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lunedì 18 luglio 2022

49. IMMAGINI DALL’EGITTO/IMAGES FROM EGYPT, LIBRO FOTOGRAFICO SULL'EGITTO BILINGUE/BILINGUAL PHOTO BOOK ON EGYPT



Splendida immagine del Primo Pilone del Tempio di Luxor illuminato. Venne costruito da Ramses II ed era decorato con scene della vittoriosa battaglia di Qadesh. Si riconoscono le sfingi ai due lati del viale di accesso. Le quattro aperture superiori consentivano di inserire le aste delle bandiere, mentre si vede un solo obelisco. L’altro fu donato da Mohammed Alì ai francesi e dal 1836 si trova in Place de la Concorde, a Parigi. Wonderful image of the First Pylon of the illuminated Luxor Temple. It was built by Ramses II and was decorated with scenes from the victorious battle of Kadesh. On both sides of the driveway you can recognize the sphinxes. The four upper openings made it possible to insert the flagpoles, while only one obelisk can be seen. The other was donated by Mohammed Ali to the French and from 1836 is in Place de la Concorde, in Paris (© Franco Pelliccioni)

    A cavallo tra gli anni ’1970 e ’1980, le ricerche effettuate tra Africa orientale, nord-orientale, America e Artico avevano consentito di raccogliere una ricca messe di foto, che ritenevo per la maggior parte belle ed interessanti. Tanto da desiderare di metterle a disposizione del pubblico in un libro fotografico, che avrebbe spaziato dalla natura (ambiente, animali), all’etno-antropologia (“usi e costumi” dei popoli). Fotografie realizzate sin dal 1975, con quella che, all’epoca, forse costituiva la migliore attrezzatura in circolazione. Tanto che ci fu chi la definì la Rolls Royce delle macchine fotografiche1: una Nikon F, con diversi accessori, tra cui un potente teleobiettivo da 300 mm. Dove caricavo esclusivamente rollini di diapositive Kodak Ektachrome 35 mm, da 64 a 400 ISO. Del resto molte mie foto già corredavano, integrandoli, gli articoli che andavo via via pubblicando su diverse riviste. Inoltre da “fotografo semiprofessionista” avevo venduto foto (Grecia, Stati Uniti, Messico) all’Enciclopedia della Curcio: La Grande Avventura dell’Archeologia e a Natura Oggi, la rivista della Rizzoli, da decenni scomparsa.

   Quella mia antica idea presto si sarebbe dovuta scontrare con la dura realtà del mercato editoriale, anche a quei tempi particolarmente difficile, certo non come oggi... Sarei stato infatti caldamente sconsigliato dal farlo, nel corso di una lunga conversazione notturna, avuta casualmente con una famosa editrice siciliana, nel corridoio del vagone cuccetta del rapido, che dal nord mi riportava a Roma.

Nel suq di Luxor, 1980 In the Luxor souk (© Franco Pelliccioni)

   A distanza di oltre trenta anni, realizzo oggi quel vecchio progetto. Le Immagini dall’Egitto-Images from Egypt arricchiscono e, in qualche caso, completano il ricco apparato fotografico contenuto nei Viaggi in Egitto 1980-2009. Libro da me dedicato alla memoria della compianta amica e collega Cecilia Gatto Trocchi, scomparsa nel 2005. Tra l’altro più che raddoppiando le immagini, mentre il formato tipografico più grande consente di osservarle e apprezzarle meglio.

Dall'isola Elefantina, la Prima Cateratta e una piccola cappella tolemaica in mattoni completamente restaurata, 1980. From Elephantine island, the First Cataract and a small Ptolemaic brick chapel completely restored 
(© Franco Pelliccioni)

   In tutti i miei “racconti”, sia articoli, che libri, ho sempre ritenuto essenziale integrare il più possibile i testi con le immagini. Qui debitamente commentate in un apparato didascalico bilingue. Le ho riprese, nell’arco di quasi trent’anni, sulle due sponde di el-Bahr, il Nilo, e sulla costa del Mar Rosso. Anche se, non da molto, ho pubblicato “per prova” una versione non illustrata del libro, ampliando così l’«offerta» del mio Egitto…

   Sono foto di dettagli, particolari, curiosità, addirittura stranezze. La maggior parte giunte fino a noi attraverso i millenni. Immagini ovviamente storiche, finanche terribili, persino spudoratamente erotiche. Alcune di loro mi hanno consentito di fare inaspettate “scoperte”. A Karnak, ad esempio, ho fotografato la rampa di mattoni, terra e fango, che servì per erigere il Primo Pilone del Tempio di Amon. Dopo oltre duemila anni, si trova ancora oggi sul posto, addossata alle mura. Perché il pilone fu l’ultimo ad essere costruito da uno dei tanti faraoni, che hanno contribuito a rendere il tempio unico al mondo. Qui mi imbatterò casualmente in un sorprendente calendario egizio, ma osserverò anche Min, il Dio dal “pene eretto”, che su un pilone riceve l’offerta di un afrodisiaco vegetale. Dio che avevo già visto in tutto il suo “maschio splendore” in un bassorilievo ripreso nel 1980 nel Tempio di Luxor, mentre nel 2007 mi sarei accorto che, sempre nello stesso tempio, c’era ancora un altro bassorilievo, che lo raffigura mentre sta eiaculando e lo sperma viene debitamente raccolto in un contenitore. Poi scoprirò come l’anonimo scultore avesse persino raffigurato uno spermatozoo.

   Il libro mostra al lettore immagini di valore etno-antropologico, archeologico, naturalmente storico-religioso, naturalistico: paesaggi desertici e tropicali, templi più o meno celebri, alto e bassorilievi, figure, statue, genti, animali, tra cui i pesci delle barriere coralline del Mar Rosso, sia centrale, che settentrionale. Fotografie in qualche caso anche con effetti esteticamente apprezzabili, a volte persino strabilianti, non sempre da me volutamente ricercati. Come quelle realizzate nel 1980 al crepuscolo a Giza, al tramonto ad Esna, di sera al Tempio di Luxor illuminato. Ma anche un viso può essere estremamente interessante, se ripreso da lontano, con un potente teleobiettivo.

   Parlando di numeri, il libro contiene 31 foto del Cairo, 20 di Giza e le sue piramidi, 16 dei templi di Abu Simbel, 28 di quelli di Luxor e Karnak… Altre 18 foto riguardano la Casa di Milioni di Anni di Ramses III, la straordinaria Medinet Habu. Tempio funerario del faraone guerriero, localizzato nella Tebe occidentale, sulla sponda sinistra del Nilo. Una volta tornato a Roma, scoprirò come i bassorilievi del suo Primo Pilone riportino un errore di non poco conto. Perché con i loro caratteri somatici vi figurano i popoli africani sottomessi da Ramses. Peccato che avesse combattuto, invece, contro quelli asiatici (sic). Non solo… Perché, dopo diversi e prolungati cicli di ricerche nella mia biblioteca e sul Web, ho appurato come quello che pensavo fosse solo uno dei tanti reperti archeologici egizi, in realtà era la tavola delle offerte votive al Dio Amon, da parte delle Divine Adoratrici, sue spose, in genere nobili e principesse.

Dipinti della tomba di Thutmose III, decorati con figure dal libro di Amduat ("ciò che è nell'aldilà"), ornano le pareti. diventando un enorme papiro, che avvolge la tomba. Descrivono il viaggio della barca solare verso la grotta di Sokaris. I geroglifici in corsivo sono in nero e rosso su fondo grigio e imitano il colore di una foglia di papiro, 1980. Paintings from the tomb of Thutmose III decorated with figures from the book of Amduat ("what is in the afterlife"), which adorn the walls, becoming a huge papyrus, that wraps around the tomb. They describe the journey of the solar boat to the Sokaris cave. The italic hieroglyphics are in black and red on a grey background and imitate the colour of a papyrus leaf 
(© Franco Pelliccioni)

   Ho anche inserito un paio di foto di una delle più straordinarie tombe presenti nella Valle dei Re, quella di Thutmose III. La visitai nel 1980. Oltre tutto era difficoltosa da raggiungere, perché scavata in alto, ma all’interno di una fenditura nella roccia. È possibile osservare il sarcofago e la camera mortuaria dalle pareti interamente dipinte, che diventa un enorme papiro, che avvolge la tomba. I geroglifici sono tratti dal Libro di Amduat ("ciò che è nell'aldilà").

  Ho parlato prima di “scoperte”. Perché, anche se faccio il ricercatore da ormai quasi sessant’anni, non essendo un egittologo, immedesimandomi nelle vesti di uno Champollion in sedicesimo, mi sono inoltrato in una terra per me quasi del tutto “incognita”, dove si possono disvelare persino “cose mirabili”. Così, per elaborare le didascalie di una delle foto, scattata attraverso “un piccolo buco”, mi sono improvvisamente reso conto che, proprio a pochissima distanza dai miei occhi, c’erano altri occhi, che sembravano guardarmi. Appartenevano al viso del faraone Zoser, cioè alla sua statua a grandezza naturale e, a quanto pare, abbastanza verosimile. Realizzata quasi 4.700 anni fa a Saqqara, accanto alla sua tomba-piramide. Perciò là c’era il suo ka. È da allora che attende sempre di essere onorato dal proprio popolo. Poiché, oltre a muoversi, riesce a percepire, nella sua modestissima camera sigillata, grazie alla presenza di due fori, gli odori e i profumi delle offerte. Così la foto, che vedevo nello schermo, era non solo curiosa, ma addirittura eccezionale… Perché quello era il suo serdab!

  Le altre due mie “scoperte” provengono dai templi di Kom Ombo e di Edfu.

   Inizialmente avevo scambiato il bassorilievo fotografato a Kom Ombo per uno dei tanti osservati in Egitto. In seguito ne accerterò l’importanza. Poiché esso dava forma e sostanza al termine archeologico mammisi. Rappresentando il parto di una donna, con il neonato che in quel momento sta fuoriuscendo dalla vagina della mamma.

La statua del Dio falcone Horo, che si trova a sinistra dell’entrata, protegge Tolomeo XV Cesarione, l’ultimo dei faraoni dell’Antico Egitto. Dopo aver prima regnato con sua madre, la celebre Cleopatra (Cleopatra VII), regnò poi da solo, dal 44 a.C. al 30 a.C., quando venne fatto uccidere da Ottaviano Augusto. Era figlio di Giulio Cesare. This statue of the falcon God Horus, which is to the left of the entrance, protects Ptolemy XV Caesarion, the last of the pharaohs of Ancient Egypt. Since he first reigned with his mother, the famous Cleopatra (Cleopatra VII), then alone, from 44 BC to 30 BC, when he was killed by Octavian Augustus. He was the son of Julius Caesar (© Franco Pelliccioni)

   Per quanto riguarda il tempio di Edfu, qui una statua del Dio falcone Horo protegge una figura che nel Web sembra non godere troppa attenzione. Eppure il Dio sta tutelando nientemeno che il figlio di Cleopatra (VII) e di Giulio Cesare: Cesarione, cioè Tolomeo XV, l’ultimo dei faraoni dell’Antico Egitto.

Quest’ema (turbante) rosso ci dice che l’uomo appartiene agli arabi Rashàida. Poiché i membri di questa etnia amano indossare indumenti dai colori vividi, come le jellabie dal color porpora [Ai confini con il Sudan. El-Shelateen, città mercato e carrefour di popoli] This red (turban) ema tells us that the man belongs to the Rashàida Arabs, since members of this ethnic group love to wear brightly coloured clothing, such as purple jellabies[On the borders with Sudan. El-Shelateen, market town and carrefour of peoples] (© Franco Pelliccioni)

In alto, sulla montagna, si vedono le due torri di guardia romane (skopeloi), o fortini, posizionate proprio al di sopra dell’importante pozzo di Bir Da’urt. High up on the mountain, you can see the two Roman watchtowers (skopeloi), or forts, positioned just above the important Bir Da'urt well [Lungo l'antica carovaniera degli 11 giorni. Along the ancient "11 days caravan route"
(© Franco Pelliccioni)

  Immagini dall’Egitto, libro “satellite” di Viaggi in Egitto 1980-2009, ha una sua dignitosa autonomia e lo si può guardare e leggere come libro a sé stante. Poiché l’apparato didascalico e le note finali consentono di comprendere e di godere appieno ogni singola illustrazione. Lasciando al lettore di andare liberamente alla personale scoperta del sempre favoloso Oriente. Così bene rappresentato dall’Egitto, fin dai tempi del Grand Tour e delle crociere sul Nilo, a bordo delle navi della Cook.

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   At the turn of the 1970s and 1980s, researches carried out between East Africa, North-East Africa, America and the Arctic had allowed to collect a rich harvest of photos, which I thought were mostly beautiful and interesting. So much so, that I wished to make them available to the public in a photographic book, which would have ranged from Nature (environment, animals), to Ethno-Anthropology ("uses and customs" of peoples, at large). Photographs taken since 1975, with what, at the time, was perhaps the best available equipment. So much so, that there was who called it the Rolls Royce of cameras: a Nikon F, with various accessories, including a powerful 300mm telephoto lens. Where I only loaded rolls of Kodak Ektachrome 35 mm slides, from 64 to 400 ISO. After all, many of my photos already complemented the articles that I gradually published in various magazines. In addition, as a "semi-professional photographer" I had sold photos (Greece, United States, Mexico) to the Curcio Encyclopaedia: The Great Adventure of Archeology and to “Natura Oggi”, the magazine of Rizzoli, for decades disappeared.

   That old idea of mine soon should have collided with the harsh reality of the Italian publishing market, even at that time particularly difficult, certainly not like today... In fact, I would have been warmly advised against doing it, during a long nightly conversation, casually had with a famous Sicilian publisher, in the corridor of the bunk car of the rapid, which from the north brought me back to Rome.

   After more than thirty years, I realize today that old project. The Immagini dall’Egitto-Images from Egypt enrich and, in some cases, complete the rich photographic apparatus contained in the Travels in Egypt 1980-2009. Book I dedicated to the memory of the late friend and colleague Cecilia Gatto Trocchi, who passed away in 2005. Among other things, more than doubling the images, while the larger typographic format allows the reader to observe and appreciate them better.

   In all my "stories", both articles and books, I have always considered essential to integrate, as much as possible, texts and images. Here duly commented in a bilingual didactic apparatus. I shot them, over almost thirty years, on the two banks of el-Bahr, the Nile, and on the Red Sea coast. Although I just published, "for trial”, an unillustrated version of the book, thus expanding my "offer" of Egypt...

L’imponente relitto della nave norvegese Maria Schröder, incagliatasi nel 1956 davanti alla barriera corallina di Nabq, in navigazione tra Aqaba ed Amburgo. The imposing wreck of the Norwegian ship Maria Schröder, stranded in 1956 in front of the Nabq coral reef, sailing between Aqaba and Hamburg [L'area protetta di Nabq -Sharm-. Nabq protected area - Sharm -] (© Franco Pelliccioni)
Pesci farfalla Butterfly fishes [Shark's Bay -Sharm-]
(© Franco Pelliccioni) 

   They are photos of details, particulars, curiosities, even oddities. Most have come down to us through the millennia. Images obviously historical, even terrible, yet shamelessly erotic. Some of them allowed me to make unexpected "discoveries". In Karnak, for example, I photographed the brick, earth and mud ramp, which served to erect the First Pylon of the Temple of Amun. After more than two thousand years, today it is still in place, leaning against the walls. Because the Pylon was the last to be built by one of the many pharaohs, who helped make the temple unique in the world. Here I will stumble upon a surprising Egyptian calendar, but I will also observe Min, the God with the "erect penis", who on a pylon receives the offer of an aphrodisiac plant. A God that I had already seen in all his “male splendour" in a bas-relief photographed in 1980 in the Temple of Luxor, while in 2007 I would have noticed that, still in the same temple, there was another bas-relief, which depicts him while he is ejaculating and the sperm is duly collected in a container. Then I will find out how the anonymous sculptor had even depicted a spermatozoon.

   The book shows the reader images of ethno-anthropological, archaeological, naturally historical-religious and naturalistic value: desert and tropical landscapes, more or less famous temples, high and bas-reliefs, figures, statues, peoples, animals, including fishes of the coral reefs of Central and Northern Red Sea. Photographs in some cases even with aesthetically appreciable effects, sometimes rather amazing, not always deliberately sought by me. Like those shot in 1980 at dusk in Giza, at sunset in Esna, in the evening at the illuminated Luxor Temple. But even a face can be extremely interesting, if photographed from afar, with a powerful telephoto lens.

   Speaking about numbers, the book contains 31 photos of Cairo, 20 of Giza and its pyramids, 16 of Abu Simbel's Temples, 28 of Luxor and Karnak's Temples... Another 18 photos concern the House of Millions of Years of Ramses III, the extraordinary Medinet Habu. Funerary Temple of the warrior pharaoh, located in the Western Thebes, on the left bank of the Nile. Once back in Rome, I will discover how the bas-reliefs of its First Pylon report an error of no small importance. Because with their somatic characteristics were represented African peoples subjected by Ramses. Too bad, because he had fought, instead, against the Asian ones (sic). Not only... Because, after several and prolonged researches in my library and on the Web, I ascertained that what I thought was only one of the many Egyptian archaeological finds, in reality was the table of the votive offerings to the God Amon, by the Divine Adorers, his brides, generally noblewomen and princesses.

   I also included a couple of photos of one of the most extraordinary tombs of the Valley of the Kings. That of Thutmose III. I visited it in 1980. Above all, it was difficult to reach, because it was dug high in the mountain, but inside a slit in the rock. It is possible to observe the sarcophagus and the death chamber with entirely painted walls, which become a huge papyrus, that surrounds the tomb. The hieroglyphics are taken from the Book of Amduat ("what is in the afterlife").

   Before I talked about "discoveries". Because, even if for almost sixty years I have been a researcher, not being an Egyptologist, identifying myself in the guise of a Champollion “in sixteenth”, I went through a land for me almost completely "unknown", where you can even reveal "admirable things". So, to process the captions of one of the photos, taken through "a small hole", I suddenly realized that, just a very short distance from my eyes, there were other eyes that seemed to be looking at me. They belonged to the face of Pharaoh Zoser. That is, to his life-size statue and, apparently, quite likely. Built almost 4,700 years ago in Saqqara, next to its pyramid-tomb. So that was his ka. Since then, he is always waiting to be honoured by his people. Because, in addition to moving, he can perceive, in his modest sealed chamber, thanks to the presence of two holes, the smells and the perfumes of the offerings. So, the photo, I saw on the screen, was not only curious, but even exceptional... Because that was his serdab!

   My other two "discoveries" come from the Temples of Kom Ombo and Edfu.

   Originally, I thought that the bas-relief photographed in Kom Ombo was one of the many observed in Egypt. Later I will learn its importance. Since it gave form and substance to the archaeological term mammisi. Representing the birth of a woman, with the new-born who, at the moment, is emerging from the mother's vagina.

   As for the temple of Edfu, here a statue of the falcon God Horus protects a figure, who does not seem to enjoy too much attention on the Web. Yet the God is protecting none other than the son of Cleopatra (VII) and Julius Caesar: Caesarion. That is Ptolemy XV, the last of the pharaohs of Ancient Egypt.

   Images from Egypt, the "satellite" book of Viaggi in Egitto 1980-2009, has a dignified autonomy and can be viewed and read as a book in its own right. Since the didactic apparatus and the notes allow to understand and fully enjoy every single illustration. Leaving the reader to freely go to the personal discovery of the always fabulous East. So well represented by Egypt, since the days of the Grand Tour and the Nile cruises, on board the Cook’s ships.

Da/FromIMMAGINI DALL’EGITTO IMAGES FROM EGYPT. Companion book di / of: VIAGGI IN EGITTO 1980-2009

E-Book e versione cartacea a colori di grande formato (17,78 x 25,4 cm), 171 pp, 138 note, 278 immagini (275 sono dell'A.) 

E-Book and paper colour version in large format (17.78 x 25.4 cm), 171 pages, 138 notes, 278 images (275 are from the A.)



 E-Book: https://www.amazon.it/dp/B08DCZ7D9F



https://www.amazon.it/dp/B08DGCFSDH

PREFAZIONE FOREWORD 

PARTE I: IL VIAGGIO DEL DICEMBRE DEL 1980 
PART I: THE JOURNEY OF DECEMBER 1980 

CAIRO 
MENFI, CAPITALE DELL’ANTICO REGNO 
MEMPHIS, CAPITAL OF THE ANCIENT KINGDOM 
LA NECROPOLI DI SAQQARA 
THE NECROPOLIS OF SAQQARA . 
GIZA 
ANCORA AL CAIRO: AL-QARAFAH, LA CITTÀ DEI MORTI STILL IN CAIRO: AL-QARAFAH, THE CITY OF THE DEAD 
ALTO EGITTO 
UPPER EGYPT  
ABU SIMBEL 
ASSUAN, ELEFANTINA, FILE 
ASWAN, ELEPHANTINE, PHILAE 
MEDIO EGITTO 
MIDDLE EGYPT 
TEBE ORIENTALE: LUXOR 
ORIENTAL THEBE: LUXOR 
NEL SUQ 
IN THE SOUK .
IL TEMPIO 
THE TEMPLE. 
TEBE ORIENTALE: KARNAK 
ORIENTAL THEBE: KARNAK. 
TEBE OCCIDENTALE: VALLE DEI RE 
WESTERN THEBE: VALLEY OF THE KINGS 
RITORNO AL CAIRO: HELWAN 
BACK TO CAIRO: HELWAN

PARTE II: CAIRO E BASSO EGITTO, GENNAIO 2007 
PART II: CAIRO AND LOWER EGYPT, JANUARY 2007 

CAIRO 
GIZA 
MENFI 
MEMPHIS
SAQQARA

PARTE III: UNA MODERNA CROCIERA SUL NILO 
PART III: A MODERN CRUISE ON THE NILE 

ALTO EGITTO 
UPPER EGYPT . 
ABU SIMBEL 
ASSUAN, ELEFANTINA, LA PRIMA CATERATTA, LE DIGHE, IL VILLAGGIO NUBIANO 
ASWUAN, ELEPHANTINE, THE FIRST CATARACT, THE DAMS, THE NUBIAN VILLAGE 
FILE 
PHILAE 
ASSUAN E LE DUE DIGHE 
ASWUAN AND THE TWO DAMS
IN NAVIGAZIONE SUL NILO
SAILING ON THE NILE
KOM OMBO 
EDFU 
CONTINUA LA NAVIGAZIONE SUL NILO 
NAVIGATION ON THE NILE GOES ON 
ESNA E LA SUA CHIUSA 
ESNA AND ITS LOCK.
MEDIO EGITTO 
MIDDLE EGYPT.
TEBE ORIENTALE: LUXOR 
ORIENTAL THEBE: LUXOR 
TEBE ORIENTALE: KARNAK 
ORIENTAL THEBE: KARNAK  
TEBE OCCIDENTALE, “LE CASE DI UN MILIONE DI ANNI”: I TEMPLI FUNERARI DI AMENHOTEP III (MEMNONE), HATSHEPSUT (DEIR EL-BAHARI), RAMSES III (MEDINET HABU) 
WESTERN THEBE, "THE HOUSES OF A MILLION YEARS": THE FUNERAL TEMPLES OF AMENHOTEP III (MEMNONE), HATSHEPSUT (DEIR EL-BAHARI), RAMSES III (MEDINET HABU) 
I COLOSSI DI MEMNONE 
THE COLOSSI OF MEMNON 
DEIR El-BAHARI 
MEDINET HABU 
TEBE OCCIDENTALE: LA VALLE DEI RE 
WESTERN THEBE: THE VALLEY OF THE KINGS 

PARTE IV: SUL MAR ROSSO, AL CONFINE MERIDIONALE CON IL SUDAN, GIUGNO 2007 
PART IV: ON THE RED SEA, AT THE SOUTHERN BORDER WITH SUDAN, JUNE 2007 

LAHAMI BAY 
AI CONFINI DEL SUDAN: EL-SHELATEEN, CITTA’-MERCATO E CARREFOUR DI POPOLI 
ON THE BORDERS WITH SUDAN: EL-SHELATEEN, MARKET TOWN AND CARREFOUR OF PEOPLES 
LUNGO L’ANTICA “CAROVANIERA DEGLI 11 GIORNI” ALONG THE ANCIENT “11 DAYS CARAVAN ROUTE” 

PARTE V: VIAGGIO A SHARM, MAGGIO 2009 
PART V: JOURNEY TO SHARM, MAY 2009 

NAAMA BAY 
L’AREA PROTETTA DI NABQ 
NABQ PROTECTED AREA . SHARK’S BAY 
PARCO MARINO DI RAS MOHAMMED 
RAS MUHAMMAD NATIONAL PARK 

ALLA FINE DEL “VIAGGIO” 
AT THE END OF THE "JOURNEY"
  
BIBLIOGRAFIA 
BIBLIOGRAPHY






martedì 12 luglio 2022

48. SEA AND LAND ARCHIPELAGOS AT THE MIRROR. A BOOK ABOUT NORTH ATLANTIC FAROE ISLANDS AND THE ITALIAN ALPINE CARNIA

 

Barthélemy Lauvergne: Tórshavn in 1839 (from Voyages de la Commission scientifique de Nord: en Scandinavie, en Laponie, au Spitzberg et aux Feroe, pendant les années 1838, 1839 et 1849, sur la corvette La Recherche)

   The book has the following basic structure:

a) an historical, geo-climatically, administrative, ethno-anthropological and linguistic introduction to both Faroe Islands and Carnia;

b) the singling-out of the ethno-cultural identities of the two communities: Faroe, a small community-nation; Carnia, a strong regional identity.

c) the two communities amid tradition and change:

Samal Elias Joensen-Mikines: Pilot Whale hunt [grindadrap], 1942

- the Faroe Islands: the bygd and the traditional self-sufficient community economy (fishing, farming, cultivation, fowling, grindadrap). The changing economy connected to: 1) the sea: deep fishing, ship-building; 2) tending towards the new frontiers of tourism;

From the top of the winding access road, overlooking the extraordinary village of Tjørnuvik, Northern Streymoy, embedded in a typical Faroese botnur (narrow valley) (© Franco Pelliccioni)

- Carnia: a modern post-industrial economy, which keeps still strong ties with the mountain habitat (wood industry and handicraft, farming, cultivations), but that is also tending towards a stronger touristic development;

d) the Great Faroe Crisis of the 1990s and emigration.

   Carnia, land of centuries old temporary and permanent emigration (till the 1960s and 1970s);

e) two case studies in comparison: the isolated communities of Mykines (Faroe) and Sauris (Carnia).

Stavolo [shed] and in the background the bell tower and the church of S. Osvaldo, Sauris di Sotto (© Franco Pelliccioni)

   I should add something more about the last section of the book. I have naturally thought that it was necessary to focus some more details of the two situations. As we have just seen, our two "worlds", the Atlantic-one, and the Alpine-one, are enough comparable between them. According what represents their main characteristic: isolation in the course of ages. So, bringing selected pieces of different cultural realities, and trying to focus them, is a manner, according me, to try to reach a greater comprehensive picture of the entire frame.

   Isolation has strongly affected both the communities of the sea-island of Mykines and of the land-island of the valley of Sauris. And just for this reason, it has been practically impossible for me to reach that Faroe island. But not Sauris!

   Both places are heavily menaced by strong depopulation. Both are looking for a new chance to survive in a future selected tourism. Both are still experiencing a strong relation man-environment based upon respect. So strong is this attitude, that nature in Mykines must be still be valued in all its great importance!

   Both communities have complied totally with their traditional patterns of spontaneous architectures, perhaps more than other places, in the Faroe, as in Carnia.

   Both their peoples may tell outsiders their long, dramatic, life histories. Made of hardship for islanders and for somari (donkeys) - the Sauris men - and dangerous work (especially for the Mykines islanders and fishermen).

   Both have experienced weeks, sometimes months, or no contact at all with the outside world.

   Moreover, it should be also said, Sauris it is, not only an "island" and highland (the highest hamlet is located 1,400 metres above sea level8) within the archipelago Carnia: in its turn made of several, little or wide, valleys, places, towns, villages, within the autonomous Friuli-Venezia Giulia region.

   Sauris, as a matter of fact, represents also an ethno-cultural and linguistic separateness from any other parts of Carnia. Because it is a German-speaking community, founded in the XIII century by Bavarian farmers. And the place was reached by a military road for the first time in the history only during the Great War. A normal road was builded later, in 1934. Because the four villages, who made this community, were so poor and so unimportant that they couldn't afford, not even with an outside help, the costs of a road!

...

   The distance of the Faroe islands from Denmark, and their rough and wild landscape, that have preserved them from an intense colonization from the European country, combines itself with the obstinacy, the perseverance, the courage, the attachment of the Faroese people to their own language and roots. And still: the notable isolation of the archipelago from the rest of the world, as well as of each village and island from all other villages and islands: all this meant that, respect to other archipelagos, the traditional heritage of the original culture, as well as the same life style of these small farmers-breeders and fishermen, have endured very well the wear and tear of time.

Faroese dance â Viðareidi [Island of Viðoy], by Franz Emil Krause (1836 - 1900)

In the roykstova. Photo of Johannes Klein. Nationalmuseet, Denmark

   Much is also owed to the oral tradition, an important “school of life”. That has been able to let go by, almost undamaged, the "witness": the past, the fantastic one, but also the real one. In the roykstova, in an intimate and moody atmosphere, between hot flashes and sparkles of flames, they would have been again alive the heroes of a mythical past, and those nearer to us and truer. All of them, however, would have offered to the bystanders a small gem of life, of culture, of what in the incoming times would still be the Faroese life style. Marked with wisdom, honesty, courage, yet perseverance. Here, between myth and reality, each new generation was informally inculturated. Slowly learning those that were the authentic values of the structure of the Faroese Atlantic Maritime Culture.

...

A Carnian cjargna (kitchen)

  Somebody has defined the Friulan-Carnian culture as a "civilization of the fogolâr" (fire-place). As a matter of fact, like in the Fær Øer, the kitchen with his fireplace has always had an important rôle in the community sphere. "The union, the meeting that happened between peoples of every age, and of more than a family, around a fire-place was and still partly is today a determinant element of our culture. Because in these evenings unions were consolidated and traditions were handed down. These meetings happened almost every evening during the winter periods (...) The host family (...) set out an ample kitchen and in this all settled (...) The men spoke about what did happened to them abroad, of the plans for the following year, of the jobs to do (…) the boys, that were busy with their games (...) instead were a sort of big sponges that absorbed everything!" 

   Just in those same occasions, but also in others, in the "fredde serate invernali trascorse nelle stalle a fare la "file" (vegliare) i vecchi, Dio li abbia in gloria, (che) narravano leggende e miti di cui la tradizione orale carnica è ricchissima" [in the cold winter evenings spent in the stables to make the "file" (“keep watch the old people”), God bless them, (that) recounted legends and myths of which the Carnian oral tradition is rich].

From: ARCHIPELAGOS AND ISLANDS AT THE MIRROR. SEA-ONES (FAROE and MYKINES, DENMARK), LAND-ONES (CARNIA AND SAURIS, ITALY)

E-Book, paper version in colour, I and II ed., and in black and white, 111 pages, 90 notes, 105 images (66 belong to the Photo Library of the A.)

E-Book

Colour I Ed.
https://www.amazon.it/dp/1521472084

Colour II Ed.

"black and white"
https://www.amazon.it/dp/1095009621



1. Preface 

2. An ethno-anthropological approach to two cultural distances 

3. Historical-geographical introduction 

3.1. The archipelago of the Fær Øer

3.2. Carnia (Cjargne)

3.3. Discussion 

4. The ethnic-cultural and linguistic identities 

4.1. Fær Øer, a small "community-nation"

4.2. Carnia, a strong regional identity. 

4.3. Discussion 

5. Man-environment relationship 

5.1. In the Fær Øer: the sea and the islands

5.2. In Carnia: the wood and the mountain.

5.3. Discussion 

6. The two economies between tradition and change 

6.1. Fær Øer: the bygd and the traditional community subsistence economy 

6.1.1. Fishing and grindadrap (the community whale hunting), fowling, cultivation and breeding 

6.1.2 The changing economy: oceanic fishing, shipyards and tourism 

6.2. Carnia: the traditional economy, the alimentary self-sufficiency 

6.2.1. The Carnian modern economy and the wood: industry and craftsmanship; tourism

6.3. Discussion 

7. The great existential crisis of yesterday 

7.1. The great Faroese crisis of the 1990s and the emigration

7.2. Carnia land of temporary and permanent emigration up to the 1960s and 1970s 

7.3. Discussion 

8. Two “islands” at the mirror: Mykines (Fær Øer) and Sauris (Carnia) 

8.1. Mykines (Fær Øer) 

8.2. Sauris (Carnia)

9. Bibliography 

9.1. Fær Øer

9.2. Carnia

lunedì 11 luglio 2022

47. UNA TETRALOGIA DELL'ESPLORAZIONE. VOL. 4 AMERICA

 

Il gruppo di lavoro di Alfred P. Maudslay nella giungla di Quirigua (Guatemala), 1883

   20 sono i personaggi presenti in questo libro, andati alla ricerca di Conoscenza (geografica, storica e culturale), ma anche di Avventura, dalla Groenlandia, alla Terra del Fuoco. Ed è stato l’amore per l’Avventura, coniugata sottilmente con la Conoscenza, che ha indissolubilmente legato tra loro queste figure. Dando vita ad uno straordinario filo conduttore, che si è andato snodando, dall’Artico fino a Capo Horn, attraverso epoche, culture, civiltà, popolazioni, territori, nel corso di una continua sfida dell’Uomo contro l’ignoto.

   Sette sono gli esploratori, quattro i naturalisti, sette sono anche gli archeologi, oltre a un geodeta e un geologo.

   Le loro nazionalità sono le più diverse. Al pari delle epoche, nelle quali hanno vissuto e operato: dall’anno Mille, alla fine del II° millennio.

   Tra loro, i conquistadores spagnoli, addentrandosi nell’ignoto e navigando lungo fiumi impetuosi, scopriranno cose mirabili e nuove terre, anche se si dovranno confrontare contro donne guerriere.

    Altri, inoltrandosi nel fitto delle giungle del Centro e Sud America, scopriranno i resti di superbe civiltà antiche, di cui si ignorava l’esistenza.

   Poi, attraversando da est a ovest il continente, incontreranno, spesso per la prima volta, le numerose tribù pellerossa del Nord America. Mentre, spingendosi profondamente all’interno del Sud America, si imbatteranno nelle bande degli indios. Non sempre d‘indole pacifica, tanto che, in qualche caso, i loro attacchi dovranno essere purtroppo respinti a fucilate.

   Gradatamente, uno dopo l’altro, mondi nuovi e inaspettati continueranno a disvelarsi davanti agli occhi sbalorditi e curiosi degli esploratori e susciteranno l’interesse scientifico di studiosi e ricercatori.

   A volte sarà la natura in toto l’oggetto privilegiato del pluriennale studio di un paio di scienziati, il cui raggio d’azione avrà le dimensioni di mezzo continente. O sarà solo uno dei suoi molteplici aspetti, a far sì che un pittore si interesserà al variopinto universo degli uccelli.

   Alcuni di essi si muoveranno per scopi più concreti. Andando alla ricerca, a cavallo e a piedi: dell’oro, delle Sette Città di Cibola, dell’Eldorado, di fantastiche città perdute nella giungla. Mentre qualcuno a dispetto di fantasiosi miraggi, ne troverà realmente una... Arroccata sopra i pianori di alte e inaccessibili montagne. Per secoli difesa dalla cupidigia degli uomini, grazie alla sua remota posizione, circondata com’era da giungle impenetrabili e dalle tumultuose acque di un fiume.

   E che dire, poi, di coloro che scopriranno l’esistenza di intere civiltà, del tutto ignote fino ad allora? Oppure contribuiranno a farle conoscere per ciò che veramente sono, senza dare adito a immaginifiche e mirabolanti ricostruzioni storiche?

   O, andando testardamente appresso ad un plurisecolare mito, dopo aver vagato per anni da un luogo all’altro del continente, c’è chi si troverà letteralmente “sotto i piedi” ciò che cercava? È allora che la leggenda, “facendo capolino” da quello che era stato sempre ritenuto solo un “libro delle favole”, diventerà tangibile realtà. Subito “cooptata”, per entrare a pieno diritto nel Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Non a caso, il padre di colui che, a suo tempo, soffiò l’alito vitale al “mito”, è anch’esso presente nel libro

   Neppure vanno dimenticati coloro che dedicheranno molti anni della loro vita al sacro fuoco della scienza geodetica, specializzazione ai più del tutto sconosciuta. Poiché abbandoneranno patria e famiglia, per cimentarsi, in un remoto angolo del mondo, in osservazioni, che ancora oggi appaiono del tutto astruse. Inoltre, per misurare l’arco di meridiano all’Equatore, si dovranno improvvisare alpinisti e scalare alte montagne e minacciosi vulcani, portandosi appresso le pesanti attrezzature dell’epoca! Qualcun altro, ancora, vagherà per anni tra giungle, fiumi e montagne, per poter disegnare i confini politici, tra Stato e Stato.

   Alcuni, per finanziare le proprie imprese, spesso assai costose dal punto di vista logistico, dovranno fare affidamento solo sulle proprie risorse, o sui contributi di istituzioni, giornali e facoltosi amici. Tre di loro sono invece benestanti. Anzi, due sono addirittura straricchi… Per cui il loro unico problema sarà quello di procurarsi sempre il miglior equipaggiamento esistente sul mercato. Così, negli anni ‘1920, ci sarà chi disporrà di: aereo, aerofotografia, radio rice-trasmittente

   Il libro narra anche di una spedizione scomparsa nel nulla, alla ricerca di un “sogno”, che un esploratore inglese aveva sempre tenuto gelosamente segreto. Ma anche delle decine e decine di missioni, andate invano a cercarla, per quasi un secolo.

   Il sogno riguardava l’esistenza di una città favolosa, descritta da un’antica cronaca, probabilmente apocrifa, situata in una regione, dove l’unica civiltà visibile ancora oggi è quella dei villaggi degli indios, immersi nelle boscaglie e circondati dai fiumi.

   A questo punto, però, si impone un ma…! Perché proprio in questi ultimi tempi, un antropologo americano, che da tredici anni ricercava tra gli indios, aiutato da una buona dose di fortuna e dalla sua perspicacia, due doti invero non secondarie, che si sono aggiunte al fatto che era anche un archeologo, affermerà come quella lontana fantasticheria avesse un fondamento di verità. Presumibilmente derivante da leggende tramandate di generazione in generazione dagli indios… Poiché ha scoperto ben venti insediamenti risalenti all’800-1600 d.C., collegati da strade, con case costruite con il materiale esistente nella regione: terra, legno, palme. Ogni insediamento aveva dai 2.000 ai 5.000 abitanti. Cioè numeri ben superiori a quelli degli odierni villaggi, che sono nell’ordine delle centinaia di anime. Poiché le città risalgono a ben prima dell’avvento dei brancos, i bianchi, con le loro malattie e la loro “pacificatrice” violenza. Una scoperta, confermata anche dai radar, dalle rilevazioni satellitari, dai sensori remoti, che ha una portata incredibilmente rivoluzionaria, poiché ha sconvolto le fondamenta stesse dell’Archeologia precolombiana. Tanto che andrebbero, forse, rivalutate le stesse “cronache”, sulle quali si basò la ricerca dell’esploratore scomparso!

   E dire che negli anni ‘1950 il figlio aveva, senza successo, sorvolato la zona. Così la recente straordinaria scoperta potrebbe essere stata resa possibile, grazie al cambiamento climatico, che ha amplificato e moltiplicato gli incendi, anche delle boscaglie del Mato Grosso… 

Nord America

1. Eirík “Il Rosso” (Eirík Thorvaldsson “Rauði”) e la colonizzazione vichinga di Grænland, la “Terra Verde”

2. Francisco Vásquez de Coronado, cercando l'oro, scoprì uno straordinario "giacimento" archeologico e culturale

3. Meriwether Lewis e William Clark: l'avventurosa scoperta del Nord America lungo 11.265 chilometri di terra indiana

....

   Prendete un pugno di uomini al comando di due soldati di professione. Aggiungete qualche guida, magari franco-canadese, capace di muoversi agevolmente, sia sui fiumi che sul terreno. Inserite uno schiavo negro come domestico e, infine, la moglie indiana di un trapper: ecco l’organigramma di quella che costituì la prima grandiosa traversata, da est a ovest, del continente nordamericano. Ma non basta... Pur essendo stati i primi ad oltrepassare le Montagne Rocciose, portandosi fin sulla sponda dell’Oceano Pacifico ed aver individuato numerose specie vegetali ed animali, il risultato "principe" della grandiosa, epica impresa non è stato, certo, il percorso seguito. Bensì l’incontro culturale (in un caso sarà purtroppo uno scontro fisico) con decine e decine di tribù di pellerossa, di cui per lo più si ignorava totalmente l'esistenza. Un “incontro” reciproco, naturalmente, perché saranno anche i primi bianchi (e negri) visti dalla maggior parte delle nazioni indiane…

(...) A marzo del 1806 viene abbandonato Fort Clatsop. Il viaggio di ritorno non ha storia, poiché quasi integralmente si ripercorrerà l’itinerario dell'andata. Salvo quando Lewis, dopo una temporanea divisione in due gruppi, si scontra lungo una scorciatoia con i Minnetaree, che uccidono due suoi uomini.

   Dopo due anni, quattro mesi e dieci giorni ed aver percorso 11.265 chilometri di terre ignote, i Corps of North West Discovery raggiungono nuovamente St. Louis. Hanno scoperto duecento specie botaniche e contattato tribù indiane, i cui membri comprendevano, sia coloro che parlavano un inglese elementare e indossavano cappotti e cappelli regalati da capitani di navi europei, sia coloro che non avevano mai visto prima d’allora un uomo bianco.…

   Servendosi anche delle carte disegnate dagli indiani (su pelle o stuoie, o tridimensionali disegnate sulla sabbia, spesso non orientate a nord, ma al tramonto, o all’alba, o in direzione del viaggio e con le distanze misurate in giorni), mappe, schizzi e appunti daranno vita alla Mappa del Nord America occidentale. Inoltre l’Estimate of Eastern Indians (...) costituisce un considerevole sforzo euristico, sistematico e comparativo, su circa cinquanta tribù e bande di pellerossa, strutturato su diciannove domande: etnonimi, numero di villaggi, tende, guerrieri, abitanti, partners commerciali, località di scambio, nazioni nemiche, alleati, ecc… A Fort Clatsop è stato invece elaborato l’Estimate of the Western Indians (...) Entrambe comunque forniranno un quadro pressoché completo del panorama etnico amerindiano: dalle pianure del Canada al Texas settentrionale, dall’ovest dei Grandi Laghi alle Montagne Rocciose. 

4. L'ornitologo che faceva il pittore: l'americano John J. Audubon, naturalista e celebre disegnatore di uccelli

...

   Le avevo viste in passato, ma allora non ci avevo fatto caso più di tanto: riproduzioni a colori di dipinti di uccelli, perfino non troppo esotici. Poi qualche anno fa, per approfondire le mie conoscenze sulla caccia agli animali, non solo marini, storiche (considerata l'estinzione di alcune delle specie trattate) e attuali, della zona di Terranova, mi appassionai ad un libro del grande Farley Mowat (1988), ben curato - come è uso fare - fin nei minimi dettagli scientifici. Nonostante l'argomento non fosse tra i più piacevoli, fu nondimeno una lettura avvincente. Quando parlava degli uccelli spesso il canadese faceva riferimento agli scritti di Audubon, che nella prima metà del XIX secolo fu testimone di raccapriccianti episodi di caccia, in Canada. Per il modo atroce con cui, perpetuando un comportamento utilizzato ampiamente in passato, si massacravano gli uccelli delle numerose colonie presenti nelle isole del Golfo del San Lorenzo. Per l'enorme quantità di uccelli abbattuti e di uova distrutte. Un autentico sterminio, più che un "gioco al massacro" che, evidentemente, non poteva rimanere senza conseguenze. Più tardi alcune specie si estinsero, mentre altre videro il loro numero drasticamente contrarsi.

Martin pescatore con cintura, ca. 1851. (Houghton Library, Università di Harvard)

   Audubon nel corso di un viaggio in Labrador e in Nuova Scozia (1833) si rende conto di quanto orribile sia quel commercio di uova e di piume. Nel 1821 aveva già visto nei pressi di New Orleans altri massacri perpetrati da cacciatori. 48.000 pivieri furono abbattuti in un giorno da duecento di loro. Ora in Canada si imbatte, prima in un gruppo di cercatori d'uova, che aveva già raccolto qualcosa come 40.000 uova di uccelli. Poi si aggrega ad un'altra "banda" composta da otto uomini, che si spostano di isola in isola a bordo di una fetida barcaccia. Nelle piccole isole popolate solo da volatili, i raccoglitori scendono, sparano e distruggono, calpestando e schiacciando meticolosamente e selvaggiamente ogni uovo, inclusi quelli con i pulcini formati. Non rimarrà un sol uovo integro!

5. La scoperta di Vínland, l'America dei Vichinghi. Così Helge Marcus Ingstad, esploratore e archeologo norvegese, trasformò un mito in un fatto storico

Centro America

6. Da Wall Street alla scoperta della civiltà Maya: l’avvocato americano diventato archeologo, John Lloyd Stephens, autore della prima seria indagine nello Yucatán

Disegno di Catherwood del cenote di Bolonchén (Campeche). Gli indios scendevano nel pozzo naturale, grazie a questa gigantesca scala


Quarta di copertina: l’A.dall’alto della grande piramide Maya Nohoch Mul (42 m), di Cobà, Quintana Roo (penisola dello Yucatan), Messico. Stephens (cap.6) ne aveva sentito parlare nel 1842, ma la sua remota posizione gli impedì di raggiungerla, tanto che preferì studiare il sito Maya di Tulum, sulla costa del Mare dei Caraibi. L’archeologo Eric Thompson, maggiormente noto per lo straordinario lavoro (immersione compresa) effettuato nel cenote sacro di Chichén Itzá (cap. 8), visitò invece il sito diverse volte negli anni ‘1920-30 
(© Franco Pelliccioni) 
7. Un perfezionista nella terra dei Maya: l'inglese Alfred P. Maudslay "padre dell'archeologia scientifica sul campo" in Mesoamerica

8. Tra i Maya e i loro discendenti: l’archeologo Alfred Marston Tozzer, il massimo studioso dell'antica civiltà mesoamericana

9. Quei "cabezones" degli Olmechi. Nel 1954 Matthew W. Stirling, l’uomo della Smithsonian, ultimava la sua ricerca su una delle più antiche civiltà mesoamericane da lui scoperta

Matthew Stirling accanto all’Altare 5 di La Venta
(dal documentario Exploring Hidden Mexico del 1943, Smithsonian Institute National Anthropological Archives)

Nel corso delle spedizioni effettuate da Matthew Williams Stirling nel 1938-46 nella regione degli Olmechi, Messico meridionale, vennero scoperte colossali teste in pietra vecchie di 2.500 anni. Come questa, una delle tre riportate alla luce presso il sito di La Venta. Probabilmente raffigurava una divinità o un potente condottiero

Sud America

10. Lungo il Rio delle Amazzoni. Fu il luogotenente di Pizarro, Francisco de Orellana, che per primo discese il grande fiume

...

L’incontro-scontro con le Amazzoni, giugno 1542

  "Era una regione "bella dove crescevano querce sempreverdi e sugheri". Qui gli indios, e non solo loro… attaccarono gli spagnoli. Fra' Gaspar de Carvajal, cronista della spedizione, ricorderà come: "essi erano soggetti e tributari delle Amazzoni, e avendo saputo del nostro arrivo erano andati da quelle a chiedere aiuto, e qui vennero almeno dieci o dodici di esse, perché noi stessi vedemmo queste donne, che combattevano davanti a tutti gli indiani come donne capitane, ed esse si battevano così coraggiosamente che gli uomini non osavano fuggire e chiunque tentasse di fuggire lo uccidevano con le mazze (…) Queste donne sono assai bianche e grandi, e portano i capelli lunghissimi intrecciati e avvolti attorno al capo, e sono molto robuste [e vanno quasi nude, con le parti intime coperte], con le frecce e gli archi in mano, e combattono con vigore di dieci guerrieri indiani…".

Sono le leggendarie Amazzoni!

(...) D'altra parte l'esistenza di villaggi di sole donne, accertata già da Colombo e ricordata da Walter Ralegh, dopo il suo primo viaggio in Guyana del 1595, venne confermata nel 1878 da Jules N. Crévaux che, in un villaggio del Rio Parú (affluente del Rio delle Amazzoni), si era imbattuto in un villaggio di sole donne. Del resto: Un'«agricoltura relativamente progredita, presenza di culti elevati, grande importanza della guerra, formano, con la posizione elevata della donna o di certe donne di particolare lignaggio e aventi mansioni anche sacerdotali, un quadro storico-culturale coerente». La discordanza sulla loro localizzazione sarebbe invece dovuta alle pressioni esercitate dalle storiche migrazioni dei Tupinambá (di lingua Tupi-Guaranì), successive al viaggio dell'Orellana, che avrebbero sconvolto per sempre il tessuto geo-etnico di numerosissimi popoli indios.

“Arrivo della flotta bellica dei Tupinamba, carica di prigionieri. A destra un prigioniero viene ucciso in due maniere: con la freccia e con la mazza, più in fondo lo si squarta e lo si prepara” (dalla Warhaftig Historia…in: Neuen Welt di Hans Staden,Marburgo, 1557)

11. Quell'irrequieto misuratore della terra: Charles-Marie de la Condamine, matematico, geodeta nonché avventuroso esploratore

12. I Tropici visti da un prussiano. Nel 1804 il Barone Friedrich Heinrich Alexander von Humboldt, naturalista e geografo, ultimava la sua storica esplorazione in Sudamerica

13. La vita avventurosa di un paleontologo: il francese Alcide d'Orbigny, viaggiatore, naturalista e padre della micropaleontologia

14. L'uomo che esplorò la Guyana: l'esploratore e naturalista sir Robert H. Schomburgk, prussiano di nascita, al servizio dell'Inghilterra

15. John Louis Rudolphe Agassiz, lo scienziato celebrato da Longfellow. Zoologo, naturalista, paleontologo, glaciologo svizzero-statunitense

16. I tesori dissepolti del Perù archeologico: Max Uhle, uno tra i principali studiosi delle antiche culture andine

17. Uno dei grandi misteri della storia delle esplorazioni. "L'archetipo di "Indiana Jones", il colonnello ed esploratore inglese Percy Harrison Fawcett, scomparve nel 1925, cercando una fantomatica città perduta nel Mato Grosso brasiliano

...

   "Il celebre esploratore britannico Percy Harrison Fawcett (1867-1925?) scomparve infatti nel nulla, quando nel 1925 si mise alla ricerca dei resti di una città leggendaria: forse parte dell'Atlantide?!    "Attraverseremo lo Xingú al decimo Parallelo e ci inoltreremo diritti verso est, attraverso il Tocantins. Superato questo, là dove s'incontrano gli Stati di Goiáz, Piauí e Baía, si trova "Z", il mio obiettivo principale... Quando avremo terminato le nostre ricerche ci sposteremo verso est fino al São Francisco (...) non molto lontano, dall'altra parte del fiume, si trova la città del 1753, che intendo visitare prima di uscire dalle zone selvagge a Salvador". Non sapeva che, dopo la sua sparizione, egli stesso sarebbe diventato una leggenda!

(...) Il 29 maggio del 1925 due mulattieri brasiliani rimandati indietro recano l'ultima lettera indirizzata alla moglie: "penso che verremo a contatto con gl'Indiani tra una settimana o una decina di giorni. Siamo qui al Campo del Cavallo morto, a 11°43' di latitudine Sud e 54°35 Ovest, esattamente nel punto in cui morì il mio cavallo nel 1920 (…) Non devi temere che non si riesca".

  La spedizione, alla quale partecipano il figlio primogenito ventunenne Jack e il suo amico Raleigh Rimmel, è in procinto di lasciare le sorgenti dello Xingú, per inoltrarsi in terre sconosciute!

   Da quel momento non si saprà più nulla. Va ricordato come la spedizione fosse "leggera", cioè in grado di inoltrarsi più agevolmente nelle terre degli indios, senza tema di venire scambiati per invasori. Anche perché la loro stessa sopravvivenza era legata alle risorse dei luoghi.

   "Se non dovessimo tornare", aveva sostenuto, "non voglio che vengano a cercarci con spedizioni di soccorso. È troppo pericoloso. Se con tutta la mia esperienza, non riusciamo noi a farcela, che speranza può esserci per gli altri? Ecco perché non voglio dire esattamente dove andiamo. Sia che riusciamo a salvarci e ritornare, sia che lasciamo là le nostre ossa a marcire, una cosa è certa. La soluzione dell'enigma dell'antica America del Sud - e forse di tutto il mondo preistorico - si troverà solo quando le antiche città saranno ritrovate e aperte alla ricerca scientifica. Che queste città esistano, lo so con certezza...".

   “Se il viaggio non avrà successo, tutto il mio lavoro nell’America meridionale si concluderà con un fallimento, poiché non potrò fare più nulla. Sarò inevitabilmente screditato come visionario, accusato di volermi soltanto arricchire personalmente(…)

ALLA RICERCA DI FAWCETT: IERI (1927-1957)

(...) Molti hanno supposto che gli indigeni locali li abbiano uccisi, poiché a quel tempo diverse tribù vivevano nelle vicinanze: i Kalapalo, che furono gli ultimi a vederli, o gli Arumá, i Suyá o i Xavante, nel cui territorio stavano penetrando. Entrambi i giovani erano malati e camminavano con difficoltà quando sono stati visti l'ultima volta, ma non ci sono prove che furono uccisi. È probabile che siano morti per cause naturali nella giungla brasiliana”.

   Si dovranno comunque aspettare oltre venticinque anni, per avere la conferma dell’inesistenza di quella città, almeno come l’aveva concepita Fawcett, grazie alle due spedizioni e relative ricognizioni aeree effettuate nel 1952-4 dal figlio Brian (1906-1984). Sarebbero infatti tutte fallite quelle che, a partire dal 1927, si organizzarono, per individuare le tracce del colonnello e dei suoi compagni. Incluse quelle dei singoli individui che, a vario titolo, in quegli anni già si trovavano, o si inoltrarono, nel Mato Grosso, per cercarlo, spesso perdendovi anche la vita.

(...) 1931

   Nella regione del fiume Kuluene la spedizione antropologica dell’Università della Pennsylvania diretta da Vincent Petrullo (1906-1991) si imbatte in indios Kalapalo, che avevano incontrato i tre uomini scomparsi. A quanto pare i giovani erano malati e non volevano proseguire. Per cinque notti gli indios da lontano videro innalzarsi il fumo del loro accampamento, poi più nulla. Più tardi constateranno che l’accampamento era stato abbandonato. Questa sarà la versione “ufficiale”, più meno integrata da altri particolari, che da allora in poi sarà fornita dai Kalapalo sulla misteriosa scomparsa della spedizione…

Uomini della tribù Kalapalo

   Petrullo ritiene che Fawcett probabilmente “è morto di sete, fame o malattia. Da qualche parte nelle dense foreste ad est del fiume Kuluene. Credo sia impossibile per il colonnello Fawcett essere vivo in una regione che non si conosce. Là le notizie viaggiano velocemente. Specialmente se riguardano uomini bianchi, perché ce ne sono pochi”.

(...) 1932

   A questa nobile “gara” prende parte anche un personaggio che, interessandomi a Ella Maillart, a suo tempo avevo debitamente citato: il giornalista del Times di Londra Peter Fleming (1907-1971), fratello del più noto Ian, il creatore di James Bond. Infatti la grande viaggiatrice e scrittrice svizzera lo incontrerà a Pechino nel 1935 ed effettuerà con lui uno straordinario viaggio fino in India.

(...) Dopo aver letto un’inserzione apparsa sul Times: “spedizione esplorativa e sportiva, con guida esperta, partente Inghilterra giugno per esplorare Brasile centrale, se possibile accertare fine colonnello Fawcett; caccia abbondante, piccola e grossa; pesca eccezionale; posto libero per due fucili; referenze reciproche”, come corrispondente del giornale partecipa alla spedizione organizzata da Robert Churchward. Raggiungendo con la guida di due indios Tapirapé l’Alto Xingú e il “Campo del Cavallo Morto”, l’ultima posizione conosciuta della spedizione. Purtroppo la missione è destinata a fallire, per i dissapori con il leader sul campo, il capitano Holmani”.

18. L'Amazzonia di Alexander Hamilton Rice. Una singolare figura di esploratore, medico e geografo statunitense nel Sudamerica degli anni venti

...

Il sanguinoso attacco dei Guaharibo (Yanoáma), 1920

   Nel gennaio del 1920 Hamilton Rice è accampato, con la sua numerosa e bene armata spedizione, nei pressi delle rapide Guaharibo (Venezuela), tra Venezuela e Brasile, sul lato occidentale della Sierra Parima, al confine con il territorio degli indios Guaharibo (“le bianche scimmie urlatrici”). A piedi ha raggiunto faticosamente la zona, dopo aver lasciato l’Eleanor II, la sua imbarcazione di oltre 13 metri. E i Guaharibo costituiscono un gruppo Yanoáma, definito dall’antropologo Chagnon, che decenni dopo vi condurrà una ricerca, il “Popolo Feroce”, per la loro determinata resistenza agli stranieri. Oltre tutto discendono dai guerrieri che, meno di due secoli prima (1763), avevano selvaggiamente combattuto contro gli spagnoli...

   Subito si avvicina una banda di indios, dalle intenzioni non certo pacifiche. Provvisti, come sono, di lunghi archi, frecce e mazze. Si cerca perciò di parlamentare in spagnolo, ma anche in Tupí-GuaraníMakiritari. Facendo il gesto di donare coltelli, ami e specchi. Atteggiamento che viene però frainteso e scambiato come segno di debolezza. Imbracciati archi e frecce, quattro indios sono pronti a colpire. Ritenendosi sotto attacco, gli esploratori, dotati di fucile, carabina e revolver, dapprima sparano in aria. Poi ad altezza d’uomo, dopo che una freccia al curaro, lunga 2 m, si infilza accanto ad Hamilton Rice. Così vengono uccisi due indios e l’assalto è respinto, ma la spedizione dovrà essere interrotta. Hamilton Rice più tardi scriverà: “non c'erano alternative, loro erano gli aggressori, sdegnando ogni tentativo di parlamentare o di tregua, ci hanno costretto alla difesa, cosa che risultò disastrosa per loro e una profonda delusione per me”.

19. Machu Picchu: la "Vecchia Cima" perduta tra le nuvole. La città degli Incas scoperta nel 1911 dall’archeologo americano Hiram Bingham

...

   "E dire che fino ad allora non si era molto fidato di quel ragazzino Quechua, che gli avevano affibbiato come guida… Poi, non essendo uno specialista nel campo, pensa che nessuno crederà mai alle sue parole. Fortuna che con sé ha una macchina fotografica. Potrà così riprendere ciò che incredibilmente ha davanti agli occhi: Machu Picchu, la città perduta degli Inca. Una maestosa città, dalla raffinata architettura, che impressiona per come è stata pianificata. Adattandosi perfettamente all’ambiente che la circonda, inclusi i due splendidi picchi, coperti da nuvole. Oltre tutto c’è uno straordinario panorama mozzafiato, visto il dislivello di oltre 300 m!

Come si presentava Machu Picchu a Bingham nel 1912, dopo i primi lavori di pulitura (da: National Geographic, aprile 1913)

   “Posto com’era nella zona più aspra della più difficile regione delle Ande centrali, il santuario era rimasto sconosciuto per secoli. Nessuna zona degli altipiani del Perù è meglio difesa da baluardi naturali: un canyon stupendo, che sprofonda nel granito per centinaia e centinaia di metri, presentando difficoltà tali da scoraggiare anche il più ardito scalatore moderno. Eppure fu proprio qui, in un remoto angolo del canyon, su una piccola cresta fiancheggiata da tremendi precipizi, che un popolo dalla raffinata civiltà artistica, ricco di inventiva, perfettamente organizzato e capace di sostenere i più duri sforzi, eresse un magnifico santuario in onore della maggiore divinità del suo pantheon, il Sole"

20. Avventure etnologiche di un grande geologo. Versatile e intrepida figura quella di Victor Oppenheim, scienziato franco-lettone, studioso del Sudamerica

Da: ALLA SCOPERTA DEL MONDOArcheologi, Esploratori, GRANDI VIAGGIATORI, Geologi, Naturalisti, Paletnologi. 

VOL. 4: AMERICA 

E-Book, versione cartacea in bianco e nero, 253 pp, 243 note,  Bibliografia, 197 immagini (14 sono dell'A.), Appendice ("Narrazione Storica di una Grande, Nascosta Città Antichissima, Senza Abitanti. Che Venne Scoperta nel 1753", conservata con il n.512 nella Biblioteca Nazionale di Rio de Janeiro)





INTRODUZIONE 

NORD AMERICA 

1. EIRÍK “IL ROSSO” (EIRÍK THORVALDSSON “RAUÐI”), ca. 945-950- ca. 1002 

In Groenlandia 

In Islanda 

Si naviga verso la “Terra Verde” 

2. FRANCISCO VASQUEZ DE CORONADO, 1510-1554 

3. MERIWETHER LEWIS, 1774-1809 e WILLIAM CLARK, 1770-1838 

4. JOHN JAMES AUDUBON, 1785-1851 

5. HELGE INGSTAD, 1899-2001 

La visita di Anse-aux-Meadows (isola di Terranova), alla personale “scoperta” di Vínland 

Alla ricerca della mitica Vínland 

Biografia 

Governatore della Terra di Eirík il Rosso (1932-33), Groenlandia orientale, quindi Governatore delle Svalbard

Tra gli Apache, 1938; i Nunamiut alaskani, 1950-51; in Groenlandia, 1953 

CENTRO AMERICA 

6. JOHN LLOYD STEPHENS, 1805-1842 

L’incontro a Londra con l'artista e architetto Frederick Catherwood, 1836

Il contratto da firmare prima della partenza per il Messico, 1839 

La spedizione si inoltra nella regione dei Maya, 1839 

7. ALFRED PERCIVAL MAUDSLAY, 1850-1931 

Centro America, Indie occidentali, Queensland australiano, Polinesia 

Tra i Maya: Honduras britannico (Belize), Guatemala, Messico, 1880-1894 

8. ALFRED MARSTON TOZZER, 1877-1954 

Nello Yucatán, tra le rovine Maya e gli indios Lacandoni, 1902-1905 

In Guatemala, 1910-11 

9. MATTHEW W. STIRLING, 1896-1975 

Biografia 

Florida, Sud Dakota, Nuova Guinea, 1923-1927 

In Sud America, 1928-1932 

Mesoamerica e America Centrale: la scoperta delle “teste” degli Olmechi, 1938-1946 

Panama, Ecuador, Costarica, Jalisco (Messico), 1948-1967 

SUD AMERICA 

10. FRANCISCO DE ORELLANA, 1500-1545

L’incontro-scontro con le Amazzoni, giugno 1542 

Alla ricerca dell’Eldorado 

La spedizione lascia Quito, 1539 

Si naviga, prima lungo il Rio Napo, poi nel Rio “non ancora” delle Amazzoni… 

Le Amazzoni 

È raggiunta Nueva Cádiz, agosto 1542 

La seconda spedizione, 1545 

Le Amazzoni e gli indios Tupinambá 

11. CHARLES-MARIE DE LA CONDAMINE, 1701-1774 

Colombia, Panama, Ecuador, 1735-36 

Marzo 1743: “l’arco è misurato”… 

12. FRIEDRICH HEINRICH ALEXANDER VON HUMBOLDT, 1769-1859 

Parla Humboldt 

Cenni biografici 

13. ALCIDE CHARLES VICTOR MARIE DESSALINES D'ORBIGNY, 1802-1857 

In Sud America, tra pericoli di ogni natura, attacchi di pirati e corsari, percorre 3.500 km, ricercando nei più vari campi e collezionando un’immensa mole di materiali, 1826-1834 

Ritorno in Francia, 1834 

14. SIR ROBERT HERMANN SCHOMBURGK, 1804-1865 

Cartografo nelle isole Vergini, 1831-1835 

Nella Guyana britannica, 1835-1839 

Traccia i confini tra Guyana, Venezuela e Brasile, 1840-1844 

15. JEAN LOUIS RUDOLPHE AGASSIZ, 1807-1873 

Biografia 

Vienna, Parigi, Neuchâtel 

Tra i ghiacciai delle Alpi, 1837 

Tra i ghiacciai della Scozia, 1840 

Stati Uniti, dal 1846 

La spedizione Thayer (Brasile), 1865-66 e la crociera dell’Hassler, 1871-1872 

16. MAX UHLE, 1856-1944 

Argentina, Bolivia, Perù, 1892-1897 

Ancora in Perù, 1899-1901, 1903-1909 

In Cile, 1912-1918 

In Ecuador, 1919-1933 

Di nuovo in Perù, 1939-1942 

17. PERCY HARRISON FAWCETT, 1867-1925? 

L’autentico Indiana Jones, nel corso della sua ultima esplorazione sudamericana, alla ricerca di una civiltà perduta, scompare nel nulla (1925)

La biografia di un eccezionale, coraggioso, visionario include ben otto esplorazioni, tra Bolivia e Brasile 

Le ultime notizie dal Campo del Cavallo Morto: 29 maggio 1925 

La rivalità Fawcett-Alexander Hamilton Rice 

Una misteriosa scomparsa 

ALLA RICERCA DI FAWCETT: IERI (1927-1957) 

ALLA RICERCA DI FAWCETT: “OGGI” (1982-2005) 

L’incontro con l’esploratore Fawcett, secondo la narrazione tramandata oralmente dai Kalapalo 

La straordinaria scoperta nel Mato Grosso di una rete di città precolombiane: Kuhikugu. Fawcett aveva quindi ragione? 

18. ALEXANDER HAMILTON RICE JR., 1875-1956 

Una biografia “molto” al di sopra delle righe

Sette spedizioni in Amazzonia, 1901-1925 

Il sanguinoso attacco dei Guaharibo (Yanoáma), 1920 

Nel corso dell’ultima spedizione modernamente equipaggiata (utilizzo dell’aereo e dell’aerofotografia, disponibilità di una radio rice-trasmittente) viene girato il primo documentario sull’Amazzonia, 1924-1925 

19. HIRAM BINGHAM, 1875-1956 

L’incredibile scoperta sulle Ande peruviane, 1911 

Biografia 

Una prima spedizione sulle tracce di Bolivar (Venezuela, Colombia) è seguita da quella della strada spagnola, tra Argentina e Perù, 1906-1908 

La Yale University Peruvian Expedition e la scoperta di Machu Picchu, che ritiene essere Vilcabamba, 1911 

20. VICTOR OPPENHEIM, 1906-2005 

Biografia 

In Sud America 

Argentina, dal 1930 

Brasile e Perù, 1935-36 

Cinquanta spedizioni tra Ecuador (9 spedizioni), Colombia (23), Bolivia (8), Perù (10), 1937-1949 

Stati Uniti, e non solo… 

APPENDICE 

BIBLIOGRAFIA 

362. SOMMARIO DEFINITIVO DEL VOL. II (MEDITERRANEO) DEL LIBRO: PIRATI, CORSARI E CONTRABBANDIERI, TRA ATLANTICO DEL NORD E MEDITERRANEO, XV-XX SECOLO (ESERGO COMPRESO)

  Figura 77. Il Palazzo dei Gran Maestri [ RODI ] fotografato con il teleobiettivo dalla Torre dell'Orologio. È evidente perché sia stat...