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| Ottobre 2026, a Roma |
Mentre
festeggio il traguardo delle 305.000 visualizzazioni su questo blog e il
posizionamento nel Top 1% degli autori più consigliati a livello globale su
Academia.edu, ho deciso di aprire ufficialmente i cantieri di quello che —
all'età di ottanta anni — sarà il mio ultimo e più importante libro. Un'opera
interamente dedicata alla mia grande ricerca sul campo del 1983 tra le sei
comunità Inuit dell'Artico Canadese.
Quest'ultimo
volume chiude idealmente una trilogia polare e americana. È stato preceduto dal
lungo viaggio di avvicinamento descritto in "Viaggio attraverso
l'Inside Passage..." (tra la Colombia Britannica e l'Alaska
sud-orientale) e dalla rigorosa ricostruzione storiografica edita in "Tra
i ghiacci del Passaggio a Nord-Ovest. Prologo ad una ricerca
antropologica...". Dato che nel 1983 ebbi l'opportunità di toccare
fisicamente diversi punti di quel mitico itinerario.
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L'unica
variazione è che non ho volato da Vancouver (Colombia Britannica) fino a
Whitehorse (Yukon). Da Vancouver l'itinerario seguito è stato infatti il
seguente: Volo Canadian Pacific
Vancouver- Prince Rupert (Colombia Britannica settentrionale). Imbarco sulla MV
Malaspina dell’Alaska Marine Highway System direzione N, fino a Wrangell (Alaska
sud-orientale). Imbarco sulla Taku
direzione S fino a Ketchikan (sono in pratica tornato indietro per visitare il
luogo). Volo Alaska Airlines
Ketchikan-Sitka (mi sono perciò portato nuovamente verso nord...). Imbarco
nuovamente sulla Taku, direzione N,
per Skagway. Poiché il treno del White
Pass and Yukon Route in quel periodo era bloccato, sono giunto a Whitehorse
su un autobus dell'Atlas Tour. La
prima comunità artica del survey (Inuvik)
è stata raggiunta imbarcandomi su un vecchissimo bimotore DC3 (un Dakota dai finestrini rettangolari e non
pressurizzato) della Trans North Turbo
Air, che ha fatto scalo nella "città morta" di Dawson e, poi, nel
villaggio indiano Loucheux di Old Crow, già ben oltre il Circolo Polare Artico. |
Un metodo di lavoro totale: dall'Osservatore Romano ad oggi
Tempo fa, il direttore di un museo italiano, dopo aver esordito dicendomi che
ero "famoso", mi chiese quale fosse il mio metodo di lavoro. Io, che
per tutta la mia vita ho sempre cercato di mantenere un profilo basso, risposi
semplicemente che lavoro al computer pressoché tutti i giorni: Natale,
compleanno e festività comprese. È un'abitudine e una disciplina ferrea che
non mi ha mai abbandonato, da quando iniziai a collaborare con L'Osservatore
Romano, per il quale ho scritto per dodici anni ben 6 articoli ogni mese (4
grandi "di spalla" e 2 per il domenicale).
Questo cambio
di atteggiamento degli ultimi anni, volto a rivendicare apertamente lo spessore
del mio percorso, si è reso purtroppo necessario per garantire e difendere la
bontà della mia produzione letteraria dalle approssimazioni del web. È una
necessità metodologica che d'altronde usava fare anche una grande
dell'antropologia come Margaret Mead, come rilevava nella sua celebre
autobiografia "L'inverno delle more", quando spiegava
chiaramente all'uditorio il valore del proprio vissuto scientifico.
Nel 1998,
mentre conducevo le mie ricerche nelle isole Vestmannaeyjar in Islanda, ospite
del laboratorio del biologo marino Páll Marvin Jónsson dell'Università di
Reykjavík, il collega mi disse una frase che ricordo ancora con un sorriso: “Rispetto
al tuo profilo e a ciò che hai fatto, qui ci sentiamo come pulcini”.
Un bilancio
impressionante: 129 edizioni nel decennale di Amazon (2016-2026)
Questo volume rappresenterà il mio 38° titolo ufficiale, ma se contiamo il
lavoro effettivo di formattazione la cifra è ben più impressionante: ben 129
edizioni complessive realizzate a partire dal 2016 (l'anno in cui sono
iniziate le mie pubblicazioni di libri su Amazon, precedute nel 2007 dal volume
su Creta: supplemento della Rivista Marittima). Il conteggio include varianti in bianco e nero, a colori, versioni non illustrate ed E-Book. Un cammino indipendente preceduto da oltre 700
articoli e importanti contributi come coautore, tra cui il saggio scientifico
presentato a Ravello nel marzo 1998 per il Convegno Internazionale “The
Arctic and Global Change”, pubblicato dagli atti del Consiglio
Nazionale delle Ricerche, Istituto sull'Inquinamento Atmosferico, Segreteria
Tecnico Scientifica per il Programma Antartide. Oltre a quello del 1979 in
Processi di Comunicazione nell'Ambito Urbano, Patron Editore, a cura di Claudio
Stroppa.
La foto al
computer e il piano dell'opera
Come vedete nella foto in evidenza, sto lavorando al testo proprio in questi
giorni sul mio computer, utilizzando una telecamera laterale che mi permette di
inquadrare la postazione di lavoro. Nel post la mappa originale che mi fu
consegnata nel 1983 a Ottawa, direttamente dal Ministero degli Affari Indiani e
dei Territori del Nord, durante un briefing cruciale con esperti e studiosi
dell'Artico prima del mio imbarco. Il viaggio tra i ghiacci degli Inuit sta per
iniziare la sua ultima, definitiva navigazione su carta.
Tutti i dati
economici, statistici, demografici ed etnografici contenuti nel libro saranno
accuratamente verificati, integrati e aggiornati al momento della sua
pubblicazione, seguendo la struttura ufficiale e definitiva del volume:
- PREMESSA
- L’ORGANIZZAZIONE DI UNA RICERCA AI “CONFINI
DEL MONDO”
- INTRODUZIONE
- INUIT: Introduzione
etno-antropologica generale (Ieri e Oggi nell'Artico Canadese)
- IL CAMBIAMENTO CLIMATICO NELL’ARTICO
- “DOVE ERAVAMO RIMASTI”:
Logistica di una ricerca oltre l'Inside Passage e l'Alaska
- SI LASCIA L’ALASKA E SI ENTRA NELLO YUKON: Inizia
l’ultimo avvicinamento all’Artico canadese: dai campi d'oro ai ghiacci
- INUVIK: La porta del Delta del
Mackenzie
- TUKTOYAKTUK (69°26’ N): Artico
occidentale, Mare di Beaufort (Northwest Territories)
- DIGRESSIONE VERSO L’INTERNO:
Yellowknife
- RESOLUTE BAY (QAUSUITTUQ): Alto
Artico, Nunavut
- IQALUIT (FROBISHER BAY): Isola di
Baffin, Artico orientale, Nunavut
- PANGNIRTUNG: Isola di
Baffin, Cumberland Sound, Nunavut (Kekerten, il Cumberland Sound e
l’iniziazione antropologica sul campo di Franz Boas)
- KUUJJUAQ (FORT CHIMO): Nouveau
Québec, Nunavik
- APPENDICI:
- 15.1. Una ricerca antropologica intensiva tra gli Inuit mancata: le Isole Belcher (Baia di Hudson)
- 15.2. Settembre 1983: la Terza Guerra
Mondiale sfiorata dall'Artico. Ricordi da Tuktoyaktuk sul tragico volo KAL
007 e un retroscena giornalistico romano
- 15.3 Le 3 trasmissioni radiofoniche RAI per
i servizi per l’estero (1983): "Verso il Polo Magnetico. Viaggi,
ricerca e scoperte di un italiano tra gli Eschimesi dell’Artico
canadese" (con la mia partecipazione al microfono, la regia di
Giorgio Luccio e le storiche voci RAI di Claudio De Angelis, Imelde Marani
e Luisella Mattei)
- BIBLIOGRAFIA


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