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lunedì 10 agosto 2026

420. Ricordando Cecilia Gatto (19 giugno 1939 – 11 luglio 2005). Diario dal Cairo (1980): tra i labirinti del bazar e l'antropologia dei matrimoni di strada

 

. Assieme agli sposi egiziani, 1980 (© Franco Pelliccioni)

La triste scomparsa della collega Cecilia Gatto Trocchi (Roma, 19 giugno 1939 –  11 luglio 2005) ha lasciato un vuoto profondo nel panorama delle scienze antropologiche italiane. Prima di riprendere il timone della mia tetralogia dedicata alla scoperta del mondo, desidero dedicare una doverosa pausa scientifica e umana alla sua memoria. Un filo empatico e indelebile unisce il mio cammino al suo, superando le barriere del tempo attraverso il ricordo di una felice stagione di ricerca sul campo condotta insieme in Egitto nel 1980, tappa d'avanguardia prima della mia successiva sessione antropologica nel Sudan meridionale.

I due frammenti di diario che seguono restituiscono l'essenza più pura della nostra disciplina: l'osservazione partecipante vissuta non come fredda teoria accademica, ma come totale immersione nell'ordito culturale dell'«altro».

Frammento I • “Avventura” nel Bazar di Khan el-Khalili, Cairo

Quando ci troviamo a visitare il grande bazar di Khan el-Khalili è ormai sera e si sta facendo rapidamente buio. Continuando a vagabondare senza fretta tra un banchetto e un altro, inoltrandoci sempre di più nel labirinto di strette viuzze costellate da negozietti e chincaglierie, veniamo avvicinati da un ragazzo che ci chiede se siamo interessati a vedere all’opera dei maestri vasai tradizionali. Un’occasione etnografica unica che due antropologi, abituati ad aborrire il bric-à-brac e gli stereotipi turistici, non possono certo lasciarsi sfuggire.

Il ragazzo inizia a muoversi velocemente davanti a noi, guidandoci dapprima attraverso vicoli e anguste strade ancora illuminate dai negozi e frequentate dalla popolazione locale. Gradatamente, tuttavia, il tragitto si fa più lungo, labirintico e sempre meno illuminato. Il tempo trascorre. Passiamo attraverso un cortile isolato dopo l’altro, all'interno di un habitat urbano scarsamente illuminato, se non addirittura quasi buio. Riusciamo appena a intravedere la sagoma del ragazzo che corre davanti a noi, incontrando crescenti difficoltà a seguirlo.

Improvvisamente, sentiamo risuonare intorno a noi, seppur a distanza, delle grida ripetute accompagnate da colpi secchi. A quel punto, nonostante entrambi non fossimo certo dei novellini nell'esplorazione dei contesti esotici, ci fermiamo. Ci guardiamo molto perplessi e preoccupati, decidendo all’unisono di scappare immediatamente e di tornare sui nostri passi verso i luoghi illuminati, frequentati e commercialmente più sicuri della città. Rientriamo accompagnati dalle grida del ragazzo che, sempre più da lontano, ci invita invano a tornare indietro nel buio del labirinto.

Frammento II • Etnografia della festa: i matrimoni di strada e di teatro, Cairo

Al rientro da Luxor, prima della nostra programmata partenza per il Sudan — prevista per le ore 19:00 del giorno successivo con il volo Egypt Air MS 751 e arrivo a Khartoum alle 21:40 —, il nostro amico e tassista cairota decide di farci un regalo inaspettato, anzi... due!

L’andare in giro di sera per la megalopoli, accompagnati dalla colonna sonora della superba e ritmica musica pop egiziana trasmessa a tutto volume dalla radio del taxi — associata a colpi di tromba ritmici che si fondono con il paesaggio sonoro e i clacson delle migliaia di automobilisti —, costituisce già di per sé un sorprendente spaccato della vita notturna del Cairo. A questa atmosfera eccezionale si aggiunge la volontà del nostro autista di introdurci direttamente all'interno dei festeggiamenti di due differenti matrimoni: il primo di strada, di tradizione egiziana; il secondo sudanese, celebrato all’interno di un teatro.

Il matrimonio di strada egiziano

Dopo aver bloccato e interpellato numerosi passanti, pedoni e automobilisti nel traffico urbano, arriviamo finalmente al primo appuntamento: una stretta via interamente tappezzata a festa e ricoperta da un grande tendone cerimoniale. Lo spazio è affollato da una comunità seduta di fronte a un palco dove si esibisce una danzatrice del ventre, si fa musica tradizionale e si leggono ad alta voce i nomi di coloro che hanno offerto denaro o doni alla coppia di sposi.

Dopo essere stati invitati a fotografarci insieme agli sposi e ai parenti più stretti della coppia (nello scatto storico d'archivio che correda questa pagina), ci sediamo anche noi, profondamente soddisfatti per l'intensità dell'esperienza transculturale. Dopo qualche tempo, secondo le regole dell'ospitalità maschile locale, mi viene passato un narghilè per fumare la tradizionale shisha. Mi unisco al gruppo maschile godendomi lo spettacolo insieme a Cecilia. Verso la mezzanotte, tuttavia, il nostro cortese anfitrione ci fa segno che è imperativo andare via: il tabacco posto sul braciere del mio narghilè è stato parzialmente sostituito dall’hashish e la nostra presenza ufficiale di studiosi stranieri in quel perimetro potrebbe improvvisamente diventare pericolosa.

[Nota scientifica: Nei “matrimoni di strada” dell’élite cairota, e non solo, è frequente la partecipazione di grandi figure della canzone pop egiziana. Tra questi spicca Amr Diab, artista capace di vendere oltre 50 milioni di dischi nel mondo, il cui compenso per una singola esibizione nuziale può giungere fino ai 10.000 dollari (Singerman, Amar, 2006). Negli anni più recenti, a causa della crisi economica, i costi di questi apparati sono sensibilmente aumentati, costringendo le comunità a una progressiva riduzione dei festeggiamenti di strada].

L'enclave sudanese a Giza

Dopo esserci sbracciati nei saluti di rito con la famiglia egiziana, ci rimettiamo in marcia nel cuore della notte. Vengono consultati altri automobilisti fino a individuare il luogo esatto del matrimonio sudanese, ospitato all'interno di un teatro a Giza.

Il nostro autista spiega agli addetti alla sicurezza la nostra identità di ricercatori in procinto di recarsi in Sudan (paese che io avevo già visitato nel corso della mia prima sessione). Veniamo accolti con straordinaria e calorosa ospitalità. Il teatro, di ragguardevoli dimensioni, si presenta completamente affollato, incluse le balconate superiori. Sul palco, un'orchestrina esegue ritmi e musiche tradizionali sudanesi, intervallate anche qui dalla lettura cerimoniale dei donatori della lista nozze.

All'inizio delle danze veniamo invitati a salire sul palco. Salgo immediatamente e inizio a ballare insieme al gruppo delle donne, avvolte nelle loro stupende e coloratissime tobe di seta. Vengo tuttavia subito richiamato e bonariamente rimproverato da Cecilia, la quale mi ricorda che, secondo i codici etnici di genere della regione, io devo muovermi ed eseguire i passi esclusivamente insieme agli uomini vestiti in jellabia ed ema (il tipico turbante), mentre lei continua a danzare nel gruppo femminile. Trascorriamo così diverse ore in una straordinaria atmosfera di festa comunitaria prima di fare rientro in albergo, pronti per il volo trans-sahariano che l'indomani ci avrebbe condotto a Khartoum.

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