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| Figura 116. “Ritratto presunto di Jayavarman VII, regione di Angkor, stile Bayon, fine XII secolo”, realizzato in arenaria, 41 cm x 25. Statue e altri reperti archeologici originali come questa testa furono mostrate al pubblico nel corso dell’Esposizione del 1931, Museo Guimet [Place d’Iéna] (© Franco Pelliccioni) |
Raccontare una capitale mondiale come Parigi senza incorrere in ripetizioni o banalità è una sfida complessa.
Musei, grandi viali e monumenti storici sono nell'immaginario di tutti.
Ma esiste una Parigi nascosta, una città che è nata all'interno dell'altra e che ha lasciato vestigia straordinarie pur essendo stata concepita per durare solo lo spazio di pochi mesi: la Parigi delle Esposizioni Universali.
Se oggi guardiamo lo skyline parigino, diamo per scontate architetture nate in epoche diverse.
Eppure, la storia urbanistica della città è fatta di grandi cantieri e intuizioni futuristiche.
Questo libro nasce proprio da una scommessa: trasformare la classica visita culturale in un'autentica caccia al tesoro tra i resti e i gioielli rimasti sul territorio dopo le grandi kermesse internazionali dal 1855 al 1937.
Le Esposizioni Universali come motore del Progresso.
Prima dell'avvento dei viaggi di massa, della radio e della televisione, le Esposizioni Universali rappresentavano la massima espressione dell'ingegno umano.
Erano il collante comunicativo tra società e culture diverse.
Con un semplice biglietto d'ingresso, i visitatori accedevano a una vetrina caleidoscopica del mondo: prodotti, musiche, cibi, danze e innovazioni tecnologiche che hanno scandito il passo della Seconda Rivoluzione Industriale.
Nelle edizioni parigine sono stati sperimentati materiali avveniristici e tecnologie che avrebbero cambiato la nostra quotidianità:
Nel 1900: Il trottoir roulant (marciapiede mobile) e i primi dibattiti sulla trasmissione delle immagini a distanza (la futura televisione).
Nel 1931: Le auto elettriche, presentate come "il mezzo di trasporto di domani".
Nel 1937: Il treno elettrico in pieno servizio urbano.
L'Architettura dell'Effimero e il caso Tour Eiffel.
Gran parte di queste straordinarie realizzazioni era legata all'estetica dell'effimero.
Strutture grandiose, come la replica a grandezza naturale del tempio cambogiano di Angkor Vat nel 1931 o il Bardo di Tunisi nel 1867, venivano smontate o demolite alla chiusura dei cancelli.
Figura 112. L’attrazione più spettacolare dell’Esposizione Coloniale Internazionale del 1931 è la replica a grandezza naturale del grandioso tempio-montagna cambogiano di Angkor Vat. Per erigere il quadrato di 70 m, con quattro torri e cupola alta 55 m, sono stati necessari sei anni. Poco importa che i particolari architettonici e delle statue spesso siano mediocri. L’importante è esibire al mondo la straordinaria e fantasmagorica realtà “altra”, proveniente da colonie e protettorati francesi
Il motivo? Mancanza di spazio.
Le manifestazioni si tenevano principalmente allo Champ-de-Mars, un terreno di pertinenza dell'École Militaire che doveva essere periodicamente sgombrato e restituito alle parate dei cadetti.
La stessa Tour Eiffel rischiò di essere demolita nel 1909.
La sua permanenza era temporanea, ma la sua utilità e il suo impatto visivo le permisero di vincere la sua battaglia contro il tempo, diventando il simbolo eterno della rivincita dell'effimero sul precario.
La struttura del libro: un percorso storico e urbano
Questa insolita guida illustrata accompagna il lettore lungo l'evoluzione del centro storico di Parigi attraverso due macro-aree tematiche:
Parte Prima: Le Esposizioni Universali (1855-1900)
Un viaggio che parte dai prodotti dell'agricoltura e dell'industria del 1855, attraversa il cruciale 1867 (l'anno in cui Parigi diventa ufficialmente la Ville Lumière) e approda al centenario della Rivoluzione Francese del 1889.
Il percorso si chiude con l'Esposizione del Nuovo Millennio del 1900, una vera sintesi delle meraviglie dell'Art Nouveau, dei diorama viventi e delle illusioni ottiche del Trocadéro.
Parte Seconda: Colonialismo, Arte e Contrapposizioni Ideologiche (1907-1937)
L'analisi si sposta sui primi decenni del Novecento, esaminando le Esposizioni Coloniali del 1907 e del 1931.
Il volume si conclude con l'Esposizione Internazionale del 1937, dove l'architettura e le arti applicate alla vita moderna sono diventate il terreno di un acceso confronto ideologico e politico alla vigilia dei grandi sconvolgimenti globali.
Un volume pensato per chiunque voglia riscoprire Parigi sotto una luce diversa, unendo la storia dell'architettura alle trasformazioni sociali e culturali che hanno fondato la modernità.
ESPOSIZIONI UNIVERSALI, coloniali e internazionali DI PARIGI 1855-1937. ALLA RICERCA DELLE STRAORDINARIE TESTIMONIANZE DELLE “MANIFESTAZIONI MASSIME” dell’IMPERO francese: Industria, Tecnologia, Invenzioni, Arte, Architettura, Paesi, Genti
(E-Book, versione cartacea a colori e in bianco e nero, 118 pp, 57 note, 146 immagini, di cui 91 a colori - 54 sono mie - )
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