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domenica 25 ottobre 2026

447. Due isole nate dal mare: il riflesso profondo tra l'Islanda e la Sicilia. Da: "Ai Confini D’Europa. Viaggio-ricerca nell’Islanda dei vulcani…"

 

La HMS Melville al largo dell’isola vulcanica Graham [Ferdinandea], 1831, National Maritime Museum [l’immagine non figura nel libro] 

Le recenti scosse di terremoto registrate nel Mar Tirreno, al largo di Alicudi e Filicudi, hanno riacceso l'attenzione dei media sul Marsili, il gigantesco vulcano sottomarino che riposa nei nostri fondali. Sebbene gli esperti dell’INGV abbiano prontamente escluso un legame diretto tra la sismicità attuale e un risveglio del colosso, l'evento ci ricorda la potenza invisibile dei vulcani sommersi. Una forza primordiale capace, talvolta, di generare nuova terra.

Nel corso delle mie ricerche, mi sono appassionato al destino di due isole nate proprio da improvvise eruzioni sottomarine, specchio di due destini geologici e geopolitici opposti: l'una emersa al largo dell'Islanda, l'altra al largo della Sicilia.

Dal 1963 l’arcipelago islandese delle Vestmannaeyjar ha un’isola in più: Surtsey

Durante il mio soggiorno a Heimaey, l'unica isola stabilmente abitata dell'arcipelago, ho avuto il piacere di intervistare Jóhann Friðfinnson – per tutti "Jo on the Hill" –, simpaticissimo Direttore del Museo Folk (Byggðasafn) ed ex sindaco della città tra il 1962 e il 1966. Con un sorriso, Jo mi ha confidato di essere stato probabilmente l'unico amministratore pubblico al mondo ad aver iniziato il proprio mandato con un determinato territorio e di averlo lasciato, alla scadenza, notevolmente ampliato.

Tutto accadde all'improvviso. Il 14 novembre 1963, alcuni pescatori che navigavano a circa 20 chilometri a sud-ovest di Heimaey si accorsero che qualcosa di insolito stava avvenendo sotto la chiglia delle loro imbarcazioni. Avvertito un forte odore di zolfo, videro una densa colonna di vapore ergersi dalle acque proprio nella zona in cui avevano gettato le reti.

Il giorno successivo, dalle onde emerse una lingua di terra che andò sviluppandosi quotidianamente. Fu l'inizio di una straordinaria eruzione sottomarina che, per circa quattro anni, avrebbe tenuto a battesimo una nuova terraferma, la più distante dal cuore dell'arcipelago. Gli abitanti di Heimaey mi hanno raccontato come quel braciere in mezzo all'oceano, visibile da gran parte dell'isola, divenne per lungo tempo un eccezionale spettacolo quotidiano. Un panorama memorabile soprattutto per gli innamorati del posto.

Alla nuova terra fu dato il nome di Surtsey, da Surtur, il gigante della mitologia vichinga possessore del fuoco primordiale.

"L’isola che c’è": uno straordinario laboratorio a cielo aperto

Oggi Surtsey è una riserva naturale integrale. L'accesso è severamente vietato e riservato esclusivamente agli scienziati, che per la prima volta nella storia moderna hanno la possibilità di studiare un unicum biologico e geo-vulcanologico.

L'isola ha attualmente una superficie di 1,7 chilometri quadrati e raggiunge un'altezza massima di 169 metri. I batteri furono i primi organismi viventi a comparirvi, seguiti dagli uccelli marini che cercavano cibo nelle acque di marea attorno al cratere. Nel 1965, sulla sabbia vulcanica spuntò la ruchetta marina (Cakile maritima): la prima pianta vascolare a colonizzare l'isola.

Nel 1987, a ventiquattro anni dall'eruzione, i botanici vi avevano già catalogato ben 25 specie di piante superiori, i cui semi erano stati trasportati dalle correnti marine dalle coste meridionali dell'Islanda o portati in volo dagli uccelli migratori provenienti dall'Europa continentale. Oggi l'isola è un fondamentale punto di sosta per l'avifauna, ospita cinque specie di uccelli nidificanti e le suas spiagge nere sono regolarmente frequentate dalle foche.

Nel corso della mia ricerca a Heimaey, grazie all’interessamento del collega Gísli Pálsson, all'epoca Capo del Dipartimento di Antropologia dell'Università d'Islanda (Háskóli Íslands), ho avuto il privilegio di alloggiare nel laboratorio scientifico diretto dal biologo marino Pall Marvin Jónsson, istituito proprio per monitorare l'evoluzione biologica di Surtsey. Purtroppo non mi fu possibile sbarcare direttamente sull'isola: la mattina in cui sarei dovuto partire a bordo di un gommone insieme all'équipe, le condizioni proibitive del mare artico non lo permisero. Un'occasione mancata che, tuttavia, nulla toglie al fascino di quel santuario naturale.

“L’isola che non c’è”: il precedente mediterraneo della Ferdinandea

Se Surtsey rappresenta l'ultima terra "nuova" stabilmente creata nel mondo, nel periodo medio-breve la situazione potrebbe cambiare proprio nei nostri mari. Gli esperti del CNR hanno più volte acceso i riflettori sull'attività sommersa nel Mar Tirreno, tra Salerno e Cefalù, da parte del Marsili. Questo gigante sottomarino – il più grande d'Europa, lungo 65 chilometri e largo 40, con una vetta che si eleva per 3000 metri dal fondale arrivando a circa 500 metri dalla superficie – desta attenzione non solo per le sue emissioni idrotermali, ma per il rischio che un eventuale e massiccio crollo di materiali dai suoi fianchi instabili possa innescare un maremoto distruttivo per le coste tirreniche di rispetto.

La possibilità che un'eruzione sottomarina crei un'isola nel cuore del Mediterraneo non è però una fantasia fantascientifica: è già accaduto nel XIX secolo. Il 13 luglio 1831, nel Canale di Sicilia, un vulcano sottomarino diede improvvisamente vita a un lembo di terra. L'evento generò terrore tra le popolazioni costiere e una profonda agitazione geopolitica. Le potenze dell'epoca paventarono addirittura che l'eruzione potesse formare un'intera catena montuosa sommersa capace, alla fine, di unire stabilmente la Sicilia alla Tunisia.

I Borboni non persero tempo: inviarono immediatamente sul posto la corvetta Etna e battezzarono la neonata terra Isola Ferdinandea, in onore di re Ferdinando II. Ben presto, però, sul teatro dell'eruzione comparvero altri due agguerriti protagonisti della scena politica continentale. Gli inglesi arrivarono per primi, ne reclamarono il possesso e la ribattezzarono Graham. Poco dopo fu il turno dei francesi, che mandarono sul posto Constant Prévost, celebre fondatore della Società Geologica di Francia. I transalpini piantarono la loro bandiera e la chiamarono Giulia.

Prévost studiò approfonditamente quelle rocce fumanti, offrendo una descrizione memorabile: paragonò l'eruzione vulcanica sottomarina a "una bottiglia di champagne quando viene stappata". Nel frattempo, accumulando scorie e tefrite, l'isola aveva raggiunto i 70 metri d'altezza e i 700 metri di diametro.

Un potenziale e gravissimo incidente diplomatico anglo-francese per la sovranità di quel prezioso avamposto strategico nel Mediterraneo venne brillantemente scongiurato... dall'isola stessa. Costruita con materiali piroclastici incoerenti e friabili, la Ferdinandea non resistette all'azione erosiva del moto ondoso. Il 28 dicembre dello stesso anno, ad appena sei mesi dalla sua nascita, scomparve misteriosamente così come era apparsa, inghiottita nuovamente dalle onde del Canale di Sicilia. L'isola che non c'era, era tornata a essere un banco sottomarino.

AI CONFINI D’EUROPA. VIAGGIO-RICERCA NELL’ISLANDA DEI VULCANI, DEI GHIACCIAI, DELLE SAGHE, DEL MONDO VICHINGO

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11. LO SNÆFELLSNESJÖKULL, PUNTO DI PARTENZA DELLE IMPRESE VICHINGHE IN TERRA AMERICANA; 
12. I VULCANI HELGAFELL E ELDFELL A HEIMAEY, ARCIPELAGO DELLE ISOLE VESTMANNAYJAER: CRONACA DI UNA DRAMMATICA ERUZIONE ISLANDESE "A LIETO FINE"; 
13. LA GRANDE FESTA POPOLARE DI ÞHJÓÐHÁTÍÐ, HEIMAEY; 
14. SURTSEY, L'ISOLA VENUTA DAL MARE; 
15. NEL “TRIANGOLO D’ORO” ISLANDESE; 
16. SKÁLHOLT, PRIMA SEDE EPISCOPALE DELL’ISOLA; 
17. L'HEKLA: LA "PORTA" MEDIEVALE DELL'INFERNO; 
18. NELL'ISLANDA MERIDIONALE, LA TERRA DELLE SAGHE E I VULCANI EYJAFJÖLL E KATLA; 
19. LA CATASTROFICA ERUZIONE DEL LAKI DEL 1783-84 RISCHIÒ DI FAR SGOMBRARE L'INTERA ISOLA; 
20. SOTTO IL VATNAJÖKULL SI NASCONDE LA POTENZA DISTRUTTIVA DI TRE VULCANI; 
21. VIAGGIO AL CENTRO DELL’ISLANDA SULLA RING ROAD, DALLA COSTA MERIDIONALE AL LAGO MYVATN; 
22. SPEDIZIONE NELLA REMOTA REGIONE ISLANDESE DELL'ASKJA: DA SECOLARE RIFUGIO DEI FUORILEGGE A PALESTRA DEGLI ASTRONAUTI STATUNITENSI DELL'APOLLO; 
23. NELLA STORIA DELLE ESPLORAZIONI SCIENTIFICHE DUE MISTERI "GEOLOGICI" TRA EUROPA E AFRICA; 
24. UNA "DISCESA" NELL'INFERNO DANTESCO DEL VULCANO KRAFLA IL LAGO MÝVATN. LA CASCATA DI GOÐAFOSS; 
25. ALLA SCOPERTA DELLA CITTA’ DI AKUREYRI, CARATTERIZZATA DA UN MICROCLIMA PARTICOLARMENTE MITE PER GLI STANDARD DELL'ISOLA; 
26. L’ISOLAMENTO GEO-STORICO DELL’ISLANDA; 
27. VIAGGIATORI IN ISLANDA (XV-XVIII SECOLO); 
28. VIAGGIATORI IN ISLANDA DEL XIX SECOLO; 
29. ALL’INIZIO DEL XIX SECOLO GIUNGE UN VIAGGIATORE INVERO “SINGOLARE”: È HANS JONATAN, PRIMO UOMO DI COLORE IN ISLANDA; 
30. RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI; 
31. MINI-GLOSSARIO GEOGRAFICO 
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TUTTI I DATI (ECONOMICI, STATISTICI, DEMOGRAFICI, ETNOGRAFICI, ECC.) CONTENUTI NEI MIEI LIBRI SONO STATI ACCURATAMENTE VERIFICATI, INTEGRATI E AGGIORNATI AL MOMENTO DELLA LORO PUBBLICAZIONE.


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