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giovedì 12 febbraio 2026

347. IL MISTERIOSO TESORO DEGLI SCACCHI VICHINGHI DELL’ISOLA DI LEWIS, EBRIDI ESTERNE, SCOZIA

 

Beserker, Lewis Chessmen, British Museum, 2005 (CC Some Rights Reserved, Rob Roy) [Il berserker era un feroce guerriero invasato dallo spirito di Odino. Prima della battaglia, entrava in uno stato mentale di furia, detto berserksgangr, che lo rendeva particolarmente feroce e insensibile al dolore e alla sofferenza.]


Uno dopo l’altro superiamo straordinari reperti egizi nel lungo corridoio del pianterreno: la stele di Rosetta, la gigantesca testa di Ramses II, statue di dee e di leoni. 

Ansiosi, come siamo, di salire al primo piano, ci siamo ripromessi di tornare più tardi, per ammirarli con tranquillità. 

Poiché sappiamo ora dove rintracciare ciò che cerchiamo: Galleria Medievale, sala 42, vetrina 3.

Entriamo. 

Ci guardiamo attorno. 

Cerchiamo di individuarli subito da lontano. 

Eccoli, sono là… 

Eccitati ed emozionati, ci avviciniamo velocemente. 

Sono proprio loro. 

Sembrano tanti piccoli soldati, quasi un esercito in miniatura. 

Più volte giriamo attorno alla vetrina, osservando il tutto ed i singoli dettagli. 

Immediatamente scopriamo come ogni “soldatino” sia diverso dagli altri e i particolari realizzati con estrema maestria e sicura arte. 

Sono eccezionali! 

E’ come se avessimo conquistato la cima di qualche montagna… 

Quando in precedenza visitammo a Londra il British Museum, non sapevamo della loro esistenza, né ci avrebbero interessato più di tanto. 

Attratti, com’eravamo, dagli oggetti africani. 

Come ad Edimburgo quando, ormai un quarto di secolo fa, partecipammo ad un congresso, od eravamo in transito verso il settentrione. 

Solo anni dopo, approfondendo la conoscenza delle comunità marittime dell’Atlantico del Nord, prendemmo atto della loro presenza nel British e nei National Museums of Scotland, ad Edimburgo. 

Allora desiderammo ammirare quei piccoli capolavori e sapere qualcosa in più circa il ritrovamento. 

Perciò anni dopo, a Stornoway (isola di Lewis), capoluogo delle Ebridi Esterne, non fummo stupiti nell’imbatterci nella gigantesca riproduzione di un cavaliere, allorché visitammo il Museo.

 Inaugurato nel 1995, per l’occasione ospitò, per la prima volta nella storia, tutti i “guerrieri” esistenti: 11 di Edimburgo, 82 di Londra, in realtà splendidi scacchi vichinghi finemente cesellati in zanne di tricheco, risalenti al 1140-60 che, con i loro abbigliamenti, armature e paraphernalia, sembra partecipino, assieme ai loro consiglieri, ad un gran consesso di monarchi medievali. 

D’altronde erano stati trovati ad Uig, nell’isola …

Così, al rientro dall’avventurosa navigazione atlantica, che ci aveva portato nell’isola di St Kilda, facemmo un giro ad arco per arrivare sulla costa occidentale di Lewis. 

Era luglio e, come sempre, la strada che avevamo percorso risultò pressoché deserta, come la regione attraversata. 

Poi, da una posizione rialzata, ecco un panorama mozzafiato: una grande baia dalle acque lisce come l’olio, caratterizzata da un’immensa spiaggia, che la bassa marea aveva svelato. 

Sullo sfondo isole e rilievi montuosi, mentre i numerosi puntini bianchi in mezzo si rivelarono pecore “dalla faccia nera”, tipiche delle Highlands and Islands.

Quella era Uig! 

Superata Timsgearraidh, giungemmo nei pressi di un antico cimitero, a sinistra della guesthouse Baile-Na-Cille, alla cui proprietaria, Mrs Gollin, chiedemmo conferma: il luogo era lì, accanto al camposanto…

La straordinaria scoperta, aiutata involontariamente dalle forze della natura, avvenne nella primavera del 1831 alla testata dell’insenatura: una forte ondata di marea scoprì accanto ad una pietra, sulla spiaggia, i 93 pezzi, quasi quattro gruppi completi. 

Un autentico tesoro!

Per un certo tempo vagabondammo lì intorno, alla ricerca di quello che forse era il punto esatto. 

Immaginando che chi aveva sepolto il tesoro non pensava di morire o, abbandonando il luogo, di lasciarli là per sempre …

Ricostruiamo mentalmente il momento della scoperta. 

Secondo le cronache Macleod era “stupito di vedere ciò che sembrava una riunione di folletti o gnomi, nei cui misteri si era inconsapevolmente introdotto”. 

Poi, con successivi, perfino rocamboleschi, passaggi gli scacchi saranno divisi tra Edimburgo e Londra.

Prima di descriverli in dettaglio, dobbiamo accennare a tre cose: tesoro, scoperta e natura, e alla loro interazione.

Per quanto riguarda il primo, durante l’era vichinga, in periodi di turbolenza o in previsione dell’attacco di pirati o di altri gruppi vichinghi, era invalsa l’abitudine di seppellire temporaneamente le cose più preziose, autentici tesori, non sempre composti da sole monete. 

Secoli dopo saranno ritrovati in Scandinavia numerosi “ammassi”: 200.000 monete arabe, germaniche ed anglosassoni, facenti parte del danegeld, il tributo ai re danesi (svedesi e norvegesi). Ma anche altrove: le 7000 monete scoperte nel 1840 a Cuerdale (York), i 28 pezzi d’argento dei Pitti, scoperti nel 1958 all’interno della chiesa dell’isola di St Ninian (Shetland). 

Tesori che hanno offerto agli archeologi testimonianze eccellenti anche sui luoghi del benessere e sulla persistenza delle incursioni.

Per quanto riguarda gli altri due punti, nelle Shetland e nelle Orcadi avevamo visitato due straordinari siti prospicienti l’oceano e riportati alla luce dalla… natura infuriata! 

Jarlshof, nei pressi dell’aeroporto di Sumburgh (Mainland, Shetland), fu casualmente scoperta nel 1897, dopo il susseguirsi di violente tempeste, che spazzarono via la parte superficiale di detriti e sabbia, accumulatisi per secoli nell'area. 

Skara Brae, insediamento neolitico e dell'età del bronzo (costa occidentale di Mainland, Orcadi), strappata nel 1850 da un’altra tempesta al plurisecolare abbraccio della sabbia e dell'oblio dell'uomo. Otto anni più tardi (1858) un ragazzo troverà nella vicina spiaggia di Skaill un tesoro composto da 90 pezzi d’argento…

Possiamo ora parlare dei “più straordinari scacchi antichi del mondo”, come lì definì, all’inizio del XX secolo, Dalton, del British Museum

Sculture miniaturizzate, eppure “monumentali”, superbamente disegnate. 

Un unicum nell’arte romanica dell’XI-XII secolo, formato da: 8 re, 8 regine, 16 vescovi, 15 cavalieri, 12 guardiani (precursori delle torri), 19 pedine, 14 dischi per il gioco della Tabula (precursore della dama), 1 fibbia. 

Sono scolpiti nelle zanne di tricheco, salvo cinque, ricavati dai fanoni. Poiché l’avorio d’elefante africano e indiano fu raro in Europa, fino a metà del XIII secolo. 

I trichechi, invece, venivano cacciati nella Norvegia settentrionale e nel Mar di Barents, anche se la Groenlandia costituì la maggiore fonte di approvvigionamento.

Ogni pezzo è diverso dall’altro, nei visi, nelle espressioni, negli abiti. Re e regine siedono sui troni. 

I primi reggono sul grembo una spada nel fodero, le seconde il volto con la mano sinistra, sostenuta dalla destra. 

I vescovi, in parte seduti, hanno mitra e libro. Grazie alle mitrea si potrebbe già risalire all’epoca della loro realizzazione: nella metà del XII secolo quelle ad una punta sostituirono quelle a due… Sono inoltre i primi vescovi ad apparire storicamente, un’innovazione dell’arte romanica. 

I troni, davanti e sul retro, sono impreziositi da decorazioni: motivi di foglie, forme e teste di animali, geometrie. 

I cavalieri indossano l’elmo, hanno cavalli simili a ponies, a destra portano una lancia, a sinistra una spada nel fodero e uno scudo decorato. 

Dettagli, questi ultimi, comparabili a quelli del celebre arazzo normanno di Bayeux. 

I guardiani, soldati a piedi, “guardano” ai margini della scacchiera, con spada e scudo. 

Le torri infatti si diffonderanno solo alla fine del Medio Evo. 

Infine obelischi ottagonali sono le pedine.

Grazie alla fattura, al materiale impiegato, allo stile, ai delicati ed eleganti dettagli di ornamenti, abbigliamenti, armi ed armature, possiamo sempre datarli alla seconda metà del XII secolo, cercando di risalire al luogo di provenienza.

Il fogliame è simile a quello delle sculture di pietra delle chiese di Trondheim. Qui nel presbiterio della chiesa parrocchiale, fu scoperta nel XIX secolo una regina simile a quelle di Uig. Del resto l’arcidiocesi di Nidaros-Trondheim, creata con la visita nel 1152-3 del legato pontificio Breakspear (futuro Papa Adriano IV), diventerà assai influente, sovrintendendo a Norvegia, Islanda e Groenlandia. Ma la città era già importante, tanto che Adamo di Brema nel 1070 la definì “città capitale dei Norreni, una grande città”. Qui nell’XI e XII secolo fiorì la scultura in pietra, legno ed osso. Oltre al palazzo reale, possedeva un mercato ”internazionale” che intesseva relazioni commerciali anche con le isole britanniche.

E’ perciò ipotizzabile l’esistenza a Trondheim di un laboratorio per la lavorazione dell’avorio di tricheco e che gli scacchi fossero destinati all’aristocrazia delle Ebridi, allora norvegesi e tappa obbligata nella navigazione verso Dublino.

Da: "I 93 scacchi vichinghi riportarti alla luce dalle onde del mare. Rinvenuti nel 1831 sulla spiaggia di Uig nell'isola scozzese di Lewis sono cesellati su zanne di tricheco e oggi custoditi a Londra e a Edimburgo", L'Osservatore Romano, 2 febbraio 2007, 3 [solo testo]

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