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martedì 6 gennaio 2026

330. A TU PER TU CON UNO DEGLI ULTIMI "RE DIVINI" DELLA TERRA, IL RETH DEGLI SHILLUK (NILO BIANCO, SUD SUDAN)

  

Foto di "gruppo" prima della partenza da Padwol, villaggio natale del Re Divino degli Shilluk (Nilo Bianco, Sud Sudan). Da sinistra: Tipo wad Aney33° Reth degli Shilluk,  l'ispettore del governo sudanese per la regione dello Shilluk settentrionale, il mio autista Dagi, i giornalisti tedeschi che mi hanno accompagnato, il sottoscritto (© Franco Pelliccioni)


   Domenica 4 gennaio 1981, sono da poco trascorse le 14. Fa molto caldo, senz'altro oltre i 42-43 gradi centigradi. Intorno a me c'è un silenzio quasi irreale. Sono molto emozionato, perché finalmente incontrerò il Reth!

   Dopo una lunga e complessa trafila burocratica, superata grazie al cortese e determinante interessamento di el-Sabana, l'Executive Director della provincia, di li a poco sarò attore di un avvenimento eccezionale, più unico che raro persino per un antropologo! E dire che avevo già avuto modo di vivere, intensamente e profondamente, diverse e coinvolgenti esperienze nel corso delle passate ricerche sul campo, mettendo anche a repentaglio la mia incolumità fisica. Adesso mi trovo, invece, di fronte ad un "qualcosa" che si colloca al confine tra realtà e mito, tra leggenda e quotidianità, tra l'umano e il "trascendente".

   Sono a Padwol, piccolo villaggio Shilluk sulla sponda sinistra del Nilo Bianco, a non molta distanza da Fashoda, la capitale di questo regno nilotico, e da Kodok, piccolo centro urbano ed amministrativo, nella provincia del Nilo Superiore (Sudan meridionale). Khartoum è ad oltre settecento chilometri più a nord.

   Di fronte a me un'aperta savana, solo qua e là punteggiata da qualche acacia spinosa o da esili palme. Il terreno argilloso in più punti è ancora invaso dalle acque non sufficientemente drenate, a distanza di oltre due mesi dalla fine del khatif, la lunga stagione piovosa. Padwol è il villaggio dove vive Tipo wad Aney, il 33° Reth degli Shilluk. Per il suo popolo è un Re "divino"!

   Nel corso dell'ultima sessione di ricerca effettuata a Malakal, capoluogo della provincia, 10 Km più a sud, mi si presentò, infatti, l'opportunità di incontrare la massima autorità degli Shilluk, un popolo forte, bellicoso e fiero, che con successo in passato era persino riuscito a contrastare l'avanzata delle orde mahdiste e a compiere razzie nell'area dell'attuale Grande Khartoum, cioè a notevole distanza dai confini del suo territorio.

   La città di Malakal, localizzata in un'area occupata originariamente da alcuni villaggi Shilluk, è considerata da questi ultimi come un "loro" insediamento. Non solo perché sovente si recano nei suoi suqs, o vi cercano un lavoro.

   Fu perciò estremamente preziosa la possibilità di incontrare il Re e di poterlo intervistare anche sul tema della tradizionale connessione esistente tra le aree rurali ed il centro urbano.

   Il Reth va annoverato tra i personaggi "mitici" dell'etnologia mondiale e della stessa storia dell'etnologia. Non per mero caso Sir James Frazer riservò ampio spazio alla figura di questo Re "divino", assumendolo come modello, nella celebre e monumentale opera Il ramo d'oro (l'edizione del 1911/15 comprende ben 12 volumi). 

   Tipo wad Aney, che dal 1974, cioè dalla morte di Kur Papiti wad Gwang, il precedente Reth, regna su oltre 150.000 sudditi, secondo i dettami della propria cultura è collocato su un piano mistico. Infatti, quando opera "ufficialmente" in rappresentanza della propria gente, è l'incarnazione vivente di Nyikang, il mitico eroe culturale, l'antenato fondatore della dinastia reale, la prima e suprema guida degli Shilluk.

   Lui stesso è considerato un quasi-dio e, quindi, un mediatore tra il suo popolo e il dio Juok.

   L'identificazione del Reth con Nyikang costituisce il "focus" del regno, l'axis mundi dell'intero sistema politico, rituale e morale Shilluk. Così che la sua stessa vita, la sua "forza vitale", va ad identificarsi strettamente con quella della tribù in toto. Il benessere del Re corrisponde, perciò, alla prosperità del popolo. Assunto che rende parimenti valida l'opposta - e negativa -, concezione. Proprio al fine di evitare agli Shilluk disastrosi periodi di calamità, sembra che in passato vigesse la tradizione di uccidere ritualmente il Reth, allorché questi diventava troppo vecchio, impotente o malato.

   Il popolo degli Shilluk vive in una serie di villaggi (podh) che si snocciolano, l'uno a non molta distanza dall'altro, per oltre 300 Km, lungo la sponda sinistra del Nilo Bianco.

   Apparentemente anche la residenza reale di Padwol potrebbe facilmente assomigliare ad uno dei tanti villaggi Shilluk, composti da ampie capanne cilindro-coniche (gol), dalle mura di argilla e dal tetto di rami intrecciati e ricoperto di paglia.

   A fare la differenza è però la presenza di una capanna, strutturalmente costruita come tutte le altre, ma dalle notevoli dimensioni: il granaio-stalla regale. Il suo tetto troneggia sopra l'intero villaggio e lo si può scorgere da grande distanza. La capanna è costruita al centro di un'ampia e curatissima spianata costellata da innumerevoli paletti di legno, utilizzati per legare gli animali donati al Reth.

   Subito dopo l'ingresso, sopra il quale sono appese tre zampe di pecora aventi funzioni apotropaiche, osservo una discreta quantità di durra (miglio) posta sopra alcune impalcature. A terra si trovano altri paletti. Servono per legare il bestiame, che verrà radunato al suo interno durante la stagione delle piogge. Scorgo anche diversi tamburi cerimoniali reali.

   Come accennato, la visita è ufficializzata dalla mia posizione di ricercatore a Malakal. A me si uniscono due giornalisti tedeschi, casualmente presenti in città e quanto mai desiderosi di non perdere questa splendida opportunità.

   Data la scarsa disponibilità locale di un mezzo di trasporto e a causa della cronica penuria di carburante, il viaggio è reso possibile grazie alla collaborazione di un autista Shilluk di bok, comune mezzo di trasporto collettivo in Sudan, e a un traghetto a motore messo a disposizione dalla Lutheran World Federation.

   A Kodok si aggiunge al gruppo l'ispettore per la regione dello Shilluk settentrionale. Sarà il nostro traduttore ufficiale e controllerà preventivamente la lista delle domande da rivolgere al Reth.

   Prima di metterci seduti, ci viene fatto notare come in precedenza siano stati allontanati dallo spiazzo, dove in quel momento ci troviamo, i guerrieri che vigilano armati sulla vita del sovrano, notte e giorno. Infatti, sempre secondo la tradizione, ogni figlio di Reth (nyireth) e ogni figlio dei figli dei precedenti Reth (nyareth), e così via: in pratica tutti coloro che appartengono al clan reale, i Kwareth, potrebbero cercare di uccidere il Reth in carica, per poter impunemente prendere il suo posto.

   Su un lato del piazzale, sotto una tettoia, il Re attende. Da notare la posizione assunta da ciascuno dei presenti: il Reth dà le spalle alla parete e non ha nessuno di fronte a sé; io sono seduto a distanza, di fronte al suo fianco destro e alla mia sinistra ho l'ispettore; i tedeschi sono sopra una stuoia in una posizione ancora più arretrata, a sinistra; più distanti alcuni attendenti e consiglieri reali, i bang Reth, che indossano il tipico lau rosa, una toga cotonata. C'è da dire come essi si siano sempre avvicinati al Re camminando in una posizione accosciata, con la testa reclinata sul lato destro, guardando sempre per terra e si siano allontanati andando all'indietro e conservando la medesima posizione.

   Il Reth è un uomo abbastanza giovane, sulla trentina. Indossa un vestito all'europea e un copricapo di leopardo. Accanto a sé ha, oltre ad una lancia e ad un bastone, una radio a transistor. Sulla fronte sono ben visibili le dolorose scarificazioni tribali (tai). E' ornato con i simboli della regalità: bracciali d'argento massiccio ai polsi e alla caviglia, una collana d'avorio, l'anello con il sigillo. Parla sempre in modo pacato, riflettendo accuratamente prima di rispondere alle domande, puntualmente tradotte dall'ispettore Shilluk. Si soffia il naso un paio di volte prendendo il fazzoletto da una mezza zucca vuota, che gli viene immediatamente porta da un attendente e che successivamente è richiusa con una piccola stuoia (paro) fermata da un peso. Il tutto per evitare il pericolo di possibili contaminazioni con il terreno.

   Ricordo qui, dell'intervista, come per un attimo egli si sia alterato in viso e come, prontamente ripresosi, abbia poi parlato con infinita tristezza e commozione del difficile sviluppo del proprio regno. Nonostante tutti gli organismi di cooperazione gli avessero fatto grandi promesse: esecuzione di schemi agricoli, escavazione di pozzi, ecc., promesse mai mantenute, il suo popolo rimane ancora in uno stato di estrema povertà. Sconsolato mi dice come ci sia gente che ancora muore di fame quando non c'è durra a sufficienza.

   Terminata l'intervista, andiamo in una delle capanne reali, dove dobbiamo toglierci le scarpe prima di entrare. Lo sguardo è attirato dai disegni dai colori vivaci che abbelliscono la parete interna. Un anziano bang Reth ci offre un piccolo vaso colmo di merissa, che beviamo a turno.

   Dopo aver salutato e ringraziato il Reth, che accanto all'automezzo ci fa trovare uno splendido regalo, un grasso montone nero dalla folta lana, con tristezza ed ancora estremamente emozionato riprendo la faticosa pista per Malakal.

   Essere ricevuto dal Re ha rappresentato per me un grandissimo onore, che comunque non è stato l'unico. Poiché si aggiunge alla circostanza che il Reth ha potuto dimostrare, in così poco tempo, come si possa rimanere ancora semplici, cordiali ed amichevoli, anche se si è così potenti, da essere uno degli ultimi monarchi "divini" del mondo...

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