Translate

sabato 9 maggio 2026

382. PARTE III (E ULTIMA): Ancora Tawfikyya. Il forte del Sobat, fondato da Gessi nel 1874. Nel villaggio Shilluk di Dur. Sulla pista verso il canale e il "mostro" di ferro (la escavatrice), non vedrò leoni, ma solo uno struzzo. L'arrivo alla meta finale. A Roma, al rientro dal Sudan, incontro Paolo Portoghesi. RISALENDO NEL GENNAIO DEL 1981, IN SUD SUDAN, IL NILO BIANCO IN PIROGA: CRONACA DAL PROFONDO E MARTORIATO SUD DEL MONDO

 

"Il fiume Sobat e parte del Nilo Azzurro"
(da H.H. Austin, Among Swamps and Giants in Equatorial Africa, Londra, 1902)

Ancora Tawfikyya. Il forte del Sobat, fondato da Gessi nel 1874

Nativi di Tawfikyya (da: Fothergill, Edward, Five years in the Sudan Londra 1910) 

Il celebre Gordon Pacha, nella sua veste di Governatore delle Province Equatoriali del Nilo, fece fondare dal Gessi nel 1874 anche la stazione del Sobat, a circa quattro chilometri a sud di Tawfikyya, in una zona altamente strategica, capace perciò di controllare tutto il traffico fluviale. 

Si trovava alla confluenza dell'omonimo fiume con il Nilo Bianco. 

Vi fece altresì funzionare una colonia agricola grazie all'apporto di numerosi schiavi che nel frattempo aveva provveduto a liberare. 

Ben presto l'intera area dovette essere abbandonata in favore di Tawfikyya. La zona in effetti era troppo piatta, facilmente soggetta alle frequenti inondazioni del Nilo.

Romolo Gessi, ca. 1880 (1831-1881), da: Richard Buchta [fotografo di una delle spedizioni di Gessi], Romolo Gessi Pasha: Seven Years in the Soudan, Londra 1892

Il Nilo Bianco, stracolmo di vegetazione galleggiante, ripreso dall'area di Tawfikyya (foto digitalizzata dalla copertina di Rinnovarsi) (© Franco Pelliccioni) 

Brevemente ricordo come in quell'occasione ebbi la possibilità di scoprire come l'edificio più grande di Tawfikyya, da me intravisto dalla piroga [i] [In effetti "in loco" avrei verificato la presenza di un'altra piccola costruzione]., e che poi esaminai accuratamente[ii] [Un missionario, da anni residente nella zona, aveva sempre ritenuto trattarsi dei resti di una vecchia missione.], in realtà fosse l'ufficio postale della cittadina. 

Sulle pareti interne erano state eseguite, forse da alcuni Shilluk della zona, dopo il totale abbandono della cittadina, alcuni interessanti graffiti, raffiguranti europei con cappelli di vecchio stampo coloniale.

Vi si potevano leggere anche alcune semplici scritte in arabo[iii] [Del tipo:"Suakin", "La Repubblica del Sudan è una democrazia" ,"cavalli arabi", "Mosè", "Gezira". "Egitto".]

E tra la sponda del Nilo e la costruzione sorgeva un modesto "santuario" (uno steccato circolare) dedicato al Reth degli Shilluk John Dak wad Padyet [iv] ["Re divino" tra il 1945 e il 1951].  

Nelle immediate adiacenze dell'edificio, avrei anche fotografato i resti dei basamenti circolari, anch'essi in muratura, dei tukuls: erano gli alloggi dei sottufficiali di "colore". 

Inoltre, come nei tempi passati, quando i bianchi si dedicavano alla cura delle piantagioni di Acacia Arabica (vi avrebbero fatto giungere persino un trattore, secondo quello che poi avrà modo di riferire il mio informatore locale), vi esisteva una sorta di riforestazione.

Nel villaggio Shilluk di Dur

All'ombra dell'antico albero, lungo la sponda del Nilo Bianco, si finisce di registrare l'interessante "storia di vita" dell'anziano Ajwok Bwol: l'assistente Albino, sempre fiero del suo vistoso cappello, e l'A. prendono appunti; l'anziano intreccia una corda vegetale. Due guerrieri assistono: uno fuma la pipa, l'altro ha due lance 
(© Franco Pelliccioni)

Nel villaggio di Dur, qualche chilometro più all'interno, incontrai ed intervistai un anziano Shilluk, Ajwok Bwol ("figlio di Bwol"), che mi fornì preziosi particolari sul passato della città, risalenti fin all'epoca del Reth Padyet wad Kwathker (1903-1917), allorché la popolazione di Tawfikyya risultava già composta da ex schiavi del Mahdi e del Califfo e da soldati[v] 

[Importante, per la ricerca, è stata la registrazione della "storia di vita" di questo vecchio. 

Altri indispensabili e successivi riscontri furono naturalmente da me effettuati, sia sul campo, che in Italia, consultando la scarsa letteratura esistente. 

Determinante, tuttavia, fu il materiale da me raccolto nell'Archivio del Sudan esistente presso l'Università inglese di Durham. 

Grazie a tutti gli elementi in mio possesso riuscii infine a delineare i reali motivi dell'improvviso e misterioso abbandono della città sul finire della Grande Guerra. 

Se originariamente le informazioni messe insieme individuarono nelle cattive ed impreviste condizioni ecologiche locali la causa del forzato spostamento (presenza di colonie di terribili e divoratrici termiti, che avrebbero attaccato e distrutto, non solo la foresta esistente a Tawfikyya all'inizio del secolo, ma anche i tetti in legno dei tukuls degli abitanti - il tutto anche suffragato da quanto rilevò il D'Albertis:1904:104), la principale ragione dell'abbandono del centro risiedeva nella circostanza che, al contrario di Tawfikyya, Malakal ha l'antistante specchio d'acqua del Nilo sgombro da isole e canali [come si vede dalla mappa, che ho appena incluso].

La nuova zona era, perciò, ben più idonea per controllare più agevolmente l'intera navigazione fluviale. 

A sinistra, l'area centrale di Malakal, lungo la sponda del Nilo Bianco (Democratic Republic of the Sudan. Southern region. Malakal Urban Area, Scale 1:10.000, gennaio 1977. Survey fotogrammetrico realizzato da fotografie aeree, Mefit-Italrilievi, Roma) 
Ancora in questo secolo (XX) il problema delle imbarcazioni negriere (nuggar e dahabie), che scendevano il fiume con schiavi a bordo, era purtroppo così importante da far decidere l'ulteriore spostamento del principale centro amministrativo dell'area]..

Qualche rischio lo corsi allorché, al termine dell'intervista, vennero inaspettatamente, artificiosamente e minacciosamente sollevate obiezioni, circa la nostra stessa presenza in quel luogo, da parte di alcuni guerrieri, armati di lance e, purtroppo, ubriachi a causa della troppa merissa (distillata dalla durra) ingurgitata. 

Situazione piuttosto pericolosa che ebbe modo di protrarsi per circa mezz'ora. 

Villaggio Shilluk sul fiume Sobat, 1906 

La Missione Americana del Sobat
(da: Fothergill, Edward, Five years in the Sudan, 1910)

La Missione Americana del Sobat, 1906 (TIMEA)

Per quanto riguarda, infine, i resti del forte del Sobat, essi sono da tempo ormai scomparsi. 
Tra l'altro proprio nell'area dove un tempo sorgeva il forte, vi si trovava il quartiere generale della società francese che allora stava costruendo quello che sarebbe dovuto diventare il più lungo canale artificiale del mondo, quello dello Jonglei[i].
[Doveva essere lungo 360 Km, contro i 161 di Suez, i 98 di Kiel e gli 81,3 di Panama. 

Vapore e imbarcazioni nel sudd bloccate dalla vegetazione
(da: 
From The Congo To The Niger And The Nile An Account Of The German Central African Expedition Of 1910-1911 by Adolf Friedrich Duke of Mecklenburg, vol. I, Londra, 1913)
La necessità di costruire un canale artificiale, al fine di ovviare all'enorme dispendio di acqua (per evaporazione ed altre cause), che il Nilo subisce allorché entra nell'immensa distesa acquitrinosa del sudd, venne intuita nel lontano 1904 dall'allora Sottosegretario ai Lavori Pubblici per l'Egitto, Sir William Garstin, che presentò un rapporto circostanziato alle Camere Britanniche (anche se il suggerimento avrebbe avuto origine dal Beresford, già Ispettore Generale per l'Irrigazione in India). 
In tempi più vicini a noi è stimata in ben 42 miliardi di metri cubi annui la perdita d'acqua del Nilo. 
L'escavazione di un canale tra la confluenza con il fiume Sobat, a nord, e una zona situata poco prima della città di Bor, a sud, e che doveva essere largo 52 metri e profondo 4, avrebbe dovuto portare un notevole beneficio alla navigazione, riducendone il percorso, sgombro di vegetazione, di circa 300 Km. 
Contemporaneamente c'era la possibilità di destinare all'agricoltura vaste aree ad esso limitrofe, grazie alle notevolissime potenzialità irrigue che si sarebbero in tal modo create. 
In definitiva il Nilo, con il canale dello Jonglei "operativo", avrebbe avuto una portata che, da 20 milioni di mc al giorno sarebbe arrivata in una seconda fase ai 43 milioni. 
Il progetto fu ideato dalla MEFIT italiana. 
Nel 1979 era stato previsto un costo complessivo relativamente contenuto pari a 90 miliardi di lire, finanziato in parti uguali dai governi egiziano e sudanese. 
Tecnicamente ed operativamente la sua esecuzione era stato affidata alla CCI (Compagnie de Constructiones Internationales).

Uno dei tecnici della CCI gentilmente mi condusse a vedere lo stato dei lavori inizio 1981. 

Sulla pista verso il canale e il "mostro" di ferro (la escavatrice), non vedrò leoni, ma solo uno struzzo

Parlammo della diffusa presenza dei leoni in quei paraggi, imbattendoci però ad est del canale solo in uno struzzo. 

Percorremmo ad una media superiore ai cento Km l'ora la pista in terra battuta, che sarebbe divenuta estremamente pericolosa al tempo della stagione delle piogge, che costituiva una delle due sponde. 

A quell'anno erano stati scavati 45 Km in tutto, ad una media di 25 metri al giorno, grazie ad una possente e mastodontica escavatrice precedentemente utilizzata in Pakistan.

Già preannunciato da alcuni episodi di sequestro di personale tecnico e operaio, il brusco aggravamento delle condizioni locali, a causa della recrudescenza della guerriglia nel sud Sudan, provocò nel 1983 - e, forse, per sempre! - l'imprevista fine dei lavori di una grandiosa opera, che si doveva ultimare nel 1985/86].

The Sobat Basin OSM, Based up on US Army map NC36, NB36 (CC Some Rights Reserved Hans Braxmeier & Peter in s) 

L'arrivo alla meta finale

"Il fiume Sobat viene raggiunto al tramonto, dopo ben undici ore pressoché ininterrotte di navigazione. Riusciamo a stupire i tecnici francesi che, increduli, ci accolgono con viva simpatia".

A Roma, al rientro dal Sudan, incontro Paolo Portoghesi

Il 31 maggio 2023 avevo dedicato un post al grande architetto Paolo Portoghesi, la cui scomparsa il giorno prima mi aveva rattristato.

Innanzitutto dal punto di vista umano.

Poi perché mi ero improvvisamente ricordato che nel 1981, al rientro dalla mia seconda ricerca in Sudan, avevo avuto il privilegio di incontrarlo nella sede della Mefit Consulting Engineers (Portoghesi era il responsabile per l’Architettura).

Perché proprio nell’immenso paese afro-arabo ero venuto a conoscenza delle molteplici attività portate avanti là dalla Mefit.

Dopo aver accennato alla mia ricerca sudanese, Portoghesi mi “affiderà” ad uno dei diversi collaboratori intenti a lavorare attorno ad un lungo tavolo stracolmo di carte e mappe.

Il quale mi consegnerà un paio di grossi volumi, preziosi per il mio lavoro su Malakal (Mefit, Regional Development Plan, vol. 2, Socio-Ethnographic Analysis, Rome, 1977 e Second Phase, vol.3, Patterns of Comsumption, Rome, 1978). 

BIBLIOGRAFIA

ANONIMO, "Flow Motion", Sudanow, 1981, gennaio, pp.62-65;

AA.VV., Il Nilo, Novara: Istituto Geografico De Agostini, 1978;

F. B., "Il designer rifà il letto al Nilo", L'Espresso, 1979, 34, 26 agosto, p.91;

S.W. BAKER, Ismailia. A Narrative of the Expedition to Central Africa for the suppression of the slave trade, London: Macmillan and Co., 1874;

M.O. BESHIR, The Nile Valley Countries, Continuity and Change, 2 voll, Khartoum: Institute of African and Asian Studies, University of Khartoum, 1984.

M. BRYANT, "Jonglei- New line on the Map", Sudanow, 1979, Marzo, p.29;

E.A. D'ALBERTIS, Una crociera sul Nilo, Torino: Paravia, 1904;

W. GARSTIN, The Basin of The Upper Nile: Despatch from His Majesty's Agent and Consul General at Cairo inclosing a Report by..., London: Printed for His Majesty, 1904;

H. JOHNSTON, The Nile Quest. A Record of the exploration of the Nile and its Basin, London: Lawrence and Bullen, 1903;

A. MOORHEAD, Non c'è posto nell'arca, Milano: Valentino Bompiani, 1961.

A. MOORHEAD, Il Nilo Azzurro, Milano: Garzanti, 1972;

A. MOORHEAD, The White Nile, Harmondsworth: Penguin Books, 1973;

F. PELLICCIONI, "Schiavitù e città nel Sudan meridionale. Genesi e sviluppo dell'urbanizzazione nel XIX e nel XX secolo e sue interrelazioni con la storia della "tratta", Bollettino della Società Geografica Italiana, XI, VIII, 1991, pp. 499-523.

F. PELLICCIONI, "L'attuale rete urbana del Sudan meridionale. Città e zeribe schiaviste, stazioni e forti antischiavisti", Bollettino della Società Geografica Italiana, XI, IX, 1992, pp. 689-720.

F. PELLICCIONI, Ufficiali governativi coloniali, missionari e studiosi alla scoperta del difficile mondo del Sudan meridionale", Rivista Geografica Italiana, 1996, in corso di pubblicazione.

J. PETHERICK, Egypt, The Soudan and Central Africa. With explorations from Khartoum on the White Nile..., Edimburgo e Londra: W. Blackwood and Sons, 1861;

E. SALERNO, Fantasmi sul Nilo, Milano: SugarCo, 1979;

THE DEMOCRATIC REPUBLIC OF THE SUDAN, Ministry of Culture and Information, Jonglei Project (Phase I), Khartoum: Government Printing Press, 1975.

Fonti archivistiche, Durham University, UK: Upper Nile Province, Malakal, 1938. Lettera del 30 marzo, UNPW 2-39.

tre post sono tratti da un mio articolo inedito del 1996

Oltre che nelle comunicazioni a congressi internazionali e negli articoli scientifici e di divulgazione scientifica, il Sudan figura in alcuni miei libri.

Nel Vol. 3 delle GRANDI AVVENTURE DELL’ANTROPOLOGIA è presente Padre STEFANO SANTANDREA (1904-1990), tra i più grandi esperti del Sudan, grazie al trentennale soggiorno missionario nel remoto Bahr-El-Ghazal. 

Nel GIRO DEL MONDO… IN 15 TRENI. TRANSCONTINENTALI E DI LUSSO, DI PENETRAZIONE COLONIALE E MILITARE, DEI CERCATORI D’ORO, DEGLI HAJJI, “ALPINISTICI” conosceremo la "Ferrovia del deserto", Egitto-Sudan, che porterà i britannici a riconquistare il Sudan. Da molto tempo nelle mani delle orde Mahdiste, che a Khartoum avevano trucidato il grande Gordon Pasha (1833-1885).

Nel Vol. 2: AFRICA della tetralogia dell’esplorazione: ALLA SCOPERTA DEL MONDO, sono presenti:

 CARLO PIAGGIA, 1827-1882 (Tunisia, Egitto e Sudan; In Sudan, tra i “famigerati” cannibali Niam Niam; Tra Eritrea, Etiopia e Sudan; Ancora in Sudan).

SIR E. A. WALLIS BUDGE, 1857-1934. Egitto, Sudan e Iraq;

JEAN-BAPTISTE MARCHAND, 1863-1934. (La Mission Congo-Nil giunge a Fashoda, sul Nilo Bianco (Sudan); La visita di Fashoda nel corso della mia seconda sessione di ricerca antropologica sul campo a Malakal).

JAMES BREASTED, 1865-1935 (La spedizione epigrafica in Egitto e Sudan del 1905-07).

PAGINA AUTORE AMAZON:Amazon.it: Franco Pelliccioni: libri, biografia, ultimo aggiornamento 

LA I PARTE: Lenta navigazione, tra isole stracolme di papiri, ambatch, uccelli e serpenti velenosi, a bordo del mio Boeing 707, che non viene da Seattle, ma è un tronco scavato, spinto da due giganti nilotici; si cerca di evitare le pericolose isole galleggianti di giacinti d'acqua  

 https://pelliccionifranco.blogspot.com/2026/05/377-risalendo-nel-gennaio-del-1981-in.html  

LA II PARTE: I Centurioni di Nerone alla ricerca delle sorgenti del Nilo, I sec. d.C.; Il Sudd, labirinto di acque stagnanti e di caotica vegetazione, fenomeno forse unico al mondo per la sua vastità; Il Nilo Bianco, un fiume ricco di storia e di avventura; Tawfikyya, stazione antischiavista fondata dall’esploratore Samuel Baker nel 1870, viene abbandonata fino al 1900, e definitivamente sostituita da Malakal nel 1918. 

https://pelliccionifranco.blogspot.com/2026/05/380-parte-ii-i-centurioni-di-nerone.html

N.B. Nelle ultime 24 ore il blog ha avuto 1010 visualizzazioni






Nessun commento:

Posta un commento