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martedì 16 giugno 2026

394. I Corsari dell'Algoritmo: come la logistica ha ridisegnato la mappa del mondo: Amazon, il "non luogo" di Marc Augé e la "Redazione AI" del Times of Malta, che figura nella bibliografia del II vol. (Mediterraneo) di PIRATI, CORSARI E CONTRABBANDIERI, TRA ATLANTICO DEL NORD E MEDITERRANEO, XV-XX SECOLO

L'etichetta di spedizione "ferita" (DLZ3) da cui nasce questa riflessione. La lacerazione del cartone strappa il codice a barre, interrompendo per un attimo la perfezione asettica dell'algoritmo globale
Da antropologo culturale ho passato una vita a studiare come gli esseri umani diano un nome, un senso e un’identità ai luoghi che abitano. Nel mio ultimo lavoro mi sono concentrato sulle rotte dei pirati e dei corsari nel Mediterraneo: un mare dove le isole, le secche e i porti non erano semplici coordinate, ma spazi densi di storie, di conflitti e di culture sovrapposte.
Pochi giorni fa, da viaggiatore per mestiere, mi sono imbattuto in alcune sigle strane stampate su una spedizione: DLZ3, PS R2, FC 08. Sembravano codici aeronautici, ma la realtà si è rivelata molto più affascinante e, per certi versi, inquietante. 
Ero davanti alla toponomastica segreta dell'impero globale di Amazon.
La sovrascrittura del mondo: oltre il "Non-Luogo" di Marc Augé
Negli anni '90, l'antropologo Marc Augé ha coniato il concetto di "non-luogo" per descrivere quegli spazi di transito (aeroporti, autostrade, centri commerciali) privi di identità, di storia e di relazioni. 

Marc Augé (1935-2023), 20 luglio 2010 (CC Some Rights Reserved Charles Mallison)

Oggi, colossi come Amazon hanno compiuto un passo ulteriore: non si limitano a creare non-luoghi, ma stanno deterritorializzando il pianeta, cancellando la geografia umana per sostituirla con una mappa puramente funzionale.
Prendiamo la sigla DLZ3: non la troverete su nessun atlante. Identifica il centro di smistamento logistico di Roma Magliana. 
In questa nuova lingua globale, Roma non è più la Città Eterna; è un satellite che gravita attorno a FCO (il codice IATA dell'aeroporto di Fiumicino). 
I grandi centri di distribuzione di Passo Corese o Colleferro perdono il loro legame con la terra laziale e diventano semplicemente FCO1 e FCO2.
I confini storici spariscono. La geografia dei flussi aerei e dei nodi di smistamento ha colonizzato la terraferma.
Le micro-identità del formicaio geometrico
C'è poi una toponomastica interna, quella delle sigle come PS R2 o FC 08
Rappresentano le coordinate di un formicaio geometrico iper-razionalizzato. 
All'interno di questi immensi magazzini, i lavoratori non si orientano più nello spazio usando punti di riferimento naturali o storici, ma si muovono guidati da un algoritmo e da codici a barre.
La cosa straordinaria è che questo frasario è una vera e propria lingua franca transnazionale
Un lavoratore di un Fulfillment Center a Tokyo, uno in Texas e uno a Roma Magliana condividono lo stesso identico paesaggio semantico e lo stesso modo di vivere lo spazio. L'idioma locale si ferma ai cancelli della fabbrica; dentro, si parla la lingua dell'algoritmo.
La lingua dell'algoritmo, insomma, non ammette imperfezioni. 
Eppure, proprio mentre cercavo di decifrare questi codici sul mio pacco, l'azione banale e umana di scartarlo ha leggermente lacerato l'etichetta. 
Una ferita sul codice a barre. Guardando quella linea spezzata, ho pensato che forse l'antropologia oggi debba ripartire proprio da lì: dalle crepe che l'umanità, anche involontariamente, riesce ancora a produrre sulla superficie liscia e perfetta dei non-luoghi digitali.
Dalle rotte del Mediterraneo ai flussi digitali
Mentre osservavo questa griglia invisibile che avvolge le nostre città, non ho potuto fare a meno di pensare ai miei amati pirati e contrabbandieri del Mediterraneo
C'è un filo rosso che unisce queste epoche:
  • Ieri: Il potere e la ricchezza si conquistavano controllando i colli di bottiglia fisici del mare – i canali, le baie nascoste di Creta, le rotte commerciali delle spezie e della seta.
  • Oggi: I nuovi "regni" globali non conquistano terre, ma flussi. Controllano lo spazio smaterializzandolo, trasformando i territori in codici a barre e i corpi dei lavoratori in ingranaggi di una scansione digitale perpetua.
Siamo davanti a una nuova forma di esplorazione e colonizzazione, dove le navi sono i camion dei corrieri e le mappe sono scritte dagli algoritmi di Seattle. 
Persino la scrittura antropologica sta cambiando: nel mio ultimo libro ho inserito in bibliografia un articolo scritto dalla "Redazione AI" del Times of Malta. 
Il cerchio si chiude: gli algoritmi non solo ridisegnano i luoghi fisici in cui viviamo, ma iniziano a descriverli e a produrre la cultura stessa con cui li interpretiamo.

Il viaggio dell'antropologo oggi non richiede necessariamente di imbarcarsi per terre lontane. 

A volte, basta saper leggere l'etichetta di un pacco d'acquisto per scoprire che la mappa del mondo, così come la conoscevamo, non esiste più. 

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