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giovedì 9 luglio 2026

8 bis. L'evoluzione dello sguardo: i miei strumenti di ripresa nei decenni

 

La Comet III della Bencini, la mia prima macchina fotografica (1960)
Premessa

A partire dal 1975 avrei utilizzato quella che, all’epoca, costituiva la migliore attrezzatura in circolazione. Tanto da essere definita: la Rolls Royce delle macchine fotografiche. Poiché faceva concorrenza alla stessa Hasselblad, che con la missione Apollo era stata portata persino sulla Luna, ma le cui caratteristiche tecniche erano decisamente diverse. Sto parlando della Nikon F, con diversi accessori, tra cui un potente teleobiettivo da 300 mm. Dove caricavo esclusivamente rollini di diapositive Kodak Ektachrome 35 mm, da 64 a 400 ISO. 

                        PONTE DI ARICCIA (RM)
"Vedute d'Italia, Ariccia vicino Albano, nei dintorni di Roma", lastra di albumina, foto Ernest Eléonor Pierre Lamy, ca.1861 - 1878, Rijksmuseum, Amsterdam
 

  

Non potevo non incominciare questo post sulla fotografia, da me largamente utilizzata nel corso dei miei viaggi e delle ricerche antropologiche sul campo effettuate tra Vecchio e Nuovo Mondo, ricordando come ho iniziato ad usare una macchina fotografica. 

LE PRIME MACCHINE FOTOGRAFICHE, ANNI ‘1960


Alla fine degli anni ‘1950 rimasi molto turbato nell'apprendere dal giornale come un ragazzino si fosse lasciato andare nel baratro, dal ponte di Ariccia. Avvenimento che mi sconvolse moltissimo, anche perché aveva più o meno la mia età.
[Solo nel 2000 verranno apposte lungo tutto il ponte delle barriere in tensostruttura. A quanto pare non troppo funzionanti, se ancora nell’ottobre del 2021 si sono manifestati due suicidi (un ragazzo di 18 anni e uno psicoterapeuta di 43: Il Messaggero, Enrico Valentini, “Ponte di Ariccia, la triste conta dei suicidi. Le reti non bastano più, Trovato il corpo senza vita di un medico, pochi giorni fa si era gettato un 18enne”, 27 Ottobre 2021, Web Page 18.1.2022]

I cronisti, cercando di arricchire i loro servizi giornalistici, ricordarono come, nonostante l'età, il ragazzino fosse un appassionato di fotografia e l’apparecchio fotografico da lui utilizzato una Comet III Bencini. Pubblicarono anche una foto della sua macchina, che  mi apparve subito bella, anche per il suo corpo in lucente alluminio. Oltre tutto la sua verticalità la faceva assomigliare ad una cinepresa. Scopro oggi che aveva anche diverse ed interessanti caratteristiche. Pertanto, dopo aver messo da parte il denaro sufficiente per comprarla, nel 1960 avrò anch'io una Comet, quella riportata nelle tre immagini. Farò le prime foto a Fiumicino e a Porto Santo Stefano (Argentario), dove sono ritratto con i calzoncini corti, come si usava all’epoca. Era maneggevolissima, si potevano scattare 16 foto, la pellicola era di formato 127.

Dalla Via Flacca, agosto 1960

Anni dopo, grazie all'avvento della popolare ed economica Kodak Instamatic, mi sarei arreso alla comodità e rapidità del caricare il film (oggi diremmo con la facilità di un “click”), servendomi di una cartuccia di plastica. Realizzerò foto quadrate e a colori. In quel periodo (anni ‘1960) avrei anche effettuato le mie prime riprese "cinematografiche", utilizzando la 8 mm Kodak Brownie, mentre avrei sperimentato la Polaroid Land Camera Swinger 20, che non necessitava di camere oscure, perché le 8 piccole foto stampate (5,4 x 7,3 cm) si sviluppavano da sole. All’epoca un’autentica rivoluzione…

KENYA 1976. UTILIZZAZIONE DI UNA CINEPRESA SUPER 8 MM

Negli anni ‘1970 avrei acquisito una cinepresa Canon 518 Auto Zoom Super8, che utilizzerò anche durante la mia prima ricerca africana in Kenya nel 1976. Molto ingenuamente, pensavo di realizzare qualche piccolo documentario per la televisione. Così, oltre a tutta l’attrezzatura fotografica e di registrazione sonora, porterò con me anche un pesante treppiede d'alluminio. 

Le riprese furono poche. In pratica si limitarono a solamente due occasioni. La prima fu la visita al National Museum of Kenya e al suo straordinario serpentario, a Nairobi. Scortato e accompagnato, vista la mole e la pesantezza dell’attrezzatura di allora, ma anche  a causa di sempre possibili problemi di criminalità, da due inservienti africani del Flora Hostel, dove ero alloggiato: così aveva voluto la Madre Superiora...

La seconda occasione si manifesterà più tardi. Quando nel corso della mia ricerca nella cittadina multietnica di Isiolo, a nord del Monte Kenya, nel settentrione del paese, a bordo di una vecchia Land Rover parzialmente scoperta, guidata da un Turkana, un ex cacciatore di leoni, con uno dei  miei due assistenti di ricerca mi recherò nella Samburu Game Reserve. Allora il turismo di massa era solo nascente. In pratica durante tutto il corso di quella lunghissima e straordinaria giornata non vedrò l’ombra di un turista. Salvo quando andrò a mangiare nel Samburu Lodge. Le riprese cinematografiche saranno comunque varie (panorama, rinoceronte, elefanti, scimmie, gazzelle, giraffe e, incredibilmente, addirittura un leopardo, di giorno...). In quell'occasione scoprirò che era meglio dedicarmi totalmente alla fotografia. Poiché non era possibile, come dire, dividersi. Le “scoperte”, che farò nel corso di quella mia “iniziazione antropologica”, saranno in effetti due. A Roma avevo infatti cominciato a studiare il Kiswahili, la lingua franca dell’Africa orientale (e non solo), un vero e proprio passe-partout intertribale. Facendo esercizi su esercizi e cercando di imparare a memoria il glossario. Non avendo le parole alcunché in comune con quelle delle lingue europee. Così, anche in questo caso decisi che mi sarei limitato a fare l’antropologo. Lasciando l’apprendimento delle lingue ai glottologi. Perché, come molti altri colleghi, da allora in poi mi sarei servito del preziosissimo ausilio di interpreti ed assistenti africani, appartenenti anche a tribù diverse… 

LE RICERCHE ANTROPOLOGICHE E LA MIA PRIMA MACCHINA FOTOGRAFICA REFLEX PROFESSIONALE: NIKON, 1975-1987

Nel 1975 ecco arrivare la mia prima macchina "importante”, la Nikon F Photomic; obiettivo 50 mm Nikkor H.C 1:2; grandangolare Nikkor 28 mm, 1:28; teleobiettivo da 300 mm. Nikkor-H Auto, 1: 4,5; filtri skylight; diapositive Kodak Ektachrome. In quello stesso anno l’utilizzai nel corso dei miei viaggi e soggiorni a Parigi, in Grecia e nelle isole Tremiti. Era una fotocamera così importante (e costosa), che l'avrei assicurata in tutto il mondo (salvo Unione Sovietica, Cina e Corea del Nord), e per numerosi anni, con una società britannica,al notevole costo di centomila lire l'anno. Nel caso di  un'eventuale perdita, danneggiamento o furto, era l'unica compagnia che, all'epoca, poteva rimborsarmi l'intero costo di una nuova fotocamera Nikon.    
Come macchina ausiliaria, in caso di anomalie della Nikon, alcuni anni dopo mi sarei servito anche di una Asahi Pentax, con un eccellente zoom della Tamron.  

KENYA Nel 1976 la Nikon sarà indispensabile durante la mia prima ricerca antropologica sul campo nel Kenya settentrionale.

MESSICO Nel 1978 sarà con me durante la mia ricerca tra gli indios Huave del piccolo villaggio di Santa Maria del Mar, nell’Istmo di Tehuantepec, Oaxaca, Messico.


SUDAN, 1979

Nel 1979, quando effettuai la mia prima ricerca nella cittadina multietnica di Malakal, nella Provincia del Nilo Superiore, nel Sudan meridionale, ad 850 km a sud di Khartoum, oltre alla Nikon mi sarei avvalso di altre due macchine fotografiche. 

La prima era la Polaroid EE100, con le sue foto colori (sempre in numero di 8), da consegnare alle persone da me ritratte. 

Recandomi in un paese islamico, oltre tutto sottoposto ad un regime dittatoriale (quello di Ja'far al-Nimeyri), dove  i divieti di fotografia erano numerosi la seconda era l’Agfa pocket 2008. Una macchina sottile da utilizzare, se necessario, senza dare troppo nell'occhio. In realtà userò solo un paio di rollini, per scattare foto in bianco e nero e a colori del tutto normali, certamente non alla "James Bond"

Fotografando una parata popolare della Festa Nazionale Sudanese (Indipendenza) a Khartoum. 

Festa Nazionale Sudanese, Khartoum, un momento della parata popolare

Nell’estate del 1980 utilizzerò la Nikon durante la mia seconda ricerca sul campo nel Kenya nord-occidentale (Elmolo del lago Turkana), mentre nel dicembre 1980-gennaio 1981 l'avrò a Malakal, nel Sud Sudan

Nikon che userò ancora nelle SHETLAND E ORCADI  (1982), nell'ARTICO CANADESE (1983) tra gli Inuit (eschimesi) e a  TERRANOVA E SAINT PIERRE ET MIQUELON (1987)


ISOLE SVALBARD 1994, ISOLE FAROER 1995, ISOLE EBRIDI ESTERNE (e St KILDA) 1997, ISLANDA E GROENLANDIA 1998: CANON EOS 500

Nel 1994 la Canon EOS 500 (zoom 35-80 1:4-5,6; zoom 100-300 mm ultrasonic 1:4,5.5,6; diapositive Kodak Ektachrome) sostituirà la vecchia e pesantissima Nikon. L’utilizzerò sia alle Svalbard, che alcuni anni dopo in Islanda.  In entrambe le occasioni avrei fatto anche delle registrazioni televisive con la mia videocamera Explorer della Philips VHS c VKR 6840 (acquisita all'inizio degli anni ‘1990). Alla quale, su prezioso suggerimento della dirigente della Philips di Roma, aggiunsi un ulteriore, potente teleobiettivo.  Le riprese nell’arcipelago artico norvegese furono, in realtà, poche, mentre quelle in Islanda, grazie al fatto che in quel viaggio di ricerca non ero solo, furono sufficientemente lunghe. In grado di arricchire ed integrare la documentazione raccolta nella Terra del Ghiaccio e del Fuoco.                                   

 L’AVVENTO DEL DIGITALE, 2001

Nel 2001 ecco la prima macchina digitale, una Fuji (FinePix S 304; 3,2 Mega Picxels; Zoom ottico 6x, corrispondente a un 38-228 mm). L’userò per la prima volta nel corso del mio primo viaggio in Tunisia. Con la Canon che diventava la macchina ausiliaria, ma era estremamente utile per gli scatti rapidi - mercati, persone, bambini, animali -, per i grandi spazi, grazie al suo grandangolare, e per le foto a distanza, con il suo 300 mm). 

Una macchina straordinaria, quella digitale, che consentiva di conoscere immediatamente il risultato di ciascuna fotografia e di poter scattare foto in numero pressoché illimitato  Utilizzando le minuscole schede di memoria XD) con un ingombro decisamente inesistente. Rispetto al peso e alle dimensioni delle svariate decine di rollini di diapositive (in media ciascuna consentiva 36 scatti, ma potevano essere anche di più...), che mi sono sempre portato appresso per il mondo. Una straordinaria rivoluzione, se si considera anche il fatto che, specialmente ai tropici, i rollini delle diapositive nel lungo termine potevano subire inconvenienti dovuti a calore e umidità

Così che nel 1980 sviluppai subito le diapositive scattate in Kenya (lago Turkana) grazie alla Kodak (East Africa), al mio rientro a Nairobi.  Ma la mia nuova Fuji del 2001 aveva un problema non da poco. Abituato com'ero alla Nikon, ma soprattutto alla Canon,  e ai suoi due zoom ultrasonici, che consentivano scatti fulminei. Infatti con la mia prima fotocamera digitale dovevo calcolare con la maggiore esattezza possibile la corretta inquadratura dei soggetti che stavo riprendendo: in base al movimento di persone, animali, o del veicolo dove mi trovavo. Perché c’era sempre un non indifferente iato  tra l’istante dello scatto e l’inquadratura finale! .

La prima volta che vidi una piccola macchina digitale fu nel 1997. L'aveva l’amministratore della Base Dirigibile Italia nella Baia del Re, nelle artiche isole Svalbard, che avevamo da poco inaugurato. Mi disse che con quella fotocamera poteva mandare la documentazione fotografica direttamente al CNR a Roma, allegandola ad una E-Mail.

Ricordo ancora come, poco dopo l'acquisto della Fuji, parlando con il direttore artistico (laboratorio fotografico) del mio giornale e accennando alle sue caratteristiche, nonché al notevole costo, mi disse che la sua macchina, che era solo un paio d’anni più vecchia, non solo aveva peculiarità decisamente inferiori alla mia fotocamera, ma era anche costata molto, ma molto di più. Non potevo, quindi, lamentarmi!

Le mie altre macchine digitali acquisite nel corso del tempo:

Fuji FinePix S 304 6 X Optical Zoom, 3,2 Megapixel, 1:8,2; 

Fuji FinePix A 850, zoom ottico 3 X, 8,1 megapixel, 1:8.

Fuji FinePix A 900, 9 megapixel, zoom ottico 4 X 

Fuji FinePix S1500, Bridge, 10 megapixels, caratterizzata da un potente zoom: 12 X (33-396 mm). L'utilizzerò, ad esempio, nel corso del mio viaggio in Giordania.

Infine un'altra Nikon, ma digitale, che si tiene in un taschino! La Coolpix S 3200, Obiettivo Nikkor 6X Wide Optical Zoom VR, 26-156 mm , 4.6-27.6 mm, 1:3,5-6,5; 16,8 Megapixels  

TELECAMERA DIGITALE

Samsung  camcorder Varioplan 65 X Intelli-Zoom f=2,1-109.2 mm, F-1,8. 

Nell'innevata Foresta Pietrificata dell'Arizona scatto una foto con la Nikon e il tele da 300 mm, 1980  

Riguardo alle foto subacquee: 

nel Mar Rosso meridionale, ai confini con Sudan, userò l'Amphibia underwater 35 mm motorizzata UW 303 della Vivitar e diapositive Kodak Ektachrome. Mentre nel Mar Rosso centrale avrò a disposizione la macchina fotografica digitale Fuji FinePix A 900, 9 megapixel, zoom ottico 4 X e custodia subacquea WP-FXA800,

...

Dopo la Parte I (Atlantico del Nord), da aprile sono online anche l'E-Book e le versioni cartacee a colori e in bianco e nero della II Parte (Mediterraneo) di: PIRATI, CORSARI E CONTRABBANDIERI, TRA ATLANTICO DEL NORD E MEDITERRANEO, XV-XX SECOLO: IL SINGOLARE ITINERARIO DELL'AUTORE ALLA SCOPERTA DI LUOGHI E AVVENIMENTI 

PIRATI, CORSARI E CONTRABBANDIERI, TRA ATLANTICO DEL NORD E MEDITERRANEO, XV-XX SECOLO: IL SINGOLARE ITINERARIO DELL'AUTORE ALLA SCOPERTA DI LUOGHI E AVVENIMENTI. PARTE II. MEDITERRANEO : Pelliccioni, Franco: Amazon.it: Libri [il link della versione a colori]
Libro di grandi dimensioni (16.99 x 1.5 x 24.41 cm) e stampa cromatica di alta qualità (Premium color), ha 249 pp., 281 foto (235 a colori, 125 sono dell'A.), 457 note.



mercoledì 8 luglio 2026

404. IMMAGINI DALL’EGITTO IMAGES FROM EGYPT. Companion book di / of: VIAGGI IN EGITTO 1980-2009

Figura 194. Le proporzioni del Colosso di Memnone (di destra) appaiono ancora più gigantesche, grazie alla presenza dell’egiziano ai suoi piedi. The proportions of the Colossus of Memnon appear even more gigantic, thanks to the presence at his feet  of the Egyptian 

A cavallo tra gli anni '70 e '80, le ricerche effettuate tra Africa orientale, nord-orientale, America e Artico avevano consentito di raccogliere una ricca messe di foto, che ritenevo per la maggior parte belle e interessanti. 

Tanto da desiderare di metterle a disposizione del pubblico in un libro fotografico, che avrebbe spaziato dalla natura (ambiente, animali), all’etno-antropologia (“usi e costumi” dei popoli).

Del resto, molte mie foto già corredavano, integrandoli, gli articoli che andavo via via pubblicando su diverse riviste. Inoltre, da “fotografo semiprofessionista” avevo venduto foto (Grecia, Stati Uniti, Messico) all’Enciclopedia della Curcio (La Grande Avventura dell’Archeologia) e a Natura Oggi, la rivista della Rizzoli, da decenni scomparsa.
Quella mia antica idea presto si sarebbe dovuta scontrare con la dura realtà del mercato editoriale, anche a quei tempi particolarmente difficile. Sarei stato infatti caldamente sconsigliato dal farlo, nel corso di una lunga conversazione avuta casualmente con una famosa editrice siciliana.
A distanza di oltre trent'anni, realizzo oggi quel vecchio progetto. Le Immagini dall’Egitto - Images from Egypt arricchiscono e, in qualche caso, completano il ricco apparato fotografico contenuto nei Viaggi in Egitto 1980-2009. Libro da me dedicato alla memoria della compianta amica e collega Cecilia Gatto Trocchi, scomparsa nel 2005. Tra l’altro, l'opera più che raddoppia le immagini, mentre il formato tipografico più grande consente di osservarle e apprezzarle meglio.
In tutti i miei “racconti”, sia articoli che libri, ho sempre ritenuto essenziale integrare il più possibile i testi con le immagini. 
Qui sono debitamente commentate in un apparato didascalico bilingue. 
Le ho riprese, nell’arco di quasi trent’anni, sulle due sponde di el-Bahr, il Nilo, e sulla costa del Mar Rosso.
Sono foto di dettagli, particolari, curiosità, addirittura stranezze, la maggior parte giunte fino a noi attraverso i millenni. Immagini ovviamente storiche, finanche terribili, persino spudoratamente erotiche. Alcune di loro mi hanno consentito inaspettate “scoperte”.
A Karnak, ad esempio, ho fotografato la rampa di mattoni, terra e fango che servì per erigere il Primo Pilone del Tempio di Amon. Dopo oltre duemila anni, si trova ancora oggi sul posto, addossata alle mura. Perché il pilone fu l’ultimo a essere costruito da uno dei tanti faraoni che hanno contribuito a rendere il tempio unico al mondo. 
Qui mi imbatterò in un sorprendente calendario egizio ed osserverò anche Min, il Dio dal “pene eretto”, che su un pilone riceve l’offerta di un afrodisiaco vegetale.
Dio già visto in tutto il suo “maschio splendore” in un bassorilievo ripreso nel 1980 nel Tempio di Luxor, mentre nel 2007 mi sarei accorto che, sempre nello stesso tempio, c’era ancora un altro bassorilievo che lo raffigura mentre sta eiaculando e lo sperma viene debitamente raccolto in un contenitore. Poi scoprirò come l’anonimo scultore avesse persino raffigurato uno spermatozoo.
Il libro mostra al lettore immagini di valore etno-antropologico, archeologico, naturalmente storico-religioso, naturalistico: paesaggi desertici e tropicali, templi più o meno celebri, alto e bassorilievi, figure, statue, genti, animali tra cui i pesci delle barriere coralline del Mar Rosso, sia centrale che settentrionale. 
Fotografie in qualche caso con effetti esteticamente apprezzabili, a volte persino strabilianti. Come quelle realizzate nel 1980 al crepuscolo a Giza, al tramonto ad Esna, di sera al Tempio di Luxor. Ma anche un viso può essere estremamente interessante, se ripreso da lontano, con un potente teleobiettivo.
Parlando di numeri, il libro contiene 31 foto del Cairo, 20 di Giza e le sue piramidi, 16 dei templi di Abu Simbel, 28 di quelli di Luxor e Karnak… 
Altre 18 foto riguardano la “Casa di Milioni di Anni” di Ramses III, la straordinaria Medinet Habu
Tempio funerario del faraone guerriero, localizzato nella Tebe occidentale, sulla sponda sinistra del Nilo. Una volta tornato a Roma, scoprirò come i bassorilievi del suo Primo Pilone riportino un errore di non poco conto. Perché con i loro caratteri somatici vi figurano i popoli africani sottomessi da Ramses. Peccato che avesse combattuto, invece, contro quelli asiatici.
Non solo… Perché, dopo diversi e prolungati cicli di ricerche nella mia biblioteca e sul Web, ho appurato come quello che pensavo rappresentasse solo uno dei tanti reperti archeologici egizi fosse invece la tavola delle offerte votive al Dio Amon, da parte delle Divine Adoratrici, sue spose, in genere nobili e principesse.
Ho anche inserito un paio di foto di una delle più straordinarie tombe presenti nella Valle dei Re, quella di Thutmose III
La visitai nel 1980. Oltretutto difficoltosa da raggiungere, perché scavata in alto, all’interno di una fenditura nella roccia. È possibile osservare il sarcofago e la camera mortuaria dalle pareti interamente dipinte, che diventa un enorme papiro che avvolge la tomba. I geroglifici sono tratti dal Libro di Amduat ("ciò che è nell'aldilà").
Ho parlato prima di “scoperte”. Perché, anche non essendo un egittologo, immedesimandomi nelle vesti di uno Champollion in sedicesimo, mi sono inoltrato in una terra per me quasi del tutto “incognita”, dove si possono disvelare persino “cose mirabili”.
Così, per elaborare le didascalie di una delle foto, scattata attraverso “un piccolo buco”, improvvisamente mi sono reso conto che, a pochissima distanza dai miei occhi, c’erano altri occhi che sembravano guardarmi. 
Appartenevano al viso del faraone Zoser, cioè alla sua statua a grandezza naturale e, a quanto pare, abbastanza verosimile. Realizzata quasi 4.700 anni fa a Saqqara, accanto alla sua tomba-piramide. Perciò là c’era il suo ka. Da allora attende sempre di essere onorato dal suo popolo. Poiché, oltre a muoversi, riesce a percepire, nella sua modestissima camera sigillata, grazie alla presenza di due fori, odori e profumi delle offerte. 
Così la foto, che vedevo nello schermo, era non solo curiosa, ma addirittura eccezionale… Perché quello era il suo serdab!
Le altre due mie “scoperte” provengono dai templi di Kom Ombo e di Edfu.
Inizialmente avevo scambiato il bassorilievo fotografato a Kom Ombo per uno dei tanti osservati in Egitto. In seguito ne accerterò l’importanza. Poiché dava forma e sostanza al termine archeologico mammisi, rappresentando il parto di una donna, con il neonato che in quel momento sta fuoriuscendo dalla vagina della mamma.
Per quanto riguarda il tempio di Edfu, qui una statua del Dio falcone Horo protegge una figura che nel Web sembra non godere di troppa attenzione. 
Eppure il Dio sta tutelando nientemeno che il figlio di Cleopatra (VII) e di Giulio Cesare: Cesarione, cioè Tolomeo XV, l’ultimo dei faraoni dell’Antico Egitto.
Immagini dall’Egitto, libro “satellite” di Viaggi in Egitto 1980-2009, ha una sua dignitosa autonomia e lo si può guardare e leggere come libro a sé stante. 
Poiché l’apparato didascalico e le note finali e a piè di pagina consentono di comprendere e di godere appieno ogni singola illustrazione. Lasciando al lettore di andare liberamente alla personale scoperta del favoloso Oriente. Così bene rappresentato dall’Egitto, fin dai tempi del Grand Tour e delle crociere sul Nilo, a bordo delle navi della Cook.
Sommario • Summary
PARTE I • PART I
Il viaggio del dicembre del 1980The journey of December 1980
  • Il CairoCairo
  • Menfi, capitale dell’Antico Regno • Memphis, capital of the Ancient Kingdom
  • La necropoli di SaqqaraThe necropolis of Saqqara
  • GizaGiza
  • Ancora al Cairo: Al-Qarafah, la Città dei Morti • Still in Cairo: Al-Qarafah, the City of the Dead
  • Alto EgittoUpper Egypt
  • Abu SimbelAbu Simbel
  • Assuan, Elefantina, FileAswan, Elephantine, Philae
  • Medio EgittoMiddle Egypt
  • Tebe Orientale: LuxorOriental Thebes: Luxor
    • Nel Suq • In the Souk
    • Il Tempio • The Temple
  • Tebe Orientale: KarnakOriental Thebes: Karnak
  • Tebe Occidentale: Valle dei ReWestern Thebes: Valley of the Kings
  • Ritorno al Cairo: HelwanBack to Cairo: Helwan
PARTE II • PART II
Cairo e Basso Egitto, gennaio 2007Cairo and Lower Egypt, January 2007
  • Il CairoCairo
  • GizaGiza
  • MenfiMemphis
  • SaqqaraSaqqara
PARTE III • PART III
Una moderna crociera sul NiloA modern cruise on the Nile
  • Alto EgittoUpper Egypt
  • Abu SimbelAbu Simbel
  • Assuan, Elefantina, la prima cateratta, le dighe, il villaggio nubiano • Aswan, Elephantine, the first cataract, the dams, the Nubian village
  • FilePhilae
  • Assuan e le due digheAswan and the two dams
  • In navigazione sul NiloSailing on the Nile
  • Kom OmboKom Ombo
  • EdfuEdfu
  • Continua la navigazione sul Nilo • Navigation on the Nile goes on
  • Esna e la sua chiusa • Esna and its lock
  • Medio EgittoMiddle Egypt
  • Tebe Orientale: LuxorOriental Thebes: Luxor
  • Tebe Orientale: KarnakOriental Thebes: Karnak
  • Tebe Occidentale, “Le Case di un Milione di Anni”: I templi funerari di Amenhotep III (Memnone), Hatshepsut (Deir el-Bahari), Ramses III (Medinet Habu) • Western Thebes, "The Houses of a Million Years": The funeral temples of Amenhotep III (Memnon), Hatshepsut (Deir el-Bahari), Ramses III (Medinet Habu)
    • I Colossi di MemnoneThe Colossi of Memnon
    • Deir el-BahariDeir el-Bahari
    • Medinet HabuMedinet Habu
  • Tebe Occidentale: La Valle dei ReWestern Thebes: The Valley of the Kings
PARTE IV • PART IV
Sul Mar Rosso, al confine meridionale con il Sudan, giugno 2007On the Red Sea, at the southern border with Sudan, June 2007
  • Lahami BayLahami Bay
  • Ai confini del Sudan: El-Shelateen, città-mercato e carrefour di popoli • On the borders with Sudan: El-Shelateen, market town and carrefour of peoples
  • Lungo l’antica “Carovaniera degli 11 giorni”Along the ancient “11 days caravan route”
PARTE V • PART V
Viaggio a Sharm, maggio 2009Journey to Sharm, May 2009
  • Naama BayNaama Bay
  • L’area protetta di NabqNabq Protected Area
  • Shark’s BayShark’s Bay
  • Parco Marino di Ras MohammedRas Muhammad National Park
  • Alla fine del “Viaggio”At the end of the "Journey"
  • Bibliografia
  • IMMAGINI DALL’EGITTO IMAGES FROM EGYPT.   Companion book di / of: VIAGGI IN EGITTO 1980-2009

E-Book and paper colour version in large format (17.78 x 25.4 cm), 171 pages, 138 notes, 278 images (275 are from the A.)



 E-Book: https://www.amazon.com/dp/B08DCZ7D9F
p.s. 9 luglio 2026, ore 09:53 CEST. Nelle ultime 24 ore il blog ha avuto 2.980 visualizzazioni

8 bis. L'evoluzione dello sguardo: i miei strumenti di ripresa nei decenni

  La Comet III della Bencini, la mia prima macchina fotografica (1960) Premessa A partire dal 1975 avrei utilizzato quella che, all’epoca, ...