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| "Dopo il recente arrivo, l'aereo all'aeroporto di Barra è pronto a caricare i passeggeri prima della partenza sulla pista della spiaggia, giusto in tempo per affrontare il tempo piuttosto inclemente che si sta muovendo sull'isola”, 2011 (CC Some Rights Reserved, Steve Houldsworth / Barra Airport Arrivals) |
Da Stornoway, capoluogo dell'arcipelago delle Ebridi Esterne, festone di stupende isole poste parallelamente alla costa della Scozia nord-occidentale e alle Ebridi Interne, raggiungemmo Barra in aereo. Baharraigh (in gaelico) è l'isola abitata più meridionale.
In un tempo relativamente breve
arrivammo alla "tappa" finale della nostra ricerca nelle isole. Un
viaggio a "salto di canguro" (in ultimo era stata inserita una sosta
a Benbecula per il cambio d'aeroplano) risultato, alla fine, solo un po' più
lungo del previsto. Il ritardo fu dovuto ad un qualcosa che non avremmo potuto
lontanamente immaginare, neanche con la più sfrenata delle nostre fantasie.
E sì, poiché furono le acque
dell'Oceano Atlantico, proprio il mare, a condizionare quel nostro ultimo volo
verso Barra.
Vi domanderete come ciò sia
possibile! Non potendo escludere, per mancanza di sufficienti informazioni, che
un qualcosa di simile possa esistere anche in qualche altra remota parte del
mondo, ci limitiamo a dire come qui accada un qualcosa di forse straordinariamente unico nella storia dell'aviazione civile.
In quest'isola sono i flussi delle maree o, meglio, è l'orario dell'alta marea
che modifica i voli in arrivo e quelli in partenza.
L'aereo è infatti atterrato a Tràigh Mhór, una spiaggia meravigliosa, se inondata dal sole,
formata da miriadi di (solide) conchiglie. Ed è così dal 1936, quando fu per la
prima volta utilizzata come pista d'atterraggio. Conchiglie tuttora impiegate
anche nelle costruzioni. Un insolito fattore, questo, non prevedibile, se non
localmente. Come è stato nel nostro caso.
Le sensazioni che provammo
allorché il volo era ormai in netto avvicinamento, sarebbero state molteplici,
tali da farci rimanere senza respiro. Come con il fiato sospeso e con il cuore
in gola saremmo incredibilmente decollati per tornare a Glasgow, sotto
un'autentica tempesta d'acqua, con una spiaggia che ci apparve totalmente
allagata.
Come se già non bastasse il
tutto, poi, fu effettuato con una nebbia persistente e forti raffiche di vento.
La fase di decollo ci sembrò in quei momenti interminabile! In seguito il
pilota si sarebbe precauzionalmente mantenuto ad una quota di navigazione
estremamente bassa, 90 m.
Il toponimo Barra si deve
probabilmente a San Finnbarr fondatore, nel 620 ca., di una cella monastica
sulla pendice orientale del Ben
Eoligarry, dove si trova ora la chiesa (e l'attiguo cimitero) di Kilbar (Cille Bharra).
Qui nel 1865 fu rinvenuta una
tomba risalente ad epoca vichinga (X o inizio XI secolo), una delle poche
esistenti nell'arcipelago. La lapide sul retro aveva un'iscrizione runica, che
si legge: "per Thorgerth, figlia di
Steinar, questa croce fu innalzata".
Le razzie vichinghe sull'isola datano
dall'800 e terminarono nell'890, quando i nordici vi si acquartierarono. Cille Bharra nel tempo è diventato un
importante e venerato luogo di culto. Vi si trovano copiosi i segni della
spontanea religiosità di questa comunità di pescatori e coltivatori cattolici.
In proposito va sottolineato come
l'arcipelago delle Ebridi Esterne sia confessionalmente dicotomizzato.
Nei secoli gli isolani si sono
"avvicinati", sia alla religione presbiteriana (nelle isole di Lewis,
Harris e North Uist), che a quella cattolica (Barra e South Uist), mentre
invece i fedeli di Benbecula sono "equamente" divisi tra le due fedi.
La chiesa sul lato orientale ha due cappelle. Quella settentrionale, dedicata
a Maria, risale al XII secolo. Il suo
tetto è stato recentemente restaurato. Vi sono conservate alcune lapidi
scolpite d'epoca medioevale.
Raggiungemmo la chiesa grazie
ad una strada che con un percorso ad anello, lungo poco più di 22 Km, gira
tutto intorno l'isola, consentendoci agevolmente di visitarla
completamente.
Contrariamente alle altre isole,
il luogo più suggestivo di Barra è rappresentato proprio dal capoluogo,
Castlebay (Bagh a Chaisteil).
Dalla "Baia del
Castello": porto, centro servizi, punto nodale per il trasporto marittimo,
arrivandovi i traghetti da Oban, cioè dalla terraferma scozzese, si ha uno
stupendo colpo d'occhio sull'intera baia, dominata da un superbo castello, sito
sul vicino e piatto isolotto roccioso di St.
Ciernan, pressoché sommerso quando c'è l'alta marea.
E' Kisimul Castle, il castello del locale Clan dei MacNeil, parte integrante della storia e
del panorama di Castlebay e Barra. Anche perché da qualsiasi parte ci si trovi
nella cittadina, esso è sempre ben visibile, anche da lontano. Tanto più se ci
si incammina lungo le sue strade in discesa, che conducono al porto.
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Kisimul castle, Castlebay, Isle of Barra 2017, (CC Some Rights Reserved, Conor Lawless from North Uist, United Kingdom) |
Molto probabilmente fu costruito
intorno al 1030 dal 21° capo, Neil "del Castello" (la numerazione dei
capi inizia con Niall, Re d'Irlanda, IV secolo), sul luogo di un preesistente broch (torre di guardia). Anche se la
grande torre fu completata da Donald, 23°capo, quasi un secolo dopo (1120).
Abbandonato nel 1748, il castello
fu distrutto dal fuoco nel 1795. Da allora i MacNeil preferirono andare ad
abitare nell'immensa Eoligarry House,
fatta costruire da Roderick "il Gentile", che l'abitò fino alla sua
morte (1822). A quei tempi era la residenza più maestosa di tutte le Ebridi
Esterne. Nei suoi giardini vi lavoravano 40 giardinieri. Fu poi venduta da
Roderick "il Generale" nel 1838. Nel 1976, poiché pericolante, la si
dovette abbattere. Ora possiamo osservarne solo le imponenti mura.
Dopo l'incendio il castello si
andò sempre di più deteriorando, tanto che molte delle sue pietre servirono a
pavimentare le strade della cittadina, o fecero da zavorra alle navi all'epoca
della Grande Pesca alle aringhe.
Riacquistato dal clan nel 1937,
solo nel 1947 si diede inizio ai lavori di restauro (anche se alcuni scavi di
saggio iniziarono nel 1938), che terminarono nel 1970, quasi per intero opera
degli isolani di Barra.
Vittoria o morte: questo era il grido di guerra del clan ( e "vincere vel mori" fu da sempre il
suo motto) che più volte risuonò in passato quando si ingaggiavano le navi
nemiche in combattimento.
E sì, perché il castello ha
dominato cittadina e isola, non solo visivamente. Barra infatti potrebbe essere
anche definita come l'isola dei pirati!
Da quel castello e da questa baia, il primo sicuro ancoraggio a nord
dell'Irlanda, si portarono attacchi e assalti - a suon di cannonate - a
vascelli, non solo inglesi, ma anche francesi, olandesi, portoghesi e spagnoli.
Sul finire del XVI secolo, Ruari il Turbolento,
invece di dedicarsi alle più sane (e legali) attività tipiche dei proprietari
terrieri scozzesi, preferì arricchirsi con mezzi meno leciti e certamente più
sanguinari. In breve si trasformò in un famoso pirata, in un autentico
"terrore dei mari".
Tanto da suscitare le ire della
Regina Elisabetta d'Inghilterra, che si lamentò con l'omologo Giacomo VI di
Scozia per le malandrine scorribande portate dal signore di Barra fin sulla
terra d'Irlanda. Dopo averlo dichiarato più volte fuorilegge, il re scozzese
ordinò infine a Roderick MacKenzie di Kintail di catturare il MacNeil con uno
stratagemma. Ciò che egli fece sotto le spoglie di un innocuo commerciante in
whisky e vini.
Trascinato ad Edimburgo nel 1603,
il MacNeil, dichiaratosi astutamente innocente, si dimostrò essere un amabile
vecchio. Le sue argomentazione e il personaggio risultarono talmente
convincenti (e fuorvianti) che, non solo non venne impiccato, ma nonostante
l'inglorioso passato, egli riuscì incredibilmente a conservare l'isola di
Barra. Anche se si sarebbe dovuto sottomettere al Mackenzie, che diventò così
il suo Signore.
In seguito Ruari avrebbe dovuto
comunque subire una grossa onta, non derivante da una giustizia tardiva, ma
dalla propria discendenza! Una citazione in giudizio del 1613 ci ragguaglia
sull'accaduto: nel corso di un contenzioso famigliare il castello venne
espugnato da un gruppo di una ventina di uomini comandati dal figlio Neil Og,
futuro 36° capo. Ruari con la moglie (matrigna del Neil) vennero anche
imprigionati. Ciò nonostante l'imponente posizione, ritenuta ben difendibile,
del castello! In proposito si sottolinea come nell'isolotto ci fosse anche una
sorgente d'acqua e come fosse stato costruito all'esterno un ingegnoso bacino,
che intrappolava i pesci con il flusso delle maree. Tutto ciò comportava una
continua disponibilità di cibo e di acqua.
La spiaggia in pendenza era
l'ancoraggio della storica galea di Kisimul, le cui imprese hanno avuto i loro
cantori. Il suo equipaggio, sempre pronto ad imbarcarsi, era alloggiato
nell'unica costruzione esistente al di fuori del castello. Va ancora aggiunto
come sopra il "grande salone", costruito sulla falsariga delle
"case nere" ebridane, senza caminetto né comignolo (il fuoco era
acceso nel mezzo), potesse essere collocato un piano rialzato in legno capace,
in caso di necessità, di ospitare numerose persone. In caso di crisi, quindi,
tutta la comunità di Castlebay aveva un sicuro rifugio all'interno del
castello.
Nei secoli successivi la vita
nell'isola fu ben più tranquilla, poiché l'antica tradizione del clan, fatta di
pirateria, razzie e duelli, non fu portata avanti. Anche se va a loro onore il
fatto che i MacNeil furono sempre leali alla monarchia scozzese.
Da allora non si registrarono
avvenimenti di rilievo, tanto che ricordiamo solo per inciso come nel 1745
partì per l'America un primo carico di emigranti. La decadenza (e il
conseguente abbandono) del castello andò di pari passo con quella dei MacNeil,
che fecero bancarotta.
L'isola di Barra nel 1839 fu
venduta da Roderick il Generale al colonnello Gordon di Cluny, un grande
latifondista, che voleva solo fare un buon affare. Tanto da essere pronto a
farla sgombrare dai suoi abitanti per offrirla come colonia penale al governo.
Nel 1863 Roderick, l'ultimo dei vecchi capi, morì. Fu forse allora che un uomo
del clan scrisse che: "nero è il
mare intorno alla dimora dei miei padri, scarne le alte mura del castello di
Kisimul, nessun guardiano continua a osservare, nessun avido clan si riunisce,
lambito solo dalle onde e dalle grida del gabbiano".
La successione passò ad un ramo
della famiglia, da tempo emigrato in Canada. Nel 1901 il Local Government Board acquistò alcuni terreni a Northbay e
Eoligarry, e il governo britannico la rimanente parte dell'isola, rivenduta nel
1937 a Robert Lister, 45° capo.
A quasi un secolo dalla sua
perdita, egli così riacquistò la proprietà dell'amata isola e delle rovine del
castello.
Se nell’isola c'è stata data l'occasione di essere
invitati alla celebrazione del matrimonio tra Chrissie McCormick e Richard
Nuttall nella chiesa cattolica, che aveva visto la partecipazione di numerosi
parenti ed amici - gli uomini quasi tutti rigorosamente con il kilt del clan - allietati dal suono di
una cornamusa, non è stato possibile intervistare Jain Roderick MacNeil,
l'attuale capo, che abbiamo incontrato brevemente in una banca di Castlebay.
In quei giorni il professore americano era
impegnatissimo nell'organizzare la decennale riunione al castello dei membri
del clan, provenienti da ogni angolo del globo.
Da: "Dal castello di Kisimul i pirati di Ruari MacNeil partivano per le loro sanguinarie scorribande. Viaggio nell'isola di Barra, la più meridionale tra le terre abitate dell'arcipelago scozzese delle Ebridi Esterne", L'Osservatore Romano, 4 Ottobre 2000, 3. [solo testo]
L'isola di Barra e Kisimul Castle naturalmente figurano nel vol. 1 (ATLANTICO) di PIRATI, CORSARI E CONTRABBANDIERI, TRA ATLANTICO DEL NORD E MEDITERRANEO, XV-XX SECOLO.
IL SINGOLARE ITINERARIO DELL’AUTORE, ALLA SCOPERTA DI LUOGHI, AVVENIMENTI, “COSE NOTEVOLI” E PERSONAGGI, CHE HANNO CARATTERIZZATO UNO DEI LATI OSCURI DELL’UMANITA’
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