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martedì 10 marzo 2026

357.DA: PIRATI, CORSARI E CONTRABBANDIERI, TRA ATLANTICO DEL NORD E MEDITERRANEO, XV-XX SECOLO, VOL. II, MEDITERRANEO (IN CORSO DI REVISIONE). PREMESSA: 1. DALL’ATLANTICO AL MEDITERRANEO; 2. L'ITINERARIO E IL METODO; 3. IL MARE COME SISTEMA DI VASI COMUNICANTI; 4. OLTRE IL CONFLITTO: IL CROCEVIA DI SGUARDI; 5. LO SGUARDO DELL’ANTROPOLOGO

 

Figura 42. La piramide dei teschi, Incisione di E. Benjamin. da un disegno di T. Allom, 1841

1.1 Dall’Atlantico al Mediterraneo

Come già accennato nel primo volume, questo lavoro non intende essere l’ennesima cronologia sulla guerra di corsa e la pirateria, bensì un invito ad accompagnarmi in un viaggio attraverso zone del mondo a me note. 

Se nella prima parte il mio programma di ricerca ha toccato le latitudini estreme dell’Atlantico del Nord- dalle Fær Øer alle Svalbard, fino alle coste bretoni e marocchine-, in questo secondo volume il baricentro si sposta definitivamente nel Mediterraneo.

È un vagabondaggio che si snoda tra le sabbie di Djerba, il silenzio dell'isola di Montecristo e le pietre cariche di storia di Creta, Rodi e Malta. Tuttavia, è proprio durante questo percorso che è emerso, quasi prepotentemente, il vero filo conduttore della mia indagine: la schiavitù. Questo tema, che lega indissolubilmente il destino dei corsari a quello delle loro vittime, ci condurrà infine laddove ogni trama di questo mare sembrava avere inizio e termine: nella splendida e contraddittoria Istanbul dell'Impero Ottomano.

Quindi il volume non è solo una ricostruzione di conflitti navali o strategie imperiali, ma un’esplorazione dei sotterranei del Mediterraneo

Dalle reggenze barbaresche alle fortezze dei Cavalieri di Malta, ho inseguito le tracce di un’umanità sospesa: schiavi che scrivono lettere cariche di speranza, diplomatici che negoziano la libertà su moduli prestampati, e corsari che diventano leggende o innalzano torri dei teschi.

 1.2 L'itinerario e il metodo

Scrivere di pirateria e di corsa nel Mediterraneo significa addentrarsi in quel “lato oscuro dell'umanità”, dove il confine tra libertà e schiavitù era labile come una scia in mare. Anche questo secondo volume nasce da un itinerario singolare, un viaggio fisico e intellettuale, che mi ha portato a calpestare la polvere dei bagni di Tunisi, a scrutare l’orizzonte dalle mura di Rodi e a perdermi nei vicoli di Pera. Non ho voluto redigere un freddo catalogo di date, ma restituire voce alle “cose notevoli” e ai personaggi, che hanno abitato queste sponde: dai grandi ammiragli ottomani ai prigionieri oscuri, le cui esistenze sono rimaste impigliate tra le maglie della Storia.

1. 3 Il mare come sistema di vasi comunicanti

In queste pagine, il Mediterraneo appare come un autentico “nido di serpenti”. Un sistema di vasi comunicanti, dove nulla accade in isolamento. La caduta di una fortezza a Creta riverbera nei mercati di schiavi del Maghreb, e una congiura ordita nelle prigioni di Rodi può trasformarsi, per un incredibile scherzo del destino, in una rivolta che scuote l’isola di Malta. Ho cercato di documentare questa interconnessione non solo attraverso i grandi  eventi, come l’assedio di Costantinopoli o la battaglia di Djerba, ma anche attraverso i  dettagli minimi della vita materiale: il prezzo della “merce umana”, i moduli burocratici per i riscatti, le lettere disperate inviate dalla Barberia, che ancora oggi vibrano di una dolente attualità.

1. 4 Oltre il conflitto: il crocevia di sguardi

Se la guerra di corsa e la pirateria sono il motore di questo racconto, il suo cuore pulsante risiede nei luoghi di incontro. Dai funduq tunisini alle enclave europee di Costantinopoli, emerge un mondo in cui Oriente e Occidente non si limitano a scontrarsi, ma si osservano, si influenzano e, infine, convivono. Il lettore troverà dunque titoli e sottotitoli ampi, quasi a voler emulare il gusto analitico dei cronisti dell'Ottocento: una scelta deliberata per offrire, fin dal sommario, una bussola in questo mare magnum di avvenimenti, dove la ferocia dei corsari si specchia nell'eleganza degli harem e nella vita vibrante dei quartieri internazionali.

1.5 Lo sguardo dell’antropologo

Sebbene le mie indagini antropologiche si siano concentrate in contesti diversi - dall’Atlantico del Nord alle latitudini artiche, fino alle profondità dell'Africa e alle lagune dell’Istmo di Tehuantepec, dove nel 1978 ho vissuto tra gli indios Huave di Santa Maria del Mar- è proprio quella sensibilità verso lo studio dell'uomo ad aver guidato questo mio “vagabondaggio” nel Mediterraneo.

Anche laddove non ho condotto ricerche sul campo in senso stretto, l'occhio dello studioso mi ha permesso di cogliere e mettere in risalto dinamiche socio-culturali spesso trascurate: quei legami invisibili, quei conflitti di identità e quelle forme di coesistenza, che rendono la storia della guerra di corsa e della pirateria un capitolo centrale dell'esperienza umana.

Da: PIRATI, CORSARI E CONTRABBANDIERI, TRA ATLANTICO DEL NORD E MEDITERRANEO, XV-XX SECOLO, vol. Ii, MEDITERRANEO            (in fase di revisione)

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PIRATI, CORSARI E CONTRABBANDIERI, TRA ATLANTICO DEL NORD E MEDITERRANEO, XV-XX SECOLO: IL SINGOLARE ITINERARIO DELL’AUTORE, ALLA SCOPERTA DI LUOGHI E AVVENIMENTI. PARTE I: ATLANTICO DEL NORD : PELLICCIONI, FRANCO: Amazon.it: Libri

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