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domenica 18 ottobre 2026

444. Dal briefing di Ottawa (1983) all'ultimo libro: Il cerchio si chiude tra le sei comunità Inuit dell'Artico Canadese

Ottobre 2026, a Roma

Mentre festeggio il traguardo delle 305.000 visualizzazioni su questo blog e il posizionamento nel Top 1% degli autori più consigliati a livello globale su Academia.edu, ho deciso di aprire ufficialmente i cantieri di quello che — all'età di ottanta anni — sarà il mio ultimo e più importante libro. Un'opera interamente dedicata alla mia grande ricerca sul campo del 1983 tra le sei comunità Inuit dell'Artico Canadese.

Quest'ultimo volume chiude idealmente una trilogia polare e americana. È stato preceduto dal lungo viaggio di avvicinamento descritto in "Viaggio attraverso l'Inside Passage..." (tra la Colombia Britannica e l'Alaska sud-orientale) e dalla rigorosa ricostruzione storiografica edita in "Tra i ghiacci del Passaggio a Nord-Ovest. Prologo ad una ricerca antropologica...". Dato che nel 1983 ebbi l'opportunità di toccare fisicamente diversi punti di quel mitico itinerario.

Mappa inserita nel voluminoso e dettagliato Briefing Book fornitomi gentilmente dall'Indian and Northern Affairs Canada (Affaires Indiennes et du Nord Canada) ad Ottawa, nel corso di una riunione con esperti canadesi di Artico ed Inuit. 

L'unica variazione è che non ho volato da Vancouver (Colombia Britannica) fino a Whitehorse (Yukon). Da Vancouver l'itinerario seguito è stato infatti il seguente: Volo Canadian Pacific Vancouver- Prince Rupert (Colombia Britannica settentrionale). Imbarco sulla MV Malaspina dell’Alaska Marine Highway System direzione N, fino a Wrangell (Alaska sud-orientale). Imbarco sulla Taku direzione S fino a Ketchikan (sono in pratica tornato indietro per visitare il luogo). Volo Alaska Airlines Ketchikan-Sitka (mi sono perciò portato nuovamente verso nord...). Imbarco nuovamente sulla Taku, direzione N, per Skagway. Poiché il treno del White Pass and Yukon Route in quel periodo era bloccato, sono giunto a Whitehorse su un autobus dell'Atlas Tour. La prima comunità artica del survey (Inuvik) è stata raggiunta imbarcandomi su un vecchissimo bimotore DC3 (un Dakota dai finestrini rettangolari e non pressurizzato) della Trans North Turbo Air, che ha fatto scalo nella "città morta" di Dawson e, poi, nel villaggio indiano Loucheux di Old Crow, già ben oltre il Circolo Polare Artico.

Un metodo di lavoro totale: dall'Osservatore Romano ad oggi

Tempo fa, il direttore di un museo italiano, dopo aver esordito dicendomi che ero "famoso", mi chiese quale fosse il mio metodo di lavoro. Io, che per tutta la mia vita ho sempre cercato di mantenere un profilo basso, risposi semplicemente che lavoro al computer pressoché tutti i giorni: Natale, compleanno e festività comprese. È un'abitudine e una disciplina ferrea che non mi ha mai abbandonato, da quando iniziai a collaborare con L'Osservatore Romano, per il quale ho scritto per dodici anni ben 6 articoli ogni mese (4 grandi "di spalla" e 2 per il domenicale).

Questo cambio di atteggiamento degli ultimi anni, volto a rivendicare apertamente lo spessore del mio percorso, si è reso purtroppo necessario per garantire e difendere la bontà della mia produzione letteraria dalle approssimazioni del web. È una necessità metodologica che d'altronde usava fare anche una grande dell'antropologia come Margaret Mead, come rilevava nella sua celebre autobiografia "L'inverno delle more", quando spiegava chiaramente all'uditorio il valore del proprio vissuto scientifico.

Nel 1998, mentre conducevo le mie ricerche nelle isole Vestmannaeyjar in Islanda, ospite del laboratorio del biologo marino Páll Marvin Jónsson dell'Università di Reykjavík, il collega mi disse una frase che ricordo ancora con un sorriso: “Rispetto al tuo profilo e a ciò che hai fatto, qui ci sentiamo come pulcini”.

Un bilancio impressionante: 129 edizioni nel decennale di Amazon (2016-2026)
Questo volume rappresenterà il mio 38° titolo ufficiale, ma se contiamo il lavoro effettivo di formattazione la cifra è ben più impressionante: ben 129 edizioni complessive realizzate a partire dal 2016 (l'anno in cui sono iniziate le mie pubblicazioni di libri su Amazon, precedute nel 2007 dal volume su Creta: supplemento della Rivista Marittima). Il conteggio include varianti in bianco e nero, a colori, versioni non illustrate ed E-Book. Un cammino indipendente preceduto da oltre 700 articoli e importanti contributi come coautore, tra cui il saggio scientifico presentato a Ravello nel marzo 1998 per il Convegno Internazionale “The Arctic and Global Change”, pubblicato dagli atti del Consiglio Nazionale delle Ricerche, Istituto sull'Inquinamento Atmosferico, Segreteria Tecnico Scientifica per il Programma Antartide. Oltre a quello del 1979 in Processi di Comunicazione nell'Ambito Urbano, Patron Editore, a cura di Claudio Stroppa.

La foto al computer e il piano dell'opera
Come vedete nella foto in evidenza, sto lavorando al testo proprio in questi giorni sul mio computer, utilizzando una telecamera laterale che mi permette di inquadrare la postazione di lavoro. Nel post la mappa originale che mi fu consegnata nel 1983 a Ottawa, direttamente dal Ministero degli Affari Indiani e dei Territori del Nord, durante un briefing cruciale con esperti e studiosi dell'Artico prima del mio imbarco. Il viaggio tra i ghiacci degli Inuit sta per iniziare la sua ultima, definitiva navigazione su carta.

Tutti i dati economici, statistici, demografici ed etnografici contenuti nel libro saranno accuratamente verificati, integrati e aggiornati al momento della sua pubblicazione, seguendo la struttura ufficiale e definitiva del volume:

  1. PREMESSA
  2. L’ORGANIZZAZIONE DI UNA RICERCA AI “CONFINI DEL MONDO”
  3. INTRODUZIONE
  4. INUIT: Introduzione etno-antropologica generale (Ieri e Oggi nell'Artico Canadese)
  5. IL CAMBIAMENTO CLIMATICO NELL’ARTICO
  6. “DOVE ERAVAMO RIMASTI”: Logistica di una ricerca oltre l'Inside Passage e l'Alaska
  7. SI LASCIA L’ALASKA E SI ENTRA NELLO YUKON: Inizia l’ultimo avvicinamento all’Artico canadese: dai campi d'oro ai ghiacci
  8. INUVIK: La porta del Delta del Mackenzie
  9. TUKTOYAKTUK (69°26’ N): Artico occidentale, Mare di Beaufort (Northwest Territories)
  10. DIGRESSIONE VERSO L’INTERNO: Yellowknife
  11. RESOLUTE BAY (QAUSUITTUQ): Alto Artico, Nunavut
  12. IQALUIT (FROBISHER BAY): Isola di Baffin, Artico orientale, Nunavut
  13. PANGNIRTUNG: Isola di Baffin, Cumberland Sound, Nunavut (Kekerten, il Cumberland Sound e l’iniziazione antropologica sul campo di Franz Boas)
  14. KUUJJUAQ (FORT CHIMO): Nouveau Québec, Nunavik
  15. APPENDICI:
  • 15.1. Una ricerca antropologica intensiva tra gli Inuit mancata: le Isole Belcher (Baia di Hudson)
  • 15.2. Settembre 1983: la Terza Guerra Mondiale sfiorata dall'Artico. Ricordi da Tuktoyaktuk sul tragico volo KAL 007 e un retroscena giornalistico romano
  • 15.3 Le 3 trasmissioni radiofoniche RAI per i servizi per l’estero (1983): "Verso il Polo Magnetico. Viaggi, ricerca e scoperte di un italiano tra gli Eschimesi dell’Artico canadese" (con la mia partecipazione al microfono, la regia di Giorgio Luccio e le storiche voci RAI di Claudio De Angelis, Imelde Marani e Luisella Mattei)

  1. BIBLIOGRAFIA
p.s. La geografia dell’immenso: L’itinerario nel solo Artico ha avuto un'approssimativa forma ad "arco” lungo quasi 7.000 Km, da ovest ad est, calcolato scientificamente grazie allo strumento del Distance Calculator Canada. Quando parliamo del Canada, d'altronde, ci riferiamo alla “geografia dell’immenso”. Basti pensare che effettuerò il mio volo transatlantico da Roma a Toronto a bordo di un DC-10, mentre per il trasferimento dalla costa est a quella ovest salirò a bordo di un Boeing 747, il celebre Jumbo Jet, sorvolando le Montagne Rocciose tra i sempre pericolosi jet streams. Il totale complessivo dei chilometri percorsi nell’intero itinerario Roma-Roma corrisponde all'impressionante cifra di ca. 12.300 km.



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