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Figura
42. La piramide dei teschi,
Incisione di E. Benjamin. da un disegno di T. Allom, 1841
1.1 Dall’Atlantico al Mediterraneo
Come già accennato nel primo volume, questo lavoro non intende essere l’ennesima cronologia sulla guerra di corsa e la pirateria, bensì un invito ad accompagnarmi in un viaggio attraverso zone del mondo a me note.
Se nella
prima parte il mio programma di ricerca ha toccato le latitudini estreme
dell’Atlantico del Nord- dalle Fær Øer alle Svalbard, fino alle coste bretoni e
marocchine-, in questo secondo volume il baricentro si sposta definitivamente
nel Mediterraneo.
È un vagabondaggio che si snoda tra le sabbie di Djerba, il silenzio
dell'isola di Montecristo e le pietre cariche di storia di Creta, Rodi e Malta.
Tuttavia, è proprio durante questo percorso che è emerso, quasi
prepotentemente, il vero filo conduttore della mia indagine: la schiavitù.
Questo tema, che lega indissolubilmente il destino dei corsari a quello delle
loro vittime, ci condurrà infine laddove ogni trama di questo mare sembrava
avere inizio e termine: nella splendida e contraddittoria Istanbul dell'Impero
Ottomano.
Quindi il volume non è solo una ricostruzione di conflitti navali o strategie imperiali, ma un’esplorazione dei sotterranei del Mediterraneo.
Dalle
reggenze barbaresche alle fortezze dei Cavalieri di Malta, ho inseguito le
tracce di un’umanità sospesa: schiavi che scrivono lettere cariche di speranza,
diplomatici che negoziano la libertà su moduli prestampati, e corsari che
diventano leggende o innalzano torri dei teschi.
1.2 L'itinerario e il metodo
Scrivere di pirateria e di corsa nel Mediterraneo significa addentrarsi
in quel “lato oscuro dell'umanità”, dove il confine tra libertà e schiavitù era
labile come una scia in mare. Anche questo secondo volume nasce da un
itinerario singolare, un viaggio fisico e intellettuale, che mi ha portato a
calpestare la polvere dei bagni di Tunisi, a scrutare l’orizzonte dalle mura di
Rodi e a perdermi nei vicoli di Pera. Non ho voluto redigere un freddo catalogo
di date, ma restituire voce alle “cose notevoli” e ai personaggi, che hanno
abitato queste sponde: dai grandi ammiragli ottomani ai prigionieri oscuri, le
cui esistenze sono rimaste impigliate tra le maglie della Storia.
1. 3 Il mare come sistema di vasi comunicanti
In queste pagine, il Mediterraneo appare come un autentico “nido di serpenti”. Un sistema di vasi comunicanti, dove nulla accade in isolamento. La caduta di una fortezza a Creta riverbera nei mercati di schiavi del Maghreb, e una congiura ordita nelle prigioni di Rodi può trasformarsi, per un incredibile scherzo del destino, in una rivolta che scuote l’isola di Malta. Ho cercato di documentare questa interconnessione non solo attraverso i grandi eventi, come l’assedio di Costantinopoli o la battaglia di Djerba, ma anche attraverso i dettagli minimi della vita materiale: il prezzo della “merce umana”, i moduli burocratici per i riscatti, le lettere disperate inviate dalla Barberia, che ancora oggi vibrano di una dolente attualità.
1. 4 Oltre il conflitto: il crocevia di sguardi
Se la guerra di corsa e la pirateria sono il motore di questo
racconto, il suo cuore pulsante risiede nei luoghi di incontro. Dai funduq tunisini
alle enclave europee di Costantinopoli, emerge un mondo in cui Oriente e
Occidente non si limitano a scontrarsi, ma si osservano, si influenzano e,
infine, convivono. Il lettore troverà dunque titoli e sottotitoli ampi, quasi a
voler emulare il gusto analitico dei cronisti dell'Ottocento: una scelta
deliberata per offrire, fin dal sommario, una bussola in questo mare magnum
di avvenimenti, dove la ferocia dei corsari si specchia nell'eleganza degli
harem e nella vita vibrante dei quartieri internazionali.
1.5 Lo sguardo dell’antropologo
Sebbene le mie indagini antropologiche si siano concentrate in contesti
diversi - dall’Atlantico del Nord alle latitudini artiche, fino alle profondità
dell'Africa e alle lagune dell’Istmo di Tehuantepec, dove nel 1978 ho vissuto
tra gli indios Huave di Santa Maria del Mar- è proprio quella
sensibilità verso lo studio dell'uomo ad aver guidato questo mio “vagabondaggio”
nel Mediterraneo.
Anche laddove non ho condotto ricerche sul campo in senso stretto,
l'occhio dello studioso mi ha permesso di cogliere e mettere in risalto
dinamiche socio-culturali spesso trascurate: quei legami invisibili, quei
conflitti di identità e quelle forme di coesistenza, che rendono la storia
della guerra di corsa e della pirateria un capitolo centrale dell'esperienza
umana.
Da: PIRATI, CORSARI E CONTRABBANDIERI, TRA ATLANTICO DEL NORD E MEDITERRANEO, XV-XX SECOLO, vol. Ii, MEDITERRANEO (in fase di revisione)
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| PIRATI, CORSARI E CONTRABBANDIERI, TRA ATLANTICO DEL NORD E MEDITERRANEO, XV-XX SECOLO: IL SINGOLARE ITINERARIO DELL’AUTORE, ALLA SCOPERTA DI LUOGHI E AVVENIMENTI. PARTE I: ATLANTICO DEL NORD : PELLICCIONI, FRANCO: Amazon.it: Libri VERSIONE CARTACEA A COLORI: - 226 pp., 251 immagini, di cui 213 a colori "PREMIUM" (115 sono dell'A.), bibliografia, 333 note di approfondimento. Volume di grande formato:16.99 x 1.37 x 24.41 cm - (Sono disponibili online anche l'e-book e la versione in bianco e nero) |


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