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venerdì 18 settembre 2026

433. Dal libro "Nell'arcipelago degli Uomini-Uccello di St Kilda": Il naufragio del 1876 e l'invenzione della St Kilda Mail


Figura 23. Così si inviavano le lettere sulle coste occidentali della Scozia  grazie alla St Kilda-Mail (Cherry Kearton, 1896)


“Era un giorno foschioso, ma tranquillo [29 agosto 1930]. Dalla mattina presto l’HMS Harebell, la nave che doveva trasportare gli isolani nelle nuove case, era all’ancora nella Village Bay. Con le pecore e le mucche via e i cani morti, l’evacuazione della gente poteva iniziare. Si impacchettarono le ultime cose, i beni portati giù al molo, le casse caricate sull’Harebell. La maggior parte dei mobili, letti, sedie, telai, come pure le barche, gli attrezzi agricoli e per l’intrappolamento degli uccelli doveva essere lasciato”.

L'arcipelago di St Kilda è un pugno di isole nell’Atlantico del Nord, avanzo di un vulcano attivo 60 milioni di anni fa, situato cinquanta mi-glia nautiche ad ovest dell'isola di Harris, nelle Ebridi Esterne. Dal 1930 è popolato esclusivamente da uccelli e pecore di una razza speciale, oltre al personale civile del Ministero della Difesa addetto a una postazione radar. Solo nei mesi primaverili ed estivi vi risiede il guardiano del National Trust for Scotland, insieme a ricercatori, naturalisti o archeologi e a piccoli gruppi di volontari impegnati a conservare quello che rimane del villaggio abbandonato: 16 “case bianche" (tigh geal) risalenti al 1860, poste ai bordi di un'unica stradina.

Continuando il cammino tra le rovine, accanto alla casa “numero 5”, ci si imbatte in una delle costruzioni più importanti di St Kilda: la Posta.

Il problema dell'isolamento e i segnali di fuoco
Naturalmente il problema principe degli isolani è stato sempre il loro pressoché totale isolamento dal resto del mondo, con la conseguente impossibilità di comunicare con l’esterno per qualsivoglia urgenza. Ciò che in genere facevano era cercare di attirare i marinai delle imbarcazioni di passaggio, oppure accendere grandi fuochi sulla sommità del monte Conachair per attrarre l’attenzione degli abitanti di Harris.

Il giornalista britannico John Sands scoprì che esisteva anche un sistema interisolano per comunicare. Accorgendosi che sull’isolotto di Boreray erano stati incisi due marchi sulla torba posta sulla sommità, si fece spiegare dagli isolani il codice: un marchio indicava che qualcuno si era fatto male, un altro che ci si era ammalati, e il peggiore indicava un decesso. In quel caso, bisognava mandare immediatamente una barca dal villaggio.

Il dramma dei naufraghi e l'invenzione di John Sands
La svolta che portò alla nascita della celebre St Kilda Mail avvenne nel corso della seconda visita di John Sands, tra il 1876 e il 1877. Il suo soggiorno si prolungò forzatamente durante il periodo invernale, proprio quando l'arcipelago versava nel più totale isolamento. A peggiorare drammaticamente la situazione, la popolazione dell'isola aumentò improvvisamente di numero, facendo scemare sensibilmente le provviste di cibo disponibili.

Gli isolani dovettero infatti accogliere nove marinai austriaci, unici superstiti della nave Peti Dabrovacki, che era in navigazione tra Glasgow e New York ed era naufragata nei pressi di Hirta, l’isola principale dell’arcipelago. Profondamente preoccupato per la carestia imminente, Sands pensò a un'alternativa al classico "biglietto nella bottiglia": inserì un messaggio di SOS in un gavitello del relitto, affidandolo alle correnti dell'oceano.

La scommessa funzionò. Nove giorni dopo, il messaggio fu raccolto nell’isola di Birsay, nelle Orcadi, e i soccorsi arrivarono a St Kilda in tempo.

L'evoluzione della St Kilda Mail
Ispirandosi a quel prototipo d'emergenza, gli isolani diedero forma alla storica St Kilda Mail. Il "marchingegno" consisteva in una piccola bottiglia o un barattolo inserito all'interno di un pezzo di legno intagliato a forma di barchetta, sormontato da una piccola asta portabandiera a mo' di gavitello.

La bottiglia conteneva le lettere indirizzate a familiari e amici sulla terraferma, insieme a una moneta. Quest'ultima serviva come ricompensa e come denaro per il francobollo, affidata all'onestà dello scopritore che avrebbe dovuto imbucare regolarmente la corrispondenza una volta trovata sulla spiaggia. Tutto dipendeva dal complesso gioco simultaneo delle onde, delle correnti, della direzione del vento e da una massiccia dose di fortuna.

La posta oceanica di St Kilda poteva impiegare da quattro giorni a un mese per raggiungere la terraferma. Molto più tardi, nel 1899, il governo britannico istituì un vero e proprio servizio postale ufficiale, anche se la corrispondenza continuò ad approfittare dei naviganti di passaggio in inverno e dei vapori turistici in estate. Oggi, questi ingegnosi strumenti di sopravvivenza culturale sono gelosamente esposti nelle vetrine dei musei delle Ebridi Esterne e di St Kilda.

 Fonti e Bibliografia di riferimento

  • Sands, JohnOut of the World; or, Life in St Kilda, 1878.
  • Archivio Storico del National Trust for ScotlandRegistri dell'evacuazione della Village Bay (Agosto 1930).
  • Cronache del Relitto Peti DabrovackiDocumenti sul naufragio a Hirta, 1876.

NELL'ARCIPELAGO DEGLI “UOMINI-UCCELLO” DI ST KILDA. 

VITA E MORTE DI UNA REMOTA COMUNITÀ' SCOZZESE 

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SOMMARIO

Premessa           

Introduzione     

CAPITOLO 1     

Il viaggio; L'arcipelago di St Kilda; La natura a St Kilda; Una comunità' di “uomini-uccello”; L'arrivo; Nel villaggio: le “case bianche” e i ruderi di quelle “nere”; L’incontro tra la Euphemia MacCrimmon e il grande folclorista scozzese Carmichael; Le comunicazioni con il mondo esterno: John Sands e la St Kilda Mail; Il “Parlamento”; XVIII secolo: lo strano, tragico caso di Lady Grange, deportata nell’isola; si cerca Bonnie Prince Charles a St Kilda; I soggiorni di John Sands a St Kilda: 1875 e 1876-77       

CAPITOLO 2       

Il turismo "ante litteram" verso l'esotico britannico          

CAPITOLO 3       

La fine del Paese di Utopia: problemi ambientali, sanitari, di sopravvivenza; Le tre fasi finali del tramonto di una remota comunità isolana: “contatto”, “scontro”, “disgregazione” culturale; Il giorno dell’evacuazione: 29 agosto 1930           

CAPITOLO 4       

Alla scoperta dell’arcipelago; Stac LeeStac an ArminBoreray;John Sands si arrampica su Boreray: con gli “uomini-uccello” nel 1876, con le “donne-uccello” nel 1875; La scalata dello Stac an Armin del 1994; Quando Marylin non è la Monroe. Ovvero gli incredibili Stacs, palestra privilegiata di un pugno di alpinisti britannici, nella loro doppia sfida ai flutti dell’oceano e alle rocciose piramidi, per conquistare i più ambiti “marilyn” del Regno Unito; Visitando Hirta  

CAPITOLO 5       

I “Viaggiatori” (1202-1929): Vescovi, religiosi e fattori; pirati, naufraghi e deportati; naturalisti e ornitologi; geologi e folcloristi; medici e chimici; nobili, politici, filantropi e commissioni d’inchiesta; pittori, fotografi e cineasti; turisti e alpinisti; il leader di una missione di soccorso; perfino un’eccezionale emula della celebre aviatrice Amelia Earhart; 1930: Due non previsti testimoni dell’evacuazione di St Kilda      

BIBLIOGRAFIA  

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TUTTI I DATI (ECONOMICI, STATISTICI, DEMOGRAFICI, ETNOGRAFICI, ECC.) CONTENUTI NEI MIEI LIBRI SONO STATI ACCURATAMENTE VERIFICATI, INTEGRATI E AGGIORNATI AL MOMENTO DELLA LORO PUBBLICAZIONE.

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