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domenica 12 luglio 2026

406. Tre copertine per una storia: l'arte svela i segreti di pirati, corsari e corti d'oriente

Il volume Pirati, corsari e contrabbandieri, tra Atlantico del Nord e Mediterraneo, XV-XX secolo si presenta al lettore attraverso una triplice veste grafica. Le copertine dell'e-book e delle edizioni cartacee non sono semplici scelte estetiche, ma veri e propri documenti storici e artistici che dialogano con il testo.
Se la versione in bianco e nero mostra le navi di linea della Marina ottomana lungo il Bosforo (fine XIX secolo) del paesaggista Hoca Ali Rıza, e l'e-book si fregia della celebre battaglia navale di Théodore Gudin (1858), la copertina a colori vanta un'opera eccezionale: "L’Odalisca con la schiava" (1842) di Jean-Auguste-Dominique Ingres, dipinta con l'assistenza dell'allievo Paul Flandrin e oggi custodita al Walters Art Museum di Baltimora. Questo dipinto, pur non figurando all'interno del volume, possiede una dettagliata nota esplicativa per la sua straordinaria veridicità storica.
L'incrocio culturale a Costantinopoli: Ingres, Lady Montagu e Vanmour
L'opera di Ingres fu commissionata dal re Guglielmo I del Württemberg e trae diretta ispirazione dalle Lettere turche di Lady Mary Wortley Montagu (pubblicate nel 1763). Lady Montagu, moglie dell'ambasciatore inglese a Costantinopoli, fu la prima donna occidentale a varcare la soglia degli harem nobiliari ottomani, offrendo una testimonianza unica che scardinò i miti europei dell'harem inteso solo come prigione o luogo di lussuria.
A Costantinopoli, la presenza di Lady Montagu si intreccia storicamente con quella del pittore fiammingo Jean-Baptiste Vanmour. Vanmour, testimone oculare della vita nella capitale ottomana nella prima metà del Settecento, realizzò un celebre ritratto della stessa Lady Montagu. L'influenza di Vanmour e della sua scuola è parte integrante del libro: ben tre dipinti d'officina compaiono all'interno del volume, tra cui i "Marinai ottomani" (da me personalmente fotografato ed esaminato presso il Pera Museum di Istanbul), la "Conversazione" e la cena al palazzo in onore di un ambasciatore.
Lady Mary Wortley Montagu con suo figlio, Edward Wortley Montagu, e i suoi accompagnatori, di Jean-Baptiste van Mour, ca. 1717 (National Portrait Gallery, Londra) [l'immagine non figura nel libro]
La nota esplicativa della copertina a colori: la lettera del 18 aprile 1717
Nel dipinto di Ingres, un'odalisca sdraiata nell'harem ascolta la musica del liuto di una schiava, mentre un eunuco nero osserva la scena. La veridicità dell'atmosfera di colta convivialità descritta da Ingres riprende perfettamente le parole che Lady Montagu inviò da Adrianopoli (l'attuale Edirne) a Lady Mar il 18 aprile 1717, dopo essere rimasta colpita dalla bellezza di Fatima, moglie del Kahya (il vice Gran Visir):
«Fui accolta alla porta da due eunuchi neri, che mi condussero attraverso una lunga galleria, tra due file di bellissime fanciulle, con i capelli finemente intrecciati, quasi fino ai piedi, tutte vestite di pregiati damaschi chiari, broccati d'argento (...) Su un divano, rialzato di tre gradini e ricoperto di pregiati tappeti persiani, sedeva la signora del Kahya, appoggiata a cuscini di raso bianco ricamato; e ai suoi piedi sedevano due giovani ragazze di circa dodici anni, belle come angeli, vestite in modo sontuoso e quasi coperte di gioielli (...) La sua bellezza [di Fatima] oscurava ogni cosa che avessi mai visto (...) Non ho mai visto nulla di così gloriosamente bello (...)
Si alzò per ricevermi, salutandomi secondo la loro usanza, portandosi la mano al cuore con una dolcezza piena di maestà (...) Ordinò che mi fossero dati dei cuscini e si premurò di farmi sedere nell'angolo, che è il posto d'onore (...) Indossava un caftano di broccato d'oro, ornato d'argento, che le stava molto bene e che metteva in risalto la bellezza del suo seno, ombreggiato solo dalla sottile garza della sua camicia. Le sue mutandine erano rosa pallido, il suo panciotto verde e argento, le sue pantofole di raso bianco finemente ricamate; le sue belle braccia adornate da bracciali di diamanti e la sua ampia cintura ornata di diamanti; sulla sua testa un ricco fazzoletto turco rosa e argento (...)
Mi disse che le due ragazze ai suoi piedi erano le sue figlie, sebbene sembrasse troppo giovane per essere la loro madre. Le sue belle ancelle erano disposte sotto il divano, in numero di venti, e mi ricordavano le immagini delle ninfe antiche. Non pensavo che tutta la natura potesse offrire una scena di tale bellezza. Fece loro segno di suonare e ballare. Quattro di loro iniziarono subito a suonare delle dolci arie con strumenti a metà tra un liuto e una chitarra [come l’oud o la kobsa], accompagnandole con le loro voci, mentre le altre danzavano a turno (...) Quando la danza finì, quattro belle schiave entrarono nella stanza, con incensieri d'argento in mano, e profumarono l'aria con ambra, legno di aloe e altri profumi (...) La bella Fatima mi intrattenne, per tutto questo tempo, nel modo più cortese e piacevole, chiamandomi spesso Uzelle Sultanam, o la Bella Sultana, e desiderando la mia amicizia con la più grande grazia del mondo, si lamentò di non potermi intrattenere nella mia lingua.»
(The Turkish Embassy Letters, Mary Wortley Montagu, The University of Virginia)
Le altre due anime visive del volume
  • L'edizione in Bianco e Nero (Cartaceo): Presenta in copertina le Navi di linea della Marina ottomana lungo il Bosforo (ca. fine XIX secolo). Il dipinto è attribuito al celebre pittore paesaggista ottomano Hoca Ali Rıza (1858-1930) ed è conservato presso il Milli Saraylar Resim Müzesi (Museo della Pittura dei Palazzi Nazionali) di Istanbul.
  • L'edizione E-Book: Mostra la Battaglia navale tra un vascello francese e due galere barbaresche (1858), opera di Théodore Gudin (1802-1880), primo pittore ufficiale della Marina francese, conservata presso il Musée National de la Marine di Tolone.
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(versione a colori)

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