Translate

venerdì 30 gennaio 2026

343. ANCORA SULLA GROENLANDIA: PROBLEMI AMBIENTALI VECCHI E NUOVI, TRA FRAGILITA’ DELL’ARTICO, CAMBIAMENTO CLIMATICO E... L’IMPATTO NELLA BANCHISA, TRA LA BASE AMERICANA E IL VILLAGGIO INUIT DI QAANAAQ, DI UN BOMBARDIERE NUCLEARE NEL 1968

 

Boeing B-52G Stratofortress (Foto: Mike Freer - Touchdown-Aviation). Atwater (Merced) - Castle (AFB) (MER / KMER), USA - California

Ad esempio è poco noto l'aumento dei casi di cancro avvenuti a seguito della   caduta, nelle acque gelate della banchisa, in un'area posta tra la base americana di Thule e un villaggio eschimese, di un bombardiere strategico americano B 52 [52 G] nel 1968, che portava quattro bombe H. Le bombe si sono frantumate, rilasciando plutonio, registrato fino a 30 Km dal luogo dell'impatto. 

"L’aereo con a bordo 4 armi nucleari si schiantò nei pressi della base aerea di Thule il 21 gennaio 1968. Fotografia aerea del ghiaccio annerito sulla scena dell'incidente, con il punto di impatto in alto. Foto: Project Crested Ice, nited States Air Force
"Il mitragliere viene salvato dopo essersi eiettato da un B-52 che si è schiantato nella nuova base aerea di Thule il 21 gennaio 1968". Foto: Project Crested Ice, United States Air Force 

Gli Eschimesi polari che abitano la regione hanno più volte manifestato la loro angoscia per il fatto che sono costretti a mangiare foche, trichechi e balene contaminati. 

Nel corso di un processo tenutosi a Copenaghen nel 1988 si appurò che 98 danesi sui 1200 della base, tra cui anche degli eschimesi, a suo tempo utilizzati nel delicato processo di estrazione di neve e ghiaccio inquinati, morirono nell'anno dell'impatto (Malaurie, 1993: 393). 

"C'erano sempre alcuni eschimesi intorno alla base, e l'Aeronautica Militare ne mise alcuni al lavoro per raggiungere un B-52 che si era schiantato sulla calotta glaciale [IN REALTA'LA BANCHISA, NON L'INLANDIS]. Le slitte erano l'unico modo per raggiungere il luogo dell'incidente". 1968. Foto Joseph Thomas

Guardando la baia di North Star per l’ultima volta mi domandai quanto plutonio fosse disperso in queste acque, per quanto tempo le braccia e le caviglie di Niels [Eschimese Polare] avrebbero continuato a spellarsi, per quanti secoli i mammiferi marini di questi luoghi sarebbero rimasti avvelenati” … (Ehrlich, 2002: 306).

Solo in tempi relativamente recenti l'umanità ha iniziato ad alterare anche l'ecosistema artico. Del resto assai fragile e sensibile ad ogni, seppure minima, modificazione ambientale: 

[È stato calcolato che in Groenlandia un pezzo di carta "possa sopravvivere intatto, con lo scritto ancora leggibile, per almeno cinquecento anni" (Millman, 1991: 182). 

Nel corso della mia ricerca alle Svalbard, l'Assistente all'Ambiente del Governatorato mi mostrò alcuni segni particolari su una mappa dell'arcipelago. Erano tracce di pneumatici presenti nell'isola di Edgeøya, ad est dello Spitsbergen. Dove normalmente si arriva con lo skidoo (motoslitta) solo durante i lunghi e bui mesi invernali. Quei segni così ben visibili erano divenute profonde cicatrici sul terreno, che si sarebbero rimarginate solo lentissimamente. E dire che erano state lasciate oltre trent'anni prima da veicoli appartenenti ad una società impegnata in prospezioni petrolifere!]

maggiore presenza umana, costruzione di infrastrutture; danni alla tundra; smaltimento dei rifiuti; attività industriali (estrazione di minerali e dispersioni di materiali nell'acqua e nell'atmosfera compresa), [Il 60% dei metalli pesanti d'inverno proviene dai territori dell'ex Unione Sovietica; il 6% delle emissioni di cadmio, arsenico, piombo, zinco, vanadio e antimonio di tutta l'Eurasia si deposita sempre nell'Artico.]

perdite di petrolio, arrivo di contaminanti nell'atmosfera da grande distanza, presenza di molteplici fonti di dispersioni radioattive.

 [Nuove (Chernobyl) e meno nuove: esperimenti nucleari statunitensi nelle isole Aleutine sotterranei nella Nuova Zemlia, presenza di depositi di scorie nucleari tra Mar di Barents e Mar Bianco. 

Per quanto riguarda la radioattività, vecchia e nuova, ricordo quella esistente in Nord America. 

Dove i licheni hanno assorbito i radio nuclidi fin dalla prima esplosione del 1945. La loro crescita è lentissima, secolare. I licheni di Canada, Alaska, Scandinavia e Russia si sono dimostrati contaminati da Stronzio 90 e Cesio 137. 

I caribù (ma anche le renne) mangiano i licheni (caribou moss) che, a loro volta, sono mangiati dagli umani. A partire dal 1959 (per quanto riguarda il Canada) il problema si è mostrato in tutta la sua drammaticità. 

Nel corso del mio survey tra gli Inuit canadesi, a Inuvik, sul delta del Mackenzie, l'Agnes Semmler, leader del COPE (Committee for Original People's Entitlement) dell'Artico occidentale, mi disse come negli ultimissimi anni tra gli Inuit ci fosse stato un forte aumento di tumori allo stomaco, per la presenza, nella catena alimentare, di inquinanti radioattivi (Wilkinson, 1975: 142)]

   Oggi però il problema “principe” è un altro e ben più grave, perché riguarda il futuro di tutta l’umanità… 

Tutti noi sappiamo bene come l'Artico giochi un ruolo di primissimo piano nel sistema climatico globale e nella circolazione atmosferica e oceanica. Tutto ciò che qui accade riguarda da vicino l'equilibrio ambientale delle regioni confinanti e dell'intero pianeta. Le sue infinite potenzialità economiche, spesso non ancora conosciute nella loro interezza, vanno quindi ad accostarsi alle drammatiche prospettive che, per l’aggravarsi dell'effetto serra, si annunciano nel Terzo Millennio.

 Infatti per quanto concerne il riscaldamento globale, 

[Ovunque nell’Artide, i popoli indigeni stanno soffrendo. I villaggi lungo la costa settentrionale dell’Alaska vengono inondati a causa dell’aumento del livello del mare. Lo scorso inverno, in diverse località della Groenlandia, la banchisa era del tutto assente. 

Alcuni cacciatori di Qanaaq [Eschimesi polari] e di Moriusaq sono stati costretti ad abbattere alcuni dei loro cani perché non avevano abbastanza carne per sfamarli. «Se ne va un tassello della nostra vita, scompare tutto. Proprio come succede con il ghiaccio: se non sta insieme, non possiamo dare un senso alla nostra vita [dichiara Jens]» (Ehrlich, 2006: 105).]

l'Artico è la più vulnerabile delle regioni della Terra. Ad esempio pensando al permafrost, che gradatamente si sta sciogliendo nel Grande Nord. 

Un fenomeno che, a sua volta, provocherà l’immissione nell’aria di quantità colossali di metano e anidride carbonica, che sono ovviamente due gas serra. 

Provocando in tal modo un ulteriore aumento della temperatura. (…)


DA: QUI BASE ARTICA DIRIGIBILE ITALIA, SVALBARD. DALLA TERRA DEGLI ORSI POLARI UNA RASSEGNA E UN INVENTARIO CULTURALE DEI POPOLI DEL GRANDE NORD [solo testo]


                           

 






Nessun commento:

Posta un commento

344.RISALENDO NEL 1979 IL NILO BIANCO: CRONACA DA UNA TERRA MARTORIATA... III E ULTIMA PARTE: INCONTRI SUL FIUME; L'ARRIVO A MALAKAL

  Una piroga Shilluk traghetta un passeggero sull'altra sponda (© Franco Pelliccioni ) III Incontri sul fiume; L'arrivo a Malakal ...