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Il ritorno ad Amsterdam della seconda spedizione nelle Indie
Orientali, sotto la guida di Jacobus van Neck, il 19 luglio 1599. Le quattro
grandi navi Mauritius, Hollandia, Overijssel e Vriesland sull'IJ, circondate da
numerose piccole imbarcazioni e barche a remi a pieno carico. In lontananza,
sulla destra, il profilo di Amsterdam, di Hendrik Cornelisz Vroom (1566–1640) |
Indirizzata verso l’Asia, rimaneva infatti al di fuori delle nostre specifiche competenze areali: Africa orientale, Artico, nord Atlantico.
Solo allorché abbiamo dato inizio alla nostra “serie” sui naufragi nell’Atlantico del nord, indagando più a fondo sulle navi che, per varie ragioni, erano colate a picco, cercando di apprendere nomi, compagnie e nazioni di appartenenza, nelle isole Shetland e Orcadi più volte ci siamo imbattuti nei vascelli della Verenigde Oostindische Compagnie.
In prima battuta, siamo rimasti sorpresi da questa loro diffusa presenza, in acque certamente distanti da quelle che dovevano essere le rotte “lineari” tra Olanda e Asia.
In seguito scopriremo come fosse invece la norma passare a nord della Scozia.
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| ORCADVM ET SCHETLANDIÆ, di Joan Blaeu (1596-1673), cartografo ufficiale della VOC, 1654 (National Library of Scotland) |
Le persistenti e burrascose situazioni geopolitiche esistenti tra Olanda e Inghilterra sconsigliavano, infatti, di attraversare la Manica.
Bisognava, perciò, circumnavigare l’intera isola, passando al largo dei
suoi arcipelaghi più settentrionali…
Sia pure partendo da tragici accadimenti di mare, questa storia gradatamente cominciò ad entusiasmarci.
Verremo così a sapere come la Compagnia fosse potente addirittura più di uno Stato. Poiché, in realtà, possedeva un Impero, dove per lungo tempo esercitò indisturbata il monopolio delle merci nelle due direzioni...
Era potente in decine di territori e paesi del continente asiatico ed altrettanto autorevole a casa propria. Visto che, girando per Amsterdam, a distanza di oltre due secoli dal suo scioglimento, molto continua ancora a parlarci di lei.
E’ stato così che ci siamo incamminati per i diversi quartieri del centro storico alla nostra personale scoperta di una Compagnia, che ha fatto grande, e “unica” l’Olanda nel mondo: nei traffici, nelle ricchezze accumulate, nell’architettura, nell’urbanistica, nella cantieristica navale, nel rapporto antropologico con il “diverso”. Reso possibile da contatti plurisecolari: “incontri” culturali ai tropici, come in patria; matrimoni misti; emigrazioni-immigrazioni.
Tanto che la ben nota tolleranza di Amsterdammers e olandesi nei confronti degli altri-da-loro si sarebbe “prolungata” per migliaia di chilometri, spingendosi fino all’India, al Mare della Sonda, alle Molucche, al Giappone.
In tal modo Amsterdam, con tutte le altre principali Camere (città) che, con uomini, navi e mezzi, parteciparono all’avventurosa e precorritrice joint venture, si sarebbero arricchite, anche spiritualmente, grazie ai variegati apporti di culture “esotiche”: oggetti, sapori, materiali, conoscenze.
Ma lo spirito
imprenditoriale influenzerà anche altri settori, solo indirettamente concernenti
l’Asia. L’arte e la pittura, ad esempio. Il secolo d’oro, il XVII, proseguito
anche in parte del XVIII, vedrà i capolavori di straordinari artisti, primo fra
tutti Van Rijn, meglio noto con il suo nome: Rembrandt.
Subito la ricerca si rivela più semplice di quelle a cui siamo avvezzi.
Serve solo qualche indirizzo, dei nomi, una strada, un canale, un palazzo, un museo…
Anzi, proprio al “chiuso” del celebre Rijskmuseum essa ha avuto inizio.
Qui restiamo impressionati dalla quantità di ritratti, scene e paesaggi strettamente interrelati a ricchi committenti, membri o non della VOC.
Tutti, comunque, mecenati dell’arte di pittori, che presto diventeranno dei grandissimi Maestri.
Qui possiamo osservare l’agile bellezza delle sue navi o l’alterigia dei suoi comandanti o direttori.
Ammirando, altresì, ceramiche e porcellane orientali, qui pervenute
grazie ad uno straordinario tapis roulant
marittimo, sul quale “scivoleranno” anche idee-forza, oggetti etnografici,
capolavori artistici, oltre agli uomini con la loro cultura.
Altro materiale: ritrattistica, modellistica navale e cantieristica, paesaggistica (in Olanda, Amsterdam e nei tropici), oggetti etnografici e coloniali (indonesiani, indiani, cinesi, giapponesi, ecc.) è abbondantemente presente anche negli altri musei successivamente visitati: Tropen (Tropicale), Marittimo, Storico.
Ognuno, secondo la propria “specializzazione”, ha contribuito ad affinare le nostre conoscenze: dettagliando (particolari, episodi, personaggi, momenti); approfondendo (tematiche, avvenimenti, comportamenti individuali, navali, coloniali); dilatando (epoche e peculiarità storiche); offrendo un prezioso e caleidoscopico panorama di: razze, popoli, etnie, culture; individuando: agenti di cambiamento e uomini di frontiera, da una parte (Olanda) e dall’altra (Asia).
Così, tassello dopo tassello, museo dopo museo e dopo, anche on the road, apprenderemo quanto
straordinariamente gigantesca sia stata la Compagnia e quanto profondo
l’impatto nelle società e nelle culture, sia orientali, che occidentali.
Se nei musei basterà passare da una sala all’altra, per le strade di Amsterdam sarà sufficiente muoversi appena un po’.
Perché, nonostante il trascorrere del tempo, della Compagnia riusciremo a ritrovare, se non tutto, senz’altro le cose più importanti.
Ad iniziare dal Quartiere Generale, l’Oostindisch Huis, nell’Oude Zijde, la parte vecchia di Amsterdam.
Dal canale lungo il quale si trova (Klovenierburgwal), nei pressi della porta medievale del Waag, è possibile avere un’immediata e concreta visione della maestosità e magnificenza del palazzo, la cui ampia e stupenda facciata è rimasta incredibilmente intatta, mentre sappiamo come le ristrutturazioni abbiano sconvolto all’interno le originali decorazioni.
Costruito nel 1605 dal de Keyser, il palazzo, che oggi non mostra più il tipico stemma della VOC, fu a più riprese ingrandito (1606, 1634, 1661), per potervi immagazzinare spezie, pepe, porcellane e seta. Dopo la nazionalizzazione del 1799, fu prima sede della dogana, poi dell’Ufficio delle Imposte.
Oggi ospita la Facoltà di
Scienze Politiche dell’Università.
Avendola più volte osservata nei dipinti, anche da lontano riconosceremo immediatamente la torre della Montelbaanstoren.
La parte inferiore risale al 1512. In seguito il solito de Keyser la innalzerà, dotandola anche di un campanile.
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| Imbarco delle truppe della Compagnia alla torre di Montelbaan, 1682 di Abraham Storck (1644-1708), 1670; 1690 (Amsterdam Museum) |
Ancora oggi la torre espleta una funzione marittima, ospitando gli uffici del Porto.
Cosa dire, poi, dei cantieri navali e degli immensi magazzini? I primi da tempo sono scomparsi, a seguito di posteriori interventi effettuati con il maglio, e di inevitabili innesti urbanistici, neanche troppi, secondo noi…
Ci siamo così limitati ad ammirarli sulle tele: erano enormi ed avevano un’incalcolabile importanza. Il benessere, la prosperità e lo sviluppo dell’intero paese dipendevano, infatti, dalle navi della flotta, che andavano perciò costruite: grandi, robuste, capaci, potenti.
Unitamente a quelle più prettamente da battaglia, che dovevano proteggere quelle della VOC, in occasione dell’annuale ritorno in patria, con il loro preziosissimo carico.
Convoglio che le navi da guerra olandesi attendevano al largo delle Shetland. Ecco il perché di tanti naufragi in acque sovente impietosamente battute da gigantesche tempeste.
Va comunque aggiunto come nel quartiere Plantage siamo riusciti ugualmente ad individuare una “alternativa”: il Werf’t Kromhout, un vecchissimo cantiere navale ancora perfettamente funzionante, sito lungo il canale Nieeuwevaart.
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| Il Werf’t Kromhout, lo storico cantiere navale, 2012 (CC Some Rights Reserved, Jvhertum) |
Oggi lo si può visitare anche come Museo.
Fondato nel 1757, dopo aver costruito per tanto tempo velieri, nella metà del XIX secolo si adeguerà al nuovo “corso”, iniziando a varare navi a vapore.
Solo allorché i transatlantici, e non poteva essere altrimenti, cominceranno a “giganteggiare”, torneranno a costruire imbarcazioni per le acque interne.
Oggi ristruttura e ripara
imbarcazioni medio-piccole.
A questo punto ci sarebbero rimasti i magazzini.
Certo, le tonnellate e tonnellate delle più varie merci, di solito ammassate per essere poi vendute all’asta, avevano bisogno di più di un deposito.
Tanto è vero che qualcosa, pensiamo alla seta, la si poteva quasi “accarezzare” all’interno della medesima Oostindische Huis.
Eppure, a non molta distanza dal cantiere, i magazzini esistono ancora. Li avevamo già visti sui dipinti ed erano giganteschi quanto i cantieri!
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| "IL MAGAZZINO DELLE INDIE ORIENTALI E IL CANTIERE DI CARPENTERIA NAVALE DI AMSTERDAM", 1726, di Joseph Mulder. Incisione su rame, colorata a mano |
Ai suoi tempi era il magazzino più imponente d’Europa. Oggi racchiude appartamenti, uffici e bar-ristoranti. Passeggiando lungo il megaedificio, possiamo ancora leggere sulle porte i nomi delle diverse città olandesi, che formavano le Camere della Compagnia.
Da. 2006 "La Compagnia Olandese delle Indie Orientali (Verenigde Oostindische Compagnie - VOC), Rivista Marittima, CXXXIX, gennaio, 183-194.[solo testo]
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Sulle isole Shetland e Orcadi i miei libri:
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