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Figura 41. Up Helly Aa: brucia la lunga nave vichinga, 1973
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Una parola sullo "Zeitgeist", lo "spirito del tempo", tra altipiani dell'Africa orientale e serre maremmane...
Sia pure molto virtualmente, forse chi mi legge potrà alleviare il periodo di calura estrema, che tutti noi stiamo sperimentando sulla nostra pelle.
Calore che, dapprima (quando un vento costante rendeva il caldo più sopportabile) mi ha ricordato i miei due soggiorni di ricerca negli altipiani dell'Africa Orientale.
Poi, quando il vento ha cessato di soffiare, e il caldo è diventato sempre più soffocante e opprimente, mi ha rammentato le rapide "esplorazioni" effettuate all'interno delle serre maremmane del mio vicino!
Nell'Università di Durham
Nel 1982, prima delle festività natalizie, trovandomi nell'Inghilterra settentrionale, per una ricerca negli archivi del Sudan dell'Oriental Library dell'Università di Durham, decisi di effettuare una “ricognizione” negli arcipelaghi scozzesi del nord, sia nelle più settentrionali Shetland, che nelle Orcadi. Da sempre nutro un forte interesse per le dinamiche del cambiamento culturale. Si tratta di un'area di studio complessa e attuale, capace di interpretare le sfide della nostra società per offrire soluzioni operative concrete a politici, amministratori e operatori sociali. Questo processo non riguarda esclusivamente contesti geograficamente distanti o considerati "esotici", ma investe direttamente anche le nostre realtà più vicine e familiari. In quel periodo ero attratto dalla quella che, a quei tempi, costituiva la terza "rivoluzione culturale", che gli abitanti delle isole Shetland stavano sperimentando sulla propria pelle: il ritrovamento e lo sfruttamento razionale e sistematico delle enormi riserve di petrolio e gas scoperte nella piattaforma continentale del Mare del Nord. Prima della partenza da Durham, avrei avuto anche una conferma ai miei timori, riguardo le condizioni meteo che avrei avuto nelle isole in quel periodo dell'anno… Quando, tra l'ironico e il serioso consiglio saggio, alcuni colleghi dell'Università mi ricordarono come da loro esistesse un vecchio detto che sostiene: "chi a dicembre va a nord di Durham, o è pazzo, o è coraggioso"! Con immodestia ho sempre pensato come la seconda risposta si addicesse al mio caso... Poiché non sono poi invero molti, a parte coloro che vi abitano e vi lavorano, a poter raccontare un'esperienza di viaggio analoga, in isole bagnate da acque, dove è un azzardo nuotarvi, sia pure durante il mese più caldo. Recarsi in queste isole settentrionali non è la cosa più agevole di questo mondo. Specialmente nel corso dei rigidi mesi invernali. A causa del freddo intenso, della pioggia battente, delle forti nevicate, del ghiaccio sulle strade. Insomma di tutto ciò che di negativo può esserci nella stagione
cattiva per antonomasia, per giunta nel mese “peggiore”... “Confortato”,
perciò, dall’inatteso viatico, tra l'accademico e il tradizionale, raggiunsi in treno Aberdeen. La mattina dopo un affidabile bimotore ad elica Hawkley-Sideley: volo British Airways BA 5746, mi farà atterrare in poco più di un’ora all’aeroporto di Sumburgh, nelle Shetland. I colleghi mi avevano anche messo in guardia sulla pericolosità del piccolo aeroporto: poco più di una semplice pista su una lingua di terra posta tra due bracci di mare. Durante le fasi dell'atterraggio diede la sensazione - sbagliata - di un errore del pilota e la sgradevolissima impressione di atterraggio nel mare in tempesta. Sensazione simile l'avrei ancora provata l’anno dopo atterrando all'aeroporto di Sitka, nell'Alaska sud-orientale. Ma almeno quello era un giorno assolato, e riuscii a distinguere bene la prossimità della pista, subito dopo le ultime onde. ... Pitea “aveva udito che essa è la più settentrionale delle isole britanniche, sei giorni più a nord della Britannia e vicina quasi un giorno soltanto dal “Mare Gelato” (…) in cui terra e mare e tutto galleggia (…) cosa che non può essere oltrepassata da uomini e navi (…) vi è terra abitabile fino alle “parti estreme intorno a Thule”. |
Pitea è il geografo, navigatore e astronomo greco di Marsiglia che, alla fine del IV secolo a.C., effettuò il suo avventuroso viaggio verso le terre boreali europee.
Fino a giungere a quella che venne definita l’isola di Thule o Ultima Thule: “estrema regione abitata e abitabile, oltre la quale era dominio del mare, della nebbia, delle tempeste, dei ghiacci”.
Il grande Tolomeo nella sua Geografia del 150 d.C. ritiene che Thule siano le isole Shetland, a nord della Scozia “e sulla terraferma della Eurasia, presso a poco alla stessa latitudine, i Monti Iperborei, dai quali scorrono le fonti del Volga (Rha)”.
Non so se questo arcipelago nordico sia la Thule, più o meno “Ultima”, dell’avventuroso greco.
Senz’altro per me l’isola di Mainland rappresentò allora il punto più settentrionale toccato nella mia vita.
Tanto più che il particolare aspetto geo-astronomico veniva immediatamente confermato, se ce ne fosse stato ancora bisogno, dal rigido clima invernale.
Connotato da un gelo così intenso da penetrare nelle ossa.
Spesso accompagnato da impressionanti raffiche di vento, capaci improvvisamente di sospingerti.
Cosa invero preoccupante, specialmente quando andavo ad ammirare le splendide e imponenti scogliere dell’isola strapiombanti sul mare.
Tanto da costringermi, precauzionalmente, ad osservarle dal ciglio, rimanendo accuratamente “ventre a terra”…
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| Figura 75. Foto con l’autoscatto (l’antenato del “famigerato” selfie) della Nikon F. L’A. e le scogliere di Esha Ness |
E dire che l’anno appresso, a neanche nove mesi di distanza, avrei addirittura raggiunto il punto più vicino al Polo Magnetico.
A Resolute Bay (Lat 74° 41’ N), nell’Alto Artico canadese, nel corso del mio survey antropologico tra gli eschimesi (Inuit).
Eppure nel 1982 potevo ritenermi più che soddisfatto per quello che, all’epoca, costituiva il mio record personale.
Per la prima volta in vita mia io, che avevo effettuato ricerche sul campo solo nei paesi tropicali, potevo addirittura pensare di trovarmi ben più a nord, di quel che ero in realtà.
Come è nata l'idea di questo libro
L’idea di realizzare questo libro, rendendolo disponibile ad una più ampia platea di lettori, rispetto a quelli che avevano avuto modo di leggere i miei articoli sull’argomento, pubblicati su riviste e giornali, è venuta guardando alcune puntate di: Shetland, una serie televisiva prodotta dall’ITV, per la BBC Scotland.
Il cui protagonista era un detective della polizia di Lerwick che, ovviamente con successo, indagava sugli omicidi perpetrati nella Mainland, la principale isola dell’arcipelago.
Tra l’altro era originario di Fair Island, l’isola più meridionale, a metà strada tra le Shetland e le Orcadi.
Inaspettatamente ho provato una forte sensazione di nostalgia, osservando nuovamente sullo schermo quell’ambiente così completamente differente da quelli mediterranei.
Quasi sempre caratterizzato da chiaroscuri di inusitata, seppur singolare, bellezza.
Che si fanno presto da parte, dopo uno forte scroscio di pioggia, lasciando spazio a vividi colori, che paradossalmente fanno la loro comparsa, uno ad uno.
I panorami maestosi, le gigantesche scogliere a picco sul mare, le nuvole basse, l’atmosfera decisamente subartica, mi hanno fatto tornare alla mente che quelle isole potevano realmente rappresentare, ca. 2.500 anni fa, l’ultima terra abitabile dell’ecumene.
Perché, anche ad una latitudine del resto non eccessiva, avrei perfino potuto avere la fortuna di ammirare, alte nel cielo notturno, le sciabolettanti e fantasmagoriche aurore boreali dell’Ultima Thule…
Quel viaggio nordico, effettuato oltretutto in una stagione proibitiva (mese di dicembre), avrebbe rappresentato per me il primissimo approccio ad una realtà ecologico-culturale radicalmente diversa da tutte quelle che fino ad allora avevo conosciuto (Sudan, Kenya, Messico).
L'«incontro» con i Vichinghi
Tra l’altro in quelle isole scozzesi l’ex africanista avrebbe “incontrato” per la prima volta i Vichinghi.
Un iniziale approccio, che si sarebbe dovuto consolidare in seguito.
Poiché le Shetland inconsapevolmente rappresentarono la prima di numerose “tappe” del mio futuro peregrinare sulle tracce del cosiddetto movimento vichingo d’oltremare, che mi avrebbero condotto: ancora a sud-ovest (Orcadi, Scozia e Inghilterra nord-orientale, Ebridi Esterne, Fær Øer, Dublino), verso nord (Svalbard), verso ovest (Terranova, Islanda, Groenlandia, Labrador), verso sud (Normandia), verso est (Russia).
Dal punto di vista fondativo delle comunità marittime, che avrei in seguito avvicinato, i “Vichinghi” hanno costituito solo uno dei diversi aspetti, anche se tra i più importanti e avventurosi, presenti nell’intero quadro.
Grazie al quel viaggio di studio o, se volete, di reconnaissance, prima delle Shetland, poi delle meridionali Orcadi, sia pure involontariamente sarebbe stato gettato il primo seme di ciò che anni dopo si sarebbe trasformato nel mio Programma sulle Comunità Marittime dell’Atlantico Settentrionale.
ULTIMA THULE. RICORDI DI UN VIAGGIO DI STUDIO INVERNALE NELLE ISOLE SHETLAND.
E-book, e versione cartacea a colori e in bianco e nero (133 pp., 114 immagini, di cui 89 a colori)
PREFAZIONE
TAPPA NELL’INGHILTERRA SETTENTRIONALE: DURHAM E L’ESCURSIONE NEL LAKE DISTRICT
Durham, “modello” di Geografia Urbana
Warkworth, Lindisfarne e Durham
Fondazione di Durham
Sir Walter Scott, le Shetland e Durham,
Dalle miniere di carbone ai colleges universitari
L’escursione nel Lake District
STORIA DELLE SHETLAND
I Pitti, i Brochs, Jarlshof
Jarlshof
Vichinghi, Norvegesi, Dano-Norvegesi, Scozzesi
Gli arcipelaghi delle Shetland e delle Orcadi offerti in garanzia alla Scozia
LA LINGUA, TRA INGLESE E NORN
Il Folklore
L’Up-Helly-Aa
LEGAMI CON LA NORVEGIA
L’ECONOMIA
Agricoltura
Allevamento
Pesca e Itticoltura
Petrolio
NASCITA (CON PECCATO ORIGINALE) E SVILUPPO DI LERWICK
Il “peccato originale” di Lerwick: il contrabbando
La Storia dei Lodberries
L’ISOLA DI MAINLAND
Lerwick
Scalloway
Nel nord di Mainland: la Gallows Hill (la “Collina delle streghe”), Tingwall, Weisdale Voe, Esha Ness
Nel sud di Mainland
LE CRISI ESISTENZIALI COLLETTIVE
- LE QUATTRO RIVOLUZIONI CULTURALI
PRIMA RIVOLUZIONE, 1886: il Crofters' Act
SECONDA RIVOLUZIONE, ‘1960: lana, maglieria, pesce refrigerato, artigianato d’argento
TERZA RIVOLUZIONE, 1971-1998: scoperta e sfruttamento di petrolio e gas
QUARTA RIVOLUZIONE, 1998-oggi: contrazione estrazione petrolifera, rinascita e sviluppo delle tradizionali attività economiche (crofting, allevamento, pesca, itticoltura), turismo
Petrolio, gas
Pesca e itticoltura
Coltivazione, allevamento, turismo
CONTRABBANDO E PIRATERIA NELL’ARCIPELAGO
I NAUFRAGI
In Scozia
Protezione dei relitti di importanza storica
Nelle Shetland
Le basi a terra dell’haaf: Walls e Stenness (Mainland)
Naufragi “importanti” e relitti tutelati dalla legge: XVII-XVIII secolo
Durante la Grande Guerra
Nella Seconda Guerra Mondiale
FAIR ISLE
1. Il naufragio di El Gran Grifón, 1588
2. Naufragi, 1868-1894
3. L’anno del disastro, 1897
L’antefatto
La tragedia ha inizio
La richiesta dei soccorsi
BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
TUTTI I DATI (ECONOMICI, STATISTICI, DEMOGRAFICI, ETNOGRAFICI, ECC.) CONTENUTI NEI MIEI LIBRI SONO STATI ACCURATAMENTE VERIFICATI, INTEGRATI E AGGIORNATI AL MOMENTO DELLA LORO PUBBLICAZIONE.
Per consultare le mie pubblicazioni e ricerche scientifiche ufficiali: ResearchGate, Academia.edu, Google Scholar ["motore di ricerca che, tramite parole chiave specifiche, consente di individuare testi della letteratura accademica"], JSTOR [biblioteca digitale statunitense].



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