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giovedì 8 gennaio 2026

333. UNO SCOZZESE TRA VECCHIO E NUOVO MONDO: ALEXANDER SELKIRK, ALIAS ROBINSON CRUSOE

 

Coperto da una pelle di capra, Selkirk attende il salvataggio. Statua in bronzo di Thomas Stuart Burnett, 1885 (CC Some Rights Reserved, SylviaStanley)


Vivere in un'isola deserta, rifugiandosi al "riparo" dai malesseri e dalle complessità delle cosiddette società "civili", ha da sempre attratto l'immaginario collettivo dell'umanità. Via dalla "pazza folla" e "via dal mondo" per secoli e per tanti ha rappresentato una robusta, insinuante lusinga. Cosa c'è di meglio di un'autentica isola dei Mari del sud per suscitare emotività e attenzione?  

Alcuni anni fa fui incuriosito da un libro che furoreggiava in quel periodo: Irvine L., Via dal mondo (Castaway), Milano, 1984. Narrava l'avventura di un'impiegata londinese, novella Robinson, andata a stare per qualche tempo, appunto, in un'isola deserta. 

Il mio interesse in effetti era più che altro professionale. Poiché la collocazione geografica dell'isola prescelta era lo Stretto di Torres, tra Australia e Nuova Guinea. Area sulla quale ancora poco o nulla avevo letto. E nella storia dell'Antropologia quella regione occupa un posto del tutto particolare. 

Nelle isole dello Stretto si svolse, infatti, nel 1898-99 la prima grande spedizione scientifica pluridisciplinare sul campo della mia disciplina, quella dell'Università di Cambridge (Haddon, Rivers, Seligman). 

Quel racconto, peraltro assai noioso e ripetitivo, risultò anche carente di sufficienti informazioni etnografiche. 

Ma già una ventina di anni prima mi ero entusiasmato leggendo la storia di una coppia di tedeschi, che nel 1932 era andata a vivere in un’isola deserta delle Galapagos: Floreana (Wittmer M., Fermo Posta Floreana, Milano, 1960).

Ancora tempo addietro, in una pausa ritagliata tra una sessione e un'altra di un congresso, che si svolgeva in Scozia, mi recai dall'altra parte del Firth of Forth, un immenso fiordo-estuario sulla cui estremità meridionale si affaccia la storica città di Edimburgo. 

Al di là del lungo ponte, che unisce le due sponde, si sgranarono, uno dopo l'altro, i deliziosi e ben curati villaggi della costa del Fife. Più o meno grandi, più o meno importanti, tutti caratterizzati da lunghe spiagge sabbiose. Il tutto in una splendida e assolata giornata primaverile senz'altro imprevista per il periodo. Del resto ad Edimburgo - e altrove - era ancora visibile la neve. 

Vista della baia di Largo, Regione del Fife, Scozia. Sullo sfondo, l'altura del Largo Law. Sull'estrema sinistra il villaggio di Largo 
(© Franco Pelliccioni

Il villaggio di Largo dall'alto (© Franco Pelliccioni)
Il villaggio di Largo, particolare della parte bassa
(© Franco Pelliccioni) 
Giunsi infine nei pressi di un'ampia insenatura circolare, a nord est di Kirkcaldy, Largo Bay. Dove si trova l'omonimo villaggio di Largo. Toponimo dall'inevitabile assonanza linguistica italica, che nulla però ha da spartire con la penisola. 

Come sarebbe più volte accaduto anche in altre aree del globo al viaggiatore-ricercatore "professionale", inaspettatamente quel "curioso" nome bastò per predisporlo, sia pure nell'arco di un fiat: con la fantasia, i ricordi, la letteratura, gli elementi cognitivi a sua disposizione, ad un viaggio in tutt'altra parte del mondo, addirittura verso un continente lontano. Nientemeno che agli antipodi. E in pieno oceano. 

Un viaggio con la fantasia che ognuno di noi conserva caramente in cuor suo. Ma che in effetti secoli addietro aveva costituito  una drammatica esperienza di vita reale, vissuta giorno dopo giorno.

E sì, perché Largo (allora lo ignoravo completamente: solo una statua in bronzo, posta nella parte inferiore del paese, tutto ad un tratto me lo rammentò), era il luogo di origine, il paese che aveva dato i natali al marinaio scozzese Selkirk, alias Robinson Crusoe

So come la straordinaria vicenda narrata da Daniel Defoe nel libro tradotto in almeno trenta lingue, yiddish, gaelico, turco, persiano e polinesiano compresi, oltre a due versioni abbreviate in latino per gli svogliati studenti del XIX secolo: The Life and Strange Adventures of Robinson Crusoe, of York, Mariner (1719), sia stata presa di pari passo dalla realtà (quante volte ciò è accaduto...). 

E non fu il solo ad averla narrata, anzi! 

Altri, sia pure non romanzescamente, l'avevano già fatto prima dello scrittore. In particolare il pirata inglese Woodes Rogers (futuro governatore delle Bahamas), lo stesso che aveva raccolto il Selkirk: A Cruising Voyage Round the World (1712). Oltre al saggista Richard Steele, che pubblicò sul "The Englishman" (1713) l'intervista fattagli. Ma nella "storia" appare ancora un altro pirata: il celebre William Dampier (1652-1715), già definito "bucaniere accademico" (Newby), o "gran bucaniere e scienziato" (Von Hagen), autore di un paio di libri che "rimangono tra i capolavori dell'avventura marinaresca"; quindi esploratore, etnografo e naturalista. 

William Dampier, ca. 1697-1698, ritratto di Thomas Murray (National Portrait Gallery, Londra)

Un personaggio ben introdotto nella società londinese che conta, quale poteva essere allora la Royal Society. Che apprezzò moltissimo il suo A New Voyage Round The World (1697), che conteneva "magnifiche descrizioni di genti, luoghi, cose, piante, pesci, rettili, uccelli e mammiferi". Un libro in breve divenuto un vero e proprio best seller.

In una parola il Dampier era un uomo estremamente sfaccettato ed eclettico, che riusciva a passare indifferentemente dalle razzie e dai saccheggi alle osservazioni scientifiche, dall'animato parlottio accanto alla luce dei falò nell'imminenza dell'attacco a Panama, ai colloqui in "punta di fioretto" con scienziati e nobili londinesi. 

In una di queste ultime occasioni il Defoe apprese l'avventura del Selkirk proprio dalla voce del Dampier. Poiché nel 1704 fu il bucaniere a lasciare quel brutto caratteraccio nelle desolate isole vulcaniche e montuose di Juan Fernandez, al largo della costa cilena. Dove sarebbe rimasto fino al 1709.

L'isola Alejandro Selkirk, 2011 (CC Some Rights Reserved, Paro Novoa)

In quelle medesime isole il Dampier aveva già acquisito una solida esperienza di "abbandoni". Nel 1680, anno in cui Giamaica decise di dedicarsi anima e corpo alla pirateria, inseguito dagli spagnoli fu costretto a lasciare sulle isole, e in tutta fretta, un indiano Mosquito (tribù localizzata sulle coste caraibiche di Honduras e Nicaragua). Che, comunque, riuscì a sopravvivere, come lui stesso quattro anni più tardi poté constatare. Quando venne invitato al desco del naufrago, dove fu servita la carne di tre capre. Inoltre l'indiano si era costruito arpioni, coltelli e ami da pesca. In seguito in quelle acque ci fu un vero e proprio naufragio. Il solitario superstite riuscì a vivere nelle Juan Fernandez per un quinquennio, prima di essere recuperato da una nave di passaggio.

Selkirk, dal carattere estremamente litigioso, sarebbe però diventato il più famoso di quei coatti e solitari isolani. Anche se la sua vera storia non è altrettanto conosciuta di quella "parallela" del Robinson.

... 

Nel 1703 lo scozzese si imbarca sul Cinque Ports, nave corsara inglese al comando del Dampier. 

Nel settembre del 1704, a causa del suo pessimo carattere e dei continui e violenti litigi con il comandante, giunto all'altezza delle isole vi è lasciato su sua richiesta. 

Dopo quattro anni e quattro mesi altre due navi corsare (Duke e Duchess), al comando di Rogers, vi si ancorano per far provvista d'acqua e raccogliere molluschi. La notte prima hanno notato dei fuochi, che ritengono essere quelli di una nave francese. Il giorno dopo è trovato il marinaio: "un uomo vestito di pelli di capra, che appariva più selvatico delle proprietarie originarie delle medesime (...) Era stato lui a fare il fuoco, la notte avanti: aveva avvistato le nostre navi, identificandole per inglesi (...) Con sé aveva, oltre ad indumenti e al necessario per dormire, un fucile ad acciarino, polvere da sparo, palle, tabacco, un'ascia, un coltello... i suoi strumenti matematici e alcuni libri (...) grazie alla provvidenza e al vigore giovanile - aveva trent'anni circa - pervenne alfine a vincere ogni inconveniente della solitudine (...) I primi tempi della sua permanenza a bordo, apparve chiaro che la mancanza d'uso gli aveva fatto dimenticare la lingua ". 

Frontespizio del libro "The Life and Adventures of Alexander Selkirk, The Real Robinson Crusoe", 1835, di Anonimo

Selkirk legge la sua Bibbia", 1837 (The Life and adventures of Alexander Selkirk, the real Robinson Crusoe: a narrative founded on facts)

Per un incredibile scherzo del destino, Selkirk ritrova Dampier a bordo della nave di Rogers, il Duke. Infatti ne è il pilota. E' così che, nonostante i passati "screzi" tra loro, Dampier lo presenta al comandante come un ottimo marinaio, tanto che quest'ultimo decide di "prenderlo immediatamente a bordo come secondo".

Nel 1711 lo scozzese torna in patria con la grossa somma di 800 sterline, la sua parte di bottino. Anche se quasi subito dichiara che si sarebbe sentito più a suo agio in quell'isola deserta, piuttosto che in un mondo popolato da uomini. 

Si rifugia nel villaggio nativo di Largo, dove scava una caverna nell'orto, che diventa il suo eremo. Dopo aver litigato con i suoi concittadini (poiché era "un furfante, un buono a nulla", come all'inizio degli anni 1980 il novantenne David Gillis, un suo diretto discendente, disse allo scrittore Theroux), Selkirk riprende il mare. Dove morirà nel 1723.

Le isole cilene Juan Fernandez, con una superficie di 185 Kmq, sorgono a 360 miglia a ovest di Valparaiso. Vennero colonizzate da indiani cileni, che vi stabilirono un commercio di olio di foca e di pesce secco. 

Attualmente sono popolate da una comunità di pescatori di aragoste (ma si coltiva frutta e verdura, e si alleva bestiame) di poco più di cinquecento individui. Per lo più concentrati nell'isola maggiore, Mas á Tierra (Santa Clara e Más Afuera sono le altre isole). 

San Juan Bautista, nella Baia Cumberland, è l'insediamento maggiore. Al tempo del "Robinson" le isole, e non poteva essere diversamente, erano completamente disabitate. Anche se vi esisteva una modesta popolazione di capre, lasciate appositamente dal suo scopritore, affinché gli equipaggi delle navi potessero approvvigionarsi di carne fresca.

...

La Cambridge Expedition to the Torres Straits (CAETS), 1898: Australia, Nuova Guinea [con gli studiosi Rivers e Seligman], figura nel vol. 3 della trilogia: Le Grandi Avventure dell'Antropologia



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