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lunedì 12 gennaio 2026

335.L'ISOLA ATLANTICA DI SCARP, EBRIDI ESTERNE (AD OVEST DELLA TERRAFERMA SCOZZESE E DELLE EBRIDI INTERNE): STORIA DI UN ABBANDONO INSULARE (1971). QUARANTA ANNI PRIMA FALLIVA MISERAMENTE IL TENTATIVO DI CONSEGNARE LA ROYAl MAIL CON UN RAZZO INVENTATO DAL TEDESCO ZUCKER

 

L'isola di Scarp, (a sinistra, sullo sfondo) e l'intempestivo molo di Harris, sulla destra (© Franco Pelliccioni) 


   E' ben noto ad antropologi marittimi, amministratori locali e politici, come il problema "principe" delle aree costiere risieda quasi sempre, nella più o meno  graduale o massiccia (a volte totale) emigrazione delle popolazioni marginali, che, per poter sopravvivere, decidono di cercare fortuna altrove. A volte a migliaia di chilometri dalla madrepatria. E, cosa c'è di più marginale, rispetto alla terraferma, di un'isola? In effetti il depopolamento insulare, che spesso arriva alla totale evacuazione (volontaria o forzata) degli abitanti, è fenomeno storico e ampiamente diffuso in tutti i mari del globo.

   Quando mi sono recato nelle Ebridi Esterne, sapevo bene che l'arcipelago di St Kilda, al largo delle coste occidentali di questo lungo festone di isole scozzesi, costituiva il classico, se non addirittura archetipico, modello del totale abbandono di un'isola. I suoi abitanti evacuarono Hirta nel 1930.

   Senza spingersi fin quasi al centro dell'Atlantico, lo stesso arcipelago ebridano, a non molta distanza dalla Scozia e dalle Ebridi Interne, ha una storia profondamente incisa dai ripetuti e numerosi abbandoni di isole e isolotti.

   Negli ultimi 150 anni, ben 23 sono state le isole abbandonate e lasciate totalmente alla furia dei marosi e dei venti. L'ultima, in ordine di tempo, è stata Taransay (1974). Ricordo, ancora: Mingulay (poco prima della Grande Guerra), Sandray (anni '1930), Heisker e, naturalmente, Hirta. Isole, queste che, assieme alle altre tuttora abitate, erano diventate sostenibili (cioè vi si poteva sopravvivere) per popolazioni in genere crescenti (salvo, forse, proprio la remota Hirta-St Kilda), grazie all'introduzione di un alimento base, quale la patata (nelle Uists arrivò nel 1743).

   Scarp, un isolotto roccioso a non molta distanza dalla costa dell'isola di Harris, venne evacuato nel 1971. A Dicembre di quell'anno, l'ultimo crofter lasciava definitivamente l'isola con la propria famiglia. E dire che Scarp è separata da North Harris solo da un braccio di mare largo mezzo miglio. Anche se spesso impietosamente battuto da fortissime correnti di marea. Che, specialmente in inverno, erano però capaci di isolarlo completamente.

   E' stato proprio questo suo alto grado di isolamento (anche se non così chiaramente visibile ad un osservatore, specialmente nel corso di una giornata estiva, calma e serena, come vediamo dalle foto) a provocarne l'abbandono, come è avvenuto con stanca, monotona ripetitività, in tanti altri quadranti marini.

   Scarp era l'isola abitata più occidentale delle Ebridi Esterne: tre miglia di diametro, sette miglia quadrate di terra, per lo più rocciosa. Di cui, con molta fatica, solo mezzo miglio di terre coltivate era stato strappato ad est, alle scogliere che la caratterizzano. Gli abitanti di Scarp, inoltre, hanno sempre utilizzato anche i vicini pascoli di Harris.

   L'isolotto è stato continuativamente abitato a partire dal 1810. Anche se alcuni toponimi di origine vichinga ipotizzano precedenti popolamenti. Così come la stessa fondazione di una chiesa (tra la fine del XV e l'inizio del XVI secolo) da parte dell'ottavo capo del clan dei Macleods di Duvengan e Harris, Alasdair Crotach (la cui maestosa tomba è visibile all'interno della superba Chiesa di San Clemente a Rodil, Harris).

   Nel 1810 vi si stabilirono otto famiglie di coltivatori (crofters). Nel 1823 Scarp dovette accogliere altre famiglie. In quell'anno vennero fatti sgombrare, grazie anche all'impiego di forze di polizia, che attuarono le cosiddette clearances, tredici modesti villaggi, localizzati tra l'imboccatura di Loch Resort, Harris e Bunabhainneader.

Particolare del villaggio di Scarp, visto dall'isola di  Harris
(© Franco Pelliccioni
 

   Intorno al 1840 la comunità conobbe un decremento dovuto alle emigrazioni.   Quando nel 1868 il proprietario suddivise l'isola in sedici appezzamenti (in precedenza erano otto), questi furono ulteriormente frazionati dagli stessi crofters per andare incontro alle accresciute esigenze delle famiglie residenti e di quelle che, in seguito, si erano aggiunte.

   Nel 1861 gli abitanti erano 151, e 213 (il picco!) nel 1881. La popolazione stimata al tempo (1884) dell'arrivo della Commissione Napier d'indagine sulle condizioni socio-economiche dell'arcipelago, era pari a 200 anime.

   All'inizio del secolo l'isolotto ospitava 120 persone (e 32 famiglie). Mezzo secolo dopo (1951) gli abitanti erano scesi a 74, fino ad arrivare, sul finire degli anni '60, ad ospitare sette famiglie (oltre a 1000 pecore e 12 mucche). Allora non esisteva un traghetto collettivo (si utilizzavano le barche), non era arrivata  l'elettricità (diffuse erano le lampade ad olio), solo pochissime case avevano un impianto idrico. L'unico negozio esistente vendeva soprattutto  casalinghi. Il resto veniva acquistato per corrispondenza.

   Il telefono, che nell'isola di Lewis, la principale dell'arcipelago, giunse nel 1897, fu  introdotto a Scarp solo nel 1971, nel medesimo anno in cui venne evacuata l'isola. E in quell'anno, per ironia della sorte, venne finalmente costruito anche un molo nei pressi della splendida spiaggia di Huishinis. Oggi utilizzato da chi si vuole recare nell'isola.

   Sul finire degli anni '1960, cioè ad un passo dal suo abbandono, gli abitanti  praticavano un'economia essenzialmente di sussistenza: patate, rape, cavoli, avena, latte e pesce. Vi era un missionario residente, ma funerali, battesimi e matrimoni richiedevano un ministro proveniente appositamente da Tarbert, il centro più importante di Harris.

   Nel 1934 l'ingegnere Gerhard Zucker, un nome ai più perfettamente sconosciuto, scelse il "remoto" isolotto, ad un tiro di schioppo da Harris e, in definitiva, a non moltissima distanza da Stornoway, il capoluogo dell'arcipelago (anche se le 17 miglia che collegano Huisinish a Tarbert sono tuttora "le peggiori della Scozia"),  per effettuarvi il primissimo esperimento al mondo di consegna missilistica della posta.

   Un fatto indubbiamente d'avant garde. A suo modo questo è  un buon indizio che, tra poche righe, darà modo di focalizzare con nitidezza il personaggio. Lo Zucker riteneva infatti che lettere, cartoline e medicine potessero essere inviate nelle isole più remote, risparmiando tempo e denaro, grazie all'impiego di razzi.

   Da parte del Regno Unito l'evento sarebbe stato celebrato con l'emissione di speciali francobolli commemorativi. In tutto, alla presenza della stampa, furono effettuati tre tentativi, destinati al più completo fallimento.

L'esplosione del "siluro aereo" da 13 Kg, progettato per sfrecciare a 1.600 km/h. Sparpaglierà sulla spiaggia 30.000 lettere, leggermente bruciacchiate lungo i bordi 
(da: James Shaw Grant, Lewis & Harris, Edimburgo 1994 (1987)

   Il 28 luglio fu fatto il primo tentativo, tra Scarp e Harris: la posta andò quasi completamente bruciata, per la prematura esplosione del razzo. 

"Danneggiata dalla prima esplosione a Scarp-Harris", fu la dicitura scrupolosamente apposta dall'Ufficiale Postale, espressamente venuto da Lochmaddy, isola di North Uist, sulle buste bruciacchiate.  

   Anche se non corrisponde al vero quanto riportato da alcuni autori circa la partecipazione Peenemunde del giovane tedesco alla realizzazione dei famosi razzi V (Vergeltungswaffe, "arma di rappresaglia”. i famigerati V1 e V2), impiegati nel 1944-45 dalla Germania nella II guerra mondiale, poiché presterà solo servizio nellLuftwaffe, nondimeno il suo nome figura addirittura tra i precursori della conquista dello spazio. 

   Attualmente l'isola è utilizzata da alcuni crofters, residenti ad Harris, per pascolarvi le pecore. E usano i vecchi cottages come case per le loro vacanze.

   A metà degli anni '1980 l'isola è stata acquistata da un potente gruppo alberghiero. Che intendeva investirvi l'iperbolica cifra di tre milioni di sterline per costruire una pista d'atterraggio, 150 lussuosi cottages individuali in puro stile Highlander,  oltre a ristoranti e bar, piscine, saune e solarium, campi da tennis, ecc., ecc. Fortunatamente per l'ecosistema, niente di tutto ciò è ancora avvenuto...

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Le EBRIDI ESTERNE figurano sia nel mio libro sui Pirati e Corsari (CAP. 11. ISOLA DI BARRA (EBRIDI ESTERNE, SCOZIA, GRAN BRETAGNA), E L’ISOLA DEI PIRATI DI KISIMUL), che in quello sulle Balene e Balenieri (5. LA CACCIA ALLE BALENE: STORICA. -NELLE EBRIDI ESTERNE (Scozia, UK) - Isola di Lewis; - Bunavoneadar, la stazione a terra norvegese dell’isola di Harris, - St Kilda) 

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