, New York- TIMEA, Travelers in the Middle East Archive)

Prese il nome da Muhammad Tawfiq Pacha (1852-1892), figlio di Ismail Pacha, al quale successe nel 1879 come Khedivè d'Egitto (in Shilluk Tawfikyya è conosciuta come Kengo). 

Ismail aveva nominato il famoso esploratore Samuel Baker Mudir'umum (Governatore Generale), e gli aveva conferito l'incarico di assestare un duro colpo alla florida organizzazione schiavista, che allora prosperava nel sud Sudan - un illimitato serbatoio di schiavi - ed alla quale si dedicarono, oltre a sudanesi, egiziani, e siriani, persino diversi europei. 

È stato calcolato che nel 1870 il numero degli schiavi catturati e trascinati verso il nord del paese si aggirasse intorno ai 12/15.000 individui. 

Baker nel firmano ricevuto dal Khedivè veniva anche autorizzato ad introdurre un regolare sistema commerciale e a creare una catena di stazioni militari e di depositi commerciali siti, gli uni dagli altri, ad una distanza di tre giorni di marcia. 

Partito nel 1870, dopo aver raggiunto Fachoda, non potendo immediatamente proseguire verso il sud a causa degli ostacoli frapposti dalla vegetazione, fu costretto a fermarsi in una zona favorevole e rialzata, dove in quell'anno fondò la stazione di Tawfikyya, a circa quattro chilometri a sud dell'odierna Malakal.

 La stazione venne abbandonata fino al 1900, anno in cui vi fu installata una stazione militare comandata da un bimbashi britannico (comandante di battaglione). 

La cittadina ben presto sarebbe diventata il centro europeo strategicamente più importante dell'intera regione dell'Alto Nilo. Vi si trovavano un ospedale e magazzini. 

Una fiorente colonia greca vi avrebbe detenuto il monopolio del commercio. 

Nel 1914 forze del IX Sudanese partirono da qui per andare a liberare il centro di Duk Fadiat assediato dai Lau Nuer. 

Nel 1918 sarebbe stata infine declassata a causa dell'insediamento di Stigand, in qualità di Governatore Provinciale, nella nuova città di Malakal.

...

LA I PARTE: Lenta navigazione, tra isole stracolme di papiri, ambatch, uccelli e serpenti velenosi, a bordo del mio Boeing 707, che non viene da Seattle, ma è un tronco scavato, spinto da due giganti nilotici; si cerca di evitare le pericolose isole galleggianti di giacinti d'acqua  

 https://pelliccionifranco.blogspot.com/2026/05/377-risalendo-nel-gennaio-del-1981-in.html              ...

 [i] E' parimenti vero come gli esperti non avessero l'esatta certezza su ciò che prevedibilmente sarebbe potuto un giorno accadere. Interessante è la lettura dei contributi pubblicati nella miscellanea curata dal compianto Beshir, The Nile Valley Countries, del 1984.

 

mercoledì 6 maggio 2026

379.bis Marzo 1966: quando a 19 anni ho pubblicato i miei primi lavori scientifici (a sigla F.P.)


1966, avevo 19 anni! 
Sfogliare le pagine della mie primissime pubblicazioni scientifiche mi emoziona ancora oggi. 
Era il marzo di 60 anni fa. 
Da quel piccolo passo, è iniziata un'avventura incredibile fatta di studi, esperimenti e tante scoperte. 
Che viaggio meraviglioso è stato e continua ad essere! 


 

379. Dalle mie prime pubblicazioni del 1966 (a sigla F.P.), a oggi: oltre 60 anni di passione per la ricerca.

 



Cosa facevate a 19 anni? Io scrivevo le mie prime pubblicazioni per la rivista Africa di Roma.
Era il marzo del 1966 e, riguardando oggi le recensioni dei due libri in lingua inglese (The Mossi of the Upper Volta; Americans in Black Africa up to 1865), mi rendo conto di quanto quella passione giovanile abbia tracciato la strada.
Non ho dovuto scalare la libreria per ritrovare la rivista: la scienza oggi corre sul web ed è un piacere vedere questi lavori digitalizzati e disponibili per la comunità accademica. 
Perché i testi sono presenti anche su ResearchGate





martedì 5 maggio 2026

378. Creta oltre le spiagge. Storia, segreti e cultura di un’isola leggendaria: ALLA SCOPERTA DI MEGALI NÍSI, L’ISOLA DI CRETA. STORIA, ARCHEOLOGIA, NATURA, CULTURA

 

Statuetta della piccola dea dei serpenti ( 1600 a.C.), Cnosso (Sala IV, vetrina 50), Museo Archeologico di Herákleion
(© Franco Pelliccioni)
Dalle origini minoiche alla resistenza contro l'occupazione tedesca: Creta è un mosaico di culture. Nel mio libro, ho voluto intrecciare il fascino dei siti archeologici - come Gortina e Festo - alle storie vissute tra le pietre di Spinalonga e Sfakiá. Un reportage che unisce la storia alla scoperta dei luoghi. Scopri di più!
...

Nonostante le carte la facciano sembrare distantissima, non è poi così difficile arrivare dall'Italia all'isola di Creta. 

Qualche difficoltà invece la si può incontrare allorché ci si sposta al suo interno (...) 

A bordo dell’aereo di linea delle Aegean Airlines, che in soli cinquanta minuti di volo mi stava portando da Atene ad Herákleion, le condizioni viarie dell'isola non erano certamente comprese nei miei pensieri. 

Come più volte era capitato nel corso dei miei viaggi di avvicinamento, mi stavo invece domandando cosa ci si poteva aspettare dalla quinta più grande isola del Mediterraneo, con una superficie di poco inferiore a quella della Corsica

Sapevo come fosse l’isola del Mito per antonomasia. Vi era nato Zeus e a Cnosso si trovava il labirinto del Minotauro fatto costruire da Minosse. 

Creta era quindi la patria del mito dei miti...  

Per gli archeologi l'isola è in effetti un autentico Eldorado

Non solo perché la cultura minoica del bronzo, ampiamente presente con i suoi grandiosi e stupendi Palazzi, ha preceduto per splendore quella greca classica. 

Accanto alle aree archeologiche universalmente note, come Cnosso, FestoMália, il suo territorio è costellato, infatti, da decine e decine di centri minoici grandi e piccoli: città palaziali, insediamenti, ville, grotte cultuali, santuari, necropoli, abitati-rifugi protogeometrici. 

Oltre a città arcaiche, romane e proto-bizantine...

Creta è certamente immensa. 

Se per i greci è Megali Nísi, la "grande isola", per i cretesi è addirittura un continente

In effetti anche al viaggiatore appare ben più grande di quanto sia in realtà. 

Poiché nell'arco di pochi chilometri: appena al di là di una montagna, di una baia, di un promontorio, vi si ritrovano i più diversi ecosistemi e paesaggi. 

Curiosamente le distanze tendono ad "allungarsi" anche per la presenza di una serie di aspre montagne, che dividono il nord dal sud e che si superano solo grazie ad alcune tortuosissime valli latitudinali.

 Contribuiscono a rafforzare l'immagine di una grande Creta anche le tuttora difficili condizioni viarie generali. 

Tanto che più volte sono andato con il pensiero a certe strade percorse in Africa orientale. 

Mentre gli "esagerati" andamenti e le pendenze delle strade di montagna mi hanno invece ricordato quelle islandesi, anche per la presenza di forti raffiche di vento... 

L'estrema pericolosità delle strade (per le loro condizioni e per la guida "disinvolta" della maggior parte dei conducenti locali) è testimoniata in ogni angolo dell'isola dalla presenza di cappellette "in memoriam". 

So bene, inoltre, come esistano numerose piste utilizzabili solo dai fuoristrada e come alcuni insediamenti nel sud siano raggiungibili esclusivamente per via mare.  

D'altronde fino agli anni '1970 riusciva assai difficoltoso inoltrarsi nelle montuose regioni centrali. 

L'intero percorso andava affrontato a piedi o a dorso di mulo. 

Oggi le difficoltà non sono scomparse del tutto. 

Ad esempio l'itinerario che si deve obbligatoriamente seguire per giungere nel sud a Frangokástelo, attraversando l'impervia regione di Sfakiá, da altri definito come "uno dei più eccitanti viaggi automobilistici di Creta", è una serpeggiante successione di arrampicate, discese e curve a gomito, che si affrontano confidando che gli autoveicoli in senso contrario non si discostino troppo dal loro lato...

La posizione geo-culturale di Creta tra tre continenti (Africa, Asia ed Europa) nel bene e nel male ha influito fortemente sulla sua storia, che più complessa di così non poteva essere... 

Fin dai tempi più antichi l'isola ha infatti conosciuto invasioni di genti provenienti "indifferentemente" dai tutti e tre i continenti...

Iniziarono gli achei (Micenei), seguiti da dori, romani, bizantini dell'impero d'Oriente, saraceni, nuovamente bizantini. 

Un regime oppressivo fu imposto dai veneziani, preceduti nell'area di Ágios Nikólaus e di Haniá-La Canea dai Genovesi. 

Ecco infine sbarcare i turchi ottomani: nel 1645 cadde La Canea, nel 1646 Réthimno, nel 1647 il resto dell'isola. 

La conquista del capoluogo Candia (Herákleion) è rimandata al 1669. Ben 21 anni d'assedio e 69 assalti degli ottomani saranno necessari per piegare veneziani e isolani, costando la vita a 110.000 ottomani e 30.000 cristiani. 

L'ultimo baluardo europeo, l'isola di Spinalónga, resistette ancora per molti anni, fino al 1715 (...9)

Alcuni anni di autonomia (1898-1913) garantita dalle potenze europee, Italia compresa, anticiparono la tanta agognata Enosis, la riunificazione alla Grecia. 

Ma le indicibili violenze venute da lontano non erano ancora terminate. 

Neanche trent'anni di libertà e nel 1941-1944 ecco pure quelle tedesche...

Di fronte alle ricorrenti, plurisecolari, "ondate lunghe" dell'oppressione, gli isolani fecero uscir fuori per intero il loro straordinario carattere. 

Dimostrandosi forti, orgogliosi, testardi, determinati, coraggiosi, eroici. 

D'altronde la maggior parte di loro non era formata da rudi montanari, come gli sfakioti che, per loro conto, ricorrevano regolarmente alla vendetta del sangue per i torti subiti? 

Nel contempo essi non si rifiutarono di sacrificare la loro vita pour cause: fino all'ultimo uomo, fino all'ultima orrenda tortura.   

L'aspro carattere cretese sarebbe dovuto venire alla luce ben presto.

 Fin dalla distruzione di Cnosso, causata forse da una ribellione. 

Se questa è solo una delle ipotesi formulate dagli studiosi, abbiamo invece sicuri riscontri sulla storia più recente dell'isola.

 Caratterizzata, come si è visto, da una sequela di dominazioni, ma anche da un altrettanto infinita serie di ribellioni, rivolte e insurrezioni (...)

L’esercito turco attacca nel 1867 il monastero di Arkádiou
(Illustrated London News)

Il XX secolo non fu da meno, poiché subito dopo la battaglia di Creta furono sferrate numerose azioni partigiane contro i tedeschi.

Nonostante questo plurisecolare continuum di lotte sanguinose, l'abitante di Creta molto imprevedibilmente rivela una speciale predisposizione positiva nei confronti degli stranieri. 

Come in più occasioni ho personalmente verificato. 

D'altronde c'è chi sostiene come l'affabile ospitalità dei cretesi arrivi a peccare di philoxénia (amore verso lo straniero). 

Un obbligo nel contempo sociale e religioso, che si aggiunge al suo carattere generoso... 

Il tutto poi stride fortemente con il fatto che, fin dall'epoca del filosofo cretese Epimenide, che sostenne come un "onesto cretese" fosse una contraddizione in termini, sovente l'isolano sia portato a contraffare verbalmente la realtà: antico retaggio di un'involontaria difesa contro lo straniero?

Da: ALLA SCOPERTA DI MEGALI NÍSI, L’ISOLA DI CRETA.
STORIA, ARCHEOLOGIA, NATURA, CULTURA
E-Book, versione cartacea a colori - I e II ediz. - e in bianco e nero (di grandi dimensioni: 
16.99 cm x 1.17 x 24.41), 153 pp., 179 foto, di cui 148 a colori (128 sono dell’A.)


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Introduzione 

1. Dove l’Oriente incontra l’Occidente: Storia dell’isola di Creta. Dalla Civiltà Minoica al termine della seconda dominazione Bizantina (2700 a.C.-1204 d.C.) 

2. Storia di Creta: dalla dominazione veneziana all’occupazione germanica (1204-1945) 

3. La città…? Per i cretesi è solo Herákleion! 

4. Il Museo Archeologico di Herákleion 

5. Evans a Cnosso: una ricerca archeologica di una vita 

6. Architettura e ingegneria “naturalistica” e d’avanguardia nel Palazzo Minoico di Cnosso 

7. L'Archeologia italiana a Creta: la città romano-bizantina di Górtina, quella Minoica di Festo 

8. Viaggio verso l'Ovest cretese: Georgioúpoli, Haniá e Réthimno 

Georgioúpoli 

Haniá 

Réthimno 

9. Nella torre Firka di Haniá, il secondo Museo Marittimo della Grecia 

10. Nell'Oriente cretese, tra siti minoici, splendidi centri turistici, antiche città sommerse, tradizionali villaggi di montagna 

Hersoníssos e Mália 

Ágios Nikólaus 

Eloúnda 

Kritsá 

11. Nell'invincibile fortezza veneziana di Spinalónga (Golfo di Mirabello, Creta orientale), l’ultima colonia di lebbrosi d'Europa 

12. Sulle sponde del Mare Libico, Creta meridionale: Mátala e Frangokástelo 

13. Sfakiá, una Barbagia cretese 

14. Viaggiatori a Creta dei secoli XII-XV: pellegrini e crociati 

15. Viaggiatori a Creta dei secoli XV-XIX: umanisti, diplomatici, partecipanti al Grand Tour, scrittori, studiosi, artisti, antiquari, archeologi 

BIBLIOGRAFIA 

 ...

TUTTI I DATI (ECONOMICI, STATISTICI, DEMOGRAFICI, ETNOGRAFICI, ECC.) CONTENUTI NEI MIEI LIBRI SONO STATI ACCURATAMENTE VERIFICATI, INTEGRATI E AGGIORNATI AL MOMENTO DELLA LORO PUBBLICAZIONE

lunedì 4 maggio 2026

377. RISALENDO NEL GENNAIO DEL 1981, IN SUD SUDAN, IL NILO BIANCO IN PIROGA: CRONACA DAL PROFONDO E MARTORIATO SUD DEL MONDO. PARTE I: Lenta navigazione, tra isole stracolme di papiri, ambatch, uccelli e serpenti velenosi, a bordo del mio Boeing 707, che non viene da Seattle, ma è un tronco scavato, spinto da due giganti nilotici; si cerca di evitare le pericolose isole galleggianti di giacinti d'acqua

 

Direzione Sobat. Undici ore di navigazione lenta, l’unica via possibile. Di tanto in tanto impugno la pagaia anch’io: ogni colpo d'acqua mi avvicina alle testimonianze storiche che cerco, prima che il tempo le cancelli del tutto

Premessa

   Questo è uno dei tre post tratti da un mio articolo inedito del 1996.

 Così risale a prima che il Sud Sudan diventasse indipendente, e a prima dell’insorgere di un’ulteriore guerra civile ed interetnica, nel Sud Sudan indipendente!

   Oggi (2026) la città di Malakal è distrutta ed è stata completamente abbandonata dai suoi abitanti

   Quindi la guerra civile, di cui parlo nel post, si riferisce a quella tra il nord arabo (o arabizzato) musulmano, e il sud, negro e cristiano. 

   “È questa la cronaca di un viaggio insolito, per certi versi straordinario, che effettuai nell'ormai lontano 1981, nel corso del mio secondo soggiorno di ricerca antropologica nella città multietnica di Malakal. 

È un racconto "diverso", che proviene da una lontana regione del profondo sud del mondo, allora non ancora tormentata da una nuova ed ancora più sanguinosa guerra civile (rispetto a quella precedente) tra nord, arabo e musulmano, e il sud negro e cristiano (o "pagano").

 Una regione che da quindici anni è praticamente inaccessibile e chiusa ad ogni influsso o presenza esterna, dove di tanto in tanto filtra solo qualche raro intervento umanitario o d'emergenza alimentare (ONU o di qualche altra organizzazione internazionale).

 Un'immensa area sulla quale poco si sa, e molto poco o niente riesce ad arrivare in Occidente: notizie, informazioni, situazione generale.

 Perfino il Papa più volte ha avuto occasione di riferirsi accoratamente al "caro Sudan", ma senza alcun apparente risultato. I mass media non sono graditi, quindi non entrano nel paese e, perciò, per quanto riguarda il Sudan, "vuoto assoluto" o "buco nero" nelle nostre comunicazioni del villaggio globale. 

È come se non esistesse!  

   È quindi, il mio, il breve racconto di un'esperienza che, almeno per il prossimo futuro, non avrà alcuna occasione di potersi ripetere.

Le distese paludose del sudd e il tracciato del Canale dello Jonglei (Some rights reserved, Soleincitta)

   Nel corso di quella mia "avventura" ho avuto modo, tra l'altro, di assistere alla nascita (ed alla morte) di una faraonica opera idraulica (la costruzione del canale dello Jonglei) che, proprio perché abortita quasi sul nascere, ha almeno evitato (secondo numerosi esperti) il verificarsi di un altro grandioso disastro naturale, che avrebbe colpito duramente le popolazioni nomadi ivi localizzate.

 Queste hanno comunque dovuto subire gli attacchi "voluti" da parte delle più micidiali armi umane.

   Carestia e fame, emigrazioni forzate o volontarie, hanno finito per stravolgere il tessuto socio-culturale ed etnico di quelle genti.

   Le popolazioni: i civili, i bambini, le donne e gli anziani, anche in questo caso, "more solito", sono state le uniche a rimetterci - anche pagando con la propria vita e al prezzo di innumerevoli sofferenze - nei contrasti etnici ed ideologici perseguiti da "poteri" e interessi contrapposti, spesso completamente estranei, e perciò distaccati, dalla vita "reale" dei singoli, dei gruppi, delle comunità.

Questo documento viene "dedicato con affetto" a tutti i sudanesi meridionali che ho incontrato, con cui ho parlato, discusso, lavorato, con i quali ho sempre interagito, e con i quali ho peraltro spesso condiviso, in quella regione, le mille asperità di una difficile, "esistenzialmente parlando", ricerca sul campo. 

Sia nel 1979, che nel 1980/81. 

E lo dedico anche a tutti coloro che non ho avuto la possibilità di incontrare. 

Molti di loro sono ormai morti, altri sono scappati altrove

Altri stanno combattendo per difendere la propria vita, quella dei loro cari e la propria terra.

A loro perciò dedico questa modesta testimonianza.

Il tratto del Nilo Bianco da Khartoum a Malakal (allora Provincia del Nilo Superiore). Il Sud Sudan diventerà indipendente nel 2011. Dalla Carta Michelin, Africa di Nord-Est, 1:4.000.000, 1975

Prima della partenza da Malakal, con il mio borsone impermeabile e galleggiante, e i miei due assistenti  di ricerca

"Sono già oltre quattro ore che mi sono lasciato alle spalle la cittadina sudanese di Malakal, capoluogo della Provincia del Nilo Superiore, nel Sudan meridionale, 850 Km circa a sud di Khartoum.

 Mi trovo a bordo di un Boeing 707 e, ad un tratto, un mio grido di sorpresa riesce ad interrompere bruscamente la meravigliosa, ma indubbiamente ossessiva, cantilena che il membro adulto del piccolo equipaggio aveva iniziato fin dalla partenza, ritmandola al movimento del mezzo di locomozione. 

In lontananza attraverso il sole accecante ho scorto sulla sinistra, al di sopra di una leggera sommità, anche se dissimulati dagli alberi, i resti di quello che costituiva un inatteso e sorprendente, per quei paraggi, edificio in muratura. 

Mi trovo finalmente a poca distanza dal luogo dove una volta sorgeva l'importante centro regionale di Tawfikyya, le cui tracce sembravano essersi completamente dissolte tra le pieghe della storia.

 I suoi abitanti improvvisamente l'avevano abbandonato all'inizio del novecento, per motivi che sto appunto cercando di scoprire, sia rintracciandoli faticosamente qua e là, in vari archivi più o meno polverosi, sia pazientemente ricostruendo frammenti di informazioni che vado raccogliendo dai diversi anziani intervistati".

Alcune rapide delucidazioni circa il contesto nel quale ci troviamo. 

È il 9 gennaio del 1981 e il Boeing 707 del quale parlo non è naturalmente il diffuso aereo della fabbrica di Seattle, bensì una lunga piroga monoxila (ricavata, cioè, da un solo tronco d'albero)[1], così soprannominata in Juba Arabic

Essa viene sospinta da due esperti e robusti pagaiatori: a poppa siede Chol[2], un Dinka (cioè un appartenente ad uno dei più importanti gruppi nilotici, la cui più evidente caratteristica è, oltre quella di essere dedito alla pastorizia nomade, o transumante, anche la notevole statura - in genere oltre i due metri -). 

A prua manovra il più giovane John, uno Shilluk, figlio del fratello della madre Shilluk di Chol.  

Io mi trovo esattamente al centro dell'imbarcazione. 

Sono attaccato per mezzo di una lunga corda, in modo da non perderla, in caso di un sempre possibile rovesciamento dell'imbarcazione, alla mia borsa impermeabile e galleggiante, che contiene alcuni documenti, un po' di cibo e acqua e l'indispensabile attrezzatura fotografica. 

Cerco sempre di conservare una noiosa e difficile posizione accucciata, che ha lo scopo di non farmi rimanere per lunghe ore a macerare nell'acqua, sempre presente sul fondo. 

Mi accompagnano in questa occasione due dei miei assistenti di ricerca, anche loro Shilluk.

Stiamo risalendo lentamente il corso del "celebre" Nilo Bianco, cercando di conservare una posizione equidistante dalla riva destra.

 Avremmo incontrato, in particolar modo durante quelle che furono le prime ore del mattino (e della nostra navigazione) diverse piroghe e zattere (otiak) dirette a Malakal. 

Erano per lo più di Nuer che portavano ai suqs i loro carichi di pesce secco (e spesso provenivano dalla lontana isola di Zeraf), ma anche di apajo (erba dal sapore zuccherino utilizzato per l'alimentazione del bestiame: un fascio costa 25 piastre sudanesi). 

Di volta in volta costeggiamo numerose lussureggianti isole stracolme di papiri, ambatch[3] , uccelli e serpenti più o meno velenosi. 

Cerchiamo infatti quanto più possibile di evitare il rigore della corrente contraria e le consistenti ed innumerevoli isole galleggianti di giacinti d'acqua che, sebbene bellissime a vedersi, rappresentano un costante pericolo per l'intera navigazione fluviale.

L'eichornia crassipes, il giacinto d'acqua[4], unitamente ai papiri ed a tutta una straordinariamente rigogliosa vegetazione[5] in questi ultimi decenni ha contribuito grandemente a rafforzare il sudd, da sempre un'autentica e, spesso insormontabile, "barriera" di paludi e acquitrini[6]

E ciò risulta specialmente vero laddove il corso del Nilo Banco, oltrepassato il Lago No, si tramuta nel Bahr el-Jebel. 

La barriera avrà termine solo alcune centinaia di chilometri più a sud, generalmente all'altezza della cittadina di Bor. 

Va infatti detto come giacinti d'acqua e papiri, ma particolarmente questi ultimi, staccandosi dai bordi del fiume coinvolgano nella caduta una grande quantità di zolle di terra. 

In tal modo queste tenderanno gradualmente ad accumularsi fino a formare vere e proprie isole galleggianti di notevole ampiezza, lunghezza (anche più di un chilometro) ed altezza, anche oltre i 23 metri. 

Una così imponente barriera è riuscita a bloccare la navigazione fluviale fin dai tempi più antichi.

   È noto come i due centurioni romani, inviati dall'imperatore Nerone nel 66 d.C. verso il sud, alla ricerca delle sorgenti del Grande Fiume, rimasero bloccati proprio da questa ridondante ed apparentemente invalicabile vegetazione. 

Ai nostri giorni riesce a ritardare notevolmente i tempi di percorrenza. 

Samuel Baker, 1870 (1821-1893)

Si può avere una qualche idea circa l'impenetrabilità, nel passato, di questo formidabile baluardo pensando che l'esploratore Samuel Baker, per andare da Khartoum a Gondokoro, nei pressi dell'attuale città di Juba, impiegò ben 18 mesi, laddove per lo stesso percorso, sgombro però di vegetazione, il Gordon ci mise solo 26 giorni! Si deve ancora ricordare come la diga di Jebel Aulia, che attualmente interrompe la navigazione fluviale qualche chilometro a sud di Khartoum, in quell'epoca non esistesse, naturalmente...

   Nell'aprile del 1979 il battello a pale che scendeva da Juba rimase bloccato dai giacinti del sudd per un periodo di tre settimane. 

Nel 1980 il centro di Bentiu non poteva essere raggiunto per nave, mentre nel 1981 il fiume Pibor sarebbe stato totalmente invaso dalle piante[7].

[1] In Shilluk: scherock;

[2] Proveniente dal villaggio di Atar, si è stabilito in uno dei villaggi Shilluk situati di fronte la città di Malakal. Di mestiere fa il traghettatore tra le due sponde del Nilo.

[3] Herminiera elaphroxylon: è un legno più leggero del sughero con il quale Shilluk e Dinka costruiscono belle zattere (abobo), dalla prua decisamente ricurva. Nel 1979, allorché lentamente risalii per quattro giorni il Nilo Bianco a bordo di un vecchio battello a pale, ebbi modo di vederne e fotografarne diverse, tutte manovrate da una sola persona. Tra i molteplici e stupendi ricordi di quell'indimenticabile esperienza, conservo ancora chiaramente le immagini di quegli uomini che, per non venire travolti dalla forte ondata che il battello a vapore creava con il suo passaggio, si aggrappavano letteralmente ai forti fasci di papiri sparsi qua e là lungo le sponde del fiume. Ricordo ancora come esse fossero utilmente e generalmente utilizzate, unitamente alle piroghe, per attraversare il Nilo a Malakal. Ricordo infine come tali zattere assomiglino molto, anche se ovviamente i materiali utilizzati sono di volta in volta diversi, ad altri modelli di imbarcazioni-zattere, come quelle fatte con fusti di papiro (taukwa) del lago Tana (Etiopia), o i caballitos del Perù. Già le più conosciute balsas del lago Titicaca (Bolivia) sono, ad esempio, ben più complesse e di maggiori proporzioni.

[4] Arrivato in Sudan dal Sud America sul finire degli anni '50 (Beshir, 1984, vol.II: 22), esso si è immediatamente moltiplicato, spandendosi lungo il corso di diversi fiumi dell'Africa, come il Congo e lo Zambesi. È presente anche in numerosi fiumi cinesi, vietnamiti, del Bangla Desh, ecc... Va comunque aggiunto, che accanto all'aspetto negativo che indubbiamente esso costituisce per la navigazione fluviale e lacustre, a causa della sua immensa capacità riproduttiva, abbia anche un alto potere depurativo e venga impiegato da alcuni anni negli impianti di depurazione fognaria, anche in Italia. Questa pianta è infatti in grado di assorbire metalli pesanti, come piombo e mercurio, e di filtrare i fanghi organici privandoli di fosforo e azoto. I suoi tuberi possono essere infine utilizzati nell'alimentazione suina. Queste piante, infine, possono essere facilmente incluse in quell'elementare processo che tende alla formazione del prezioso biogas.

[5] Sommario elenco delle piante presenti nel sudd - oltre ai papiri, all'ambatch ed ai giacinti d'acqua: Typha domingensis, Vossia cuspidata, Phragmites mauritianus,

Vigna nilotica, Luffa cylindrica, Ipomea aquatica, Nymphaea caerulea, Pistia stratiotes, Azolla nilotica, Vaslinaria, Trapa, Utricularia, Potamogeton, Ceratophyllum demersum.

[6] Dall'arabo sudud, forma plurale di sadd.

[7] Al tempo dei miei soggiorni nell'area, avevo constatato come operatori del German Technical Aid portassero avanti un progetto che prevedeva la loro eliminazione, o almeno un loro maggiore controllo, tramite l'utilizzo di potenti erbicidi.