Translate

sabato 10 gennaio 2026

334. AD IGALIKO, I RESTI DELLA CATTEDRALE DI GARDAR (ØSTERBYGDEN, INSEDIAMENTO ORIENTALE VICHINGO). EDIFICATA IN "UN'ISOLA AI CONFINI DEL MONDO" (PAPA ALESSANDRO VI, 1492), E SEDE EPISCOPALE DELLA GROENLANDIA RARAMENTE VISITATA, A CAUSA DEL "CRUDELE OCEANO" (PAPA NICCOLÒ III, 1279) .

 


Pastorale e anello episcopale del vescovo Óláfr. Lo scheletro   ritrovato nella tomba all'interno della cattedrale è datato al radiocarbonio tra il 1223 e il 1290 (la datazione calibrata è 1272). Óláfr fu vescovo in Groenlandia nel  1247-80 (CC Some Rights Reserved, Lennart Larsen)

Mappa degli insediamenti vichinghi in Groenlandia (CC Some Rights Reserved, Makemake at German Wikipedia) 

In Groenlandia, dopo la costruzione nell'anno Mille della chiesa di Thjóðhild all'interno della fattoria di Eirik il Rosso a Brattahlid, nell'Østerbygden, l'insediamento orientale vichingo, la colonia europea e il cristianesimo ha modo di consolidarsi e di svilupparsi. Compatibilmente con l'aspro habitat, il progressivo peggioramento nei secoli delle condizioni climatiche, i rapporti non sempre buoni con gli skraelings (i pre-eschimesi), la lontananza dalla madrepatria. 

Nel 1261 gli europei perdono definitivamente la loro indipendenza e, come l'Islanda, diventando una colonia norvegese. Il che comporta  anche l'arrivo dei vitali rifornimenti via mare grazie al "Traghetto Groenlandese": il Reale Knörr

L'originaria divisione degli insediamenti in distretti (Thing), corrispondenti alle quattordici navi originariamente giunte indenni nella Terra Verde con Eirik, dopo aver superato un catastrofico hafgerðingar (un terremoto sottomarino), è più tardi sostituita da quella delle parrocchie: 12 a Østerbygden (insediamento orientale), 2 a Vesterbygden (occidentale). 

Mappa dell'insediamento orientale vichingo
(CC Some Rights Reserved, Makemake)
 

Ma l'insediamento orientale, il più importante per la presenza della fattoria di Eirik, avrebbe contato anche un convento e un monastero, ambedue localizzati ad est di Brattahlid. 

Quello delle suore benedettine è nel Siglufjord: una chiesa, 25 costruzioni minori, stalle, dispense, depositi, un'abitazione di 15 m per 9 divisa in cellette. 

Il ben più modesto monastero (una chiesa e poche costruzioni) dei frati agostiniani si trova, invece, nel più distante fiordo di Tasermiut

La prima menzione dell'esistenza di una Chiesa in Groenlandia è del 1053, allorché Papa Leone IX dà ad Adalberto, Arcivescovo di Amburgo-Brema, la custodia dei popoli di Danimarca, Svezia, Islanda e Groenlandia.

Gardar (attuale Igaliko), a non molta distanza da Brattahlid, a partire dal 1126 diventa la sede Episcopale della Groenlandia, che nella sua non lunga storia (1126-1378) annovererà dieci Vescovi. 

Nel 1124 l'Arcivescovo di Lund consacra il primo Vescovo, Arnaldo. Intorno al 1200 si costruisce la cattedrale di Gardar dedicata a San Nicola, Patrono dei marinai. Misura 16 m per 27, ha un coro e cappelle laterali, finestre di vetro verde, invece del tradizionale budello ben teso. E' circondata da un sagrato e, oltre al Vescovado, ha una fattoria con stalle, ovili, magazzini (anche per la raccolta delle decime dei fedeli), un'officina, edifici del Thing, un recinto per i cavalli. Una sorgente sta nelle immediate adiacenze e, inoltre, usufruisce di un sistema di irrigazione composto da dighe e canalizzazioni. 

Gardar gradualmente, nonostante la sua posizione del tutto eccentrica e isolata, acquisisce sempre più importanza. Tanto che la sua presenza è ben nota allo stesso Papa al quale, in più di un'occasione, si inviano in dono pelli di orso bianco e corni di narvalo. E si raccolgono le decime dai fedeli, non solo per la mera sopravvivenza dei religiosi nell'isola, ma anche per la stessa Chiesa di Roma. Come nel caso di accadimenti di rilevante importanza per l'intera Cristianità, ma del tutto remoti, se osservati da quassù: le Crociate in Terrasanta. 

Nel 1278 due emissari dell'Arcivescovo di Nindaros vanno nell'isola a raccogliere le decime.

...

Il viaggio che mi porterà nella comunità groenlandese (eschimese) di Igaliko ("la cucina abbandonata"), dove si trova Gardar, è stato, forse, tra i più interessanti e belli del soggiorno-ricerca  nella Groenlandia meridionale. 

Iceberg durante la navigazione nel fiordo Tunugdliarfik 
(© Franco Pelliccioni

Dopo circa due ore di navigazione a bordo del Puttut, l'imbarcazione dell'outfitter francese Jacky Simoud, nel Tunugdliarfik, l'antico fiordo di Eirik, in mezzo a piccoli e grandi icebergs dalle più inverosimili forme (pesce, tartaruga, ecc.), sempre più fitti e pericolosi in prossimità dell'imboccatura con il Qooqqut Fjord, arrivo a Itivdleq. Dove posso osservare i resti di alcune abitazioni pre-eschimesi (Thule). Da qui, in oltre un'ora di trekking artico, giungo infine ad un piccolo passo (85 m s.l.m.), dove si trova una piattaforma per l'atterraggio di elicotteri. 

Alcune case del villaggio di Igaliko dall'alto e l'omonimo fiordo, parallelo al primo (© Franco Pelliccioni)

La posizione dominante consente di avere una vista d'insieme del fiordo di Igaliko (un tempo l'Einarsfjord: Einar era stato uno dei fondatori, assieme ad Eirik, della colonia vichinga), con le sue splendide montagne parzialmente innevate e la piccola comunità di Igaliko (52 abitanti). 

All'interno del villaggio si intravede il sito archeologico vero e proprio. Alle spalle ho lasciato, oltre al fiordo di Eirik, anche una bella, forse anche un po' improbabile, visione bucolica: campi appena falciati e punteggiati da rotonde balle di fieno ben protette dai rigori climatici dal loro bianco involucro (un sistema diffuso anche in Islanda), appartenenti ad una grande fattoria. 

Più tardi nel villaggio di Igaliko mi sarei imbattuto in diversi trattori all'opera e osserverò alcuni modestissimi orti. Oltre ad un recinto in legno per le pecore. 

Lo spaccio della KNI (© Franco Pelliccioni)

Al ritorno sono invece salutato da uno splendido esemplare di aquila di mare, libratasi lungamente sopra la mia testa. Il che mi consente di fotografarla senza alcun problema. E il villaggio di Igaliko sarebbe stato anche connotato dalla presenza, nei pressi del pontile, dell'onnipresente spaccio della KNI (Kalaallit Niuerfiaat), nonché di numerose grosse casse da imballaggio, ancora da aprire. Che ricordano ciò che avevo osservato nelle comunità Inuit canadesi. Quando l'estate è l'unico periodo possibile per potersi approvvigionare di tutto ciò che dovrà servire per un intero anno. Ecco perché i villaggi sono sempre disseminati di merci d'ogni sorta, natura e provenienza...

I resti della Cattedrale e la pietra tombale del Vescovo Óláfr all'interno del sagrato (© Franco Pelliccioni)

I resti archeologici del compound della cattedrale sono indubbiamente più imponenti di quelli della fattoria di Eirik il Rosso. Proprio perché la sua costruzione è databile al 1200. 

Sappiamo, infatti, come a partire dal 1100 ca. le costruzioni vichinghe abbiano adottato un modulo architettonico basato sull'uso della pietra. Ecco perché sono visibili i cosiddetti  "marmi di Igaliko" (mura di arenaria rossa e bianca) e quant'altro nel tempo è stato usato per edificare quello che diventerà il "focus", il luogo più importante della Groenlandia europea. E sarebbero stati ancora più visibili se, a partire dal 1783, anno della fondazione di Igaliko come fattoria per l'allevamento delle pecore (la prima in Groenlandia, dal tempo del Medio Evo), la maggior parte delle pietre ancora rimaste in piedi non fossero state portate via dagli Inuit, giunti numerosi nell'area, per costruire le loro case. 

Gli abitanti di Igaliko discendono dal suo fondatore, il commerciante danese Anders Olsen (in precedenza aveva creato  Julianehåb, l'attuale Qaqortoq), dalla moglie eschimese Tuperna e da quei primi coloni. Da allora si è sempre continuato ad allevare pecore.

Sia pure su scala assai ridotta, si è quindi qui ripetuto quanto accaduto al Colosseo. Come si può vedere dall'attuale aspetto delle vicine abitazioni (chiesa moderna compresa), non molto dissimili da quello dei resti del duomo e del vescovado. 

Sono infatti  meravigliato nell'osservare queste solide e esteticamente apprezzabili costruzioni, in stridente contrasto con quanto visto nell'artico, come in altre parti della stessa Igaliko. Tanto più che per arrivare al vescovado sono passato in mezzo ad edifici, non ancora abitati, che negli anni '1950 per le comunità Inuit canadesi avevano rappresentato il moderno simbolo insediativo europeo: le cosiddette scatole di cerini (match boxes), piccole case in legno rigorosamente uguali le une alle altre. 

Rovine della grande stalla (© Franco Pelliccioni)

I più imponenti resti archeologici sono costituiti da alcune grosse pietre facenti parte di una delle due stalle, quella più grande (misurava 63,5 m per 4,2 e conteneva fino a 65 mucche). Troppo pesanti per essere portate via dagli eschimesi.

Non conosco la storia di Gardar per intero, né essa potrà mai essere conosciuta. Considerata l'assenza di fonti, relazioni e documenti a causa dell'estremo isolamento di un Episcopato posto in "un'isola ai confini del mondo" (Papa Alessandro VI, 1492). 

Qui nel 1926 sono ritrovate le spoglie mortali del sesto Vescovo della Groenlandia Óláfr (1247–1280), che ancora ha al dito l'anello episcopale e regge la pastorale (ora nel Museo Nazionale di Nuuk, il capoluogo groenlandese). 

La pietra tombale del Vescovo Óláfr (© Franco Pelliccioni)

In effetti sembra un fatto straordinario come questo luogo, così remoto e ai confini del mondo conosciuto, abbia potuto avere contatti, sia pure saltuari, con Islanda, Norvegia e, perfino, con la Roma dei Papi. I quali in più di un'occasione si sarebbero interessati alla sua sorte. 

Come nel 1279, quando Papa Niccolò III scrive che la sede di Gardar è stata raramente visitata a causa del "crudele oceano". 

O come nel 1492, quando Papa Alessandro VI rileva in una lettera come i popoli della Groenlandia siano stati abbandonati dalla Chiesa per ormai lungo tempo e come infelici siano le loro condizioni, senza cibo e assediati dai ghiacci. 

Egli  nomina Matthias Knudson, un monaco benedettino, Vescovo della Groenlandia, ordinandogli di andare a visitare il paese e di riportarlo alla cristianità. Il tutto rimarrà, purtroppo, "lettera morta". Soprattutto a causa della completa cessazione di ogni contatto tra l'isola e il resto del mondo. 

Uno degli ultimi documenti sulla cristianità groenlandese è rappresentato da un certificato di matrimonio (quello di Thortsei Olafsson) avvenuto nel 1409 nella chiesa di Hvalsøy (Østerbygden) e firmato dal sacerdote Paul Halvardsson. 

Nessun commento:

Posta un commento

353. LA COMPAGNIA CHE DIVENNE UNA NAZIONE. QUANDO LA “BAIA DI HUDSON” NON E’ SOLO UNA DENOMINAZIONE GEOGRAFICA, MA E' IL CANADA STESSO

Mappa storica dei  forti, stazioni, "fattorie" e t erritori della Compagnia della Baia di Hudson Un turista che si aggiri tra un r...