![]() |
| Figura 10. Ida Pfeiffer |
Spesso capita di affezionarmi ai miei “personaggi”.
Come nel caso di questa grande viaggiatrice.
Una donna
estremamente determinata, coraggiosa, naturalmente curiosa che, sfidando
l’opposizione della famiglia e le rigide convenzioni dell’epoca e sprezzante
dei pericoli, a cui più volte va incontro, si è spinta verso l’impossibile, aprendo una nuova “frontiera” all’altra
metà del cielo!
Anche se membro della piccola borghesia ottocentesca, non è certo ricca, anzi…
Specie all’inizio, quando ha modestissimi mezzi e sopravvive grazie anche al cibo che elemosina.
I libri che più tardi scriverà, presto diventati autentici best sellers, le permetteranno di viaggiare da sola per il mondo, con maggiore tranquillità.
Visitando gli angoli più remoti del globo: è il primo appartenente all’Europa a penetrare all’interno della terra dei Dayak, i temibili cacciatori di teste del Borneo; è la prima donna ad avvicinare i cannibali Batak a Sumatra.
È anche
una puritana che disprezza spesso ciò che vede, ma che verrà irresistibilmente
attratta dai Dayak per la loro totale
libertà.
Nei suoi cinque viaggi: 1842, 1845, 1846-48, 1851-54, 1856-58 percorrerà 240.000 chilometri, nonostante
rapine e malattie (...).
Ida Laura Reyer nasce a Vienna nel 1797.
Il padre, un mercante, la tratta come gli altri suoi cinque figli maschi.
Perciò viene vestita ed educata di conseguenza.
Incoraggiata a praticare attività all’aperto e a sviluppare forza fisica e indipendenza.
Probabilmente è questa sua singolare “personalità di base” ed inculturazione che decenni dopo indirizzerà verso l’avventura la sua vita!
Scomparso il padre quando ha nove anni, la madre cerca di rimediare.
Trasformando il “ragazzaccio” con vestiti
idonei e lezioni di piano…
Nel 1820 sposa Pfeiffer, alto funzionario governativo.
È con questo cognome che Ida sarà conosciuta in futuro!
Dopo che il marito perde il lavoro, la
famiglia si impoverisce, tanto che per mandare i figli a scuola deve ricorrere
ai fratelli.
La scomparsa della madre (1831) e una modesta eredità, la separazione dal marito (1835), l’autonomia dei figli (1842) la esentano improvvisamente dagli obblighi famigliari.
Così decide di viaggiare.
Perché: “quando ero solo una bambina, avevo un fortissimo desiderio di vedere il mondo. Ogni volta che vedevo un mezzo di trasporto, involontariamente mi fermavo, fissandolo fino a quando era scomparso…”.
In Terrasanta (Costantinopoli ed Egitto): 1842
La sua prima meta sarà la Terrasanta.
La raggiungerà in pellegrinaggio, così da non destare preoccupazione in una famiglia già allarmata per il fatto che viaggerà sola.
Il viaggio è comunque pericoloso, tanto che fa testamento prima di lasciare Vienna (marzo 1842).
Risalito il Danubio fino al Mar Nero, tocca Costantinopoli, dove si ferma per tre settimane, giungendo infine a Gerusalemme.
In Palestina rimane per alcuni mesi.
Poi va nel Sinai e al Cairo.
Visita le piramidi di Giza e la Sfinge. Impara a cavalcare i dromedari per avventurarsi nel deserto.
Risale il Nilo. Visita la tomba della
regina Hatshepsut [il tempio funerario di Deir
el-Bahri] (...)
A quel tempo la remota Islanda è collegata all’Europa grazie ai cinque viaggi annuali del postale danese che, con vento a favore, dopo undici giorni di navigazione, attracca nel porto di Hafnarfjördur, nei pressi di Reykjavík.
Dopo aver superato le isole Shetland, sostato nelle Fær Øer, e raggiunto la costa meridionale dell’isola: in tutto 1.200 miglia nautiche in linea retta per i vapori (1.500-1.600 per i velieri).
L’ultima nave lascia ad ottobre Copenaghen e rimane in Islanda
fino al mese di marzo.
Rispetto ai viaggiatori che l’hanno
preceduta nell’isola, la Pfeiffer viaggia da sola, con un bilancio ridotto
all’osso: usa carri trainati da ponies;
vive come gli islandesi; si lamenta per la loro grossolanità, la sporcizia
delle case, la monotonia del cibo (porridge
e pesce) (...)
Il primo viaggio intorno al mondo: 1846-1848
Nel 1846 effettua un viaggio intorno al mondo (...) con le sue preziose molteplici lettere di presentazione si imbarca ad Amburgo sul brigantino danese Caroline (...).
“Fortunatamente nel corso dei miei precedenti viaggi avevo trascorso a bordo dei velieri un periodo considerevole, per cui ero abituata alla loro ben più spartana vita, rispetto a quella dei vapori, dove tutto è gradevole e lussuoso.
Poiché il vascello prosegue il suo rapido cammino indipendentemente dal vento, mentre i passeggeri godono di provviste fresche, hanno cabine spaziose e la compagnia è eccellente.
I velieri sono assai diversi, a parte i grandi vascelli della Compagnia delle Indie Orientali.
Non sono adatti ai passeggeri.
Il carico è considerato la cosa principale e agli occhi dell’equipaggio i passeggeri rappresentano solo un problema in più.
Lo spazio è così limitato che nelle cabine ci si gira con difficoltà. Inoltre il passeggero è completamente schiavo di ogni capriccio del capitano,
Un sovrano assoluto che detiene una manovra incontrollata su tutto.
Perfino il cibo dipende dalla sua generosità” (...).
![]() |
| Figura 14. Capo Horn |
Continua il viaggio in Sud America: 1847
Il 26 gennaio, mentre si scorgono le montagne della Patagonia, si superano le isole Falkland, che non si vedono, poiché la nave rasenta la costa per non lasciarsi scappare l’imboccatura dello Stretto di Magellano che, comunque, ci si accorgerà poi, è “sfuggita” il giorno 27...
(...) il 3 febbraio “siamo così fortunati da raggiungere il punto più meridionale dell’America, così temuto da tutti i marinai (…)
Dopo aver lottato per quattordici giorni con venti e onde, pioggia e freddo, siamo infine arrivati all’ingresso occidentale dello Stretto di Magellano, avendo superato la parte più pericolosa del nostro viaggio.
Durante queste due settimane abbiamo visto poche balene e albatros e nessun iceberg. Alle 6 del mattino del 2 marzo raggiungiamo il porto di Valparaíso (…)
L’intenzione, giungendo in Cile, era di fermarsi per poche settimane, per avere il tempo per effettuare una visita nella capitale Santiago e, dopo, continuare per la Cina.
(…) Il 17 marzo seppi che la nave era ormai pronta per la traversata
(…) notizia che non accolsi bene, poiché
negli ultimi due giorni avevo sofferto di colera inglese”.
Visitati gli altri paesi del Sud America, a Tahiti è scandalizzata dal comportamento delle donne. “Il 19 aprile raggiungiamo l’Arcipelago delle Isole della Società.
Nella mattina del 26, il 39° giorno del nostro viaggio, avvistiamo Tahiti.
L’avvicinamento a Papeiti, il porto di Tahiti, è estremamente pericoloso; come una fortezza è circondato da scogliere di corallo, mentre selvaggi e schiumosi frangenti rotolano da ogni lato.
Lasciando aperto poco spazio.
Attraverso cui può dirigersi un vascello.
Prima che gettassimo l’ancora, fummo circondati da una mezza dozzina di piroghe, o barche, condotte da indiani, che da tutti i lati si arrampicarono su, fino al ponte, per offrirci frutta e crostacei, e non per ottenere pezze rosse o perline di vetro.
I tempi d’oro per i viaggiatori sono finiti.
Chiedevano denaro (…)
Papeiti era piena di truppe francesi e diverse navi da guerra erano all’ancora (…)
Cinque simili colossi muovevano le parti superiori del corpo in una maniera orribile e violenta, e, maggiormente, braccia, mani e dita (…) dopo poco due donne balzarono verso gli spettatori e danzarono freneticamente come due maniache; i più improbabili, audaci e indecenti i loro gesti (…)
Questa
sera ho visto la regina Pomare per la prima volta (...)”.
“Lasciammo il porto di Papeiti la mattina del 17 maggio”. Per proseguire per la Cina (...).
![]() |
| Figura 17. Hong Kong |
Il giorno dopo la nave riprende la navigazione diretta ad Hong Kong.
“A causa dei bassi fondali, la nave fu costretta a navigare a grande distanza dalla costa, dove sarebbe stata esposta ad un attacco dei pirati, che qui sono molto audaci e numerosi.
Così venne presa ogni precauzione e la guardia fu raddoppiata di notte.
Non più tardi del 1842 questi pirati hanno assalito un brigantino ancorato nelle Macao Roads, massacrando l’equipaggio e saccheggiando il vascello.
Il capitano era dovuto rimanere a terra e i marinai erano andati senza problema a dormire, lasciando un solo uomo di sentinella.
Nel mezzo della notte un sampan, come si chiama un’imbarcazione più piccola di una giunca, si accostò al brigantino.
Uno dei rematori salì a bordo, con la scusa
di avere una lettera del capitano e, come il marinaio si avvicinò alla lanterna
per leggere la lettera, fu colpito da una pallottola alla testa (…) Gli altri si arrampicarono subito sul
brigantino, massacrando in poco tempo i marinai.” (...)
A Canton si imbatte nel famoso naturalista Louis Agassiz, estremamente sorpreso dalla sua apparizione in quel luogo.
“Da lui appresi quali rischi, come donna, avevo corso nell’attraversare le strade di Canton senza la scorta, ma solo con una guida cinese.
Per cui mi dovevo sentire straordinariamente fortunata nel non essere stata insultata nel modo più volgare dalla gente o, perfino, presa a sassate.
Se ciò fosse accaduto, la guida sarebbe immediatamente scappata, lasciandomi al mio destino (…)
Da poco aveva appena appreso che due suoi amici diretti ad Hong Kong erano stati attaccati dai pirati: uno era stato ucciso, l’altro ferito (…) ”.
![]() |
| Figura 19. Singapore |
Singapore, Ceylon, India: 1847,1848
La sua prossima tappa è l’India. Prima però giunge a Singapore il 3 settembre (...).
Quando si imbarca sul vapore inglese Braganza (equipaggio cinese, malese, cingalese, bengalese, indostano, europeo), che in 10 giorni la porterà fino a Ceylon, a 1.900 miglia di distanza.
Qui vede la storica città di Candy e Colombo.
Il 27 è a bordo di un altro vapore inglese, il Bentinck diretto in India(...).
Il 30 è a Madras.
Ma alla Pfeiffer non basta,
perché da là si porta il 4 novembre fino all’Hoogly, uno dei sette rami del
delta del Gange, che risale fino a Calcutta, capitale del Bengala (...)
In India trascorrerà diversi mesi, portando
appresso solo una ghirba per l’acqua, padella, sale, pane, riso, ma a volte è
la gente che la sfama.
Dopo numerose visite nelle più importanti ed
interessanti località, tra cui Agra e Delhi, il 23 aprile 1848 lascia il porto
di Bombay (oggi Mumbai) sul piccolo
vapore Sir Charles Forbes, diretto a
Bassora, in Mesopotamia (Iraq).
Il vapore è sovraccarico di persone: “solo l’equipaggio conta 45 marinai.
Poi ci sono 124 passeggeri, principalmente Persiani, Maomettani e Arabi (...)
Quando questa folla fu radunata, non c’era il più piccolo spazio libero sul ponte; per passare da un posto all’altro era necessario arrampicarsi su innumerevoli ceste e scatole, stando attenti a non montare sulle teste e i piedi della gente (…)
Fu scoperto il terzo giorno di viaggio.
Il vaiolo era in una grande cabina dove erano stipati 7 bambini e 18 donne.
Avevano meno spazio dei negri su una nave schiavista.
La malattia aveva già colpito i bambini prima di imbarcarsi.
Nessuno però poteva sospettarlo. Infatti il morbo era già scoppiato quando le donne si erano imbarcate nel corso della notte pesantemente velate e avviluppate in larghi mantelli, sotto i quali portavano i bambini (…) il corpo del bambino venne avvolto in un panno bianco, legato su un asse di legno appesantito da alcuni pezzi di carbone o di pietra e calato in mare. Ci furono altri due morti”(...).
Russia e Turchia. Ancora in navigazione, scoppia il colera: 1848
Stanca di paesi sottosviluppati, ora si dirige verso la Russia ma, scambiata per una spia, è trattenuta in prigione (21 agosto).
Quando sarà in grado di ripartire, attraversa il Mar Nero, per raggiungere Turchia, Grecia e, infine, Italia.
“21 settembre, che terribile notte!
Uno dei marinai è stato
improvvisamente attaccato dal colera. Nonostante tutta l’assistenza muore nel
giro di 8 ore (…) la salma viene
sbarcata nella mattina a Bschada (…) di nascosto degli altri passeggeri (…)".
Quindi attraverso il Bosforo si porta a Costantinopoli (...).
Dal tempo del suo ultimo soggiorno ora tra le due sponde del Corno D’oro c’è un nuovo e bel ponte di legno. Mentre le “donne sembrano meno pesantemente velate rispetto alla mia prima visita a Costantinopoli [1842].
Il suburbio di Pera appare molto desolato.
C’è stato un numero di incendi cresciuto nel corso del mio soggiorno(...) ”.
Il secondo giro del mondo 1851-1854: Africa, Indie Orientali
olandesi, Australia, Stati Uniti, Sud America (...)
(...) Procede, quindi, verso Singapore e Borneo.
Dove rimane sei mesi. Effettuando il suo grandioso exploit nell’impenetrabile giungla dei tagliatori di teste Dayak.
Del resto "mi sarebbe piaciuto trascorrere più tempo tra gli indipendenti Dayak, poiché li ho trovati, senza eccezioni, onesti, di buon temperamento e modesti nel comportamento.
Sarei portata a collocarli, per queste qualità, sopra ogni razza da me conosciuta”.
Viaggiando nelle Indie Orientali olandesi (oggi Indonesia), a Sumatra visita i cannibali Batak, che la gestiscono come curiosità da “passarsi” di tribù in tribù.
Per la prima volta Ida è terrorizzata.
Alcuni gesti le fanno ritenere che vogliano ucciderla per mangiarla! Ma non si perde d’animo…
In rudimentale Batak scherza sul fatto che è vecchia e dura per un buon pasto.
Il che li diverte, tanto che la lasciano sola, consentendole di scappare.
Scriverà una delle prime descrizioni dei loro usi e costumi!(...)
L’ultimo viaggio, 1856-1858: Mauritius e Madagascar
Nel 1856 è a Mauritius e, quindi, in Madagascar.
L’ottima iniziale accoglienza della regina Ranavalona si trasforma presto in un incubo.
Allorché viene involontariamente coinvolta in un complotto per rovesciarla.
Arrestata, sarà espulsa nel 1858 ormai preda di una malattia tropicale.
Morirà poco dopo il rientro a Vienna.
Da: L'AVVENTURA AL FEMMINILE. VENTI RITRATTI DI DONNE STRAORDINARIE, CHE HANNO PERCORSO LE VIE DEL MONDO ALLA RICERCA DI CONOSCENZA
![]() |
E-Book https://www.amazon.it/dp/B07732SMT8 Versione cartacea in bianco e nero I ediz. (157 pp, 115 foto): https://www.amazon.it/dp/197322934X |





Nessun commento:
Posta un commento