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| "Il fiume Sobat e parte del Nilo Azzurro" (da H.H. Austin, Among Swamps and Giants in Equatorial Africa, Londra, 1902) |
Ancora Tawfikyya. Il forte del Sobat, fondato da Gessi nel 1874
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| Nativi di Tawfikyya (da: Fothergill, Edward, Five years in the Sudan Londra 1910) |
Il celebre Gordon Pacha, nella sua veste di Governatore delle Province Equatoriali del Nilo, fece fondare dal Gessi nel 1874 anche la stazione del Sobat, a circa quattro chilometri a sud di Tawfikyya, in una zona altamente strategica, capace perciò di controllare tutto il traffico fluviale.
Si trovava alla confluenza dell'omonimo fiume con il Nilo Bianco.
Vi fece altresì funzionare una colonia agricola grazie all'apporto di numerosi schiavi che nel frattempo aveva provveduto a liberare.
Ben presto l'intera area dovette essere
abbandonata in favore di Tawfikyya. La zona in effetti era troppo piatta,
facilmente soggetta alle frequenti inondazioni del Nilo.
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| Romolo Gessi, ca. 1880 (1831-1881), da: Richard Buchta [fotografo di una delle spedizioni di Gessi], Romolo Gessi Pasha: Seven Years in the Soudan, Londra 1892 |
Brevemente ricordo come in quell'occasione ebbi la possibilità di scoprire come l'edificio più grande di Tawfikyya, da me intravisto dalla piroga [i] [In effetti "in loco" avrei verificato la presenza di un'altra piccola costruzione]., e che poi esaminai accuratamente[ii] [Un missionario, da anni residente nella zona, aveva sempre ritenuto trattarsi dei resti di una vecchia missione.], in realtà fosse l'ufficio postale della cittadina.
Sulle pareti interne erano state eseguite, forse da alcuni Shilluk della zona, dopo il totale abbandono della cittadina, alcuni interessanti graffiti, raffiguranti europei con cappelli di vecchio stampo coloniale.
Vi si potevano leggere anche alcune semplici scritte in arabo[iii] [Del tipo:"Suakin", "La Repubblica del Sudan è una democrazia" ,"cavalli arabi", "Mosè", "Gezira". "Egitto".].
E tra la sponda del Nilo e la costruzione sorgeva un modesto "santuario" (uno steccato circolare) dedicato al Reth degli Shilluk John Dak wad Padyet [iv] ["Re divino" tra il 1945 e il 1951].
Nelle immediate adiacenze dell'edificio, avrei anche fotografato i resti dei basamenti circolari, anch'essi in muratura, dei tukuls: erano gli alloggi dei sottufficiali di "colore".
Inoltre, come nei tempi passati, quando i bianchi si dedicavano alla cura delle piantagioni di Acacia Arabica (vi avrebbero fatto giungere persino un trattore, secondo quello che poi avrà modo di riferire il mio informatore locale), vi esisteva una sorta di riforestazione.
Nel villaggio Shilluk di Dur
Nel villaggio di Dur, qualche chilometro più all'interno, incontrai ed intervistai un anziano Shilluk, Ajwok Bwol ("figlio di Bwol"), che mi fornì preziosi particolari sul passato della città, risalenti fin all'epoca del Reth Padyet wad Kwathker (1903-1917), allorché la popolazione di Tawfikyya risultava già composta da ex schiavi del Mahdi e del Califfo e da soldati[v]
[Importante, per la ricerca, è stata la registrazione della "storia di vita" di questo vecchio.
Altri indispensabili e successivi riscontri furono naturalmente da me effettuati, sia sul campo, che in Italia, consultando la scarsa letteratura esistente.
Determinante, tuttavia, fu il materiale da me raccolto nell'Archivio del Sudan esistente presso l'Università inglese di Durham.
Grazie a tutti gli elementi in mio possesso riuscii infine a delineare i reali motivi dell'improvviso e misterioso abbandono della città sul finire della Grande Guerra.
Se originariamente le informazioni messe insieme individuarono nelle cattive ed impreviste condizioni ecologiche locali la causa del forzato spostamento (presenza di colonie di terribili e divoratrici termiti, che avrebbero attaccato e distrutto, non solo la foresta esistente a Tawfikyya all'inizio del secolo, ma anche i tetti in legno dei tukuls degli abitanti - il tutto anche suffragato da quanto rilevò il D'Albertis:1904:104), la principale ragione dell'abbandono del centro risiedeva nella circostanza che, al contrario di Tawfikyya, Malakal ha l'antistante specchio d'acqua del Nilo sgombro da isole e canali [come si vede dalla mappa, che ho appena incluso].
La nuova zona era, perciò, ben più idonea per controllare più agevolmente l'intera navigazione fluviale.
Qualche rischio lo corsi allorché, al termine dell'intervista, vennero inaspettatamente, artificiosamente e minacciosamente sollevate obiezioni, circa la nostra stessa presenza in quel luogo, da parte di alcuni guerrieri, armati di lance e, purtroppo, ubriachi a causa della troppa merissa (distillata dalla durra) ingurgitata.
Situazione piuttosto pericolosa che ebbe modo di protrarsi per circa mezz'ora.
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| La Missione Americana del Sobat (da: Fothergill, Edward, Five years in the Sudan, 1910) |
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| La Missione Americana del Sobat, 1906 (TIMEA) |
Uno dei tecnici della CCI gentilmente mi condusse a vedere lo stato dei lavori inizio 1981.
Sulla pista verso il canale e il "mostro" di ferro (la escavatrice), non vedrò leoni, ma solo uno struzzo
Parlammo della diffusa presenza dei leoni in quei paraggi, imbattendoci però ad est del canale solo in uno struzzo.
Percorremmo ad una media superiore ai cento Km l'ora la pista in terra battuta, che sarebbe divenuta estremamente pericolosa al tempo della stagione delle piogge, che costituiva una delle due sponde.
A quell'anno erano stati scavati 45 Km in tutto, ad una media di 25 metri al giorno, grazie ad una possente e mastodontica escavatrice precedentemente utilizzata in Pakistan.
Già preannunciato da alcuni episodi di sequestro di personale tecnico e operaio, il brusco aggravamento delle condizioni locali, a causa della recrudescenza della guerriglia nel sud Sudan, provocò nel 1983 - e, forse, per sempre! - l'imprevista fine dei lavori di una grandiosa opera, che si doveva ultimare nel 1985/86].
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The Sobat Basin OSM, Based up on US Army map NC36, NB36 (CC Some Rights Reserved Hans Braxmeier & Peter in s) |
"Il fiume Sobat viene raggiunto al tramonto, dopo ben undici ore pressoché ininterrotte di navigazione. Riusciamo a stupire i tecnici francesi che, increduli, ci accolgono con viva simpatia".
A Roma, al rientro dal Sudan, incontro Paolo Portoghesi
Il 31 maggio 2023 avevo dedicato un post al grande architetto Paolo Portoghesi, la cui scomparsa il giorno prima mi aveva rattristato.
Innanzitutto dal punto di vista umano.
Poi perché mi ero improvvisamente ricordato che nel 1981, al rientro dalla mia seconda ricerca in Sudan, avevo avuto il privilegio di incontrarlo nella sede della Mefit Consulting Engineers (Portoghesi era il responsabile per l’Architettura).
Perché proprio nell’immenso paese afro-arabo ero venuto a conoscenza delle molteplici attività portate avanti là dalla Mefit.
Dopo aver accennato alla mia ricerca sudanese, Portoghesi mi “affiderà” ad uno dei diversi collaboratori intenti a lavorare attorno ad un lungo tavolo stracolmo di carte e mappe.
Il quale mi consegnerà un paio di grossi volumi, preziosi per il mio lavoro su Malakal (Mefit, Regional Development Plan, vol. 2, Socio-Ethnographic Analysis, Rome, 1977 e Second Phase, vol.3, Patterns of Comsumption, Rome, 1978).
BIBLIOGRAFIA
ANONIMO, "Flow Motion", Sudanow,
1981, gennaio, pp.62-65;
AA.VV., Il Nilo,
Novara: Istituto Geografico De Agostini, 1978;
F. B., "Il designer rifà il
letto al Nilo", L'Espresso, 1979, 34, 26 agosto, p.91;
S.W. BAKER, Ismailia. A
Narrative of the Expedition to Central Africa for the suppression of the slave
trade, London: Macmillan and Co., 1874;
M.O. BESHIR, The Nile
Valley Countries, Continuity and Change, 2 voll, Khartoum: Institute of
African and Asian Studies, University of Khartoum, 1984.
M. BRYANT, "Jonglei- New line
on the Map", Sudanow, 1979, Marzo, p.29;
E.A. D'ALBERTIS, Una
crociera sul Nilo, Torino: Paravia, 1904;
W. GARSTIN, The Basin of
The Upper Nile: Despatch from His Majesty's Agent and Consul General at Cairo
inclosing a Report by..., London: Printed for His Majesty, 1904;
H. JOHNSTON, The Nile
Quest. A Record of the exploration of the Nile and its Basin, London:
Lawrence and Bullen, 1903;
A. MOORHEAD, Non c'è posto
nell'arca, Milano: Valentino Bompiani, 1961.
A. MOORHEAD, Il Nilo
Azzurro, Milano: Garzanti, 1972;
A. MOORHEAD, The White Nile,
Harmondsworth: Penguin Books, 1973;
F. PELLICCIONI, "Schiavitù e
città nel Sudan meridionale. Genesi e sviluppo dell'urbanizzazione nel XIX e
nel XX secolo e sue interrelazioni con la storia della
"tratta", Bollettino della Società Geografica Italiana,
XI, VIII, 1991, pp. 499-523.
F. PELLICCIONI, "L'attuale
rete urbana del Sudan meridionale. Città e zeribe schiaviste, stazioni e forti
antischiavisti", Bollettino della Società Geografica Italiana,
XI, IX, 1992, pp. 689-720.
F. PELLICCIONI, Ufficiali
governativi coloniali, missionari e studiosi alla scoperta del difficile mondo
del Sudan meridionale", Rivista Geografica Italiana, 1996, in
corso di pubblicazione.
J. PETHERICK, Egypt, The
Soudan and Central Africa. With explorations from Khartoum on the White Nile...,
Edimburgo e Londra: W. Blackwood and Sons, 1861;
E. SALERNO, Fantasmi sul
Nilo, Milano: SugarCo, 1979;
THE DEMOCRATIC REPUBLIC OF THE
SUDAN, Ministry of Culture and Information, Jonglei Project (Phase I),
Khartoum: Government Printing Press, 1975.
Fonti archivistiche, Durham University, UK: Upper Nile Province, Malakal, 1938. Lettera del 30 marzo, UNPW 2-39.
I tre post sono tratti da un mio articolo inedito del 1996
Oltre che nelle comunicazioni a congressi internazionali e negli articoli scientifici e di divulgazione scientifica, il Sudan figura in alcuni miei libri. |
Nel Vol. 3 delle GRANDI AVVENTURE DELL’ANTROPOLOGIA è presente Padre STEFANO SANTANDREA (1904-1990), tra i più grandi esperti del Sudan, grazie al trentennale soggiorno missionario nel remoto Bahr-El-Ghazal.
Nel GIRO DEL MONDO… IN 15 TRENI. TRANSCONTINENTALI E DI LUSSO, DI PENETRAZIONE COLONIALE E MILITARE, DEI CERCATORI D’ORO, DEGLI HAJJI, “ALPINISTICI” conosceremo la "Ferrovia del deserto", Egitto-Sudan, che porterà i britannici a riconquistare il Sudan. Da molto tempo nelle mani delle orde Mahdiste, che a Khartoum avevano trucidato il grande Gordon Pasha (1833-1885).
Nel Vol. 2: AFRICA della tetralogia dell’esplorazione: ALLA SCOPERTA DEL MONDO, sono presenti:
CARLO PIAGGIA, 1827-1882 (Tunisia, Egitto e Sudan; In Sudan, tra i “famigerati” cannibali Niam Niam; Tra Eritrea, Etiopia e Sudan; Ancora in Sudan).
SIR E. A. WALLIS BUDGE, 1857-1934. Egitto, Sudan e Iraq;
JEAN-BAPTISTE MARCHAND, 1863-1934. (La Mission Congo-Nil giunge a Fashoda, sul Nilo Bianco (Sudan); La visita di Fashoda nel corso della mia seconda sessione di ricerca antropologica sul campo a Malakal).
JAMES BREASTED, 1865-1935 (La spedizione epigrafica in Egitto e Sudan del 1905-07).
PAGINA AUTORE AMAZON:Amazon.it: Franco Pelliccioni: libri, biografia, ultimo aggiornamento
LA I PARTE: Lenta navigazione, tra isole stracolme di papiri, ambatch, uccelli e serpenti velenosi, a bordo del mio Boeing 707, che non viene da Seattle, ma è un tronco scavato, spinto da due giganti nilotici; si cerca di evitare le pericolose isole galleggianti di giacinti d'acqua
https://pelliccionifranco.blogspot.com/2026/05/377-risalendo-nel-gennaio-del-1981-in.html
LA II PARTE: I Centurioni di Nerone alla ricerca delle sorgenti del Nilo, I sec. d.C.; Il Sudd, labirinto di acque stagnanti e di caotica vegetazione, fenomeno forse unico al mondo per la sua vastità; Il Nilo Bianco, un fiume ricco di storia e di avventura; Tawfikyya, stazione antischiavista fondata dall’esploratore Samuel Baker nel 1870, viene abbandonata fino al 1900, e definitivamente sostituita da Malakal nel 1918.
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