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domenica 15 febbraio 2026

348. KENYA 1976: IL FASCINO DEI BIANCHI ALTIPIANI. DIARIO DI VIAGGIO TRA I FENICOTTERI DI NAKURU E IL SILENZIO DEL NAIVASHA. KEY WORDS: COMMANDER ATTILIO GATTI, MICHAELA E ARMAND DENIS, GUSTAV FISCHER, KAREN BLIXEN, DENYS FINCH HATTON, BERYL MARKHAM, LORD DELAMERE, CHURCHILL, TEODORO ROOSEVELT, JOY ADAMSON, MAASAI, IMPERIAL AIRWAYS

 

 

Una foto indubbiamente eccezionale! Rinoceronte Bianco. Sullo sfondo il Lago Nakuru e i fenicotteri, 2007 (CC Some Rights reserved, ryan harvey) 

 Allorché per la prima volta giungemmo nell’Africa orientale, gli splendidi laghi occidentali della Rift Valley, il Naivasha, l’Elmenteita, ma soprattutto il Nakuru, furono le prime località mostrateci dai nostri ospiti. Non poteva essere altrimenti, poiché per il viaggiatore-ricercatore, che per la prima volta scendeva “sul campo” africano, quelli non erano solo dei meri specchi lacustri, ma autentici “luoghi-simbolo” legati a letture da tempo sedimentatesi nel cervello e nel cuore. Fatti anche di ricordi visivi, fotografici. O tratti da documentari televisivi e cinematografici, che più volte ci avevano fatto sognare. In particolare erano stati i milioni di fenicotteri rosa esistenti nel lago Nakuru che, negli anni, a mo’ di flauto magico, avevano costituito una specie di inconscio, sottilissimo richiamo. Quando ci si prospettò la possibilità di andar là, in cuor nostro eravamo pronti già da tempo. Quella era l’Africa della nostra adolescenza, conosciuta ed apprezzata grazie alle spedizioni documentaristiche del celebre Commander statunitense Attilio Gatti, o di quelle dei non meno famosi coniugi Denis.

1939 International Jungle Yacht Truck, Commander Gatti 

Si marcia velocemente. La strada asfaltata è molto stretta, tanto che quando si incrocia un camion, bisogna bruscamente rallentare e portare due ruote quasi fuori della carreggiata. Scendiamo sul fondo della Rift Valley e superiamo la stazione di telecomunicazioni spaziali Longonot.

Kenya 1988,University of Texas at Austin, Perry-Castañeda Map Collection 

Nei pressi della strada scorgiamo alcune giraffe e osserviamo zebre e gazzelle di Thompson e di Grant. Costeggiamo, così, chilometri e chilometri di piantagioni, di praterie, di savana.

Arriviamo infine al Naivasha, annunciatosi da lontano grazie alle evoluzioni di numerose imbarcazioni a vela appartenenti al locale yacht club. Il lago è lungo 19.3 km, largo 14.5 e si trova a 1880 m s.l.m.

Negli anni 1890 si inaridì quasi a scomparire. Con ogni probabilità fu così che lo vide Churchill in occasione del viaggio del 1907: “10 miglia quadrate di acque salmastre che gli abitanti ripugnano, ma che offre rifugio ad innumerevoli uccelli selvatici e ippopotami”. Successivamente le acque crebbero notevolmente. Tanto da raggiungere, nel 1926, un’altezza di 15 metri e inondare un’area ben maggiore di quella attuale. E’ questo un lago d’acqua dolce utilizzata anche a scopo irriguo e nell’allevamento dei bovini. Il suo hinterland è noto per la produzione di frutta, verdure e fiori, questi ultimi destinati all’esportazione in Europa. Nei pressi vi si trovano anche alcuni vigneti.

Il naturalista tedesco Fischer fu il primo europeo a raggiungere dopo mille peripezie il lago nel 1882. Un tempo questa era una tradizionale area di pascolo dei Masai. Ma nel 1904 l’amministrazione britannica, che aveva iniziato a incoraggiare l’immigrazione europea, deportò questo popolo in due apposite riserve, a nord e a sud della ferrovia Mombasa-Kampala.

Nel 1911 la loro superficie subì un incremento, ma la riserva meridionale avrebbe solo lambito le sponde occidentali del lago. Naivasha dagli esordi del colonialismo rappresentò una delle aree preferite dagli europei.

Karen Blixen e Denys Finch-Hatton, prima del 1931

Zona frequentata e amata dalla scrittrice danese Karen Blixen, dal “cacciatore bianco” Denys Finch Hatton, oltre che dalla Beryl Markham, una pioniera del volo degli anni ’20.

Beryl Markham, ca. 1930 (CC Some Rights Reserved, Tekniska museet, Stoccolma),

Fu comunque Hugh Cholmondeley, meglio conosciuto come Terzo Lord Delamere (1870-1931), a incarnare al meglio lo spirito colonialistico dell’epoca. Diventando uno dei più potenti rappresentanti dei bianchi del Kenya. Tuttora le immense proprietà dei Delamere circondano la cittadina. Delamere tra l’altro è stato l’unico colono a giungere nel paese da nord (1897). Del resto il personaggio indubbiamente era, e rimase anche in seguito, fuori del comune. Partito da Berbera, nel lontano Somaliland britannico, egli arrivò in Kenya dopo 11 mesi di dura marcia, nel corso di una grandiosa e ben equipaggiata spedizione esplorativa forte di duecento portatori, tutti armati con fucili Snidrer (e una mitragliatrice Maxim) e percorrendo un migliaio di miglia attraverso una “terra della sete”, impietosamente battuta dai predoni shiftas e da gruppi nomadi non meno pericolosi.

Una formidabile e semovente macchina bellica che indubbiamente raggiunse il suo scopo, poiché non fu mai attaccata. E così egli fu il primo europeo ad attraversare il Kenya da nord a sud e poté valutare attentamente i diversi ecosistemi esistenti: l’arido, desertico e semidesertico nord, le bellezze e ricchezze delle più fertili terre meridionali, che lo attrassero magneticamente.

In breve, grazie a questo suo inusuale approccio geo-naturalistico, le sue vedute in questo campo si discostarono notevolmente da quelle che gli altri europei condividevano. Fu così che, abbandonando una vita principalmente incentrata sul piacere, cacce grosse comprese, ed ipotecando le proprietà di famiglia nel Cheshire, abbracciò in toto dal 1903 la vita di allevatore e coltivatore in Africa orientale. Oltre ad interessarsi concretamente al futuro del Kenya (un suo opuscolo illustrante le potenzialità del paese, attirò da solo duecento nuovi coloni dalla Gran Bretagna), divenne un autorevole portavoce dei coloni.

Lavoratore instancabile, fu sostanzialmente un anticonformista ed un eccentrico: portava i capelli lunghi fin sulle spalle, divenne “fratello di sangue” dei Masai, ospitò Churchill e l’ex presidente americano Teodoro Roosevelt, si divertì con la pistola a distruggere bottiglie e lanterne della veranda del Norfolk Hotel di Nairobi.

A Naivasha acquistò 100.000 acri di pascolo dove portò 1500 mucche: quello divenne l’Equator Ranch. Anche se i problemi da affrontare furono da subito numerosi: epidemie causate dalle carenze nei pascoli, i continui furti operati dai Masai, andò avanti con testardaggine. Desiderava che i bianchi avessero burro e latte. Detto, fatto! Nel 1906 il suo burro veniva venduto anche a Mombasa. Per far crescere cereali acquistò a Soysambu, nei pressi del lago Elmenteita, altri 50.000 acri. Nel 1908 il primo raccolto. Nel 1909 sono già 1200 gli acri destinati a grano. Ma coltivò anche patate, mais, orzo e tabacco, piantò aranci e contemporaneamente si dedicò all’allevamento ovino e bovino. Sapientemente incrociò merinos australiani con pecore Masai, che fornirono una lana non inferiore all’originale. Allevò anche maiali e struzzi e aprì una catena di macellerie a Nairobi, Nakuru e Mombasa.

"La Rift Valley, e rotta verso Nairobi. Il Lago Naivasha in lontananza. Servizio fotografico Matson. Foto scattata da un idrovolante delle Imperial Airways nel 1936, su un itinerario mondiale, che segue il Nilo, dal Delta al Nilo Vittoria e al Lago Vittoria" (Library of Congress Prints and Photographs Division Washington) 

Tra il 1937 e il 1950 nelle acque del lago Naivasha ammararono, dopo un viaggio di quattro giorni da Southampton (che poi sarebbe dovuto proseguire fino in Sud Africa), i grandi idrovolanti Empire e Solent per il trasporto passeggeri, prima dell’Imperial Airways e, dal 1939, della Boac.

Sulla sinistra del lago troviamo Elsamere, la tenuta di Joy Adamson, la celebre autrice di Nata Libera. L’acquistò nel 1967 per andarci a vivere in vecchiaia assieme al marito George. Ciò non si sarebbe potuto realizzare per il terribile destino che li accomunò…

Sempre nei paraggi vivevano negli anni ‘60 Jack Block (proprietario del Norfolk Hotel e di altri importanti alberghi) e il cineasta Alan Root, che in passato aveva anche lavorato per il documentarista belga Armand Denis. Possedeva un aereo personale e un pallone aerostatico, utilizzato anche per riprendere elefanti nella splendida riserva Masai Mara, al confine con la Tanzania. La sua tenuta ospitava serpenti, un oritteropo e tanti altri animali esotici.

Si prosegue il viaggio.

Sullo sfondo ecco un lago più piccolo, l’Elmenteita, interamente circondato dalla Soysambu Estate, l’altra immensa proprietà dei Delamere.

Qui nidificano i grandi fenicotteri e le ibis sacre. Dall’alto si vedono decine di migliaia di fenicotteri, che in più punti fanno assumere al lago un bel colore rosa. 

Arriviamo infine a Nakuru, a poco più di 150 Km da Nairobi. E’ il capoluogo della Provincia della Rift Valley e la quarta più importante città del Kenya. Scendiamo al lago. Parco Nazionale dal 1961, la sua superficie da allora è stata notevolmente accresciuta. Quella del lago invece varia dai 5 ai 40 kmq, a seconda delle piogge. Ha acque poco profonde. Al tempo della nostra visita il livello delle acque era cresciuto. Costringendo così i fenicotteri, che si cibano delle alghe presenti sul fondo, ad emigrare in massa altrove. In effetti nel corso degli anni il numero di questi uccelli è fluttuabile. A seconda delle piogge, dell’evaporazione e di altri fattori che determinano profondità e alcalinità lacustre, il Nakuru può ospitare un numero di uccelli variabile dalle poche decine di migliaia al milione e mezzo.

Arriviamo quasi sulle sponde del lago.

Davanti a noi migliaia di uccelli, in maggioranza fenicotteri, ma anche pellicani e gabbiani. Al largo ci sono due ippopotami. Sulla terra incontriamo una scimmia, diversi waterbuck, uno stupendo esemplare di impala, oltre ad “uccelli segretari”. Che si muovono pomposamente, affettatamente, solennemente.

Ma che cambiamento poi quando scopriamo che, per poter “decollare”, sono costretti a correre faticosamente e in maniera assai buffa. Scendiamo sulla riva. E’ meraviglioso. Fa molto caldo. La spiaggia è costituita da soda consolidata. E’ uno spettacolo indescrivibile: un blend di sole, calore, riverberi. Oltre all’onnipresente bianchissima soda, agli uccelli che lentamente si muovono nell’acqua, alle formazioni di pellicani che nuotano, ai fenicotteri manducanti in lento cammino, agli uccelli immobili lungo i bordi della spiaggia, a mo’ di spettatori: tutto sembra irrealistico, evanescente, ectoplasmatico… Ci spostiamo sulla sponda orientale, dove sugli alberi sono appollaiati uccelli segretari, marabut e aquile pescatrici. Il Nakuru è davvero uno straordinario santuario ornitologico!

Da: "Il surreale spettacolo offerto da una straordinaria riserva ornitologica. I laghi occidentali della Rift Valley in Kenya: il Naivasha, l'Elmenteita e il Nakuru", L'Osservatore Romano, 9-10 Aprile 2001, 3. [solo testo]

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