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Figura 99. Nils Nordenskjöld (1832-1901) ha 47 anni quando
conduce la Vega fino in
Giappone. Dipinto di Von Rosen,
Stoccolma, Nationalmuseum [da: |
Pressoché sconosciuta all'opinione pubblica mondiale, è in corso una grandiosa ed entusiasmante sfida dell'Uomo nei confronti della Natura. Un'autentica avventura alle soglie del Terzo Millennio, che ha sapore e fascino e, perché no, un' "attrazione fatale" certamente ben più consona ad epoche passate.
Viene riproposta in chiave moderna, ma con scopi analoghi e con l'obiettivo di superare esattamente le stesse insormontabili difficoltà di un tempo, una sfida che ha rappresentato, nell'immaginario collettivo, il mito ed il fantastico, l'ignoto e l'irreale, il coraggio e l'incoscienza, il valore e la codardia, il sacrificio, l'eroismo e tutto ciò che di bene o di male l'uomo riesce a proporre nella sua costante lotta contro le avversità naturali.
Le conquiste del progresso e della conoscenza si sono estese ad ogni angolo più remoto ed inaccessibile del pianeta, del cosmo e dello scibile. Ma, incredibilmente a dirsi, qualche nicchia, situata ai margini dell'orbe terracqueo, è sfuggita a questa costante.
E' il caso del " Passaggio a Nord - Est ", percorso per la prima volta nel 1878-80, dal settentrione della Scandinavia allo stretto di Bering, dal grande esploratore svedese Nordenskjöld a bordo della "Vega" assieme a Giacomo Bove, tenente della Marina Italiana.
Si doveva invece arrivare alla più vicina estate del 1932 per vedere un rompighiaccio russo, lo "Sibiryakov", fare tutto il percorso in soli 66 giorni.
Oggi il "Passaggio" viene nuovamente studiato e analizzato, in tutte le sue numerose e complesse caratteristiche socio-economiche, politiche, etno-antropologiche, ecologiche, climatiche, glaciologiche, oceanografiche, informatiche, ecc.
Un impressionante numero di scienziati e di esperti, 172, appartenenti agli otto stati artici (USA, Canada, Islanda, Danimarca, Norvegia, Svezia, Finlandia, Russia ) e al Giappone, hanno dato vita, nel giugno del 1993, al programma INSROP ( International Northern Sea Route Programme), a sua volta suddiviso in quattro sotto-programmi (Condizioni naturali e Navigazione; Fattori ecologici; Commercio e Aspetti del Traffico Commerciale Marittimo; Fattori Politici Legali e Strategici). Che a loro volta includono 52 progetti a carattere scientifico e tecnologico.
Tale gigantesco lavoro di ricerca, che dovrà individuare nell'arco di cinque anni la fattibilità della via marittima, che abbrevierà i tradizionali tempi tra Asia ed Europa, è coordinato dall'Istituto Nansen di Oslo - dove ha sede il Segretariato Internazionale -, dal Central Marine Research and Design Institute di San Pietroburgo e dalla Ship and Ocean Foundation di Tokyo, con alle spalle un buon numero di sponsors, tra cui i governi norvegese e russo oltre a numerose società private e statali norvegesi, russe, finlandesi e giapponesi.
Per la prima volta nella storia si vuole arrivare a sfruttare compiutamente questa incredibile, antica, emarginata e ancora poco conosciuta parte del nostro pianeta.
In effetti, almeno formalmente, la navigazione internazionale lungo il "Passaggio" venne aperta (con il porto di Igarka) nel luglio del 1991. Anche se il percorso è stato utilizzato dai mercantili russi per circa sessanta anni. Quasi sempre durante il periodo estivo, solo su alcuni tratti ed in convoglio, utilizzando navi dotate di doppio scafo e scortate da rompighiaccio, non solo in inverno.
E' questo il mondo del Grande Nord siberiano, con tutti i suoi popoli autoctoni (cacciatori-pescatori, o allevatori di renne): Sami (Lapponi), Nenci e Nganasani (Samoiedi), Komy, Mansi, Khanty, Dolgani, Sakha (Yakuti), Nenets, Eveni, Yukagiri, Chukci, eschimesi (Inuit) e Aleuti. Ancora poco o niente avvicinati dagli studiosi dell'uomo (a causa del pressoché ininterrotto "buio" storico sovietico), dove lo sciamanesimo è tuttora parte integrante e vitale di quelle culture. Che sono sì costiere, ma che risiedono (e si spostano) anche ai margini di quegli immensi fiumi che, dopo aver attraversato taighe e tundre sconfinate e pressoché disabitate, si aprono con fatica, attraverso smisurate distese paludose ed acquitrinose, la via verso le infide acque del Mare Glaciale artico.
E a nord di questa incommensurabile linea costiera accidentata e frastagliata, si stagliano immense isole deserte, antichi avamposti verso il Polo, terre del "freddo" e dell'ignoto, che hanno visto i naufragi, la sofferenza e la morte di molti esploratori del passato e dove più volte sono stati ritrovati i resti di numerosi mammut.
E' il Grande Nord popolato anche dai russi meridionali: dai cosacchi (starogily) o dagli appartenenti all'antica fede (starovery), ambedue gruppi di "diversi" sfuggiti alle persecuzioni.
O da tutti coloro che hanno conosciuto il rigore dei campi di concentramento, nonché dagli emigranti, che dagli anni '20 hanno prima fondato e poi accresciuto i diversi insediamenti urbani di questo grande paese, dalle immense potenzialità naturali ancora tutte da sfruttare.
L'operatività del "Passaggio", un tempo palestra privilegiata dei celebri rompighiaccio sovietici, renderà disponibile una "nuova" e più breve via marittima.
La distanza tra Yokohama e Londra sulla rotta tradizionale è di 21.585 Km, rispetto ai 13.562 della rotta settentrionale.
E con questa apertura si apporterà un contributo determinante allo sviluppo delle immense potenzialità economiche delle sterminate regioni artiche (ben il 60% della valuta già proviene dalla Russia artica, soprattutto grazie alle esportazioni di minerali, petrolio e pesce), e quindi allo stesso sviluppo delle diverse popolazioni autoctone, che dovranno venire coinvolte nel programma INSROP.
La storia di un Grande Progetto e dei vari Indiana Jones che vogliono attuarlo è iniziata.
....
Nel 2007 i russi erano riusciti a
piantare la bandiera sul fondo del Mar Glaciale Artico, nei pressi del Polo
Nord. Un gesto non indifferente che poteva essere utilizzato per “reclamare”
una loro sovranità su quel settore artico, per possibili, futuri sfruttamenti.
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Fig. 166. “Territorio” reclamato dalla Russia
nell’Oceano Artico, 2008. The University of
Texas at Austin, Perry-Castañeda Library Map Collection- University of
Durham-UN Marum |
Purtroppo anche qui il doveroso aggiornamento comporta due notizie, una “bella” e una “brutta”. La prima è che dal 2009, sia pure d’estate, sia pure con navi containers dalla chiglia rinforzata, la Rotta Marittima Settentrionale, alias Passaggio a Nord-Est, è stata navigata per scopi commerciali in soli trenta giorni. L’Indipendent molto saggiamente scriveva in proposito come quello fosse: “un trionfo per l’uomo, un disastro per l’umanità”.
“Brutta” è invece la
seconda notizia. Perché dimostra, l’avevo rilevato anch’io nel 2007, come lo
scioglimento dei ghiacci artici per il cambiamento climatico sia una drammatica
realtà, capace di colpire negativamente tutto il pianeta. Del resto già l’anno
prima (2008) anche il Passaggio a Nord-Ovest risultava libero dai ghiacci. Così
che, per la prima volta nella storia, sarebbe stato possibile circumnavigare il
Polo Nord (Hodges, 2000; Pelliccioni 2007; Bianchi, 2012).


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