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Foto di "gruppo" prima della partenza da Padwol, villaggio natale del Re Divino degli Shilluk (Nilo Bianco, Sud Sudan). Da sinistra: Tipo wad Aney, 33° Reth degli Shilluk, l'ispettore del governo sudanese per la regione dello Shilluk settentrionale, il mio autista Dagi, i giornalisti tedeschi che mi hanno accompagnato, il sottoscritto (© Franco Pelliccioni)
Dopo una lunga e complessa trafila burocratica, superata grazie al cortese
e determinante interessamento di el-Sabana, l'Executive Director della provincia, di li a poco sarò attore di un
avvenimento eccezionale, più unico che raro persino per un antropologo! E dire
che avevo già avuto modo di vivere, intensamente e profondamente, diverse e
coinvolgenti esperienze nel corso delle passate ricerche sul campo, mettendo
anche a repentaglio la mia incolumità fisica. Adesso mi trovo, invece, di
fronte ad un "qualcosa" che si colloca al confine tra realtà e mito,
tra leggenda e quotidianità, tra l'umano e il "trascendente".
Sono a Padwol,
piccolo villaggio Shilluk sulla sponda sinistra del Nilo Bianco, a non molta
distanza da Fashoda, la capitale di questo regno nilotico, e da Kodok, piccolo
centro urbano ed amministrativo, nella provincia del Nilo Superiore (Sudan
meridionale). Khartoum è ad oltre settecento chilometri più a nord.
Di fronte a me
un'aperta savana, solo qua e là punteggiata da qualche acacia spinosa o da
esili palme. Il terreno argilloso in più punti è ancora invaso dalle acque non
sufficientemente drenate, a distanza di oltre due mesi dalla fine del khatif, la lunga stagione piovosa.
Padwol è il villaggio dove vive Tipo wad
Aney, il 33° Reth degli Shilluk.
Per il suo popolo è un Re "divino"!
Nel corso
dell'ultima sessione di ricerca effettuata a Malakal, capoluogo della
provincia, 10 Km più a sud, mi si presentò, infatti, l'opportunità di
incontrare la massima autorità degli Shilluk, un popolo forte, bellicoso e
fiero, che con successo in passato era persino riuscito a contrastare
l'avanzata delle orde mahdiste e a
compiere razzie nell'area dell'attuale Grande Khartoum, cioè a notevole
distanza dai confini del suo territorio.
La città di
Malakal, localizzata in un'area occupata originariamente da alcuni villaggi
Shilluk, è considerata da questi ultimi come un "loro" insediamento.
Non solo perché sovente si recano nei suoi suqs,
o vi cercano un lavoro.
Fu perciò
estremamente preziosa la possibilità di incontrare il Re e di poterlo
intervistare anche sul tema della tradizionale connessione esistente tra le
aree rurali ed il centro urbano.
Il Reth va annoverato tra i personaggi "mitici" dell'etnologia mondiale e della stessa storia dell'etnologia. Non per mero caso Sir James Frazer riservò ampio spazio alla figura di questo Re "divino", assumendolo come modello, nella celebre e monumentale opera Il ramo d'oro (l'edizione del 1911/15 comprende ben 12 volumi).
Tipo wad Aney, che dal 1974, cioè dalla morte di Kur Papiti wad Gwang, il precedente Reth, regna su oltre 150.000 sudditi,
secondo i dettami della propria cultura è collocato su un piano mistico.
Infatti, quando opera "ufficialmente" in rappresentanza della propria
gente, è l'incarnazione vivente di Nyikang,
il mitico eroe culturale, l'antenato fondatore della dinastia reale, la prima e
suprema guida degli Shilluk.
Lui stesso è
considerato un quasi-dio e, quindi,
un mediatore tra il suo popolo e il dio Juok.
L'identificazione
del Reth con Nyikang costituisce il "focus" del regno, l'axis mundi dell'intero sistema politico,
rituale e morale Shilluk. Così che la sua stessa vita, la sua "forza
vitale", va ad identificarsi strettamente con quella della tribù in toto. Il benessere del Re
corrisponde, perciò, alla prosperità del popolo. Assunto che rende parimenti
valida l'opposta - e negativa -, concezione. Proprio al fine di evitare agli
Shilluk disastrosi periodi di calamità, sembra che in passato vigesse la tradizione
di uccidere ritualmente il Reth, allorché
questi diventava troppo vecchio, impotente o malato.
Il popolo degli
Shilluk vive in una serie di villaggi (podh)
che si snocciolano, l'uno a non molta distanza dall'altro, per oltre 300 Km,
lungo la sponda sinistra del Nilo Bianco.
Apparentemente
anche la residenza reale di Padwol potrebbe facilmente assomigliare ad uno dei
tanti villaggi Shilluk, composti da ampie capanne cilindro-coniche (gol), dalle mura di argilla e dal tetto
di rami intrecciati e ricoperto di paglia.
A fare la
differenza è però la presenza di una capanna, strutturalmente costruita come
tutte le altre, ma dalle notevoli dimensioni: il granaio-stalla regale. Il suo
tetto troneggia sopra l'intero villaggio e lo si può scorgere da grande
distanza. La capanna è costruita al centro di un'ampia e curatissima spianata
costellata da innumerevoli paletti di legno, utilizzati per legare gli animali
donati al Reth.
Subito dopo l'ingresso, sopra il quale sono appese tre zampe di pecora
aventi funzioni apotropaiche, osservo
una discreta quantità di durra (miglio)
posta sopra alcune impalcature. A terra si trovano altri paletti. Servono per
legare il bestiame, che verrà radunato al suo interno durante la stagione delle
piogge. Scorgo anche diversi tamburi cerimoniali reali.
Come accennato,
la visita è ufficializzata dalla mia posizione di ricercatore a Malakal. A me
si uniscono due giornalisti tedeschi, casualmente presenti in città e quanto
mai desiderosi di non perdere questa splendida opportunità.
Data la scarsa
disponibilità locale di un mezzo di trasporto e a causa della cronica penuria
di carburante, il viaggio è reso possibile grazie alla collaborazione di un
autista Shilluk di bok, comune mezzo
di trasporto collettivo in Sudan, e a un traghetto a motore messo a
disposizione dalla Lutheran World
Federation.
A Kodok si aggiunge al gruppo l'ispettore per la regione dello Shilluk
settentrionale. Sarà il nostro traduttore ufficiale e controllerà
preventivamente la lista delle domande da rivolgere al Reth.
Prima di
metterci seduti, ci viene fatto notare come in precedenza siano stati
allontanati dallo spiazzo, dove in quel momento ci troviamo, i guerrieri che
vigilano armati sulla vita del sovrano, notte e giorno. Infatti, sempre secondo
la tradizione, ogni figlio di Reth (nyireth) e ogni figlio dei figli dei precedenti
Reth (nyareth), e così via: in
pratica tutti coloro che appartengono al clan reale, i Kwareth, potrebbero
cercare di uccidere il Reth in
carica, per poter impunemente prendere il suo posto.
Su un lato del
piazzale, sotto una tettoia, il Re attende. Da notare la posizione assunta da
ciascuno dei presenti: il Reth dà le
spalle alla parete e non ha nessuno di fronte a sé; io sono seduto a distanza, di
fronte al suo fianco destro e alla mia sinistra ho l'ispettore; i
tedeschi sono sopra una stuoia in una posizione ancora più arretrata, a
sinistra; più distanti alcuni attendenti e consiglieri reali, i bang Reth, che indossano il tipico lau rosa, una toga cotonata. C'è da
dire come essi si siano sempre
avvicinati al Re camminando in una posizione accosciata, con la testa reclinata
sul lato destro, guardando sempre per terra e si siano allontanati andando
all'indietro e conservando la medesima posizione.
Il Reth è un uomo abbastanza giovane, sulla trentina. Indossa un vestito
all'europea e un copricapo di leopardo. Accanto a sé ha, oltre ad una lancia e
ad un bastone, una radio a transistor. Sulla fronte sono ben visibili le
dolorose scarificazioni tribali (tai).
E' ornato con i simboli della regalità: bracciali d'argento massiccio ai polsi
e alla caviglia, una collana d'avorio, l'anello con il sigillo. Parla sempre in
modo pacato, riflettendo accuratamente prima di rispondere alle domande,
puntualmente tradotte dall'ispettore Shilluk. Si soffia il naso un paio di
volte prendendo il fazzoletto da una mezza zucca vuota, che gli viene
immediatamente porta da un attendente e che successivamente è richiusa con una
piccola stuoia (paro) fermata da un
peso. Il tutto per evitare il pericolo di possibili contaminazioni con il
terreno.
Ricordo qui,
dell'intervista, come per un attimo egli si sia alterato in viso e come,
prontamente ripresosi, abbia poi parlato con infinita tristezza e commozione
del difficile sviluppo del proprio regno. Nonostante tutti gli organismi di
cooperazione gli avessero fatto grandi promesse: esecuzione di schemi agricoli,
escavazione di pozzi, ecc., promesse mai mantenute, il suo popolo rimane ancora
in uno stato di estrema povertà. Sconsolato mi dice come ci sia gente che
ancora muore di fame quando non c'è durra
a sufficienza.
Terminata
l'intervista, andiamo in una delle capanne reali, dove dobbiamo toglierci le
scarpe prima di entrare. Lo sguardo è attirato dai disegni dai colori vivaci
che abbelliscono la parete interna. Un anziano bang Reth ci offre un piccolo vaso colmo di merissa, che beviamo a turno.
Dopo aver
salutato e ringraziato il Reth, che
accanto all'automezzo ci fa trovare uno splendido regalo, un grasso montone
nero dalla folta lana, con tristezza ed ancora estremamente emozionato riprendo
la faticosa pista per Malakal.
Essere ricevuto dal Re ha rappresentato per me un grandissimo onore, che comunque non è stato
l'unico. Poiché si aggiunge alla circostanza che il Reth ha potuto dimostrare, in così poco tempo, come si possa
rimanere ancora semplici, cordiali ed amichevoli, anche se si è così potenti,
da essere uno degli ultimi monarchi "divini" del mondo...

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