Inizio ricordando con un paragone le dimensioni dell’isola: “da Capo Farvel [Farewell], la punta più meridionale della Groenlandia, fino a capo Morris Jesup, a nord, la lunghezza dell’isola è uguale alla distanza che separa Londra dal centro del Sahara. La sua larghezza equivale allo spazio compreso tra Parigi e Copenaghen” (Kpomassie, 1986: 104)
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Il censimento del 2012 (51.400 individui) ha visto la stragrande maggioranza degli isolani dichiararsi Inuit (tra l’80 e l’88%, ca. 44.000-50.000). Nonostante preferiscano farsi chiamare “Groenlandesi” (Kalaallit), in Kalaallisut (dialetto Inuit della Groenlandia occidentale). Senza correlarsi agli Inuit di Canada e Alaska.
Fin dall’epoca dei balenieri scozzesi e olandesi (ma anche norvegesi, baschi, ecc.) ci sono sempre stati rapporti tra gli uomini europei e le donne Eschimesi.(...) gli abitanti della più grande isola del mondo da oltre due secoli hanno dato vita ad un composito blend di diverse etnie e nazionalità. Tra cui, ovviamente, Inuit e Danesi. Tanto che il grande antropologo francese, Malaurie, li definisce meticci di danese, olandese e scozzese (1991).
Quando nel XVIII secolo iniziò la colonizzazione danese dell’isola, le relazioni si andarono moltiplicando e approfondendo [Così si sarebbero sposati i missionari Luterani, arrivati nel 1721 con Hans Egede, l’Apostolo della Groenlandia. Seguiti da impiegati e addetti alle stazioni commerciali danesi (kolonier). Niels Egede (figlio di Hans), direttore delle stazioni, rileva come dal 1769 tutti i danesi addetti al commercio in quattro degli spacci: Egedesminde (Aasiaat), Christianshaab (Qasigiannguit), Jakobshavn (Ilulissat), Ritenbenk (Appat) risultavano sposati a donne eschimesi. Altrettanto a Jakobshavn avevano fatto catechisti e missionario]
Dando vita a numerosi matrimoni misti dano-eschimesi e, quindi, ad altrettante famiglie di blandiger [Gli amministratori coloniali definirono blandig una persona di discendenza mista. Un termine burocratico utilizzato fino al XX secolo inoltrato anche per i censimenti, che distinguevano tra europei, blandiger e groenlandesi]. fino a dopo la seconda parte del XIX secolo.
Su questi matrimoni e sulla loro prole si focalizzerà a lungo l’immagine dell’identità del Groenlandese. [“Per lungo tempo la Danimarca limitò l’accesso agli altri europei per proteggere la cultura Inuit. Nondimeno un gruppo di “ibridi” emerse come risultato di relazioni extramatrimoniali e di matrimoni interrazziali. Questo ibridismo rese acuta la problematica dell’identità (Seiding e Toft, 2011): un ragazzo con un padre danese non ha nessuno che gli possa insegnare la caccia, ma solo ad avere un lavoro “danese” nel commercio (Gad, 1973: 210, 358), o come catechista in uno degli insediamenti della costa (Gad, 1973: 353)” (Gad, 2014: 102)].
Proprio Hans Egede riporta nel 1735 il primo accenno ad una relazione mista, allorché scrive di un figlio nato da un vincolo di una donna eschimese “sposatasi” nella stazione di Christianshaab. Nel 1740 sono menzionati i primi matrimoni cristiani. Tra il 1800 e il 1850 la percentuale degli europei addetti al commercio e ammogliatisi nella Groenlandia nord-occidentale oscillerà tra il 20% (1804) e il 60% (1832) (Seiding, 2011)
Nell’Ethnology of the Greenland Eskimos Mathiassen parla di una popolazione groenlandese di ca. 21.000 individui, composta da Groenlandesi e poche centinaia di danesi.
Popolazione mista formatasi nel corso di due secoli, attraverso matrimoni tra funzionari danesi di basso livello e donne eschimesi. I loro figli si esprimono quasi tutti in Groenlandese (Eschimese). Il numero dei Groenlandesi occidentali meticci aumenta rapidamente e in quasi tutte le più importanti famiglie groenlandesi hanno meticci al loro interno (1947-51: 7).
In effetti gli etnologi considerano veri Inuit solo due gruppi, tra l’altro abbastanza noti, sia pure per motivi diversi: gli Eschimesi polari, oggi chiamati Inughuit, di lingua Inuktun (nel nord) [vedi post n.339] e gli Ammassalamiut, oggi Tunumiit, di lingua Tunumiisut, nell’est (300 individui nel 2012),
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| Kanak, Eschimese Polare (oggi Inughuit), foto Gilberg, 1938 |
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| Versioni cartacee |
| (171 pp, 145 foto) https://www.amazon.it/dp/1719852340 (181 pp, 163 foto) https://www.amazon.it/dp/1728759420 (188 pp, 157 foto) https://www.amazon.it/dp/1790972345 |






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