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sabato 12 settembre 2026

431.Dal libro "Dal Tell al Sahara": La "Città Santa" di Kairouan tra mito letterario e realtà storica

 

Figura 51. Veduta parziale della sala di preghiera della Grande Moschea di Kairouan

Accingendomi a scrivere questo capitolo a me caro, per l’ennesima volta prendo in mano un libro che, oltre sessanta anni fa, mi aveva introdotto alla famosa “città santa” di Kairouan. Era la narrazione di un’avventurosa spedizione, che nel 1950-52 portò su una decrepita Chrysler cinque ragazzi, quattro architetti francesi e un ingegnere inglese, Dal Nilo al Gange. Allora non potevo che assorbirne quasi ogni sua singola frase, mentre oggi lo ricordo con “tenerezza”. Fu grazie alla letteratura di viaggio, dapprima, e a quella più strettamente etnologica, poi, che i miei interessi adolescenziali gradatamente si sarebbero rivolti alle culture “altre”.

Adesso che per l’occasione lo sto sfogliando, mi accorgo di una nota firmata, apposta sul frontespizio: “gennaio 1961, I° libro, il libro colpevole”. Questa era stata in assoluto la mia prima lettura “esotica”, quando avevo solo quattordici anni… Così che per me fu allora fondamentale avvicinarmi ai viaggi e alle avventure. Nonostante le critiche mosse nel 1955 dal grande Claude Lévi-Strauss nel suo bellissimo Tristi Tropici, dove stroncava il genere dei resoconti di spedizione accusandoli di cercare solo l'effetto sensazionale sul lettore anziché sollecitarne lo spirito critico. Anche se l’illustrissimo collega nell’incipit sottolineava l’intenzione di raccontarci le sue spedizioni!

Di quel libro mi colpì il racconto della visita alla Grande Moschea. Una testimonianza ormai storica, che ha ancora riscontri con la realtà di oggi:

“Veramente in Kairouan non si entra affatto. Non che la città sia chiusa, interdetta all’infedele; essa gli è ostile. Si possono superare i bastioni, si può passeggiare nelle strade, ma si resta lo stesso al di fuori. La città è simile alle donne velate che si incontrano. (...) Giana-el-Kebir, la grande moschea è cinta da mura dai contrafforti massicci e irregolari. Una porta bassa dà accesso sotto i portici... in silenzio camminiamo sul marmo bianco del grande cortile. (...) Le quattrocento colonne dei portici provengono dalle città romane, da dove furono rubate (...) Un passo e il silenzio si fa anche più profondo. (...) Questo luogo è sacro; l’effetto è immediato e lo sentiremo nuovamente in alcuni templi antichi e principalmente in Egitto, luoghi di predilezione per lo spirito, dove il tempo si annulla, dove si diffonde nell’animo una pace indefinibile, una promessa di armonia quasi perfetta” (Rambach, 1960). .

Non sarà stato da Pulitzer, ma per un ragazzo il brano ebbe certamente un suo indubbio fascino…

La fondazione e il viaggio nel deserto
Il viaggio fino a Kairouan non è certamente tra i più esaltanti che si possano compiere in Tunisia. Partendo dalla costa si attraversa un’immensa regione pianeggiante, stepposa ed arida, costeggiando una laguna salata. La vegetazione si fa sempre più scarsa (…) Anche per me, come per i viaggiatori del passato, la città assomiglia da lontano ad un inatteso miraggio, con i molteplici tetti bianchi delle sue case, le cupole delle moschee, gli appuntiti minareti.

Se la località non è attraente, certamente era strategica, trovandosi a metà strada tra la costa, dove imperversavano ancora i bizantini, e le montagne, rifugio dei bellicosi berberi. Kairouan (al-Qayrawān, ovvero “carovana” o “campo”) è una delle poche città tunisine a non essere stata fondata su un preesistente sito. Qui, narrano i cronisti, Uqba ibn Nafi, nel 670 d.C., decise di fondare una città che servisse da piazza d’armi permanente contro le continue apostasie delle popolazioni locali dopo il ritiro dei contingenti musulmani.

Riconquistata in seguito da Hassan ibn an-Numan, che la confermò come capitale dell’Ifriqiya, questo nucleo urbano sarebbe diventato la testa d’ariete per conquistare l’intero Maghreb e, successivamente, l’Andalusia. La città decadde poi al tempo dell’invasione dei predoni Beni Hilal, conservando però il ruolo spirituale di “città santa”, anche quando la capitale diventerà Tunisi.

Lo sguardo dei viaggiatori dell'Ottocento: Duveyrier e Maupassant
All’esordio del Protettorato francese, Henri Duveyrier (1881) annotava: “La città era circondata da mura turrite con bastioni e batterie (...) Ha una popolazione di 12.000 anime... Nella città si fabbricano selle rifinite in oro e argento e pelli molto ricercate”.

Pochi anni dopo, sotto la pioggia battente e la nebbia, vi giunse un malinconico Guy de Maupassant:

“Oh! La città triste perduta in questo deserto, in questa solitudine arida e desolata! (...) Un popolo errante, appena capace di costruire dei muri, venuto in una terra coperta di rovine lasciate dai suoi predecessori, vi raccolse tutto ciò che gli parve più bello e, a sua volta, con quei frammenti dello stesso stile e dello stesso ordine, elevò, mosso da ispirazione sublime, una dimora al suo Dio... Davanti a noi appare un tempio smisurato che ha l’aria di una foresta sacra perché 180 colonne di porfido e marmo sopportano le volte di 17 navate (...) Qui l’armonia unica di questo tempio basso viene dalla proporzione e dal numero di questi fusti leggeri che sostengono l’edificio... creando la sua grazia e la sua grandiosità. La loro colorata moltitudine dà all’occhio l’impressione di illimitatezza...” (La Vie Errante, 1890).

Lasciamo che sia questa magistrale descrizione ad accompagnare il lettore all’interno della moschea. A me il compito di aggiungere qualche elemento in più: l’arredo è completato da un orologio solare e da uno splendido minareto a tre piani sovrapposti, servito da modello per tutto il Maghreb. Le colonne della sala di preghiera provengono per lo più dagli spogli storici di Cartagine e Hadrumetum.

Il disincanto dell'antropologo: le due delusioni storiche
Ma a Kairouan mi ha atteso una delusione, anzi due, pronte a scardinare la retorica consolidata.

La prima è che Kairouan non è la quarta “città santa” dell’Islam, dopo la Mecca, Medina e Gerusalemme. Come mi rivelò la mia competente guida locale, oggi non detiene ufficialmente questo status religioso. È quindi una suggestiva leggenda di derivazione popolare il fatto che sette pellegrinaggi a Kairouan equivalgano al fondamentale hağğ alla Mecca.

L’altra verità, anch’essa veicolata dall’eccellente “Cicerone” tunisino, è che non è stata la prima città edificata dagli arabi in Nord Africa. Nel 639 d.C., infatti, fu storicamente preceduta dalla fondazione di al-Fustāt, in Egitto.

Ciononostante, Jamaa el-Kebir rimane il più antico e imponente luogo di culto del mondo islamico occidentale. Un monumento che possiede una duplice anima: dall’esterno, un massiccio e alto muro fortificato che testimonia il passato di dura fortezza militare; dall’interno, uno scrigno di marmi romani che ne ha fatto il primo faro spirituale dell'Islam in terra d'Africa.

Fonti e Bibliografia di riferimento

  • de Maupassant, GuyLa Vie Errante, 1890
  • Duveyrier, Henri, La Tunisie, Parigi, 1881
  • Lévi-Strauss, ClaudeTristi Tropici, 1960 (1955)
  • Rambach P., Dal Nilo al Gange, Milano 1960 (1959)

DAL TELL AL SAHARA. 

VIAGGI IN TUNISIA, TRA LE TESTIMONIANZE ARCHEOLOGICHE DEL PASSATO E CULTURALI ARABO-BERBERE-ISLAMICHE ODIERNE

I ediz.: Libro di grande formato (16.99 x 1.91 x 24.41 cm), 178 pp., 198 immagini, di cui 179 a colori (166 sono dell'A.), 83 note, Bibliografia



Versione cartacea a colori e in bianco e nero, II ediz. (formato 15.6 x 1.35 x 23.39 cm)




SOMMARIO

PARTE PRIMA 

DALLE SPONDE DEL MEDITERRANEO AL SAHEL SAHARIANO 

1. PREAMBOLO: DAL “SAHARA ALGERINO” AL SAHARA TUNISINO. VIAGGI VIRTUALI E REALI NEL MAGHREB 

2. INTRODUZIONE AL PAESE 

3. LA MEDINA DI TUNISI, CON I SUOI PIÙ DI SETTECENTO MONUMENTI STORICI, PATRIMONIO MONDIALE DELL’UMANITA’ 

4. NEL MUSEO NAZIONALE DEL BARDO DI TUNISI Il "TEMPIO" MONDIALE DEL MOSAICO ROMANO; Breve cronologia del Museo; La visita 

5.CARTAGINE; La visita 

6. SIDI BOU SAÏD 

7. MONASTIR TRA ANTICO E PRESENTE: DALL'ENIGMA DI UN NOME ALLA RICOMPARSA A SORPRESA DI UNA FORTEZZA PERDUTA 

8. LA “CITTA’ SANTA” DI KAIROUAN 

9. LA CITTA’ ROMANA DI THYSDRUS (EL-DJEM) 

10. LA CITTA’ ROMANA DI SUFETULA (SBEITLA)

11. L’ISOLA DI DJERBA: OASI DI RIFUGIATI, TERRA DI INVASORI; La visita 

12. NEL SUD, TRA I VILLAGGI “INVISIBILI” DEI “BERBERI SCAVATORI” MATMATA;  Mareth; Gabès; Verso Matmata 

13. NELLA REGIONE DEGLI CHOTTS;  Introduzione; Douz; Kébili (e Ancienne Kébili); Nel Bled el-Djerid 

L’OASI DI PIANURA DI TOZEUR 

L’OASI DI PIANURA DI NEFTA 

PARTE SECONDA 

RITORNO NEL PAESE DEI GELSOMINI 

14. OASI DI MONTAGNA; Introduzione; Nello Chott el-Gharsa la Mos Espa, cittadina del deserto del pianeta Tatooine di Star Wars; Verso le oasi di montagna 

15. IL LÉZARD ROUGE DEI BEY DI TUNISI; Le ferrovie tunisine 

16. IL LUNGO VIAGGIO DEL FOSFATO TUNISINO: DAL TRIANGOLO MONTUOSO AL CONFINE CON L’ALGERIA AL PORTO DI SFAX, PASSANDO PER L’ANTICA CAPSA ROMANA 

17. I KSOUR, LE ROCCAFORTI BERBERE DEL GRANDE SUD TUNISINO; Medenine; Ksar Haddada; Tataouine; Chenini 

18. PERCORRENDO LA REGIONE DOVE SI COMBATTE’ LA “GUERRA DEL DESERTO” 

19. INCURSIONE TRA LE SABBIE DEL SAHARA, AI CONFINI MERIDIONALI DELL’IMPERO ROMANO, IL LIMES IMPERII; Ksar Ghilane 

20. NEL FORTE ROMANO DI TISAVAR; I romani e il Limes Tripolitanus 

21. APPENDICE;   1. VIAGGIATORI IN TUNISIA TRA IL XVII SECOLO E LA FINE del XIX;   2. VIAGGIATORI IN TUNISIA TRA LA SECONDA META’ DEL XIX SECOLO E L’INIZIO DEL XX 

22. BIBLIOGRAFIA SELEZIONATA 

 ...

TUTTI I DATI (ECONOMICI, STATISTICI, DEMOGRAFICI, ETNOGRAFICI, ECC.) CONTENUTI NEI MIEI LIBRI SONO STATI ACCURATAMENTE VERIFICATI, INTEGRATI E AGGIORNATI AL MOMENTO DELLA LORO PUBBLICAZIONE.

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