Figura 1. Da: Holmes L., The Arctic whaleman; or, Winter in the Arctic Ocean Being a
Narrative of the Wreck of the Whale Ship Citizen Ocean of New Bedford, in the
Arctic Ocean, Lat. 68В° 10' N., Lon. 180В° W., Sept. 25, 1852. Together with a
Brief History of Whaling (Smithsonian
Libraries)
Nel corso dei
viaggi di ricerca che mi hanno condotto in diversi settori dell'emisfero
boreale, mi sono spesso imbattuto nei resti e nelle, più o meno vistose, tracce
di stabilimenti e di stazioni di caccia alle balene.
Sovente abbandonate da
molto tempo, altre volte solo da pochi decenni, costituiscono il simbolo di
un'era ormai lontana nel tempo, alla quale la maggioranza di noi si sente oggi
totalmente estranea.
Nonostante le numerose e complesse
implicazioni inerenti alla tecnica e all'oggetto stesso della caccia, la
sanguinosa mattanza dei cetacei, per lunghi secoli e per diversi popoli (...), ha
rappresentato una parte invero non secondaria, se non di determinante
importanza, della loro cultura.
Caratterizzata da uno stretto rapporto con
l'habitat e l'ambiente marittimo.
Bisogna infatti ricordare (...) come
del tutto "recenti" siano le conquiste operate da ecologi ed etologi,
da "verdi" ed animalisti.
A parte pochi casi ascrivibili agli usuali
precursori.
Membri di una "illuminata" avant-garde, senza
bandiere e senza frontiere.
Il
problema nacque e si impose all'attenzione dell'opinione pubblica
internazionale e dei governi (...), non a
causa della caccia in se stessa.
Ma, come al solito, dal "progresso", che
anche in questo campo ha comportato l'impiego di tecnologie sempre più
devastanti e distruttrici.
A partire dall'invenzione, nel 1864, del celebre
cannoncino fiocinatore esplosivo, ad opera del norvegese Svend Foyn.
Per cui
quello che era un "prelievo" di risorse marine, più o meno giusto, nel
tempo si sarebbe trasformato nell’indiscriminato sterminio dei cetacei (...)
Se le vecchie
stazioni baleniere abbandonate, che mostrano oggi abbondanti tracce del degrado provocato dallo scorrere del
tempo e dalle avverse condizioni climatiche, ci ricordano anche
"realtà" che possono anche non piacerci, poiché indissolubilmente
collegate alla morte di tanti grandi mammiferi marini, l'avvistamento delle
balene, sia volontario, nel corso di appositi e gradevoli whale-watching, o casuale,
ha sempre provocato, in chi scrive, un'eccitazione ed un'esaltazione
indescrivibili, quasi fanciullesche, che mai erano state altrove provate.
Nei
confronti di altri stupendi abitatori del mare (delfini, foche o lontre, ad
esempio) o, magari, terrestri.
In Africa il
paragone va ai tanti elefanti, rinoceronti, od addirittura ai leopardi,
intravisti, fotografati, e perfino inseguiti, tra Kenya settentrionale e Sudan
meridionale.
Strano a dirsi, ma l'incontro con i grandi abitatori della savana
non riesce a reggere il confronto con quello delle balene.
È un contatto
visivo, ma non solo..., che trascende il rapporto occhi-cervello: è emotivo,
istintivo.
Si collega alla parte più nascosta di noi, quella che gli
psicanalisti definiscono l'io, che riesce a smuovere perfino le
"acque" del nostro subconscio.
E quella, in effetti, rappresenta un'imprevedibile e sorprendente realtà
del mare che è riuscita sempre a stupirmi.
Ad attrarmi per tutte le sue
implicazioni, di fantasia e di mistero (...), ma anche per quell'alone di poesia, che pure quel
mastodontico abitatore delle profondità oceaniche, con i suoi comportamenti di
superficie, a volte flessuosi come quelli di una ballerina d'opera, è riuscita
sempre a evidenziare.
Suscitando profondi, indimenticabili, turbamenti.
Negli anni i miei
diversi incontri, nelle regioni più diverse, di questa realtà, mi hanno offerto
la possibilità di riflettere sull'importante ruolo che la caccia alle balene ha
avuto in passato nei campi più disparati.
Dalle esplorazioni di terre ignote e
lontane (i volumi scritti dal baleniere scozzese Scoresby sono entrati di diritto nella storia delle
scoperte geografiche), e quindi dall'apertura di nuove vie.
Sia marittime, che
terrestri, che hanno condotto ad una più accurata ricognizione di territori e
passaggi marittimi, e all'incremento delle conoscenze geografiche (...) e climatiche, come di quelle
etnografiche.
Grazie ai molteplici incontri ed alle descrizioni che venivano
fatte degli "usi e dei costumi" delle diverse popolazioni artiche
indigene.
Su quest'ultimi fa, però, notevole aggio l'aspetto negativo sui
risvolti positivi.
Ciò per la continua e costante opera di acculturazione e di
disgregazione culturale che i popoli artici avrebbero sperimentato sulla propria pelle
fin dal principio del XIX secolo.
(...) Negative dinamiche culturali, che
sarebbero state innescate anche a prescindere dalla volontarietà, o meno, degli
stessi cacciatori di balene.
Figuriamoci se una presunta
"superiorità" della razza bianca o la ricerca di un maggior profitto
si fossero andate ad aggiungere con forza nell'incontro, anche culturale, tra balenieri e gli Inuit.
Tanto
da tramutarlo ben presto in un autentico scontro (...)
Il libro si
focalizzerà su alcuni aspetti, storici od attuali, ai quali ho potuto accedere
direttamente, nei settori nord-atlantici, del Pacifico settentrionale e
dell'Artico canadese, groenlandese, norvegese.
Ecco le tappe
del nostro lungo itinerario nello spazio e nel tempo: Alaska sud-orientale
(USA); isola di Vancouver (Colombia Britannica, Canada); Tuktoyaktuk (Mare di
Beaufort, Artico occidentale, Canada); Qausuittuq (Alto Artico canadese);
Iqaluit e Pangnirtung (isola di Baffin, Artico orientale, Canada); Narsaq
(costa occidentale della Groenlandia meridionale); Svalbard (Norvegia);
Norvegia; Islanda; Shetland, Orcadi, Ebridi Esterne, St Kilda (Scozia, UK); Fær
Øer (Danimarca); Saint-Pierre et Miquelon (Francia), Terranova, Québec (Canada),
Madeira (Portogallo); Canarie (Spagna).
Invece, per quanto riguarda le popolazioni
autoctone, il libro si interesserà agli Inuit e agli Indiani del
Nord-Ovest (...).
Figura 19. Wrangell, Alaska sud-orientale, già America Russa: la
tomba del Capo Tlingit Shakes V
(1840-1878) dalla caratteristica bassa recinzione in stile russo, sormontata da
due pali raffiguranti le balene assassine (orche=keet),
simbolo del suo clan (Archivio A.)
Per quanto
invece concerne gli europei, spazio sarà dato a canadesi, norvegesi, scozzesi e
faroesi, nonché agli equipaggi delle diverse nazioni europee che, a partire dal
XVII secolo, si interessarono, e "con profitto", alle fisheries delle Svalbard e del Mare di
Barents.
In ultimo, non ci
dimenticheremo del ruolo pionieristico esercitato dai baschi (...).
Tra i
primi a cimentarsi nella caccia alle balene, specialmente alla Eubalaena Glacialis.
Spingendosi fin
sulle sponde nord americane, a partire dal XV secolo (...)
I baschi ben
presto diventeranno, tra le varie marinerie, i maggiori esperti della caccia
alle balene. Grazie soprattutto al sistema delle stazioni a terra, poi
largamente imitato[i] dai balenieri di altre
nazioni.
Anche se già nel 1635 cercarono di processare le balene direttamente offshore,
al largo della costa della Norvegia settentrionale, nel 1659 baleniere basche
francesi cacciavano balene à flot, “a galla”.
Come possiamo "leggere" nei
graffiti e nei dipinti esistenti nella zona del fiordo di Alta, nella Norvegia
settentrionale, la caccia alle balene ha
origine lontanissime, risalendo ai tempi preistorici.
Gli uomini per
sopravvivere hanno sempre cacciato. Numerose popolazioni di regioni costiere e
isole hanno ricavato la loro sussistenza, anche grazie alla certamente
pericolosa caccia ai grandi mammiferi marini (...)
DA: BALENE E BALENIERI, TRA NORD ATLANTICO, PACIFICO SETTENTRIONALE, MAR GLACIALE ARTICO. VAGABONDAGGI ALLA RICERCA DELLE TESTIMONIANZE DELL’ERA DELLA CACCIA ALLE BALENE
(163 pp., 156 foto, 79 sono dell'A.)
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versione cartacea a colori (“premium”), volume di grande formato (16.99 x 1.91 x 24.41 cm): https://www.amazon.it/dp/B0C522JP54,
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1. PREMESSA ;
2. INTRODUZIONE - LA CACCIA NELLA PREISTORIA: ALTA, NORD NORGE - I BALENIERI E L'ESPLORAZIONE - LA CACCIA ALLE BALENE, TRADIZIONALE ATTIVITÀ ECONOMICA DI ALCUNE COMUNITÀ MARITTIME EUROPEE
3. LA CACCIA ALLE BALENE PRESSO ALCUNE POPOLAZIONI AUTOCTONE AMERICANE
4. GLI AVVISTAMENTI DI BALENE;
5. LA CACCIA ALLE BALENE: STORICA- NELLA COLOMBIA BRITANNICA (CANADA) - A SAINT-PIERRE ET MIQUELON (FRANCIA) - LE STAZIONI BALENIERE DI TERRANOVA (PROVINCIA DI TERRANOVA E LABRADOR, CANADA) - LE STAZIONI DI CACCIA ALLE BALENE DEL CUMBERLAND SOUND - KEKERTEN, IL CUMBERLAND SOUND E L’INIZIAZIONE ANTROPOLOGICA SUL CAMPO DI FRANZ BOAS - NELLE ISOLE SHETLAND (SCOZIA, UK) - NELLE ISOLE ORCADI (SCOZIA, UK) - NELLE ISOLE SVALBARD, NORVEGIA - NELLE EBRIDI ESTERNE (SCOZIA, UK)
6. LA CACCIA ALLE BALENE: ATTUALE - IQALUIT (GIÀ FROBISHER BAY, ISOLA DI BAFFIN, ARTICO ORIENTALE, NUNAVUT, CANADA) - A RESOLUTE BAY (OGGI QAUSUITTUQ, CORNWALLIS ISLAND, HIGH ARCTIC, NUNAVUT, CANADA) - NARSAQ (COSTA OCCIDENTALE DELLA GROENLANDIA MERIDIONALE, DANIMARCA) - NELLE ISOLE FÆR ØER (DANIMARCA): IL GRINDADRÁP, LA CACCIA COMUNITARIA - IN ISLANDA - IN NORVEGIA, QUANDO LA CACCIA ALLE BALENE NON È COSÌ PUBBLICIZZATA, COME L’ISLANDESE, LA FAROESE (O LA GIAPPONESE)
7. BALENE, UNA SCHEDA PICCOLE: MEDIE: GRANDI:
8. APPENDICE LA CACCIA ALLE BALENE NELL’ARCIPELAGO DI MADEIRA (PORTOGALLO), 1941-1981 IL GIGANTESCO FLOP DELLA CACCIA ALLE BALENE NELL’ARCIPELAGO DELLE CANARIE (SPAGNA), 1784-1806
9. BIBLIOGRAFIA
TUTTI I DATI (ECONOMICI, STATISTICI, DEMOGRAFICI, ETNOGRAFICI, ECC.) CONTENUTI NEI MIEI LIBRI SONO STATI ACCURATAMENTE VERIFICATI, INTEGRATI E AGGIORNATI AL MOMENTO DELLA LORO PUBBLICAZIONE
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