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Il Noord-Nieuwland nella Table Bay, 1762: nave della VOC con la Table Mountain [Sud Africa] sullo sfondo, utilizzata dagli olandesi come punto di riferimento per navigare attorno alla punta meridionale dell'Africa (Iziko William Fehr Collection, Castle of Good Hope)
Come nasce un impero, per giunta privato?
Casualmente, forse. Intenzionalmente, può darsi…
Oppure un mix di entrambi.
O magari è sufficiente che una flotta vada a fare una capatina in terre remote e là avvertire odori diversi ed esotici, connessi a sapori intensi, capaci di trasformare in meglio carni e pesci, all’epoca non proprio all’altezza di uno chef de rang.
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| Visita di Guglielmo V alla riunione della Compagnia Olandese delle Indie Orientali ad Amsterdam, di Fokke, Simon (1712-1784) (Collectie Stadsarchief Amsterdam) |
Ecco allora che da un ristretto gruppo di eletti, i cosiddetti Gentlemen XVII (i diciassette Direttori della Compagnia, in rappresentanza delle varie Camere), lentamente si comincia a metter su l’impero privato della Compagnia delle Indie Orientali.
Non subito, ma stazione dopo stazione, spaccio dopo spaccio.
Passando di paese in paese, attraverso regioni ed isole.
Stipulando trattati e convenzioni.
Istituendo monopoli.
Ma anche colonizzando, installando depositi, fondando porti e città.
Nonostante altri facciano di tutto per impedirlo, l’impero continuerà a svilupparsi.
Il positivo trend dura quasi due secoli. Alla fine la Voc avrà quasi trenta insediamenti e migliaia di impiegati.
Ecco poi affacciarsi l’involuzione. All’esterno cresce la competizione e si impone una più ferrea marcatura da parte degli esclusi (portoghesi, spagnoli, inglesi).
All’interno
ci sono problemi di gigantismo sfrenato, i cui costi stellari porteranno
l’impero allo sfacelo.
Ma cominciamo dall’inizio, anzi da prima…
Nel 1594 una taverna di Amsterdam vede nove mercanti attorno ad un tavolo.
Sono parecchio interessati alle spezie asiatiche e intendono spezzare l’attuale monopolio che li strangola.
D’altronde sono in possesso delle “giuste” informazioni (quelle di Dirck Gerritz “China”, ad esempio, che per molto tempo ha lavorato con i portoghesi).
Danno così vita alla Far Lands Company, raccogliendo i soldi sufficienti per armare quattro navi, che salperanno l’anno dopo.
Nel 1597 ne ritornano tre e solo 87 uomini su 249: le spese hanno superato i profitti, ma il primo viaggio ha confermato la fattibilità della rotta e della “cosa”.
Così, tra il 1595 e il 1601, otto diverse compagnie danno il via ad una “corsa all’oro” sui generis, spedendo 65 navi.
Ma le rivalità danneggeranno tutti in ugual misura.
Perciò viene creata una sola Compagnia, la VOC (Verenigde Oostindische Compagnie), che nel 1602 riceve dagli Stati Generali il monopolio del commercio olandese in Asia, oltre ad essere autorizzata a dichiarare guerra, stipulare trattati con i governanti asiatici, costruire fortificazioni e spacci, arruolare soldati, nominare amministratori.
I suoi Direttori devono solo giurare fedeltà agli Stati Generali. In pratica possono fare ciò che vogliono…
In un primo tempo i Governatori delle precedenti
Compagnie, divenute Camere della VOC, sono i suoi Direttori. Poi si darà
vita ad un Consiglio di diciassette Direttori, eletti da ciascuna Camera.
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Oost-Indisch
Huis, possibilmente di Jacob van Meurs (1619–1679) metà XVII secolo (Amsterdam Monumenten) |
Già sappiamo come inizialmente la loro rotta, proprio per non incappare nella Manica nel fuoco delle navi inglesi, passi a nord delle isole Shetland.
En route, dopo i racconti dei naufraghi della Haarlem, circa la facilità di approvvigionarsi al Capo di Buona Speranza, sarà obbligatorio sostarvi per otto giorni (dal 1647-48).
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| Coutumes Moeurs & Habillemens des Peuples qui Habitent aux Environs du Cap de Bonne Esperance, avec une descripcion des animaux et reptiles qui se trouve dans de pais, 1719, di |
Qui verranno costruiti magazzini, un piccolo cantiere e un modesto ospedale.
Il viaggio per le Indie orientali è comunque sempre molto lungo e difficilissime le condizioni meteo-marine presenti nell’Oceano Indiano.
I venti sono infatti in grado di sospingere una nave fino in Australia, facendola naufragare.
Perciò
l’esperienza che la VOC richiede per imbarcarsi sulle sue navi è notevole: un
uomo di mare, con 30 anni di esperienza come comandante in acque europee, all’inizio
può solo aspirare ad essere un primo ufficiale…
Per quanto riguarda più da vicino l’impero della VOC, la sua “capitale” è Batavia (isola di Giava).
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Filanda a
Batavia, XVII secolo, di Jacob van Meurs 1682 (Atlas of Mutual Heritage)
Vi risiede il Consiglio delle Indie, presieduto dal Governatore-Generale, che deve rispondere solo ai Gentlemen XVII.
Intorno al 1700 ha 70.000 abitanti (6000 di origine europea) e 12.300 soldati. Ogni direttiva parte da qui. Anche riguardo l’acquisizione delle tanto ricercate spezie. Tanto che, per averle, si fanno addirittura delle sorprendenti triangolazioni ”allungate” che, a guardar bene, assomigliano a vere e proprie “poligonazioni”...
Ciò perché le merci europee sono troppo care o non ancora desiderate. Non sono viste, cioè, come beni, come secoli dopo accadrà, necessari per soddisfare “nuovi” bisogni.
A quel tempo è al di là da venire, poiché non è neanche “in fieri”, la cosiddetta rivoluzione delle aspettative crescenti, che tanto arrovellerà generazioni di economisti, socio-antropologi e agenzie nazionali e multinazionali di cooperazione allo sviluppo…
Perciò si deve portare “qualcosa”, che altrove è scambiato con altre cose, per poi, finalmente, avere da qualche altra parte, ma forse il percorso non è ancora lungo abbastanza… ciò che realmente si desidera!
Pertanto la VOC in Cina vende l’argento, per
ottenere seta che invia in Giappone, così da scambiarla con oro e rame, che in
India permuta con i tessuti che vogliono… alle Molucche. Dove, finalmente, si
avranno in cambio i tanto desiderati chiodi di garofano, macis e noce moscata!
Indubbiamente gli olandesi della Voc
sono tanto pazienti, quanto tenaci, intelligenti e furbi!
La competizione e la concorrenza con gli altri presto si farà sentire: nelle Molucche si combatterà contro i portoghesi; nelle Filippine contro gli spagnoli; nelle Molucche nuovamente contro gli inglesi; a Ceylon, sulla costa del Malabar e sulla penisola malese ancora contro i portoghesi.
Ma si stipuleranno anche vantaggiosi trattati: con l’Imperatore cinese, lo Shogun giapponese, lo Scià persiano, il Grande Mogul indiano. Inviando un po’ dappertutto emissari con doni sostanziosi, alla perenne ricerca di nuovi affari.
Le stazioni indiane sono sul Coromandel e nel Bengala. Una stazione viene fondata nel Golfo Persico. Sarà invece più vantaggioso far venire i prodotti dalla Cina fino a Batavia.
Dal 1640 solo gli olandesi possono commerciare in Giappone, anche se dalla piccola isola di Deshima.
Ecco bello e delineato l’Impero della VOC: una rete di oltre trenta stazioni, forti, porti, insediamenti,
che dal Capo di Buona Speranza giungono fino in Cina, utilizzando un esercito
di 20.000, tra funzionari e soldati (1750).
Alla fine del XVIII secolo la Compagnia farà, comunque, bancarotta, poiché è malata di gigantismo.
In patria, come in Asia, il sistema è divenuto ingestibile e costosissimo. Le spese crescono in progressione geometrica, i profitti si assottigliano sempre più. L’inadeguatezza dei finanziamenti va di pari passo con i tempi lunghi per il rientro dei capitali investiti. Senza pensare alla perdita d’influenza (Giappone), al caos politico (Persia), all’impossibilità di acquisire alcuni tra i prodotti di scambio, alla maggiore concorrenza inglese (Cina e India).
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La cattura della flotta della Compagnia Inglese delle Indie Orientali (VOC) da parte delle navi della Compagnia Inglese delle Indie Orientali. Le sette navi della VOC catturate dagli inglesi sono la "Vrouwe Agatha", la "Dordwijk", la "Meermin", la "Mentor", la "Sucheance", la "Zeelelie" e la "Alblasserdam". Le navi catturate sono portate a Shannon, in Irlanda. Diverse navi si perderanno lungo il tragitto, in particolare la "Dordwijk", la "Surcheance" e la "Zeelelie". Il 1795 sarà l'ultimo anno in cui le navi della VOC giungeranno nei Paesi Bassi dall'Oriente. Il dipinto segna la fine della gloriosa Compagnia, 1979, di Thomas Luny (1759–1837), Maritiem Museum.
Un primo colpo quasi mortale è inferto dalla quarta guerra anglo-olandese: i corsari inglesi confiscano diversi insediamenti asiatici e catturano numerose navi. Per un paio d’anni il commercio si blocca e i debiti aumentano, nonostante il considerevole aiuto degli Stati Generali, che concede prestiti ingenti e invia una squadra navale in Asia. Il colpo di grazia lo darà l’invasione francese nel 1795. In seguito i Gentlemen XVII saranno sostituiti, il governo si assumerà debiti e possedimenti, la Compagnia verrà nazionalizzata (1799).
Da: 2005 "Nascita, grandezza e declino della Compagnia delle Indie Orientali. L'impero privato dei "Gentlemen XVII", L'Osservatore Romano, 19 giugno 2005, 3 [solo testo],
Un paio di post precedenti:
https://pelliccionifranco.blogspot.com/2025/12/326-natale-sotto-il-segno-dellavventura.html
https://pelliccionifranco.blogspot.com/2025/12/327-35-rotte-35-storie-la-carta.html


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