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sabato 6 giugno 2026

391. Presentazione e sommario del libro: "Viaggio nelle atlantiche isole Fær Øer"

 

Figura 6. Kædedans på Færøerne (“Danza a catena nelle Fær Øer”), ca. 1930 (di  Sophie Petersen, Nationalmuseet/Det Kongelige Danske Geografiske Selskab)


"Viste dal largo le Fær Øer sembrano disabitate: una muraglia di basalto si leva a picco dal mare in perenne burrasca (...) 

Dove la spuma ribolle e crea pericolosi vortici. 

Chi non è pratico preferisce non avventurarvisi (...) 

Alle Fær Øer non approdano mai turisti, solo naufraghi della pesca o navi di piccola stazza (...) 

Gruppi di case, interamente coperte in torba e pietra (...) 

Si stagliano nel paesaggio di una desolazione unica: non c'è quasi albero alle Fær Øer..." Cova, 1965

Dal diario di viaggio

Dal finestrino vedo le onde dell’Atlantico ribollire sotto di me.

 Dopo la ricerca dell’anno scorso, tra i minatori norvegesi e russi delle Artiche  Svalbard, sto per dare avvio ad un’altra tappa, la sesta, del mio Programma sulle Comunità Marittime dell’Atlantico del Nord

La meta si sta ora approssimando. 

Se, come penso, rispetterà l’orario, il BAe 146 della compagnia aerea faroese Atlantic Airways (RC 0455), decollato alle 15 da Copenhagen, dove ho effettuato un breve soggiorno, atterrerà  alle 16,25 nel piccolo aeroporto di Sørvágur, nell’isola di Vagar. 

Certo, ciò che si comincia qua e là a intravedere, attraverso le nuvole, non sembra molto invitante.

Eppure non vedo l’ora di stare laggiù, tra gli isolani. 

Autentici pronipoti dei Vichinghi, che ancora costruiscono barche con il know how norreno, utilizzano zolle di terra ed erba per i tetti delle case, cacciano uccelli con trappole e reti, “purtroppo” talvolta fanno stragi di balenottere e, nelle grandi occasioni, come la festa di St. Olav, che mi ha fatto venire qui alla fine del mese di luglio, si può perfino assistere a danze a catena medievali! (...)

Presentazione

L'arcipelago delle Fær Øer, composto da 18 isole, con una superficie di 1.399 kmq e una popolazione di poco più di 50.000 abitanti, sembra dovuto ad un involontario errore. 

Uno sbaffo di matita segnato casualmente sopra il planisfero, quasi in mezzo all'Atlantico del Nord. 

Sottolineando visivamente una distanza spaziale che, per secoli, ha comportato il suo isolamento, anche in senso culturale. 

Dalle forti caratterizzazioni storiche, geografiche, culturali e linguistiche, l’arcipelago appartiene politicamente alla Danimarca, dalla quale dista 1.300 Km, ma gode di una forte autonomia. 

Diversi sono stati i punti di attrazione scientifica e conoscitiva rappresentati da questo remoto pugno di isole, che mi avevano convinto ad inserirle nel mio Programma sulle Comunità Marittime dell’Atlantico del Nord. 

Figura 11. Dall'alto della tortuosa strada di accesso, veduta dello straordinario villaggio di Tjørnuvik, Streymoy settentrionale, incassato in una tipica botnur (stretta vallata) faroese (© Franco Pelliccioni) 

Non solo perché gli isolani sono degli autentici pronipoti dei Vichinghi, che ancora costruiscono barche con il know how norreno, utilizzano zolle di terra ed erba per i tetti delle case, cacciano uccelli con trappole e reti, “purtroppo” talvolta fanno stragi di balenottere e, nelle grandi occasioni, come la festa di St. Olav, che mi ha fatto andar là alla fine del mese di luglio, si può perfino assistere a danze a catena medievali! 

Ma anche per il passaggio, solo nel XIX secolo, da un'economia prettamente agricolo-pastorale, ad una incentrata sulla pesca. 

Del tutto inusuale, rispetto a tante altre realtà marittime del mondo.

 Oppure per la sofisticata tecnologia impiegata in diversi settori della società faroese, primo fra tutti nel campo nautico, nel quale hanno saputo eccellere tra le marinerie dell'Atlantico settentrionale. 

Per non parlare della fine del lungo isolamento delle comunità isolane. 

Per lo più non collegate via terra da carrozzabili e connotate da una generalizzata economia di sussistenza. 

Incentrata sul caratteristico e multicolore villaggio faroese, il bygd, con il molo, la chiesetta, i vicini campi (il bøur) coltivati a patate, circondati da bassi muretti di pietre, e quelli più distanti (hagi, i campi "esterni"), destinati al pascolo degli ovini. 

Per un lungo periodo di tempo ogni bygd risultava così completamente isolato dagli altri insediamenti. 

Costituendo un mondo a parte, un microcosmo collegato agli altri microcosmi faroesi solo via mare. 

O attraverso i sentieri intercomunitari, che andavano da costa a costa.

 Attraversando valli e montagne. 

Spesso non solo disagevoli, a volte anche pericolosi. 

Per l'improvviso arrivo di una tempesta d'acqua o della nebbia, che tutto avvolge e, quindi, per il buio, il freddo e il forte vento. 

Sentieri punteggiati da cairns, che andavano percorsi anche con il tempo pessimo. 

Cercando di arrivare al mucchio di pietre successivo. 

La rete viaria di comunicazione intraisolana data solo dagli anni '1950. 

L'ultima rimarchevole caratteristica riguarda l'aspetto demografico.

 In netta contro-tendenza, rispetto alle migliaia di arcipelaghi, isole ed isolotti sparsi nei "sette mari". 

Terre di emigrazione verso la terraferma, destinate gradatamente a spopolarsi ed essere abbandonate. 

Le Fær Øer hanno invece conosciuto un interessante incremento demografico. 

Fino al brusco ed inaspettato arresto provocato dalla "grande depressione" degli anni '1990. 

Cioè all’epoca del mio viaggio, quando sono stato l’involontario testimone di un altro dei tanti periodi della tormentata storia faroese.

 Poiché "in tempo reale" ho potuto registrare: sensazioni, timori, speranze, insicurezze e, perché no?, anche le certezze e la fiducia per il domani. 

Incontrando e intervistando gli isolani: il pescatore, l'anziano, la donna, il giovane, per giungere fino ai più alti gradi di responsabilità (politica-amministrativa-tecnologica-economica, a livello nazionale e locale) e agli opinion leaders. 

Ovviamente nel libro il mio racconto è stato ampiamente aggiornato e integrato con i cambiamenti intercorsi da allora. 

Poiché da tempo la “crisi collettiva” è stata superata. 

Oggi l’arcipelago è addirittura Green.

VIAGGIO NELLE ATLANTICHE ISOLE FÆR ØER 

IL PAESE DAI TETTI DI PRATO, CHE ONDEGGIANO AL VENTO

SOMMARIO

1. PREMESSA

Dal diario di viaggio 

La ricerca nelle isole

2. INTRODUZIONE   

3. GEOGRAFIA, CLIMA, NATURA    

3.1 Flora   

3.2 Fauna       

4. STORIA       

4.1 Tra Mito e Storia: dalla Navigatio Sancti Brandano alle "Isole delle Pecore", all'età dei Vichinghi  

4.2 Norvegesi, quindi dano-norvegesi        

4.3 Danesi      

4.4 In sintesi  

5. DEMOGRAFIA, ANTROPOLOGIA (FISICA)          

6. LINGUA E CULTURA DI UNA NAZIONE-COMUNITA’    

La “scuola di vita” della roykstova 

Controllo sociale, alcoolismo          

7. ECONOMIA: IL PESCE, L'«ORO» DELLE FÆR ØER. UNA SOCIETÀ COSTRUITA SULLA PESCA

7.1 Pesca e imbarcazioni     

7.2 Il grindadráp, la caccia comunitaria alle balene         

7.3 L'uccellagione: fygling, fleyging (e omanfleyg)             

7.4 Allevamento-Agricoltura             

7.5 Il Turismo

8. IERI: LA GRANDE CRISI DEGLI ANNI '1990        

8.1 Si continua a pescare eccessivamente, senza fermo biologico       

8.2 L’imprinting  vichingo, elemento costitutivo di una delle migliori marinerie atlantiche       

8.3. A livello individuale, comunitario e nazionale, i faroesi tentano di lasciarsi alle spalle il sofferto passato, ipotecando il futuro, con generalizzate richieste di prestiti e finanziamenti

8.4  Un lungo periodo di austerity  e di ricostruzione socio-economica             

9. OGGI: UNA RINASCITA SCANDITA DAL “VERDE”

9.1 Economia, Trasporti, Infrastrutture, Turismo 

9.2 Un arcipelago totalmente “Green”. Ovvero, quando le negatività geo-climatiche faroesi diventano positive, grazie a Vento, Acqua, Maree, Correnti, Onde, Geotermia (e Sole)    

10.  IL “PORTO DEL DIO TOR”, TÓRSHAVN, CAPITALE DELLE  FÆR  ØER           

Dal diario di viaggio 

10.1 Olavsøka, la festa di St. Olav : La sfilata popolare, il corteo delle autorità politiche e religiose, quello storico

10.2 Il racconto di una dura ed eroica lotta per la sopravvivenza degli isolani nel Batasavnið, il Museo Marittimo faroese    

10.3 Norðurlandahúsið,  la Casa Nordica

11.  IL CATTOLICESIMO NELLE ISOLE         

11.1 La visita a Kirkjubøur, il “campo della chiesa”           

Dal diario di viaggio 

11.2 Dalla riforma protestante, alla libertà di religione. La Mariukirkjan  di Tórshavn         

12. UN’ESCURSIONE NELLE ISOLE DI STREYMOY  ED EYSTUROY         

Dal diario di viaggio

13. VÁGUR (LA "BAIA"), COMUNITÀ DI PESCATORI DELLA LONTANA ISOLA MERIDIONALE DI SUÐUROY            

Dal diario di viaggio 

14. RITORNO A TOR E, POI, A COPENHAGEN       

Dal diario di viaggio 

15. APPENDICE         

15.1  Corsari e pirati nordafricani, francesi, inglesi, irlandesi     

15.2  L’isola che “non c’è”: la remota Mykines      

16. BIBLIOGRAFIA     

CARTE

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TUTTI I DATI (ECONOMICI, STATISTICI, DEMOGRAFICI, ETNOGRAFICI, ECC.) CONTENUTI NEI MIEI LIBRI SONO STATI ACCURATAMENTE VERIFICATI, INTEGRATI E AGGIORNATI AL MOMENTO DELLA LORO PUBBLICAZIONE

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391. Presentazione e sommario del libro: "Viaggio nelle atlantiche isole Fær Øer"

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